Siamo anche noi i tentatori di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Mt 4,1-11)

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Audio della riflessione

Proviamo noi cristiani a tentare Gesù, proprio perché siamo spesso tentatori nelle nostre relazioni umane. Ci siamo noi a fare la parte del demonio oggi e diciamo a Gesù le domande sulla nostra debole fede:

Se sei Figlio di Dio faccelo vedere? Perché dobbiamo soffrire tanto nella vita? Perché le cose più semplici come il pane ci devono mancare? Che ti costa cambiare le pietre in pane? Perché ci fai penare se hai già tutto risolto?  

Non di solo pane vive l’uomo! 

Ma perché non sfrutti l’occasione? Che ti costa il compromesso, se ne ricavi quel bene che tanto desideri? Non dirmi che sei fermo ancora a bilanciare se i mezzi sono buoni in questo mondo di lupi! Vuoi che Dio, tuo Padre, stia a fare il custode del bene o del male! Dio non sta a base della bontà delle cose, ma sono le cose stesse che devi prendere come vuoi. Sono io questo Dio che cerchi e che ti dà sicurezza, dice, Satana. 

Il Signore tuo Dio adorerai a lui solo renderai culto 

Se sei figlio di Dio, mostralo; dimentica questa umanità, è solo una commedia, una finzione che tu ti sia fatto uomo; tu sei altro, invincibile, potente. A che serve essere perdenti? Provoca tuo Padre, stanalo, mettilo davanti al fatto compiuto; buttati…non vorrai che ti lasci spiaccicare sul selciato ai piedi del Tempio. 

Non tenterai il Signore Dio tuo! 

Noi stessi per ora non siamo riusciti a scalfire la decisione radicale di Gesù di mettersi nelle braccia del Padre, che gli ha offerto un corpo e con esso la dignità di uomo, con tutte le sue debolezze, come compagnia appassionata del nostro cammino di redenzione e come unico spazio e strumento della sua dedizione alla causa del Regno. 

Tornerà ancora la tentazione: si sentirà dire ancora sotto la croce quel lancinante ritornello. Se sei il messia scendi dalla croce…se sei il re dei giudei…se sei il Figlio di Dio… La risposta di Gesù, pur nella drammatica domanda: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato, sarà sempre e solo: nelle tue mani affido il mio spirito. Le braccia del Padre saranno sempre la sua forza e il suo destino. 

L’incontro tra l’Assoluto e la nostra relativa esperienza storica avviene dentro uno spazio di libertà che richiede coraggio, affidamento totale a Dio e la creatività di un amore appassionato: è lo spazio della Quaresima. 

Nelle tentazioni di quel deserto che il consumismo sta scavando nelle coscienze degli uomini dobbiamo metterci davanti sempre la decisione radicale di Gesù di condividere la nostra stessa vita e aiutare tutti a fare il salto di qualità, a nutrirsi di un pane nuovo, a dedicarsi al Dio vero, a leggerne la presenza evidente nei fatti della vita e della storia. 

26 Febbraio
+Domenico

Subito, senza tentennamenti, in una missione nuova e impossibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Audio della riflessione

Si può stare giorni e giorni ad aspettare che la vita si risolva da sola … si può pensare che non ci sia mai niente di nuovo sotto il sole e adattarsi a sopravvivere … si può invece tendere la vita a tutto quello che la realtà ci propone e cercare di capirne il mistero: talvolta è un amico, talvolta una situazione, spesso è una chiamata precisa, che ti si impone.

Così è capitato ad Andrea il fratello di Simone, mentre stavano pescando nel lago di Tiberiade; vita dura, tensione, attesa, delusione, sorpresa erano i sentimenti che si susseguivano ogni giorno nel loro lavoro. Gesù li aveva osservati tante volte e aveva capito che erano gente decisa, rotta alla fatica, resistente e li ha chiamati perentoriamente come spesso faceva Lui: “Seguitemi!”.

