Decisa per le nozze vere della vita, quelle con Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13) dal Vangelo del giorno (Mt 25,11-13)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

… Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Audio della riflessione

Essere preparati a vivere bene tutti gli avvenimenti che la vita ti porta non è sempre facile: talora siamo in ansia, come quando si aspetta la nascita di un bambino, la data di un esame … il giorno del matrimonio … altre volte invece ci si adatta, ci si spegne … e anche le cose più importanti ti passano senza che te ne accorga e perdi occasioni belle, determinanti e decisive: hai messo il silenziatore alla tua vita, ti sei collocato in “stand-by” e aspetti che la vita si faccia da sola, le decisioni si realizzino automaticamente … e invece la vita passa e non te ne accorgi.

Erano così anche quel gruppo di ragazze che dovevano fare festa allo sposo: dovevano aspettarlo per celebrare con lui le nozze, per dire con le loro grazie la bellezza della vita … cinque di loro erano sveglie, in attesa, preparate, sollecite … le altre invece tranquille, ancor peggio “adattate” e assopite, svogliate e pigre! Sembrano il ritratto del nostro tirare a campare: “Ma sì, vedrai che a tutto si trova un rimedio … molti si affannano, ma vedrai che noi all’ultimo momento troveremo di intrufolarci in qualche parte, riusciremo come sempre a soffiare il posto a qualcuno, a sfruttare l’occasione … se siamo in ritardo passiamo sulla corsia di emergenza!”.

Una vita che non prende mai decisioni, si adatta e naviga a vista, non progetta, né prevede, non costruisce, ma vive di rimedi, non collabora, ma sfrutta!

Il gioco può essere anche bello, ma lo sposo, il centro della festa, lo sposo che è il Signore Gesù, non lo si può aspettare addormentati sulle nostre comodità, invischiati nei nostri egoismi e pigrizie, calcolando inganni a danno dei buoni: il Signore passa e se non trova un cuore pulito che lo invita, gli fa posto, non forza, non costringe, non toglie la libertà che stiamo usando male, la rispetta e passa oltre!

Altri sono in attesa di lui, hanno fame della sua parola, sanno che le sue nozze sono determinanti per la loro vita: lo avranno, lo accoglieranno, faranno di lui il centro della loro festa! Infatti il Vangelo, in maniera quasi inaspettata per il nostro buonismo che non permette mai di dire “si, si, no, no” ma che continua con falsa pietà a giustificare tutto, dice perentorio: “e la porta fu chiusa!”

Fu chiusa la porta non della bontà e della misericordia di Dio, ma della coscienza, della libertà spesa bene, della vita generosa, della ricerca della vera felicità! Fu chiusa la porta delle scelte, per entrare nella delusione dell’adattamento …

E’ in gioco la nostra vera gioia, ma dobbiamo essere coscienti che Dio è sempre esigente, proprio perché non ci abbandona mai! 

Non è certo stata cosi la vita di santa Teresa Benedetta della croce, che oggi ricordiamo: grande studiosa di filosofia, ma anche grande credente, coraggiosa, pronta a incontrare lo sposo non per una coreografia di nozze, ma per vivere con lui la sua passione, la sua tragica morte in un campo di concentramento, offrendosi per una nuova Europa, senza guerre fratricide o ideologie crudeli, inumane, aberranti, come il nazismo.

9 Agosto 2022
+Domenico

Il volto di Dio, sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,35-36) dal Vangelo del giorno (Mt 25, 31-46)

«Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.»

Audio della riflessione

Che hai fatto? Perché ti sei comportato così? Dove sta tutta la tua moralità? Credevi di farla franca … pensavi di non dover rendere conto a nessuno di quello che sei e che fai? Quel poveraccio che hai imbrogliato non è nessuno, ha sempre qualcuno dalla sua parte che se lo prende a cuore però.

Farla franca è uno sport che ha molti cultori: c’è una debolezza che tutti vogliamo sfruttare per star meglio, quella degli altri; c’è una sottile soddisfazione che si distribuisce nel nostro circuito vitale, quella dello sfruttare gratis, del sopraffare e poi sentirci a posto: la chiamiamo furbizia e intelligenza e la cancelliamo da ogni tribunale interiore.

