Con Gesù non saremo mai pecore senza pastore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 13-21)

Audio della riflessione


Quali sono le cose più importanti che voglio sapere della vita? Che cosa è che mi interessa di più? Come dovrebbe “girare” il mondo? Dove sta la verità di quello che viviamo?

Insomma … ognuno di noi ha nel cuore qualcosa che vorrebbe sapere o fare o cambiare: vorremmo ogni giorno ricostruire il mondo a seconda dei nostri bisogni, magari, delle cose che interessano a noi, del problema che affrontiamo, del caso pietoso che ci si presenta … vorremmo decidere col cuore, col sentimento, con la fantasia … cose belle, ma spesso unilaterali e incomplete.

… e ci sentiamo un po’ confusi, anche perché … tutti dicono la loro e vince chi ha maggior possibilità di costringerci ad ascoltare: siamo “sbandati nella mente”, vorremmo poter sentire una parola di verità.

Ricordo di aver chiesto una volta agli adolescenti “Chi vorresti come educatore?”. Risposta: “qualcuno che ha qualcosa di vero da vendere”.

Ecco, Gesù così ha sentito la sete della gente che lo seguiva: sentì compassione per loro … e loro lo seguivano anche perdendo il senso del tempo, dimenticandosi quasi di mangiare … tanta era la speranza di chi lo ascoltava, lo seguiva, beveva le sue parole.

I discepoli si accorgono di questa pressione incontenibile attorno a Gesù e gli dicono: “Ti rendi conto che questi ci stanno addosso tutto il giorno? Dovranno ben pensare a se stessi … hanno in testa che tu devi anche dar loro da mangiare.”

E’ troppo intrigante la scena e il discorso è quello che fa Gesù: Lui si sente per questa gente come Mosè nel deserto e si fa carico di tutta la loro vita! E’ il loro nuovo condottiero, la guida, la luce, la legge … Mosè ha dato da bere e da mangiare a un popolo affamato, perché non lo deve farlo anche Lui?

Gli apostoli, che non sono ancora entrati nel cuore di Gesù, che non lo hanno ancora saputo comprendere … sono sbrigativi: pensano che lo spettacolo sia finito e hanno pensato una loro soluzione del problema, “ognuno si arrangi”.

Gesù invece dice agli apostoli: “Comoda la soluzione, a voi non sembra vero di potervene lavare le mani. Non è che tocca a voi darvi da fare? Vi ho insegnato finora a comperare o a condividere?”

“Che cosa possiamo condividere se abbiamo solo cinque pani e due pesci?” gli dicono gli apostoli …. a Gesù basta questo poco, perché è tutto quello che c’è, non è un superfluo, è il necessario per la fame di un ragazzo e lo moltiplica.

La gente si toglie la fame: sono ancora i discepoli che distribuiscono e raccolgono i resti. È l’anticipazione dell’ultima cena, è la prima assemblea “domenicale” – se vogliamo vederla così – che va oltre la risonanza storica di un prodigio per una folla affamata: è il segno della presenza permanente di Cristo per dare all’umanità di ogni tempo il vero pane di vita.

Questo pane divino che sazia l’uomo lo rende capace di amare di più i suoi fratelli! Arrangiarsi non è verbo da cristiano, condividere invece si!

Gesù è la nostra guida, se ci sentiamo pecore senza pastore, alziamo lo sguardo a lui, tendiamo l’orecchio alle sue parole: basteranno quelle a darci vita, a sfamarci. La vera fame per noi oggi non è proprio quella del cibo se passiamo un sacco di tempo preoccupati di non ingrassare: la vera fame è quella della verità e Gesù ce la offre nel suo Vangelo.

Lui è sempre la nostra speranza di non restare confusi in questo mondo di
predicatori e ingannatori. Noi sempre ripetiamo gesti che vogliamo che siano solenni per la nostra vita, anche se sono sempre un simbolo di una offerta più grande che ciascuno è chiamato a fare. Vogliamo costruire una parrocchia, una comunità che si abbevera a Gesù Cristo, che vuol trovare in Lui la sua vita e la sua verità. Siamo preoccupati di costruire comunità nuove di vita e vediamo quanta fatica, quanta preghiera, quanta disciplina di noi stessi dobbiamo mettere in conto.

