Voglio una vita alla grande

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 16-22)

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Audio della riflessione

Voglio una vita alla grande, non mi bastano le mezze misure, non sono più appagato dallo stare a parlare … questa vita mi passa via e non me ne accorgo! Sono stanco di stare a guardare, voglio mettermi nella mischia … hai una ricetta di bontà da eseguire, il tuo segreto dove sta? Come fai tu ad essere così felice, a farti ascoltare da tutti? Quale è la formula vincente della vita?

Era la domanda ingenua, ma vera che un giovane è andato a fare a Gesù … è la domanda che forse anche tanti di noi si sentono di dovere fare a Dio: dove sta il segreto di una vita pienamente realizzata?

Se vuoi entrare  nella vita: osserva i comandamenti“, gli risponde Gesù.

Gesù lo mette di fronte alla sua vita, ai comportamenti normali di tutti, a quella legge naturale che fa da sola una certa bontà e il giovane è di quelli che queste cose le fa già, ma probabilmente non gli dicono niente …

Tutte queste cose le ho osservate. Che cosa ancora mi manca? 

C’è un altro giovane nel Vangelo che si trova in questa situazione: tutto a posto, tutto in regola, tutto casa e chiesa, azienda e babbo, tutto stalle e vitelli … “Io non sono di quelli che fanno storie, quello che c’è da fare lo si fa. Ogni giorno ha i suoi contrattempi, ma si può ben resistere.” … è il figlio maggiore della parabola del padre misericordioso: non s’accorge che è spento dentro, non c’è più niente che lo entusiasma … si è abituato ad amare di più i vitelli del padre che suo padre! Non si fa più domande, ha soltanto da riscuotere nella vita.

Il giovane ricco almeno si è accorto che c’è qualcosa che non gira: “Che cosa mi manca?” … e Gesù gli dice “sei troppo attaccato a te stesso” e gli spara quella raffica di verbi, che sono i verbi della felicità “va, vendi, regala, vieni e seguimi. staccati da tutto e sta con me. Sei infelice perché ti riempi di cose, non ti decide per niente e per nessuno. La vita è bella se ne fai dono, non se la rubi agli altri. Qui sta la tua infelicità.”

Quel giovane sta troppo comodo nel suo loculo, col suo cellulare, con la sua automobile, con il suo cavallo o la sua moto, con le sue avventure e …  non ha forza di fare niente di questo e resta infelice, come spesso restiamo noi.

Ce ne è un terzo che si chiama Rocco di Montpellier: lui sta bene a casa sua, ha un buon rapporto con tutti, ma sente di dover andare in pellegrinaggio a Roma sulle tombe degli apostoli a ridare forza alla sua fede. Si incammina, è già in Italia, ma non può non accorgersi di quanta gente sta soffrendo e morendo dalla peste e decide di soccorrere questi perché è qui che lo vuole il Signore e interrompe il suo pellegrinaggio rischiando tutti i giorni la vita con gli appestati.

Soccorre, consola, nutre, lava, non si stanca mai … alcuni li guarisce … dove passa lui passa la mano di Dio, la sua forza, il suo perdono, la sua guarigione … e riesce a dare ancora più forza alla sua fede sulle tombe degli apostoli … e il suo ritorno è ancora una immersione più decisa e grave nella pestilenza, tanto che anche lui ne rimane intaccato.

Si ritira in un bosco da solo per non contagiare e qui un cane, che sempre appare in tutte le sue raffigurazioni, statue, quadri, pale di altare, gli porta ogni giorno un pane; il padrone del cane, insospettito, lo segue, e scopre questo relitto d’uomo: se ne cura e la vita continua.

Morirà a casa sua, in incognito come figlio, perché è passato tanto tempo dalla partenza e tanta sofferenza lo ha reso irriconoscibile: solo dopo la morte verrà riconosciuto. Diventerà uno dei santi più venerati e invocati: in Italia almeno 3000 chiese gli sono dedicate!

Oggi anche noi ci rivolgiamo a San Rocco, con fiducia, con speranza, perché visiti anche questa nostra infinita pandemia e ne invochi con noi la fine da Dio.

