Sempre pronti, mai adattati, in una attesa premurosa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,39-44) dal Vangelo del giorno (Lc 12,32-48)

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.
Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”.
Il Signore rispose: “Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
lavoro.

Audio della riflessione

Essere attenti, svegli, vigili, pronti a intervenire, preparati ad ogni evenienza, sentinelle che al primo allarme sanno scattare e portare aiuto è il compito di tante professioni: vigili del fuoco, protezione civile, medici, operai, addetti ai corpi speciali, militari, guardie del corpo, vigilanze di ogni tipo. Non dipende solo da situazioni di conflitto o di movimenti rivoluzionari, ma dal tipo di organizzazione della società e dalla cura della vita che si diffonde sempre più, forse anche di più degli interessi economici da difendere, per i quali è naturale che chi li possiede si attrezzi.

E’ così anche per la vita spirituale? per l’attenzione alla spiritualità, per la promozione dei valori evangelici, per la cura della dimensione religiosa della vita? C’è una task force che entra in azione, non certo eclatante o rumorosa, che aiuta le persona per uscire da disastri spirituali perniciosi e distruttivi di ogni bontà? Forse no.

 Le cose materiali ci vedono sempre più attenti di quelle spirituali. Gesù però quando parla del Regno, del suo amore e della vita credente ci invita ad essere sempre vigilanti, a vivere in profondità la tensione spirituale, a non farci sorprendere nell’inedia e nell’adattamento al ribasso. Il cristiano deve essere vigile nell’intuire i tratti della presenza di Dio e nel servirne la diffusione.

L’atteggiamento vigile e attento, la cura meticolosa della vita spirituale è un compito importante di chi annuncia il vangelo, del cristiano che ha ricevuto in dono la Parola di Dio, dei presbiteri e di chi ha responsabilità di guida della comunità cristiana. Non avrà mai un atteggiamento di sicurezza, tipica di chi si sente padrone delle cose, ma quello del fedele e saggio amministratore di beni non suoi, da rinnovare e tenere sempre vivi, perchè Gesù è esigente; è comprensivo e buono, ma non si adatta al ribasso.

Il cristiano è uno che non si siede mai se non per ascoltare e contemplare la Parola, allora il suo stare è accogliere il dono di Dio che terrà poi sempre vivo nel cuore della gente, dei suoi compagni di lavoro e di vita, nella sua famiglia, nella sua passione per il regno di Dio diffuso in ogni luogo. Il Signore lo troverà allora sempre fedele a quel cielo che ci aiuta a dare alla terra il suo vero sapore.

7 Agosto 2022
+Domenico

Una finestra da cui guardare a Dio nella sua gloria

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc9, 28-29) dal Vangelo del giorno (Lc 9, 28b-36)

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.  Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia,

Audio della riflessione

Avere occhi limpidi per guardare al mondo è sempre una grande fortuna. Saper leggere sotto i fatti, gli accadimenti quello che essi profondamente significano è un dono, avere lo sguardo capace di penetrare il senso vero delle cose è un esercizio che ogni uomo deve essere capace di fare. Viviamo in un mondo che tende a chiudere gli orizzonti a quello che si tocca, al peso delle cose, alla loro funzionalità, e così lo diventano anche le persone. Siamo tutti calcolati a peso, a numero di autovetture che mettiamo in circolazione, a quantità di individui che salgono sul treno dei pendolari o sulle metropolitane; a numero di cellulare, a conto in banca, a numero di vaccini fatti, ci contano quando andiamo a uno stadio o a un concerto o a una festa. Certo c’è uno spazio che ingombriamo con il nostro corpo e qualcuno deve preoccuparsi anche di questo, ma la vita non è riducibile a quantità, a numeri, ad assembramenti. E’ una meravigliosa avventura che trascende la materialità delle cose, si apre a significati, a emozioni, a sentimenti, a progetti, a sogni. Non è possibile vivere se non in questa ulteriore dimensione del nostro essere persone.

E c’è un mistero nella nostra vita che è il mistero di Dio che va continuamente indagato, cercato, intuito, contemplato e scavato nelle pieghe dell’esistenza. E’ reale, ma nascosto; è invisibile, ma presente; è muto, ma sa aprire orizzonti ampi, gli unici degni della vita dell’uomo.

