Il Maestro e la sua squadra

Una riflessione sul vangelo secondo Matteo (Mt 10,1-7)

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Audio della riflessione.

Ci sono momenti nella vita delle squadre sportive che puntano tutte su un idolo, un giocatore, entusiasmante, bravo, simpatico. E per lui si scatena la campagna acquisti, in altri momenti invece i giocatori passano in seconda e occorre cercare un bravo allenatore, un ottimo mister che non solo sa farsi obbedire, ma che sa intuire le qualità di tutti e farle mettere a disposizione della vittoria.  

Anche Gesù, deciso di iniziare la sua missione con un intenso cammino e con una squadra che lo accompagna, lo aiuta, sta alla sua scuola. Non è l’allenatore, ma di più; non è il mister, ma il maestro; non procede per tentativi, ma per colpi di fiducia; non scarta nessuno e li lancia a uno a uno all’obiettivo di tutti da perseguire con l’originalità di ciascuno. È esigente, ma vuole persone libere; sa far domande insistite che ti destabilizzano (Pietro mi vuoi proprio bene?), ma vuol far crescere sempre nell’umiltà e nell’amore. Se la scelta non avrà successo sarà stato perché c’è un mistero di libertà che Gesù vuol rispettare fino alla fine. Per crearsi la sua squadra non c’è un Regno di Dio-mercato, ma prega notti intere e osa: vi farò pescatori di uomini. Li sceglie a uno a uno 

La compagnia che Gesù si era scelta non era il meglio che poteva trovare. Nessun allenatore si creerebbe una squadra così diversa, così disomogenea fatta di gente semplice, non colta, nemmeno fedele. Giuda lo tradirà alla grande, Pietro non sarà una roccia di fedeltà, Giovanni è troppo giovane, Natanaele è schietto, ma si fa vincere dal sentito dire… e Gesù sa di poter contare sulla vita di tutti: in ciascuno è impressa l’immagine di Dio e Gesù dà fiducia perché ognuno di loro sappia stanare la grandezza che ha dentro e soprattutto sappia rispettare l’altro per quello che è, accettarne la differenza e assieme, con l’apporto originale di ciascuno, costruire il Regno di Dio.  

La vita di ogni comunità cristiana sarà sempre così. Dovrà mettere assieme diversità e doni particolari, culture e idee disparate, abitudini e stili di vita diversi, ritmi e coinvolgimenti di varia intensità. Già in quel gruppo di apostoli si cominciava a delineare la cattolicità della chiesa, la sua grande capacità di scrivere il vangelo in ogni popolo e cultura, accogliendo, purificando, trasformando, soprattutto annunciando il vangelo cui essa deve obbedire in fedeltà assoluta.  

Sarà la presenza viva e operante dello Spirito Santo che in tutti cesellerà i lineamenti della figura di Gesù, il suo volto, il suo amore per tutti, la sua fedeltà al Padre. Ogni discepolo pur diverso è imitatore del maestro. Tutti imiteranno Gesù nel donare la vita fino al sangue, in regioni diverse, in contesti diversi, ma tutti per quel Gesù che aveva riempito la loro vita di pescatori e peccatori. 

12 Luglio
+Domenico

L’accoglienza ha sempre come soggetto accolto il Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,37,42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Audio della riflessione.

C’è una esperienza che ho fatto varie volte e che mi ha sempre sorpreso per la gioia che provoca. Durante le ultime giornate mondiali della gioventù che vedono radunarsi attorno al papa milioni di giovani si è soliti chiedere alle famiglie che accolgano e ospitino in casa dei giovani. La richiesta che sembra del tutto normale è piuttosto ardua: devo rinunciare alle ferie per ospitare, non so chi mi capita, i giovani di oggi sono intrattabili, non conosco la lingua … e tante altre motivazioni contrarie che si possono riassumere nell’interrogativo: mi fido o no? Sono pronto a rischiare o voglio tutta la mia vita calcolata millimetro da me? Molti hanno rischiato e ho sempre trovato gente, soprattutto adulti, felici di aver fatto questa semplice esperienza di accoglienza. 