16 Agosto 2021
+Domenico

A Maria attraverso san Massimiliano Kolbe

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 13-15)

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Spesso mi sono domandato perché Gesù ha messo al centro del suo regno i bambini, fino a farli diventare una condizione necessaria per appartenere al regno dei cieli. Forse perché sono buoni? O perché non fanno del male a nessuno? Noi sappiamo che anche i bambini sono capricciosi, anche loro si confrontano con l’egoismo e la contrapposizione con gli altri: anche per loro deve essere prevista una crescita faticosa verso il bene; forse perché sono semplici, indifesi, poveri di sicurezza … sicuramente anche queste qualità aiutano ad avvicinarsi all’ideale del regno di Dio.

Gli apostoli già cominciavano ad “allungare le mani” sull’appartenenza al regno di Dio: pensavano di averne l’esclusiva perché loro conoscevano Gesù, stavano con Lui, lo seguivano in un tirocinio severo di vita … credevano di essersi guadagnati un posto per la loro continuità e sequela e avevano cominciato a difendere il proprio posto: non volevano tra i piedi nessuno, come spesso si fa da adulti quando non si sopportano coloro che ti chiedono continuamente cura relazione, affetto, tempo … i bambini per esempio … e – dice il Vangelo – che gli apostoli li sgridavano: è Gesù che li difende, che li sceglie, che si mette ad ascoltarli e a benedirli.

Loro, i bambini sono i veri soggetti del regno di Dio, le persone che stanno con diritto nel nuovo popolo di Dio: I bambini sono il centro del regno dei cieli perché si sanno abbandonare con fiducia nelle mani di un papà, sanno che tutto dipende da Lui, che Lui è la loro forza e la loro certezza; quando danno la mano al papà – che è Dio – non hanno più paura di nessuno, si sentono sicuri, orgogliosi di lui non di se stessi; lo sanno apprezzare, lo accarezzano, lo vogliono sempre con sé, ne vanno orgogliosi.

Forse non è sempre così di noi cristiani nei confronti di Dio: noi crediamo di poter essere autosufficienti, anzi spesso buttiamo fuori Dio dalla nostra vita, lo offendiamo e bestemmiamo, lo abbandoniamo per seguire le sirene del nostro egoismo.

Crediamo di poterne fare a meno perché ci sentiamo noi i padroni dell’universo, invece dobbiamo diventare come i bambini, vivere di fiducia: le nostre energie si moltiplicheranno e costruiremo con Lui il regno dei cieli.

Oggi non possiamo non ricordare e chiedere l’intercessione a san Massimiliano Kolbe, frate francescano di grande cultura, capacità imprenditoriale, scrittore e comunicatore della fede e apostolo dell’Immacolata: è morto ad Auschwitz, offrendo la sua vita in uno scambio assolutamente sempre vietato con un condannato a morte per decimazione. Stranamente lui ci riuscì, l’altro fu risparmiato e fra Massimiliano fu messo a morire di fame in una cella, che ancora si può visitare nel campo di Auschwitz.

In questa vigilia dell’Assunta è la persona più indicata a farci incontrare Maria.

14 Agosto 2021
+Domenico

Il matrimonio è un grande dono di Dio, di cui è geloso

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 3-12)

Audio della riflessione

Che la vita delle nostre famiglie sia in difficoltà è un fatto che tutti conosciamo: veniamo da un mondo che a questo riguardo era più solido … non c’erano divorzio e separazione, non c’erano famiglie di fatto … le difficoltà del vivere assieme, della fedeltà coniugale ci sono sempre state, ma il modo di reagire, il contesto culturale permetteva di mantenere, anche se a fatica, l’unità, la indissolubilità del matrimonio.

Gesù nel vangelo è molto preciso. Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non separi! Oggi invece metà famiglie o quasi si sono formate dopo divisioni, il divorzio diventa un fatto normale.

I figli non sanno più a chi fare riferimento, si sentono abbandonati o contesi … anche se si tenta di ridurre i danni, non si può capire fino in fondo quanta sofferenza si crea nei figli!