6 Agosto 2022
+Domenico

Gesù un giorno prende con sé tre discepoli; sono tre di cui si preoccupa particolarmente; li vuole aprire ai misteri della sua vita, li vuol alzare alle vertigini della sua divinità. Dovranno confortare gli altri per i giorni della sofferenza e della devastazione. Li porta su un monte e lì si dà a vedere per quello che è: il Figlio del Dio Altissimo, il Signore del cielo e della terra, il punto di arrivo della Legge  e dei profeti, il Santo di Israele. Per quei poveri discepoli è stato uno shock, una esperienza straordinaria del mistero di Dio, tanto che non se ne volevano più staccare. Questa è la beatitudine che ci hai promesso, questo è il lato vero della nostra vita e della nostra consuetudine con te; questo è quel regno di cui sempre di parli, questa è la vera terra promessa, che i nostri padri hanno sempre visto solo in figura; questa è la vera vita che tu sei venuto a portarci. Non ci far tornare indietro, lasciaci in questa perfezione.

Torneranno ancora sui loro faticosi passi quotidiani, ritroveranno i passi pesanti del vivere, avranno anche un di più di sofferenza, martirio compreso, ma avranno sempre una finestra da cui contemplare l’eternità.

Non possiamo non ricordare oggi il giorno della morte di san Paolo VI, del suo incontro glorioso con ilo Signore dei suoi sogni e dei suoi insegnamenti appassionati.

Ancora la croce, ma il Figlio dell’uomo alla fine trionferà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16,24-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Audio della riflessione

Abbiamo bisogno di felicità come dell’aria per respirare: non c’è pezzo della nostra carne, tratto del nostro vivere, tensione dei nostri istinti che non sia in ricerca della sua “soddisfazione” … eppure annaspiamo in un mare di sofferenza! Meno te l’aspetti ti arriva e ti sconvolge la vita: è dolore morale, è malattia, è ingiustizia subita, è pura casualità o ostinata cattiveria di qualcuno.

Doveva essere esperienza quotidiana anche per il gruppo che aveva seguito Gesù: forse però, quando hanno risposto con tanta schiettezza e generosità all’invito di Gesù, si erano illusi che con uno così si potesse dare una svolta decisiva e scrivere una pagina bianca nell’agenda dell’infelicità.

Pietro è il primo che s’immagina – a ragione – Dio dalla parte opposta del dolore … gli aveva appena detto: “Tu sei il figlio di Dio, il Messia che aspettiamo, sei la casa della felicità, sei tutta la bellezza che la vita può sprigionare, sei quello che noi da sempre sogniamo e non mi dire che anche tu ti devi adattare a soccombere alle nostre colline delle croci! Dio te ne scampi Gesù: questo a Te non succederà mai!”.

Gesù invece gli ridice che la croce è la strada scelta da Dio per far brillare in ogni coscienza il massimo di amore che nutre per gli uomini: questo è un altro punto centrale per la fede cristiana!

Si può confessare che Gesù è Dio, andando oltre i criteri di ogni corretta razionalità e accettare il mistero che questo uomo di carne e ossa si porta dentro …. è già molto, ma non è ancora la fede cristiana! È necessario confessare ancora che egli è un Dio crocifisso: il mondo ebreo uno scandalo così non lo sopporta, il mondo intellettuale greco lo ritiene un controsenso, una stupidità, un cristiano invece accetta di cambiare anche la logica dell’esistenza, accetta di rinunciare a quell’idea di Dio che razionalmente a fatica può correttamente costruire per accogliere l’idea di Gesù: non più un Dio glorioso e potente, ma un Dio che si svela nell’amore e nel dono di sé. Quella croce non è l’apoteosi del masochismo, del godere a farsi del male o a star male, ma il segno di una vita vissuta in dono, della vera felicità.

Oggi a Roma si celebra la dedicazione della prima grande basilica dell’occidente dedicata a Maria, la basilica di santa Maria Maggiore, molto cara a tutti i papi e a papa Francesco in particolare, le cui fondamenta sono state indicate da una prodigiosa nevicata in agosto, una festa popolarmente nota come Madonna della neve … a lei affidiamo questo mese di Agosto che al centro ha proprio la festa dell’Assunta.

