Il dolore è sempre e solo un passaggio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,10-13)

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

Ci possiamo ribellare fin che vogliamo, possiamo stare giorni interi a discutere, possiamo mettere in atto tutte le nostre intelligenze e difese, ma con il dolore tutti nella vita dobbiamo fare i conti. È scritto nel nostro DNA. Si chiama fatica, si chiama malattia, si chiama offesa subita, ingiustizia, sopruso, si chiama pena o disagio interiore… può essere causato da noi o subìto da altri: sta di fatto che non lo si può ignorare.  

Anche nella vita di Gesù, nel suo desiderio solo di far del bene a tutti, di spendersi con generosità per la felicità di ogni uomo, di ogni malato o disperato, deve mettere in conto la sofferenza: il figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro.  

Il gruppetto dei discepoli molto presto si accorge che chi sta con lui non avrà vita facile, che chi lo segue si troverà prima o poi a dover affrontare solitudine e disprezzo, ingiuste accuse e patimenti. Non siamo facilmente irenici: tutto sorrisi e emozioni positive. Avvento non significa che stiamo aspettando la soluzione di tutti i problemi, che stiamo dimenticando le nostre pene quotidiane, ma solo che abbiamo una sicura compagnia nel viverle, una forza invincibile nell’affrontarle.  

Avvento significa essere avvertiti del futuro che ci aspetta e aiutati a trapassare con dignità la vita e i dolori nella compagnia dolcissima di Gesù, il figlio di Dio. È certezza che Dio nel suo misterioso disegno non ci lancia una corda o un galleggiante di salvataggio, dall’alto della sua posizione di superiorità e imperturbabilità, ma si immedesima nella nostra vita, ci sta fianco a fianco a costruire un futuro di salvezza e di senso. 

Con Gesù dentro nei meandri della nostra vita possiamo sentire sempre la paternità di Dio, la fratellanza con lui, e possiamo intravedere il vero futuro di beatitudine di questa umanità. Le guerre, le sofferenze, i mali del mondo sono ridotti a brevi periodi se li collochiamo nella storia dell’umanità, a spazi di purificazione, a rinascita di una umanità nuova, cui noi possiamo dare il nostro contributo. È difficile immaginare questo oggi con la tragedia di guerre crudeli, assurde, come tutte, ma ancor più brutali. Ciò ci fa capire come senza Dio possiamo ricadere sempre nella barbarie. Con Gesù la sofferenza non sarà più una condanna, ma una solidarietà e un abbraccio per la vita nuova, perché può contare sempre sulla immedesimazione di Dio nella nostra vita. 

È proprio così che Dio non ci abbandona mai. 

16 Dicembre
+Domenico

Gesù e Pietro, il cristiano e la chiesa pagano le tasse  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17, 22-27)

In quel giorno, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Audio della riflessione.

Pagare le tasse è sempre una pena, un problema, un fastidio. Non sai mai se sono giuste, se le useranno bene, se, come spesso si viene a sapere che qualcuno dilapida sempre il bene di tutti e speso resta impunito. Ma noi cristiani paghiamo le tasse come è giusto. Tanto più che le ha pagate anche Gesù a un governo di occupazione. Curiosissimo questo Gesù che paga le tasse assieme al primo papa S. Pietro. Gesù va al tempio, ha appena detto che va a morire e gli si presentano a chiedere l’obolo che ogni pio ebreo era tenuto a versare.  Strana cosa, ma anche oggi quando chiedi contributi per mantenere la chiesa si scatena ogni cattiveria possibile contro il vaticano, e su su fino a Dio, che tutto sommato non ha bisogno di chiese, ma siamo noi che abbiamo bisogno di Lui.  

Ebbene Gesù vede la stranezza di doversi pagare pure il tempio che hanno costruito per suo Padre. Il figlio di Dio deve pagare anche chi gli rende lode. Ma per non dare scandalo dice a Pietro di prendersi nella bocca di un pesce un denaro e di pagare per tutti e due. Gesù paga le tasse molto di più di tanti cristiani che non le pagano e si sentono tranquillamente a posto. 