Non ha detto “vi andrebbe di.. che cosa pensate se… chissà che possa interessarvi…”, ha detto “:”Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Non siete fatti per stare a consumare la vita su queste barche, dentro questo lago, a gettare e ritirare reti. Voi siete fatti per un piano più grande, il piano di Dio che vi vuole decisi a coinvolgere gli uomini nella gioia del Vangelo”.

Aveva visto bene Gesù: aveva intuito che ci sono uomini che si lasciano prendere da ideali alti, da missioni impossibili. Gesù quando chiama a collaborare chiede il massimo, mai il minimo, anche se sa rispettare i tempi di crescita.

Andrea non sta a tergiversare … c’è un avverbio che dice la sua decisione: “subito”, una decisione senza ripensamenti: “lasciate le reti e i loro progetti lo seguirono”; gli andarono dietro, stettero con lui, si misero a condividere i suoi sogni oltre che i suoi passi.

La vita è così: intercetta una chiamata e si butta a seguirla. Il cammino che faranno sarà lungo e faticoso, non sempre lineare: difficoltà, scoraggiamenti, incomprensioni, gelosie, dubbi, domande saranno pane quotidiano – è mica così anche la nostra vita – ma cambieranno la loro vita.

Andrea si immedesimerà nella missione di Gesù: porterà a Lui altre persone, sarà attivo nella moltiplicazione dei pani, quando ha portato a Gesù il ragazzo con i cinque pani e due pesci; darà la vita per Gesù! Era stato lui a portare a Gesù il fratello Simone, aveva intuito che su Gesù si poteva scommettere … e gli aveva messo tra le mani la vita.

Quel pomeriggio era stato un gran pomeriggio: quella sera sul lago non c’era stata incertezza, calcolo, pronostici o tergiversazioni, ma decisione e fiducia, generosità e abbandono nelle mani di Dio che avrebbe sicuramente sempre riempito la sua vita senza mai abbandonarlo anche nel dono totale di sé su una croce – ricordate -, la croce decussata come sempre viene rappresentata la morte di Sant’Andrea.

22 Gennaio 2023
+Domenico

Decisi, a costo di tagliarci dietro tutti ponti per nostalgia di false sicurezze

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 12-17.23-25)

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Audio della riflessione

Quando si imbocca una strada difficile non sempre si ha il coraggio di continuare. Le tentazioni di fermarsi, di lasciare tutto a metà, di non finire niente sono più di un raro episodio. Lo vedi in certe regioni in cui si cominciano le case e le lasciano per decenni con le impalcature per l’ultimo piano; lo vedi nella politica che è l’arte di non decidere mai, di rimandare all’infinito; lo sperimenti nella tua vita privata quando sei convinto di dover prendere alcune decisioni per mettere ordine nella tua vita, nei tuoi affetti, nelle tue passioni che spesso debordano e rimandi continuamente. La dieta comincia sempre il giorno dopo. Allora ti capita come quando devi alzarti al mattino: non vorresti mai uscire dal letto, maledici la sveglia, la metti lontano per costringerti a uscire dal letto, spegni quella maledetta soneria, ma poi risalti nel letto, inventi tutti i ragionamenti possibili per convincerti che non è necessario alzarsi, che le cose si possono fare anche più tardi… nella vita invece ci sono momenti in cui occorre un colpo di reni che ti mette nella direzione giusta.

Gesù ha dato una decisione definitiva alla sua vita da sempre, ma nella sua esistenza umana ha preso una decisione per il Regno di Dio e si è tagliato dietro tutti i ponti. Lasciò Nazaret, il luogo della sua infanzia, la sua gente, il suo lavoro, i suoi amici, sua madre e venne ad abitare a Cafarnao. Una cittadina sul lago, crocevia di genti e di affari. Qui circolava tanta gente e quello che aveva in cuore da realizzare qui lo poteva comunicare a tutti. Era preso da urgenza, non da fretta, non c’erano da fare tante cose, c’era da prendere una decisione, occorreva sbilanciare la propria vita, i propri affetti, i propri progetti, la stessa vita sociale e religiosa dalla parte del Regno di Dio, dalla parte del vangelo.