5 Agosto 2022
+Domenico

Non cerco un sondaggio su chi crede in me, ma sapere chi sono per voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16, 13-23)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Siamo sempre tutti in cerca di sapere chi siamo per le persone che vivono con noi … e siamo sempre in cerca di conferme: il papà in casa non sa più chi è per i figli, la donna vorrebbe sapere chi è per l’uomo e per la società, la ragazza si domanda chi è per il suo ragazzo … i giovani vogliono sapere che cosa contano per gli adulti e gli adulti vogliono sentirsi dire dai giovani chi rappresentano per loro: se dei matusa, dei soprammobili, gente che è inutile coinvolgere tanto non capirebbero mai … o forse ancora compagni di strada, maestri di vita.

Anche Gesù domanda ai suoi discepoli: “la gente chi dice che io sia?”.

Chiede anche lui conferme perché si sente insicuro? Gli apostoli credono che sia un sondaggio innocuo e si lanciamo a dare percentuali: al primo posto ti vedono come il Battista, al secondo come Elia, a seguire un po’ tutti i profeti… “Sai, la gente si lascia impressionare da quel che fai, da quel che dici. Sono rimasti molto scossi quando hai affrontato con decisione i farisei, quando le hai cantate chiare riguardo alle tasse ai rappresentanti del governo, quando hai messo a tacere chi ti rimproverava che non eri ligio al sabato!”… ma Gesù non sta cercando audience, non ha bisogno di conferme, non dipende dai sondaggi di opinione, vuole sapere se i suoi discepoli hanno scandagliato nella sua vita e l’hanno conosciuto per il Figlio di Dio che Lui è.

“Come faranno ad affrontare tutte le sofferenze che dovranno patire in mio nome se mi ritengono un guaritore, se mi dipingono come un uomo interessante, un buon amico? chi darà loro la forza di donare la vita per il Regno di Dio? Chi annunceranno al mondo, che ha sete di infinito? Un altro sforzo titanico non riuscito per vincere il male o l’amore di Dio, mio Padre fatto carne, fatto vita piena per tutti?”

“E voi, chi dite che io sia?”

E Pietro che ha intuito tutto, che ha ricevuto in dono da Dio di capire Gesù fino in fondo, dice: “Tu sei colui che aspettiamo da sempre, il Cristo, il Figlio di Dio!”.

4 Agosto 2022
+Domenico

La donna coraggiosa e la nostra mentalità antiaccoglienza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Audio della riflessione

Gesù non era un personaggio “televisivo”: non bucava il video, ma stanava dai cuori speranza e per questo “non poteva restare nascosto, lo cercavano tutti” – dice il Vangelo.

C’è tra la folla una donna coraggiosa, decisa, sfacciata – direbbe qualcuno – che bada più alla sostanza che alla forma: è di origine greca, non è del giro degli ebrei, per questo si sente più libera, ma anche più disperata; non parla italiano – diremmo noi – va vestita fuori di ogni nostra moda, tenta di farsi capire a spinte e a sguardi, cosa che noi sicuramente disprezziamo. Le è stata strappata la figlia dal demonio, non è più la stessa da quando il demonio gliel’ha stregata, se ne è carpito il corpo, il cuore e l’anima. Si sente in casa non solo un corpo estraneo, il male in persona in sua figlia, in colei che ha partorito con dolore e segue con indomabile amore. Sa che c’è Gesù e va da Lui: non le importa niente delle convenzioni sociali, si butta ai suoi piedi, lei straniera, donna, intrusa, disperata … “non è italiana, stesse a casa sua, anche lei vuol venire a rubarci da vivere??” – diremmo noi … ma con la speranza puntata in Gesù e osa: osa dire quello che il suo cuore le chiede, quello che da tempo sente di affidargli…

“Gesù qui c’è mia figlia, ma il male me l’ha rapita, tu che sei la vita vera, tu che ami la gioia di vivere, tu che non hai niente in comune con il maligno, tu che sei l’innocente guariscila, restituiscila alla vita, alla bontà, non permettere che sia preda di un male più grande di noi e che noi non possiamo vincere.”

Gesù, sepolto dalla folla rumorosa dei suoi connazionali avverte che c’è una domanda pressante, una umanità ferita davanti a sé: coglie la disperazione, ma sa di essere circondato da una mentalità arroccata su un’alta concezione di sé. Dice alla donna quel che la gente pensa: “ti rendi conto che stai esagerando, non c’è pane per l’estraneo o per l’intruso. Ci sono figlie e figli che hanno bisogno di ritrovare salute, appartenenza piena al popolo santo di Dio.”