Pagare le tasse è sentirsi cittadini a pieno titolo. E’ comprendere di far parte di una comunità e dare il proprio contributo per la vita comune, per il bene comune, per la convivenza. E’ sentirsi responsabili degli altri, dell’ambiente, dell’ordine, della pacifica vita di una città, di una nazione. Certo spesso ci viene da pensare a come vengono usati i soldi dei contribuenti. Ma è troppo comodo evadere con la scusa che non sono usati bene. Usarli per sé, quando sono diritto di tutti è il primo non usarli bene.  

Ma la tassa forse più vera è quella di mettere a disposizione della comunità anche civile oltre che cristiana la propria intelligenza e il proprio cuore, la propria fede, perché tutti ne possano godere. Dobbiamo avere il coraggio nelle nostre chiese di fare una banca del tempo, ove ognuno mette a disposizione se stesso per fare opere buone, una banca del cuore per non lasciare nessuno solo con se stesso, una banca della saggezza perché ogni persona abbia qualcuno che lo aiuta a districarsi dagli imbrogli, una banca del timor di Dio, perché tutti sappiano di essere amati da Lui..  

Questo fa nascere speranza perché è la vera solidarietà di cui tutti abbiamo bisogno.

14 Agosto
+Domenico

Non si aiutano i figli a vivere bene senza la preghiera  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Audio della riflessione.

C’è un padre disperato che un giorno va da Gesù e gli consegna suo figlio. Per lui è un figlio perso, è intrattabile, non capisce ragione, è senza senso morale, ha perso ogni serenità, è condotto qual e là come uno straccio; non ha personalità, completamente dipendente da una cattiveria inspiegabile. Ha tentato di tutto, ma il male che abita nel figlio è più forte di qualsiasi ragionamento, di qualsiasi affetto.  

Le ho provate tutte, ma non ci riesco, l’ho fatto incontrare anche dai tuoi amici intimi, dai tuoi apostoli, ma non ho ottenuto nulla. Forse solo tu puoi fare qualcosa. Sembra la descrizione attuale di tanti rapporti tra genitori e figli, soprattutto quando nei figli entra un male che pare incurabile, una dipendenza che non si può vincere solo con la buona volontà, una assuefazione che ti si scrive nella carne, ti crea una natura somatica diversa come la droga. Questo figlio però non è drogato, è molto di più: è indemoniato, è posseduto da un male incurabile con le classiche medicine, è un diavolo che lo possiede. E non c’è che da andare da Gesù. 

Il papà che le ha provate tutte ingenuamente dice a Gesù: se puoi fare qualcosa. Non sa che ha davanti il figlio di Dio, ma il suo cuore disperato può anche non saperlo, gli si affida lo stesso. Ha consapevolezza di non avere fede, o per lo meno di far fatica a credere, come tanti di noi, ha bisogno di rigenerare la sua fede che si è affievolita, si è a mano a mano spenta, divorata dalle preoccupazioni, dalle cose, dal consumo, dalla vita dura che vive e che non ha mai avuto il coraggio di mettere nelle mani di Dio con la preghiera; forse anche per questo suo figlio è in queste condizioni, non ha mai avuto una parola di speranza. E la va a cercare da Gesù.  

Gesù dice che queste vite dei vostri figli si possono aiutare spesso solo con la preghiera. E’ una preghiera viva, di fiducia, insistente, fatta anche di lacrime. Chi non ricorda le lacrime di Santa Monica la mamma di S. Agostino che è riuscita a ottenere da Dio il dono della sua conversione? La speranza può tornare a far fiorire rapporti belli tra genitori e figli se si ha il coraggio di pregare.

12 Agosto
+Domenico

Contempliamo il suo volto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Audio della riflessione.

A che cosa servono i cristiani in questo mondo? Che bisogno c’è della Chiesa in una società organizzata come la nostra?  Sanno organizzare bene la carità e l’assistenza! ma lo potrebbe far meglio uno stato più efficiente.  

