I giovani sono i primi che pagano

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 17-22)

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Quale che sia l’idea che abbiamo dei giovani – talora purtroppo è disprezzo, commiserazione o compassione – sta di fatto che sono sempre i primi a cogliere la verità e a pagarne il prezzo.

Questa nella vita della Chiesa è la storia di tanti martiri: il primo è proprio un giovane, lo chiamano il “protomartire” (primo martire) Santo Stefano, il primo testimone fino al dono del sangue e della vita per la sua adesione a Cristo; era giovane, deciso, entusiasta, aperto al futuro: ha incontrato sulla sua strada una piccola sparuta comunità di gente semplice, coraggiosa, e innamorata di Cristo.

Era la comunità dei discepoli di Gesù: erano reduci da un tradimento collettivo, s’era salvato solo Giovanni da quella codarda fuga, ma tutti poi erano tornati sui loro passi e avevano cominciato a seguire la Parola, quella parola che si era fatta carne, quella parola che ieri abbiamo adorato nelle vesti di un fragile bambino e che oggi è diventata forza invincibile per Stefano contro l’odio degli uomini.

Era una comunità senza pretese, non eclatante, ma aveva chiara la coscienza della strada da percorrere; sapeva che la speranza, la gioia, la pienezza della vita passava da Gesù, dalla sua croce.

Era convinta, e lo dimostrava a tutti, che la morte del maestro non era la fine, ma il vero principio: aveva ricevuto la forza dello Spirito, era rinata a quella nuova vita che Gesù aveva promesso … “non preoccupatevi di che cosa dire… io sarò sulle vostre labbra con le parole della vita e della fede.”

E Stefano  è entrato, ha subito deciso di orientare tutte le sue energie alla cura dei poveri, è diventano diacono, servitore, il primo titolo di onore della chiesa, di ruolo, di ministero: non ha scelto di lavorare, di essere concreto, come potrebbe capitare a qualcuno di noi, per protagonismo o perché riteneva la preghiera perdita di tempo o perché gli mancava la contemplazione, ma dopo una lunga profonda riflessione sulla storia del popolo d’ Israele, sulla Bibbia.

Gli atti degli apostoli riportano – quasi fosse uno schema – il suo intervento per far ragionare i suoi amici di fede israelita, con una forza puntigliosa nel far capire che la torah (il primo testamento diremmo noi) era superata, che tutto quello che essa diceva aspettava un compimento e il compimento era Gesù: tutto portava a Gesù e si meravigliava che i suoi amici non capissero che il tempo era compiuto,  che l’atteso era con loro e che occorreva cambiare tutto.

Ha dovuto passare attraverso la lapidazione: una esecuzione efferata che dà la morte entro uno scatenamento collettivo di odio, di vendetta, di cattiveria sobillata, istintiva, disumana. 

“Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio” … tremende le parole del vangelo! Quelle pietre che lo hanno ammazzato si portavano dentro l’odio, la cecità, la bestemmia verso un Dio che aveva scelto di farsi uomo, di venire al mondo messia, fuori dagli schemi “comodi” di chi lo aspettava.

Tutto questo c’è ancora oggi: la supponenza culturale che crede che la fede sia una debolezza, una concessione fragile a sentimenti tradizionali, che hanno valore forse la notte di Natale e niente più.

Sì, la fede ti fa vivere dei bei momenti: se il Natale non ci fosse occorrerebbe inventarlo, infatti lo stanno proprio inventando diverso, perché questo non serve più … è meglio un albero, disegni di luci, un “marketing” appropriato, è la festa che conta, non il festeggiato.

Ma la vita è un’altra, le cose serie sono altre: se devo impostare il mio futuro ho bisogno di salute, di vincere questa pandemia.