Sembra uno o l’altro dei nostri politici: “che pretendi, tu che non sei dei nostri?” Lo pensiamo sempre tutti e lo diciamo pure che vogliamo goderci quel che abbiamo e che non ne possiamo più degli intrusi, degli stranieri, dei poveracci che disturbano la nostra già fragile quiete ed equilibrio: “noi abbiamo sudato il nostro benessere e non vogliamo spartirlo. Non solo non siamo accoglienti, ma ci appropriamo anche di quello che Dio ci ha dato per tutti!”.

Ma la donna ha una disperazione nel cuore: “non aspiro al pane, mi bastano le briciole. Non mi arrogo diritti di figliolanza, mi basta fare il cagnolino che gira tra le gambe dei commensali, prendendo qualche volta calci tra i denti. Non ho pretese di privilegi o di doni: mi accontento di ciò che avanza dalla tua mensa, perché per me anche una briciola del tuo amore, fa la mia felicità. So che qui si buttano via quintali di cibo e si sciupano quintali di medicine, e si buttano anche le tue parole di compassione e di condivisione”.

Questa è fede pura, lo dice anche Gesù e le briciole che la donna sperava si trasformano in pane della vita, e la straniera, la siro-fenicia, la pagana, l’immigrata si rivede donata, libera, vera, guarita, ricostruita nella sua dignità e nella sua figliolanza la sua creatura che prima era del demonio.

Non solo, ma sa aprire anche i nostri cuori a quella speranza, che noi nemmeno più gli chiediamo!

3 Agosto 2022
+Domenico

La fede può avere una malattia: oligopistia, fede piccina,piccina

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 28-31) dal Vangelo del giorno (Mt 14, 22-36)

…Pietro allora gli rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.

Audio della riflessione

Ti capita spesso di partire deciso, spavaldo, senza calcoli, convinto e poi perdere ogni ragione valida del tuo percorso. Resti fermo a metà strada, perdi ogni stimolo, cerchi invano motivi, ti senti vuoto e ti fermi. E’ il classico mettere mano all’aratro e voltarsi indietro. Pietro l’aveva provato sulla sua pelle quel giorno che deciso aveva chiesto a Gesù di poterlo raggiungere camminando sull’acqua; lo guardava fisso ed era talmente intenso lo sguardo, l’attrazione, il fascino che non ammetteva distanza o separazione da Gesù. Era stato in intimità con Gesù, aveva capito quanto fosse grande la sua forza e l’entusiasmo si cambiò in domanda, la domanda in passi sicuri. Aveva in breve tempo risposto alla sua domanda o meglio alla sua sfida: se sei tu. Aveva sperimentato che era lui, aveva dato risposta a una sua curiosità, diventata provocazione, assolutamente molto lontana ancora dalla fede, da quell’abbandono fiducioso senza riserve, senza se e senza ma, affidamento di un figlio al Padre. In questa fede da sfida si nasconde già il suo possibile tradimento nel cortile del pretorio. Questa fede approssimata non lo tiene a galla abbassa gli occhi su di sé, si trova quel pover’uomo che siamo tutti e comincia ad affondare. Si sente davvero quel fragile uomo che è e si mette a gridare. Ora è il grido della fede e non della sfida o della pretesa o del miracolismo.

Solo una vera fede in Gesù poteva sostenerlo. Ma poco a poco è venuto meno quello sguardo fiducioso, si è incrinata la certezza, si è inscritto il dubbio. E Gesù, non solo in questa occasione, ma anche altre volte gli si rivolge, e si rivolge a tutti noi, chiamandolo uomo di poca fede. E’ una malattia che abbiamo tutti: in greco i vangeli la chiamano oligopisti’a, fede piccola, piccola. Siamo malati di poca fede, quando ci vogliamo sostituire a Dio, quando crediamo di essere noi i padroni della nostra vita, quando ci sentiamo il centro di tutto. Siamo malati di poca fede quando la riduciamo a ricetta per risolvere i nostri mali, a scaramanzia per le possibili disgrazie, ostentazione delle nostre sicurezze. Allora svanisce l’abbandono in Dio,  non abbiamo più lo sguardo fisso su Gesù, lo abbassiamo alle nostre debolezze, ci fa paura l’impegno, ci assilla la sicurezza e cediamo. Ci rintaniamo nelle nostre visioni da miopia. Pietro forse voleva tentare il Signore, mettere in campo un po’ di spavalderia, ma Gesù lo prende sul serio, rende vero l’impossibile se tu ti abbandoni in Lui. La fede non è una quantità, ma un modo di collocarsi nei confronti di Dio, una dimensione profonda dell’esistenza che non si misura a chili, ma a gesti di affidamento totale, a dialoghi fiduciosi, ad abbandono convinto senza riserve, a fiducia in un papà. E noi vogliamo sempre sentirci amati da Dio, affidati a Lui, fiduciosi del suo aiuto, accarezzati dalla sua mano, affascinati dalla sua bontà che non ci abbandona mai.