Il male si fa in fretta, il bene lo si può seminare, piantare, far crescere: solo Dio e sua Madre Maria ci garantiscono la riuscita e ci fanno compagnia verso la meta.

2 Agosto 2021
+Domenico

La testa di Giovanni e non il futuro di sua figlia (Gorfigliano)

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)

Audio della riflessione

Si dice spesso che gli adulti sono preoccupati dei giovani e che non sanno più che fare per loro, per contenerli: forse è vero, ma il problema non è di controllare, ma di amare, di spendersi per loro.

Incrocia la vita di Giovanni Battista una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa: vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria … si allena nel ballo ogni giorno e finalmente arriva la sua grande occasione: non si tratta, stavolta, del solito saggio col papà, la mamma, gli zii, i nonni alla festa di compleanno, ma oggi c’è tutto il governo, i notabili … e danza, se la mangiano tutti con gli occhi.

Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: “la metà del mio regno è tua”, dice Erode folgorato dalla bravura di questa ragazzina.

La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa: la sua danza è una sfida con se stessa, non con gli adulti; sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre.

“Mamma è il momento più bello della mia vita, sono riuscita a superarmi; ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Se non ci fossi stata tu starei ancora a divertirmi con l’orsacchiotto di pelouche. Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono in casa sua solo perchè vuole bene a te. Ho un  posto anch’io”: non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, non è destinata alla discarica, ma le si è aperta nella vita una strada. Non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, soprattutto di colei cui tra una coccola e l’altra si confida?

E la madre, l’adulta, il maturo, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, colei che si è lasciata indurire il cuore dall’interesse, che non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: la testa di Giovanni Battista.

“Fammi portate su un piatto la testa di Giovanni Battista”: una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli.

Non sono così gli adulti che servono ai giovani: di questi fanno volentieri a meno, anzi sono tanto bravi alcuni figli che possono pure aiutare i genitori a diventare saggi.

Sant’Ignazio di Loyola, che oggi veneriamo, non era certo un adulto così … anzi ha guidato generazioni di giovani sulle vie del Vangelo, consacrati al servizio di Gesù in ogni parte del mondo.

Papa Francesco ne ha seguito l’esempio, la regola e la dedizione a Gesù e al Vangelo.

In questo contesto, in questi giorni, noi celebriamo la Madonna dei cavatori, la madre di Dio: la ringraziamo di esserci stata sempre così vicino, la salutiamo come si fa sempre con una madre, la mettiamo ancora al centro della nostra esperienza di fede come indicazione di rotta, come segnale infallibile per arrivare a Gesù.

Maria ha sicuramente almeno due cose da dirci: “Qui ci sono io tua madre” e “voi mi siete veramente sempre figli!”

Quanto è confortante sentirti dire: qui c’è tua madre!

  • Quando la nostra croce o quella che vediamo sulle spalle degli altri risulta troppo pesante, guarda che qui c’è tua madre;
  • se la tentazione è forte, qui c’è tua madre;
  • se la disillusione è dolorosa, qui c’è tua madre;
  • se la solitudine è insopportabile e l’incomprensione ti disorienta, qui c’è tua madre;
  • se la scelta del tuo futuro è difficile e lo vedi oscurato, qui c’è tua madre;
  • se la fame e l’ingiustizia, la paura e la violenza minacciano di spegnerti la speranza, qui c’è tua madre;
  • se i tuoi occhi non scorgono più la bellezza della vita, qui c’è tua madre;
  • se le guerre insanguinano ancora il mondo e ti tolgono anche l’ultima illusione di un mondo nuovo, qui c’è tua madre;
  • se l’incanto del virtuale, dei followers, dei social, ti distrae dalla vita vera e te la deforma, qui c’è tua madre;
  • se non riesci a deciderti di fare della tua vita un dono d’amore, per sempre, senza tentennamenti, contro tutte le tentazioni di ritornare a casa tua, qui c’è tua madre;

E a Maria Gesù dalla croce dice anche oggi e sempre:

  • Questi sono tuoi figli, non li abbandonare a sé stessi, non li lasciare alle loro abitudini imbastardite, non lasciarli soli a se stessi, anche se ti bestemmiano;
  • sono sempre tuoi figli, anche se non ti conoscono o ti hanno dimenticato;
  • sono tuoi figli anche nella pandemia che ai nonni non dà tregua e ai giovani ruba la giovinezza;
  • sono tuoi figli, come lo sono stati i loro nonni e i loro genitori, che ti pregavano nelle cave;
  • sono tutti tuoi figli, perché hanno sempre un cuore da donare e un amore da coltivare;
  • sono tuoi figli, che aspettano solo di trovare ragioni per vivere e per credere.