Mi viene spontaneo collegarmi a quanto dice Gesù nel Vangelo: chi accoglie voi accoglie me. Nel vangelo dovunque Gesù è stato accolto ha regalato vita piena, salvezza, pace, gioia. Con i tempi che corrono, dove sono di moda i respingimenti, dove si specula sulla sicurezza e la chiusura, il vangelo ci dice che ogni persona accolta è lo stesso Gesù. Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli, a chi non conta niente, a chi non ti può ripagare a chi ha forza solo nella sua dignità di uomo o di donna, a chi sa solo essere discepolo di Gesù nella sua semplice vita, non perderà la sua ricompensa. Alle volte basta proprio solo un bicchiere d’acqua fresca. Basta così poco per avere la salvezza? E tutte le norme morali e i comandamenti e le leggi ecclesiastiche? Siamo sempre pronti, noi, a trovarci degli sconti sulla vita cristiana!  

Il bicchiere d’acqua fresca è il segno che la tua vita non la imposti sul calcolo, sulla tua sicurezza, sull’egoismo, su te stesso, ma ne fai dono. Chi si attacca alla sua vita è il bello che la perde, dice ancora Gesù. Se da quando ti alzi a quando vai a dormire non fai altro che girare attorno a te e far girare gli altri attorno a te, in quel letto non ci sei tu, ma il tuo scheletro; se ogni momento della tua giornata non fai che arraffare, che idolatrare te e le tue cose, la tua vita se ne fugge, resti con le mani vuote, ti sembrerà di stringere qualcosa o qualcuno, ma ti resterà un pugno chiuso e tutto morirà con te.  

Se invece sei capace, anche sanguinando, anche con continui disgraziati ripensamenti a fare della tua vita un dono, ad accettare che sia Dio il tuo centro, a perderti dietro all’amore, dietro a Lui, allora non sarà largo abbastanza il tuo cuore per riempirsi della gioia che Dio ti regala.

02 Luglio
+Domenico

Non vergogniamoci di credere di avere un’anima

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Audio della riflessione.

Viviamo fortunatamente in tempi in cui c’è molta attenzione generalizzata per il nostro corpo: igiene, palestra, sport, prevenzione, lifting, ginnastica, misure ecologiche, abbattimenti di barriere architettoniche in favore degli handicappati, controlli periodici della salute. Ottimo! ce ne vorrebbe ancora di più e meglio per tutti. Ma contestualmente non è che ci prendiamo cura dell’anima. Quella è un sovrappiù. Trovi allora giovani palestrati, belli, atletici senza un minimo di spiritualità; ragazze da schianto senza una dimensione interiore; uomini e donne mature senza un minimo di valori in cui credere; politici affermati, ma senza l’abbiccì di una passione interiore. 

Molti pensano che l’anima sia cosa da preti, da religione, da debolezze infantili e le preoccupazioni vanno tutte al corpo e solo di esso ci si preoccupa, si sta in ansia. Allora si scambia il sesso per amore, una nascita per una fecondazione, il valore di una vita con l’età. 

Dice Gesù: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo. Uccide l’anima chi odia, chi scandalizza i piccoli, chi insegna il male; chi toglie con la droga l’uso della intelligenza; chi spegne la sete di Dio; chi toglie speranza e ruba il futuro; chi insegna a disprezzare la vita; chi compera la coscienza del povero. Potremmo continuare. 

E capita che se non difendiamo l’anima non si salvano neanche i corpi come lo dimostra la guerra, gli assassini, l’aborto e gli stessi incidenti stradali che non sono frutto di inevitabili casualità. 

È Dio che ci difende e corpo e anima. Non temete voi valete più di molti passeri. La nostra vita non è abbandonata al caso. Stiamo a cuore a Dio. Perfino i capelli del nostro capo sono contati. Dio ha in mano la vita del povero Dio protegge l’innocente, è Lui la forza del debole.  

A molti pare di potere decidere la sorte degli uomini perché ne possono controllare i corpi, ma la vittoria di Dio non è segnata nel calendario dei prepotenti. La nostra vita è un pezzo della sua e la nostra anima è l’ancora che la tiene unita a Lui, e che dà personalità al nostro corpo. 

