Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 37-41)
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».
Audio della riflessione
Una donna prima di uscire di casa spende un po’ di tempo allo specchio per dare alla sua figura l’aspetto più piacevole possibile: è un segno di rispetto verso tutti e non di vanità.
Quando fai qualche trasmissione televisiva passi dal camerino del trucco perché ti devono togliere quegli elementi che potrebbero essere esaltati dalle riprese e risultare sgradevoli a chi segue il programma.
Si potrebbero descrivere tutte le arti che stiamo mettendo in atto per rendere gradevole il nostro incontrarci … esiste però una forte tendenza, indotta anche dai mezzi di comunicazione televisiva, a fare dell’immagine la sostanza! Ricordo la rabbia dei giovani quando per delle riprese televisive, dovevano dare addio alla loro spontaneità e fingere di assumere posizioni, facce, gesti e azioni non immediate. L’effetto sarà pure bello, ma loro quando venivano ripresi non erano se stessi!
La vita così rischia di essere un fiction … una fiction rischia di esserlo spesso anche la vita religiosa, anche il rapporto di fede, quando si riduce tutto a riti esteriori, a parate, a processioni, a farsi vedere, a recitare una parte.
Purtroppo talvolta è la stessa celebrazione della Messa che dà questa impressione! La religione è vista come un insieme di riti vuoti, di immagini da posa, di recite, lontana dai veri drammi della vita … ma niente di più errato! Non hanno importanza le cose esterne – contenuto dei piatti, casa, vasi – l’importanza è l’interno! Solo chi si trasforma in dono per gli altri diviene veramente puro.
Il richiamo alla coscienza è fondamentale per il rapporto con Dio: esiste uno spazio interiore non disponibile a manipolazioni in cui si realizza il vero e profondo rapporto con il Signore! Lì nessuno viene a manipolare, lì nessuno ti può giocare: sei sempre e solo tu con Lui!
E’ a questo strato di interiorità che nasce il dialogo col Signore e la fiducia in Lui; è nell’intimo della radice di ogni libertà e di adesione alla verità che si gioca la vita dell’uomo.
Sicuramente le scelte interiori si intuiranno anche da comportamenti conseguenti esterni e visibili, ma la radice è nella profondità della coscienza! Non si tratta di vivere un cristianesimo anonimo, ma di radicare nella verità e nella coscienza la propria fede, che da sola spingerà il cristiano a testimoniare anche nella vita con verità ciò che si porta dentro.
I cristiani non si curano della facciata, perché il Signore che non ci abbandona mai, rende la nostra vita trasparente della sua presenza in noi.
Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 29-32)
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».
Audio della riflessione
Il bambino che gioca in casa da solo ogni tanto si alza di scatto e va a cercare la mamma. Non vuol sentirsi solo, vuole conferme di una presenza rassicurante. L’innamorato chiede spesso all’innamorata un segno di questo amore che vive tra loro: è una carezza, un bacio, un pensiero un sms, un regalo, uno sguardo profondo negli occhi. So che mi vuoi bene, ma voglio esserne sicura. Le realtà vere, ma invisibili agli occhi hanno bisogno di qualche elemento concreto, il segno appunto che veicola quel bene invisibile.
E quando questi segni non sono all’altezza del loro compito nasce la tensione, la gelosia, la sfiducia, la voglia di prove, la pretesa di una dimostrazione. In amore diventano spesso ricerca di prove, che spesso sono la tomba della vita di coppia, Sono così anche i contemporanei di Gesù. Lo sentono dire cose meravigliose, lo sentono attribuirsi prerogative inimmaginabili in un uomo, attributi e azioni che sono solo di Dio. Ci dai una prova per convincerci che è vero quello che dici?
Siamo disposti a seguirti, ma ci dai un segno che aiuta tutti a orientare la nostra intelligenza nella direzione delle tue pretese? E Gesù dice: il segno che vi do non è una rispostina che chiude le ricerca e la responsabilità di ciascuno di fronte alle scommesse sulla vita, ma una ulteriore ricerca di significato, non è una dimostrazione che mette a posto la coscienza o l’intelligenza, una fredda proposizione di plausibilità, ma un passo ulteriore da fare, una decisione di stare dalla parte della proposta rischiando la propria sicurezza comoda.
