Davanti al Signore tutto ciò che è creato è puro

Una riflessione sul Vangelo secondo (Mc 7, 14-23)

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: “Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?”. Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: “Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Audio della Riflessione

Certe affermazioni nette anche in campo religioso sono rivoluzionarie, rispetto al nostro “tirare a campare”, al nostro pensare che tutto sia una stucchevole ripetizione di cose dette, ripetute, trite e ritrite e alla fine insignificanti.

Il Vangelo oggi presenta un detto pronunciato da Gesù che sa di principio rivoluzionario per la mentalità farisaica del tempo, ma anche per la nostra: “Non c’è nulla fuori dell’uomo , che entrando in lui possa contaminarlo, sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo“. Non c’è allora nulla fatalità inscritta nelle cose e nessuna legge che la posso far conoscere, così che seguendola possiamo salvarci: tutto dipende dal nostro cuore, che nell’osservare o no il sacramento dell’amore rende presente o meno il volto di Dio tra gli uomini.

Non c’è assolutamente una sfera religiosa, divina, della vita e una sfera quotidiana che non appartiene a Dio: dicendo che le cose del mondo non sono mai impure, ma divengono tali attraverso il cuore degli uomini, la comunità di Gesù ha conservato – e dobbiamo continuare ora noi – la fede nella bontà del creato di fronte a una certa tendenza ascetica che vede di malocchio la stessa creazione di Dio.

C’era tra gli ebrei osservanti un modo di interpretare il rapporto con Dio che era più una schiavitù di comportamenti che una apertura di cuore alla bontà di Dio, una assolutizzazione di leggi e leggine che soffocavano la vita e la stessa fede e pure una grande ingiustizia. Gesù ne dà un esempio: «Voi siete degli ipocriti, come sta scritto “Questo popolo mi onora a parole, ma il suo cuore è molto lontano da me”. Il modo con cui mi onorano è senza senso, perché insegnano come dottrina di Dio comandamenti che sono fatti da uomini.  Per esempio – dice sempre Gesù – Mosè ha detto “onora tuo padre e tua madre” voi invece dichiarate che se  una parte del costo di alimenti che dovreste usare per i genitori li avete distolti con un voto di darli a Dio, dite che non avete più il dovere di aiutare i vostri genitori. Dio per voi è una scusa per non essere figli veri di vostro papà e vostra mamma.»

Gesù predica fondamentalmente la libertà interiore dell’uomo da ogni prescrizione esterna e non la sostituzione di una prescrizione più stretta di un’altra più larga: si tratta qui di porre la centralità dell’amore fraterno concreto, come pratica dello spezzare il pane, sopra ogni legge e ogni sistema che codifichi discriminazioni e ingiustizie dalla legge.

La legge vanifica il Vangelo … essa separando Dio dall’uomo, impedisce di riconoscere che Dio è ormai qui tra gli uomini, uno di noi, nell’uomo Gesù: questa è l’essenza del Vangelo, che ci rende liberi dalla legge, perché figli del Padre e quindi fratelli fra di noi.

La fratellanza è l’unica reale presenza di Dio in mezzo a noi.

9 Febbraio 2022
+Domenico

La fede cristiana crea una religiosità del cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-13)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”
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E diceva loro: “Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte”.

Audio della riflessione

È uno sconfortante destino di tutte le “religioni”, quello di far crescere una serie di cultori del formalismo che ogni tanto hanno il sopravvento e ingessano l’esperienza religiosa autentica: è stato così sicuramente per la religione ebraica al tempo di Gesù, Ma anche prima … “questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me… trascurate il comandamento di Dio e osservate la tradizioni degli uomini” …

È così anche del nostro vivere la fede nella Chiesa cattolica? C’è una forma di religiosità tutta intenta all’aspetto esteriore, una religiosità delle labbra, fatta di parole, di moltiplicazione di discorsi? O c’è invece una religiosità del cuore, in cui l’uomo si apre a Dio?