La notizia sconvolgente che non doveva lasciare tranquillo nessuno era la grandezza e la paternità di Dio che si stava manifestando in Lui. Segno di questo nuovo che stava irrompendo nella storia erano le molteplici guarigioni che Gesù operava: faceva toccare con mano che la vita poteva prendere un’altra piega; se le malattie erano vinte, perché non lo doveva e poteva essere la malattia ancora più profonda che è il peccato, il cuore marcio. Era finito l’incubo della storia, l’uomo poteva ancora abitare una speranza. Solo che questa speranza la si deve continuamente cercare, invocare, abitarne i luoghi in cui si presenta e viverla in pienezza

7 Gennaio 2023
+Domenico

Scelti, chiamati, scandagliati nella preghiera, non destinati

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 21-22) dal Vangelo del giorno (Mt 4, 18-22)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Audio della riflessione

Siamo buttati nel mondo a caso oppure c’è qualcuno che ci pensa? C’è un destino cieco che determina la nostra vita o possiamo deciderla noi come meglio ci aggrada? Ci industriamo in mille modi per dare alla nostra esistenza la piega che vogliamo noi oppure siamo come il cane legato a un palo che non può andare oltre il cerchio descritto dalla sua catena?

Ci sono momenti in cui ci sentiamo liberi quasi di volare e altri in cui ci sembra di essere perseguitati da un cieco destino: in alcuni momenti ci sembra di essere noi che definiamo la rotta della nostra vita, in altri ci sembra di essere elegantemente ingannati o forse anche obbligati.

Abbiamo a disposizione intelligenza, volontà, cuore, affetti, amici, amore materno e paterno, amore di coppia: sono tutte energie che ci aiutano a definire la nostra vita; ci sono anche agenzie specializzate che ci orientano dove piace a loro, vedi per esempio la pubblicità che sta imperversando forse troppo.

Siamo di fronte a molte opportunità, spesso troppe per cui non sappiamo da che parte voltarci, quale scegliere.

Gesù si colloca in questa vicenda e ci apre una nuova prospettiva dicendo che la vita dell’uomo è risposta a una chiamata: non c’è nessun destino cieco nella vita, non c’è nessuna fortuna o sfortuna, ma la risposta a una chiamata libera.

Gesù era ormai di casa tra quel gruppo di pescatori che ogni giorno incontrava sul lago: giovani, adulti, sposati, garzoni, padroni di una barca … una vita faticosa, il lago non regalava niente a nessuno, molte notti a gettare reti e a ritirare solo acqua e sassi; il pomeriggio a ricucire gli strappi, a immaginare il futuro … era diventato loro amico: aveva visto nel loro cuore sete di verità, voglia di futuro diverso, desiderio di giustizia, aspirazione alla bontà … e li chiama! E loro all’istante – dice il Vangelo – abbandonano barca, reti, progetti, padre e madre e lo seguono.

Sentirsi chiamati a qualcosa di bello, di grande, di pulito … è ciò che tutti sogniamo: solo che siamo distratti e non ci sentiamo interpellati da niente.

C’è in tutti una chiamata nella vita! Non siamo fatti con lo stampino, ma in maniera originale; nessuno è generico: non siamo clonati, possiamo sperare di intravedere ciò per cui siamo nati, costruire la nostra risposta originale.

Questa è una grande speranza per ogni vita, che noi tutti vogliamo tutti vivere.

30 Novembre 2022
+Domenico

Decisi, oltre ogni tampone o vaccino

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 12-17.23-25)

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Audio della riflessione

Quando si imbocca una strada difficile non sempre si ha il coraggio di continuare: le tentazioni di fermarsi, di lasciare tutto a metà, di non finire niente sono più di un raro episodio.

