Signore, mi sento indegno di questo tuo amore  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione.

Proviamo a fare la preghiera del peccatore che sta in fondo alla chiesa e che non osa alzare lo sguardo a Dio. 

Signore, sono di nuovo qui davanti a te. L’ultima volta ti avevo promesso che sarei cambiato, mi ero pentito veramente, me ne ero partito da te con nel cuore la gioia del tuo perdono. Ho osato dire a me stesso che ce l’avrei fatta, avevo ormai toccato il fondo e potevo contare su un cuore diverso; avevo sperimentato la tua bontà e ho creduto di potercela fare.  

Invece sono di nuovo tornato alla mia miseria e sono qui perché l’unica gioia che provo nella vita è il tuo abbraccio, la tua bontà che mi accoglie sempre.  

Non ti voglio promettere che d’ora in avanti sarò bravo, perché non mi fido più delle mie forze, ma voglio dirti che ti voglio bene, che senza la tua decisione di amarmi sempre, io sarei un fallito. Mi sento indegno di questo tuo amore. Non perdere tempo con me. Aiuta invece chi ti può promettere sequela e ti esprime gratitudine. 

Ho sempre creduto di essere io il centro della mia vita, mi sono fatto legge a me stesso, ma ora non ne posso più; se mi prendi con te io ritorno. Mi hai dato un corpo e l’ho disfatto; mi hai dato un cuore e l’ho venduto, mi hai dato intelligenza e l’ho sperperata a costruire tranelli per i buoni, mi hai fatto per amare e io mi sono specializzato nell’approfittare; mi hai dato una vita pulita e io ci ho scritto dentro tutte le mie carognate. Sto vivendo una storia d’amore, ma è più l’egoismo che so esprimere che il dono, e il brutto è che sono sempre alle solite; mi lascio usare e sfrutto nello stesso tempo. 

Mi voglio riempire gli occhi di te, mentre abbracci tuo figlio, che ti ha abbandonato e che ritorna, fammi godere della festa che gli prepari; mi incanti quando ascolti la supplica della vedova, che ha fiducia solo in te; ti voglio ascoltare mentre parli agli uomini dalla montagna e dici loro che sono felici, perché tu sei la loro gioia.  

Ho anch’io quattro amici che sono disposti a scoperchiare il tetto di una casa per depositarmi davanti a te, ma li ho traditi un’ennesima volta e mi hanno giustamente lasciato. 

Ti ho spiato nell’orto del Getsemani, e mi hai fatto paura, ma ho visto l’abbandono nelle braccia di tuo Padre. Apri anche a me queste braccia. 

Vorrei anch’io essere preso per mano da te come hai preso per mano il cieco. Mi riempi di speranza quando fai cadere le pietre dalle mani dei lapidatori.  

Ci sarà una strada che mi porta fuori? Posso sperare in un colpo d’ala che mi aiuta ad abitare quel cielo che tu mi rappresenti? 

Io sono del genere dei senza speranza, sto cercando di capire che sei tu l’unica mia speranza, il Dio che non mi abbandona mai. 

09 Marzo
+Domenico

Se passa di qua Cristo non mi ferma più nessuno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 35-43)

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». 
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Audio della riflessione.

Di solito siamo gente molto seria, compassata; ciascuno ha una sua vita, suoi pensieri. Quando giriamo per strada o salutiamo o siamo assorti. Se ci capita di discutere con qualcuno facciamo valere il nostro punto di vista senza polemica. Ci definiscono persone perbene, razionali, con qualche difetto e qualche sbandata, ma tutto sommato normali. 

Quando però ci capita qualche disgrazia, la normalità si sgretola, se abbiamo qualche malattia poco chiara, stiamo in ansia fino al risultato delle analisi. Che se poi il risultato è positivo (una parola che sembra bella, ma che si porta dentro una condanna) allora andiamo in crisi nera. Se c’è di mezzo la vita a che cosa ci aggrappiamo? La nostra razionalità, il disprezzo per gente che vive di rimedi, perde i colpi. Pur di recuperare una speranza siamo disposti a fare di tutto. Ci vanno bene anche i maghi o i fattucchieri, gli esorcismi e le benedizioni più strane. 