25 Giugno
+Domenico

Stefano: un giovane martire

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Audio della riflessione

Stefano è un giovane che viene conquistato dalla vita di Gesù, dal nuovo modo di vivere degli apostoli, dopo i giorni tristi dello smarrimento e per qualcuno del tradimento, dopo la invasione dello Spirito, mandato da Gesù stesso a presidiare nella coscienza delle persone e nella vita della primitiva comunità cristiana, la figura, la presenza, l’intimità di Gesù.

Nella chiesa primitiva è un momento molto delicato: si tratta di passare dall’esperienza della liberazione a uno stato di libertà, dalla gioia di … non sentirsi più addosso il peso del tradimento, dello smacco, del peccato alla costruzione di una nuova vita in libertà.

Un conto è essere liberati, un altro è vivere da liberi: riorganizzare la propria vita, i sentimenti, gli affetti, le decisioni da persone responsabili e nuove.

Ecco, Santo Stefano vive questa bella esperienza: sta passando dal vecchio testamento, dalla religione del tempio alla religione del crocifisso risorto; ha in mente le dure parole che aveva usato Gesù per far prendere coscienza a chi lo vuol seguire che la strada è in salita.

Erano una sferzata al nostro perbenismo, al politicamente corretto: “Sarete trascinati davanti a governatori e re a causa mia, odiati da tutti a causa del mio nome”. Gesù non blandisce mai, non è mai accomodante … dice al cristiano “di che morte deve morire”, se lo vuol seguire.

Le nostre atmosfere allora si rarefanno, i nostri sentimentalismi non reggono, la vita appare tutta nella sua verità.

Se Gesù è accolto da un cuore che ama, sprigionerà forza impensabile: “Non vi preoccupate di come o cosa dovete dire. Io vi darò bocca e sapienza. Non resterete smarriti nelle prove della vita, non vi lascerò soli, non vi capiterà mai di sentirvi abbandonati. Io sarò sempre con voi, una presenza intima, forte, sicura. una difesa attiva: Io sarò spirito di fortezza dentro di voi. La vostra bocca esprimerà una sapienza irresistibile, capace di vincere il male”.

Gesù crocifisso, pure contemplato indifeso, mobilita una forza impensabile nella nostra esistenza: è la forza non della disperazione ma della speranza.

E Stefano con questa forza dentro affronta tutte le difficoltà della nuova vita: è convinto dentro, non lo ferma nessuno, sa perdonare come il maestro; lo Spirito è all’opera per definire nella vita di Stefano i lineamenti della figura di Gesù.

C’è anche un giovane dottore della legge che partecipa al suo martirio: non è ancora molto convinto della pericolosità di questi giovani che si lasciano uccidere e esprimono amore, e sta ancora a guardare: è il giovane studente Saulo.

L’atteggiamento di Stefano gli fa montare dentro rabbia, anziché ammirazione: “Così occorrerebbe ammazzare tutti quelli che vanno contro le nostre tradizioni!”.

Per ora tiene solo i mantelli di quelli che lapidano Stefano … presto sarà lui che andrà a tirar fuori dalle case questi pericolosi cristiani, aveva forze per trascinare tutti anche se era dalla parte sbagliata; finché Dio lo chiamerà a miglior causa a mettere tutta la sua energia, la sua vita al servizio di Gesù.

Quanti giovani hanno energie in corpo da vendere che andrebbero spese per una miglior causa! Se mi permettete di dirvi un tormento che vivo in questi tempi: sento nascere dentro di me tanta “rabbia” per i tanti giovani che vedo buttar via energie enormi che potrebbero dare un volto nuovo, più bello alla nostra società e invece abboccano alle cose più insulse inventate apposta per tenerli in apnea.

E’ sempre meglio guardare il “grande fratello” che prendere coscienza del nostro futuro: lascia che prendano qualche bustina, qualche spinello così resteranno addormentati per tutta la vita!

Stefano sicuramente non è così: la droga del lasciar correre, dello stare a guardare come va a finire, non è certo la sua e con coraggio si decide da che parte stare: dalla parte del Verbo di Dio fatto carne, di questa Parola definitiva che è venuta tra noi.

26 Dicembre 2022
+Domenico

Non sarete mai soli, io sono con voi

Una riflessione su Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 16-23)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Siamo in tempi in cui ancora essere cristiani per molti è questione di vita o di morte: se abbiamo talora sperato di essere graditi, sarà meglio oggi essere “controcorrente”!