Noi dobbiamo riscoprire che il matrimonio per i cristiani è un sacramento, ne ha tutta la forza e la bellezza dell’ideale! Amare l’altro come altro è mettere tra me e lui Dio: questa mediazione di Dio tra me e l’altro è come la luce tra me e le cose: mi permette di vederle per quello che esse sono in se, non per me, svelo le loro vere forme – immaginate che bello questo tra … marito e moglie.

Dio in Gesù dimostra che per un cristiano l’amore genuino non misura quanto dà o cosa riceve: nel matrimonio siamo chiamati ad amare al di là di ciò che potremmo ricevere e anche quando l’altro non fosse più in grado di dare niente.

L’aprirsi totalmente all’altro/a diventa il modo più vero di ritrovare se stessi: è amore gratuito. Dio in Gesù dimostra che le parole che colorano l’amore tra due sposi sono “sempre” e “comunque”, sono impegnati a non ritirare il loro affetto e la loro cura nemmeno quando l’altro sbaglia, tradisce o fa male: è amore fedele!

Essere fedeli vuol dire anche sentirsi impegnati a coltivare l’amore, a educarlo: il matrimonio non è la tomba dell’amore, ma la sua culla. L’amore ce l’ha scritto nel suo DNA.

Certo se è avventura, se è imbroglio, se è calcolo per avere comodità o soldi o interessi il “per sempre” è sprecato, in questo caso però non è amore, non è vero matrimonio come lo vuole Dio.

Dio stravede per due persone che si sposano, perché il matrimonio è l’unica vera immagine che viene scritta nel mondo del suo amore e non può vederlo buttare via per ogni difficoltà: ho conosciuto persone che hanno avuto crisi, ma sono state capaci di ritornare, di rimettersi assieme, di perdonarsi, di accettarsi di nuovo. Certo hanno pensato che Dio poteva essere la loro forza, che l’amore lo si impara da lui, dalla sua parola, non dalle riviste erotiche.

C’è qualcuno che è disposto a sostenere questo cammino, quando trova ostacoli? Le coppie cristiane non sono quelle che guardano con rimprovero chi sta in difficoltà, ma quelle che si fanno in quattro per aiutare a sperare, come fanno loro giorno per giorno, senza sicurezza, ma con la certezza di avere l’aiuto di Dio.

13 Agosto 2021
+Domenico

Il Perdono sempre contro ogni disperazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 21-22) dal Vangelo del giorno (Mt 18, 21-19,1)

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

Audio della riflessione

Pietro domanda un giorno a Gesù quante volte deve perdonare. Si perdona sempre, perché abbiamo sempre bisogno noi di perdono. Avere bisogno di perdono significa essere consapevoli di aver tradito un amore smisurato e sentirsi addosso insistente una continua proposta d’amore che ogni giorno rimette in discussione la nostra vita. Bisogno di perdono è constatazione di tradimento, dopo insistite promesse di fedeltà e patti di amicizia. Bisogno di perdono è percezione di una inconsistenza esistenziale, dovuta alla sperimentazione di una assurda autosufficienza che ha disarticolato il  nostro senso del limite, il sentirsi creature, e aprirsi a Dio che solo può riempire la nostra vita vuota. Bisogno di perdono è consapevolezza che il male profondo che è il peccato non possiamo guarirlo da noi, non abbiamo la capacità di ricucire le nostre ferite. E’ solo Dio che lo può fare.

