La pace è la prima condizione che ci dà futuro e che chiediamo al Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 54-59)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Audio della riflessione


Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Dove stiamo andando, che direzione prende la nostra vita, i giovani che futuro potranno godere, che cosa capiterà nei prossimi anni al nostro modo di vivere? Sono domande che ogni tanto mettono ansia a un papà e a una mamma di famiglia che pensa ai suoi figli, o a qualsiasi persona che vuol sentirsi responsabile della sua vita.

Se guardiamo indietro agli anni che ci hanno preceduto e li confrontiamo con l’oggi registriamo cambiamenti impensabili del nostro modo di vivere. Penso alla rivoluzione nelle comunicazioni, nel lavoro, nella vita di famiglia, nella immigrazione. Oggi soprattutto ci preoccupa questa guerra tra i due mondi, non più tra due nazioni soltanto. Sta scoppiando e costruendosi un nuovo assetto della terra, delle economie, dei modelli culturali, delle visioni di vita. E siamo assolutamente impreparati ad affrontare i problemi. Gesù nel vangelo ci dice che dobbiamo scrutare con più attenzione i segni dei tempi. Purtroppo, dice,  tutta la vostra intelligenza la mettete nel fare previsioni di corto respiro, affogate in una lago, quando è l’oceano che vi travolge. Non riusciamo a prevenire gli tsunami, a  prevedere i terremoti! Oggi siamo di fronte a uno tsumani dell’umanità

Noi cristiani siamo invitati ad avere una capacità di cogliere la presenza di Dio nella storia e i segnali di conversione che ci manda. Il futuro non sta nelle previsioni ma nella speranza e occorre soprattutto in questi tempi leggere i segni di speranza che nascono nel mondo per accoglierli, svilupparli, orientare il mondo alla sua naturale direzione che è il Regno di Dio. Il Concilio Ecumenico vaticano II ci aveva aiutati a questo esercizio di lettura dei segni dei tempi, dei luoghi, cioè, in cui si manifesta maggiormente la presenza di Dio, la sua storia di salvezza. Sono indicazioni di apertura a nuovi fatti che caratterizzano il cammino della nostra storia e in essi il cristiano deve seminare la Parola di Dio, li deve orientare nella direzione giusta.

Esistono anche oggi tanti segni di speranza che vanno sviluppati. Il primo è la lungimiranza di papa Francesco che ha da sempre intuito che questa guerra non è un fatto isolato e componibile con le armi, ma con la buona volontà di parlarsi, di condividere, di fare tutti un passo indietro, di dialogare. Le religioni si stanno mettendo tutte a convergere alla pace, l’umanità non è più governabile da qualche potente, ma deve mettersi in una grande collaborazione, rispetto reciproco, bilanciamento di possibilità, consapevolezza che o si vive tutti bene o si muore tutti.

Non c’è che da farsi prendere da questa speranza che sale dalla vita.

21 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

La fede è fuoco che brucia

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 49-50) dal Vangelo del giorno (Lc 12, 49-53)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!».

Audio della riflessione

Non vi sembra che oggi il modello di vita imperante sia quello di accontentarsi dell’acqua tiepida: né calda, né fredda. Ha il sopravvento la mediocrità, l’adattamento al ribasso, la comodità del proprio status, il non muovere niente perché si è sempre fatto così?

La vita in questo modo viene a mancare di grinta, di nerbo, di appello alla generosità, al dono, alla radicalità. Gesù conosce queste tentazioni dell’umanità, ma non vuole così i suoi discepoli. Sono venuto a portare un fuoco sulla terra. E’ stato il grido del vecchio papa Giovanni Paolo II, mutuato da una donna fragile nel corpo, ma ardente nello spirito, Caterina da Siena,  davanti ai due milioni di giovani nel 2000.  Prima di congedarli dopo una intensissima Giornata mondiale della gioventù gridò convinto, forte anche nella sua vecchiaia: Se metterete fuoco sulla terra…. Essere cristiani deve avere l’ardore del fuoco. Nel petto dei due discepoli di Emmaus il giorno di Pasqua, di fronte alle parole appassionate del finto pellegrino, sotto le cui sembianze si era fatto vedere Gesù, ardeva il cuore, era incontenibile la gioia e la passione. A San Filippo Neri si erano deformate le costole per l’ardore d’amore verso Gesù Cristo che spingeva il suo cuore a dilatarsi.

