Andate: Questo è il segreto della vita

Una riflessione su Vangelo secondo Marco

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato». (Mc 16,15-16)

Le parole che caratterizzano un venditore di ogni tipo sono “venite che qui trovate tutto quello che vi serve. Mi voglio rovinare, se passate di qua ne uscirete felici; donne, uomini, è qui la fine del mondo, venite che troverete tutto quello che vi piace, e anche molto di più!”.

Non occorre essere venditori di cose per chiamare la gente: si può essere anche venditori di idee, propugnatori di ideali. Venite, mettiamoci assieme, diventiamo forti e conquisteremo il posto per governare. La battaglia elettorale è una battaglia per mettere assieme all’insegna del verbo “venire”.

Gesù, invece, nel momento conclusivo della sua vita dice perentorio a tutti: andate. La vostra casa è il mondo. La gente di ogni razza si attende di incontrare la salvezza che voi avete incontrato. C’è un avvenimento sconvolgente che deve essere vissuto da tutti: il Vangelo è una speranza per ogni uomo.

Nell’intensità di un serio lavoro di ricostruzione dell’interiorità di ogni cristiano, in ogni cammino di conversione si deve inscrivere un movimento missionario, un’andata nel mondo per annunciare, proprio perché è Gesù che vogliamo imitare.

Per seguire il comando di Gesù, “andate”, occorre vita interiore, preghiera prolungata, affidamento totale alla misericordia di Dio, contemplazione di Gesù, conversione profonda che aiuta ad avere fiducia solo in Dio, che permette di approfondire le ragioni della propria fede, trovare la sorgente di speranze decisive per la vita di tutti.

Noi crediamo nella risurrezione, per questo non temiamo la morte; noi sappiamo che Dio è somma giustizia, per questo amiamo gli ultimi; noi osiamo non spaventarci della croce, per questo sappiamo anche soffrire per una causa o una vita.

Beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trendy, dovrete sempre ricominciare da capo. Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi, io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io nel massimo dell’intimità della vita.

Sappiate che nel vostro andare c’è sempre la mia presenza, il cielo non è mai vuoto, è sempre aperto sui vostri cammini in tutto il mondo.

10 Marzo 2022
+Domenico

Andate: il Vangelo deve contare sulle ali di chi lo vive

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16, 15-18)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Audio della riflessione

L’uomo è per sua natura un pellegrino, un viaggiatore: lo è stato nei secoli più antichi, quando c’era solo il cavallo o la barca, lo è oggi con tutti i mezzi di trasporto più moderni … fa parte della sua natura essere cercatore, scopritore, contemplatore del creato, della natura … soprattutto, siamo viandanti perché abbiamo dentro di noi una forza incoercibile che è quella di far sapere, di comunicare, di rendere partecipe l’altro della gioia che viviamo.

L’uomo non è fatto per tenere per sé, ma per offrire … e trova la sua gioia nel  condividere! Per questo alla fine del Vangelo di Marco c’è un comando perentorio di Gesù, un comando che destabilizza, che non permette di stare chiusi nel proprio egoismo, ma apre all’inedito di Dio, alla sua novità assoluta: Andate! Non si può star fermi quando hai visto che è giunta la pienezza dei tempi!

Gli apostoli hanno fatto molta fatica a entrare in questo ordine di idee: già era sembrata di averla scampata bella quando hanno saputo che Gesù era vivo, che il Sinedrio non aveva detto l’ultima parola su di Lui … grazie a Dio lo avevano incontrato risorto, dopo i giorni bui della passione e della morte.

“Ecco – si dicono i discepoli – adesso le cose sono state ben sistemate: si sa chi ha colpa, si sa che Gesù è risorto e questo ci dà una grande serenità. Il male non vince, gli inferi sono spalancati per i cattivi … questo Gesù ci ha veramente riconciliati con le nostre radici e ci ha anche aiutato a dare alla nostra vita la sua serenità.”

In questo stato d’animo si sarebbero adagiati i discepoli se non avessero avuto questo comando perentorio “Andate!”.

“Non sono venuto al mondo solo per aggiornare la vostra vita religiosa, sono venuto a portare un fuoco e voglio che divampi! I confini del popolo di Israele sono troppo angusti, occorre prendere il largo! La mia casa è il mondo, la Parola  deve correre ovunque, la salvezza è per tutti!”.