Ci dobbiamo fare qualche domanda, però, che occorre avere sempre chiara nel cuore: è necessario ancora oggi un Salvatore? Se l’è domandato anche Stefano: abbiamo bisogno di Gesù, dopo tutto quel poderoso impianto religioso che il popolo di Israele metteva a disposizione per i rapporti con Dio? Se c’era un mondo religioso fin nel midollo era quello ebraico; se c’è un mondo “evoluto” è proprio il nostro.

A questa domanda però dobbiamo rispondere, dobbiamo rispondere “, abbiamo bisogno di Dio”.

Diceva un giovane romanziere … “il mio segreto è che ho bisogno di Dio, che sono stufo marcio e non ce la faccio più ad andare avanti da solo: Ho bisogno di Dio, per aiutarmi a donare, perché sembro diventato incapace di generosità; per aiutarmi a essere gentile, perché sembro ormai incapace di gentilezza; per aiutarmi ad amare, perché sembro aver oltrepassato lo stadio in cui si è capaci di amare.”

 Scegliere Gesù non sarà senza costi: “… e sarete odiati da tutti a causa del mio nome”.

Il cristianesimo non è un invito alla vita tranquilla, ma sempre un coinvolgimento impegnativo … e oggi questo coinvolgimento ce lo detta la pandemia, ce lo detta questo bisogno che ciascuno di noi ha dell’altro, questo sentirci tutti nella stessa barca, l’accorgersi delle persone sole e bisognose di uscire dalla solitudine, di essere aiutate a vivere, il sopportare chiusure e rinunce perché tutti possiamo debellare questa pandemia.

Dio non ci lascia mai soli: Il Natale non è solo una festa, è Gesù sempre con noi, l’Emmanuele.

26 Dicembre 2020
+Domenico

Siamo testardi: non ci toccate il presepio!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 2,8-12) dal Vangelo del giorno (Lc 2, 1-14)

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

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Tanto è piena di tensioni, di apprensioni, talora di paure l’attesa di un bimbo, tanto, e molto di più, è piena di gioia la sua nascita! Anche Maria ha provato questa decisiva esperienza della maternità e ora l’attenzione va sul bambino: dopo i primi complimenti fatti alla mamma l’attenzione va su di Lui.

Partorì, lo fasciò, lo sdraiò … e Lui, ora c’è, si fa sentire, si presenta, attira l’attenzione, si crea il suo spazio: ha sempre bisogno dell’amore di tutti, dei suoi genitori soprattutto, ma ora è una nuova vita … e Gesù è la nuova vita per noi!

Il vangelo di Giovanni userà parole più severe, “il verbo si è fatto carne”, ma tutti gli evangelisti dicono e tentano di farci capire la grandezza di quello che una scena così umana ci permette di contemplare.

A noi oggi non basta lasciarci commuovere da un bambino che nasce, ci serve anche la commozione, ma la nostra fede vuole che andiamo oltre, che vediamo in trasparenza la nostra storia, la storia dell’uomo, la storia del mondo.

Non siamo soli, Dio è con noi: questo bambino è il figlio di Dio, è la pienezza cui aspira da sempre la nostra vita. E’ una speranza nuova, è il seme di una umanità che si può riscattare, è il principio e la fine, è il Signore dei signori, è il creatore.

Potremmo sembrare pazzi, ingenui a caricare una scena così idilliaca di questi numerosi significati: infatti la cultura occidentale si sta stancando del Natale, si sta stancando della grotta, del bambinello, preferisce non fare menzione di nessuna nascita, le basta un albero, un vecchio vestito di rosso … presepio è parola ormai “non politicamente corretta”.

Noi invece siamo testardi: non ci interessa niente delle mode, non ci dispiace scandalizzare, passare per ritardati, vogliamo guardare a quel bambino, e vedervi il sorriso di Dio, leggergli sulle labbra le parole dell’amore del Signore.

Noi credenti in questo bambino adoriamo il nostro creatore, sappiamo di stare a cuore a Dio, sappiamo che la nostra storia, non è una accozzaglia di avvenimenti, ma è un tessuto di relazioni d’amore.