Lo vedi in certe regioni in cui si cominciano le case e le lasciano per decenni con le impalcature per l’ultimo piano; lo vedi nella politica che è l’arte di non decidere mai, di rimandare all’infinito; lo sperimenti nella tua vita privata quando sei convinto di dover prendere alcune decisioni per mettere ordine  nei tuoi affetti, nelle tue passioni che spesso debordano e rimandi continuamente. La dieta comincia sempre il giorno dopo … allora ti capita come quando devi alzarti al mattino: non vorresti mai uscire dal letto, maledici la sveglia, la metti lontano per costringerti a uscire dal letto, spegni quella maledetta soneria, ma poi risalti nel letto, inventi tutti i ragionamenti possibili per convincerti che non è necessario alzarsi, che le cose si possono fare anche più tardi… nella vita invece ci sono momenti in cui occorre un colpo di reni che ti mette nella direzione giusta.

Gesù ha dato una decisione definitiva alla sua vita da sempre, ma nella sua esistenza umana ha preso una decisione per il Regno di Dio e si è tagliato dietro tutti i ponti: lasciò Nazaret, il luogo della sua infanzia, la sua gente, il suo lavoro, i suoi amici, sua madre e venne ad abitare a Cafarnao. Una cittadina sul lago, crocevia di genti e di affari: qui circolava tanta gente e quello che aveva in cuore da realizzare qui lo poteva comunicare a tutti. Era preso da urgenza, non da fretta, non c’erano da fare tante cose, c’era da prendere una decisione: occorreva sbilanciare la propria vita, i propri affetti, i propri progetti, la stessa vita sociale e religiosa dalla parte del Regno di Dio, dalla parte del Regno di Dio, dalla parte del Vangelo, che era la bella notizia che Jui voleva comunicare..

La notizia sconvolgente che non doveva lasciare tranquillo nessuno era la grandezza e la paternità di Dio che si stava manifestando in Lui. Segno di questo nuovo che stava irrompendo nella storia erano le molteplici guarigioni che Gesù operava: faceva toccare con mano che la vita poteva prendere un’altra piega; se le malattie erano vinte, perché non lo doveva e poteva essere la malattia ancora più profonda che è il peccato, un cuore marcio.

Era finito l’incubo della storia, l’uomo poteva ancora abitare una speranza. Non sappiamo noi oggi quando finirà l’incubo della pandemia, anche se oramai non ci sorprende più; sicuramente è una prova e chiediamo al Signore di uscirne migliori come uomini e come donne, come ragazzi e ragazze, come comunità attiva e che non si scoraggia di vivere in una incertezza, che si cambierà in verità.

Sappiamo sperare e vivere oltre la pandemia combattendola con generosità verso tutti,  intelligenza e affidamento a chi si dedica con generosità e disinteresse.

7 Gennaio 2022
+Domenico

Non c’è nessun destino, ma sempre una chiamata

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22) dal Vangelo del giorno (Mt 4,21-22) nella festa di Sant’Andrea Apostolo

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Audio della riflessione

Siamo buttati nel mondo a caso, oppure c’è qualcuno che ci pensa? C’è un destino cieco che determina la nostra vita o possiamo deciderla noi come meglio ci aggrada? Ci industriamo in mille modi per dare alla nostra esistenza la piega che vogliamo noi, oppure siamo come il cane legato a un palo che non può andare oltre il cerchio descritto dalla sua catena?

Ci sono momenti in cui ci sentiamo liberi quasi di volare e altri in cui ci sembra di essere perse­guitati da un cieco destino: in alcuni momenti ci sembra di essere noi che definiamo la rotta della nostra vita, in altri ci sembra di essere elegantemente ingannati … o presi per i fondelli, come si usa dire.

Abbiamo a disposizione intelligenza, volontà, cuore, affetti, amici, amore materno e paterno, amore di coppia: sono tutte energie che ci aiu­tano a definire la nostra vita.

Ci sono anche agenzie specializzate che ci orientano dove piace a loro, vedi per esempio la pubblicità che sta pervadendo ogni nostra scelta senza accorgercene: siamo di fronte a molte opportunità, spesso troppe, per cui non sappiamo da che parte voltarci, quale scegliere.

Gesù si colloca in questa sorta di confusione o di incertezza e ci apre una nuova prospettiva, dicendo che la vita dell’uomo è la risposta a una chiamata: non c’è nessun destino cieco nella vita, non c’è nessuna fortuna o sfortuna, ma la risposta originale a una chia­mata libera.