Gli apostoli capiranno come obbedire a questo comando dalla vita, dalle persecuzioni … Paolo lo capisce quando in un processo che volevano intentargli i giudei si dichiara cittadino romano e per questo ha diritto di essere giudicato a Roma dall’imperatore, e parte per Roma, dove annuncerà Gesù, dove il Vangelo prenderà  casa, nel cuore del mondo di allora.

Il mandato di andare è la scelta di Dio di abitare il mondo, dimostrando di non abbandonare nessun popolo, nessuna nazione … e oggi vogliamo ricordare e celebrare questo cambiamento radicale di Paolo che da persecutore diventa perseguitato per amore di Gesù, da nemico acerrimo del Vangelo diventa un suo instancabile annunciatore, fino alla prigionia a Roma e fino al suo martirio.

Ogni vita è un dialogo serrato con Gesù, che non ci molla mai, che ci ama e che da ciascuno di noi si aspetta apertura al suo messaggio, a quel che dice: amore a tutti i fratelli e dedizione alla causa del Vangelo.

E se è cambiato radicalmente Paolo, che da crudele nemico di Gesù, se ne fa portatore instancabile fino al centro della civiltà di allora, Roma, non ci deve essere niente che ci impedisce di cambiare vita e di seguire Gesù.

25 Gennaio 2022
+Domenico

Andate, uscite dal ghetto in cui state rintanati

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20)

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

Audio della riflessione

Mi piace pensare alla vita come a un grande pendolo che oscilla e che sposta i nostri sentimenti, le nostre tensioni ora su una prospettiva ora sull’altra. È il caso del nostro vivere sociale: s’è spostato per tanti anni su idee di universalismo, ora sembra che invece conti di più il particolare, quello che è nostro, che possiamo godere, che ci dà sicurezza e identità, un contorno che ci permette di riconoscerci tra noi, di godere delle nostre tradizioni, di non sentirci espropriati delle nostre radici. La pandemia poi ci ha sconvolto tutti, ci ha interrotto la solitudine, anche se abbiamo dovuto vivere isolati, per bisogno di sicurezza.

Forse si stava fissando troppo su questa ricerca di sicurezza anche il pendolo della vita degli Apostoli, dopo lo sconquasso crudele degli avvenimenti della passione e morte di Gesù, dopo la insperata e ritrovata felicità di vederselo vivo, risorto a ritemprare forze e stimolare volontà. Era stata di nuovo ricomposta la piccola comunità. Certo tutto non era più come prima, ma la tentazione di riportare il messaggio di Gesù al livello del tamponamento consolatorio della vita di ciascuno era forte. E Gesù interviene e dà un’altra oscillazione al pendolo, una oscillazione definitiva: “andate in tutto il mondo” è là che mi troverete d’ora in avanti, non qui. Il mio messaggio, la mia vita, la mia forza è nelle vostre mani e va spesa nelle strade del mondo. Il mio compito su voi, di tenervi uniti, assieme, è finito. Io sono con voi per sempre, tutti i giorni fino alla fine del mondo.

Non li abbandonava, ma dava loro appuntamento fuori dal guscio delle piccole appartenenze, dei piccoli equilibri di coscienza, delle fragili identità da bonsai. Il mondo è la piazza del Vangelo, le strade dell’uomo sono le direzioni, tutta la sete di amore, di pace, di verità è invocazione per cercare nuovi orizzonti.

Tutte le sofferenze sono indicazioni di rotta. La fede non è un bene da seppellire nella vita come una moneta preziosa. Quando tornerai a scavare non la troverai più, non sarà più fede, ma ideologia, potere, comodità, egoismo, archeologia, museo, muffa. La fede si fortifica e cresce solo se la doni. Gli apostoli sono partiti tutti. Noi invece ci siamo spesso seduti. E questo posto in cielo per noi?

Scriveva Flavio, un giovane universitario di Verona, stroncato da un cancro: “il mio cuore è spezzato, il mio cervello stanco il mio corpo invecchiato e non mi resta che pianto e amarezza… non so più se avere nostalgia della vita o desiderio della morte. Ti esonero dal ricordarmi la storia di Giobbe che si gratta la rogna, del figlio di Dio crocifisso, di Paolo che scioglie le vele: le conosco, ci credo e prego tutta questa storia a lieto fine… per ora indugio nel sepolcro, non svegliarmi… E alla fine, affascinato dalla vita piena di Gesù scriveva: salirò in cielo e sarò per quanto ne sono capace, stella del vostro cammino; tutto il buono, il bello, tutto il vero, il giusto lo porto con me.