Sanno elevare il livello materiale della gente verso mete più spirituali, meno materialiste! ma questo lo può frequentare la scuola, l’università, i circoli culturali se si organizzassero più capillarmente.  

I cristiani hanno molte attività aggregative e formative per i giovani! Ma questo lo dovrebbe fare la società come già in alcune amministrazioni pubbliche avviene se ci si preoccupasse di più del proprio futuro! E potremmo continuare.  

Allora che cosa deve fare un cristiano? Il papa e i vescovi italiani ce lo hanno sempre proposto chiaro: tenere fisso lo sguardo su Gesù. Belle le attività, importante rimboccarsi le maniche e condividere le pene e le sofferenze, le attese e le speranze degli uomini di oggi, ma un cristiano è soprattutto uno che è chiamato a contemplare il volto di Gesù e a vedere i volti degli uomini trasfigurati nel suo volto. 

È di questo volto glorioso e sofferente di Gesù che ha bisogno il mondo di oggi. Ne ha bisogno chi ha nel cuore un odio indomabile, che lo porta a fare pazzie; chi vive nella sua carne una sofferenza insopportabile, che lo porta alla disperazione; chi non riesce a capire il senso della vita, chi ha bisogno di Dio ed è stufo marcio e non ce la fa più ad andare avanti da solo.  

Se i cristiani fossero solo degli attivisti, l’umanità non saprebbe che farsene. Se fossero solo le crocerossine della storia sarebbero destinati a scomparire alla prossima riforma sanitaria della convivenza umana. Il dolore e la prova è nella vita di tutti e per trapassarli, per passarci in mezzo, occorre aver contemplato il suo volto. Gesù ha aiutato così i tre apostoli che lo avrebbero visto sudare sangue e gridare la sua disperazione al Padre nell’orto degli Ulivi. Avevano tenuto anche per poco fisso lo sguardo su Gesù trasfigurato.

06 Agosto
+Domenico

Attendere è affidarsi a un annuncio di speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17, 10-13)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

L’attesa si fa sempre più intensa, come lo è per gli eventi che ci interessano e che attendiamo a mano a mano che si avvicina la data, il momento magico.

Il popolo d’Israele attende il Messia, ma sa che c’è un profeta che scandisce la sua attesa: Elia; è un personaggio che incarna la presenza di Dio, che fa da ponte tra terra e cielo, che ogni ebreo vedeva come una sicurezza nei tempi difficili. Lui è il padre dei profeti, colui che è stato rapito in cielo e che quindi deve sempre venire a togliere le tenebre della terra, ad annunciare la venuta definitiva di Dio.

Elia sarà accanto a Mosè nell’episodio della Trasfigurazione di Gesù: la gente penserà che Gesù in croce invochi proprio lui per esprimere la grande attesa di Dio.

Giovanni il Battista è questo Elia che ora si fa presente nella vita della gente e prepara la venuta di Gesù.

Elia, il Battista, Gesù passano tutti per la sofferenza … per dire al mondo di non attardarsi e ripiegarsi su di sé, per togliere ai malvagi il potere di sottoporre gli uomini al loro mondo marcio.

Elia ha combattuto contro i falsi profeti che ingannavano la gente con i loro riti magici; c’è sempre qualcuno che approfitta del dolore altrui, che fa soldi sulle speranze dei poveri … elia invece condivide la loro povertà e miseria e si affida alla potenza di Dio: viene costretto a partire, a nascondersi, a evitare le rotte dei potenti, a vagare nel deserto … ma Dio non lo abbandona!

Così è anche Giovanni il Battista, predica … a tutti, aiuta la gente ad alzare lo sguardo, va nel deserto e Gesù lo assomiglia proprio ad Elia.

Attendere è affidarsi a un annuncio di speranza, e saper affrontare la sofferenza perchè nasca il bene. E’ la legge della vita cristiana: non c’è bontà senza sofferenza, non c’è esplosione di gioia che non sia stata guadagnata con il sacrificio della propria vita.