A questo mi fa pensare quel cieco che stava seduto a mendicare lungo la strada, come racconta il Vangelo di Luca. Che cosa poteva fare un povero cieco se non vivere della carità di tutti? lì seduto conosceva tutti i passi della gente: il bambino che andava a scuola, la signora che si affrettava per la spesa, il vecchio che trascinava i piedi, qualche giovane sempre di corsa. Qualcuno gli faceva una battuta, qualcuno lasciava cadere una moneta nel cappello. Sicuramente però molti gli devono avere parlato di un certo Gesù di Nazareth, che stava spopolando nei paesi vicini. Quello si che è bravo! Vedessi come sa far stare zitti tutti quelli che con noi si danno arie. Ma non solo: fa miracoli, guarisce gli ammalati, raddrizza le gambe agli storpi. L’altro giorno ha fatto saltare in piedi un uomo paralizzato. Immaginate che cosa stava nascendo nel cuore di questo cieco. 

C’è qualcuno che può mettere fine a questa condanna che ho addosso. Continua la sua vita da cieco, ma ha dentro una attesa. E un giorno finalmente sente un tramestio, un vociare che non è il solito della gente che torna dal lavoro o che va in sinagoga; è un correre, un chiamare e sente che c’è Gesù. Allora si mette a gridare, non sembra più il cieco tranquillo di tutti i giorni. Mi ha sempre fatto molta impressione questo gridare del povero cieco, ma anche la assoluta noncuranza della gente che stava vicino a Gesù. Da una parte il grido angosciato che proviene da una malattia e dall’altra lo stato di disinteresse di chi sta bene e vuol sequestrare Gesù per le sue curiosità anche sane nel volerne ascoltare le parole. Da una parte la sofferenza e dall’altra l’indifferenza. 

Da una parte un povero ammalato che non si vuol adattare alla sua solitudine, alla sua sofferenza, ad avere una vita sociale dimezzata, se non addirittura cancellata, un urlo, una invocazione di vita; dall’altra l’egoismo di chi sta bene, di chi forse ha interesse a mantenerlo così, comunque di chi non condivide la malattia. 

Gesù si fermò e ordinò che glielo conducessero. Due verbi assolutamente controcorrente, che sicuramente hanno disturbato la folla che aveva altri interessi. Gesù 

aveva un amore da esprimere e ha piegato l’evento che stava vivendo alla possibilità di esprimerlo. 

Non lo ferma più nessuno, getta il mantello, rischia di sbattere contro il muro, ma vuole incontrare Gesù. E Gesù gli dà la vista. Ha sperato e ha osato. Le aveva tentate tutte, ma questa volta ha trovato Gesù; non è un mago o un fattucchiere, ma la felicità piena della vita. Ha sperato, ha atteso ed è stato salvato. 

Anche noi abbiamo bisogno di questa speranza.

20 Novembre
+Domenico

Siamo sempre e solo mendicanti di amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione

Abbiamo sempre avuto la tentazione di dividerci, uomini o donne che siamo, di dividere l’umanità, la gente, le persone che fanno parte del nostro mondo in due grandi categorie: buoni o cattivi.  

I buoni, evidentemente, siamo noi: giusti, ragionevoli, capaci di osare, attivi, simpatici, con quattro idee in testa e quattro soldi in banca e  

i cattivi, gli altri, incapaci e non solo sfortunati, perditempo, senza regole sociali, maliziosi, una zavorra per la società, una palla al piede.  

I buoni pagano perfino le tasse, che è tutto dire coi tempi che corrono, i cattivi li dobbiamo pure mantenere noi. I buoni sono educati, hanno un vocabolario con cui ci si può capire, intuiscono immediatamente quel che vale e quello che no. Basta che ci guardiamo in faccia che ci comprendiamo subito. I cattivi invece non riesci neanche a capirli, per quanto ti sforzi, hanno linguaggi anche molto provocatori che ti mettono in difficoltà. Noi non siamo santi, ma almeno siamo furbi e simpatici, loro i cattivi non hanno proprio stile.  