E non siamo senza ragione, perché la vera ragione si è fatta carne, contro tutte le semplificazioni della ragione umana che non riesce più a parlare di Dio, dell’eternità, della morte, perché parla solo di quello che vede e tocca … ma quello che è più importante nella vita degli uomini è sempre invisibile agli occhi, e l’invisibile s’è fatto uno di noi, perché Dio non ci abbandona mai.

Non avremmo mai pensato di vivere un Natale così: Il tessuto di amore che ti abbiamo preparato, Gesù, è fatto di respiratori, di tamponi, di medici e infermieri, di operatori pastorali che ti adorano in ogni malato, che amano e curano … e così incontrano Te.

25 Dicembre 2020
+Domenico

Oh Dio sii benedetto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,76) dal Vangelo del Giorno (Lc 1, 67-79)

… e tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade

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Quando ti capitano fatti gravi o importanti nella vita resti per un po’ di tempo incapace di comprendere, di parlare … anche di reagire: ti assale dolore, stupore, sorpresa, meraviglia. E cerchi dentro di te una ragione, ti fai mille pensieri, costruisci congetture, ma non te ne raccapezzi facilmente.

Poi finalmente ti scoppia dentro la chiave, la sintesi, la percezione del tutto, la bellezza o la chiarezza della tua situazione.

Il vecchio prete del tempio, Zaccaria, aveva pensato a lungo quello che gli era capitato nel tempio quel giorno che si sentì dire che nella sua vecchiaia sarebbe diventato padre: ora dopo nove mesi di silenzio forzato esplode in un canto che guida ancora oggi l’inizio delle nostre giornate, “O Dio sii benedetto, sii pieno del mio atto di lode; grazie che mi hai fatto vincere tutti i miei insensati dubbi e ora mi fai vedere e toccare con mano che tu non ci lasci soli, che tu il tuo popolo lo segui con cura e non lo lasci nella solitudine delle sue disperazioni e nelle sue paure. Ci hai sempre fatto percepire che non ci avresti abbandonato, ma ora la tua salvezza è palpabile. I tuoi giuramenti non erano calmanti e placebo, le tue promesse non erano lacci per controllarci; io sono un poveraccio, ma ho capito quanto tu sei grande, quanto sei fedele, come da sempre mi hai amato e ora dimostri il tuo amore con una visita. Questo bambino che io non aspettavo, questo figlio che mi ha messo in cuore dubbi atroci sulla tua potenza, è tuo profeta. Io, suo padre, non sto alla sua altezza, non ho il suo santo timore di te, non sono così pieno di santità e giustizia, di servizio. Sono contento che lo hai chiamato per stare davanti a tuo figlio, a preparargli la strada. E’ l’aurora del sole che sei tu, è l’alba di un nuovo giorno, illuminato definitivamente dalla tua bontà, dalla tua misericordia. Tu sei il sole che lo illuminerà per sempre, tu strapperai dagli inferi i morti senza speranza, tu ci permetterai finalmente di percorrere sentieri di pace. Le ombre della nostra vita, le ombre di morte che ci opprimono, non resistono a questa irruenza del tuo figlio nella nostra quotidianità.”

Signore, sii benedetto: ora è scoppiata dentro di me la certezza che tu non ci abbandoni mai; e non abbandonare i medici, gli infermieri, il personale addetto ai malati di Covid-19, i malati sotto i respiratori.

Gesù, quest’anno, questa culla di ospedale ti abbiamo preparato: Tu riempila della tua vita e del tuo sorriso.

24 Dicembre 2020
+Domenico

Ma che vuole Dio da noi?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 57-66) dal Vangelo del giorno (Lc 1, 63-64)

Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.

Audio della riflessione

Quando vivi degli avvenimenti intensi sembra che il tempo si fermi: l’attesa si fa spasmodica, conti i giorni, le ore, i minuti, poi ti guardi un attimo indietro e vedi che il tempo è passato, che gli avvenimenti procedono con una certa inesorabilità.