L’accoglienza del perdono è un atto di contemplazione, prima che la constatazione di un rimorso o di un pentimento. E’ incrociare lo sguardo di Gesù sulla nostra vita. E’ immergersi nel suo stato d’animo, nella sua innocenza assoluta, nella sua tenerezza. Non è guardarsi addosso per dire quanto siamo sbagliati, per aver vergogna di quello che siamo, per disprezzarci e registrare un altro smacco, un altro venir meno ai nostri impegni, un altro: non son capace di fare niente. Il bisogno del perdono cristiano non è “godere” di essere indegni, non è nemmeno dispiacersi di non aver avuto coerenza, ma è prima di tutto contemplazione di un amore, è capacità di lasciarci guardare con amore, è avere negli occhi lo sguardo di Gesù, risentire nel cuore il calore della sua amicizia, scomparire per far brillare la sua grazia. Il centro è Lui, non il nostro smacco o la nostra umiliazione. Spesso siamo più dispiaciuti di non essere stati all’altezza del nostro compito che di aver offeso Gesù. E’ Lui che dobbiamo mettere al centro. E’ Lui che dobbiamo contemplare in tutti i suoi gesti umanissimi di amore.

Abbiamo bisogno di trovare Grazia presso Dio, come l’ha trovata Maria, di essere immersi in un mare di gratuità, in una pienezza del tempo, in quel vortice della storia della salvezza che Dio ha sempre pensato per l’uomo, da quando ha deciso di rischiare sulla nostra libertà. Abbiamo usato la libertà per vivere da schiavi; diventare figli non è opera nostra; è solo per la pienezza del perdono di Dio, che non ci abbandona mai.

12 Agosto 2021
+Domenico

Se stiamo con gli altri, nel suo nome, lì c’è Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 19-20) dal Vangelo del giorno (Mt 18, 15-20)

In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Audio della riflessione

Essere cristiani non è mai stata una esperienza da “single”: è importante la coscienza personale, la propria libertà di decisione … sei tu che sei chiamato non il tuo gruppo o la tua famiglia … è verissimo che occorre partire sempre dalla propria libertà personale: sono finiti i tempi in cui si diventava cristiani perché lo erano tutti quelli del nostro ambiente, del nostro paese, della nostra città, della famiglia, anche se la cultura ha il suo influsso sempre, e così le tradizioni … ma quello che è assolutamente sempre vero è che la fede non è un fatto privato, non si chiude nella coscienza, non si isola dal mondo.

Non si può essere cristiani senza creare relazioni positive con gli altri, non si può amare Dio se non si ama  il prossimo.

Essere credenti in Cristo esige aprire la propria vita a una relazione di bontà con gli altri … proprio perché la fede è un atto d’amore e l’amore è vero se non termina su se stessi, ma si apre all’altro.

Ecco allora i tanti insegnamenti del Vangelo sulla necessità dell’amore a Dio e al prossimo contestualmente, del vivere uniti per chiamare nell’esistenza la presenza di Dio: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome lì ci sono Io”.

Ci si domanda spesso, dove sta Dio? Ci aiuta? È vicino a noi? Il modo più sicuro per sperimentare la sua presenza è stare assieme con le persone che incontriamo e che vivono con noi, nel suo nome … e lì c’è Lui: le nostre comunità cristiane allora diventano palestre di comunione, anche se è la comunione più impossibile perché ci stiamo tutti noi con le nostre divergenze, i nostri difetti, le visioni opposte di vita, le condizioni contrastanti … eppure Dio fa il miracolo di tenerci assieme, come ha tenuto assieme gli apostoli, i primi cristiani, popoli barbari e civili, potenti e deboli, schiavi e liberi.

Spesso la nostra testimonianza non è compresa dal mondo perché viviamo disuniti, perché non siamo capaci di mostrare il dono dell’unità: se non siamo capaci di stare uniti nel suo nome, Lui non c’è, non può starci, è contrario al suo stesso essere; siamo noi che lo buttiamo fuori.

“Come è bello che i fratelli vivano assieme” diceva il salmo: è un unguento sulle nostre ferite, un balsamo per la nostra cattiveria, una speranza per le nostre solitudini, una certezza della presenza del Signore tra noi.

11 Agosto 2021
+Domenico

Esistono momenti in cui la vita decide per te, se non sei pronto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)

Audio della riflessione

O la vita è una accozzaglia di eventi che si succedono a caso … e noi cerchiamo  di navigare a vista per cogliere le occasioni e sfruttarle al massimo per il nostro interesse, oppure la vita è una storia con un centro, un inizio, una fine, una direzione e noi ci aspettiamo di dover rendere conto a qualcuno di come l’abbiamo vissuta.