E potremmo continuare ad innalzare il muro tra i buoni e i cattivi fino a portarlo in cielo, tirando dalla parte di questi buoni Dio stesso. Ci ha provato quel benestante, che noi conosciamo come fariseo, ad andare davanti a Dio, a guardarlo dritto negli occhi, a dirgli da pari a pari: “io e te ci intendiamo: vedi quante cose di me ti metto a disposizione? mah, cosa vuoi!?, ti comprendo, o Dio, che sei disgustato piuttosto per tutti quegli altri cattivi, che non capiscono niente e combinano un guaio dopo l’altro, non ci si può proprio fidare.    

In fondo al tempio, appena dentro la chiesa, diremmo noi, c’era un poveraccio, un povero diavolo che è venuto nella casa di Dio per vedere se si poteva rimettere in sella di nuovo; sempre un povero diavolo, ma lui è sicuro che Dio non lo guarda con la calcolatrice, guarito dalla malattia della autorealizzazione, bisognoso di un salvatore. “Non contare le volte che ti ho promesso che avrei cambiato. Sono qui ancora e ho solo te, ti sembrerò un barbone e lo sono, ma sento di avere bisogno di te. 

Il muro che il giusto nella sua superbia ha tentato di innalzare fino a Dio per separarsi dai peccatori si è sbriciolato. Dio sta dall’altra parte, quella cui vorremmo essere convinti di stare anche noi, mendicanti d’amore sempre. 

18 Marzo
+Domenico

Figlio di Davide, io ti voglio seguire

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Audio della riflessione

Non vederci è un bel problema per noi persone, creature, figli o figlie, padri o madri: non possiamo godere la bellezza del creato, se non solo per il tatto, l’odore, il gusto … non possiamo godere dei volti di coloro che ci parlano e stanno vicino, non sappiamo chi sono le persone che incontriamo … diventiamo sospettosi e paurosi di tutto, assolutamente dipendenti dagli altri per le cose più semplici, anche se siamo sempre delle persone.

Il cieco di Gerico si sentiva forse così: sente un vociare confuso della folla che gli fa capire che sta passando Gesù, si mette a gridare “voglio la luce, Gesù figlio di Davide ridona alla mia vita la bellezza dei tuoi colori, dei volti degli uomini, lo splendore del creato. Come faccio a vivere, a lodarti, se non vedo le tue opere se non posso scrutare il volto di chi mi passa accanto?”.

Chi gli stava accanto non ne poteva più, lo sgridava perché era troppo petulante, importuno: “Ma adattati alla tua situazione! E’ una vita che sei cieco, solo adesso non riesci più a sopportare il tuo disagio?”.

Il cieco avrebbe potuto rintanarsi tranquillo nel suo angoletto: aveva tentato, non gli era andata bene … ma che cosa avrebbe significato per lui questo smettere di gridare? Che non aveva fiducia in Gesù … ma lui ne aveva tanta e si è messo a gridare ancora più forte e Gesù riconosce la sua grande fede, la sua speranza tutta riversata su di Lui … e lo guarisce!

Gesù sta salendo a Gerusalemme e ha appena detto ai suoi ”tutto ciò che fu scritto dai profeti… si compirà”, si sta quindi incamminando  apertamente verso la morte.

Il cieco è simbolo dell’uomo che è aperto al mistero e osa bussare alle sue porte: Gesù gli apre gli occhi, quelli del corpo e quelli dell’anima; da quel momento il cieco comincia ad essere un uomo diverso: salta e grida di gioia, e decide di mettersi al seguito di Gesù.

Questi due particolari  val la pena di leggerli più in profondità: lo ha chiamato “Figlio di Davide” e “lo ha seguito”.

Figlio di Davide era il titolo di colui che avrebbe  ristabilito il regno dell’antico re di Israele: un messia di potenza e restauratore dell’antico regno, quindi una visione della messianità di tipo politico e mondano … nei Vangeli però dire “figlio di Davide” significava soltanto colui che sente l’invocazione dei poveri e li aiuta e solo così adempie le profezie.

Ciò significa che il cieco guarito ha scoperto tutta la novità che porta Gesù Cristo! Ecco perché non si limita a benedire Dio per il miracolo, ma si unisce al viaggio di Gesù, proprio ora nel viaggio che porta verso la croce, nella decisione e nel rischio di ogni giornata, nello sforzo di praticare una a una le parole del maestro: egli imparerà a vedere davvero e potrà vivere al centro del grande miracolo che consiste semplicemente nel seguire Gesù Cristo

14 Novembre 2022
+Domenico

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La fede in Gesù è il grido che Dio Padre trasforma in salvezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Audio della riflessione

Viviamo pure noi oggi momenti in cui siamo partecipi di un mondo diviso dove dominano gli oppressori e intanto i poveri oppressi non hanno altra via di scampo se non invocare a gran voce il Signore. Pensiamo anche noi come i primi cristiani che non è possibile cambiare il mondo e invochiamo come loro: “maranatha, vieni Signore Gesù”.