E’ l’ultimo della fila dei profeti, il grande che porta la Parola di Dio, Dio lui stesso, è Gesù, la parola definitiva, ma anche Lui avrà la stessa sorte dei profeti che lo hanno preceduto.

Alla fine, alle domande “chi dite che io sia?” la gente risponde: “Chi dice che tu sia Elia o uno dei profeti”. E’ proprio vero: in questa scia di testimoni, di annunciatori della presenza di Dio, Gesù si erge come unico e definitivo, perché è Lui il vangelo stesso, Gesù Cristo, la sorpresa di un Dio con noi, l’Emmanuele.

10 Dicembre 2022
+Domenico

Una esperienza di libertà vera

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17, 22-27)

In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Audio della riflessione

E’ proprio un gran bel dono di Dio la libertà: il non sentirsi schiavo di nessuno, disporre di sé con il massimo di libertà esteriore e soprattutto interiore.

Nei primi tempi dei cristiani si vede come ogni persona si trovava rispettato nella sua libertà: nella comunità di Matteo, di origine giudaica c’era ancora la tentazione di osservare rigorosamente le leggi e le tradizioni ebraiche, rischiando di dimenticare la libertà del Vangelo e dei figli di Dio … dall’altra le nuove comunità che venivano dal paganesimo avevano un eccessivo uso della libertà propria senza badare a come si trovavano gli altri e quindi senza avere rispettare i loro comportamenti.

Qui – nel tratto di vangelo che stiamo leggendo – si trova un ottimo esempio di libertà cattolica, aperta sia a quelli che provenivano dal paganesimo che alle comunità di origine giudaica.

I cristiani, per sé, sono liberi dal pagare il tributo al tempio, come dalle leggi giudaiche; tuttavia per non scandalizzare i fratelli giudei, limitano la loro libertà per rispettare i loro correligionari … farà così anche Paolo rispetto alla carne immolata agli idoli … la libertà cristiana infatti non è né l’osservanza della legge propria dei religiosi e degli stoici, né la sua trasgressione, propria dei libertini: E’ la libertà di amare il fratello, è la legge di libertà che ha come criterio ciò che giova all’altro.

Curiosissimo questo Gesù che paga le tasse assieme al primo Papa, San pietro: i farisei dovevano mantenere il tempio efficiente, era una costruzione grandiosa, ma come tutte le cose belle hanno bisogno di grossi impegni di capitali per essere mantenute.

Fu così dopo tanti anni anche per la grande basilica di San Pietro: per costruirla hanno dato fondo a tutto, hanno racimolato offerte in tutto il mondo allora conosciuto, che era solo in pratica l’europa o poco più – il nuovo mondo non era ancora autonomo – e su questa basilica quanto si è detto e rimproverato alla Chiesa Cattolica.

Gesù va al tempio, ha appena detto che va a morire e gli si presentano a chiedere l’obolo che ogni pio ebreo era tenuto a versare …. strana cosa, ma anche oggi quando chiedi i contributi per mantenere la Chiesa si scatena ogni cattiveria possibile contro il Vaticano, e su su fino a Dio, che tuttosommato non ha bisogno di chiese, ma siamo noi che abbiamo bisogno di Lui!

Ebbene Gesù vede la stranezza di doversi pagare pure il tempio che hanno costruito per suo Padre … il figlio di Dio deve pure pagare chi gli rende lode, ma per non fare scandalo dice a Pietro di prendersi nella bocca di un pesce un denaro e di pagare per tutti e due.

Gesù paga le tasse, molto di più di tanti cristiani che non le pagano e si sentono tranquillamente a posto!

Pagare le tasse è sentirsi cittadini a pieno titolo, è comprendere di far parte di una comunità e dare il proprio contributo per la vita comune, per il bene comune, per la convivenza.

Certo, speso ci viene da pensare a come vengono usati i soldi dei contribuenti, ma la tassa forse più vera è quella di mettere a disposizione della comunità anche civile, oltre che cristiana, la propria intelligenza, il proprio cuore, la propria fede, perchè tutti ne possano godere.