Ancora molti pagano con la loro vita la fede in Gesù che professano: molti anche di noi, nel nostro mondo indifferente pagano, la propria testimonianza di vita cristiana, in indice di gradimento, in posti di lavoro, in possibilità di fare carriera …

Di fronte a chi fa della fede un “paravento” per far passare tutti i suoi interessi, per giustificare guerre e calcoli commerciali, per fare battaglie elettorali … esistono luoghi in cui, in questo nostro mondo progredito … in cui ai cristiani è chiesta una scelta tra la vita e la fede in Gesù, e scelgono Gesù!

“Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”: la forza del male è sempre più agguerrita della forza del bene! Di fronte alla potenza dell’impero romano la parola di Gesù, in quella lontana provincia ai margini dell’impero, fuori dalle cose che contano, era del tutto insignificante, ma lungo i secoli ha saputo farsi strada tra gli uomini, ha saputo parlare al cuore e cambiare modi di vita e superare idolatrie e schiavitù.

La vita di Gesù al riguardo è esemplare: se hanno fatto così al maestro, la stessa sarà la sorte sarà per coloro che lo vogliono seguire, ma Gesù mentre offre uno scenario non molto attraente per gli annunciatori, i mandati, i testimoni garantisce anche la forza.

Non siete soli, io sono con voi, non preoccupatevi di cosa dovrete dire, di come riuscire a difendervi, perché lo Spirito metterà sulla vostra bocca le parole giuste, la difesa imbattibile, la pace insospettabile, la forza impensata.

Prudenti come serpenti, perché occorre applicare tutta la nostra intelligenza e umanità, ma senza affanno, perché Gesù è il nostro pastore.

Intelligenti nell’offrire il vangelo e non le nostre fisime o elucubrazioni o i nostri difetti e interessi camuffati, ma sempre nell’intelligenza di Dio, nell’ascolto fedele della sua Parola.

Il cristiano deve guardarsi dal “complesso del perseguitato” perché spesso sono i suoi difetti presi di mira non la sua fede: è il suo cattivo essere cristiano, la sua pratica religiosa e ipocrita, la nostra pratica religiosa e ipocrita, che è osteggiata … non la sua fede in Gesù!

Ben vengano queste difficoltà se servono a purificare la nostra fede: solo così può rinascere speranza, può essere ridetta con forza la parola che gli uomini aspettano da Dio per la loro salvezza.

8 Luglio 2022
+Domenico

La strada è tutta per l’annuncio, la Parola la deve abitare ovunque

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,7-13)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Audio della riflessione

Se ne fa tanta di strada nella vita. Ogni giorno si deve prendere un treno, un’automobile, una corriera per andare a scuola o a lavorare. Si imbocca una  autostrada, una superstrada, una strada  stretta di collina per evitare il traffico. La vita del pendolare è tutta su una strada, molta parte della vita la si passa così su quattro ruote, dal garage alla piazza, dalla piazza alla tangenziale, al luogo di lavoro. Si fa strada per il tempo libero.  Molte strade sono una tomba per gli imprudenti o i violenti. Fare strada è componente fondamentale della vita. Si fa strada quando si deve andare all’ospedale, a trovare amici, molte volte la si sceglie per uscire dalla confusione, per trovare un luogo di pace. Altre volte ci si fa pellegrini a piedi verso una meta, un santuario. E si cammina, cammina… ci si mette in dialogo con i compagni di viaggio, si solidarizza, ci si aiuta, ci si sorregge. 

Per Gesù, fare strada è una condizione privilegiata per annunciare il vangelo. “E strada facendo predicate che il regno dei cieli è vicino”. Il vangelo va portato ovunque, non deve trovare ostacoli, da quando ha preso la strada del mondo con gli apostoli che lo hanno diffuso ovunque era arrivata la civiltà. San Pietro, San Paolo hanno percorso tutte le vie allora conosciute, hanno solcato mari, penetrato isole, cambiato paesi e nazioni. Lo stile di questa capillare diffusione è la gratuità, il distacco assoluto da qualsiasi compenso o vantaggio economico o di prestigio.  Non occorre denaro che è la sicurezza del ricco, né bisaccia che è la sicurezza del povero. Per l’apostolo è determinante la povertà, è libertà dal dio di questo mondo. Paolo ne darà esempio lucidissimo.