Ora chiedo al Signore che mi lasci andare e chiedo una benedizione per te e la comunità. Tu, marinaio capace, mi troverai sempre nel cielo notturno. Me ne vado con la stessa pace nel cuore di Simeone. Lascia che il tuo servo vada in pace perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza. Flavio, la tua nuova vita ci interessa.

16 Maggio 2021
+Domenico

Non facciamo finta di credere

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16,9-15)

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.
Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.
Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.

Audio della riflessione

Una delle cose che ci sorprendono di più quando dobbiamo fare discernimento su alcuni fatti raccontati da testimoni che hanno visto, sentito, partecipato è la discordanza quasi naturale del racconto di ciascuno e soprattutto la grande diversità delle reazioni. Rilevare l’oggettività di un fatto è impossibile, accettarne una versione raccontata ancora di più.

Di fronte all’annuncio della risurrezione di Gesù avviene la stessa cosa: lo vede Maria Maddalena, ma “non le credettero”, dice lapidario Marco. Lo raccontano con grande coinvolgimento e meraviglia gli apostoli a Tommaso, ma questi non si fida e vuol mettere mano e dita nelle piaghe prima di crederci. L’ho visto morire come un disperato con i miei occhi, non venitemi a raccontare visioni consolatorie per cancellare quel tremendo ricordo.   Lo hanno visto i due di Emmaus, mentre erano in cammino per andare in campagna, ma non sono stati creduti.

Finalmente Gesù si dà a vedere a tutti e li rimprovera di incredulità e durezza di cuore. Sono rimproveri che alla fine della settimana di Pasqua ci meritiamo anche noi. Ce li meritiamo come chiesa, quando non siamo disposti a fare un solenne atto di fede, con la vita e la testimonianza. Ce li meritiamo come singoli che non riusciamo a fare nostra la consapevolezza che la vita va oltre la morte, che la vita non viene tolta, ma trasformata e viviamo come se la vita terrena fosse per sempre. Risorgere non è solo immortalità dell’anima, ma una vita definitiva di tutto l’uomo e per tutti gli uomini. Non è una teoria filosofica, anche se deve essere detta con tutti gli elementi razionali che la rendono plausibile.

Risorgere è la certezza che Gesù ci dà di poterlo seguire nella nuova vita, è vincere ogni disperazione, è essere convinti che la vita può giungere alla sua pienezza per sempre. Risorgere è dare all’uomo una dignità assoluta, un futuro definitivo, una speranza certa. Una certezza così non la si può tenere nascosta. Ecco allora il perentorio:  “andate”, ditelo a tutti, annunciate che il male è vinto, fatevi messaggeri di questa grande novità, della vittoria della vita su qualsiasi morte, della forza del debole di fronte ad ogni ingiustizia, della vacuità e inconsistenza di ogni rama, di ogni guerra, di ogni violenza, della gioia di poter godere infinitamente della bontà di Dio.

10 Aprile 2021
+Domenico

Non c’è tempo da perdere: di buon mattino

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16, 2-4) nel Sabato santo 2021

Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?». Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.

Video della riflessione

I giorni in Oriente cominciano molto presto: chi è stato ancora in Israele o in Libano o nei paesi del medio oriente sa che prima dell’alba, quando ancora il buio sta lottando con il chiarore dell’aurora … si vede un formicolio di persone, di asini e di carri, di piccoli o brandi mezzi di trasporto che intessono una trama fitta di relazioni, di commerci: all’inizio è un parlare sommesso, poi sempre più fitto e forte; i mercati aprono e la gente vende e compera.

Non è diversa la nostra vita di oggi: le nostre autostrade sono più piene prima dell’alba che durante il giorno; ciascuno ha il suo bel raccordo anulare in cui comincia la lotta per arrivare in tempo, possibilmente prima. Tutti si fanno furbi, forse anche prepotenti, per conquistare due posizioni: è la vita che riprende, gli affari che … comandano, il lavoro che si impone.

Erano in questo guazzabuglio di vita le donne di Gerusalemme che avevano passato quel triste sabato in un pianto sconsolato: Lui era morto.