Alla fine, invece, Dio dice che ogni tuo gesto ha lasciato una traccia sulla spiaggia del mare della vita e soprattutto ha segnato il suo volto di offese o di carezze: “Tutto quello che avete fatto al più piccolo è a me che lo avete fatto”.

Il volto del povero e del figlio, il volto della mamma e dell’accattone, il volto del drogato sono il suo: Dio, da quando Gesù si è fatto uomo, si incontra nel volto di ogni persona, e le nostre relazioni tra persone non si chiudono mai solo tra di noi, ma si aprono all’orizzonte infinito della sua presenza.

La vita cristiana è impegnativa, ma non complicata, l’esame finale non è ingarbugliato, pieno di insidie e di tranelli, è solo l’insieme delle nostre relazioni, della configurazione che la faccia della nostra anima ha assunto davanti agli altri! Certo, è difficile vedere nel volto degli altri il volto del Signore …non lo è però più di quanto sia difficile immaginare che Dio assuma il nostro volto. Eppure Dio è disposto a mettersi nei nostri panni, ad abitare nella nostra vita, a rendere viva la sua presenza in noi: Lui si fa corpo e sangue perché se noi lo mangiamo, Lui abita in noi e diamo a Lui le nostre sembianze.

La nostra vita è più grande di quanto pensiamo, la nostra dignità è ai vertici della creazione: Quando madre Teresa – ora santa – andava per le strade di Calcutta ad accarezzare chi moriva solo, non faceva altro che accarezzare Dio, non faceva altro che fare incontrare a quella povera creatura la mano tenerissima di Dio.

Il grande mistero è questo: noi negli altri incontriamo Dio perché per loro siamo l’amore di Dio!

Il cielo sopra gli uomini non sarà mai vuoto, se ogni giorno gli uomini sapranno di poterlo bucare con l’amore verso i fratelli.

7 Marzo 2022
+Domenico

Doni ne abbiamo tutti, ma non sempre li facciamo fruttare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,14-15) dal Vangelo del giorno (Mt 25,14-30)

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì …».

Audio della riflessione

C’è stato un tempo, non molto lontano dai nostri giorni, in cui si pensava che tutti gli uomini erano uguali: tutti con gli stessi diritti, tutti con gli stessi doveri, tutti alla pari. Venivamo da un mondo in cui tanti diritti fondamentali erano conculcati per molte persone, per esempio la vita, la cura della salute, il lavoro, lo studio, la stessa giustizia! Era giusto che si … lottasse perché tutti potessero avere le stesse possibilità di fronte all’esistenza.

Non è però vero che tutti rispondono alle proprie risorse con lo stesso impegno … non solo, ma Dio ci ha creati diversi, con gusti e desideri, carattere e qualità diverse, e ci ha chiesto di far fruttare quello che ciascuno ha.

“Talenti”, chiama il vangelo tutte le risorse che l’uomo ha a disposizione: chi ha dieci deve lavorare per dieci altrimenti non è fedele alla sua vita e a Dio che gliel’ha data, chi ha cinque deve lavorare per i suoi cinque, non si deve sentire inferiore se non ha tutte le qualità che hanno altri; purtroppo c’è chi ne ha solo uno e si crede furbo a non farlo fruttare, a star comodo a vivere di rendita.

La parabola del Vangelo non è un testo di economia, ma un invito a sentirsi nell’esistenza, nella vita sempre a contatto con Dio con tutte le nostre forze!

Dio ha dato a tutti la possibilità di rispondere al suo amore, anche se abbiamo avuto genitori cattivi, disgrazie impensabili, malattie, ingiustizie… Dio sa andare sempre al cuore, all’interiorità e lì ci siamo solo noi con la nostra coscienza che diciamo a Dio la nostra voglia di vivere, la nostra decisione di fare della nostra esistenza un dono, di scavare tutte le possibilità che Lui ci ha dato.

Dio è esigente come è generoso: non vuole che noi ci adattiamo al ribasso, che il fuoco della sua vita divenga un fumo evanescente.      

Molti di noi anziché far fruttare la propria vita per la felicità di tutti la buttano, la sperperano, stanno comodi, vivono alle spalle degli altri, si scoraggiano … è bello invece pensare che anche se ci sembra di avere poco quello che Dio ci ha dato può fare miracoli e salvare anche altri dalla disperazione e dalla infelicità.