Luca ci presenta la parabola della vedova, che non ha altra via di uscita che importunare il giudice ogni giorno fino a stancarlo  e farsi fare giustizia. L’immagine di questo giudice che fa giustizia perché seccato ci aiuta a comprendere la situazione di Dio che tutti i giorni ascolta i gemiti dei giusti che lo supplicano. Il vangelo è sicuro che Dio farà giustizia su tutta la storia degli uomini. Vi si usa la parola giustizia, ma la traduzione  più vera è “vendetta”. Dio si vendicherà di tutti quelli che opprimono gli eletti; la parola nel contesto del vangelo non indica nemmeno lontanamente risentimento, perché la vendetta di Dio non è altro che il suo amore salvatore, riflesso nella croce di Gesù Cristo.

Dio si vendica di tutte le divisioni, le ingiustizie, le sopraffazioni della storia mettendo al centro della terra un principio di salvezza universale, la croce di Gesù Cristo. Da allora il potere degli ingiusti che opprimono i piccoli della terra è fondato sul vuoto, è un potere di condanna che finisce con la morte. Al contrario la sofferenza dei piccoli che gridano a Dio si è unita alla sofferenza stessa di Gesù e si rivela come forza trasformante della terra. Da questo si può capire meglio la domanda finale di Gesù. Quando verrà troverà ancora fede sulla terra? 

Il problema più grande non è la divisione degli uomini in oppressi e oppressori, ma la presenza di una fede in Gesù che sa elevare la sofferenza e trasformare la storia dal suo centro. Ci sarà quella fede in Gesù perché la sofferenza diventi forza trasformante e il potere dei grandi, degli oppressori diventi servizio in favore dei piccoli, fede che fa in modo che gli uomini siano sempre aperti all’amore del Padre?

Solo attraverso la fede  la storia intera si può trasformare con Gesù, in grido che invoca la giustizia salvatrice di Dio e la va rendendo sempre più presente da ora in mezzo a noi.

12 Novembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione televisiva

Mi sento un pubblicano, uno senza legge, né costumi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione

Non sono certo un fariseo, perché proprio non mi sento molto giusto e non ho pretese di fronte a Dio: non ho mai detto che io riesco a guardare Dio negli occhi, che io e lui ce la intendiamo, che sono diverso da quella “feccia che rovina la vita a tutti” …. non mi sono mai permesso di ritenermi uno a posto; mi sento un pubblicano, uno senza legge né costumi, tante ne vado combinando. Avevo cominciato a vivere abbastanza bene: oratorio, associazione, animazione, campiscuola … poi ho deciso: “cambio aria, me ne vado”. Non sapevo ancora bene che cosa volevo dalla vita, mi sembrava di avere le ali tarpate, la davo per scontata, riempita di pose e maschere … e ho cominciato a fare la vita: le ho provate tutte! Solo non ho ammazzato mia madre e mio padre, anche se sono stato schifoso pure con loro. Il mio dramma è che me ne vanto; sono un pubblicano fariseo che si vanta di essere fuori ogni legge.

Non so se è una nuova categoria che ho inventato solo io, ma il mondo in cui mi trovo mi ha distrutto tutti i sentimenti più tenui. Peccato? l’ho cancellato dal vocabolario e soprattutto dalla testa. Rimorso? è una debolezza che ho superato da un pezzo. Fede? mi sembra un discorso da mentecatto. Amore? una finta che tutti tentiamo di tenere per vera sapendo di non crederci.

Ma Dio … avrà un orecchio anche per me?

Certo noi immaginiamo sempre che chi ha bisogno di Dio, sia un peccatore incallito, ma tutto sommato, con sentimenti nobili, che ti impietosiscono; un volto da delinquente, ma con dentro la consapevolezza dell’abisso da cui vuol riemergere; una vita da dimenticare insomma, ma appesa a una speranza; un povero di tutto, ma delicato nel domandare. Ci siamo fatti anche la poesia del male, tanto non lo riusciamo a vedere con gli occhi di Dio.