Erano venute a Gerusalemme coi dodici, li aiutavano a vivere, a vestirsi, a mangiare durante questi tempi della festa, ma non si va in una città come Gerusalemme nei giorni della Santa Pasqua a vivere di rimedi, quando lì ci passa mezzo mondo e tutta la confusione possibile.

Il gruppo però si era dileguato, erano rimaste sole a piangere: anche loro avevano smesso di sognare quello che Gesù aveva promesso e nella loro concretezza fatta di fatalismo e di praticità, di dolore, ma non di disperazione, di pianti, ma anche di volontà di reagire, vanno a comperare gli oli per imbalsamare Gesù.

Era tanta la loro consapevolezza che occorreva seppellire i sogni, che proprio di buon mattino, prima che qualcuno potesse intrattenerle nelle solite chiacchiere inutili di condoglianze, che risultano essere più una soddisfazione di curiosità che offerta di solidarietà, vanno a fare spesa e si portano al sepolcro: “Quello che non abbiamo potuto fare l’altro ieri lo facciamo oggi” … si preparavano a lavare le piaghe che avevano visto da sotto la croce, a tergere quel sangue, a comporre i lineamenti del volto, a dare al corpo martoriato un segno di affetto, anche se non ricambiato…

… ma hanno smesso di sognare troppo presto: Lui là non c’era più, non era un cadavere da accudire, ma una speranza nuova da incontrare.

3 Aprile 2021
+Domenico

Paolo, perchè mi perseguiti? Tu devi portare il Vangelo fino a Roma

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16, 15-18)

Audio della riflessione

E’ la figura di san Paolo oggi che ci coinvolge, e la liturgia ci fa saltare alla conclusione del Vangelo di Marco: celebriamo oggi la sua nuova conversione, che lo ha fatto passare da una violenza convinta e professata con sfrontatezza contro i cristiani … a divenire apostolo.

Ricordiamo che non Paolo solo stava a custodire gli abiti dei lapidatori di Stefano, ma dicono espressamente gli Atti degli Apostoli: “Saulo era uno di quelli che approvavano l’uccisione di Stefano” … ed era tale la sua convinzione e la sua azione persecutoria che dopo la sua conversione, i cristiani, che non sapevano di questa, avevano ancora paura di lui.

Dopo quell’apparizione sulla via di Damasco, la sua vita cambiò radicalmente: si lasciò convertire nel più profondo, e divenne un annunciatore infaticabile e addirittura temerario.

Mise in atto senza remore quello che Marco scrive alla fine del suo Vangelo, quando presenta il comando perentorio di Gesù, un comando che destabilizza, che non permette di stare chiusi nel proprio egoismo, ma apre all’inedito di Dio, alla sua novità assoluta …

Il comando è: andate!

Faceva parte della sua natura essere cercatore, scopritore, comunicatore: si fa viandante Paolo, perché ha dentro di sé una forza incoercibile che è quella di far sapere, di comunicare, di rendere partecipe l’altro della gioia che Gesù ha regalato a lui, che era un persecutore dei cristiani.

Di suo già non era fatto per “tenere per sé”, ma per comunicare a tutti, e trova la sua gioia e conferma lo scopo della sua vita nell’andare …

Gli apostoli hanno fatto molta fatica a entrare in questo ordine di idee: già era sembrata di averla scampata bella quando hanno saputo che Gesù era vivo, che il Sinedrio non aveva detto l’ultima parola su di Lui … grazie a Dio lo avevano incontrato risorto, dopo i giorni bui della passione e morte.

“Ecco – si dicono i discepoli – adesso le cose sono state ben sistemate: si sa chi ha colpa, si sa che Gesù è risorto e questo ci dà una grande gioia” … in questo stato d’animo si sarebbero adagiati se non avessero avuto questo comando perentorio: andate!

“Non sono venuto al mondo solo per aggiornare la vostra vita religiosa, sono venuto a portare un fuoco e voglio che divampi. I confini del popolo di Israele sono troppo angusti, occorre prendere il largo: la mia casa è il mondo, la Parola deve correre ovunque, la salvezza è per tutti!”