Con la certezza di questa compagnia vogliamo vivere assieme, anche con le mascherine, questa vigilia della festa.

31 Luglio 2021
+Domenico

La testa di Giovanni e non il futuro di sua figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)

Audio della riflessione

Si dice spesso che gli adulti sono preoccupati dei giovani e che non sanno più che fare per loro, per contenerli: forse è vero, ma il problema non è di controllare, ma di amare, di spendersi per loro.

Incrocia la vita di Giovanni Battista una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa: Vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria … si allena nel ballo ogni giorno e finalmente arriva la sua grande occasione: non si tratta, stavolta, del solito saggio col papà, la mamma, gli zii, i nonni alla festa di compleanno, ma oggi c’è tutto il governo, i notabili … e danza, se la mangiano tutti con gli occhi.

Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: “la metà del mio regno è tua”, dice Erode folgorato dalla bravura di questa ragazzina.

La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa: la sua danza è una sfida con se stessa, non con gli adulti; sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre.

“Mamma è il momento più bello della mia vita, sono riuscita a superarmi; ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Se non ci fossi stata tu starei ancora a divertirmi con l’orsacchiotto di pelouche. Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono in casa sua solo perchè vuole bene a te. Ho un  posto anch’io”: non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, non è destinata alla discarica, ma le si è aperta nella vita una strada. Non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, soprattutto di colei cui tra una coccola e l’altra si confida?

E la madre, l’adulta, il maturo, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, colei che si è lasciata indurire il cuore dall’interesse, che non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: la testa di Giovanni Battista.

“Fammi portate su un piatto la testa di Giovanni Battista”: una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli.

Non sono così gli adulti che servono ai giovani: di questi fanno volentieri a meno, anzi sono tanto bravi alcuni figli che possono pure aiutare i genitori a diventare saggi.

Sant’Ignazio di Loyola, che oggi veneriamo, non era certo un adulto così … anzi ha guidato generazioni di giovani sulle vie del Vangelo, consacrati al servizio di Gesù in ogni parte del mondo.

Papa Francesco ne ha seguito l’esempio, la regola e la dedizione a Gesù e al Vangelo.

31 Luglio 2021
+Domenico

La debolezza di Dio (Gorfigliano)

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,54-58)

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

L’esperienza nella fede in Gesù deve sempre sentirsi provocata al cambiamento: ti credi di essere riuscito a inquadrare la figura di Gesù nel tuo corretto modo di pensare, in uno schema di comprensione, che a tutti è necessario per capire la realtà, e invece ti sei fatto un’immagine tutta tua, comoda, in difesa, acquietante …

I concittadini di Gesù – gli abitanti di Nazareth – vivono questa provocazione: hanno sentito che Gesù sta spopolando nelle contrade vicine, è partito dal loro paese con una decisione radicale, si è spostato sulle vie del lago dove la gente sviluppa i suoi affari, la sua vita sociale, i suoi lavori artigianali … ha predicato, ha fatto miracoli, ha trascinato nella sua avventura gente matura, giovani, persone per bene … Ora ritorna a Nazareth …

“Ma … non è il carpentiere? non è il figlio di Maria? la sua famiglia non è quella che incrociamo tutti i giorni in sinagoga, per la spesa, o al mercato? Non è quello che sta fuori alla sera con i nostri figli?”

… e si scandalizzavano di lui, dice il Vangelo: la sua umanità, la sua popolarità, la sua quotidianità era un ostacolo per vederci dentro la presenza di Dio.

C’era in lui una sapienza, una forza, una consuetudine al meraviglioso che è tipico di Dio; c’era in lui l’evocazione di una speranza che richiamava invocazioni profonde verso l’Altissimo, ma … era un comunissimo giovane di cui si sapeva tutto, completamente posseduto da sguardi, informazioni, relazioni quotidiane.

“Se Dio si deve manifestare non sarà certo in questa normalità e debolezza.”