Il segno è la morte e risurrezione di Gesù, è la incapacità della morte di dire su Gesù l’ultima parola. Questo segno è significato nell’episodio di quel predicatore avvilito, di nome Giona, che stanco dell’insuccesso, pauroso di non farcela a seguire il comando di Dio, forse pure indispettito di fare questa predicazione a una città da lui odiata, fugge dalla sua missione, vien buttato in mare e viene ingoiato da un grosso cetaceo, che dopo tre giorni lo ributta a riva, vivo. Studi particolareggiati anche di scienze piscatorie hanno dimostrato che questo può avvenire e la figura di Giona esce da quella atmosfera di storiella edificante inventata ed entra più nella realtà di un profeta veramente esistito. Per cui Gesù non si è rifatto a una storiella come quella di Pinocchio
E’ una tipica immagine della morte e risurrezione di Gesù. Questo è l’unico segno, la prova, il fatto su cui fondare la fede. Non è una certezza matematica, non è una dimostrazione, ma ti dà la possibilità di giocare tutta intera la tua libertà. L’amore non ha bisogno mai di prove, ma di segni. Altrimenti non viene giocata la speranza, ma la propria incapacità di affidarsi, come spesso all’inizio di una vita di coppia.
Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 11-19)
Lettura del Vangelo secondo Luca
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”.
Audio della riflessione
Il ringraziare nella vita di ogni persona è gesto nobile, non solo rispettoso del galateo, ma anche capace di costruire relazioni positive tra le persone e soprattutto far crescere dentro ciascuno il senso della non autosufficienza, il riconoscere di avere avuto doni immeritati, gesti fuori dal tritacarne del do ut des, del commercio anche di sentimenti. Papa Francesco mette la parola grazie tra le tre più importanti di una vita familiare: per favore, grazie e scusa. Nella vita di Gesù, come ci riferisce il vangelo, capita che Gesù si incontri un giorno con 10 lebbrosi. Erano gente isolata da tutti, viveva in ghetti ben separati dalla comunità civile, condannati a morire oltre che di dolore, di solitudine e disprezzo. Qualche preoccupazione di igiene, di evitare contagi con il resto della comunità, ne era la causa. Così è stato fino a non molti anni fa. C’era un’isola, Molokai, che nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico era il luogo in cui venivano relegati tutti i lebbrosi delle Hawai e che fu il luogo privilegiato di padre Damiano, apostolo dei lebbrosi che poi divenne santo san Damiano de Veuster.
Ebbene Gesù li ode nelle loro grida da lontano, li avvicina e li guarisce; li invia, come recitava la legge, dai sacerdoti del tempio, autorizzati a dichiararli guariti e non più quindi reclusi e reietti. Immaginiamo la felicità dei dieci, sarebbe anche la nostra. Hanno una gioia incontenibile e riprendono la loro vita sociale insperata e tanto attesa, senza speranza. Uno di loro però, oltre alla gioia e la felicità, fa alcune riflessioni e aiuta anche noi a farne. Questo Gesù mi ha guarito da un terribile malattia, ma io sento di essere stato guarito ancora di più nel mio intimo, sento di aver trovato un’anima libera, dei sentimenti mai provati, sento di essere stato liberato da rabbia, egoismo, desiderio di vendetta, disprezzo.
Solo Dio mi può dare questo, Gesù non è solo o soprattutto un medico del corpo, ma soprattutto dell’anima e questo lo può fare chi è imparentato con Dio. E torna da Gesù a ringraziare, a riconoscere e a lodare Dio “a gran voce”; la sua guarigione si è arricchita di un atto grande di fede. Infatti Gesù gliela riconosce: la tua fede ti ha salvato, non solo guarito nel corpo, ma nella interezza della tua persona.
Fossimo anche noi tutti guariti da tante nostre lebbre, che ci mutilano la vita, ce la segregano dal mondo dei buoni, ce la scrivono nei nostri pensieri e nei nostri comportamenti. Non abbiamo solo bisogno di far diventare i nostri moncherini delle mani che ancora stringono quelle degli altri, ma braccia levate a Dio nella lode e nella preghiera.
Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,27-28)
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Audio della riflessione
I grandi personaggi hanno sempre un fascino particolare: quando li incontriamo restiamo ammirati, ci siamo fatti di loro un’idea di grandezza, bellezza, desiderabilità e vogliamo toccarli, avere qualcosa di loro. Così fanno i ragazzi quando vanno a chiedere l’autografo, un ricordo, un contatto di uno sportivo o di un eroe del cinema o un grande cantautore che interpreta i loro gusti e la loro vita.
Gesù stava spopolando da questo punto di vista, cominciava a diventare una persona desiderabile, un riferimento, un desiderio di tanti. E’ naturale che una donna si alzi a gridare: che mamma fortunata hai avuto, che figlio prodigioso ha allattato al suo seno, che grande soddisfazione devi essere per lei.
E Gesù riporta sempre tutto al suo vero significato. Quale è la vera beatitudine? Certo avere dei figli che riescono nella vita, potersi identificare con una riuscita bella dell’educazione e della dedizione vissuta quotidianamente senza sosta, ma la vera beatitudine è mettersi in ascolto della Parola di Dio, mettersi in comunicazione con la sua volontà, attuarla, farla diventare stile di vita, spazio di dedizione di sé per il bene di tutti, luogo di dialogo ininterrotto con Dio.
Questa era la figura di mamma che Gesù voleva mostrare di Maria, una donna di grande fede, talmente attenta alla Parola di Dio da averla portata in grembo per generarla alla vita. Questo intervento di Gesù che sembra a prima impressione un po’ distaccato, scostante nei confronti di sua madre, in realtà è la definizione più bella di Maria.
Non è importante per un legame di affetto o di sangue, ma perchè questo legame pur intenso è solo un segno di una adesione definitiva, totale, generosa a Dio della propria vita, un mettersi a disposizione del piano di Dio senza riserve, un abbandonarsi alla sua volontà coscientemente per tutta la sua vita.
Gli affetti sono importanti, ma sono solo l’inizio della strada della fede. Gesù vuole sempre portare l’umanità nell’abbandono nella fiducia in Dio, il padre di tutti, colui che se abita un cielo è perchè il suo amore faccia alzare lo sguardo di tutti gli uomini dalla miseria in cui si sono cacciati e dia alla terra la gioia di sentirlo Padre. Ma qui soprattutto Gesù esalta la dignità della donna, al di sopra dei limiti e le servitù delle antiche e moderne culture.
La donna non si riduce a pura biologia, è assai più che un grembo fecondo e un seno generoso, assai più che un sesso. La donna è prima di tutto una persona e quindi la sua beatitudine è come quella dell’uomo: vivere il dono di grazia di Dio e tradurlo in pratica. Gesù la propone come modello di fede per gli uomini. Negli strati più profondi della sua vita ella ha creduto alla parola di Gesù ed è divenuta principio e fondamento della Chiesa. La Madre di Gesù è il modello della donna aperta al mistero della vita ed è il modello del credente che risponde con fiducia alla Parola che Dio gli ha rivolta.
Un’omelia su un versetto del Vangelo secondo Luca (Lc 1, 38)
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.
Video dell’omelia
Ci sono alcuni fatti che tutte le volte che te li immagini, li pensi, li cerchi di rivivere … ti danno una serenità e una pace interiore assoluta.
Uno di questi è l’Annunciazione: un fatto che segna indelebilmente la storia, una storia d’amore che decide le sorti dell’umanità, fa esplodere l’amore di Dio nel mondo, condanna alla sparizione d’un colpo tutto il male che vi si è annidato.
Maria, una ragazza, semplice, pulita, bella, appassionata, decisa … si incontra con Dio: da una parte una creatura fragile e indifesa, di fronte il Creatore onnipotente e grande! Si cancellano le distanze e inizia un nuovo mondo: il mondo e la vita di Gesù.