Gli apostoli capiranno come obbedire a questo comando dalla vita e dalle persecuzioni …

Paolo  che giunse tra i discepoli e gli apostoli dopo la morte e risurrezione di Gesù, che non visse tutta la fatica degli apostoli di entrare dentro questo slancio universalistico, dopo aver girato in lungo e in largo il medio oriente, Grecia compresa, si lancia nel cuore della civiltà di allora che era Roma e lo decide quando in un processo che volevano intentargli i giudei si dichiara cittadino romano e per questo ha diritto di essere giudicato a Roma dall’imperatore e parte per Roma, dove annuncia Gesù, dove il Vangelo prende casa, nel cuore del mondo di allora.

Il mandato di andare è stato per lui la volontà di Dio di non abbandonare nessun popolo, nessuna nazione e di far giungere a tutti il Vangelo del Figlio Gesù.

25 Gennaio 2021
+Domenico

Andate: questo è il segreto della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16, 15-20)

Audio della riflessione

Le parole che caratterizzano un venditore di ogni tipo, gli ambulanti soprattutto, sono: “Venite che qui trovate tutto quello che vi serve! Mi voglio rovinare, se passate di qua ne uscirete felici; donne, uomini è qui la fine del mondo, venite che troverete tutto quello che vi piace e anche molto di più.”

Non occorre essere venditori di cose per chiamare la gente, si può essere anche venditori di idee, propugnatori di ideali: “venite, mettiamoci assieme, diventiamo forti e conquisteremo il posto per governare”. La battaglia elettorale è una battaglia per mettere assieme all’insegna del verbo venire. 

Gesù invece, nel momento conclusivo della sua vita, dice perentorio a tutti: andate.

La vostra casa è il mondo: la gente di ogni razza si attende di incontrare la salvezza che voi avete incontrato; c’è un avvenimento sconvolgente che deve essere vissuto da tutti: il Vangelo è una speranza per ogni persona

Nella intensità di un serio lavoro di ricostruzione della interiorità di ogni cristiano, in ogni cammino di conversione si deve inscrivere un movimento missionario, una andata nel mondo ad annunciare, proprio perché è Gesù che vogliamo imitare. 

Sono solito dire che il Vangelo che abbiamo non è quello che abbiamo imparato o studiato, ma quello che sappiamo portare agli altri.  

Per seguire il comando di Gesù “andate“, occorre vita interiore, preghiera prolungata, affidamento totale alla misericordia di Dio, contemplazione di Gesù, conversione profonda che aiuta ad avere fiducia soltanto nel Signore, che permette di approfondire le ragioni della propria fede, e trovare la sorgente di speranze decisive per la vita di tutti.  

Noi crediamo nella risurrezione, per questo non temiamo la morte; noi sappiamo che Dio è somma giustizia, per questo amiamo gli ultimi; noi osiamo non spaventarci della croce, per questo sappiamo anche soffrire per una causa o una vita.  

Beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete “trendy”, dovrete sempre ricominciare da capo … ma sappiate che Io sarò sempre lì con voi; Io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità; Io, non le mie cose, o i miei pensieri, Io nel massimo dell’intimità con le vostre esistenze. 

Sappiate che nel vostro andare c’è sempre la Mia Presenza: il cielo non è mai vuoto è sempre aperto sui vostri cammini in tutto il mondo. 

Se siamo convinti che dobbiamo aprirci alla missione ci nascono allora alcune domande impegnative: che Chiesa è quella capace di spingere i credenti fino agli estremi confini della terra? Che formazione e celebrazione  deve offrire perché i giovani e gli adulti di oggi siano lanciati sugli orizzonti della missione, dell’uscire? Quali sono gli assopimenti del mondo cristiano provocati dalla formazione o dalle celebrazioni che li costringono nei confini del gruppo e della parrocchia? Chi insinua la mancanza di coraggio, il nascondersi dietro un dito, il mimetizzarsi di fronte alle responsabilità per un futuro di pace e di Vangelo, per un annuncio coraggioso della fede? 

Che felicità offre la Chiesa a questi giovani di oggi, spesso annoiati, diffidenti, pieni di domande, desiderosi di risposte e in fuga dalle comunità cristiane? Che comunità cristiana deve essere? Quali percorsi può intraprendere, che figure educative deve avere? Quali aperture deve coltivare assolutamente necessarie e normali nella vita di una comunità cristiana, parrocchia o insieme di parrocchie? Che libertà deve scavarsi dentro le nostre strutture per spaziare oltre i confini? 

Se rispondiamo decisi e generosi a queste domande, sogniamo il volto della Chiesa e il ritratto del giovane e dell’adulto credente, perché la missione non sta dalla parte delle attività, ma dell’essere configurati a Gesù, dal viverne a fondo il mistero, dal far diventare esperienza vissuta la sua Incarnazione.  

