In pace con tutti non solo con me

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 23-24) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 20-26)

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Audio della riflessione

C’è sempre una strana tendenza nella nostra religiosità di oggi che è quella di fare della esperienza religiosa una nicchia. Ci sono dei momenti intensi di fede e altri di materialità concreta. Giorni religiosi e giorni atei, giorni di esperienze quasi maniache e magiche e altri di assoluto indifferentismo. Era forse il metodo antico dei pagani che isolavano in qualche spazio separato queste pulsioni religiose, le davano risposta per chiuder un buco che ogni tanto si apriva nella vita e poi il resto era senza Dio. Così si potevano creare i luoghi delle pratiche religiose, i luoghi e gli spazi di queste esaltazioni, persone adatte e specializzate per questo. Esistono testimonianze storiche imponenti di questo modo di pensare il rapporto degli uomini con la divinità. Il tempio della dea fortuna di Palestrina ne è un esempio macroscopico. Al tempio si andava per dare sfogo al bisogno religioso, tutta l’altra vita indipendente si svolgeva altrove

Ma da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, anche il mondo religioso è cambiato radicalmente. Lo stesso Israele ha avuto una scossa difficile da dominare. Il rapporto con Dio non è vissuto prima di tutto in un tempio, in un luogo sacro, perché è la vita il vero luogo sacro ed è in essa che si deve vivere il rapporto con Dio. Gesù ha avuto il coraggio di cambiare la religione da un rapporto astratto e fuori dal mondo a una relazione che coinvolge tutta la quotidianità dell’uomo. Non ci sono più zone profane sottratte alla relazione con Dio, ma, tutto quello che è vita, è strada che porta a lui. L’esperienza più determinante della vita sono le relazioni e quindi Dio o lo si inscrive, lo si cerca, lo si trova, lo si ama nelle relazioni con gli uomini, altrimenti è un idolo comodo che ci aliena dalla vera vita.

Ecco allora il severo, ma preciso insegnamento di Gesù: Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. E’ comunione con Dio e tra gli uomini la vera fede, non è inventarci Dio per scavalcare le relazioni umane. Qui sta l’impegno di ogni persona e su questo si è misurato Gesù, tanto da essere per noi nel nostro mondo di relazioni l’Emmanuele, il Dio che non ci lascia mai soli per fare continuamente riconciliazione.

10 Giugno 2021
+Domenico

Custodisci sempre lo slancio del cuore

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 5,17-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Audio della riflessione

Vi sarà capitato qualche volta nella vita di godere dell’amicizia di una persona, fatto normale … magari quando hai fatto l’obiettore o la naia, lontano da casa oppure … nelle … prime esperienze di lavoro all’estero: in qualche posto in cui si è spaesati e impauriti poter contare su qualcuno che condivide le tue paure, i tuoi rischi, è sempre bello … ma la cosa più interessante è che una semplice amicizia qualche volta fa scoprire dentro di te forze e possibilità che non sapevi di avere! Sembra quasi che quando ami qualcuno ti si aprano dei varchi che avevi sempre pensato invalicabili.

L’amico perfora il “fondo roccioso” della tua vita  e ne fa sprizzare energia; così è quando vieni a contatto con Cristo: è come se scavasse nel fondo della tua coscienza e ne estraesse nuova e ignorata energia, la vita intera si mette in moto, prende un senso nuovo!

Immaginiamo invece quanto è triste la solitudine: ti fa avvinghiare alle tue abitudini, facendole passare per regolarità; ti blocca alle regole del galateo, facendotele vedere come il “migliore comportamento”; ti lega alle piccole sicurezze della tua prigione, spegnendo ogni novità … e tutti quelli, soprattutto i giovani, che si comportano “diversamente” o che non rispettano le tue regole, li maledici, li detesti, li combatti.

Ti sei costruito – insomma – una prigione comoda, dorata, sicura, ma sempre prigione è!

L’incontro con Cristo, l’amico, invece butta all’aria le tue abitudini: “Ama e fa ciò che vuoi.”

La vostra giustizia è superiore alla denuncia dei redditi, nel senso che non s’accontenta di questa, è una giustizia di rapporti con le persone, con le comunità, non  è legata a conti e timbri.