Occorre gente – insomma – che aiuta sempre tutti ad alzare lo sguardo al cielo per vedervi la gioia di Dio che ci ha dato la possibilità di raggiungerlo per sempre!

Sant’Agostino, che ricordiamo oggi – e fare la sua festa significa lasciarci aiutare lui ad incontrarci con Gesù – ha fatto fruttare al massimo tutti i doni che Dio gli ha dato: all’inizio li ha sperperati, ma è sempre stato in attesa, in tensione, in sincerità con se stesso, in profonda ricerca di Dio! Il suo cuore era sempre inquieto finchè tutta la sua vita rimasta in ricerca del vero, del bello e del bene si è riversata su Gesù ed ha aiutato l’umanità a cercare … a cercare Lui, indicando tutte le strade possibili.

28 Agosto 2021
+Domenico

Nella vita occorre collaborare e non sfruttare e saper attendere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 11-13) dal Vangelo del giorno (Mt 25, 1-13)

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

Audio della riflessione

Essere preparati a vivere bene tutti gli avvenimenti che la vita ti porta non è sempre facile: talora siamo in ansia, come quando si aspetta la nascita di un bambino, la data di un esame, il giorno del matrimonio … altre volte invece ci si adatta, ci si spegne … e anche le cose più importanti ti passano senza che te ne accorga e perdi occasioni belle, determinanti e decisive.

Hai messo il silenziatore alla tua vita, ti sei collocato in “stand by” e aspetti che la vita si faccia da sola, le decisioni si realizzino automaticamente … e invece la vita passa e non te n’accorgi.

Erano così anche quel gruppo di ragazze che dovevano fare festa allo sposo: dovevano aspettarlo per celebrare con lui le nozze, per dire con le loro grazie la bellezza della vita … cinque di loro erano sveglie, in attesa, preparate, sollecite, le altre invece tranquille … ancor peggio adattate e assopite, svogliate e pigre … sembrano il ritratto del nostro tirare a campare “ma sì, vedrai che a tutto si trova un rimedio: molti si affannano, ma vedrai che noi all’ultimo momento troveremo di intrufolarci in qualche parte, riusciremo come sempre a soffiare il posto a qualcun altro e a sfruttare l’occasione. Se siamo in ritardo passiamo sulla corsia di emergenza!”

Una vita che non prende mai decisioni, si adatta e naviga a vista, non progetta, né prevede; non costruisce, ma vive di rimedi; non collabora, ma sfrutta.

Il gioco può essere anche bello, ma lo sposo, il centro della festa, lo sposo che è il Signore Gesù, non lo si può aspettare addormentati sulle nostre comodità, invischiati nei nostri egoismi e pigrizie, calcolando inganni a danno dei buoni.

Il Signore passa e se non trova un cuore pulito che lo invita, gli fa posto, non forza, non costringe, non toglie la libertà che stiamo usando male, la rispetta e passa oltre: altri sono in attesa di lui, hanno fame della sua parola, sanno che le sue nozze sono determinanti per la loro vita. Lo avranno, lo accoglieranno, faranno di lui il centro della loro festa! Infatti il Vangelo, in maniera quasi inaspettata per il nostro buonismo che non permette mai di dire si, si e no, no, ma che continua con falsa pietà a giustificare tutto, dice perentorio “e la porta fu chiusa”. Fu chiusa la porta non della bontà e della misericordia di Dio, ma della coscienza, della libertà spesa bene, della vita generosa, della ricerca della vera felicità. Fu chiusa la porta delle scelte, per entrare nella delusione dell’adattamento.

E’ in gioco la nostra vera gioia, ma dobbiamo essere coscienti che Dio è sempre esigente! Santa Monica, la mamma di sant’Agostino, che oggi ricordiamo, c’ha messo tutta la vita a chiedere a Dio e a farsi in quattro per fare in modo che Agostino diventasse credente cattolico, sempre rispettosa, sempre mamma, sempre in attesa attiva … e la sua vita si è proprio chiusa con la meta raggiunta, dopo che lo sposo si è incontrato alla grande con suo figlio. 

27 Agosto 2021
+Domenico

Esistono momenti in cui la vita decide per te, se non sei pronto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)

Audio della riflessione

O la vita è una accozzaglia di eventi che si succedono a caso … e noi cerchiamo  di navigare a vista per cogliere le occasioni e sfruttarle al massimo per il nostro interesse, oppure la vita è una storia con un centro, un inizio, una fine, una direzione e noi ci aspettiamo di dover rendere conto a qualcuno di come l’abbiamo vissuta.