Come sempre, come anche per noi, Dio, pur immaginato come indicibile, sorprendente, ed è inscatolato nei nostri schemi … ma la cosa che sorprende ancor di più è la umanissima sorta di “crisi” che  assale Gesù: si meravigliava della loro incredulità, della loro incapacità a forare la crosta dell’umano, del quotidiano per vederci spiragli di infinito … e Gesù è di fronte al mistero della libertà dell’uomo.

Il messaggio del Vangelo non si impone, ma si offre: non può penetrare là dove viene radicalmente rifiutato, neppure Dio può far violenza alla libertà dell’uomo!

Questa meraviglia di Gesù è espressione della logica di Dio che si abbassa al livello dell’uomo, la logica di un Dio “debole” che deve diventare la logica della Chiesa e di ogni credente.

Dirà San Paolo: “La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza.”

Che parte ha avuto Maria in questa vita di Gesù? Ieri abbiamo visto la sua grande disponibilità a diventarne la mamma: a 12 anni le era capitato durante il pellegrinaggio a Gerusalemme di averlo smarrito … immaginate il dolore e la tensione di Maria e Giuseppe. 

Gesù era rimasto a Gerusalemme: un modo di dire così indica che Gesù è deciso a fare di Gerusalemme il vertice della sua missione.

Gesù compie il pellegrinaggio con un anno di anticipo sul suo essere adulto, anticipa con questo pellegrinaggio il desiderio che lo spingerà a Gerusalemme per mangiare la sua Pasqua.

Il ritrovamento è immagine precisa della scoperta di lui risorto: infatti, lo trovano seduto, un verbo che, mentre fotografa una posizione fisica, definisce una funzione che gli spetta dopo la morte e la risurrezione; si siederà alla destra di Dio. È nell’atto di insegnare come spetta al Signore del cielo e della terra, è lui la sapienza, lui la riposta, lui ancora che spiega le scritture in virtù della sua consacrazione nella morte e risurrezione.

Qui tra i dottori anticipa il suo stato futuro … e Maria quando lo vede gli racconta tutta la sua ansia, la sua ricerca, il suo affanno, il suo non capire, proprio come i discepoli di Emmaus … e tra le prime parole di Gesù che ci sono riferite nei vangeli appare la bellissima parola: padre, abbà … è venuto al mondo per questo, per dirci che Dio è Padre. 

Il quadro allora si ricompone: lo smarrimento e il ritrovamento sono figura di una morte e una risurrezione, di un futuro certo. 

Maria non ha capito ancora tutto il futuro di Gesù: come è difficile per noi entrare nel suo ordine nuovo di idee, di sentimenti, di slanci e di azioni, ma ci indica la strada da percorrere.

Sta con Gesù, e custodisce ogni parola come un seme: è quel seme che viene gettato “larghissimamente” dal seminatore e che trova nel cuore di Maria, come nel cuore di ogni uomo, la possibilità di svilupparsi.

In Maria si è sviluppato al cento per cento, ora lei scompare nella vita quotidiana della santa famiglia: lì il Signore ha imparato ad essere abbracciato e baciato, allattato e amato, a toccare e parlare, giocare, camminare e lavorare, a condividere i minuti, le ore, le notti e i giorni, le feste, le stagioni, gli anni, le attese, le fatiche e l’amore dell’uomo; lì ha ascoltato le parole della Torah, della legge, le preghiere a Dio, di cui non si poteva pronunciare il nome e che lui sentiva come papà. 

Dal padre Giuseppe ha imparato a progettare la sua vita, a lavorare per avere un futuro, a relazionarsi con tutti per dare il suo contributo alla società: cresceva in età sapienza e grazia, dice il Vangelo, sviluppava la sua vita, dava risposte alle sue domande di significato e accoglieva i doni di Dio in un ascolto profondo … quello che ogni uomo ha il diritto di costruire in un clima di comunione e di partecipazione, senza accampare diritti o esigere doveri, ma solo vivendo la forza dell’amore.

La famiglia di Nazaret può ben essere una speranza per le nostre fragili famiglie, alle quali purtroppo ogni potere politico che si avvicenda in Italia non è capace di dare serenità e speranza civile; andiamo ancora verso famiglie di figli unici o si può sperare ancora di avere dei fratelli, delle sorelle, avere qualche comodità di meno, ma un amore più largo, qualche promessa politica inutile e un investimento invece sulla famiglia?!

