La preghiera al Padre è il segreto di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”.
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Audio della riflessione

Siamo abituati a leggere di miracoli, di gesti belli di Gesù con la gente … ma come è una sua giornata-tipo? Oggi ne vediamo una descrizione: sono già stati in sinagoga, dove Gesù si era messo a insegnare e a cacciare un demonio con grande autorevolezza e autorità … sicuramente è osteggiato subito da scribi e farisei perché è sabato … si reca da Simone, presso cui prende casa quando si porta sul lago, e qui ne guarisce la suocera, che si mette subito a servire – dice il Vangelo – segno che è guarita subito e  bene, ma qui si intende anche che è guarita totalmente da qualcosa che la teneva soggiogata.

La guarigione di Gesù è più che da una febbre: è anche una liberazione interiore, e il servizio che si mette a compiere la suocera non è la prerogativa femminile, ma è la vera sequela di tutti, perché lui è venuto per servire … liberazione e servizio si danno la mano!

E … verso sera, finito il riposo sabbatico, i malati sono liberi di essere portati da Lui e comincia le sue guarigioni e il suo annuncio a tutta la città, che era “riunita davanti alla porta”, come dice il Vangelo.

Al mattino presto quando era ancora buio si alza e si porta in un luogo deserto a pregare: è misteriosa questa sortita notturna di Gesù per andare a pregare, che per Gesù è esperienza di lode, di ringraziamento, ma anche un sincero interrogarsi davanti a Dio, suo Padre, per capire la sua volontà e superare le resistenze che poteva sentire dentro di sé, preparare nella sua carne la disposizione di donarsi senza risparmio.

Infatti dopo una giornata faticosa, da vero operaio del regno,  mettendosi a pregare supera la prima tentazione posta sulle labbra di Pietro: tutti ti cercano. Era già presente nei discepoli questa tentazione ovvia per l’uomo di mietere gloria e vantaggi dai miracoli compiuti … ma già Matteo e Luca avevano presentato questa tentazione quando Gesù era nel deserto, prima di cominciare la vita pubblica.

C’è sempre un pensiero dell’uomo contro il pensiero di Dio: Gesù supera questa tentazione anche dopo la prima moltiplicazione dei pani e la supererà definitivamente nell’impotenza di fronte alla morte di croce.

La preghiera di Gesù deve essere stata un silenzio o ascolto di Dio, un dialogo talora drammatico, come la lotta di Giacobbe.

La preghiera è una lotta per non fermarsi sul cammino della libertà, avviene dopo una giornata di fatica ed esige un saper emergere e uscire dalla fatica stessa … ed è una uscita  continua alla luce di Dio, che illumina la notte, che impedisce di cadere nella trappola del  pensiero dell’uomo, cioè nella tentazione … e in forza di questa preghiera Gesù dirà a se stesso e a Pietro “andiamo altrove”.

Così seguendo Gesù il cristiano deve annunciare la Parola, confermandola con opere di liberazione, ma questo fare ha bisogno di una carica di speranza indomabile, altrimenti cede di fronte agli ostacoli e si dispera, ha bisogno di una forza superiore che renda possibile l’impossibile.

E Dove attinge il cristiano questa luce? Nel dialogo con Dio, nella preghiera. Il rapporto di Gesù come Figlio al Padre è il cuore e l’anima di tutta la sua vita. Per questo “quando ancora era buio” si alzò e uscì e si recò in un luogo deserto e là pregava: il contatto diretto con il Padre è il sole che illumina il suo cammino!

La principale difficoltà della preghiera è purtroppo la nostra autosufficienza, che da soli, autoesaltati, diventiamo aridi e freddi.

12 Gennaio 2022
+Domenico

Lui parla con autorità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze. Spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili.

Tanto i giornali sono pieni di notizie negative per fare colpo, tanto gli intrattenimenti televisivi invece nascondono le sofferenze umane. Molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia.

Spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua possessione. Se ne raccontano più di quelle che esistono, ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo. E queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

E Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano: le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano si portavano sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male: “Taci, esci, te lo comando”.

Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male. Gesù è l’unica potente salvezza! E’ giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui.

Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male, il demonio, non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male: occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio.

Chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona politicamente corretta, tutta dimostrabile, ben comprensibile … è finito il tempo in cui una critica testuale insana doveva sempre dire che i miracoli che Gesù compiva e di cui ci parla il Vangelo erano frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale e quindi schiacciare Gesù nei nostri ragionamenti senza un minimo di apertura al soprannaturale.

Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo dimostrano figlio di Dio, che lo accreditano a noi per come ha vissuto, per quello che ha detto ma anche per tutto quello che ha fatto.

Gesù è oltre la nostra natura umana: la nostra natura umana gli ha dato soltanto casa, ma lui già c’era!

11 Gennaio 2022
+Domenico

E’ ora di decidersi e di essere di aiuto a tutti per guardare sempre in alto

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Audio della riflessione

Avere un lavoro oggi è una fortuna: è possibilità di vita, di sviluppo della persona, di creatività, di libertà di decidere di sé, di fatica, ma anche  di progetto e di futuro … quando lo perdi vai in crisi nera! Oggi che sei costretto a cambiarlo piuttosto spesso, se hai una certa età provi ansia e disperazione.  In certe zone d’Italia puoi stare in area di parcheggio per una vita e spesso sei costretto ad emigrare.

Proprio dentro questa esperienza quotidiana, comune, intensa fa la sua irruzione Gesù: i lavoratori sono pescatori, proprietari e salariati. Vita dura, esposta ai capricci della sorte, si può stare tutta notte a raschiare il fondo del lago senza prendere niente, qualche volta ti sorprende la burrasca e rischi la vita. Ma è sempre il tuo lavoro, la tua possibilità di vivere e di essere.

Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni ci stanno da una vita … ma arriva Gesù nel mezzo della loro fatica, mentre gettano le reti o mentre le rassettano: “Ma vi rendete conto che siamo a una svolta della nostra storia? Non sapete che sta scoppiando una novità inaudita, nuova, impensabile? Avete posto orecchio e occhio a quel che capita? Non vi suggerisce niente il vostro cuore? Non percepite che la terra sta gemendo per le doglie di un parto? Sta nascendo un mondo nuovo e voi state a tendere l’amo ai pesci, state a litigare con le correnti, a ingarbugliavi con le reti!? Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare? Bisogna che vi lasciate rivoltare la vita, occorre guardarla da un altro orizzonte. C’è qualcosa di ancora più importante del vostro lavoro: non sono i pesci da pescare,  ma gli uomini da salvare. Seguitemi! Vi farò pescatori di uomini! Pietro il tuo posto è oltre le tue barche, i tuoi tradimenti e le tue cocciutaggini … è in una nuova casa per tutti gli uomini: la Chiesa. Ci state a darmi una mano? Non vedete quanti uomini hanno perso la speranza, si adattano alla mediocrità, si impantanano nei loro peccati?”.

Non vedete che sta capitando con questa pandemia? Si crede a tutto e al contrario di tutto, tutti danno sentenze, si ostinano a guardare solo a se, non si accorgono che oggi si vive tutti o si muore tutti non solo fisicamente, ma anche moralmente, spiritualmente: quante persone hanno abbandonato la chiesa e la causa spesso siamo noi cristiani, che non aiutiamo nessuno ad alzare gli occhi al cielo, a mescolarsi a tutti i poveri per dare un minimo di speranza, quella che Gesù ci ha portato ed ha affidato a noi. Non vedete quanti muoiono sul lavoro, quanti sono lasciati soli a se stessi?

E dice il Vangelo “e questi, subito, lasciate le reti, lo seguirono”: Noi invece siamo esperti del calcolo, del rimando, del pesare bene tutte le opzioni, dell’indugiare, del lasciar passare la vita nella nostra inerzia. Nel regno di Dio c’è lavoro per tutti, tanto che il nostro stesso lavoro ne è un cantiere se vi saranno dedizione alla giustizia, alla solidarietà e al Vangelo.