Gesù ci ha insegnato che il mondo è nelle mani di Dio, che da Lui ha avuto inizio e in Lui si compirà: la vita che viviamo sulla terra è incerta, provvisoria, destinata ad essere superata in una situazione definitiva e certa in cui tutto verrà trasformato nei cieli nuovi e mondi nuovi verso cui siamo incamminati … e Lui ci ha promesso che tornerà, e la nostra vita è meglio rappresentata da un’attesa vigile piuttosto che da un annoiato torpore fatalistico.

È segno di grande dignità per l’uomo sapere che deve rispondere a un giudizio, a una valutazione globale della sua vita, in una coscienza che permane come nucleo decisivo nell’evolversi degli eventi.

Tutto passa, tu rimani e ogni fatto della tua vita lascia sulla tua spiaggia un segno, viene infilato come un grano di una lunga collana … ma te la guardi ogni tanto questa collana? Riesci a legare i tuoi gesti in una storia? C’è una lampada nella tua esistenza che ti dissolve le ombre dell’insignificanza?

C’erano – dice -Gesù, dieci ragazze in attesa dello sposo: cinque avevano fatto scorta di olio per le lampade, sapevano che l’attesa sarebbe stata indecifrabile, che la vita era in salita, che non si è mai preparati abbastanza per affrontare la notte … altre cinque invece avevano preso l’invito a nozze con leggerezza: “Troveremo sempre qualche rimedio. Non vale la pena di preoccuparsi tanto della vita, qualche furbizia, qualche terno al lotto, le debolezze di qualcuno possiamo sempre sfruttarle”. Un vita lasciata continuamente al caso. C’è sempre tempo per decidersi …. ma non è vero! Esiste un momento in cui la vita decide per te e ti trova impreparato.

Si sente un grido nella notte: è qui, la vita è al suo culmine, la pienezza è giunta, la festa senza fine comincia, la tua lampada accesa ti fa trovare la strada, mentre il buio in cui ti sei adattato ti toglie ogni prospettiva. I rimedi dell’ultima ora sono pezze che si sfilacciano … e “la porta fu chiusa”.

Vigilate perché non sapete né il giorno, né l’ora. C’erano dei segni e non li abbiamo visti. Occorre riattivare la vita, il sentimento, occorre tornare a sperare! Dio la forza ce la dà sempre.

Questa forza e questo amore a Dio ha caratterizzato la vita di Santa Teresa Benedetta della Croce, ebrea convertita ( Edith Stein), patrona d’Europa, profonda conoscitrice dei misteri di Dio che morì nel campo di concentramento, perché ebrea. Oggi l’abbiamo come potente intercessione presso il Signore della vita, lo sposo sempre da lei sognato, agognato e sempre atteso.

9 Agosto 2021
+Domenico

Il coraggio di rigenerare sempre la nostra fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)

Audio della riflessione

C’è un padre disperato che un giorno va da Gesù e gli consegna suo figlio: per lui è un figlio “perso”, è intrattabile, non capisce ragione, è senza senso morale, ha perso ogni serenità, è condotto qual e là come uno straccio; non ha personalità, completamente dipendente da una cattiveria inspiegabile. Ha tentato di tutto, ma il male che abita nel figlio è più forte di qualsiasi ragionamento, di qualsiasi affetto.

“Le ho provate tutte, ma non ci riesco, l’ho fatto incontrare anche dai tuoi amici intimi, dai tuoi apostoli, ma non ho ottenuto nulla. Forse solo tu puoi fare qualcosa.”

Sembra la descrizione attuale di tanti rapporti tra genitori e figli, soprattutto quando nei figli entra un male che pare incurabile, una dipendenza che non si può vincere solo con la buona volontà, una assuefazione che ti si scrive nella carne, ti crea una natura somatica diversa, come la droga per esempio.

Questo figlio però non è drogato, è molto di più: è indemoniato, è “posseduto” da un male incurabile con le classiche medicine, è un diavolo che lo possiede … e non c’è che da andare da Gesù!