Tanti pittori, scultori, artisti hanno tentato di “fermare” questo momento, di segnarlo della nostra partecipazione, di inscriverlo dentro i nostri panorami, nelle nostre case, nei palazzi – ricordate quante annunciazioni sono collocate di qua o di la, in una valle italiana o nei palazzi di Firenze – in vortici di luce, in delicatissime sfumature di colori, in intensi scambi di cenni e di sguardi.
“Vuoi essere la madre di Gesù? Vuoi nella tua vita scrivere la potenza del creatore? Vuoi dare a Dio la carne con cui dimostrerà a tutti la sua tenerezza, il volto con cui potrà farsi vedere a tutti pieno di amore? Vuoi offrire al Creatore tutta la storia dell’umanità che ti ha preceduto, far passare in Lui, il nostro anelito pur fragile alla bontà perché lui lo esalti e lo trasformi in lode e pienezza di vita? Non c’è spazio nella tua vita per una ombra di male! Dio ha voluto farti questo regalo: tenerti fuori da questa storia sbagliata. Non è il padre malavitoso, pentito, che dice al figlio: stattene fuori, non fare come me, tu devi essere pulito, io ho sbagliato … qui c’è Dio che dice e ripropone all’umanità la sua vera vocazione!”.
E Maria mette in evidenza tutta la sua consapevolezza di creatura: vuole dire subito di sì, ma lo vuol fare con il massimo di coscienza e disponibilità possibile …
“E io chi sono? Potranno i miei fragili pensieri sostenere l’ampiezza di questo orizzonte, potrà la mia carica d’amore per i miei simili reggere all’intensità dell’amore di Dio? Perché tu Signore non mi vuoi soffocata, ma libera; non cancelli la mia condizione di creatura, ma la vuoi aprire alle tue grandezze! Io ci sto, sono nelle tue mani come una serva! la Tua Parola è sempre la mia vita come lo è stata per il mondo che hai creato, per i profeti che ci hanno preceduto, come lo sarà per Colui che vorrai far nascere da me. So di osare troppo con la mia debolezza di creatura, ma se tu mi chiami, se mi fai questa proposta mi darai anche la forza di viverla senza riserve!”.
E’ la storia di ogni nostra vocazione: quando Dio ci chiama – anche al matrimonio, come abbiamo sentito stasera – ci mette sempre davanti una vita impegnativa, bella e felice, ma oltre le descrizioni da melassa delle felicità umane, delle felicità mondane. Tutti noi chiamati al matrimonio o alla verginità ci siamo sentiti dentro un giorno questa chiamata, e abbiamo detto di sì!
Oggi forse non abbiamo più quell’incandescenza … Maria l’ha sempre tenuta per tutta la vita! Ha offerto tutta la sua umanità e libertà … e Maria iniziava quel giorno a sognare il Figlio Gesù: ne vedeva già in filigrana il volto martoriato, si preparava a condividere l’avventura del Dio che non vuol mai abbandonare l’uomo.
La contempliamo con il desiderio di seguirla per arrivare a Dio, per capire l’amore di Dio e per annunciarlo a tutti coloro che ritengono la vita un caso, una condanna, una speranza spenta.
Maria è la nostra speranza viva, ma ha vissuto anche la prova e in questa prova la sua fiducia in Dio non venne meno, anzi divenne la sua vera e profonda esperienza di fede! Non aveva da imparare a catechismo verità di fede, ma era stata chiamata da Dio ad avere assoluta fiducia in Lui: per questo Maria è per noi un esempio di fede.
Quando siamo coinvolti in eventi importanti per la nostra vita o siamo caricati di qualche grande responsabilità accanto alla sorpresa di una fiducia immeritata che ci sentiamo regalata, sentiamo il bisogno di un aiuto, di una solidarietà, di una compagnia: è la compagnia del papà o della mamma, dell’amico o del superiore, del datore di lavoro o dell’insegnante, dell’amico o del collega … prima o poi però resti solo con la tua decisione e la tua responsabilità!