Mi rendo conto quanto allora spesso, soprattutto i giovani, si decidano per dei loro spazi informali di vita, di ritrovo, di dialogo e anche di espressione religiosa: è sicuramente il desiderio di purezza, di autenticità, di creatività e originalità nell’esprimere l’impulso nella propria fede … è la voglia di vivere anche la religione in diretta!

Che cosa sono queste distinzioni tra sacro e profano? C’è forse qualcosa a questo mondo che è stato fatto sbagliato dal creatore? C’è qualche cibo, qualche elemento materiale che entrando nell’uomo gli può contaminare lo spirito? O non è dal cuore dell’uomo che nascono tutte le storture che ci sono in questo mondo! Non bisogna forse riportare al centro la dignità e responsabilità dell’uomo?

Sono le domande stesse che si fa Gesù, le domande che pone a ciascuno di noi: è sempre in agguato anche per noi una sorta di formalismo religioso, di tradizionalismo ottuso e miope, una difesa di noi stessi scambiata  per “difesa della fede”: è la comodità di affidare alla routine la mancanza di entusiasmo e voglia di vivere, è l’inerzia di chi non si lascia più interrogare dalla vita che cresce e dallo Spirito – soprattutto – che continuamente rinnova.

I cristiani di oggi saranno santi se saranno uomini e donne di oggi, se sapranno offrire alla Parola la loro vita di oggi come carne in cui prende corpo. I santi di ieri ci indicano solo e bene la strada, le tradizioni sono indicazioni di direzione, ma la fede oggi è vera se si incarna nella vita di oggi.

Due domande occorre sempre farsi per vincere il formalismo, l’adattamento, l’ingessatura nella fede: Che cosa regala la nostra vita alla Parola di Dio oggi? E l’altra: Che cosa regala la Parola di Dio alla nostra vita? Solo questo incontro operato dallo Spirito mantiene la fede viva per ogni uomo, per ogni donna, giovani compresi.

8 Febbraio 2022
+Domenico

Gesù ancora ci apra orecchie e bocca per ascoltare e parlare

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

Audio della riflessione

Essere sordi è una grande sofferenza perché ti senti isolato dal mondo che ti circonda: vorresti sentire e capire quello che gli altri dicono, vorresti partecipare con loro a un dialogo che ti toglie dal tuo isolamento e invece non puoi; diventi anche sospettoso perché spesso non riesci a decifrare nel volto, nei sorrisi o nei disappunti le reazioni di chi ti si rivolge … ma ci sono molte altre sordità nella nostra vita, c’è un non voler ascoltare che è peggio dell’essere sordi: è la decisione di non permettere a nessuno di entrare nella nostra esistenza … bastiamo a noi stessi e non vogliamo che nessuno ci disturbi! La vita degli altri è sempre una seccatura, una invasione .. invece la vita è proprio fatta di dialogo: di gente che sa ascoltare e parlare, di persone che aprono la loro vita e di gente che ascolta, che offre il suo sostegno.

Non possiamo passare la vita a fare i sordi e a fingere di essere muti!

E Gesù incontra un giorno un sordo muto, una persona che non può comunicare, che è costretta a vivere nel suo isolamento, in grandi difficoltà nello stabilire relazioni … parla con gli occhi, ma non sempre c’è gente che lo sta a guardare e soprattutto lui non può dire chiaramente la pienezza dei suoi sentimenti e del suo cuore … e Gesù gli grida quel perentorio “apriti”, toccandogli labbra e orecchie con la sua saliva.

Per Gesù è sempre bello “toccare”, avere un contatto fisico con le persone, far loro sentire che si immedesima, si mescola, si accomuna … e alla gente spesso basta toccare il suo mantello per sentirsi salvata oltre che guarita.

E’ un gesto che fa sempre ogni prete quando battezza: “apriti” gli comanda, la tua vita ora è nuova, c’è una parola da ascoltare che ti indica le strade vere della vita: è la Parola di Dio e c’è una parola che devi far sgorgare dalla tua vita che è la lode di Dio.