La Parola ha in se la sua forza, non ha bisogno di raccomandazioni, di servilismi, di mercati o di strategie, ha solo bisogno di un cuore che ama, di una fede che sorregge, di un desiderio che trascina, di un bisogno inesaudibile. E sarà la stessa Parola che sosterrà anche la vita di coloro che la porteranno; l’operaio ha diritto al suo nutrimento. I servitori della Parola vivranno della stessa Parola; non la vendono, ma guadagnano la vita; non la barattano, ma ne  ottengono il sostegno; non la strumentalizzano, ma le obbediscono.

Su questa strada in cui passa il vangelo fioriscono i deserti, guariscono i malati, spariscono i demoni, trovano un cuore e un corpo pulito tutte le lebbre che ammorbano le nostre vite. Strada facendo, dice un noto cantautore, vedrai, che non sei più da solo;  strada facendo, troverai, anche tu un gancio in mezzo al cielo, e sentirai la strada far battere il tuo cuore, vedrai più amore, vedrai… Il gancio in mezzo al cielo è il vangelo che porta più amore dovunque qualcuno lo fa giungere.

8 Luglio 2022
+Domenico

Barnaba, figlio della consolazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 7-10) dal Vangelo del giorno (Mt 10, 7-13)

Lettura del Vangeo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento».

Audio della riflessione

Le nostre giornate spesso sono popolate di messaggi di dolore; le disgrazie fanno subito il giro del vicinato, degli amici, sono proposte con maggior larghezza dai giornali. Sembra ci sia una sorta di soddisfazione per dirci il dolore e la tragedia, molto meno per darci notizie belle.

Per le strade della Palestina invece Gesù voleva che corressero notizie belle, soprattutto la buona notizia, il vangelo, la speranza per tutti, la certezza che Dio si interessa degli uomini e che è disposto a tutto l’amore possibile per ridare all’uomo la serenità e la fiducia nella vita. Li mandò a due a due senza altra preoccupazione che di dire, di parlare, di testimoniare, di far capire che nella vita Lui è la svolta necessaria per un mondo nuovo e che ogni uomo è messo in condizioni di dare sapore all’esistenza, di offrire speranza a tutti.

Siamo tutti un dono di Dio all’umanità e non solo a noi stessi, abbiamo carica di amore sufficiente a salvare il mondo, invece pensiamo di farne calcoli, egoismi, interessi privati. Siamo sale che dà gusto, ma spesso lo perdiamo anche per noi. Quello che abbiamo è tutto ricevuto. Anche là dove ti sembra di avercela sempre messa tutta, dove ti pare di avere fatto miracoli, devi sapere che è Dio che sta alla sorgente di tutto, è Lui che ti ha dato un cuore, una bocca, una vita da mettere a disposizione. Abbiamo avuto gratis e non possiamo offrire a pagamento.

Il pagamento è di vario genere; può essere togliere la libertà di decisione, come fanno tanti genitori nei confronti della scelta definitiva dei loro figli. Può essere una strumentalizzazione ai nostri interessi fatta con i guanti bianchi; può essere un ricatto affettivo. E’ sicuramente la nostra pretesa di giudicare le persone, di condannare, di crederci migliori. Gesù inviò i suoi discepoli per le strade della Palestina per seminare speranza, per dare coraggio a chi soffriva. E’ ancora la nostra vocazione di cristiani per le strade del mondo di oggi, nelle nuove e vecchie povertà, nel desiderio di spiritualità e di vangelo che molti uomini esprimono, nel disorientamento di tanti giovani di fronte ai valori della vita. Tocca a noi offrire il vangelo per il Regno, per dire a tutti che Dio non ci abbandona mai come hanno fatto tutti gli apostoli.

Oggi è la festa di san Barnaba. Nato con il nome di Giuseppe, era giudeo di famiglia levitica emigrata a Cipro. Per questa sua ascendenza levitica era probabile la sua frequente presenza in Gerusalemme. Secondo gli Atti degli Apostoli, non molto dopo l’episodio della Pentecoste, vendette tutti i suoi averi e consegnò il ricavato alla Chiesa cristiana appena nata; dopo il battesimo fu rinominato Barnaba, che significa “figlio della consolazione” o “figlio dell’esortazione”. Fu lui, divenuto un membro autorevole della prima comunità cristiana, a farsi garante di Saulo di Tarso, ex-persecutore dei cristiani recentemente convertitosi a Damasco, che verrà chiamato Paolo.