Il cristiano è colui che si è liberato dall’idea che la felicità, la giustizia, l’onestà, la dignità sia affidata a un’insieme di regole impossibili da seguire, di fronte alle quali ti senti sempre schiacciato, sfinito; sono sempre più grandi di te, perché qualcosa te lo dimentichi o ti lega.

Il cristiano, come un innamorato, è sempre pronto ad andare oltre, ma è anche talmente saggio da custodire lo slancio del cuore, la generosità dei suoi gesti entro un comportamento limpido, alla luce del sole, confrontabile con tutti e per questo non bizzarro, cervellotico, ma umano e orientato.

Spesso il rispetto per gli altri ti obbliga a costringere l’esuberanza del cuore dentro comportamenti banali o semplici; anche questo voleva dire Gesù sulla montagna quando si proclamava libero di fronte alla legge, ma non la saltava: la osservava più di tutti e sapeva, però, andare “oltre”.

9 Giugno 2021
+Domenico

Sale e luce per dare senso e colore alla vita

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli
.

Audio della riflessione

Gesù dice: ”Siete voi il sale della terra, siete voi la luce del mondo”.

Uno si guarda allo specchio, mentre si fa la barba o si aggiusta i capelli, quelli che ha, e fa subito una riflessione: “ma che luce e che sale posso essere io?”.

Ma essere cristiani nel mondo oggi che cosa significa? Ce lo domandiamo spesso di fronte a tante possibili scelte, a tante “proposte religiose”, a tanti venditori di “ricette per la vita felice” ….

Significa essere sale: essere in grado di dare sapore alla vita; sì perché non puoi viverla senza emozioni, senza entusiasmi, senza rischi o senza sforzi, come un pacco postale che ha già scritta la destinazione! La vita ha bisogno di slancio, di mete da conquistare, di apertura al nuovo, all’altro che incontri … ha bisogno sempre di trovare sapore …

… e Significa anche essere luce: essere in grado di offrire qualche indicazione, essere una freccia, un dito puntato verso una meta, una certezza là dove non si capisce più niente, dove non si sa che cosa fare, da che parte andare.

Dio ha dato ad ogni uomo, ad ogni donna la possibilità di essere sale e luce, di dare sapore alla vita di tutti e di essere compagno di strada … e sale e luce  hanno una pretesa: di non chiudersi su di sé! Il sale da solo non ha in se stesso la ragione del suo essere, deve salare un cibo; la luce non la metti sotto il letto, se vuoi illuminare la casa.

… eppure abbiamo ridotto il cristianesimo a bonsai, il Vangelo a galateo,  ci chiudiamo nel nostro piccolo mondo, ci nascondiamo dietro un dito, seppelliamo il raggio della nostra vita, regalataci continuamente senza condizioni da Gesù nella nostra comodità e solitudine, mentre Gesù ha continuamente allargato gli orizzonti di tutti coloro che lo hanno incontrato.

I tuoi compagni di lavoro conoscono i tuoi lati buoni e spero ti stiano intorno proprio perché hanno bisogno della tua luce: Sanno che hai un po’ di fede! Se c’è una carognata da dire contro Dio, la cristianità, i preti, il papa non te la risparmiano. Se hanno barzellette sporche da raccontare, le vanno a dire agli altri; ma se hanno un dolore insopportabile o una gioia incontenibile lo vengono a raccontare a te …

… e tu che fai? Ti tieni il sale? Metti la luce sotto un coperchio? O ti metti a disposizione con semplicità perché per tutti quelli che incontri … in essi, sorga un giorno migliore?

Non farti mai rincrescere di aver allargato la tua gioia ad altri!

8 Giugno 2021
+Domenico

Le strade della felicità dei cristiani

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt. 5, 1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Audio della riflessione

In Italia siamo cristiani battezzati sicuramente più del 90%: moltissimi di noi hanno avuto un contatto con la Chiesa, con la vita cristiana, con una parrocchia nella propria infanzia … poi le vie si sono divaricate, ciascuno ha rifatto la sua scelta, ha impostato la sua vita; qualche esperienza lo ha segnato, una corrente culturale lo ha preso, s’è messo contro la Chiesa o la ignora con tutta la libertà indiscutibile.