Quando ti alzi al mattino non cominciate e non cominciamo a maledire la giornata e magari anche Dio: ringraziamolo, apriamoci ai suoi doni, ai suoi appelli!

C’è gente che si aspetta da te anche solo una parola e tu non rispondere con due grugniti o con qualche monosillabo: ascolta e parla, mettiti a disposizione e offriti, questo è il segreto della vita di tutti!

Gesù questo lo sa fare, sa far parlare i muti e udire i sordi, sa togliere tutte le nostre chiusure egoistiche per ascoltare e offrire speranza a tutti con la nostra parola: la nostra vita deve avere sempre come punto importante il dialogo, l’ascolto paziente e la forza di dire e di convincere, di esporsi e di ricevere, di orientare e far convergere dopo aver apprezzato e meditato quello che la vita ci presenta.

Abbiamo sempre una grande fiducia che da ogni cuore possa sgorgare una bontà e che in ciascuno ci sia disponibilità ad accogliere la verità, che per questo va sempre servita con coraggio. In questo seguiamo il maestro Gesù, ne ascoltiamo sempre la Parola e ne annunciamo la forza.

Molti cristiani – ricordo gli assassinati delle Brigate rosse – proprio per questa parola scomoda furono fatti tacere, fatti muti, ammazzati … per le loro vite aperte ad accogliere e pronte a orientare furono recisi dalla convivenza umana da chi voleva solo uomini e donne chiuse alla verità e sorde agli appelli dell’umanità … ma Dio ne ha moltiplicato la voce e ha accolto ogni loro invocazione e oggi ancora ci parlano e davanti a Dio ci ascoltano … e Dio fa sempre di nuovo riudire i sordi e parlare i muti, riapre la vita e rinnova la sua Parola.

5 Settembre 2021
+Domenico

Diamo dignità alla nostra umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-8.14-15.21-23)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. E diceva [ai suoi discepoli]: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Audio della riflessione

Riusciremo a riscrivere il vangelo nella nostra vita, nelle nostre abitudini, nella nostra mentalità che tende sempre ad adattarsi, a cercare sicurezza esterna per non cambiare?

Questo brano del Vangelo di Marco lo ritengo particolarmente indirizzato a noi, per le nostre vecchie tentazioni di inventare un modo “comodo” per distinguere il bene dal male, per tracciare i confini del lecito e dell’illecito, senza coinvolgerci e coinvolgere la nostra interiorità.

Dividere nel creato le cose buone da quelle cattive, le cose di Dio da quelle di satana, le persone pure da quelle impure, i figli di Dio da eventuali figli degeneri è sempre una operazione facile, perché non ci scomoda! Al massimo ci impone delle regole: qualche sacrificio … non mangiare questo, non frequentare quello; difenditi dalla TV, lascia perdere i delinquenti, non ti immischiare coi violenti…ti devi creare un cordone sanitario che ti costringe a qualche privazione, ma che ti dà una certezza. Il tuo cuore è al sicuro se non entra questa melma, il tuo gruppo, gli amici della parrocchia sono un cenacolo, la tua vita è esemplare… Difenditi dalla fogna!

Invece Gesù ancora ci provoca, ci richiama alla grande dignità della nostra umanità: la vita non è nessuna fogna! La fabbrica del bene e del male è nella coscienza, in quell’intimo dialogo tra noi e Dio: cuore lo chiama il Vangelo di oggi.

Dio ha fatto bene le cose e si è affidato alla nostra libertà per condurle, non ci ha deresponsabilizzato, ma ha affidato alla profondità e alla qualità della nostra umanità la realizzazione del regno delle coscienze e non sulle coscienze.

Certo è una strada in salita: decidere nella nostra coscienza, illuminata dalla fede, se un atto è buono o cattivo, ci porta a vivere spesso nell’oscurità, nel non sapere bene come vivere il Vangelo in ogni situazione, nel non avere la certezza del comportamento giusto negli affetti, nel lavoro, nelle relazioni, nella visione di sé, nella costruzione di un ambiente giusto, nella stessa vita di famiglia…

Pure per noi preti è vivere anche quella laicità che dobbiamo sentire in ogni cristiano! Il senso del Vangelo di oggi è nato a Nazareth dove iniziò l’incarnazione di Gesù.