Il papà, che le ha provate tutte ingenuamente, dice a Gesù “se puoi fare qualcosa”: non sa che ha davanti il figlio di Dio, ma il suo cuore disperato può anche non saperlo, gli si affida lo stesso. Ha consapevolezza di non avere fede, o per lo meno di far fatica a credere, come tanti di noi; ha bisogno di rigenerare la sua fede che si è affievolita, si è a mano a mano spenta, divorata dalle preoccupazioni, dalle cose, dal consumo, dalla vita dura che vive e che non ha mai avuto il coraggio di mettere nelle mani di Dio con la preghiera. Forse … anche per questo suo figlio … vale il dire che è in queste condizioni perchè non ha mai avuto una parola di speranza … e la va a cercare da Gesù.

Gesù dice che queste vite dei vostri figli si possono aiutare spesso solo con la preghiera: è una preghiera viva, di fiducia, insistente, fatta anche di lacrime.

Chi non ricorda le lacrime di Santa Monica la mamma di S. Agostino che è riuscita a ottenere da Dio il dono della sua conversione? La speranza può tornare a far fiorire rapporti belli tra genitori e figli se si ha il coraggio di pregare.

Oggi ricordiamo il martirio di papa Sisto II, un vero padre con i suoi diaconi che furono uccisi con Lui presso le catacombe romane … e, quel giorno venne risparmiato solo per qualche giorno Lorenzo, che poi fu bruciato.

7 Agosto 2021
+Domenico

La Madonna della neve

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16, 13-23)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Audio della riflessione

Oggi è la “Madonna della Neve”.

Il testo del Vangelo è un classico delle feste della dedicazione di una chiesa: si tratta della Basilica di santa Maria Maggiore a Roma. Si narra infatti che nel IV secolo, sotto il pontificato di  papa Liberio, un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni insieme alla sua nobile moglie, non avendo figli decisero di offrire i propri beni alla Santa Vergine per la costruzione di una chiesa a lei dedicata. La Madonna apprezzò il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte tra il 4 e il 5 agosto, indicando con un miracolo il luogo dove sarebbe sorta la chiesa.

La mattina seguente i coniugi romani si recarono dal papa per raccontare il sogno fatto da entrambi: poiché anche il papa aveva fatto lo stesso sogno, si recarono sul posto indicato, il Colle Esquilino, che fu trovato coperto di neve in piena estate.

Il pontefice tracciò il perimetro della nuova chiesa seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire l’edificio sacro. Fatto leggendario, ma sta di fatto che la basilica c’è e che è stata per i primi secoli la chiesa d’Occidente più grande dedicata a Maria, e noi dedichiamo la nostra riflessione alla Madonna.

Nell’affidare a Dio la storia quotidiana il cristiano non può fare a meno di lasciarsi inondare dai sentimenti di Maria di fronte alla grande bontà di Dio: Quando Dio interviene nella vita di una persona non si può non esplodere di gioia! Lo è stato per tanti personaggi dell’antico popolo di Israele, lo è stato per il lebbroso che è tornato a ringraziare Gesù per aver avuto non solo la guarigione della lebbra, non solo una pelle e una carne fresca e le mani al posto dei moncherini, ma la salvezza e la nuova innocenza del cuore; lo è stato per il popolo d’Istraele dopo il passaggio del mar Rosso attraverso il cantico di Miriam la sorella di Mosè, e non poteva non esplodere nel cuore di Maria Vergine.

Ma la cosa che sorprende è che la gioia di Maria non è una dolce ingenuità, magari distaccata dalla storia di ogni giorno, “aerea” come tanti pensano sia la preghiera, ma è un giudizio netto sulla intera storia dell’umanità: da questo giudizio e da questa visione del mondo Maria diventa madre di ogni speranza viva.

Ha spiegato potenza, ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato umili, ha ricolmato affamati, ha rimandato ricchi, ha soccorso Israele: sono i sette verbi, non proprio innocui, di una visione di mondo, di uno sguardo lucido sulla storia.