Gesù ci ha insegnato che il mondo è nelle mani di Dio, che da Lui ha avuto inizio e in Lui si compirà: la vita che viviamo sulla terra è incerta, provvisoria, destinata ad essere superata in una situazione definitiva e certa in cui tutto verrà trasformato nei cieli nuovi e mondi nuovi verso cui siamo incamminati … e Lui ci ha promesso che tornerà, e la nostra vita è meglio rappresentata da un’attesa vigile piuttosto che da un annoiato torpore fatalistico.

È segno di grande dignità per l’uomo sapere che deve rispondere a un giudizio, a una valutazione globale della sua vita, in una coscienza che permane come nucleo decisivo nell’evolversi degli eventi.

Tutto passa, tu rimani e ogni fatto della tua vita lascia sulla tua spiaggia un segno, viene infilato come un grano di una lunga collana … ma te la guardi ogni tanto questa collana? Riesci a legare i tuoi gesti in una storia? C’è una lampada nella tua esistenza che ti dissolve le ombre dell’insignificanza?

C’erano – dice -Gesù, dieci ragazze in attesa dello sposo: cinque avevano fatto scorta di olio per le lampade, sapevano che l’attesa sarebbe stata indecifrabile, che la vita era in salita, che non si è mai preparati abbastanza per affrontare la notte … altre cinque invece avevano preso l’invito a nozze con leggerezza: “Troveremo sempre qualche rimedio. Non vale la pena di preoccuparsi tanto della vita, qualche furbizia, qualche terno al lotto, le debolezze di qualcuno possiamo sempre sfruttarle”. Un vita lasciata continuamente al caso. C’è sempre tempo per decidersi …. ma non è vero! Esiste un momento in cui la vita decide per te e ti trova impreparato.

Si sente un grido nella notte: è qui, la vita è al suo culmine, la pienezza è giunta, la festa senza fine comincia, la tua lampada accesa ti fa trovare la strada, mentre il buio in cui ti sei adattato ti toglie ogni prospettiva. I rimedi dell’ultima ora sono pezze che si sfilacciano … e “la porta fu chiusa”.

Vigilate perché non sapete né il giorno, né l’ora. C’erano dei segni e non li abbiamo visti. Occorre riattivare la vita, il sentimento, occorre tornare a sperare! Dio la forza ce la dà sempre.

Questa forza e questo amore a Dio ha caratterizzato la vita di Santa Teresa Benedetta della Croce, ebrea convertita ( Edith Stein), patrona d’Europa, profonda conoscitrice dei misteri di Dio che morì nel campo di concentramento, perché ebrea. Oggi l’abbiamo come potente intercessione presso il Signore della vita, lo sposo sempre da lei sognato, agognato e sempre atteso.

9 Agosto 2021
+Domenico

Tu per chi vivi o hai vissuto?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,14-30)

Audio della riflessione

Non era sicuramente un giovane quel personaggio della parabola dei talenti che ricevutone uno lo va a seppellire perché lo vuol conservare e restituire a un padrone che si immagina esigente, ma ingenuo!

E’ difficile che un giovane seppellisca i suoi talenti: lui scatta, lavora, briga, è furbo, ha fantasia, creatività, non sta mai fermo, si entusiasma …

Chi si tiene il suo talento stretto e lo va a sotterrare, proprio non lo capisco: è un poveraccio! E’ vero: tu hai sempre moltiplicato le doti che ti trovi in corpo: la bellezza, la giovinezza, l’intelligenza, l’affetto, la vivacità. Quando eri in compagnia era una gioia averti dei nostri.

Spontaneità è la parola giusta: un giovane è spontaneo, gli viene facile esserci simpaticamente. Non ha bisogno di ascesi faticosa per lanciarsi.

Ma … posso farti una domanda? Per chi hai moltiplicato tutte le tue qualità? Quale era il motore di questa spontaneità? Quando ti sei trovato con la catena della vita a terra che hai fatto? Hai cambiato compagnia … allora non moltiplicavi che per te, ti facevi i fatti tuoi, avevi le tue mire; secondi fini sicuramente no, ma incoscienza molta, autocentratura massima e specchi a non finire. Sei sempre stato tu il centro di tutto: hai continuamente spostato il tempo delle tue decisioni, perché ti sembrava di andarti a seppellire se decidevi di sposarti o di prendere un impegno serio nella vita.  Forse non avevi sepolto i tuoi talenti, ma li andavi tutte le mattine a lucidare, a vedere se ancora c’erano, a calcolare che non si svalutassero, a mostrarli in vetrina per convincerti che il loro valore non diminuisse.