La vita che è iniziata si radica,  continua, ha i suoi ritmi che paiono lenti, ma che procedono inesorabili … e così avvenne anche per Elisabetta: la sorpresa, la vergogna di vedersi incinta alla sua età, la consolazione di avere Maria a farle compagnia, il grande evento che in Lei si sta compiendo … insomma, tutto continua e nessuno più ferma la nuova storia e viene il giorno in cui questo Giovanni nasce: le meraviglie, le incredulità, la sorpresa – che pure ciascuno viveva nella sua interiorità – prendono fuoco, perché ora Giovanni è lì, il suo pianto è vero, il suo corpo se lo coccola sua madre, se lo mangiano con gli occhi tutti.

Zaccaria è muto, è un padre ancora senza parole, gli ripassa nella mente tutta la sequenza del tempio, della promessa, tutte le attenzioni di questi nove mesi.

Elisabetta si fa aiutare, Maria dopo tre mesi ritorna a casa sua: ora la storia di Dio continua in Lei, anch’essa ha bisogno di rientrare nella sua intimità a custodire il futuro dell’umanità.

Il bambino di Elisabetta è nato e arriva anche il giorno della Legge, il giorno della circoncisione: questo figlio fa parte di un popolo, non nasce in un deserto di relazioni e di storia, è dentro un nobile casato sia per parte di Zaccaria che di Elisabetta.

Di nomi da ereditare ne ha tantissimi e tutti nobili, tutti capaci di rievocare gesta, ruoli elevati, funzioni eminenti … a cominciare dai capostipiti Abia, per Zaccaria e Aronne per Elisabetta.

Ma il bambino è destinato a far scoppiare il futuro, non a clonare il passato: “Chiedevano con cenni a suo padre”… i muti ora sono tutti, come si fa di solito con chi non parla, con chi deve esprimersi a cenni, pensano forse che Zaccaria sia anche sordo e lo seppelliscono nell’isolamento, lo privano di qualsiasi normalità.

Zaccaria esprime ancora per l’ultima volta la sua tensione di non essere capace di dire e scrive “Giovanni sarà il suo nome”: Lui deve annunciare la novità assoluta, definitiva per l’umanità, non sarà cultore del tempio, non si metterà in fila come tutti a ripetere un passato anche glorioso, non farà come suo padre i turni settimanali dell’offerta dell’incenso, intuirà invece e indicherà con forza la venuta del Salvatore, brucerà di ardore per l’attesa del compimento.

Zaccaria torna a parlare e la gente, noi, a riflettere a domandarci: ma Dio che vuole da noi? Che vuole da noi Lui che non ci abbandona mai? Che vuole da noi questa pandemia? Che cuore dobbiamo portare al Bambino Gesù? Che famiglia abbiamo accanto alla nostra abitazione cui possiamo almeno sorridere e far sentire che non sono mai soli?

23 Dicembre 2020
+Domenico

Un canto di lode

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,51-53) dal Vangelo del giorno (Lc 1, 46-55)

Audio della riflessione

Cantare è sciogliere il nostro spirito nella libertà, uscire dalla solitudine, offrire a tutti la serenità del cuore, creare un clima di distensione.

Cantare è dire con il cuore e con la vita la speranza e la voglia di vivere, modulare sentimenti che con le parole sarebbero mortificati e incomprensibili.

Anche Maria, quando incontra Elisabetta esce in un canto di lode e di gioia, un canto di vita e di speranza. L’incontro è tra i più poetici della storia: qui nasce l’Ave Maria e il grande cantico della speranza, il Magnificat.