10 Gennaio 2022
+Domenico

Gesù prova compassione a contatto con la fame della gente

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,35-44)

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Audio della riflessione

Nella vita spesso siamo presi dalla fame, che si fa sentire per digiuno, per lavoro impegnativo sia materiale che intellettuale, per mobilitazione dei sensi su cibi che stimolano l’appetito …. insomma, abbiamo però evidente anche un’altra fame: fame di verità, di ragioni per vivere, di espressioni di vita che allargano gli orizzonti oltre la nostra persona e ci permettono di desiderare una compagnia di amici, o di essere solidali con loro per altri che ne hanno bisogno.

Gesù si sorprende di trovare sul lago tanta gente che si dimentica pure di mangiare per sentire la sua Parola, le sue parole, per godere della sua persona che dà fiducia, apre alla speranza … e fotografa in maniera commovente questa gente: ebbe viscere di compassione perché erano come “pecore senza pastore”.

Sperimenta già subito che la messe è molta e mancano operai, manca gente capace e volonterosa di farsi carico di questa domanda, di questa apertura delle persone del suo tempo al regno di Dio e invece di prendersene cura continua a mantenerli nella loro inedia.

Ma comincia subito dalla fame materiale, dal bisogno di pane, dal bisogno di companatico per poter rinfrancare dalla fame, con concretezza, osando turbare anche il suo gruppetto di apostoli che sono convinti di applicare un’altra soluzione: “Congedali… ognuno sarà capace di arrangiarsi”.

E’ l’esatto contrario di quello che Gesù vuol proporre: piuttosto, occorre dare se stessi, senza limiti, come l’amore che fa miracoli, se si comincia anche col poco che si ha.  

Molto concreti gli apostoli, ma troppo meschini, troppo legati a speranze chiuse, già ben sigillate in un unico obiettivo che toglie agli stessi apostoli, il senso più profondo di quello che sta facendo Gesù: Lui scava nel bisogno di pane, nella fame di ogni persona, finché giunge là dove il corpo e lo Spirito si danno appuntamento per la salvezza globale dell’uomo e della sua dimensione profonda, e quindi si intravede già  l’offerta di un altro pane, il dono dell’ultima cena, il pane vivo disceso dal cielo.

Luca infatti – se ci badate – usa gli stessi verbi che saranno pronunciati sul pane e sul vino all’ultima cena e che si diranno sempre per continuare la sua presenza nella vita di ogni popolo, di ogni persona da qui all’eternità: “Prese il pane, levò gli occhi, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede….”

Non è questa l’eucaristia, non è questa la sua morte fino all’ultima goccia di sangue?

E’ il suo corpo spezzato per noi e il suo sangue versato per noi.

8 Gennaio 2022
+Domenico

La nostra vita è una storia d’amore e di passione, non un caso

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 13,24-32)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Audio della riflessione

Una delle domande che spesso tormentano la nostra esistenza è quella del senso: Che senso ha quello che sto facendo? Che senso ha questo amore? Che senso ha la vita? Ma perché sta capitando tutto questo?

La storia che viviamo ha un senso? I telegiornali che sentiamo a ripetizione su tanti fatti spesso negativi ci aiutano a svelare un senso? Una pandemia ti capita addosso tra capo e collo e ti cambia tutta la vita, che senso ha? Ho perso due anni di giovinezza, di vita per chi? Una guerra finisce altre 10 riprendono, che senso hanno?

Uomini s’ammazzano, altri si distruggono: ha senso? Una donna ogni giorno viene ammazzata da suo marito o compagno o convivente: per chi? Perché? Tre operai ogni giorno muoiono sul lavoro, proprio dove stanno dando dignità alla propria vita, perché?

Il tempo scorre, la storia compone i suoi capitoli e li rilega nella nostra memoria e ci domandiamo: c’è un filo che li lega? quale? Verso che cosa stiamo andando? La vita sarà sempre una accozzaglia di avvenimenti messi assieme dal caso del tutto fortuito o c’è un regista occulto che li conduce? Che conduce la mia vita e tiene in mano la vita di tutti?