2 Agosto 2022
+Domenico

Sempre gli uni per gli altri o saremo sempre perdenti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 13-21)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”. Gli risposero: “Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!”. Ed egli disse: “Portatemeli qui”. E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Audio della riflessione

Sempre più angoscianti sono le domande che ci facciamo quando la natura sconvolta miete vittime innocenti, prudenti, attrezzate contro i pericoli normali che prevedono un percorso. Il fatto nuovo che forse la storia qualche altra volta ha segnalato oggi ci è parso impossibile da prevedere. La nostra terra, la pianura, i laghi vengono tutti da ghiacciai ritirati, da movimenti tellurici naturali. Eppure non abbiamo messo a sufficienza l’attenzione nostra ai cambiamenti, alla storia della nostra terra. Capovolgimenti enormi oggi sono previsti, ma preferiamo guardare l’arco delle nostre pur brevi giornate e non il futuro. Rendiamoci conto che siamo fragili e che occorre sempre tenere alta la guardia della nostra vita. La ricerca della verità deve sempre appassionarci e la verità è più grande di noi, va cercata anche là dove ci sembra di essere sicuri.

I tempi di Gesù non avevano questi nostri gravi problemi, ma ne avevano altri pure importanti, di tensione a una vita vera, a una umanità nuova, a una storia di libertà, di riscatto, di sopravvivenza, come l’hanno avuto i nostri genitori o nonni con le guerre, le pestilenze

Gesù così ha sentito la sete della gente che lo seguiva: sentì compassione per loro. E loro lo seguivano anche perdendo il senso del tempo, dimenticandosi quasi di mangiare. Tanta era la speranza di chi lo ascoltava, lo seguiva, beveva le sue parole. I discepoli si accorgono di questa pressione incontenibile attorno a Gesù e gli dicono: ti rendi conto che questi ci stanno addosso tutto il giorno? Dovranno ben pensare a se stessi. Hanno in testa che tu devi anche dar loro da mangiare.

E qui Gesù propone una scelta da fare che deve esserci sempre anche nelle nostre vite complicate di oggi. I discepoli dicono in pratica che ciascuno si deve arrangiare, Gesù dice invece dobbiamo condividere quello che siamo e quello che abbiamo.

Vi ho insegnato finora che ciascuno si arrangi o a condividere? Che cosa possiamo condividere se abbiamo solo cinque pani e due pesci? A Gesù basta questo poco, perché è tutto quello che c’è, non è un superfluo, è il necessario per la fame di un ragazzo e lo moltiplica. La gente si toglie la fame. Sono ancora i discepoli che distribuiscono e raccolgono i resti.

È l’anticipazione dell’ultima cena, è la prima assemblea “domenicale”, che va oltre la risonanza storica di un prodigio per una folla affamata, è il segno della presenza permanente di Cristo per dare all’umanità di ogni tempo il vero pane di vita. Questo pane divino che sazia l’uomo lo rende capace di amare di più i suoi fratelli. Arrangiarsi non è verbo da cristiano, condividere invece si’ e ci dà la forza di superare ogni nostra disgrazia, assieme gli uni per gli altri.

Gesù è la nostra guida, se ci sentiamo pecore senza pastore, alziamo lo sguardo a lui, tendiamo l’orecchio alle sue parole. Basteranno quelle a darci vita, a sfamarci. La vera fame per noi oggi non è proprio quella del cibo se passiamo un sacco di tempo preoccupati di non ingrassare. La vera fame è quella della verità e Gesù ce la offre nel suo vangelo, che ci porta sempre alla solidarietà e a sentirci tutti fratelli..

1 Agosto 2022
+Domenico

Il sudario non ha tasche

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. E disse loro: “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”. Poi disse loro una parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”.

Video della riflessione

Chi è che ha in mano la nostra vita?