Maria esplode nella lode al Creatore e nell’indicare agli uomini la bontà di Dio, la sua grandezza: Dio è di parola, ci salva, non ci lascia in balia dei potenti, esalta gli umili. Sperare in Lui è la nostra unica forza. Lui è grande ed è grande per noi: non gli fa paura la nostra povertà, nè la strafottenza dei potenti, ci ama e ci apre un futuro di felicità e  di gioia. Il tempo della pienezza è venuto. A noi non resta che aprire il cuore e lasciarci inondare da Lui. Dio è sempre più grande di ogni nostra attesa. I potenti sono lasciati a se stessi, i ricchi troveranno i loro forzieri  bucati e vuoti, i superbi che non hanno occhi per nessuno che per sé stessi, che millantano grandezze che sono di altri, che non sanno riconoscere di avere avuto tutto in dono, che si sono fatti un trono di sabbia, resteranno nella palude dei propri inganni, vedranno con verità che Dio è grande.

I poveri sapranno di poter contare su di Dio come su una roccia incrollabile, avranno in lui la difesa, si sentiranno tra le sue braccia; gli umili troveranno il sapore della vita in lui, come l’ho sempre trovato io. Gli affamati non dovranno più cercare il cibo nei bidoni della spazzatura, ma avranno una mensa imbandita. Il popolo che saprà dare posto nelle sue leggi, nei suoi valori, nelle sui suoi progetti a opere di pace, a solidarietà e misericordia sentiranno sempre il soccorso di Dio.

E così Maria, se non è irriverente il paragone, fa la cantautrice, e sa scatenare nei giovani la voglia di cose pulite: si fa carico nel suo concerto di tutti quelli che la ammirano, dei nostri sogni, delle nostre speranze; non blandisce, non accontenta, ma apre alla nuova vita, la vita di Dio, la vita che va oltre ogni nostra attesa e che non abbandona mai nessuno; anche in questa lacerante pandemia che ci costringe a cambiare almeno il nostro cuore in offerta di bontà, noi sappiamo che Dio veglia sempre su di noi. 

22 Dicembre 2020
+Domenico

Aspetto un bambino!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Audio della riflessione

C’è una notizia che sempre mette in moto la vita: la comunicazione che fa una donna di essere in attesa di un bambino. Talvolta è angoscia, perché non lo si vuole; spesso è dramma perché non si è preparati; talora è disperazione perché si è stati abbandonati; molte volte è gioia perché si compie una attesa, si realizza un sogno d’amore, si completa una vita di famiglia, si avvera la gioia del dono.

Trepidazione, smarrimento, sorpresa, stupore: è il grande mistero della vita, cui spesso siamo abituati come se fosse un caso o una routine, invece la vita è sempre una grande novità, è sempre la visita di Dio, è la sua presenza nel mistero e nel tessuto delle nostre relazioni.

Nascono purtroppo non poche volte desideri morte, si mettono in moto tragiche opzioni senza ritorno, ma spesso la vita trionfa, l’umanità si rinnova e continua la sua strada di accoglienza, di dono, di solidarietà, di condivisione.

Due donne ci aiutano a ripensare alla bellezza della vita, alla sua capacità di sconvolgere in meglio la storia: sono Elisabetta e Maria. Maria ha avuto la notizia della vita che si sta costruendo in Elisabetta dall’angelo “anche Elisabetta tua parente…è già al sesto mese”: è una notizia che la conferma nella grandezza di Dio, sa di una nuova nascita e gioisce; si mette immediatamente in moto, va in fretta, verso la montagna, lascia la sua casa, non mossa da ansia o incertezza, ma da gioia e premura.

Per quelle strade di montagna non si sposta solo una ragazza nella sua voglia di vivere, di correre, di essere là dove c’è bisogno di lei, ma si sposta lo stesso Gesù: Maria è già in attesa del figlio di Dio e questo figlio partecipa già dei progetti di sollecitudine e amore della madre.