Chi crede in Dio è chiamato a comprendere il senso della storia alla luce di una esperienza, di una vicenda, di una persona che si è fatta Parola, Gesù: è Lui che svela il senso delle cose! E come se nella fatica e nel buio si scorga una luce, una indicazione che ti rimette in marcia, ti orienta, che ti permette di recuperare speranza e forza. È una parola che non passa.

“I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”: L’hanno ammazzato, ma è risorto.

Non siamo buttati a caso in questo mondo,  le cose che ci capitano non sono combinazioni casuali con o senza ripetizioni – come si faceva nei teoremi di matematica – per le quali alla fine una certa legge è possibile individuare. Non ci affidiamo a un grande calcolo delle probabilità che diventa certezza perché aumenta a dismisura il numero degli elementi che lo compongono: per il cristiano c’è una storia, quella parola che non passa è la storia di un amore che motiva e dà senso a tutto, anche nella sofferenza, che è sempre come quella di un parto.

La storia non è un caso, ma un disegno; la vita non è una congettura, ma una opera d’arte pensata, scritta nelle mani di Dio, sostenuta con passione.

Ogni vita non è una delle possibili combinazioni, ma la storia di una intelligenza e di un amore.

Il mondo non gira a caso attorno a un perno, ma va verso la sua pienezza che sta in Dio.

Il male non è definitivo, ma solo un gradino per la vittoria del bene … solo che noi perdiamo spesso la speranza, spegniamo ogni freccia di indicazione, non siamo più capaci di intuire che se di sofferenza si tratta nella nostra vita e nella nostra storia è solo quella di un parto, non di un funerale.

La nostra fede non è un oroscopo, ma una speranza che si fa certezza.

14 Novembre 2021
+Domenico

Riprendiamoci di nuovo la nostra vita di fede e di carità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Audio della riflessione

La vita è proprio un fiume lento che scorre: al centro ci siamo noi, una barca portata dalla corrente. Non è detto che vada automaticamente verso il porto della felicità, anche se la direzione è quella. Ogni barca segna con la sua stazza le onde, colora il fiume, gli obbedisce, ricama con originalità il suo percorso, si aggrega, si accompagna o cozza contro le altre. È una festa o una battaglia, una regata o un ingorgo a seconda della volontà di convivere o di dominare.

Sulla sponda di questo fiume mi piace pensare Gesù, che dopo aver fatto anch’egli il suo percorso nel grande fiume della vita sta a guardare le nostre vite che scorrono.

A Gerusalemme, Gesù un giorno siede a guardare un fiume di persone che passano davanti al tesoro del tempio: è un punto obbligato.

Quando vai alla presenza di Dio non puoi andare a mani vuote; certo porti te stesso, ti vai ad affidare a lui. Sai che la tua vita è nelle sue mani, hai un cuore, una intelligenza, un progetto: lo metti lì perché lui ne sia il custode, ma vuoi esprimere questo dono, questo amore con un segno.

Davanti al tesoro passa il ricco commerciante di pecore: ha guadagnato molto e non può non far cadere nei grandi vassoi monete d’oro sonanti, è una sorta di investimento per i prossimi  commerci o contratti. Arriva l’esattore delle imposte, firma un assegno e lo lascia cadere in maniera visibile: tutti devono vedere ondeggiare questa ricca “piuma” di soldi che va ad arricchire il tempio; arriva l’agricoltore che ha da poco venduto il raccolto e fa risuonare anche lui le sue monete.

Arriva l’industriale, ha un codazzo di televisioni, che lo riprendono nel gesto solenne di aprire un portafoglio … tutti devono vedere: lui lo fa solo per “dare esempio”. La gente ha bisogno di immagini sane, di fotografie esemplari, di vedere dove sta e chi è il benefattore … prima di andar via lascia una piccola lapide, a perenne memoria.

Nel trambusto spunta una vecchietta … mentre le televisioni spengono i riflettori, fa due o tre passi incerti e lascia cadere due spiccioli; non si vedono, non fanno rumore, nessuno li nota: per lei sono tutto quello che ha e lo dona a Dio, lo mette a sua disposizione. È povera, è sola, non ha futuro: il suo solo  futuro è Dio, la sua vita è tutta in lui e per lui. Domani? È nelle sue mani.