Ma se ci si domandasse: “a te che t’è rimasto di quello che ti hanno insegnato i preti, la tua catechista, i tuoi genitori…” che cosa potremmo rispondere? “Beh, che dovevo andare a Messa tutte le domeniche, che non dovevo bestemmiare e fare cose sconce, una serie di comportamenti che chiamavamo comandamenti, che bisognava confessarsi…”

Tutto qui? Una serie di cose da fare? Ci sarà stata una visione di vita che muoveva tutto, una concezione della convivenza sociale, un ideale, un sogno che motivava tutto quello che si faceva, non una serie soltanto di no da dire a quel che ti piaceva fare …

È quello che subito fa Gesù quando si presenta alla gente sulle rive del lago di Galilea: Non ricorda loro i dieci comandamenti, li dà per scontati, sono dei paletti dentro i quali è definito un grande spazio di vita di azione da colorare; non lancia fulmini e saette come aveva fatto Giovanni nel deserto, dice solo gli appuntamenti con la felicità che Dio offre a tutti gli uomini: beati i poveri in spirito, beati i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i puri di cuore, chi offre tenerezza, chi si spende per la pace, chi sa pagare con la sua vita per la giustizia, chi riesce a scoppiare in pianto.

Le chiamiamo “beatitudini” nel nostro linguaggio: non sono soprattutto cose da fare, non sono lo scontro tra ricchi e poveri, tra oppressi e oppressori, ma sono soprattutto Lui, Gesù, sono uno stato, una pienezza di vita, la vera felicità.

Questa felicità ti indicavano quando frequentavi la Chiesa!

  1. Beati se siete poveri perché siete padroni del cielo e della terra;
  2. beati se siete afflitti, sì proprio quelli che non riescono mai a tirare il fiato perché subiscono una disgrazia dietro l’altra, perché non riuscirete più a contenere la gioia della consolazione;
  3. beati se siete miti, se siete di quelli che non sanno arrabbiarsi mai, che non si scagliano contro nessuno, che non fanno i “black block” perché se hanno qualcosa da rimproverare è solo a se stessi;
  4. beati se vi sentite sempre affamati, perché non trovate niente che vi sazi: per voi non c’è mai possibilità di star seduti perché nessuna situazione umana realizza pienamente giustizia;
  5. beati se siete misericordiosi, di quelli che hanno un cuore in cui tutti possono scavare amore, perdono, comprensione;
  6. beati i puri, quelli che ti guardano negli occhi, sanno stare mano nella mano, ti sanno … coccolare, non stanno a sfruttare l’occasione, a indovinare le debolezze per rubarti la vita, non sono partiti con un disegno in cui dovevano inscatolarti;
  7. beati quelli che portano pace, quelli che non temono di sfilare sotto nessuna bandiera purché finiscano le guerre, si spengano gli odi, si blocchino le ritorsioni, vadano in bancarotta i fabbricanti di armi, quelli che sanno far pace nel loro cuore e tendono al cuore di tutti… e sanno pagare e passare per imbecilli pur di spuntare anche solo un coltello;
  8. beati quelli che sono sempre presi di mira e privati della propria libertà, subiscono persecuzione, perché sono dei veri trasgressivi dell’ingiustizia; “beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trend, dovrete sempre ricominciare da capo. Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi. Io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io, nel massimo dell’intimità della vita”.

“Ecco … queste otto strade di felicità non sono le mie idee, ma sono io stesso, la mia persona, la stessa Trinità che regola l’universo.”

Questa è la vita che Noi sogniamo, per questa vita noi facciamo festa sempre … ma facciamo festa anche per un’altra vita che ci è stata donata, la vita di Gesù nell’Eucaristia, il suo corpo e il suo sangue donato per noi, da contemplare, da amare, da mangiare per avere pienezza di vita.

7 Giugno 2021
+Domenico

Celebriamo il corpo di Gesù consegnato alla morte e risorto

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 14, 12-16.22-26) nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Audio della riflessione

Da che cosa si distinguono i cristiani rispetto a tutti gli altri credenti in qualche fede, in qualche religione?

  • Sono più buoni?
  • Pagano di più le tasse?
  • Sono più distaccati dai soldi?
  • Amano di più il prossimo?
  • Sono capaci di fare il samaritano che si ferma per strada ad aiutare i feriti della vita?
  • Sono contro l’aborto?

Potremmo sciorinare tutta una serie di comportamenti che ci possono vedere più o meno adempienti, ma nella mentalità comune i cattolici sono quelli che vanno a messa la domenica.