E’ come l’antica arca che gli ebrei portavano sempre con sé, un’arca che conteneva i segni della presenza di Dio: oggi questa arca è una vita, un corpo, una persona, una creatura, la creatura senza macchia, senza peccato, nello splendore della creazione che Dio desiderava per tutti gli uomini piena di grazia e abitata da Dio.

Sarà Elisabetta a percepirne la presenza attraverso quel balzo che nel seno Giovanni esprimerà: sono due mamme che si incontrano, ma sono due storie che si intrecciano, sono l’incontro tra la promessa, l’attesa, la supplica e il compimento, il dono, la salvezza.

Benedetta tu fra le donne: lo ripetiamo ancora oggi questo canto di gioia ogni volta che recitiamo l’Ave Maria, diciamo sempre che Maria è benedetta perché dandoci Gesù ci ha dimostrato che Dio non ci abbandona mai …

… e assieme in casa possiamo dire una Ave Maria davanti al nostro presepio, anche se siamo soli, ma mai dimenticati da Dio, anche nella vecchiaia e nell’infermità.

21 Dicembre 2020
+Domenico

Maria, Madre del tuo figlio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,28-29) dal Vangelo del giorno (Lc 1,26-38)

Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

Audio della riflessione

Ci sono alcuni fatti che tutte le volte che te li immagini, li pensi, li cerchi di rivivere … ti danno una serenità e una pace interiore assoluta: uno di questi per me è l’Annunciazione, un fatto che segna indelebilmente la storia, una storia d’amore che decide le sorti dell’umanità, fa esplodere l’amore di Dio nel mondo, condanna alla sparizione d’un colpo tutto il male che vi si è annidato.

Maria, una ragazza, semplice, pulita, bella, appassionata, decisa si incontra con Dio: da una parte una creatura fragile e indifesa, di fronte il Creatore onnipotente e grande: si cancellano le distanze e inizia un nuovo mondo, il mondo e la vita di Gesù.

Tanti pittori, scultori, artisti hanno tentato di fermare questo momento, di segnarlo della nostra partecipazione, di inscriverlo nei nostri panorami, nelle nostre case, nei palazzi, in vortici di luce, in delicatissime sfumature di colori, in intensi scambi di cenni e di sguardi.

Vuoi essere la madre di Gesù? Vuoi nella tua vita scrivere la potenza del creatore? Vuoi dare a Dio la carne con cui dimostrerà a tutti la sua tenerezza, il volto con cui potrà farsi vedere a tutti pieno di amore? Vuoi offrire al Creatore tutta la storia dell’umanità che ti ha preceduto, far passare in Lui l’anelito pur fragile alla bontà, perché lui lo esalti e lo trasformi in lode e pienezza di vita?

E Maria mette in evidenza tutta la sua consapevolezza di creatura: vuole dire subito di sì, ma lo vuol fare con il massimo di coscienza e disponibilità possibile … “E io chi sono? Potranno i miei fragili pensieri sostenere l’ampiezza di questo orizzonte, potrà la mia carica d’amore per i miei simili reggere all’intensità dell’amore di Dio? Perché tu Signore non mi vuoi soffocata, ma libera; non cancelli la mia natura di creatura, ma la vuoi aprire alle tue grandezze. Io ci sto, sono nelle tue mani come una serva, la Tua Parola è sempre la mia vita come lo è stata per il mondo che hai creato, per i profeti che ci hanno preceduto, come lo sarà per Colui che vorrai far nascere da me.”

E Maria iniziava quel giorno a sognare il Figlio Gesù: ne vedeva già “in filigrana” il volto martoriato, si preparava a condividere l’avventura del Dio che non abbandona mai l’uomo.

E noi ci avviciniamo sempre più al giorno di Natale e lo vorremmo vivere come sempre sommersi di luci e di regali: quest’anno siamo chiamati a viverlo nella sua essenzialità che forse abbiamo pure dimenticato.

Facciamoci tutti un pezzo di presepio, un “metroquadro” di casa, in cui inginocchiarci, anche solo davanti a un disegno con Gesù, Maria e Giuseppe.