Dio non le farà mancare niente.

E Gesù è li che guarda: non s’è lasciato incantare dalle televisioni, dal numero di zeri, dalle cifre dei ricchi, dal suono ammaliante dell’oro … di fronte a Dio non ci si fa rappresentare dal superfluo, ma solo dal necessario. I due spiccioli che … non risuonavano, non pesavano, ma si portavano dentro la vita.

E noi che facciamo? che cosa mettiamo in gioco della nostra esistenza? Che cosa buttiamo nel piatto? Le nostre cose, quelle meno consistenti o tutto quello che siamo? Spero che nessuno pensi che vi voglio invitare a fare una elemosina consistente stamattina.

Dio a noi non ha dato il superfluo ma, come l’amore, ha dato tutto.

Ciò che ci occorre è di poter disporre di quello che siamo per una causa vera e buttarci senza riserve: Dio non vuole stabilire un contatto con le tue cose, ma con te. Non devi fare offerte, ma essere una offerta. Le offerte sono un segno concreto di te che vuoi offrire la tua vita per il Signore, per i suoi poveri, per chi è senza speranza e senza futuro.

Oggi la Chiesa ha bisogno del tuo tempo, ti chiede di stare a contemplare Gesù, ha bisogno che tu stia ad ascoltare le persone che si sentono sole, ha bisogno che ti assuma le tue responsabilità perché i principi del Vangelo nel lavoro sono derisi, ha bisogno che tu crei terra bruciata attorno agli spacciatori di droga, ha bisogno che tu indichi ai tuoi figli la strada della vita, anche a costo di turbare la serenità di un comodo vitto e alloggio.

Le nostre comunità hanno bisogno di rimettersi in piedi, sperando che la pandemia sia agli sgoccioli.

Occorre che ritroviamo la volontà di relazionarci, di metterci a disposizione per maturare noi stessi una vita di fede più convinta, trascinante e non più a rimorchio; ci riprogettiamo di nuovo una vita di fede con i nostri bambini, i ragazzi, i giovani, gli stessi adulti coetanei per vivere con dignità un nuovo inizio della vita cristiana.

7 Novembre 2021
+Domenico

Dio e il prossimo: non sono in alternativa per la tua fede, ma sempre uniti

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 28-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Audio della riflessione

La necessità di semplificare, ma non di fare i sempliciotti, oggi è assolutamente necessaria: in un mondo pieno di informazioni, invaso da immagini, destabilizzato dall’esasperazione delle emozioni e dei sentimenti è necessario avere qualche punto fisso da cui guardare la vita; soprattutto è necessario avere capacità di sintesi, cioè la possibilità di dare unificazione al nostro pensare.

La vita non è una somma di fatti, un susseguirsi disordinato di eventi, ma è una storia, composta di avvenimenti nella coscienza di ciascuno, un filo d’amore che Dio tesse nella vita di tutti e tocca a noi intercettarlo, renderlo consistente, offrirlo come corda di solidarietà a tutti.

Così è della nostra vita cristiana: c’è un punto unificatore di tutto? Esiste una scelta di base che dà significato a tutta l’esistenza, che permette di valutare e rivedere, di riorientare e ritrovare forza dopo le immancabili cadute e defezioni, dopo lo smarrimento e la debolezza dei nostri comportamenti? C’è nel cristianesimo un principio base che giudica tutte le alterne vicende della nostra esistenza?

L’aveva anche il popolo di Israele, era lo “Shemà israel”: ricordati, ascolta Israele, il Signore Dio nostro è l’unico Signore.

Anche Gesù lo ha imparato dalle labbra della mamma, lo ha ripetuto tante volte quando andava in sinagoga come ogni bambino ebreo e lo ripropone carico della novità assoluta dell’amore di Dio fatto carne in Lui al nuovo popolo dell’alleanza, a tutti i cristiani che erano allora, che sono e che verranno.