Gesù continuamente ha  aiutato i suoi discepoli a cambiare mentalità, ad assumere i criteri della Incarnazione, che ci ha portato a vivere la nuova umanità.

Da quando Dio si è fatto uomo tutta la nostra vita, la nostra storia, il nostro tempo è vita e tempo che condividiamo con Dio: non c’è più distinzione tra sacro e profano, l’unica profanità è il peccato, che nasce nel cuore dell’uomo, non è scritto nelle cose.

Tutto il verbo si è fatto carne e Maria è Donna: è lo spazio fisico e spirituale insieme in cui è avvenuta l’Incarnazione.  

Nel suo piano imperscrutabile Dio ci pone Maria davanti agli occhi perché ritorniamo a contemplare questo dono di umanità riconsegnata alla nostra libertà che spesso usiamo male.

Il simbolo di questo male sono le nostre sofferenze che proprio per l’Incarnazione smettono di essere maledizione, ma ancora passando nel cuore dell’uomo, nel nostro cuore ne possono uscire come collaborazione con Dio per la nostra salvezza … e la Madonna è lo spazio fisico e spirituale della laicità cristiana.

29 Agosto 2021
+Domenico

Una fede capace di meraviglia c’è … ma tra i pagani

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 31-37)

Audio della riflessione

La vita dell’uomo è accoglienza e dono, è un continuo saper ricevere e riuscire a donare: se ne togli la prima non riesci a vivere la seconda. Se non riesci a sentire, ad ascoltare non impari a parlare; se non ti apri ad accogliere e ospitare, a lasciarti provocare non riesci a donare … riesci forse a importi,  a “comperare” coi tuoi gesti, a creare dipendenza, ma non certo a donare.

È così soprattutto nel campo della fede: solo Gesù può spezzare le nostre resistenze, renderci capaci di ascoltare una Parola che non è la nostra, ma la Sua, e così renderci capaci di lodarlo.

“Apriti!” è il comando perentorio che Gesù dice a quel sordomuto che incontra in una zona dell’antica Palestina abitata da pagani, da gente che non veniva dalla tradizione ebraica, disprezzata, o per lo meno ritenuta perduta e abbandonata da Dio.

“Effatà, apriti!” sono le parole che si sente dire ogni bambino che viene battezzato: ti si apre una nuova vita, hai bisogno di costruirla ascoltando una Parola che non produci tu, ma che ti dona Dio, e hai bisogno di far sgorgare dal cuore una parola di lode che ti libera e ti permetta di offrire a Dio e a tutti  il dono che sei.

“Apriti!” … vorremmo che Gesù ci dicesse quando sbattiamo la porta del bagno per non sentire più nessuno per la rabbia che ci monta dentro, quando stiamo in casa con lui o con lei per anni, muti su tutto ciò che passa nella nostra vita, quando non siamo capaci di ascoltare le invocazioni di compagnia, di perdono, di disperazione che ci circondano.

“Apriti!” … vorremmo che Gesù ci dicesse quando sepolti in alcuni abitudini che ci rendono schiavi di noi, di qualche vizio assurdo, ma sempre padroni della nostra libertà, aspiriamo a una parola di liberazione.

“Apriti!” … vorremmo che Gesù ci dicesse per sciogliere  la nostra vita in dono e soprattutto per cambiare la nostra fede da esteriorità, perbenismo, facciata, in coscienza, adesione del cuore, desiderio di fare del bene a tutti; abbiamo più bontà in noi di quanto pensiamo, basta lasciarla sgorgare.

“Apriti!” … dice Gesù alla nostra fede, abbi il coraggio di stupirti ancora. La tua vita non è incarcerata in una nazione e tanto meno in una religione. Ogni legame con Dio – così significa il termine religione – con il Dio di Gesù Cristo è apertura agli altri, è meraviglia per quello che il Signore può fare di chi gli si affida senza riserve.

