Gesù Cristo si presenta e si fa pane della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 22-29)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Audio della riflessione

C’è un fatto fondamentale, un argomento, un mistero diciamo noi, della vita cristiana che fa da catalizzatore di tutta l’esperienza credente su cui occorre per forza sostare che è   l’Eucarestia. Se siamo attenti partecipanti all’eucaristia quotidiana o lettori del vangelo che ogni giornata di questa settimana la liturgia ci propone, il capitolo sesto del vangelo di Giovanni, eccetto solo la festa di domani che celebra gli apostoli Filippo e Giacomo, ne è una proposta articolata e avvincente. In pochi altri testi come in questo risulta con tanta chiarezza liberatoria, la diversità tra il miracolo e il segno. Precede questo brano la moltiplicazione dei pani operata da Gesù che è stata insieme un miracolo e un segno.

Il suo scopo era stato di saziare una folla affamata e la sproporzione tra il mezzo, i cinque pani, e l’effetto, sfamare 5000 uomini, è un grande miracolo. E siccome il suo scopo era di significare un altro cibo, la vita eterna e quindi un’altra fame, era un importante segno. Per essere entusiasti del miracolo era bastata e basta la grande fame di tutta la folla che viene saziata, ma per accogliere il segno la carne non basta e occorre la fede. I destinatari del miracolo possono entusiasmarsi all’idea di avere a disposizione permanente colui che ha compiuto il miracolo ed è quello che molti hanno pensato, come fa notare bene Gesù e magari in questa maniera inserire Dio fra gli strumenti dei desideri delle persone. Dio come qualcuno che appaga, che riempie qualche buco materiale della vita.

 In questo caso il miracolo non opera nessuna salvezza; come del resto era capitato agli ebrei nel deserto che saziati dalla manna, morirono, non ebbero salvezza. Al contrario la fede non si interessa al miracolo per il fatto che è una deroga alle leggi della natura, ma perchè è una manifestazione del disegno di Dio sulla persona umana, sulle sue esigenze più profonde, che soltanto perché vengono a contatto con il disegno di Dio si fanno chiare a se stesse. Nell’uomo c’è una fame radicale che è fame di vita piena, eterna. Questa fame non si sazia per la semplice moltiplicazione di prodigi che fanno restare con la bocca aperta, ma solo se gli affamati credono in colui che Dio ha mandato e che ha detto: io sono il pane della vita .

Per credere all’inviato del Padre, il miracolo non basta, occorre elevarsi allo stesso livello del segno. Questo passaggio non è automatico o opera dell’uomo, ma è una attrazione di Dio, che agisce solo se gli uomini si lasciano ammaestrare da Dio, attraverso colui che ha mandato, il suo Figlio Gesù Cristo. La fede appartiene a un ordine diverso. Così come il pane di vita non è quel nutrimento cui ci spinge l’istinto del corpo o la nostra umanità frustrata in cerca di compensazioni.

Questa fame e questo pane sono l’una per l’altro, ma il loro incontro è così superiore alle nostre forze che soltanto l’attrazione di Dio lo realizza: il Dio che invia colui che  è il pane di vita è colui che suscita la fame capace di desiderarlo e di accoglierlo. Allora ascoltare Gesù è mangiare un pane venuto dall’alto e saziare con esso la fame che sale dal profondo di noi stessi.

Non meravigliamoci troppo dei mormorii dei farisei, perché ne saremmo invasi anche noi se Dio non ce ne concedesse la grazia di superarli.

2 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Prendiamo anche oggi il largo con Pietro, con papa Francesco

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-19)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Audio della riflessione

La piccola comunità … degli apostoli ha ripreso la sua vita, ma si porta dentro una verità che prima o poi dovrà esplodere: la gente li ritiene i poveri illusi che hanno avuto un po’ di notorietà al tempo di quel Gesù che è “finito male”… loro dicono per consolarsi che è risorto, ma sono tutte illusioni.

Intanto sono saggi: se si sono lasciati montare la testa ieri, oggi almeno sono tornati a pescare e hanno la concretezza di non vivere di miracoli … “in quella notte non presero nulla”: sono tornati alla durezza della vita.