Quindi tutto qui?! Basta un atto di culto per metterci a posto come cristiani? Sono passati tanti secoli di riflessione, di approfondimento eppure, grazie a Dio dico io, nella mentalità comune la messa è ancora un distintivo del cristiano … ma non si tratta di tornare a mentalità ritualistiche di religioni primordiali, feticistiche, si tratta invece di mettere al centro il cuore pulsante di una fede profonda.     

La realtà che la comunità cristiana deve custodire come suo tesoro prezioso è la memoria del consegnarsi di Gesù: la comunità che celebra, il cristiano che va a messa, è fedele al compito di fare memoria, di rendere presente nella vita sua e nella storia il gesto di dono totale fino alla morte di Gesù.

Essa stessa, la comunità cristiana, piccola o grande che sia, ogni Domenica, ogni giorno si riunisce per consegnarsi al Padre e ai fratelli, per diventare coi suoi gesti e con la sua vita concreta memoria vivente del Signore … altro che atto formale, altro che rito superato! Questo ritrovarsi a spezzare il pane è incontrarsi per decidere assieme di spezzare la vita sotto gli occhi del Padre al servizio degli uomini e attenderne la risurrezione.

Purtroppo già a vent’anni dalla morte e risurrezione di Gesù, nella comunità cristiana di Corinto, la Messa era tentata di diventare vecchio rito collettivo che distribuiva privilegi, posti di distinzione, piccole e grandi ingiustizie.

Ogni volta che mangiate, voi annunciate la morte del Signore… è questo “essersi consegnato” di Gesù e questo suo essere risorto a vita nuova a misurare la verità della vita di ogni giorno.

La forza della risurrezione viene annunciata quando cerchiamo di costruire la storia di oggi, i nostri rapporti secondo questo consegnarsi di Gesù nella sua morte, l’evento che ha cambiato il mondo.

Non serviranno più gli antichi sacrifici di animali: se c’era bisogno di sangue per compiere un vecchio rito, ora quel sangue è il corpo e il sangue di Gesù e noi oggi lo mettiamo al centro della nostra giornata, della festa del corpus Domini, vissuti in questi secoli della nostra storia accompagnata da tanti miracoli eucaristici, tutti tesi a rinvigorire la fede in quel dono di sé di Gesù fino alla sua morte.

6 Giugno 2021
+Domenico

Non ne posso fare a meno, ma te lo dono

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Audio della riflessione

Siamo tutti e sempre in cerca di sicurezza, di conferme, perché ci accorgiamo che attorno  a noi tutto è incerto, faticoso e indecifrabile.

Possibile che la vita sia una cosa così caotica? Non è forse più facile?

Ci viene il dubbio che ci sia qualcuno che si diverte a tormentarci, a seminare il dubbio … invece basta un buon “oroscopo” per uscire di casa assicurati al mattino, basta una candelina collocata all’altare giusto per avere la “scaramanzia” necessaria, basta qualcuno che non ti metta davanti troppe strade, ma che ti dice ”Lascia fare a me, questa è quella giusta. Del tuo futuro non ti preoccupare: pensa al presente, al futuro pensiamo noi”.

Non sai come andrà a finire il tuo viaggio? Portati sempre un ferro di cavallo in macchina … hai qualche disturbo di cattiva coscienza?  Fai una bella offerta ogni tanto al santuario e ti “comperi” una sicura polizza per il paradiso.

Ecco, a Gesù nel tempio, è forse capitato di vedere anche questa nostra meschinità: gente che gettava monete, qualcosa che non li coinvolgeva affatto, qualche avanzo … contento lui, contento il cesto che ogni tanto emetteva suoni confortanti, contento il tempio e chi per lui, ma la vita è da un’altra parte, e Dio ancora di più!

Dio, con gli occhi di Gesù, guardava invece una povera vedova, una donna che sperimentava il massimo della insicurezza e dell’abbandono che si portava dentro: il dolore di un passato felice e di un futuro del tutto incerto … eppure gettava nel tempio due spiccioli.

Annota Gesù: tutto quanto aveva per vivere! I due spiccioli non risuonavano, non pesavano, ma si portavano dentro la vita!

Dio a noi non ha dato il superfluo … ma, come l’amore, ha dato tutto: su quella croce c’era tutto Dio, c’era tutto Gesù, i suoi sogni, la sua speranza, i suoi spasimi di amore

E noi che cosa mettiamo in gioco della nostra vita? Che cosa buttiamo nel piatto? Le nostre cose, quelle meno consistenti o tutto quello che siamo?