Un fuoco che brucia il male, che toglie di mezzo le sterpaglie della vita, che purifica come in un crogiolo i nostri pensieri, che dà calore alla vita contro il freddo calcolo dell’egoismo, deve diventare la vita cristiana. Certo non è questa l’immagine più normale delle nostre comunità cristiane, di tanti fedeli che mal sopportano di dover partecipare alla messa domenicale, di noi tutti che prima di compiere un passo decisivo nella conversione moriamo di calcoli, di se e di ma.

La fede ha la forza di un fuoco, il suo calore e la sua luce, trova nel Signore l’alimento, nella contemplazione di Lui la sorgente. Il fuoco può far male, perché costringe a concentrarsi sull’essenziale, perché ci stana dai nostri nascondigli, ci priva di inutili appoggi, ci purifica. Gesù nella sua vita è stato questo fuoco. Nella sua peregrinazione per le strade della Palestina, si accorge che non riesce a smuovere niente, ha di fronte un muro di gomma che respinge ogni desiderio di cambiamento ed esclama: come vorrei che questo fuoco fosse già acceso!

E’ la testimonianza della sua passione incontenibile per il Regno e per la salvezza degli uomini. E’ stato il progetto della SS. Trinità che Gesù è venuto a realizzare sulla terra; è il suo regno definitivo, deve essere la scelta di ogni cristiano, di ogni comunità sinodale. E’ il desiderio da esprimere e invocare in ogni preghiera e realizzare in ogni vita e in ogni comunità cristiana. E’ la pienezza, che deve esplodere da ogni  nostra vita.

20 Ottobre 2022
+Domenico

La parabola dell’amministratore fedele il Signore la dice per tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,39-43) dal Vangelo del giorno (Lc 12,39-48)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così.

Audio della riflessione

Essere attenti, svegli, vigili, pronti a intervenire, preparati ad ogni evenienza, sentinelle che al primo allarme sanno scattare e portare aiuto è il compito di tante professioni: vigili del fuoco, protezione civile, medici, operai, addetti ai corpi speciali, militari, guardie del corpo, vigilanze di ogni tipo. Non dipende solo da situazioni di conflitto o di movimenti rivoluzionari, ma dal tipo di organizzazione della società e dalla cura della vita che si diffonde sempre più, speriamo sempre anche di più degli interessi economici da difendere, per i quali è naturale che chi li possiede si attrezzi.

E’ così anche per la vita spirituale? per l’attenzione alla spiritualità, per la promozione dei valori evangelici, per la cura della dimensione religiosa della vita? C’è una task force che entra in azione, non certo eclatante o rumorosa, che aiuta le persona per uscire da disastri spirituali perniciosi e distruttivi di ogni bontà? Ci sono magari dei luoghi in cui ti puoi attrezzare di più per le battaglie spirituali contro il male che è sempre più proposto che il bene. I santuari mariani, per esempio, le case di esercizi spirituali. Ho trovato quest’anno  moltissima gente e giovani a Medjugorje, che è sempre di più un luogo di conversione, di ricarica spirituale; ritorna possibile fare un pellegrinaggio nelle terre sante di Gesù … Purtroppo le cose materiali ci vedono sempre più attenti di quelle spirituali. Gesù però quando parla del Regno, del suo amore e della vita credente ci invita ad essere sempre vigilanti, a vivere in profondità la tensione spirituale, a non farci sorprendere nell’inedia e nell’adattamento al ribasso. Il cristiano deve essere vigile nell’intuire i tratti della presenza di Dio e nel servirne la diffusione.

L’atteggiamento vigile e attento, la cura meticolosa della vita spirituale è un compito importante di chi annuncia il vangelo, del cristiano che ha ricevuto in dono la Parola di Dio, dei presbiteri e di chi ha responsabilità di guida della comunità cristiana. Non avrà mai un atteggiamento di sicurezza, tipica di chi si sente padrone delle cose, ma quello del fedele e saggio amministratore di beni non suoi, da rinnovare e tenere sempre vivi, perché Gesù è esigente; è comprensivo e buono, ma non si adatta al ribasso.