Apriti all’accoglienza: non solo ne guadagnerà la società sempre troppo chiusa, ma la tua stessa vita, che si può cambiare in dono e non irretirsi in uno sterile possesso.

12 Febbraio 2021
+Domenico

Per essere amici di Gesù non occorre far parte del giro

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 24-30)

Audio della riflessione

Siamo sempre un poco tutti affascinati da persone importanti … il video poi ti costringe quasi a interiorizzarle con i volti, i vestiti, i sorrisi e non c’è più spazio per la fantasia nel rappresentartele; già un poco il personaggio che ti interessa lo hai fatto tuo … incontrarlo è poi il massimo … potergli parlare è una aspirazione forse fatua, ma utile per me, per darmi un po’ di adrenalina, non è solo curiosità.

Ecco … Gesù non era un personaggio televisivo, non bucava il video, ma stanava dai cuori speranza e per questo “non poteva restare nascosto, lo cercavano tutti” – così esplicitamente dice il Vangelo.

C’è tra la folla una donna coraggiosa, decisa – sfacciata, direbbe qualcuno – che bada più alla sostanza che alla forma, anche perché la costringeva ad essere così il dolore che portava dentro: è di origine greca, non è del giro degli ebrei, per questo si sente più libera, ma anche più disperata. Le è stata strappata la figlia dal demonio, le è stata tolto il suo bene sommo: non è più la stessa da quando il demonio gliel’ha stregata, se ne è carpito il corpo, il cuore e l’anima. Le ha distrutto tutti i legami di affetto, si sente in casa non solo un corpo estraneo, ma il male in persona e questo male sta in sua figlia, in colei che ha partorito con dolore e segue con indomabile amore.

Sa che c’è Gesù e va da Lui, non le importa niente delle “convenzioni sociali”, si butta ai suoi piedi, lei, straniera e donna, già due qualità che per gli ebrei non contavano per niente, intrusa e disperata, ma con la speranza puntata in Gesù, e quindi … osa, Osa dire quello che il suo cuore le chiede, quello che da tempo sente di affidargli: “Gesù qui c’è mia figlia, ma il male me l’ha rapita, tu che sei la vita vera, tu che ami la gioia di vivere, tu che non hai niente in comune con il maligno, tu che sei l’innocente guariscila, restituiscila alla vita, alla bontà, non permettere che sia preda di un male più grande di noi e che noi non possiamo vincere”.

Gesù, sepolto dalla folla rumorosa dei suoi connazionali, avverte che c’è una domanda pressante, una umanità ferita davanti a sé: coglie la disperazione, ma sa di essere circondato da una mentalità arroccata su un’alta concezione di sé, della serie “Noi siamo il popolo che ha Dio più vicino di ogni altro popolo, noi siamo popolo eletto, siamo discendenza di Abramo e tu Gesù sei venuto per ricostruire il nostro tempio interiore”.

La gente lo vorrebbe per sé, solo per sé … il cerchio dei buoni si deve chiudere … e Gesù provoca i suoi connazionali per scalfirne la chiusura e fa la commedia; dice alla donna quel che tutti quelli che lo stanno a guardare pensano. Ti rendi conto che stai esagerando, non c’è pane per l’estraneo, per l’intruso. Ci sono figlie e figli che hanno bisogno di ritrovare salute, appartenenza piena al popolo santo di Dio. Che pretendi, tu che non sei dei nostri? E Gesù lo dice anche a noi: lo pensiamo sempre tutti e lo diciamo pure che vogliamo goderci quel che abbiamo e che non ne possiamo più degli intrusi, degli stranieri, degli immigrati, dei poveracci che disturbano la nostra già fragile quiete ed equilibrio: stessero tutti a casa loro, noi vogliamo godere della nostra vita da soli, noi abbiamo sudato il nostro benessere e non vogliamo spartirlo. Non solo non siamo accoglienti, ma ci appropriamo anche di quello che Dio ci ha dato per tutti.