Così leggo quel semplice versetto del Vangelo, che ha chiuso la lettura “e l’angelo si partì da lei”, si allontanò da lei: Maria resta sola ad affrontare le conseguenze della sua grande decisione di mettersi a disposizione di Dio …
L’angelo se ne va proprio quando ne avrebbe bisogno
per confermare a lei stessa la verità di quell’incontro, indeducibile, inimmaginabile, dolce, irruento … “sarà vero quel che ho visto? Non me lo sono inventata io!”;
per spiegare poi anche ad Anna e a Gioacchino cosa le stava accadendo;
Avrebbe avuto bisogno dell’angelo per dire a Giuseppe, sposo profondamente amato, sposo che l’amava teneramente, che quel Figlio che le sbocciava in grembo non era il frutto di un tradimento ma .
Ancora … ne avrebbe bisogno per tenerle alta la testa di fronte agli sguardi curiosi, o magari maligni, delle vicine di casa che l’avrebbero vista “ingrossarsi”, che non avrebbero potuto trattenersi dal commentare mormorando e sorridendo;
Avrebbe avuto bisogno dell’angelo per difenderla da una legge che la chiamava a rispondere della propria verginità e della propria fedeltà di fronte a Dio e di fronte agli uomini, pena una pioggia di sassi che l’avrebbe inchiodata a terra, lei, ma anche suo Figlio.
Maria resta sola, come capita alla nostra umanità e alla nostra fede tante volte: è la solitudine non disperata, ma difficile di ogni credente e lo sarà poi di ogni cristiano; è quella solitudine nel profondo della nostra coscienza in cui nessuno può entrare e che nessuno può violare: soli con il nostro Dio, soli a dire il nostro sì, a godere di questa compagnia intima e non disponibile a baratti, a incursioni esterne … grande forza e grande solitudine!
Maria resta sola con la domanda tutta umana sulla consistenza di quella visione, di quelle parole, col bisogno tutto umano di meditarle, di capirle fino in fondo, con la certezza che quelle parole generavano in lei qualcosa di più di un buon pensiero: generavano il lei il corpo, il sangue, l’anima di colui che tutta la storia stava attendendo, aspettando.
Altro che buoni pensieri: un torrente di vita, una cascata di sole si erano riversati in lei e da lei dovevano riversarsi nel cuore di ogni persona … da lei, da una piccola grande donna.
Altro che buoni pensieri: pura, bellissima, difficile vita.
Maria resta sola.
Sola, con una storia personale che ha trovato in Dio, nella chiamata di Dio un punto di non ritorno.
Sola, con il peso della sua responsabilità di fronte a tutta la storia.
Sola, di fronte a tutto il male e a tutto il bene dell’uomo;
Sola, davanti ad ogni uomo che si chiede se la sua vita ha un senso;
Sola, portando in grembo la risposta ad ogni domanda;
Sola, con quel Figlio radicalmente totalmente inatteso che iniziava a crescerle nel grembo.
Resta sola davanti a Dio di cui si fida e proprio per questo immediatamente si mette a servire: va da sua cugina Elisabetta che vive la sua tarda maternità nella solitudine e canta la sua gioia, la gioia di avere creduto in Dio e di avere dato la sua disponibilità ad essere madre di Gesù, come abbiamo cantato nel salmo, che era il Magnificat.
Ci sarebbe un altro passaggio, ma lo faremo domani, perché il Vangelo di domani parla di quella donna che dice “Beata colei che ti fu madre”, e vedremo cosa intendeva Gesù con quella risposta che ha dato.
Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 15-26)
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».
Audio della riflessione
Non siamo molto abituati nella nostra mentalità occidentale a pensare all’esistenza del demonio, dello spirito del male … eppure il Vangelo, Gesù stesso ne parla spesso, inaugura con lui una stagione di lotta all’ultimo sangue. Vi appare nel momento in cui deve prendere le decisioni importanti per la sua vita, all’inizio della predicazione itinerante.
Lì nel deserto – dice il Vangelo – lo tenta.
Ma che è questo demonio? E’ il principio del male opposto al principio del bene che è Dio? E’ una fantasia che ci creiamo per dare la colpa del nostro malessere a qualcuno che sta fuori di noi? Il nostro mondo è di fronte a una lotta tra due principi che si contendono la nostra vita e noi ne siamo in balia nell’incertezza?