Il cristiano è uno che non si siede mai se non per ascoltare e contemplare la Parola, allora il suo stare è accogliere il dono di Dio che terrà poi sempre vivo nel cuore della gente, dei suoi compagni di lavoro e di vita, nella sua famiglia, nella sua passione per il regno di Dio diffuso in ogni luogo. Il Signore lo troverà allora sempre fedele a quel cielo che ci aiuta a dare alla terra il suo vero sapore.

19 Ottobre 2022
+Domenico

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E’ vicino a voi il Regno di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,8-9) dal Vangelo del giorno (Lc 10,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Luca

 «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Audio della riflessione

Abbiamo sempre bisogno di speranza, La nostra vita spesso si svolge nell’incertezza, nella approssimazione. Viviamo di tentativi, di scongiuri qualche volta, di fortuna.

Gesù invece è venuto con una decisione definitiva: lavorare per il regno di Dio e in Lui c’era una certezza incrollabile: è vicino a voi il regno di Dio. Regno di Dio è una realtà che racchiude in se tutte le attese del popolo di Israele. Quando lo udivano dalle labbra di Gesù capivano immediatamente che si trattava della loro grande speranza, della aspirazione di secoli: per loro era la fine di un incubo, la realizzazione di un sogno di popolo, incarnato in ogni famiglia, in ogni pio ebreo. Era la certezza della presenza misteriosa, ma reale di Dio nella storia del popolo e di ogni persona. Gesù voleva che tutti si orientassero a questa attesa sicura.

Anche noi credenti oggi dobbiamo avere questa certezza. Non è vero che il mondo va verso il peggio, che la vita diventa sempre più impossibile, che il male è destinato ad avere il sopravvento, che stiamo andando verso la barbarie. Non è vero che ci stiamo allontanando dalla salvezza. Dio è fedele, il suo amore è senza se e senza ma. La sua promessa non è vana, non vincerà il male per quanto si faccia forte e usi tutte le astuzie per compiere la sua distruzione. Riuscissimo a vivere con questa certezza, con la consapevolezza che il Regno di Dio, che la pace, la giustizia, la felicità non sono solo promesse, ma realtà che determineranno per sempre la vita dei giusti, avremmo più fiducia nel nostro semplice e povero operare il bene.

Certo quello che vediamo ci può scoraggiare, ma abbiamo bisogno di apostoli che parlano del grande bene che c’è nelle vita donate di chi soffre, di chi lavora per la giustizia, di chi con semplicità ama i suoi figli, i suoi malati, di chi fa il suo volere. Le cronache dei giornali non sono il diario del regno di Dio, ma solo il negativo che sta sotto un mare di bene che Dio semina in ogni creatura. Occorre andare a due a due a rinfocolare la speranza nel mondo, perché Dio sta con noi, è presente più di quanto lo possiamo scorgere nelle pieghe della vita.

San Luca che oggi celebriamo ha scritto il vangelo per dimostrarci che questa verità è Gesù stesso con la sua vita donata fino all’ultima goccia di sangue per amore. E’ colui che ha descritto le confidenze di Maria, la sua chiamata a divenire la madre di Gesù, i suoi primi passi, fino all’ultimo desiderio di Gesù di regalarLa a noi, a ciascuna persona come la nostra madre. E’ stato l’ultimo dono prima delle sue ultime gocce di sangue e del suo affidare il suo spirito a Dio nostro Padre.

18 Ottobre 2022
Festa di San Luca Evangelista
+Domenico

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Il ricco sfondato che deve fare un salto di qualità  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Audio della riflessione

“Anima mia hai una grande riserva di beni per molti anni: riposati, mangia, bevi e divertiti”. C’ho una giovinezza che scoppia. Mi vanno proprio bene tutte. Un giro di amici che mi adorano. Con i miei affetti sono sempre riuscita a stare a galla, se non al di sopra. In quale altra avventura posso giocarmi la vita? L’automobile ce l’ho, il ragazzo pure, lavoro in proprio e ho indovinato il momento. Non ce l’ho con nessuno, il mondo mi va bene così; le tasse sono sempre troppe, ma occorre avere un po’ di senso civico. La settimana mi vola via senza accorgermi, i fine settimana si chiamano l’un l’altro, lancio sms a tutti e ho sempre la casa piena. Ho salute da vendere, sono sempre talmente su di giri che mi dicono tutti che mi calo, non ho tempo abbastanza per godere tutto e il bello è che non faccio del male a nessuno.