Ma la donna ha una disperazione nel cuore, per lei si tratta di vita o di morte: “Non aspiro al pane, mi bastano le briciole. Non mi arrogo diritti di figliolanza, mi basta fare il cagnolino che gira tra le gambe dei commensali, prendendo qualche volta calci tra i denti. Non ho pretese di privilegi o di doni, mi accontento di ciò che avanza dalla tua mensa, perché per me anche una briciola del tuo amore, fa la mia felicità.”

Questa è fede pura, lo dice anche Gesù e le briciole che la donna sperava si trasformano in pane della vita, e la straniera, la siro-fenicia, la pagana, l’immigrata …  si rivede donata, libera, vera, guarita, ricostruita nella sua dignità e nella sua figliolanza la sua creatura che prima era del demonio: un altro colpo a una “religione di maniera”, a un disprezzo gratuito per chi non fa parte del giro, a una religione ancora più di facciata.

11 Febbraio 2021
+Domenico

L’amore di Dio solo ci guarisce dalla sclerosi dello Spirito

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 14-23)

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È uno sconfortante destino di tutte le religioni quello di far crescere una serie di “cultori del formalismo” che ogni tanto hanno il sopravvento e ingessano l’esperienza religiosa autentica: è stato così sicuramente per la religione ebraica al tempo di Gesù, ma anche prima … “questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” … “trascurate il comandamento di Dio e osservate la tradizioni degli uomini”.

È così anche del nostro vivere la fede nella Chiesa cattolica: mi rendo conto quanto allora spesso, soprattutto i giovani, si decidano per dei loro spazi informali di vita, di ritrovo, di dialogo e anche di espressione religiosa.

La domanda religiosa è alta, ma ha dentro sempre un desiderio di purezza, di autenticità, di creatività e originalità nell’esprimere la sete di Dio, il desiderio di una verità e di un coinvolgimento non di facciata, ma profondamente radicato nel tessuto delle relazioni umane … insomma, c’è la voglia di vivere anche la religione in diretta.

Che cosa sono queste … distinzioni tra sacro e profano? C’è forse qualcosa a questo mondo che è stato fatto sbagliato dal creatore? C’è qualche cibo, qualche elemento materiale che entrando nell’uomo gli può contaminare lo spirito? O non è dal cuore dell’uomo che nascono tutte le storture che ci sono in questo mondo!

Non bisogna forse riportare al centro la dignità e responsabilità dell’uomo e della donna?

Sono le domande stesse che si fa Gesù, le domande che pone a ciascuno di noi: è sempre in agguato anche per noi una sorta di formalismo religioso, di tradizionalismo ottuso e miope, una difesa di noi stessi, delle nostre abitudini spesso comode, scambiata per difesa della fede.

È per comodità che affidiamo alla “routine” la mancanza di entusiasmo e la voglia di vivere, è per una inerzia colpevole che non ci lasciamo più interrogare dalla vita che cresce, che si trasforma, che si fa sempre nuova, dallo Spirito che continuamente ci sorprende.

Noi cristiani di oggi saremo santi, se sappiamo essere uomini e donne di oggi, se sappiamo offrire alla Parola di Dio la nostra vita di oggi come carne in cui essa prende corpo: i santi di ieri ci indicano solo e bene la strada, le tradizioni sono indicazioni di direzione, ma vanno sempre rinnovate e la fede oggi è vera se si incarna nella vita di oggi.

E due domande occorre sempre farsi per vincere il formalismo, l’adattamento, l’ingessatura nella fede: Che cosa regala la nostra vita alla Parola di Dio oggi? E l’altra: che cosa regala … la Parola di Dio alla nostra vita?

Solo questo incontro operato dallo Spirito mantiene la fede viva per ogni uomo e donna, giovani compresi.