Invece a Dio basta un dubbio, un sospetto, una sciabolata di incertezza che si incunea anche solo per un istante nella tua vita, per dirti che le sue braccia sono già aperte: gli basta che tu sia capace di sospettare che c’è qualcosa che va oltre la tua vita, perché Lui la riempia di sé.

Dio è amante della vita: qualunque vita sia la accoglie e la rende piena.

Non fa l’amniocentesi per vedere di poterla rifiutare in tempo, non chiede occhi azzurri e capelli biondi per decidere di custodirla, non si spaventa se è “down”, non teme di essere incastrato per sempre, perché l’amore non chiede di più che di essere dedicato totalmente: questo è Dio e noi lo abbiamo capito in Gesù Cristo, l’abbiamo sperimentato in quel corpo spezzato e sangue versato, in quel luminoso mattino di risurrezione.

Il pubblicano in fondo alla Chiesa è chiunque è riuscito a guarire dalla malattia della autosufficienza: potrai essere un pubblicano fariseo che si vanta, ma se ti sei chiesto almeno una volta nella vita se Dio ha un orecchio per te, hai trovato sicuramente ascolto.

23 Ottobre 2022
+Domenico

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La preghiera è affidare a Dio i nostri progetti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

È finito il tempo della autosufficienza … Non c’è più nessuno che dice “basto a me stesso!”.

Siamo tutti legati, globalizzati: la nostra personalità la dobbiamo giocare in un insieme di relazioni! Non è in gioco la nostra libertà se ci si fa sempre più coscienti di dover governare e prendere in mano le nostre relazioni.

La stessa esperienza la viviamo nei confronti di Dio: il 90% degli uomini dice di pregare in “qualche modo”, cioè ammette di rivolgersi a quel qualcuno più in alto di lui, a un trascendente, per chiedere.

Sono parole dette tra i denti, talora sono desideri intimi, spesso ci si affida … nei momenti di gioia sgorga un ringraziamento, nel bisogno una domanda accorata, il desiderio che ciò di cui hai bisogno non ti sia donato per merito, ma per bontà e tenerezza.

La preghiera non è debolezza, ma capacità di progettare e di affidare a Dio il nostro progetto, perché ne sia lui il custode; questo significa che ho davanti bene tutta la mia vita, ho consapevolezza che  da solo resto fragile e incostante, ma ce la metto tutta, dialogo con Dio e mi metto nelle sue braccia.

In questi tempi stiamo chiedendo a Dio la pace, solo che questa preghiera, come tutto del resto, non è come battere la testiera di un telefonino o di un computer, non è inserire un gettone in una macchina, non risponde alla legge del tutto e subito, del commercio. È prima di tutto un dialogo e nel dialogo, quello che chiedi continua a ridefinirti in maniera diversa nei confronti dell’interlocutore. 

Mentre chiedi pace ti scompare l’odio dal cuore ripensi se anche tu sei causa di questa guerra, non pensi più alle armi: ti si apre una nuova visione della vita. E questa la affidi a Dio. Dio sicuramente ci ascolta, ma troverà sempre gente disposta ad affidarsi a lui? Credi davvero che Lui è il Signore della pace? Troverà ancora fede sulla terra? O la nostra preghiera è diventata un freddo rito e una insipida rivendicazione.

Pregare è desiderare e sentirsi sempre nelle braccia di Dio.

16 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione Televisiva

Se Gesù si accorgesse di me?! Se ne è accorto e lo ha tenuto con sé

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43)

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Audio della riflessione

Di solito siamo gente molto seria, compassata: ciascuno ha una sua vita, i suoi pensieri … quando giriamo per strada o salutiamo o siamo assorti. Se ci capita di discutere con qualcuno facciamo valere il nostro punto di vista senza polemica. Ci definiscono persone perbene, razionali, con qualche difetto evidentemente e qualche sbandata, ma tutto sommato “normali”.