Niente di questo.
Il demonio è tentatore, divisore, soprattutto, perché semina discordia, ma non è potente come Dio, è un angelo decaduto, è nell’ordine delle creature, non sta mai al livello del Creatore. Dio lo ha vinto una volta per sempre e affidarci a Dio significa vincere ogni potenza del male. E’ importante sentircelo dire perché il demonio è ancora presente e si impossessa della vita delle persone, mai però definitivamente, perché Dio lo sconfigge.
Oggi purtroppo si sta diffondendo il satanismo, soprattutto tra i giovani, l’appellarsi cioè a questo principe del male per offendere Dio, profanare le cose sante, disprezzare la vita, distruggere la fede. Nasce forse da una ribellione alla chiesa, ma diventa un modo di pensare e un odio incontenibile nei confronti anche della vita. Qualche cantautore gioca col fuoco, lo usa per fare soldi, ma soprattutto distrugge la serenità nella coscienza dei giovani che vengono portati a compiere delitti estremi, senza motivazione, in preda spesso ad autentiche possessioni.
Gli esorcismi sono preghiere che la chiesa ha formulato per implorare da Dio la sua potenza sullo spirito del male. Gesù nel vangelo scacciava demoni, ridava alle persone la serenità della vita interiore. Per la gente il suo perentorio: Taci! esci da costui è segno della sua figliolanza divina. E’ solo Dio che può vincere lo spirito del male.
Molte persone hanno bisogno di sentirsi dire sulla propria vita questa speranza. Il demonio non vince più, Dio lo ha sconfitto attraverso la morte in croce di Gesù.
Ed è assolutamente importante rifarci al progetto iniziale della creazione dove si parla dell’antico tentatore che viene sconfitto dalla progenie della donna, cioè da Cristo. Il demonio è ostile a Maria per due grandi motivi: il primo è di aver detto si a Dio di diventare madre di Gesù che avrebbe col suo sangue sottratto al regno di Satana l’umanità e il secondo è che in Lei il demonio ha non ha mai avuto il minimo potere essendo nata Immacolata.
Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 5-13)
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
Audio della riflessione
Tanti sempre si domandano: che senso ha pregare? Abbiamo ancora bisogno che qualcuno risolva i nostri problemi? E’ serio pregare o si diventa petulanti e lagnosi verso Dio?
Con esempi presi dal fatto di un amico che bussa a una porta di notte disturbando una famigliola già nella pace della sera e di un figlio che chiede cose concrete a suo papà, il vangelo ci insegna come dobbiamo far diventare la nostra preghiera una confidenza semplice, ma profonda in Dio.
La nostra esistenza non è ancora finita, completa, siamo poveri e dobbiamo chiedere a Dio la capacità di entrare nel profondo della nostra esistenza che si completa solo nel suo regno di amore e di giustizia. Le parole con cui termina questo insegnamento sono paradossalmente decisive:” Il Padre vostro darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono
Cioè possiamo chiedere a Dio quello che vogliamo, ma se la nostra preghiera sarà vera riceveremo sempre lo stesso grande dono: lo Spirito Santo. Preghiera allora significa essere aperti all’amore del Padre, al suo regno; essere aperti con Gesù che ha confidato nella parola del Padre suo e vive immerso nella esigenza che il suo regno venga, si compia, si realizzi nell’umanità. Da qui scopriamo che tutta la preghiera cristiana consiste nel renderci disponibili al dono grande di Dio che arriva e che ci viene regalato. Perciò tutte le volte che chiediamo veramente qualcosa, è come se chiedessimo con intensità e desiderio la sua venuta verso di noi. Non avviene certo così quando un delinquente gli chiede che vada a buon fine il suo furto o il suo delitto, quando chiediamo egoismo anziché amore, quando chiediamo vendetta invece che disponibilità a perdonare…
Se la preghiera è stata vera riceviamo lo Spirito che è la forza del Regno tra noi. Quante volte ci siamo lamentati perché abbiamo chiesto a Dio qualcosa e non l’abbiamo ottenuto e ci lamentiamo, perdiamo pure la fede, ed è come se bestemmiassimo Dio perché lo definiamo insensibile ai nostri bisogni.