“Ama Dio e ama il prossimo: non  fare separazioni che sarebbero ben comode, non fissarti su uno o sull’altro se vuoi rispondere seriamente alle esigenze che Io ho seminato in te; ti ho messo dentro una nostalgia di Dio grandissima e non  sarai felice se non la seguirai; ti ho messo dentro una assoluta necessità di stare con gli altri, di amare e vivere in pace con tutti gli uomini e la loro compagnia ti sarà strada di felicità se li amerai. Sono un unico amore, ma attento: non li separare mai, non viverli mai in alternativa, non dare all’uomo quel che è di Dio e non depositare in Dio quello che devi assolutamente ai tuoi simili”.

E’ un riferimento semplice, ma è impegnativo, come si è sempre impegnato Dio per noi perché Lui è un Dio non ci abbandona mai.

Ti ricordi quando Giuda e gli apostoli fecero una sorta di cena di ringraziamento a Dio per la risurrezione di Lazzaro, nell’imminenza dell’arresto di Gesù? Allora Maria andò ai piedi di Gesù, ruppe un vasetto costosissimo di nardo e glieli profumò. Subito Giuda e gli altri si scandalizzarono per lo spreco di 300 denari che si potevano dare ai poveri.

Fu l’ultimo gesto d’amore dell’umanità a Gesù, quello successivo sarebbe stato il bacio di Giuda che non era d’amore, ma di tradimento.

Di fronte a Gesù che sta avviandosi alla morte, c’è gente che non s’accorge che disprezza la sofferenza di un morente, passa sopra alla sofferenza di Gesù, alla consapevolezza della sua morte imminente e sta a rivendicare che è meglio organizzare una raccolta di fondi per le proprie attività dette caritative, ma senza aver dentro un minimo di amore per Gesù.

31 Ottobre 2021
+Domenico

Non si deve mai tornare come prima, ma sempre meglio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Audio della riflessione

Ciechi lo siamo un po’ tutti … o perché non vogliamo vedere tante cose o perché siamo superficiali, distratti, autocentrati: con molte persone annaspiamo nel buio, di fronte ai bisogni voltiamo le spalle.

Il cieco che Gesù deve per forza udire, perché urla a più non posso la sua disperazione, è un vero cieco: non vede, ha bisogno di tutti, ha una vita in grigio, studia tutti i piccoli rumori e tutti i passi della gente perché la sua vita dipende in tutto  dal loro accorgersi di lui.

Arriva Gesù, sente un vociare di persone, sente nell’aria la sua presenza benedicente e si mette a gridare nonostante tutti cerchino di farlo tacere … e Gesù lo fa chiamare.

Bellissimo, finalmente, per lui sentirsi dire “coraggio, alzati, ti chiama”. La forza della disperazione che aveva in corpo, la condanna al buio che da sempre lo possedeva riesce a fargli godere un contatto.

Tre verbi dicono la sua gioia, la sua soddisfazione, il suo slancio, la sua speranza, la fine della sua disperazione: gettato via il mantello, balzò in piedi, venne da Gesù.

Avesse anche la nostra vita questo slancio, questa decisione, questo obiettivo, quando il male ci ammorba, quando le tenebre del male ci opprimono, ci condannano al buio! Le nostre sicurezze false le potremmo buttare, i nostri balzi nella vita, quella vera, li potremmo mostrare e finalmente saremmo ai piedi di Gesù.

E Gesù gli ridona la vista. Ma la cosa più bella che chiude la sventura del cieco di Gerico e lo apre a una decisiva avventura nella vita, è che “prese a seguire Gesù”: aveva avuto la vista, era stato guarito, ma aveva anche capito che la sua esistenza non poteva ritornare alla strada dell’accattonaggio che aveva sempre fatto, ma alla strada di Gesù, alla strada della vita che è Gesù! Poteva tornare a viversi la sua vita dopo averla vissuta e persa in tanto buio, poteva cavarsi la voglia di vedere quel che aveva sempre immaginato e sognato nella cecità, ma l’esperienza di Gesù lo ha fatto nascere di nuovo: ha provato non solo a vedere Gesù, ma ad intuire e lasciarsi incantare dal suo sguardo d’amore, dal suo progetto di una nuova impensabile vita.