10 Febbraio 2021
+Domenico

Una settimana impegnativa sul capitolo 7 di Marco

Audio della riflessione

Ci dobbiamo domandare, nei vangeli di questa settimana che è tutta caratterizzata dai brani che compongono il capitolo 7 di Marco, se riusciremo a riscrivere il Vangelo nella nostra vita, nelle nostre abitudini, nella nostra mentalità che tende sempre ad “adattarsi” … a cercare sicurezza esterna visibile, tracciabile, legata soprattutto a cose da fare, a riti da svolgere … per non cambiare: è un capitolo particolarmente indirizzato a noi, per le nostre vecchie tentazioni di inventare un modo comodo per distinguere il bene dal male, per tracciare i confini del lecito e dell’illecito senza coinvolgerci e coinvolgere la nostra interiorità.

Dividere nel creato le cose buone da quelle cattive, le cose di Dio da quelle di satana, le persone pure da quelle impure, i figli di Dio da eventuali figli degeneri è sempre una operazione comoda, perché non ci scomoda: al massimo ci impone delle regole, qualche sacrificio … “non mangiare questo, non frequentare quello, difenditi dalla TV, lascia perdere i delinquenti, non ti immischiare coi violenti” … ti devi creare un cordone sanitario che ti costringe a qualche privazione, ma ti dà una certezza.

Il tuo cuore è al sicuro se non entra questa melma, il tuo gruppo è un cenacolo, la tua compagnia è esemplare… difenditi dalla fogna!

Invece Gesù ancora ci provoca, ci richiama alla grande dignità della nostra umanità: la vita non è nessuna fogna, la fabbrica del bene e del male è nella coscienza, in quell’intimo dialogo tra noi e Dio, cuore lo chiama il Vangelo di oggi.

Dio ha fatto bene tutte le cose e si è affidato alla nostra libertà per condurle: non ci ha deresponsabilizzato, ma ha affidato alla profondità e alla qualità della nostra umanità la realizzazione del regno delle coscienze e non sulle coscienze.

Certo è una strada in salita: avere nell’intimo della coscienza illuminata dalla fede la decisione per il bene o per il male ci porta a vivere spesso nell’oscurità, nel non sapere bene come vivere il Vangelo in ogni situazione, nel non avere la certezza del comportamento giusto negli affetti, nel lavoro, nelle relazioni, nella visione di sé, nella costruzione di un ambiente giusto … è vivere, anche da presbiteri e da vescovi, quella laicità che si deve sempre esprimere con dignità in ogni cristiano.

Il senso di buona parte di questo capitolo sette di Marco, cui appartiene il Vangelo di oggi è nato a Nazareth, in quella casa donataci ricostruita a Loreto: Gesù sta solo aiutando i suoi discepoli a cambiare mentalità, ad assumere i criteri dell’ incarnazione.

In quella casa è iniziata per noi la nuova umanità: da quando Dio si è fatto uomo tutta la nostra vita, la nostra storia, il nostro tempo è vita, tempo, storia , che condividiamo con Dio.

Non c’è più distinzione tra sacro e profano: l’unica profanità è il peccato, che nasce nel cuore dell’uomo, non è scritto nelle cose … tutto il resto è vita di Dio, di Gesù, ed è lo Spirito Santo che delinea in noi i tratti dalla sua vita.

A Nazareth il verbo si è fatto carne e Maria, la Donna, come sempre la indica Gesù, è lo spazio, fisico e spirituale insieme, in cui è avvenuta l’Incarnazione.  

Dio nel suo piano imperscrutabile ci pone Maria davanti agli occhi perché ritorniamo a contemplare in questo dono l’umanità riconsegnata alla nostra libertà, che spesso usiamo male: il simbolo di questo male sono le nostre sofferenze, che proprio per l’Incarnazione cessano di essere maledizione, ma ancora passando nel cuore dell’uomo ne possono uscire come collaborazione, se non come corresponsabilità, donataci gratuitamente e coraggiosamente, sapendo di che siamo fatti, con Gesù per la salvezza.

Ed è alleata nel nostro impegno formativo la Madonna di Loreto: l’incarnazione è lo spazio fisico e spirituale della laicità cristiana.

9 Febbraio 2021
+Domenico