Ci siamo mai domandati se Dio non abbia la vista più lunga di noi? Siamo almeno sicuri che non ci dà scorpioni o serpi. Dio sicuramente non ci farà mai mancare il suo grande amore che realizza anche il noi il suo progetto.
Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-4)
Lettura del Vangelo secondo Luca
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».
Audio della riflessione
Sono molto rare le persone che non pregano: viene spontaneo … a quasi tutti immaginare che ci sia qualcuno che ci aiuta, che sta oltre noi, che non è invischiato nei nostri commerci e che gratuitamente si mette dalla nostra parte e ci solleva dalle miserie in cui cadiamo … una preghiera semplice ti affiora alle labbra nei momenti più intensi, nei bisogni e nelle situazioni più disperate: è un nome, una invocazione, un sospiro … “Dio, se ci sei batti un colpo!”.
Gli apostoli, che vivevano in un mondo religioso pregavano: erano cresciuti nelle sinagoghe e avevano imparato a recitare salmi, a innalzare lodi a Dio; frequentavano il tempio e partecipavano a tutti i sacrifici di animali, presieduti dai sacerdoti … ma quando vedevano Gesù stare notti intere a dialogare con Dio Padre, a pregare, hanno avuto nostalgia di questa nuova forma di preghiera di Gesù: lontana dal tempio, dal chiasso, eppure così intensa e determinante per la sua missione …
… e gli domandano: “insegnaci a pregare!”.
Pregare è un’arte, non è un mestiere: ha bisogno di tensione interiore, di radicamento nella vita e di grande abbandono in Dio.
Gesù allora li aiuta a fare della preghiera non una continua lagna, o un moltiplicare la parole, ma un atto di abbandono nel Padre: insegna loro a chiamare Dio con il tenero nome di Padre … in questo quindi ci fa tutti fratelli!
Gesù sempre così si è rivolto a Dio, proprio perché questa paternità è venuto ad annunziare agli uomini, è questa la buona notizia che pervade tutta l’esistenza di Gesù! Questa parola è il cuore della vita cristiana, contiene tutto l’affetto di noi figli verso il papà e di noi fratelli verso Gesù.
Questo Padre, ancor prima di essermi utile deve essere lodato, benedetto, amato, tenuto in conto da tutti i figli: questo si intende quando preghiamo che il suo nome sia santificato.
Se siamo figli dobbiamo essere orgogliosi che Dio sia amato e lodato da tutti.
Un desiderio deve sgorgare dal cuore di tutti gli uomini che si rivolgono a Dio, che si realizzi nel mondo per tutti il suo regno, cioè un mondo fatto di giustizia, di pace, di fraternità, di amore. Un regno di samaritani che si dedicano a dare dignità a chi si trova piegato in due dal dolore, dall’ingiustizia e dal sopruso.
Padre, tu sai che abbiamo bisogno ogni giorno di poter vivere: dacci il pane quotidiano, è un pane nostro, non mio, da condividere in fraternità! Tu sai quanto siamo insolventi nei tuoi confronti, quanto ti offendiamo nelle tue creature: perdonaci e dacci la forza di essere capaci come te di perdonare.
Non ci abbandonare alla prova, perché siamo deboli: ci fidiamo di te, siamo tuoi figli.
Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Audio della riflessione
Non sono rare le giornate in cui ci capita di non farcela più, in cui sembra che tutti si accaniscano contro di te, l’oroscopo compreso: hai proprio giù la catena – dicono i giovani -, vai in depressione, si accumulano proprio tutte le contrarietà … allora ricorri ai rimedi: mandi al diavolo tutti, ma sposti solo il problema; ti ubriachi, ma poi ti trovi peggio di prima con il mal di testa per giunta; ti impasticchi o ti dai ai tranquillanti con il risultato alla fine di sentirti uno zombie.
Gesù dice: “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro”.