E’ come se li avessi sepolti: quando Dio ti chiamerà non potrai dire “eccone altri cinque”, o altri due o altri dieci, perché se li hai usati e moltiplicati solo per te saranno ancora gli stessi. Ti sembrerà di averli moltiplicati, ma li hai solo guardati con una lente di ingrandimento, sono sempre e solo quelli di partenza.

Potevi tenere per te l’amore? Potevi tenere per te gli affetti, l’intelligenza, il tuo sorriso, la tua gioia, la tua giovinezza? Potevi far girare attorno a te tutto il mondo? Potevi vivere continuamente di rendita, senza mai metterti a disposizione? Come hai fatto a pensare che il mondo potesse diventare migliore senza il tuo semplice, ma necessario contributo? Donare non è seppellire, ma moltiplicare! Scegliere di donare la vita non è bruciarsi, ma ritrovarla sempre piena.

Duro alla fine il padrone: li hai sprecati e quindi te li sei giocati. E’ meglio che li passi a qualcun altro che li metta a disposizione.

L’egoismo, l’autocentratura, il far girare tutti intorno a noi sono la sconfitta della vita, non solo di una fede: aspetti di essere nonno per capire che ciò che resta nella vita è solo quello che hai donato, non certo quello che hai accumulato per te?

Non sotterrare mai niente di quello che hai, perché stai sotterrando quello che sei.

15 Novembre 2020
+Domenico

Non fa l‘fanatico, vedrai che ce la facciamo lo stesso

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 1-13)

Audio della riflessione

Nella vita ci capitano spesso cose improvvise, nonostante tutte le precauzioni che abbiamo preso: gli incidenti stradali, le malattie, eccetto il COVID-19, che però sai che c’è, pratichi tutte le mascherine e abluzioni possibili, poi ti trovi che sei positivo, le stesse persone che incontri dopo tanto tempo ti spaventano.

Ci sono cose però che pur vengono all’improvviso, però sai che arrivano, ti alleni a vigilare per il lavoro stesso che tu fai. Qui ci deve essere sempre molta attenzione devi stare sempre all’erta.

Essere preparati a vivere bene tutti gli avvenimenti che la vita ti porta non è sempre facile: talora siamo in ansia, come quando si aspetta la nascita di un bambino, la data di un esame, il giorno del matrimonio, altre volte invece ci si adatta, ci si spegne e anche le cose più importanti ti passano senza che te ne accorga e perdi occasioni belle, determinanti e decisive.

Hai messo il silenziatore alla tua vita, ti sei collocato in stand by e aspetti che la vita si faccia da sola, le decisioni si realizzino automaticamente … e invece la vita passa e non te ne accorgi.

Erano con attese di questo secondo tipo, anche se non erano della protezione civile, quelle ragazze che dovevano fare festa allo sposo: dovevano aspettarlo per celebrare con lui le nozze, per dire con le loro grazie la bellezza della vita; cinque di loro erano sveglie, in attesa, preparate, sollecite; le altre invece tranquille, ancor peggio adattate e assopite, svogliate e pigre. Sembrano il ritratto del nostro “tirare a campare”: ma sì, vedrai che a tutto si trova un rimedio … molti si affannano, ma vedrai che noi all’ultimo momento troveremo di intrufolarci in qualche parte, riusciremo come sempre a soffiare il posto a qualcun altro, a sfruttare l’occasione. Se siamo in ritardo passiamo sulla corsia di emergenza!

Una vita che non prende mai decisioni, si adatta e naviga a vista, non progetta, né prevede, non costruisce, ma vive di rimedi, non collabora, ma sfrutta. Il gioco può essere anche bello, ma lo sposo, il centro della festa, lo sposo che è il Signore Gesù, non lo si può aspettare addormentati sulle nostre comodità, invischiati nei nostri egoismi e pigrizie, calcolando inganni a danno dei buoni.