Dobbiamo avere coraggio, nelle nostre chiese, di fare una “banca del tempo”, ove ognuno mette a disposizione se stesso per fare opere buone: questo fa nascere speranza, perchè è la vera solidarietà di cui tutti abbiamo bisogno.

8 Agosto 2022
+Domenico

La vittoria sul male è sicura, a noi deciderci di accoglierla

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,12) dal Vangelo del giorno (Mt 17,10-13)

«… ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

Qualcuno dovrà spiegarci perché nella vita chi fa del bene deve sempre soffrire e pagare, perché ci si accanisce contro di lui, perché prima o poi debba vedersi contro qualcuno … non si tratta di un vittimismo di maniera, di quella convinzione di sentirsi sempre perseguitati, perché troviamo giusto difficoltà a realizzare ciò che pensiamo, ma di una oscura lotta del male contro il bene.

La nostra fede cristiana non accetta che nel mondo ci siano due principi: quello del bene e quello del male che si combattono uno contro l’altro. Da una parte il bene, Dio, dall’altra il male, Satana, in perenne lotta tra di loro, a farsi dispetti, ad alternarsi alla guida del mondo: è una concezione della vita molto pagana, tipica degli dèi dell’Olimpo, di concezioni sacrali del mondo.

Noi non siamo le vittime di una lotta tra il principio del bene e il principio del male: per la fede cristiana esiste solo Dio come principio superiore di tutto. Satana è una creatura decaduta che non può niente contro Dio, ne è stato sconfitto.

Non siamo in balia di forze misteriose che ci rubano la vita: la vita la possiamo buttare solo noi! Nel mistero del male ci sta la nostra libertà: siamo noi che non scegliamo bene, che ci lasciamo incantare, che di fronte al bene opponiamo la comodità, l’egoismo, l’interesse … e questo si scatena contro ogni tentativo di scalfirne il dominio.

Non è vero che chi fa il bene sia innocuo: chi fa il bene intacca sempre il potere dell’egoismo e chi ha impostato la vita solo per sé, per i suoi interessi lo elimina.

Così è stato di Giovanni il battezzatore, e così sarà di Gesù più tardi, dopo che ne avrà preso il posto nella società ebraica di allora: il figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro.

Non c’è speranza allora per chi vuol vivere bene?

Assolutamente sì, perché Gesù è proprio venuto a dimostrare che si possono spuntare le frecce della morte con la fiducia in Dio. La speranza è sempre sostenuta da una certezza: dall’amore del Signore, dal suo disegno cui chiama ogni creatura, libera di rispondere e di accoglierlo.

Lui ha vinto il mondo tramite il dono dell’amore di suo Figlio Gesù, che noi vigilanti, vogliamo sempre incontrare e … decidere di stare dalla sua parte.

L’avvento ne è un momento fondamentale … per stare dalla sua parte.

11 Dicembre 2021
+Domenico

Il coraggio di rigenerare sempre la nostra fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)

Audio della riflessione

C’è un padre disperato che un giorno va da Gesù e gli consegna suo figlio: per lui è un figlio “perso”, è intrattabile, non capisce ragione, è senza senso morale, ha perso ogni serenità, è condotto qual e là come uno straccio; non ha personalità, completamente dipendente da una cattiveria inspiegabile. Ha tentato di tutto, ma il male che abita nel figlio è più forte di qualsiasi ragionamento, di qualsiasi affetto.

“Le ho provate tutte, ma non ci riesco, l’ho fatto incontrare anche dai tuoi amici intimi, dai tuoi apostoli, ma non ho ottenuto nulla. Forse solo tu puoi fare qualcosa.”

Sembra la descrizione attuale di tanti rapporti tra genitori e figli, soprattutto quando nei figli entra un male che pare incurabile, una dipendenza che non si può vincere solo con la buona volontà, una assuefazione che ti si scrive nella carne, ti crea una natura somatica diversa, come la droga per esempio.