Gesù era ormai di casa tra quel gruppo di pescatori che ogni giorno incontrava sul lago: giovani, adulti, sposati, garzoni, padroni di una barca … una vita faticosa, il lago non regalava niente a nessuno, molte notti a gettare reti e a ritirare soltanto acqua e sassi – oggi sarebbero bottiglie di plastica – il pomeriggio a ricucire gli strappi, a immaginare il futuro.

Era diventato loro amico: aveva visto nel loro cuore sete di verità, voglia di futuro diverso, desiderio di giu­stizia, aspirazione alla bontà … e li chiama! E loro all’istante abbandonano barca, reti, progetti, padre e madre e lo seguono.

Sentirsi chiamati a qualcosa di bello, di grande, di pulito è ciò che tutti sogniamo … solo che siamo distratti e non ci sentiamo quasi mai interpellati, o siamo interpellati da niente.

C’è invece in tutti una chiamata nella vita: non siamo fatti con lo stampino, ma in maniera originale; nessuno è generico, non siamo clonati, pos­siamo sperare di intravedere ciò per cui siamo nati, costruire la nostra risposta originale.

Questa è una grande speranza per ogni vita e sempre, ogni giorno … e Sant’Andrea, che oggi ricordiamo, è stato chiamato da Gesù a diventare Apostolo e lo ha fatto con una estrema generosità: anche lui, abbandonate le reti, lo seguì, e lo seguì anche in croce.

Ma noi, questa speranza, dove l’abbiamo buttata?

30 Novembre 2021
+Domenico

Basta aspettare! occorre partire e cominciare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 12-17.23-25)

Audio della riflessione

Da bambini i nostri genitori per prepararci ad andare a scuola con impegno dopo le vacanze belle, coinvolgenti, piene di fatti interessanti: il Natale, i presepi, l’ultimo dell’anno, gli amici, le tavolate in cui ci ritagliavamo i nostri momenti di divertimento in attesa del dolce, mentre gli adulti continuavano a mangiare, ci dicevano che “l’Epifania tutte le feste le porta via”.

Il 7 gennaio è sempre stato un momento anche bello e lo vogliamo sperare anche quest’anno: auguriamo ai ragazzi e ai giovani di tornare a scuola di presenza per dare libertà alla propria voglia di stare con gli amici, di mettere la pandemia davanti e non addosso, attenti, ma non succubi, mascherati, ma con occhi che sprizzano vita, distanti, ma non ignorati e autocentrati.

Auguriamo ai lavoratori di riprendere con dignità il proprio lavoro, disposti ad aggiornarsi continuamente …

Mai come quest’anno – forse – abbiamo sperato che la fine delle vacanze diventasse una rinascita: c’è bisogno di qualcosa di nuovo che riempie la vita di un ideale! Anche il cristiano medio, neanche troppo addentro al mondo ecclesiale, sente che un cristianesimo “slavato” come spesso lo si vive, una esperienza di fede ridotta a qualche medaglietta e acqua santa, un rapporto con gli altri cristiani insignificante come l’abitudine al colore delle pareti, non ha proprio nessun senso: è necessario un colpo di reni.

Era forse questo, anche se più in profondità, quello che si percepiva tra la gente quando Gesù ha lasciato sua madre, la sua piccola comunità di Nazareth ed è andato a seguire le parole di fuoco di Giovanni il Battista.

C’è una parola d’ordine efficace, forse anche pericolosa per l’ordine esistente, per lo squallore con cui ci si trascina nella religione ufficiale: “Il regno di Dio è qui! È alla porta; non potrebbe essere più vicino. L’attesa è finita! Dio è vicino, c’è, è alle porte, non c’è più spazio per la noia. Convertitevi.”

Ecco ci risiamo. Un altro invito morale a comportarsi meglio, a fare i buoni, a mangiare di meno, a mortificare la gola, a sopportare di più … No! non è questo il punto di cui abbiamo bisogno, è Gesù di cui abbiamo bisogno!