Siamo disposti, noi … a fare l’asino e il bue?        

20 Dicembre 2012
+Domenico
 

Non si è mai troppo vecchi per sperare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,5-7) dal Vangelo del giorno ( Lc 1, 5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.

Audio della riflessione

Il nostro mondo è sempre tentato di cedere al cosiddetto “destino”, cioè a una visione del vivere che ritiene essere la fatalità che decide il corso della storia.

Il caso poi è legato all’impossibilità di vedere qualche bella novità che cambia il corso degli eventi: abbiamo una visione “piccola” della storia e in questa si insinua sempre un abbassamento dell’orizzonte alle nostre “piccole” vedute, segnati dalle esperienze negative, impossibilitati a colpi d’ala che pure abbiamo talvolta sognato e che alla fine sono diventati un miraggio.

Era una vita così quella di Zaccaria, quel vecchio prete del tempio, ormai carico di anni, che faceva dell’abitudine quotidiana del servizio del tempio l’unico suo orizzonte, l’unica sua sicurezza: “almeno questa settimana andrò a Gerusalemme e lì farò quel che la mia vita mi ha sempre permesso di fare. Darò lode all’Altissimo, gli brucerò l’incenso delle mie preghiere e quelle del mio popolo, ma sono stanco di aspettare, non c’è niente di nuovo né per me, né per il mio popolo. Non mi aspetto ormai che la morte su questa mia famiglia rimasta senza futuro, senza vita, senza il dono di un figlio.”

Ma proprio in questo estremo sconforto Dio interviene e squarcia l’orizzonte: “Zaccaria non solo avrai un figlio, nella tua vecchiaia, non solo la tua vita avrà un futuro, ma questo figlio sarà l’inizio di un futuro nuovo per tutto il popolo, per tutta l’umanità. Smettila di lamentarti, buttati nella grandezza del tuo Dio, non credere di essere abbandonato perché Dio è proprio da te che comincia a ridare speranza a tutti.”

Ma Zaccaria non è allenato alla speranza, è allenato al lamento, si tiene in piedi per il ruolo e non riesce a trapassare il presente, a togliere il velo dell’abitudine, e si attarda a tentare di capacitarsi di quel che gli sta avvenendo: discute, tergiversa, gli viene un sorriso amaro sulla bocca … “ma che pensieri stanno abitando la mia vecchiaia? Sono degne del Santo dei Santi queste fantasie? Mia moglie, che mi è sempre stata accanto, con cui tante volte abbiamo sospirato e che poi alla fine  si è data pace, è ormai vecchia e rinsecchita come me, può offrirsi a Dio per questa nuova storia?”

Non può che restare muto, gli viene meno la parola, alla gente che lo aspetta fuori comunica a gesti, perché non ha saputo ascoltare e accettare l’unica Parola che salva, che ci dà la certezza che Dio non ci abbandona proprio mai.

19 Dicembre 2020
+Domenico

Giuseppe, l’uomo dei sogni

Una riflessione dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 18-24)


Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Audio della riflessione

C’è un misterioso mondo nella vita dell’uomo che è quello dei sogni: spesso sono strampalati, strani, senza filo logico; ti lasciano sorpreso per le realtà differenti che vi si condensano, ti rievocano fatti impossibili … altre volte invece diventano “segnali per la vita”, previsioni sconcertanti di episodi, simboli, avvertimenti, rievocazione di persone care… è un mondo misterioso di libertà, senza spazio, senza tempo, senza responsabilità.

Sono sogni anche quelli che facciamo ad occhi aperti: la visione di un mondo più bello, più giusto, il desiderio di una vita più felice, di un futuro difficile, ma possibile, senza Covid-19.

Nella Bibbia si narra che spesso Dio parla all’uomo nel sogno: usa questa esperienza per collocare il dialogo profondo con Dio. Forse Dio parla all’uomo nel sogno proprio perché lo trova nel massimo della disponibilità, dove è tutto ascolto e tutta creta nelle sue mani.