La prima sicurezza di cui abbiamo bisogno è quella di poter disporre di quello che siamo per una causa vera e buttarci senza riserve!

La nostra civiltà dell’avere, del possedere, dello star bene, ci orienta sempre al commercio: ti do perché tu mi dia, invece è ora che diciamo a chi vive con noi o al compagno di lavoro, di gioco, di vita: ti do perché tu sia!

… e non ci buttiamo in un cestino, ma tra le braccia di Dio, perché Lui ci sia sempre per tutti.

5 Giugno 2021
+Domenico

Gesù è il nostro Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 35-37)

Audio della riflessione

Fa parte di un buon modo di pensare, abbastanza accettabile … anche nelle relazioni quotidiane, il credere che Dio esista, pensare di non essere a questo mondo a caso, ma entro un sapiente piano di un Dio che ha creato cielo e terra.

L’uomo è naturalmente religioso … e un Dio che “sta bene ci sia”, può entrare abbastanza facilmente dentro i nostri modi di pensare, quasi una componente necessaria al funzionamento dei nostri ragionamenti.

A un cristiano però è chiesto un passo più in profondità: è richiesto di pensare e di credere che questo Dio, che sta al principio di ogni cosa, che dà identità al nostro stesso essere, è quel Gesù di Nazaret di cui parlano i Vangeli, che è vissuto concretamente in un determinato popolo, dentro le esperienze della nostra esistenza umana.

Se non si sta attenti noi cristiani adoriamo sempre un Dio che ci costruiamo noi, con le nostre fantasie, con le nostre devozioni, con i nostri sentimenti …

La Bibbia dice chiaramente che Dio nessuno lo ha mai visto; non si dà a vedere, non è frutto di congetture umane, né di raffigurazioni esaltanti: L’unico che ce lo può  mostrare è Gesù di Nazaret, questo uomo che fu crocifisso.

L’atto di fede che ogni giorno siamo chiamati a fare è credere che il mio Signore, il senso della mia vita e della storia, l’unico in cui c’è salvezza, la roccia su cui poggiare la vita intera non è un’idea o un principio, anche molto nobile come la giustizia, la libertà, l’uguaglianza, ma è questo uomo di Nazaret, questo Gesù che, nella sua morte da “maledetto”, nella sua vita normale e umile, ci rivela il volto di Dio, la sua grande bontà e la sua dedizione alla felicità di ogni uomo.

In questa direzione andavano le diatribe che i farisei facevano con Gesù e lui si è dedicato a chiarire questo con un linguaggio molto popolare e che la gente seguiva volentieri; dice in vangelo: e la numerosa folla lo ascoltava con gusto!

Certo ti fa piacere che qualcuno faccia luce nei tuoi pensieri, ti aiuti a svelare il senso della vita … qualcuno purtroppo crede ancora che queste cose siano un di più: quello che conta è avere un lavoro, aver salute, avere soldi sufficienti per vivere, possibilmente anche un pò di più per stare bene …. crediamo che la fede in Dio sia un soprammobile! Invece credere nel Dio di Gesù Cristo ci permette di collocarci al punto giusto nella vita, di definirci chi siamo, di guardare con speranza al nostro futuro, di dare senso alle cose che ci capitano tutti i santi giorni del nostro “pendolarismo esistenziale”.

Ricordo San Giovanni Paolo II: è stato un uomo che a Gesù ha dedicato tutta la sua vita, che l’ha imitato nella sofferenza, che si è speso per riaccendere le speranze di tutti in Lui, non nella magia, non nel devozionalismo, non nelle belle maniere, ma in Lui, morto e risorto, sofferente e gioioso … e la gente lo ascoltava con gusto, come ascoltava Gesù, perchè ne era l’eco fedele, come lo deve essere ogni cristiano.

4 Giugno 2021
+Domenico

Il solo unico amore della vita: Dio e il prossimo in uno solo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 28-31) dal Vangelo del giorno (Mc 12, 28-34)

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».

Audio della riflessione

La necessità di “semplificare” (non di fare i sempliciotti) oggi è assolutamente necessaria: in un mondo pieno di informazioni, invaso da immagini, destabilizzato dall’esasperazione delle emozioni e dei sentimenti, è necessario avere qualche punto fisso da cui guardare la vita … soprattutto è necessario avere capacità di sintesi, cioè la possibilità di dare unificazione al nostro pensare.