L’avessimo noi oggi questa capacità di guardare i fatti della nostra vicenda contemporanea con gli occhi di Maria! Oggi che ci si appanna la vista perché vediamo solo superbi, potenti e ricchi vivere sfacciatamente sulla pelle degli affamati e umili, popoli inginocchiati nella fame e umiliati nella loro dignità, non solo ad opera di nemici, ma anche dagli odi degli stessi amici!

Quel bimbo che Maria si porta in seno ha già cominciato a riaccendere speranze: Maria aveva sognato un mondo nuovo donato da Dio ai poveri della terra; il popolo cui apparteneva glielo ricordava ogni giorno in sinagoga: “o cieli piovete dall’alto, o nubi mandateci il santo…forgeranno le loro spade in vomeri le loro lance in falci…non si eserciteranno più nell’arte della guerra.. il Signore Dio è in mezzo a te e ti rinnoverà con il suo amore…”

Ebbene, canta Maria, quel Santo, quel Signore è qui: questo niente che io sono, lo porta e lo consegna alla storia! Non deliravano i nostri profeti, non cantavano ai prigionieri per ingannarli, non ci siamo tenuti in cuore dei sogni come pietose terapie contro la depressione, non abbiamo finto di guardare al cielo perché incapaci di stare su questa terra: le nostre speranze non sono l’oppio dei popoli!

Non siamo stati ingenui perché ci siamo affidati a Dio e non al nasdaq o al mibtel o alle armi intelligenti: Dio è salvatore! L’onnipotente fa grandi cose! Il Santo è di parola, non dimentica, se ama , ama per sempre: non c’è ostinazione o cattiveria umana che fa tornare indietro Dio dalla sua misericordia!

Negli occhi velati di pianto per i tanti dolori della nostra vita si può sprigionare una luce e la bocca può esprimere un canto.

Maria, aiutaci a sperare sempre, a cancellare le nostre speranze spente con la tua speranza viva.

5 Agosto 2021
+Domenico

Mi bastano le tue briciole di vita anche per mia figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

Audio della riflessione

Siamo infettati tutti da una vecchia malattia: quella di dividere gli uomini in buoni e cattivi, gli uni tutti da una parte e gli altri tutti dall’altra. Se è possibile tra gli uni e gli altri ci costruiamo un muro.

Abbiamo tenuto per troppi anni senza troppi scrupoli il muro di Berlino: era per non far fuggire le persone, ma alla fine ha diviso le coscienze; ne hanno costruito un altro per dividere Israeliani da Palestinesi: è per difendersi dal terrorismo ma alla fine è un giudizio. Negli stessi Stati Uniti c’è un muro infinito che li separa dal Messico: è per difendersi dall’assalto dei poveri, ma alla fine crea e applica un’altra volta il principio del bene e del male.

E Dio … da che parte sta? Sicuramente da una sola!

Anche Dio lo vogliamo rinchiudere, vogliamo imprigionarne la presenza: era quello che capitava ai tempi di Gesù. Gesù è solo per i buoni e quindi scandalizza quando va a mensa con i peccatori conclamati. Gesù è per il popolo eletto e se lo incontra una povera donna straniera, di altra cultura, di altre abitudini religiose, ma con una vita a pezzi, un cuore lancinante di sofferenza, una pena che alla lunga le avvelena la vita (e purtroppo il dolore, la sofferenza non possono essere tenute lontane da un muro) ebbene se una povera donna nell’afflizione si rivolge a Gesù, ha bisogno, secondo la mentalità comune, di presentare il passaporto. Oggi le chiederebbero la carta green o qualche altra “certificazione di diversità”.

Gesù non le rivolse la parola: sta anche lui al gioco crudele del rinchiudere Dio da una parte … ma la fede non ha muri, il suo silenzio è quel silenzio di Dio che spesso sentiamo nella vita, è la prova che spesso si abbatte sulla nostra fede, che non deve lasciarsi scoraggiare nemmeno dal silenzio di Dio, che scava forza e sicurezza, arditezza e fermezza proprio nella prova.