E i tuoi amici scalognati? E il lavavetri che eviti? E quel freddo che ogni tanto ti cala lungo la schiena quando ti assalgono domande di senso? Tutto quello che hai dove lo orienti, la tua vita dove la lasci?

Ecco il solito guastafeste. Ma voi cristiani siete fatti proprio per guastare ogni vita semplice e ingenua. Avete invidia? Vi fa fastidio se ci divertiamo? Le cose belle della vita devono per forza colorarsi di dolore? Che cosa è questo dolorismo che continuate a metterci davanti? Mi fate vedere una faccia meno triste di quelle che vedo io uscire la domenica dalla messa, quando mi ritiro per andare a dormire dopo una notte in discoteca, un po’ fuori di testa, sì, ma almeno felice e spensierata, senza far danni a nessuno?

Hai ragione, talvolta noi cristiani abbiamo una faccia da buldog; e un po’ più di gioia, come ce la fa scoppiare dentro nostro Signore, potremmo mostrarla di più! Ma tu non caricare sui nostri difetti le domande vere della vita. Non sei il centro dell’universo, non decidi tu nessun momento in più o in meno della tua esistenza, non sei un fiore nel deserto, la tua umanità fa parte della mia e di tanti altri che ti vivono accanto.

Non ti accorgi che hai appeso le tue speranze a delle grucce che non sono attaccate da nessuna parte? Questa gioia che provi, questa felicità che sperimenti deve diventare dono e amore per altri, la devi vivere al cospetto di Dio, dice il vangelo. Allora diventerà vera e eterna.

Hai un fratello: Gesù e un Padre: Dio che ti tengono continuamente in piedi e che sono il fondamento della tua gioia e il tuo cuore sarà pieno solo se li sai incontrare. La tua felicità deve fare un salto di qualità nel cercarne la sorgente. Allora ti si apriranno prospettive impensabili. E, d’accordo, quando l’avrai trovata, tieniti sempre quella faccia sorridente; il mondo non ha bisogno di un muso lungo in più, nemmeno di uno sguardo ebete, ma di due occhi che sprigionano speranza per tutti.

17 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

La preghiera è affidare a Dio i nostri progetti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

È finito il tempo della autosufficienza … Non c’è più nessuno che dice “basto a me stesso!”.

Siamo tutti legati, globalizzati: la nostra personalità la dobbiamo giocare in un insieme di relazioni! Non è in gioco la nostra libertà se ci si fa sempre più coscienti di dover governare e prendere in mano le nostre relazioni.

La stessa esperienza la viviamo nei confronti di Dio: il 90% degli uomini dice di pregare in “qualche modo”, cioè ammette di rivolgersi a quel qualcuno più in alto di lui, a un trascendente, per chiedere.

Sono parole dette tra i denti, talora sono desideri intimi, spesso ci si affida … nei momenti di gioia sgorga un ringraziamento, nel bisogno una domanda accorata, il desiderio che ciò di cui hai bisogno non ti sia donato per merito, ma per bontà e tenerezza.

La preghiera non è debolezza, ma capacità di progettare e di affidare a Dio il nostro progetto, perché ne sia lui il custode; questo significa che ho davanti bene tutta la mia vita, ho consapevolezza che  da solo resto fragile e incostante, ma ce la metto tutta, dialogo con Dio e mi metto nelle sue braccia.

In questi tempi stiamo chiedendo a Dio la pace, solo che questa preghiera, come tutto del resto, non è come battere la testiera di un telefonino o di un computer, non è inserire un gettone in una macchina, non risponde alla legge del tutto e subito, del commercio. È prima di tutto un dialogo e nel dialogo, quello che chiedi continua a ridefinirti in maniera diversa nei confronti dell’interlocutore. 