Questo cieco rappresenta tutti noi: è l’immagine della nostra comunità cristiana, della nostra parrocchia o chiesa! Il miracolo è quello di aprire a tutti noi gli occhi, in modo che possiamo smettere di farci possedere da questa pandemia, da questi nostri continui calcoli di sopravvivenza e lanciarci in un nuovo vivere fatto di fratellanza, di accoglienza, di nuova socialità intrisa di affetti e di amore, di gioia e di capacità di consolare.

Che possiamo vedere finalmente come il cieco guarito, il cammino di Gesù e lo possiamo seguire: vedere significa credere, significa essere salvi, se come il centurione guardando a Gesù Crocifisso che muore sapremo dire veramente costui è il figlio di Dio.

24 Ottobre 2021
+Domenico

Un cielo per volare, non una corte per razzolare

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Gesù disse loro: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”. Gli risposero: “Lo possiamo”. E Gesù disse loro: “Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”. Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Audio della riflessione

La pretesa di occupare posti di onore e di dominio, di rilevanza sociale e di controllo sugli altri è una malattia molto comune: ci sono persone che vivono sempre e solo alla ribalta, che in un mondo che da importanza alle immagini, vivono solo di esposizione ai media, che soprattutto hanno un desiderio costante di  primeggiare e di comandare, di imporre le proprie idee sugli altri, di definirne la vita. Oggi i modi per far questo sono tanti: alcuni pacchiani e ben visibili, altri un po’ più defilati, ma non meno efficaci.

C’è da decidere se la vita si realizza al massimo nel farne dono a qualcuno o se invece è una battaglia per vedere chi comanda di più, chi si fa maggiormente i suoi interessi, a danno degli altri.

Quando un uomo si porta la voglia sfrenata di successo e per il successo arriva fino a vendersi anima e corpo, è finito, anche perché per natura il desiderio non ha limiti, mentre il potere di esaudirlo è limitatissimo.

Gesù in nessun momento della sua vita ha ceduto alle vertigini del potere; ha perseguito sempre e solo un ideale, quello del servizio. Dopo la prima moltiplicazione dei pani lo volevano fare re e invece lui si ritirò solo sul monte a pregare, servo di tutti e schiavo di nessuno, servo dei malati, dei peccatori, dei poveri, dei piccoli senza mai chiudersi alle necessità dei fratelli, agisce sempre e solo da servo: è questo lo stile di chi lo vuol seguire.

Gesù davanti a due suoi discepoli che vengono allo scoperto a chiedergli un posto d’onore nel suo famoso regno di cui parla spesso, è molto deciso: alla ricerca di posti d’eccellenza, alla pretesa di avere conquistato ruoli rilevanti, oppone la radicalità di una vita donata al servizio.

A coloro che vogliono sovrastare e asservire, imporsi e comandare dice molto esplicitamente “tra di voi non è così; il criterio del Regno è certamente esattamente il contrario. Nel Regno di Dio il più grande è colui che serve, è colui che si sente solo servo, che sa realizzare la sua vita nell’umiltà, colui che mette la sua esistenza a servizio degli altri, colui che sa ritirarsi e far crescere, che sa vivere una vita da mediano, che offre sempre agli altri la possibilità di crescere, di realizzare i suoi sogni di bontà.”

 Aveva appena parlato loro della croce che l’aspettava, della passione che avrebbe dovuto soffrire per amore e solo per amore, che li avrebbe sconvolti e loro non riescono a capire, non vogliono aprire gli occhi su questa sconvolgente novità: un Dio che si fa debole e si fa crocifiggere per portare salvezza.

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, soprattutto se si è accecati da visioni di potere non si vede più niente, quando si è autocentrati, si vive da prigionieri.

L’orgoglio è una prigione, non è un cielo per volare, ma una corte per razzolare!

Solo la grazia di Dio ci può aiutare a impegnare tutto noi stessi nel servizio, ad aprire gli occhi sulla verità della nostra vita.