Una famiglia così ce l’auguriamo tutti, e la invochiamo da Dio per tutti i nostri ragazzi, i nostri giovani, che non devono essere costretti a cercare nella droga la risposta alla carenza della figura del padre o della madre, del clima d’amore di una famiglia.

Gorfigliano 30 Luglio 2021
+Domenico

La debolezza di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,54-58)

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Audio della riflessione

L’esperienza nella fede in Gesù deve sempre sentirsi provocata al cambiamento: ti credi di essere riuscito a inquadrare la figura di Gesù nel tuo corretto modo di pensare, in uno schema di comprensione, che a tutti è necessario per capire la realtà, e invece ti sei fatto un’immagine tutta tua, comoda, in difesa, acquietante …

I concittadini di Gesù – gli abitanti di Nazareth – vivono questa provocazione: hanno sentito che Gesù sta spopolando nelle contrade vicine, è partito dal loro paese con una decisione radicale, si è spostato sulle vie del lago dove la gente sviluppa i suoi affari, la sua vita sociale, i suoi lavori artigianali … ha predicato, ha fatto miracoli, ha trascinato nella sua avventura gente matura, giovani, persone per bene … Ora ritorna a Nazareth …

“Ma … non è il carpentiere? non è il figlio di Maria? la sua famiglia non è quella che incrociamo tutti i giorni in sinagoga, per la spesa, o al mercato? Non è quello che sta fuori alla sera con i nostri figli?”

… e si scandalizzavano di lui, dice il Vangelo: la sua umanità, la sua popolarità, la sua quotidianità era un ostacolo per vederci dentro la presenza di Dio.

C’era in lui una sapienza, una forza, una consuetudine al meraviglioso che è tipico di Dio; c’era in lui l’evocazione di una speranza che richiamava invocazioni profonde verso l’Altissimo, ma … era un comunissimo giovane di cui si sapeva tutto, completamente posseduto da sguardi, informazioni, relazioni quotidiane.

“Se Dio si deve manifestare non sarà certo in questa normalità e debolezza.”

Come sempre, come anche per noi, Dio, pur immaginato come indicibile, sorprendente, ed è inscatolato nei nostri schemi … ma la cosa che sorprende ancor di più è la umanissima sorta di “crisi” che  assale Gesù: si meravigliava della loro incredulità, della loro incapacità a forare la crosta dell’umano, del quotidiano per vederci spiragli di infinito … e Gesù è di fronte al mistero della libertà dell’uomo.

Il messaggio del Vangelo non si impone, ma si offre: non può penetrare là dove viene radicalmente rifiutato, neppure Dio può far violenza alla libertà dell’uomo!

Questa meraviglia di Gesù è espressione della logica di Dio che si abbassa al livello dell’uomo, la logica di un Dio “debole” che deve diventare la logica della Chiesa e di ogni credente.

Dirà San Paolo: “La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza.”

30 Luglio 2021
+Domenico

Cercatori di Dio, mai tombaroli

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-46)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Audio della riflessione

Scoprire qualcosa per cui valga la pena di vivere è la cosa più bella che può capitare a un persona, ed è la cosa necessaria che dà a tutti la forza per affrontare il rischioso mestiere di vivere.

Tante vite sono annoiate perché godono di un massimo di possibilità da realizzare, ma non hanno una molla interiore per decidersi … e questa scatta nell’uomo quando è folgorato dalla verità

Il problema non è solo essere liberi, ma essere veri, cioè essere posseduti da uno sguardo bello sulla vita da far scattare dedizione assoluta a una causa e in questa incanalare tutte le energie possibili, comprese quelle nuove che si innescano proprio per la soddisfazione di aver trovato qualcosa di bello che ti incanta: è così dello sportivo, del ricercatore, dell’innamorato.

Gesù è stato così nella sua vita: è stato un uomo in cui sono letteralmente scoppiati ideali alti e per questi ha dato la sua vita … e paragona l’uomo a un cercatore di tesori, a un appassionato di cose belle, sorprendenti, capaci di creare felicità.

Non smettere mai di cercare nella vita! Devi stanare da essa i tesori che Dio ci ha messo dentro: solo così sarai felice!

I primi cristiani hanno dato la vita per la fede che avevano trovato e che aveva riempito la loro esistenza.