Mentre chiedi pace ti scompare l’odio dal cuore ripensi se anche tu sei causa di questa guerra, non pensi più alle armi: ti si apre una nuova visione della vita. E questa la affidi a Dio. Dio sicuramente ci ascolta, ma troverà sempre gente disposta ad affidarsi a lui? Credi davvero che Lui è il Signore della pace? Troverà ancora fede sulla terra? O la nostra preghiera è diventata un freddo rito e una insipida rivendicazione.

Pregare è desiderare e sentirsi sempre nelle braccia di Dio.

16 Ottobre 2022
+Domenico

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Accettare o non accettare Gesù è giocarsi la salvezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 8-12)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Audio della riflessione

Esiste nella nostra esistenza qualche decisione in cui ci si gioca la vita. Per esempio dal punto di vista di andare in rovina è quando si decide di diventare mafioso, di uccidere una persona, di mettersi in qualche banda malavitosa…in altri casi ci si gioca la vita per il bene: come un matrimonio ben preparato in un amore vicendevole, avviarsi a una professione che dà dignità e permette di esprimere un massimo di solidarietà, di aiuto alla comunità tutta, non solo ai propri interessi, dare la vita ai figli che è sempre una scelta bella, anche se costa sacrifici e si accettano i rischi della crescita. Parlo non di una vita facile, ma buona e vera.

Ebbene per un cristiano è la scelta del confessare Gesù come centro della propria vita di fronte a tutti. Dice il vangelo che “chi mi rinnegherà davanti agli uomini , sarà rinnegato davanti agli angeli in cielo”. Non è un occhio per occhio, dente per dente, ma affermare che la situazione davanti a Gesù è definitiva e ci fa vedere che Gesù, un profeta assassinato, che non dà nessuna sicurezza davanti ai tribunali di questo mondo, è proprio il Figlio dell’uomo, colui che ha potere di decisione nel giudizio finale. Ciò vuol dire che accettare o rigettare il messaggio di Gesù significa che la persona sta giocandosi il suo essere salvo o no.

Attenzione però. Quello che importa non è a volte confessare esternamente il Cristo, perché l’elemento decisivo, discriminante è verificare il contenuto della propria vita, vedere se per ciascuno Gesù è la salvezza, è il perdono di Dio Padre, è il redentore, contro quelli che allora, ma anche oggi, interpretano l’attività di Gesù come satanica, una espressione della presenza di satana sulla terra. Coloro che dicono che guarire gli infermi, cacciare i demoni è opera di un indemoniato, dicono che il perdono e l’amore di Gesù sono un inganno, una perversione,  una menzogna; è opera del diavolo. Questo è peccare contro lo Spirito: rigettare il messaggio di Gesù, come se distruggesse la vita degli uomini.

Sono molti coloro che negano esternamente Cristo, ma vivono del suo Spirito, hanno amore per gli altri, si tengono lontani dal male, sperano in un regno di bontà…qui si tratta invece di coloro che rigettano il senso di Gesù, il suo essere in grado di perdonare, non vogliono il perdono. Questa è la bestemmia contro lo Spirito Santo. Non è solo un parlare male del Figlio dell’uomo, ma escluderne il dono del perdono che è sempre frutto dello Spirito Santo. E’ imperdonabile per coloro che non vogliono il perdono, non vogliono aver nulla a che fare con Gesù ripieno dello Spirito Santo. Dio rispetta sempre la libertà degli uomini, delle sue creature.

15 Ottobre 2022
+Domenico

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Ogni uomo è chiamato a fare i conti con la verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 1-7)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Audio della riflessione

Si fa tanto parlare oggi di privacy, di intercettazioni telefoniche: ti capita di vederti scritto sui giornali quello che hai detto in confidenza agli amici, le parolacce e le volgarità a cui ti lasci andare quando sei arrabbiato o quando non hai più nessun ritegno nei confronti di qualche odio che covi nel cuore. Il cellulare svela spesso i sentimenti del cuore, le tue trame, i tuoi tradimenti, la tua vera faccia.