Sogna Abramo, sogna Giacobbe, sognano i grandi, sogna Giuseppe, l’ultimo figlio di Giacobbe, tanto che i suoi fratelli lo tirano in giro, sogna Giuseppe lo sposo di Maria: E’ turbato, gli stanno crollando tutti i suoi progetti a lungo meditati e preparati, ha immaginato il suo futuro con Maria, vuole costruirsi una famiglia, una casa, vuole affrontare la vita nella dolce compagnia di una donna, nella dimensione d’amore che lo porta a scrivere l’amore di Dio nei suoi gesti quotidiani, nei suoi sentimenti, nelle sue aspirazioni. Ha capito che la sua vita può essere felice solo se la fa diventare un dono senza condizioni a Maria.

Ma non sa che Maria è sempre stata pensata da Dio, come Madre del Salvatore, che è l’Immacolata, che in lei è scritto un disegno grandioso, unico. Non sa ancora che il Signore onnipotente ha chiesto anche a lei, sconvolgendole i piani, un dono assoluto; non sa che Maria proprio a lui, a Giuseppe, alle loro promesse vicendevoli, pensava quando l’angelo le annunciò il grande dono di diventare la madre di Gesù.

Lei aveva detto il suo sì.

Giuseppe è destabilizzato nelle sue sicurezze, ma si fida ciecamente di Maria e si ritrae, si affida alle mani di Dio, sa che Dio è l’amore stesso che gli canta nel cuore e che la sua grandezza abita nelle impossibilità dell’uomo … e a Dio si affida, accoglie Maria e il Figlio Gesù, ne sarà ogni giorno il custode, il padre, la sicurezza, la forza per crescerlo in età, sapienza e grazia.

Giuseppe sa che Dio non abbandona mai nessuno, e noi con lui chiediamo a Dio di poter sperimentare la sua grande bontà dentro questa pandemia che ci tormenta e ci obbliga a vivere un Natale essenziale, più vero forse, anche se non possiamo esprimerlo assieme caricandolo delle nostre manifestazioni di affetto con tutti.

18 Dicembre 2020
+Domenico
+Domenico

Bella la genealogia di Gesù!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,16-17) dal angelo del giorno (Mt 1, 1-17)

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Audio della riflessione

Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità: sappiamo tutti che con le impronte digitali riescono a distinguere qualsiasi persona da un’altra.

I genitori vedono crescersi i figli e sono sorpresi dei loro comportamenti originali: all’inizio stanno a vedere a chi assomiglia, rintracciano in loro i tratti dei parenti, dei nonni, degli zii, poi si devono adattare a vedere e giustamente che non sono la somma di nessuno, ma una “originalità assoluta”, un nuovo carattere, una nuova sensibilità, un nuovo modo di pensare e di reagire, di trovare ragioni di vita e di organizzare l’esistenza.

Ciascuno però è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro…

E’ stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo, si è messo in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto, ed è interessantissimo che il Vangelo di Matteo, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici; ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre.

Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto e che lo seguirà: ci stiamo tutti noi, Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato! La sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi anche falliti di umanità di chi lo ha preceduto e di chi lo seguirà.

Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dentro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre.

Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati: è una umanità di fratelli e sorelle, una fratellanza che permette ai diversi di essere uguali e agli uguali di mantenersi diversi; è una umanità che si trova a vivere le stesse battaglie, a combattere oggi assieme gli per gli altri una pandemia che non fa differenze con nessuno.

In questa fila c’è un salto di qualità, si inscrive Maria, l’immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei  in cui  si realizzano le promesse della nostra salvezza: in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità e prende carne Gesù, il nostro Salvatore, che supplichiamo di risparmiarci da questa pandemia con la tenerezza di tua mamma Maria.

17 Dicembre 2020
+Domenico