Questo figlio però non è drogato, è molto di più: è indemoniato, è “posseduto” da un male incurabile con le classiche medicine, è un diavolo che lo possiede … e non c’è che da andare da Gesù!

Il papà, che le ha provate tutte ingenuamente, dice a Gesù “se puoi fare qualcosa”: non sa che ha davanti il figlio di Dio, ma il suo cuore disperato può anche non saperlo, gli si affida lo stesso. Ha consapevolezza di non avere fede, o per lo meno di far fatica a credere, come tanti di noi; ha bisogno di rigenerare la sua fede che si è affievolita, si è a mano a mano spenta, divorata dalle preoccupazioni, dalle cose, dal consumo, dalla vita dura che vive e che non ha mai avuto il coraggio di mettere nelle mani di Dio con la preghiera. Forse … anche per questo suo figlio … vale il dire che è in queste condizioni perchè non ha mai avuto una parola di speranza … e la va a cercare da Gesù.

Gesù dice che queste vite dei vostri figli si possono aiutare spesso solo con la preghiera: è una preghiera viva, di fiducia, insistente, fatta anche di lacrime.

Chi non ricorda le lacrime di Santa Monica la mamma di S. Agostino che è riuscita a ottenere da Dio il dono della sua conversione? La speranza può tornare a far fiorire rapporti belli tra genitori e figli se si ha il coraggio di pregare.

Oggi ricordiamo il martirio di papa Sisto II, un vero padre con i suoi diaconi che furono uccisi con Lui presso le catacombe romane … e, quel giorno venne risparmiato solo per qualche giorno Lorenzo, che poi fu bruciato.

7 Agosto 2021
+Domenico

Il dolore è sempre e solo un passaggio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17, 12-13) dal Vangelo del giorno (Mt 10-13)

Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

Ci possiamo ribellare fin che vogliamo, possiamo stare giorni interi a discutere, possiamo mettere in atto tutte le nostre intelligenze e difese, ma con il dolore tutti nella vita dobbiamo fare i conti: è scritto nel nostro DNA. Si chiama fatica, si chiama malattia, si chiama offesa subita, ingiustizia, sopruso, si chiama pena o disagio interiore … può essere causato da noi o subìto da altri, sta di fatto che non lo si può ignorare!

Anche nella vita di Gesù, nel suo desiderio solo di far del bene a tutti, di spendersi con generosità per la felicità di ogni uomo, di ogni donna, di ogni malato o disperato, deve mettere in conto la sofferenza: il figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro.

Il gruppetto dei discepoli molto presto si accorge che chi sta con Lui non avrà vita facile, che chi lo segue si troverà prima o poi a dover affrontare solitudine e disprezzo, ingiuste accuse e patimenti.

Non siamo facilmente irenici, tutto sorrisi e emozioni positive: avvento non significa che stiamo aspettando la soluzione di tutti i problemi, che stiamo dimenticando le nostre pene quotidiane, ma solo che abbiamo una sicura compagnia nel viverle, una forza invincibile nell’affrontarle.

Avvento significa essere avvertiti del futuro che ci aspetta e aiutati a trapassare con dignità la vita e i dolori nella compagnia dolcissima di Gesù, il figlio di Dio: è certezza che Dio nel suo misterioso disegno non ci lancia una corda o un galleggiante di salvataggio, dall’alto della sua posizione di superiorità e imperturbabilità, ma si immedesima nella nostra vita, ci sta fianco a fianco a costruire un futuro di salvezza e di senso.

Con Gesù, dentro nei meandri della nostra vita, possiamo sentire sempre la paternità di Dio, la fratellanza con Gesù stesso, e possiamo intravedere il vero futuro di beatitudine di questa umanità: Le guerre, le sofferenze, i mali del mondo sono ridotti a brevi episodi, a spazi di purificazione, a rinascita di una umanità nuova, cui noi possiamo dare il nostro contributo … e la sofferenza non sarà più una condanna, ma una solidarietà e un abbraccio per la vita nuova, perché può contare sempre sulla immedesimazione di Dio nella nostra vita.