Quando però ci capita qualche disgrazia, la normalità si sgretola: se abbiamo qualche malattia poco chiara, stiamo in ansia fino al risultato delle analisi … che se puoi il risultato è positivo (una parola che sembra bella, ma che si porta dentro una condanna) allora andiamo in crisi nera.

Se c’è di mezzo la vita  a che cosa ci aggrappiamo? La nostra razionalità, il disprezzo per gente che vive di rimedi, perde i colpi! Pur di recuperare una speranza siamo disposti a fare di tutto: ci vanno bene anche i maghi o i fattucchieri, gli esorcismi e le benedizioni più strane.

A questo mi fa pensare quel cieco che stava seduto a mendicare lungo la strada, come racconta il Vangelo di Luca: che cosa poteva fare un povero cieco se non vivere della carità di tutti? Lì seduto conosceva tutti i passi della gente: il bambino che andava a scuola, la signora che si affrettava per la spesa, il vecchio che trascinava i piedi, qualche giovane sempre di corsa … qualcuno gli faceva una battuta, qualcuno lasciava cadere una moneta nel cappello, sicuramente però molti gli devono avere parlato di un certo Gesù, di Nazareth, che stava spopolando nei paesi vicini … “Quello si che è bravo! Vedessi come sa far stare zitti tutti quelli che con noi si danno arie, ma non solo: fa miracoli, guarisce gli ammalati, raddrizza le gambe agli storpi. L’altro giorno ha fatto saltare in piedi un uomo paralizzato.”

Immaginate che cosa stava nascendo nel cuore di questo cieco: “C’è qualcuno che può mettere fine a questa condanna che io ho addosso!”

Continua la sua vita da cieco, ma ha dentro una attesa … e un giorno finalmente sente un tramestio, un vociare che non è il solito della gente che torna dal lavoro o che va in sinagoga … è un correre, un chiamare e sente che c’è Gesù! Allora si mette a gridare, non sembra più il cieco tranquillo di tutti i giorni. Non lo ferma più nessuno, getta il mantello, rischia di sbattere contro il muro, ma vuole incontrare Gesù.

E Gesù gli dà la vista.

Ha sperato e ha osato: le aveva tentate tutte, ma questa volta ha trovato Gesù: non è un mago o un fattucchiere, ma la felicità piena della vita!

Ha sperato, ha atteso ed è stato salvato: non solo ha riavuto la vista, non solo si è sentito cercato, amato da Gesù, ma Gesù ha anche accettato che lo seguisse, che diventasse suo discepolo.

Il suo incontro con Gesù ora sarebbe stato quotidiano, amicale, una sequela fedele e duratura come la sua nuova vita che una volta riesplosa nella luce d’ora in poi sarebbe stata spesa anche in una contemplazione e condivisione della vita di Gesù.

Capitasse anche a noi così!

15 Novembre 2021
+Domenico

La fede o è forte e totale o non dice più niente a nessuno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,6-8) dal Vangelo del giorno (Lc 18,1-8)

… e il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Audio della riflessione

E’ tipico di ogni uomo chiedere: è una dimensione del vivere prima ancora che una azione o una parola o una relazione; ha alle spalle un bisogno da soddisfare, una aspirazione da raggiungere, un progetto da realizzare … si basa su un insieme di sensazioni e di desideri che costruiscono la felicità della persona, talora la propria sopravvivenza, la propria pace, la serenità della propria vita …

Ebbene una donna, tesa con tutta se stessa a volere giustizia nella sua vita, calpestata nei suoi diritti, privata della sua dignità, è al centro di un insegnamento di Gesù sulla preghiera: le ha provate tutte e non demorde, ha la certezza di una convinzione e preme con tutte le sue forze su un giudice che deve esaudirla.

L’uomo è così: deve tendere con tutte le sue forze verso la verità e la felicità della sua vita. L’insistenza nella richiesta è segno di una crescita interiore, di una consapevolezza che, a mano a mano che si fa convinzione, eleva la dignità della persona.

Dall’altra parte c’è chi può esaudire la richiesta, chi viene disturbato, talvolta infastidito, ma sicuramente destabilizzato nella sua tranquillità, nel suo potere sprezzante e dispotico … alla fine però cede e concede anche solo per sentirsi bene, senza moralità, unicamente per interesse.

La forza della richiesta convinta e decisa può cambiare l’indifferenza di una relazione prezzolata.