Chi può dire di stare tranquillo perché lui è prudente, scaltro, ha fatto le cose bene e dopo un po’ di fatica può finalmente vivere soddisfatto senza problemi?

  • Il ricco? Forse, ma oggi ci sono troppe tasse, troppi ladri, pure coi guanti bianchi … I
  • l povero? Non ha preoccupazioni, non ha paura dei ladri, ma c’è sempre qualcuno che lo vende per un paio di sandali …
  • L’asceta? Che si è staccato da tutte le preoccupazioni materiali? Ha anche lui le sue crisi e puntualmente si sente inutile.
  • Il verde? Lui ha creato attorno a sé un’isola di benessere, di natura, di aria pura. Ma l’aria e l’acqua qualcuno gliel’avvelena sempre.
  • Il “regolare”? Io ho sempre fatto il mio dovere, non ho mai mentito a nessuno, ho sempre fatto l’onesto … ma hai attorno gente che non bada a niente, ti ammazza per quei quattro soldi che ti trovi in tasca.

Ma allora chi ha in mano la nostra vita?

Avere in mano la vita non significa poter conquistare benessere: le cose, i soldi, gli affetti, le ideologie, gli amici, la casa … non sono una assicurazione!

E’ solo Dio che ha in mano la vita!

Stolto … stanotte, dopo il consiglio di amministrazione in cui hai spostato capitali, hai investito in nuovi mondi, hai contrattato compere fortunate, hai comperato appoggi politici… questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita! Devi lasciare tutto: resti nudo con te stesso, con la tua anima, senza portafoglio, senza libretto degli assegni … ogni bancomat è scaduto, le carte di credito annullate; cento sono già pronti ad occupare il tuo posto, a recitare la commedia dell’immenso dolore, ad affrettare un nuovo assetto, a criticare quello che sei stato. La tua vita riprende il senso definitivo che ha cercato di costruire, se l’ha costruito, altrimenti resta vuota: resta la tua coscienza ricca di quei momenti di forza che si è data in quel dialogo personalissimo con Dio, lontano da ogni telecamera che giorno per giorno ti sei mantenuto. Quel Dio della cui presenza ogni giorno vivevi e a cui facevi posto nella tua vita, te lo ritrovi in pienezza …

… ma quello “Stolto!” con cui Dio ti avvisa esige però che tu rimetta in discussione tutto te stesso: la tua coscienza non è stata sempre in dialogo personale con Dio, se l’hai venduta trovi il vuoto!

Papa Francesco dice spesso che non ha mai visto ditte di autotrasporti dietro un funerale e che il sudario, il vestito dei morti, non ha tasche …

31 Luglio 2022
+Domenico

Ancora un adulto che gioca sulla pelle dei giovani

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 1-12)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!». Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Audio della riflessione

Ogni martire è testimone che Dio ci ama alla follia. Giovanni Battista ancor di più. Era stato un dito puntato verso Gesù. L’uomo di Nazareth era apparso sulla scena del mondo e lui doveva scomparire. Era stato severo con se stesso, con la religione del tempio, con chi lo voleva seguire. Un po’ di serietà in questa religione! Dio non è un bene di consumo; che ne avete fatto? È un vento che spazza via la pula dall’aia delle nostre esistenze superficiali; è una scure che taglia di netto alla radice. La gente è stanca di riti morti, di assolutizzazioni cultuali, di commercio di cose di Dio. Chi ha ingessato il Signore? Chi tenta continuamente di farlo prigioniero? Faceva rinascere speranza, strappava la gente dal torpore dei supermercati del sacro, dal chiasso dei propri affari meschini. Avete in cuore una profonda sete di Dio, sentite urgere dentro una aspirazione insopprimibile e la spegnete con la droga, con l’ecstasi, con i compromessi! Avete una sete insaziabile di pace e la cercate con armi e tritolo! Sentite desiderio di interiorità e sperate di trovarla nei talk show! Giovanni non aveva mezze misure. Avete desideri di affetto pulito e profondo e vi prendete i mariti o le mogli degli altri? Poi è venuto Gesù. Non credeva ai suoi occhi e ha ceduto il passo.