Oggi non possiamo dimenticare la mitica apparizione della Madonna di Guadalupe a quel simpatico san Juan Pablo sul Tepeiac, ai loro discorsi semplici e pieni di cura, alle meraviglie che la Madonna apparsa come una meticcia ha espresso per la salvezza degli indios, degli Aztechi passati alla gioia della vita cristiana, in un giorno importante per la loro religione, che era il solstizio d’inverno,segnato ancora al 12 dicembre secondo il calendario Giuliano, e che ha trovato nella Madonna la bellezza dell’essere cristiani, figli di Dio e fratelli di Gesù.

Ed è proprio così che Dio non ci abbandona mai.

12 Dicembre 2020
+Domenico

Liberi e felici è il dono che Dio ci fa

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19,16-22)

Audio della riflessione

Voglio una vita alla grande: non mi bastano le mezze misure, non sono più appagato dallo stare a parlare … questa vita mi passa via e non me ne accorgo.

Sono stanco di stare a guardare, voglio mettermi nella mischia. Hai una ricetta di bontà da eseguire, il tuo segreto dove sta? Come fai tu ad essere così felice, a farti ascoltare da tutti? Quale è la formula vincente della vita?

Era la domanda ingenua, ma vera, che un giovane è andato a fare a Gesù: è la domanda che forse anche tanti di noi si sentono di dovere fare a Dio. Dove sta il segreto di una vita pienamente realizzata?

Se vuoi entrare  nella vita: osserva i comandamenti: Gesù lo mette di fronte alla sua vita, ai comportamenti normali di tutti, a quella legge naturale che fa da sola una certa bontà e il giovane è di quelli che queste cose le fa già, ma probabilmente non gli dicono niente.

Tutte queste cose le ho osservate. Che cosa ancora mi manca? 

C’è un altro giovane nel Vangelo che si trova in questa situazione: tutto a posto, tutto in regola, tutto casa e chiesa, azienda e babbo, tutto stalle e vitelli. “Io non sono di quelli che fanno storie, quello che c’è da fare lo si fa. Ogni giorno ha i suoi contrattempi, ma si può ben resistere.” E’ il figlio maggiore della parabola del padre misericordioso, che noi diciamo “Figliol Prodigo”.

Non s’accorge che è spento dentro, non c’è più niente che lo entusiasma. Si è abituato ad amare di più i vitelli del padre che suo padre. Non si fa più domande, ha soltanto da riscuotere nella vita.

Il giovane ricco almeno si è accorto che c’è qualcosa che non gira! Che cosa mi manca?  E Gesù gli dice: sei troppo attaccato a te stesso: e gli spara quella raffica di verbi, che sono i verbi della felicità: va, vendi, regala, vieni e seguimi. Staccati da tutto e sta con me.

Sei infelice perché ti riempi di cose, non ti decidi per niente e per nessuno. La vita è bella se ne fai dono, non se la rubi agli altri. Qui sta la tua infelicità.

Quel giovane sta troppo comodo nel suo loculo, col suo cellulare, con la sua automobile, con il suo cavallo o la sua moto, con le sue avventure e non ha forza di fare niente di questo e resta infelice. Come spesso restiamo pure noi.

Gesù ci offre di  vivere come “ da principio”: non solo il rapporto con l’altro, ma anche con i beni del mondo. Questi non sono il fine a cui sacrificare la vita propria e quella degli altri, ma il mezzo da usare tanto-quanto serve per vivere da figli i da fratelli, con piena libertà, senza lasciarci condizionare.

Quello che teniamo in proprio ci divide dagli altri, ciò che doniamo ci unisce, così ci ha creati Dio.

I beni materiali sono quindi benedizione e vita se liberamente condivisi, maledizione se compulsivamente accumulati.

Gesù ci dona di essere uomini e donne liberi, perché da principio tutto è dono: la nostra speranza è proprio nel mettere al centro Lui e fidarci: la felicità è immediata!

17 Agosto 2020
+Domenico