Il Signore passa e se non trova un cuore pulito che lo invita, gli fa posto, non forza, non costringe, non toglie la libertà che stiamo usando male, la rispetta e passa oltre.

Altri sono in attesa di lui, hanno fame della sua parola, sanno che le sue nozze sono determinanti per la loro vita: lo avranno, lo accoglieranno, faranno di lui il centro della loro festa.

Infatti il Vangelo, in maniera quasi inaspettata per il nostro buonismo che non permette mai di dire “si, si; no, no” ma che continua con falsa pietà a giustificare tutto, dice perentorio quella frase tremenda e agghiacciante “e la porta fu chiusa”.

Fu chiusa la porta non della bontà e della misericordia di Dio, ma della coscienza, della libertà spesa bene, della vita generosa, della ricerca della vera felicità. Fu chiusa la porta delle scelte, per entrare nella delusione dell’adattamento.

E’ in gioco la nostra vera gioia, ma dobbiamo essere coscienti che Dio è sempre esigente, proprio perchè ci dà tutto quello che è necessario per fare la scelta giusta. 

8 Novembre 2020
+Domenico

Avremo sicuramente un poco di fortuna? non sempre!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 1-13)

Essere preparati a vivere bene tutti gli avvenimenti che la vita ti porta non è sempre facile: talora siamo in ansia, come quando si aspetta la nascita di un bambino, la data di un esame, il giorno del matrimonio, altre volte invece ci si adatta, ci si spegne e anche le cose più importanti ti passano senza che tu te ne accorga e perdi occasioni belle, determinanti e decisive.

Hai messo il silenziatore alla tua esistenza, ti sei collocato in uno “stand by” e aspetti che la vita si faccia da sola, le decisioni si realizzino automaticamente … e invece la vita passa e non te ne accorgi.

Erano così anche quelle ragazze che facevano gruppo dovevano fare festa allo sposo: dovevano aspettarlo per celebrare con lui le nozze, per dire con le loro grazie la bellezza della vita; cinque di loro erano sveglie, in attesa, preparate, sollecite; le altre invece tranquille, ancor peggio adattate e assopite, svogliate e pigre.

Sembrano il ritratto del nostro tirare a campare: “ma sì, vedrai che a tutto si trova un rimedio. Molti si affannano, ma vedrai che noi all’ultimo momento troveremo di intrufolarci in qualche parte, riusciremo come sempre a soffiare il posto a qualcun altro, a sfruttare l’occasione. Se siamo in ritardo poi passiamo sulla corsia di emergenza!”

Una vita che non prende mai decisioni, si adatta e naviga a vista, non progetta, né prevede, non costruisce, ma vive di rimedi, non collabora, ma sfrutta.

Il gioco può essere anche bello, ma lo sposo, il centro della festa, lo sposo che è il Signore Gesù, non lo si può aspettare addormentati sulle nostre comodità, invischiati nei nostri egoismi e pigrizie, calcolando inganni a danno dei buoni.

Il Signore passa e se non trova un cuore pulito che lo invita, che gli fa posto, non forza, non costringe, non toglie la libertà che stiamo usando male, la rispetta e passa oltre.

Altri sono in attesa di lui, hanno fame della sua parola, sanno che le sue nozze sono determinanti per la loro vita. Lo avranno, lo accoglieranno, faranno di lui il centro della loro festa: le altre cinque donne hanno fatto questo.

Infatti il Vangelo, in maniera quasi inaspettata per il nostro buonismo che non permette mai di dire si, si, no, no, ma che continua con falsa pietà a giustificare tutto, dice perentorio: e la porta fu chiusa. Fu chiusa la porta non della bontà e della misericordia di Dio, ma della coscienza, della libertà spesa bene, della vita generosa, della ricerca della vera felicità.

Fu chiusa la porta delle scelte, per entrare nella delusione dell’adattamento: è in gioco la nostra vera gioia, ma dobbiamo essere coscienti che Dio è sempre esigente, proprio perché non ci vuole abbandonare. 

Sant’Agostino, non ha mai smesso di cercare Dio, di innamorarsi di Gesù Cristo, di amare l’umanità e di metterle al servizio la sua grande intelligenza, la sua cura pastorale, il suo essere affascinato per chiunque lo ascoltava della persona di Gesù, come dev’essere ogni cristiano.

28 Agosto 2020
+Domenico