Traduciamo: “quando non ce la fai più, io ci sono; quando ti sembra che tutto crolli io non cedo; quando sei disperato, io sono il tuo futuro; quando ti sembra che non ci sia un cane a capirti, prova a passare da me e vedrai che io non ho altro da fare che accoglierti, rinfrancarti, coccolarti”.
Gesù era la consolazione dei poveri che incontrava: era il segno della bontà di Dio per chi provava solo rimorso, era l’oasi per ogni deserto di emozioni.
Come si può trovare in Gesù questo ristoro?
“Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero. Prendi questo peso, rifatti alla mia parola” … altro che tranquillanti!
Spesso nella vita ci scrolliamo di dosso la proposta cristiana perché la riteniamo oppressiva, antiliberatoria, pesante e saltiamo in braccio alla infelicità … paghiamo pure gli avvocati per mantenerci infelici! Ci scrolliamo di dosso quella che ci sembra una croce, che Cristo sempre porta con noi e andiamo a costruircene di incomprensibili!
La soluzione di tanti nostri affanni è proprio la sua parola, la sua visione della vita: sono le sue beatitudini, ma noi vogliamo scartare Lui per avere la vita …
San Francesco, che oggi celebriamo, nella sua vita ha imitato alla lettera il Signore Gesù, fino a immedesimarsi con Lui con il dono delle stimmate, delle ferite dei chiodi infissi in mani e piedi e dello squarcio nel costato di Gesù! Veniva da una giovinezza dissipata, ma una volta chiamato ha cambiato vita, ha seguito nella povertà le orme di Gesù, ha osato una fede cristallina che lo ha fatto conoscere come pazzo, come illuso, come sognatore senza piedi per terra.
Invece proprio perché aveva i piedi per terra, dormiva in terra e morì in terra; fu una immagine di Cristo provocatoria e dialogante con tutti: coraggioso con lo stesso papa, deciso con suo padre, da lasciargli tutto, vestiti compresi; innamorato perso di Gesù ha dato vita a nuovi modi di incarnarlo nella nostra esistenza e ha aperto la vita di tante persone e della stessa Chiesa alla fede autentica.
Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37)
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
Audio della riflessione
Si dice spesso che la vita cristiana è “complicata”, che oggi occorre semplificare: bastano due principi, quattro idee chiare senza tanti formalismi, burocrazie distinzioni, sottigliezze … insomma, si sente il bisogno, comunque, non disprezzabile, di dare un tono diverso a questa nostra vita …
… è la domanda insistente che fanno anche a Gesù: “che devo fare? Dimmi come posso spegnere questa sete di bontà che mi trovo dentro! Non c’è una risposta semplice, che posso magari esaudire firmando un assegno o spostando un conto attraverso Internet?”
E’ una domanda per cambiare vita o per giustificarsi?
E’ veramente la voglia di mettere se stessi in un dialogo con Dio o di lasciargli alcune delle innumerevoli cose che ci fasciano la vita.
“Sai che alle tue domande c’è una sola risposta: Dio e il prossimo”.
Ma chi è il prossimo?
“Mi domandi un elenco di quelli che devi guardare con occhio di amore? Mi chiedi la lista di coloro cui devi mandare i regali di Natale? Ti interessa sapere, proprio perché sei una persona di parola, quando finalmente puoi stare in pace, rientrare in te soddisfatto perché a tutti hai dato qualcosa? Sei tu che devi cambiare dentro: non tocca a me farti vedere tutti i casi nei quali non puoi stare assolutamente a farti i fatti tuoi, sei tu dentro di te che devi andare fino in fondo nella strada che ti indica la legge, sei tu che devi rimuovere da te quello che ti impedisce di amare veramente, senza condizioni. Ti ricordi quella strada che va da Gerusalemme a Gerico? Hai mai sentito quanti briganti se ne approfittano dei poveri passanti? Se tu passi di lì e trovi una persona qualsiasi, un barbone, un extracomunitario, un irregolare riverso sulla strada che fai? Mandi un assegno alla Caritas? Io per te, dovunque ti sei trovato o ti trovi, ho lasciato e lascio tutto perché ti senta tra le braccia di un padre.”