Dietro persone che passano per essere perbene, a plomb, sempre sorridenti, emergono caratteri irascibili, egoismi inconfessati, anime malate … non c’è più spazio per l’ipocrisia, o meglio, viene fotografata e messa in piazza l’ipocrisia delle persone, la doppiezza della vita: viene tolta la maschera al benpensante che resta nudo di fronte a tutti con i suoi sentimenti veri.

La legge sicuramente interviene per salvare la privacy, ma la correttezza morale delle persone non cambierà perché c’è una legge che giustamente impedisce di mettere in piazza le cose personali: le volgarità che dice, l’animo cattivo che nutre, le trame distruttrici velate da sorrisi e compiacenze, i tradimenti dell’onore camuffati da regali, le dichiarazioni di principio inflessibili e i comportamenti delinquenziali nascono dal cuore e se questo non cambia abbiamo solo riportato l’ipocrita alla sua solitudine e alla sua gabbia di menzogna

Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto, dice il Vangelo: ogni uomo è chiamato a fare i conti con la verità e la verità abita nella coscienza! Puoi ingannare tutti, non il profondo di te stesso in cui abita Dio: qui incontri la verità di te e qui vieni visto da Dio e illuminato dalla sua Parola.

Oggi occorre ritornare ad essere autentici, a far corrispondere alle parole la vita, al volto l’anima … questo dà serenità interiore e apre le persone alla speranza di un rapporto di pace e di collaborazione: non passi la vita a studiare inganni, a coprire, a non far conoscere, a costruirti maschere, ma ad allargarla alla comunione nella verità.

E’ la coscienza, sempre, il grande centro cui occorre portare ogni cosa: questo ci permette di apprendere dal santo cardinale John Henry Newman la grandezza e la nobiltà della coscienza! Dice infatti al termine della sua famosa lettera al duca di Norfolk: “Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi in un pranzo – cosa che non è molto indicato fare -, allora io brinderei per il papa. Ma prima per la coscienza e poi per il papa.

14 Ottobre 2022
+Domenico

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Guai a voi, dice Gesù, ma questi guai se li prende Lui sulle sue spalle

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 47-54)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Audio della riflessione

Nel mondo non c’ è mai fondo all’ipocrisia a chi predica bene e razzola male. E’ vero per la politica, è vero per tanti opinionisti e purtroppo è vero per gli uomini di Chiesa, tanto più se hanno autorità o sono responsabili di associazioni di servizi pastorali noi preti ancora di più e io vescovo mi metto pure in prima fila.

Gesù si mostra molto severo nei confronti dei farisei del suo tempo, dei dottori della legge, dei riscossori di tasse impossibili per la gente comune, dei giuristi o scribi e ci dobbiamo domandare quale immagine di Chiesa viene presentata da noi credenti a coloro che non credono o credono poco, a coloro che si sono allontanati e oggi sentono in cuore una chiamata al vangelo. Che immagina vera vorremmo avere e possiamo onestamente presentare, perché Cristo non sia rifiutato a causa nostra?

Gesù infatti continua con una serie di “Guai a voi” da far accapponare la pelle, stigmatizzando le falsità, le incoerenze, gli scandali degli addetti al culto, alla cultura biblica, alla casta sacerdotale

Rispondere positivamente alle domande di corresponsabilità nel presentare la vita della comunità cristiana diventa sempre più chiaro ed evidente, anche perché la gente, il popolo di Dio  sente profondamente l’esigenza che coloro che sono preposti alla evangelizzazione, al culto, al servizio dei sacramenti, alla predicazione siano persone sempre esemplari. Essere chiesa, secondo Cristo è essere animati dallo Spirito Santo, che è Spirito di verità, di testimonianza, di amore, di comunione, di libertà, di vita. .

L’insincerità, il non essere veri, le contro testimonianze, ciò che divide, che coarta la libertà e il crescere della vita, non è espressione di amore e non viene dallo Spirito.

Occorre pertanto preoccuparsi di amarsi sinceramente e seriamente, di non imporre agli altri dei pesi che noi non tolleriamo, di essere autentici e semplici, aperti all’influsso dello Spirito, in una disponibilità a tutta prova, profondamente uniti nella comunione ecclesiale.