I primi a capirlo e a invertire, convertire la loro strada sono gli apostoli: abbandonate le reti lo seguirono.

Gesù non è più il giovanotto che condivide  una vita normale quotidiana come ogni persona al suo tempo: dà un netto taglio e si porta a Cafarnao, lì c’è il mondo che passa, è un crocevia di strade che vanno da Est a Ovest, da Sud a Nord, lì si incrociano le persone, le merci, i sogni, i progetti di vita.

Ha un messaggio da portare e decide di iniziare – diciamo noi – la sua vita pubblica, a far conoscere il segreto di Dio per la vita delle persone: è lui stesso la notizia decisiva, il vangelo, di cui sentiamo il bisogno, la novità.

E’ come se a noi appestati dal COVID-19 portasse non solo il vaccino e la distruzione definitiva della pandemia, ma molto di più, ci portasse il segreto di una vita felice e buona per tutti: questo è il Vangelo, e Gesù ci aiuta giorno dopo giorno a fare i passi giusti dietro a Lui.

7 Gennaio 2021
+Domenico

Subito e senza tentennamenti: Sant’Andrea

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt. 4, 18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
                               

Audio della riflessione

Si può stare giorni e giorni ad aspettare che la vita si risolva da sola, si può pensare che non c’è mai niente di nuovo sotto il sole e adattarsi a sopravvivere; si può invece tendere la vita a tutto quello che la realtà ci propone e cercare di capirne il mistero.

Talvolta è un amico, talvolta una situazione, spesso è una chiamata precisa, che ti si impone: così è capitato ad Andrea il fratello di Simone, mentre stavano pescando nel lago di Tiberiade … vita dura, tensione, attesa, delusione, sorpresa erano i sentimenti che si susseguivano ogni giorno nel loro lavoro.

Gesù li aveva osservati tante volte, e aveva capito che erano gente decisa, rotta alla fatica, resistente … e li ha chiamati perentoriamente, come spesso faceva Lui.

Seguitemi!

Non ha detto “vi andrebbe di… che cosa pensate se… chissà che possa esservi gradito…” Ha detto: “seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Non siete fatti per stare a consumare la vita su queste barche, dentro questo lago, a gettare e ritirare reti. Voi siete fatti per un piano più grande, il piano di Dio che vi vuole decisi a coinvolgere gli uomini nella sua missione.

Aveva visto bene Gesù, aveva intuito che ci sono uomini che si lasciano prendere da ideali alti, da missioni impossibili: Gesù quando chiama a collaborare chiede il massimo, mai il minimo, anche se sa rispettare i tempi di crescita.

Andrea risponde immediatamente con un avverbio: subito, una decisione senza ripensamenti; lasciate le reti e un programma, lo seguirono. Gli andarono dietro, stettero con lui, si misero a condividere i suoi sogni oltre che i suoi passi. La vita è così; intercetta una chiamata e si butta a seguirla.

Il cammino che faranno sarà lungo e faticoso, non sempre lineare: difficoltà, scoraggiamenti, incomprensioni, gelosie, dubbi, domande saranno pane quotidiano, ma cambieranno la loro vita.

Andrea si immedesimerà nella missione di Gesù: porterà a lui altre persone, sarà attivo nella moltiplicazione dei pani, quando ha portato a Gesù quel ragazzo con i cinque pani e due pesci.

Darà la vita per Gesù: era stato lui a portare a Gesù il fratello Simone, aveva intuito che su Gesù si poteva scommettere, e gli aveva messo tra le mani la vita.

Quel pomeriggio era stato un gran pomeriggio, quella sera sul lago non c’era stata incertezza, calcolo, pronostici o tergiversazioni, ma decisione e fiducia, generosità e abbandono nella mani di Dio che avrebbe sicuramente sempre riempito la sua vita, senza mai abbandonarlo anche nel dono totale di sé, su una croce decussata a X come sempre viene rappresentata la morte di Sant’Andrea.

30 Novembre 2020
+Domenico