Oggi però non possiamo dimenticare che è l’anniversario della Liberazione, della fine della guerra nel 1945 che ha portato tanti lutti, tanti odi in Europa, nel mondo e nella nostra Italia: sia una festa che non ci divide, come troppe volte è stato.

Forse l’epidemia ci fa capire che le cose importanti sono altre, non le nostre divisioni ideologiche, ma la pace, la salute, la vita operosa, la fratellanza, la solidarietà, l’accoglienza gli uni degli altri, la famiglia, la vita.

Dio ci dia possibilità di viverle e goderle tutte queste realtà in tutto il mondo. 

25 Aprile 2020
+Domenico

Fede e annuncio della risurrezione: il centro della vita cristiana

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16,9-15)

Audio della riflessione

Come ci comportiamo nei confronti della risurrezione di Gesù? 

È fede vera? È tentativo di capire, ma non sempre? È linguaggio incomprensibile perché risurrezione non è esperienza che si può provare o definire, o scientificamente dimostrare, non la si può “falsificare” direbbero in gergo scientifico i logici matematici? È un modo di dire … dopo la certezza di una morte da cui non si torna mai indietro?

Possono essere tante le domande che ci assillano: per questo ci facciamo aiutare da come gli apostoli, i primi che hanno fatto esperienza del risorto, si sono convinti o hanno comunicato con il Signore risorto e vivo. 

All’inizio, i primissimi cristiani non si preoccupano tanto di provare la risurrezione per mezzo di apparizioni: per loro la fede nella risurrezione era così evidente e viva che non c’era bisogno di prove. 

Le prime comunità, disperse e fragili in mezzo all’impero romano, che era immenso, erano una prova viva della risurrezione: erano poi talmente in pochi e uniti che erano ritenuti ancor meno di minoranze nel mondo romano o nel mondo pagano, senza nessuna rilevanza pubblica, al di fuori del mondo ebraico da cui quasi tutti si erano allontanati … e Marco ci presenta una lista di apparizioni che terminano con una puntigliosa incredulità degli apostoli: altre liste di apparizioni cominceranno a spuntare più tardi, nella seconda generazione, per ribattere le critiche degli avversari. 

La prima apparizione della lista di Marco è quella di Maria Maddalena, ma gli altri apostoli non le credettero, e a ragione Gesù aveva affidato a una donna il primo annuncio della Risurrezione, rivoluzionando la mentalità del tempo che non dava alla donna – in quanto tale – nessuna possibilità di una testimonianza riconosciuta in nessun fatto.

Anche con questa apparizione vuol passare dalla debolezza e non dalla certezza, il Signore.

Gesù poi appare ai due discepoli “mentre erano in cammino verso la campagna” – dice il Vangelo – si tratta sicuramente dei due discepoli  di Emmaus, ma anche di questi Marco dice: “gli altri non credettero nemmeno a loro”. 

Gesù stesso, quando appare agli undici discepoli, li rimprovera per la loro resistenza nel credere alla testimonianza di coloro che hanno sperimentato la risurrezione sua, e questo perché doveva far loro capire che la fede in Lui passava sempre attraverso la fede nelle persone che ne avrebbero dato testimonianza: questo avrebbe sempre fatto emergere dei dubbi o dei momenti di incredulità, che nascono nel cuore, di cui non ci si doveva assolutamente scandalizzare e abituarsi a superarli nella vita della comunità.  

Insomma, sostanzialmente il cristiano deve far capire a tutti che essere credenti nella risurrezione di Gesù non è una dabbenaggine o una imperdonabile ingenuità, ma un percorso severo e profondamente umano di ragione e di cuore, di ascolto e di affidamento, di accoglienza e di rielaborazione vitale in ciascuna coscienza, in piena accoglienza del dono della fede, che non è mai un conquista razionale dell’uomo. 

Ecco perché al termine del Vangelo Marco dice “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”: è il compito esaltante di ognuno di noi cristiani, che ci rinforza nella fede in Gesù Risorto, donandola, e la doni quando doni te stesso nella tua professionalità, nella tua onestà, nella tua accoglienza, dedizione, apertura.

Le doti dei tempi dell’epidemia. 

18 Aprile 2020
+Domenico