La vita non è una somma di fatti, un susseguirsi disordinato di eventi, ma è una storia composta di avvenimenti nella coscienza di ciascuno, un filo d’amore che Dio tesse nella vita di tutti … e tocca a noi intercettare, rendere consistente, offrire come corda di solidarietà, a tutti!

Così è della nostra vita cristiana: c’è un patto unificatore di tutto? Esiste una “scelta di base” che dà significato a tutta l’esistenza? Che permette di valutare e rivedere, di riorientare e ritrovare forza dopo le immancabili cadute e defezioni, dopo lo smarrimento e la debolezza dei nostri comportamenti? C’è nel cristianesimo un principio base che giudica tutte le alterne vicende della nostra vita?

L’aveva anche il popolo di Israele, era lo “shemà israel”: ricordati, ascolta Israele, il Signore Dio nostro è l’unico Signore.

Anche Gesù lo ha imparato dalle labbra della mamma, lo ha ripetuto tante volte quando andava in sinagoga come ogni bambino ebreo e lo ripropone carico della novità assoluta dell’amore di Dio fatto carne, in Lui, lo ripropone al nuovo popolo dell’alleanza, a tutti i cristiani che erano allora, che sono e che verranno: “Ama Dio e ama il prossimo! Non  fare separazioni che sarebbero ben comode, non fissarti su uno o sull’altro se vuoi rispondere seriamente alle esigenze che Io ho seminato in te: ti ho messo dentro una nostalgia di Dio grandissima e non sarai felice se non la seguirai; ti ho messo dentro una assoluta necessità di stare con gli altri, di amare e vivere in pace con tutti gli uomini e la loro compagnia ti sarà strada di felicità, se li amerai.”

Tanto più che siamo fratelli tutti: c’è sempre Gesù, siamo un unico amore … ma attento: non li separare mai, non viverli mai in alternativa, non dare all’uomo quel che è di Dio e non depositare in Dio quello che devi assolutamente ai tuoi simili: è un riferimento semplice, ma è impegnativo, come si è sempre impegnato Dio per noi, perché Lui è un Dio non ci abbandona mai.

3 Giugno 2021
+Domenico

Una vita nuova da risorti

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 18-27)

Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l’hanno avuta come moglie». Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».

Audio della riflessione

C’è una grande verità nella vita umana che ci può far impazzire di gioia o di paura: dal momento che siamo nati, noi non potremo non esserci sempre. È iniziato qualcosa nell’universo quando i nostri genitori ci hanno concepito, questo qualcosa è qualcuno e questo qualcuno non potrà più essere cancellato.: la vita che sperimentiamo su questa terra è solo un piccolo inizio di una eternità.

Mi vengono in mente le lezioni di analisi matematica: i numeri che usiamo per quanti siano e per quanto grandi siano, non sono niente rispetto alla infinità dei numeri che si possono scrivere, che ci sono, e sono soltanto un’idea quelli che scriviamo.

Ebbene il nostro futuro è una vita senza fine: la risurrezione traccia il confine tra i giorni che possiamo contare spesso nel dolore, talvolta nel male, sempre nella fatica e i giorni senza fine di una vita nuova.

Sì! perché la fede cristiana è fede in una vita piena in Dio per ogni persona cui giunge il suo amore in Gesù.

Ma chi ci crede? Me lo dimostri? Ma come è possibile? Ma ci siamo proprio noi o una biblioteca o videoteca con i nostri ricordi? Ma come fa Dio a raccattare tutti i pezzi in cui ci stiamo dilaniando? Ti pare possibile che ci sia un posto in cui ci stanno le miliardate di uomini vissuti, viventi e che vivranno? Tentativi di ridicolizzare la vita futura li hanno fatti anche a Gesù quando gli hanno chiesto di chi sarebbe stata moglie in Paradiso la donna vissuta con sette fratelli maritati e morti uno dopo l’altro.

E Gesù cerca di squarciare il velo della nostra ottusità: il mondo futuro non sarà una copia abbellita del nostro, ma nemmeno talmente etereo da far perdere quei rapporti come quella tra uomo e donna, padri, madri e figli, amici che fanno bello il tempo presente.