Ma la compagnia è di gente con dentro una certezza: Lui è risorto. Se lo dice Pietro, se lo dice Tommaso che è con Lui. Ha tergiversato, si è ostinato ma non ha potuto non credere. Quel “mio Signore e mio Dio” gli ha riempito la vita.

C’è Natanaele un giovane schietto: ha sempre detto pane al pane, vino al vino. Si è innamorato di Gesù. C’è Giovanni il giovane entusiasta intuitivo, con l’occhio limpido e il cuore sgombro. E’ lui che riconosce laggiù sulla riva Gesù. “E’ il Signore” dice a tutti. Avere questa capacità di vedere nella vita il Signore è compito di ogni cristiano, riuscire ad andare oltre i fatti, oltre le nebbie del nostro egoismo, essere capaci di andare al cuore della vita per incontrarne il Signore è frutto di pazienti avvistamenti fatti di ascolto della Sua Parola, di preghiera soprattutto di amore. Giovanni era giovane e innamorato. L’amore ti pulisce la vista. Giovanni lo vede e Pietro si butta a nuoto per andargli incontro. Stavolta è Pietro che precede Giovanni non è come il mattino di Pasqua che Giovanni l’aveva battuto nella corsa al sepolcro. Stavolta è Pietro che raggiunge Gesù. Il suo nuotare nel mare è simbolo del nostro andare verso Gesù. E’ una concentrazione di energia, di sguardo verso la meta, di coordinamento dei movimenti, di sforzo costante, di desiderio di arrivare. Gesù lo si raggiunge così, non a caso. E’ lui che si offre, ma sei tu che lo devi desiderare.

E sulla riva Pietro dopo che ha mangiato si sente lanciato su altri lidi più grandi. E’ finita questa quieta vita del lago, devi prendere il largo. C’è un mondo che aspetta che tu racconti la tua fede. Ti avevo detto che saresti diventato pescatore di uomini. E’ ora di prendere il largo. E da allora Pietro è partito è andato a Roma ed è ancora lì a confermare la fede, oggi attraverso papa Francesco che ogni giorno, con tenacia sotto la paura della pandemia o i rombi di guerre assurde come quella della Russia contro l’Ucraina, ma anche tutte le altre che a macchia di leopardo insanguinano il mondo, ci collega a Gesù risorto, ci garantisce la forza della fede, ci sta davanti per indicarci la strada, dietro per non perder nessuno in mezzo per farci compagnia come Gesù ha sempre fatto con i dodici. 0ggi la custodia di san Giuseppe, festa del lavoro e di ogni lavoratore del mondo, ci aiuti ad assumerci le nostre responsabilità in Italia soprattutto dove non siamo ancora capaci di proteggere la vita di ciascun lavoratore.

1 Maggio 2022
+Domenico

Non siamo noi gli artefici della nostra vita, ma Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 16-21) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 16-21)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Audio della riflessione

La nostra vita è proprio una barca che solca mari, fiumi, torrenti, oceani a seconda della capacità di libertà che ci creiamo, a seconda della vocazione che ciascuno vive o delle situazioni che la vita ci costringe spesso ad affrontare. Qualche volta sembra tutto tranquillo, altre volte ci si sente buttati in problemi più grandi di noi, spesso ci si sente alla deriva, senza mete e certezze. La nostra vita, la nostra barchetta deve destreggiarsi in mezzo a tante situazioni difficili. La meta è il porto della felicità, ma la barca non scivola da sola verso la felicità, va orientata, occorre tenere il timone nella direzione giusta. E spesso il timone si rompe o scende la nebbia a occultare la meta e rischiamo di perderci. Spesso siamo senza bussola, nessuno ci può indicare la strada.

Gli apostoli un giorno partono da soli e prendono il largo, non c’è Gesù. Infuria una bufera che mette a repentaglio la loro vita. Continuano a fare miglia e miglia senza toccare riva, senza arrivare al porto, girano su se stessi. Scorgono Gesù da lontano che li incoraggia, lo prendono con sé e rapidamente la barca toccò la riva. Contro la loro fatica inutile, con Gesù riescono con rapidità a giungere alla meta.