11 Giugno 2022
+Domenico

Sta scoppiando il futuro: che fai?

 Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,5-7) dal Vangelo del giorno (Mt 9,35-10.1.6-8)

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.»

Audio della riflessione

In un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza, di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi:”Dopo aver tanto lottato, finalmente sono tranquillo … ho pre­visto tutto, ho messo da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato bene i miei genitori a mettere da parte”.

Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati persi, dopo tante fatiche a mettere su casa. Li vedevi, sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano a casa qualcosa: un vestito, un tavolo, un’automobile, qualche mobile, la lavastoviglie, i supe­raccessori del bagno. È stata una fatica, ma finalmente ci siamo. E si siedono. È sicuro anche il calcia­tore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato, e si siede.

Non occorre fare l’uccello del malaugu­rio, prevedere qualche disgrazia o qualche ma­lattia o qualche dissesto finanziario per minare alla radice queste sicurezze. Certo, possono capitare sempre. La vita non l’abbiamo in mano noi. Ma la prima mina vagante che ci destabi­lizza, è smettere di sognare, è non aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.

Noi cristiani abbiamo apposta un periodo del nostro anno che vuol tenere desta questa attesa. I mu­sulmani hanno il famoso Ramadan, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo di come la maggio­ranza ci tiene. Io Ricordo due ragazzine, in oratorio, al momento in cui tutti gli amichetti facevano merenda, loro tranquille in disparte a dire agli amici: per noi è Ramadan. E tutti grande rispetto.

Noi cristiani in questo mese siamo in attesa. Che aspettiamo? Ci siamo messi a vivere un periodo di illusioni? Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la lotteria o per vincere la noia? O vogliamo passare un mese a sognare una uma­nità piena, un mondo nuovo, un amore sempre fresco? Vogliamo lasciarci incantare da una pro­messa: “Il regno di Dio è qui, è imminente. Non vi ho abbandonati al caso. Il vostro amore può tornare nuovo, nel vostro dolore si può sentire dentro una speranza. Tenete desta la vita, non vi adattate. È più quel che deve venire di quello che già avete; c’è più futuro che passato”.

E il futuro è da inventare e accogliere con speranza … ma questa speranza dov’è che posso trovala?

4 Dicembre 2021
+Domenico

La pace che ci dona Gesù inizia col non adeguarsi mai al male

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 34-11,1)

Audio della riflessione

Si pensa sempre che la fede cristiana sia una proposta di vita per persone deboli, docili, appiattite sulla remissività, amanti del quieto vivere, della routine e non invece per gente coraggiosa, decisa, forte, travolgente, volitiva, dura, amante del rischio, capace di cose grandi. Certo dipende da che cosa si intende per coraggio, forza, ardore e grinta.

Comunque Gesù non sembra proprio dia questa impressione di religione tranquilla quando dice: non son venuto a portare la pace, ma la spada; chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; ho un fuoco da portare nel mondo e ardo dal desiderio che tutto il mondo ne venga incendiato. La pace che lui porta, sfida il male, passa attraverso lotte acute, fa esplodere laceranti contraddizioni, è la pace dell’agnello sul quale si abbatte la violenza dei lupi, ben diversa dalla pace di chi si adegua al male. Deve essere capace di sopportare violenza e sacrificio, per molti anche la morte. La vita è da perdere, non solo perché siamo mortali, ma perché vivere è amare, amare è far dono della vita, dare amore gratuitamente, come lo si è ricevuto.

Essere cristiani è stare senza mezzi termini dalla sua parte, dalla parte del bene, del dono, del disinteresse, dell’amore. Il cristiano sa di avere davanti cose alte per cui impegnarsi, una vita da mettere a disposizione, un costo da pagare del quale non si spaventa. Chi non prende la sua croce  dietro a me non è degno di me. Gesù sa che la vita è sempre in salita, che le difficoltà sono in agguato sempre ad ogni passaggio, ad ogni decisione importante che si fa. E’ lui per primo che fa così, che abbandona tutto per il Regno di Dio, che si mette a disposizione del Padre; è lui che per primo non ha paura della croce, è Lui che rende la faccia dura come pietra di fronte a chi lo insulta e lo fa soffrire, è lui che non si attacca alla sua vita, ma la dona.