Di fronte alla tenacia di questa richiesta, Gesù colloca la bontà infinita di suo Padre, la delicatezza d’amore di Dio creatore, il fuoco divampante della sua misericordia: Dio non è secondo a nessuno nell’amore, è l’amore in persona, la salvezza, la pienezza della vita, la sorgente di ogni bene e di ogni giustizia.

Da questa sua parte nel dialogo con le creature non ci può essere che ascolto tenerissimo ed esaudimento totale.

Il problema, conclude Gesù, non è la pur minima mancanza di attenzione di Dio, ma se esiste nell’uomo la consapevolezza, l’atto di fede in un Dio così, se esiste nel cuore dell’orante, nel nostro cuore, un affidamento totale a Dio, una certezza di essere amati sopra ogni cosa, la sicurezza di stare a cuore a Lui, di poter abbandonarsi senza riserve alla sua volontà che è solo ascolto e pienezza di vita … e la domanda con cui Gesù termina il suo insegnamento è grave “Ma il figlio dell’uomo quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Ci sarà gente che si abbandona completamente in Dio o solo calcolatori o commercianti di un amore a pagamento?

Il cielo non è vuoto, ma lo può essere il cuore dell’uomo!

Noi che cosa rispondiamo alla domanda di Gesù? Troverà ancora la nostra fragile fede? la troverà come ce l’ha regalata o l’abbiamo distribuita a brandelli, persa e senza consistenza?

13 Novembre 2021
+Domenico

Ho nostalgia della tua bontà, non mi abbandonare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 13-14) dal Vangelo del giorno (Lc 18, 9-14) nel Sabato della terza settimana di quaresima

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione

Di gente che guarda Dio dritto negli occhi ce n’è sempre troppa, di persone che si sentono di dettare legge a Dio ancora di più … o per ignoranza, perché credono che Dio sia una invenzione umana, e vogliono sostituire il loro buon senso alla Parola di Dio o per superbia, perché non sanno guardarsi dentro, non sanno vedere che bisogna cominciare dall’interno della loro coscienza, o per superficialità e impostura perché credono che con Dio ci si può sempre tenere la maschera del perbenismo, che ogni preghiera sia da fare davanti alle televisioni, per farsi vedere.

Spesso noi siamo un po’ tutti questi … di quei due che vanno al tempio noi incarniamo maggiormente la figura del primo, del giusto, del fariseo, del millantatore: sappiamo forse di essere peccatori, ma sicuramente perdonabili … siamo noi che detta a Dio la misura della misericordia: per le nostre malefatte deve essere sempre grande, mentre per quelle degli altri non deve esagerare per non creare assuefazione al perdono.

Siamo forse riusciti con l’aiuto di tante persone a costruirci una vita passabile, onesta, ma crediamo che tutto sia frutto del nostro sforzo, della nostra volontà. Tanti invece non hanno avuto niente né dai genitori, né dagli adulti, nè dalle istituzioni e si sono sempre trovati nel giro dei “dannati”, dei senza pace: senza fissa dimora, imbrigliati nella rete della mala vita, della trasgressione. 

Noi ce ne facciamo un vanto anche di fronte a Dio, mentre dovremmo farcene un dovere di fronte agli altri; la nostra preghiera diventa una ostentazione, mentre la vera preghiera deve sempre essere un affidamento.

Il poveraccio che giunge in fondo al tempio, che sa di non poter osare alzare lo sguardo, non perché teme Dio, ma perché si vede sproporzionato al suo grande amore, ha ancora il coraggio di affidarsi a Lui: “Sono qui ancora, come tante altre volte, non sono riuscito a portarti un cuore più puro, una vita meno schifosa, sentimenti di pace anziché di odio, gesti di solidarietà anziché di preda… Prendimi ancora così come sono: ho nostalgia della tua bontà, so che il tuo amore è più grande della mia cattiveria; non ti prometto niente, perché so che da solo non ne esco; ma lasciami la gioia di poterti venire a trovare, perché quando sono qui, mi si apre il cuore alla speranza, vedo le tue braccia allargate, so di avere un angolo nel tuo cuore. Sarà solo quello che mi darà bontà e mi farà scoprire il segreto della vita che è il tuo amore.”

13 Marzo 2021
+Domenico