Quando il cercatore di tesori, non il classico tombarolo – come capita da noi – intuisce che in un luogo c’è qualcosa di grande valore, fa di tutto per venirne in possesso.

Il vangelo dice “vende tutto quel che ha e compra il campo in cui sa di trovare il tesoro” e questo lo fa non con tensione, con avidità, con la furbizia dell’inganno, ma pieno di gioia.

La bellezza per cui siamo creati ha una forza di attrazione incoercibile in noi, e ci provoca la vera gioia!

Di queste esperienze di assoluta dedizione nella gioia è fatto il Regno di Dio: la vita cristiana non è la concentrazione degli scontenti, dei musoni, degli arrabbiati o dei delusi della vita, ma è un popolo gioioso che sa di avere davanti grandi mete capaci di dare felicità e …

  • a queste orienta tutta la sua esistenza
  • in essa pone i suoi pensieri
  • per essa costruisce nuove relazioni

non si stanca di comunicare quel che ha trovato, di coinvolgere ogni persona che incontra, e condivide con lui passione per il Regno di Dio, e chiama tutti a fare festa, questa grande festa, quella vera del regno dei cieli, del regno di Dio, che è la festa della vita.

28 Luglio 2021
+Domenico

Dio offre sempre conversione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 41-43) dal Vangelo del giorno (Mt 13, 36-43)

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Audio della riflessione

L’esperienza di dover convivere nel mondo con molte impostazioni di vita diverse è un dato di fatto comune ai più piccoli centri, come alle grandi città: la mescolanza di popoli ci ha abituato a vedere modi diversi di vivere, di credere, di fare famiglia, di educare, di pregare …

C’è però da sempre un’altra convivenza che non solo sta all’esterno di noi, ma si colloca pure nella coscienza: la compresenza del bene e del male, di buoni e cattivi, di gente che si comporta onestamente e di gente che offende, estorce, danneggia, fa il male.

Non si tratta di giudicare le persone, ma di fotografare la grande pervasività del male nel mondo! 

Zizzania, la chiama Gesù Cristo nelle sue parabole: è talmente radicata nella vita che se la togli, ti strappa via anche il bene; l’estirpazione è una operazione talmente difficile e delicata che non ti permette di avere attenzione a tutto il bene che c’è attorno.

Quanti di noi proprio a contatto con il male hanno imparato a cambiare il proprio comportamento, a diventare più decisi nel bene; quante persone accostate con pazienza e cuore fermo nella verità, hanno trovato la strada della conversione.

E’ solo lui, Gesù, il giudice che premia e castiga: a noi compete aspettare, lasciare fare a lui, il che non significa che ci va bene tutto, che dobbiamo soccombere ai malvagi, agli ingiusti, ma che dobbiamo tenere talmente alta la nostra giustizia e la nostra bontà, da sconfiggere solo così il male.

Dio offre conversione attraverso la sopportazione e il comportamento dei buoni, attraverso la loro coscienza retta e l’aiuto a tutti per vedere dove sta il bene.

Occorre lasciare tempo perché il mondo riesca a decidersi di cambiare … anche in casa capita spesso così con i figli, con il marito o la moglie: ne guadagna al bene di più la comprensione, la dolcezza, la pazienza che l’urlo, il castigo, la piazzata.

Non è così purtroppo nei rapporti pubblici o politici, dove segnare a dito, gridare allo scandalo, sembra sempre più giusto che aiutare a cambiare.

Essere misericordiosi con i cattivi è collaborare al lavoro di Dio nel mondo; alla fine due grandi fuochi illumineranno la scena: quello che brucia il male e quello che farà risplendere il bene … e sicuramente sarà sempre più grande quello del bene, perché Dio non ci abbandona, non vuol fallire con il creato che ha costruito, con gli uomini che ha messo al mondo.