L’umanità sempre  preferisce chiudersi sulle sue  verità parziali, addomesticate, svilite, accomodate ai propri vizi o frustrazioni e le difende con violenza. Già Gesù le vedeva in azione e lancia i suoi guai a voi che avete portato via la chiave della conoscenza. La verità di Gesù  invece è da accogliere tutta e sicuramente il messaggero di essa verrà sempre minacciato dai violenti di questo mondo, ma la sua luce e la sua forza ne vinceranno le tenebre, anche perché Gesù si caricherà ancora sulle sue spalle queste cattiverie: una sorta di ahimè per voi, i mali li prendo io su di me e la verità vincerà per sempre.

13 Ottobre 2022
+Domenico

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Dio ci perdoni e ci liberi dall’ipocrisia

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 42-46)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Audio della riflessione

Anche oggi ogni apparato associativo o sociale si preoccupa di dare indicazioni di comportamento riguardo agli obiettivi che si prefigge: può essere l’assistenza ai malati, la tenuta di una buona amministrazione, il collegamento tra persone che fanno lo stesso lavoro, le stesse norme per la sicurezza sul lavoro.

Anche al tempo di Gesù, nel popolo di Israele c’erano persone dedicate a questi apparati: i farisei erano membri di una setta che, con rigore esteriore esagerato, dirigeva la vita religiosa del giudaismo di quel tempo; i giuristi, che potrebbero ben essere rappresentati dagli scribi, erano gli interpreti – invece – della vecchia legge di Mosè e, passi il termine, controllavano le nuove tradizioni morali e rituali per vedere se corrispondevano, alla lettera magari, alle leggi di Mose.

Sembrava però alla gente che gli uni e gli altri fossero più preoccupati della perfezione degli altri che del proprio impegno interiore …. Gesù lancia contro questi comportamenti una serie di “guai” piuttosto forti!

In questi primi guai i farisei sono condannati soprattutto per la loro ipocrisia, che rivela la loro facciata molto corretta, ma l’interno è pieno di corruzione, per cui la religione è ridotta a uno spettacolo da circo e loro si presentano come i rappresentanti delle realtà divine nel mondo: sono preoccupati delle minuzie, mentre perdono quello che è più importante, l’amore e la giustizia!

Gesù e i suoi sono quasi tutti ebrei e vogliono vivere bene la vita religiosa, rispettando i riti, ma con queste assolutizzazioni rituali  perdono le cose più importanti della stessa religione ebraica, l’amore e la giustizia.

Queste verità che Dio propone sono Lui, il Signore stesso, che è giusto amando il suo popolo e il popolo è giusto ricevendo questo amore salvatore del Signore e traducendolo nelle proprie relazioni umane di ogni giornata.

Questo vuol dire che dobbiamo essere aperti al dono d’amore di Dio e trasformarlo in risposta d’amore a lui e al prossimo, realizzando così la vera giustizia. Questo era l’insegnamento antico di Israele, ma i farisei, l’avevano dimenticato riducendolo solo o quasi a riti.

Gesù qui non lavora per una rottura radicale con i farisei, ma per una conversione di tutti alla vera legge di Dio.

Così Gesù condanna anche gli scribi, i giuristi, per il distacco tra la vita e l’insegnamento: hanno disumanizzato gli antichi comandamenti di Dio, trasformandoli in un peso insopportabile; così la religione è divenuta odiosa; hanno fatto di Dio un giudice e un poliziotto, vendicativi, mostrando essi stessi infedeltà all’antica tradizione israelita dell’amore di Dio, della sua provvidenza, del perdono e dell’alleanza sempre ricostruita dopo tante infedeltà; loro stessi poi non fanno quello che dicono agli altri di fare e si firmano la loro ipocrisia.

Non possiamo noi ridurre il discorso solo a capire bene quello che vuole Gesù da loro, ma dobbiamo interrogarci se certi nostri comportamenti, modi di difendere o presentare la fede cristiana non siano anche peggio dei loro e rispondere ai guai” di Gesù con una preghiera accorata di perdono e di conversione.

12 Ottobre 2022
+Domenico

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