Il cristiano ha sempre davanti lui, coraggioso, ma mansueto; deciso, ma attento a non spegnere le piccole speranze che nascono nel cuore dell’uomo; duro contro il male, ma tenerissimo con il bisognoso. Chi avrà dato anche solo un  bicchiere d’acqua fresca a questi piccoli, non perderà la sua ricompensa, avrà parte al suo regno definitivo, sarà accolto nelle braccia del Padre.

Essere cristiani è così: è contemplare lui, vedere nel suo volto il Padre e  servirlo nei fratelli. Ma che speranza abbiamo di poter essere cristiani così? La certezza della sua presenza in noi con lo Spirito: la speranza di ogni nostro respiro quotidiano.

12 Luglio 2021
+Domenico

Paura o fiducia costruiscono il volto pubblico del cristiano?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,24-33)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Audio della riflessione

Evitare i pericoli che ogni vita trova nel suo percorso è saggio: l’istinto di autoconservazione è una molla necessaria per ogni inizio di vita, ma è un principio insufficiente per una vita degna di essere vissuta.

Non è raro trovare un cristiano che ha paura a testimoniare la sua fede religiosa, il suo credere, il mondo di valori cui si affida, le convinzioni radicate nella sua educazione familiare: è un comportamento che si chiama vergogna, latitanza, nascondersi dietro un dito, mancanza di coraggio, anonimato … questa paura talvolta viene camuffata da dialogo, da ascolto, da umiltà, da libertà massima che vogliamo garantire a tutti.

Senza paura si può diventare sventati e temerari! Solo gli incoscienti, oltre i dittatori e i pazzi, non hanno paura, ma c’è da aver paura di loro e per loro.

Occorre però un altro principio per dare senso e gusto alla vita: la fiducia! E’ una virtù, un dono, che va sempre però … coniugato con una identità forte del cristiano, una identità non prevaricatoria, ma disponibile a offrire quella speranza che ci è stata data e che non è nostra, a offrire una Parola che viene da oltre.

La paura cresce poi se si sperimenta il rifiuto … il Signore invece è venuto a donarci una fiducia in Lui che ci libera dalla paura della morte, con la quale il nemico ci tiene in schiavitù per tutta la vita.

L’invio in missione da parte di Gesù, infatti, non garantisce necessariamente ai discepoli il successo, così come non li mette al riparo dal fallimento e dalle sofferenze … per cui essi devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, come la possibilità e perfino l’inevitabilità della persecuzione.

E’ sempre stata storia delle nostre comunità e associazioni quella di far crescere persone disposte fino al martirio a difendere e proporre la nostra fede: lo è anche oggi nei contesti di intolleranza nei confronti della fede cristiana!

Molte ragazze hanno dato la vita per difendere la propria verginità, del resto un discepolo di Cristo non può che conformare la sua vita a Lui.

Qualche momento prima infatti Gesù aveva detto: “Un discepolo non è più grande del maestro, ma è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro (Mt6,40).

Il discepolo deve seguire il modello che è Cristo: respinto e perseguitato dagli uomini, che ha conosciuto il rifiuto, l’ostilità, l’abbandono, e la prova più atroce, che è la croce!

La persecuzione non è eventualità remota, ma una possibilità sempre attuale: non esiste missione all’insegna della tranquillità.

Forse per molti di noi il coraggio della fede non ci chiede eroismi, ma di confrontarci con l’indifferenza, con l’irrilevanza, con una corrente contro cui si deve andare sempre; ci chiede di essere sempre attaccati alla Parola, di difendere il povero, l’immigrato, il rom, il lavoratore … di offrire riferimenti scomodi, ma roccia su cui si può fondare una crescita.

Noi non siamo assetati di morte, ma desiderosi di spenderci  sempre per la vita di tutti, mettendo la nostra vita nelle mani di Dio.

10 Luglio 2021
+Domenico