“Non sarò figlia di Israele, non sarò parte del popolo eletto, non andrò mai in chiesa, non conoscerò bene tutti i comandamenti, non appartengo a nessuna consorteria che mi ti può raccomandare, starò sotto la tavola come i cagnolini, ma io so che in Te posso avere fiducia, che Tu sei troppo buono per lasciarti chiudere nelle divisioni degli uomini: hai occhi di grande amore verso tutti, non c’è nessun muro che ti limita lo sguardo. A me, di Te bastano solo le tue briciole, non chiedo altro, non vengo a invadere il posto di nessuno; so di avere un regalo grande che mi hai dato, come lo hai dato a tutti: la vita e la desidero ancora bella come l’hai voluta tu per mia figlia.”

È la fede di chi sa di dipendere in tutto da Dio, di non avere nessuna pretesa. Queste, le abbiamo noi, quelli dentro, che crediamo di poter guardare Dio dritto negli occhi.

E Gesù dice: “donna! grande è la tua fede” e sua figlia guarì.

4 Agosto 2021
+Domenico

Fede è abbandonarsi nelle braccia di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-36)

Audio della riflessione

Veniamo più o meno, tutti noi adulti da qualche esperienza di catechismo, di preparazione alla prima comunione o alla cresima: quelli della mia generazione sono stati abituati a un modello un po’ “idraulico” di insegnamento, i giovani di oggi sono stati coinvolti in esperienze più appassionanti … sta di fatto però che tutti, giovani e adulti, facciamo una gran fatica a toglierci di dosso l’idea che la fede è soprattutto credere delle verità, ammettere per vero ciò che si fa fatica a capire, a spiegare coi ragionamenti, con la razionalità.

La fede invece è soprattutto altro! È chiarissimo al riguardo Gesù in un suo dialogo serrato con Pietro: è stato tutta notte a pregare, ha avuto bisogno di una notte in intimità col Padre, aveva ordinato perentoriamente ai discepoli di prendere la barca di potarsi dall’altra parte del lago – perché dopo la prodigiosa moltiplicazione dei pani rischiavano di mettersi troppo al centro dell’attenzione della gente e non della loro ricerca di fede in Gesù – e Lui li avrebbe raggiunti in seguito.

Nel ritmo incalzante della giornata di Gesù c’è posto per la preghiera: è una preghiera in cui affiora alla coscienza il suo essere Figlio, questo mistero unico, impenetrabile, non condivisibile che diventa colloquio, estasi e il suo essere consapevolmente uomo e bisognoso di ritrovare costantemente in una preghiera accorata col Padre la nitidezza e il coraggio della propria esistenza.

Ebbene verso la fine della notte raggiunge i discepoli che sono in mezzo al lago sballottati da una brutta bufera: li raggiunge camminando sulle acque creando paura e terrore tra i discepoli … e Pietro è il primo a riaversi dallo stupore e chiede a Gesù: “perché non potrei anch’io camminare come hai fatto tu sull’acqua? Se sei così potente, perché non regali anche a me questa emozione?”

Vieni! gli dice Gesù. E Pietro cammina davvero sulle acque. Stava camminando per scherzo o per sfida; ma Gesù è vero, non è un ipnotizzatore, non è un fenomeno da baraccone!

Pietro è troppo concentrato su di se: si impaurisce e sta per andare a fondo!

Signore, salvami!

Gesù stese la mano come Dio stese la sua nel creare Adamo il primo uomo e Pietro fu riportato a un rapporto vivo con Gesù: “Uomo di poca fede! Hai dubitato! Credevi che io stessi a giocare. Ti affidi a me o ai miracoli, alle cose meravigliose, sorprendenti?”

Il dubbio di Pietro non è il dubbio intellettuale intorno alle verità di fede, ma la mancanza di fiducia in Gesù, il ritenerlo centro e forza di tutti i momenti della sua esistenza – e ancora non ci riesce a far questo – non solo delle difficoltà che incontra nella vita.

Questa è la fede!

3 Agosto 2021
+Domenico