27 Luglio 2021
+Domenico

Dio è il Dio dei deboli, non degli indifferenti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 31-35)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Audio della riflessione

La nostra società è tentata sempre di cose grandi e di sentimenti forti. Una grande riunione di massa, uno stadio pieno, una vittoria al mondiale, un dramma coinvolgente, sentimenti violenti e inaspettati, successi chiari e senza dubbi. Invece la nostra vita quotidiana si svolge tra una sequenza che ci sembra interminabile di ore normali, di gesti semplici ripetuti fino alla noia, di abitudini, di andate e ritorni, di levate mattutine e di rientri notturni. Ogni giorno occorre preparare il pranzo, rigovernare la casa, aprire e chiudere il cantiere, sistemare il negozio, far uscire e rientrare l’automobile… Per fortuna che tante cose le facciamo senza pensarci altrimenti ci assalirebbe una noia mortale. Ma è tutta qui la nostra vita?

Gesù dice che il regno dei cieli, il meglio della vita, il suo segreto, la sua grandezza, sta in un piccolo seme, gettato in un campo. E’ qualcosa che nessuno nota, che spunta indifeso, che rischia di essere calpestato da tutti, ma che ha in se una forza e una destinazione incoercibile. Diventa albero contro tutte le apparenze.

Il regno dei cieli è come un pizzico di lievito, qualcosa di invisibile, ma che movimenta tutta la pasta. Nella nostra realtà quotidiana Gesù ha messo tutta la forza per farla diventare la nostra felicità. Occorre guardarci dentro, non lasciarci trarre in inganno dalle cose grandi, chiassose, forti e violente. Dio agisce nella storia quotidiana, nasconde nei nostri passi giornalieri la sua forza e costruisce il mondo con la nostra povera, piccola, tenue, debole vita. E’ interessante vedere come da piccoli paesi, da borgate disperse sulla montagna senza orizzonte o nelle pianure senza confini, nascono persone che cambiano il mondo, uomini e donne che lievitano la realtà e la portano a pienezza. Dietro questi personaggi, ci sono stati una mamma, un papà, un prete, un insegnante, un nonno, una zia, che hanno amato nel silenzio, hanno voluto bene, si sono sacrificati, hanno scritto nella vita quotidiana un amore, tenace e pieno. Non hanno bisogno di apparire, basta loro essere se stessi.

Ecco, la speranza del mondo di Dio sta  nella semplicità di un seme che si porta dentro la forza incoercibile di Dio, e Dio si trova meglio a lavorare con la nostra debolezza, non con la nostra indifferenza.

I santi Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù ci riportano a quella che da quest’anno si celebra alla festa dei nonni. Papa Francesco ci ripete spesso che la saggezza dei nonni è assolutamente necessaria per dare sale e sapore ad ogni esistenza e una solidarietà nonni e giovani aiuta a non pensare mai nessuno come scarto

26 Luglio 2021
+Domenico

La pazienza è figlia della fede e sorella della speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 24-30)

Un’altra parabola espose loro così: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».

Audio della riflessione

La parabola della zizzania ci aiuta a capire il perché della compresenza nel regno di Dio annunciato da Gesù, di semi di bontà autentica, ma anche di semi di realtà decisamente cattive. La domanda che ci facciamo …. sempre è “se Dio è buono perché c’è ancora tanto male nel mondo?”

Se poi guardiamo anche alla chiesa la domanda diventa “Perché proprio tra quelli che tu hai incaricato di annunciare il tuo regno, di vivere il vangelo, di guidare la Chiesa c’è ancora tanto male, tanti scandali, e i cristiani si nascondono dietro un dito con le loro malvagità?”

L’aspettativa è che alla venuta di Gesù, questo mondo avrebbe dovuto cambiare … invece ci troviamo a fare i conti con tutte le possibili malizie che l’uomo inventa, le sue brutture, la sua incorreggibilità forse.

Gesù dovrebbe aver fatto subito piazza pulita: mettere a posto le cose sbagliate e  più evidenti, e invece tutto è come prima.

I primi ad accorgersi sono i discepoli di Giovanni il Battista, che non era stato tenero contro l’ipocrisia, contro i comportamenti errati di tante persone, di categorie diverse: parlava di vento che spazza l’aia dalla pula e di fuoco che la brucerà…

L’atteggiamento di Gesù invece è di non dividere i buoni dai cattivi, i giusti dagli ingiusti, ma di proporre un atteggiamento nuovo: non abbandonare i peccatori e far sperimentare loro la grande misericordia di Dio.

Qualcuno potrà dire che Dio è l’autore della presenza del male, e … se non lo è, sicuramente è impotente e toglierlo … e invece, buon per coloro che sono più cattolici del papa, che Gesù abbia detto che il seme cattivo l’ha deposto il nemico, altrimenti metterebbero anche Dio alla sbarra.