Erode  lo imprigiona, ma lo ascolta volentieri. Incrocia la vita di Giovanni, una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa. Vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria. Si allena e finalmente arriva la sua grande occasione. Non si tratta del solito saggio col papà, la mamma, gli zii, i nonni alla festa di compleanno, ma oggi c’è tutto il governo, i notabili. E danza. Se la mangiano tutti con gli occhi. Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: la metà del mio regno è tua. La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa. La sua danza è una sfida con se stessa, non con gli adulti. Sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre. Giovanni lei non lo conosce, sua madre purtroppo si

“Mamma è il momento più bello della mia vita”. Sono riuscita a superarmi; ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Se non ci fossi stata tu starei ancora a divertirmi con l’orsacchiotto di pelouche. Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono in casa sua solo perchè vuole bene a te. Ho un  posto anch’io”. Non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, non è destinata alla discarica, ma le si è aperta nella vita una strada. Non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, di colei cui tra una coccola e l’altra si confida?

E la madre, l’adulta, il maturo, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, colei che si è lasciata indurire il cuore dall’interesse, che non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: la testa di Giovanni Battista. Una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli. Alla ragazza occorreva, come per tutti sempre avere una vista più lunga dei sentimenti.

30 Luglio 2022
+Domenico

Gesù è trasgressivo contro la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,19-27)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Audio della riflessione

Li legava una dolce amicizia, non c’era stato nessun tradimento come avviene spesso nelle amicizie che abbiamo vissuto da adolescenti … vi ricordate quando sembravamo amici, fino in fondo, mentre invece eravamo come i cercatori d’oro che … condividono sofferenze, ansie, ricerche, fatiche, delusioni, ma quando uno dei due trova la pepita d’oro, grande bella… ha già pronta la mazza per sbarazzarsi dell’amico e tenere tutto per sé il tesoro.

Ricordo di aver letto sulla curva di una strada di montagna una scritta lunga a caratteri cubitali, in un maiuscolo ben tornito: “amici, amici, amici…” un corno! – riporto “corno” per non essere volgare – tanta era la delusione provata da chi aveva messo speranza contro la solitudine in una compagnia serena.

Era così anche l’amicizia durante la naia: “Saremo amici per sempre!” … sono bastate due settimane per vedere che era più l’intensità del bisogno che teneva assieme che l’amore. 

Ma Gesù sa di poter contare su un amico alle porte di Gerusalemme, al confine con la confusione, la lotta politica e religiosa senza quartiere, le furbate degli scribi e dei farisei, le dispute senza cuore e le implorazioni insistenti delle masse sempre indecise nel trasformarsi in popolo: Lazzaro è lì, con la sua casa, le sue sorelle, la sua saggezza …ù

Stasera andiamo da Lazzaro!

Aveva i dodici, ma che teste! Doveva sempre ricominciare da capo! Erano i suoi futuri vescovi … e doveva sempre riportarli alla grandezza del loro compito; doveva sempre aiutarli a volare alto e facevano fatica, Pietro in testa.

Un giorno però gli arriva una notizia bruciante: “Lazzaro sta male!”, la solita pietà che dice sempre mezze verità perché non ha fiducia degli interlocutori.

Gesù, non è nato ieri: sa che Lazzaro è morto e ritorna di nuovo in Giudea, sfidando i soldati che gli stanno dando la caccia.

Con una ironia crudele, incapace di cogliere la struggente amicizia di Gesù, i discepoli dicono: “andiamo anche noi a morire con lui!”.

Quando si immerge anche fisicamente nelle incombenze di un funerale ormai già alle ultime battute, nel clima dell’ “ormai” di fronte all’ineluttabilità, cui ci si deve per forza abituare, incontra Marta e Maria, stavolta né indaffarate, né contemplative; vede la gente tra il dolore e l’attesa e piange.

Gli voleva proprio bene – dice la gente – sottolineando quello che veramente abitava nel cuore di Gesù.

Il resto l’abbiamo tutti nel ricordo e negli occhi: chiede a Marta di aver fede, che è Lui che dà la vita, e urla quel “Lazzaro vieni fuori”: un cadavere, dall’odore intollerabile, si affaccia all’ingresso della tomba e si scioglie in un canto di vita.

Avere un amico così è proprio la fine del mondo! E Gesù ti sa dire sempre, dovunque, anche nella morte più definitiva per te: “Vieni fuori, non ti lascio lì, la mia amicizia non terminerà mai! Ci puoi contare!”.

Per te comincia anche la trasgressione estrema: vince la morte … e questo è solo un pallido inizio della regina delle trasgressioni: la risurrezione!

29 Luglio 2022
+Domenico