Era l’inganno in cui si sono poi trovati tutti gli apostoli quando fecero esperienza di Gesù risorto, quando lo incontrarono dopo la sua risurrezione o al sepolcro o nel cenacolo, o nel mare in tempesta.

Per bene che potessero capire si fermavano tutti, come Maria Maddalena ad aspettarsi un Lazzaro, non  più cadavere, tornato in vita, non risorto.

Per lui Gesù aveva “solo”, si fa per dire, spostato la data della morte, richiamandolo alla vita di prima. Gesù risorto non sarà mai solo il Gesù, quello che viveva prima della morte, ma ancora lui in carne e ossa, ma molto diverso, con le qualità e la natura di un risorto.

Una nuova creazione, perché la risurrezione è opera solo di Dio.

Sarà un mondo davvero nuovo in cui Dio non cesserà di sorprenderci.

2 Giugno 2021
+Domenico

A Cesare ciò che è di Cesare e a Dio, ciò che è di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 13-17)

Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.

Audio della riflessione

Incastrare qualcuno con inganno, anche fatto con guanti bianchi è un’arte che ha molti cultori oggi soprattutto, alla faccia di tutte le leggi sulla privacy. Al momento giusto se per caso esageri, anche  solo un poco nell’esporti, soprattutto nel dire la tua con franchezza sul potere costituito o certi poteri che fanno molto comodo, basta una trasmissione televisiva per smontare la tua proposta o persino demolire la tua persona. Se poi fai qualche errore, sei accusato da tutti senza possibilità di difesa.

 Gesù si trovava spesso in questa situazione. I suoi avversari, stanno complottando per farlo morire, riconoscono in Gesù la sua ponderatezza, la sua conoscenza delle cose importanti sia per la persona che per la società di allora, ma soprattutto gli danno anche il riconoscimento di insegnare la via di Dio.

Il riconoscimento però è orientato al trabocchetto. La questione proposta era molto importante: si trattava di un riconoscimento all’oppressione romana del popolo e nello stesso tempo come risolvere le molteplici attese di un messia liberatore, che lui stava dicendo essere già presente. “E’ lecito o no dare il tributo a Cesare?” I romani hanno conquistato il mondo sicuramente per portare il proprio modo di vivere, di governare, di credere pure, ma non senza un corrispettivo in denaro, sostanze, materie prime e schiavi e schiave da riscuotere e per arricchire Roma. Questo indicava non solo fare bottino, ma anche togliere libertà, sottomettere… tutte cose molto presenti anche oggi e non sono sufficienti tutti i discorsi dei grandi per mascherare il cumulo di interessi socio-politici ed economici che stanno alla base delle occupazioni di porti, stretti, mari, oceani, terre delle varie potenze di oggi…. 

Se avesse risposto che non era lecito pagare, andava contro il potere romano che aspettava anch’esso solo un motivo per eliminarlo; se invece diceva che si doveva pagare, a quali attese messianiche stava rispondendo per la gente? Sicuramente chi gli fa la domanda neanche sospetta che esiste un altro modo più profondo e religioso per affrontare queste tematiche. Sono preti e teologi del tempo, ma non si domandano che cosa vuole Dio da loro in questa situazione, temono solo che il loro potere svanisca.

Il significato vero e profondo della risposta di Gesù è che in Lui è possibile rendere a Dio ciò che è di Dio. Si può instaurare il regno di pace, di giustizia e di amore che Dio aveva promesso. Occorre però convertirsi, credere al vangelo, seguire il cammino stesso di Gesù. La risposta di Gesù non può essere ridotta a divisione di competenza, che si sostengono a vicenda per opprimere l’uomo, sia Cesare che Dio; nemmeno si può intendere come distinzione di piani: uno socio-politico e uno religioso, dove il religioso è relegato solo alla coscienza e non alla vita concreta. Con Gesù uomo-Dio è possibile ritrovare unità nella vita di ogni persona perché se ci si pone nella libertà di Dio e lo si pone al centro della vita, ci si libera da ogni idolo sia di denaro che di potere. Insomma dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare è dichiararsi liberi da ogni costrizione, perché si sceglie Cristo in cui la persona trova la sua unità profonda, con una umanità non sacrificabile a nessuno e una religiosità che dà tono e anima a una società libera.

1 Giugno 2021
+Domenico