Ma come possiamo vincere questa zizzania? Una risposta lapidaria a questo nostro smarrimento è la pazienza, virtù delicata, difficile e molto assente ai nostri tempi: non è l’indifferenza di fronte al male, nessuna confusione tra bene e male, nessuna rassegnazione se il male continua ad avanzare, non è uguale il carnefice e la vittima … e per noi, nessun dichiararci buoni e tacciare soltanto gli altri come cattivi.  

Occorre avere pazienza! Intanto guardiamo quanto bene c’è e perdura nonostante tutto: se perdiamo questo modo di vedere tra noi, sicuramente il male lo vediamo tutto dall’altra parte e diveniamo intolleranti.

La pazienza è figlia della fede e sorella della speranza: chi perde la pazienza si crede di essere lui solo che risolve i problemi, invece dobbiamo avere l’umiltà di affidarci a Dio, di porre la nostra speranza in Lui. Il male nel mondo è dato dal cattivo uso della nostra libertà, dalla nostra debolezza che non sa orientarsi al bene.

La nostra vita è un grande campo di grano in cui attecchisce anche l’erba cattiva che prende linfa nei nostri cuori.

Dio è pieno di misericordia: “Lascia che crescano assieme! Diamo un’altra possibilità di cambiare, di orientarsi alla bontà! Solo alla fine si farà il giudizio, e allora Dio interverrà.”

Per ora dobbiamo convivere con il peccatore, pure dentro di noi, anche se prendiamo tutte le distanze dal peccato.

24 Luglio 2021
+Domenico

La fede è più forte di una parentela con Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

E’ molto bello quando entri in amicizia con qualcuno e scopri la rete dei suoi parenti, della sua famiglia: i fratelli, le sorelle, i cognati, gli zii, i suoceri, i cugini … in certi nostri paesi, la metà delle persone ha legami parentali, ha stabili rapporti di mutuo aiuto, di solidarietà: gli interessi e gli affetti si intrecciano, le liti pure … è importante allora dare a questi legami la loro vera natura, il loro vero compito e soprattutto orientarli alla libertà e sempre alla verità.

Capitò così anche a Gesù di sentirsi dire un giorno “ci sono qui, quelli della tua famiglia, i tuoi parenti, tua madre, i tuoi fratelli” … la parola fratello nella bibbia ha accezione molto larga, non significa solo che è figlio della stessa madre, ma indica ogni legame di parentela e di vita solidale della tribù, spesso anche dello stesso villaggio in cui si vive.

Gesù, come sempre non perde occasione per andare in profondità, per cercare i veri significati del vivere: La consanguineità più vera che si può avere con Gesù quale è? E’ un legame di sangue o di fede? di quartiere, di “vicinato” o di intimità con Dio, suo Padre?

Ecco, di fronte alla grande e meravigliosa paternità di Dio nei confronti di Gesù, si può ridurre la consanguineità a quella della parentela?

E Gesù quindi mette in questione le cose più ovvie, perché si portano dentro il mistero della vita: credi di avere in mano la realtà, ma ti supera sempre, è sempre più profonda di quanto pensi, perché è abitata dallo Spirito, perché è sempre la casa di Dio!

Chi sono i suoi, chi è che gli è consanguineo, chi fa parte intimamente, strettamente della cerchia del Messia? Guardiamo bene anche a chi gli è madre … perché Maria è la madre di Gesù? Forse perché fa parte di una discendenza particolare? Forse perché c’era scritto nella sua genealogia che Dio per forza doveva passare di lì? Sua madre gli è madre perché ha detto nel massimo della sua libertà, fede e adesione a Dio il suo ! E’ madre perché ha accolto una Parola: lei ha accolto al meglio che si poteva la Parola, tanto che si è fatta carne nella sua corporeità, ma prima ancora nella sua vita profonda, nella sua fede!

Dio ci dona di rinnovare ogni giorno i nostri progetti: Lui ci dona la grazia di far parte di questa grande parentela non del sangue, ma della fede e di una vita donata: lo sfondo è sempre la vita quotidiana, la decisione … di affidarsi completamente a Dio, tanto da farsi fare da Lui l’orario dei nostri giorni!

20 Luglio 2021
+Domenico