San Giovanni Paolo II lo ha seguito alla lettera: fino a quando ha avuto un po’ di fiato ci ha donato l’insegnamento di Gesù; finché si è potuto muovere ha cercato gente da servire e da promuovere. Servo dei servi, guida sicura, sempre in cerca di un cielo per volare, anche di fronte a imperi e regni che gli volevano dettare legge; come capita a papa Francesco, come ad ogni papa sempre è disposto a servire.

17 Ottobre 2021
+Domenico

Lo amò senza condizioni anche se lo ha lasciato libero

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre””. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.
Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.

Audio della riflessione

Sarà sicuramente capitato a tutti noi di trovarci dentro una intuizione che d’un colpo ti fa chiarezza nella vita: hai continuato a tergiversare, a provare per tentativi, a farti consigliare e nello stesso tempo accantonare sempre anche le più deboli intuizioni, rimandando a tempi migliori.

Finalmente arriva un fatto incontrovertibile cui anche solo dentro di te devi dare una risposta, la mediti, vai da qualche amico che sempre ti scoraggia … e finalmente decidi; così è stato quel giovane che  riesce ad andare da Gesù; va subito dritto al centro: “voglio avere vita piena, voglio una vita alla grande, non mi interessano le mezze misure, non mi adatto al galateo con cui mi state ingessando la vita. Vivo una vita sola e la voglio vivere al massimo. Non mi dire che bisogna tenere i piedi per terra, come mi dice sempre mio papà quando capisce che sto spiccando il volo, che devo cominciare a mettere la testa a posto. Non voglio limiti, non m’interessa se è una vita spericolata o piena di guai, L’ho cantato tante volte, ma mi sono sempre affogato in qualche birra con gli amici. Voglio vivere una vita piena!”

Queste parole, o simili, ma sicuramente questa decisione e questa radicalità ha espresso un giovane a Gesù che passava incontrando, convincendo, guarendo.

La frase del Vangelo «Maestro che devo fare per avere la vita eterna» non traduce per noi oggi questo bisogno di vita piena, anzi la parola vita eterna siamo abituati a sentircela dire solo ai funerali, proprio quando la vita non c’è più e la fede ne vacilla.

Gesù dopo aver scandagliato nel cuore di questo giovane, dopo aver chiarito che si tratta di una domanda grossa, che si può misurare solo con risposte altrettanto decise, lo guarda: uno sguardo che ti denuda, che ti mette di fronte a te stesso. Uno sguardo che fa nascere in Gesù amore tenerissimo: come si fa a non voler bene a un giovane così deciso, che vede così chiaro nella sua vita, che va al nocciolo della questione? Come si fa a rispondere in maniera accomodante o addirittura a ingannare? Come si può trattare da pollo un’aquila, mettere occhiali neri a chi vuole e può guardare il sole.

E Gesù allora gli spara quella raffica di verbi: «Va’, vendi, regala, vieni e seguimi»

E lui? Non va, ma se ne torna indietro: gira i tacchi, non vende, ma si attacca ancora di più; non regala, ma si seppellisce nella tristezza; non ritorna, ma s’allontana; non lo segue, si gira, ma resta tremendamente triste, perché aveva il cuore fasciato da se stesso prima di tutto  e dai soldi.

La ricchezza ti inchioda sempre, ti toglie gli ideali, è comoda, ma toglie sapore alla vita: impossibile avere vita piena da ricchi. Solo Dio  lo può fare compiendo un miracolo. Quello che non è possibile all’uomo è possibile a Dio.

Ho sempre tentato di immaginare come è andata a finire la vita di questo giovane, se per caso ha incrociato dopo qualche anno il triste corteo pilotato che portava Gesù a morire in croce, se s’è sputato addosso o ha ricominciato a tornare sui suoi ideali, finalmente puliti.

C’è quel verbo «guardatolo lo amò»­ che mi ha sempre convinto che l’amore di Gesù ha la forza di arrivare sempre al suo obiettivo, non cade mai a vuoto: è più intenso ancora di quell’ «amico» che ha detto sinceramente quando ha ricevuto il bacio di Giuda.

10 Ottobre 2021
+Domenico