E’ troppo evidente il significato. Con Gesù nella barca della nostra vita non dobbiamo temere niente, non giriamo a vuoto, non torniamo disperati sui nostri passi, come quando si perde la strada; non lavoriamo per niente,  non ci perdiamo d’animo, né  ci possiamo scoraggiare. Lui è il Signore della vita, Lui ci ha creati e ci ama ad uno ad uno, Lui ci può salvare.

Il nostro unico impegno è di fidarci di Lui, di affidarci alla sua potenza e alla sua bontà. Sembrerebbe facile, ma occorre una grande fede, una profonda fiducia, un taglio alla radice delle nostre false sicurezze, cui ci abbarbichiamo, che difendiamo pur sapendo che non portano a niente. Crediamo di essere noi gli artefici della nostra vita, invece è Lui.

Avere fiducia in Dio non significa abbandonare la lotta o consolarsi della debolezza, ma avere la certezza che il cielo non è vuoto e che le nostre strade sono illuminate dalla sua presenza infallibile. Questo ci dà forza e decisione, ci fa affrontare i pericoli che rimangono sempre da superare, ma senza paura perché c’è Lui. Si presenta anche come il pane della vita, quel corpo donato e fatto diventare nostro cibo, nostro nutrimento indispensabile, necessario, centro e forza di ogni esistenza.

30 Aprile 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Dobbiamo guardare in su, vedere oltre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 31) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 31-36)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.

Audio della riflessione

Occorre spesso un colpo d’ali per alzarsi in volo sulla nostra vita e coglierne le dimensioni infinite che si porta dentro. Siamo troppo appiattiti sulla terra, troppo ingolfati nella materia. Con la scusa che dobbiamo risolvere i nostri problemi, che tutto quello che diciamo deve avere un riscontro concreto ci siamo abituati a calcolare tutto secondo un interesse materiale: quanto costa? a che cosa serve? Che cosa mi viene in tasca? Alla fine che cosa mi porto a casa? Sono le domande più normali con cui affrontiamo la vita. Poi, grazie a Dio ci accorgiamo che ci sono realtà importanti che non stanno in questi angusti schemi: il gioco, la musica, la bellezza, l’amore, lo spirito. La religione deve essere di questo tipo, deve aiutarci a librarci nel cielo della gratuità di Dio.

Chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra, dice il vangelo; invece noi sappiamo che veniamo dal cielo, che il nostro futuro, il nostro passato, la nostra prospettiva è più grande. Si usano termini come terra e cielo non per disprezzare il creato in cui viviamo e nemmeno per illudere di un posto diverso, astratto in cui dobbiamo vivere, ma per dare alla nostra vita una dimensione più completa, più vera. Se c’è un difetto nel nostro tempo è proprio quello di aver appiattito tutto sulla percezione dei nostri sensi; quello che non vediamo e non tocchiamo non fa più parte del nostro orizzonte. Invece Gesù è venuto a presentarci un mondo altro, una vita futura, un Padre nostro che sta nei cieli. Curiamo il corpo, ma sappiamo bene che è la faccia di un’anima che non muore mai, che non si può costringere sulla nostra terra.               Tanta nostra infelicità è dovuta all’appiattimento, alla prigione che ci siamo costruiti. Ci siamo collocati in un bicchiere d’acqua e continuiamo a sbattere contro le pareti, mentre il nostro vero habitat è il vasto mare della vita che viene dall’alto, dal misterioso mondo di Dio. C’è un vento dello Spirito che soffia su di noi e dà vita vera. La creazione lo ha atteso, Gesù lo ha inviato. Abbiamo bisogno di un’anima per tutte le cose. Quest’anima viene dall’alto. La risurrezione ha aperto i nostri confini, ha offerto gli orizzonti infiniti di quel Dio che anche in questo non ci abbandona mai.

In questo tempo pasquale possiamo addentrarci anche noi in un dialogo serio con il Signore come ha fatto Nicodemo con Gesù; anche noi abbiamo bisogno di rigenerare la nostra fede. Il nostro è un tempo che ci chiede di uscire allo scoperto, di prendere decisioni, di stare della parte della verità, di contemplare il Signore, ascoltare la sua parola

Ci possiamo domandare: come mai ci sono stati anni in cui la nostra vita cristiana è implosa, anziché esplodere? Forse perché non abbiamo contemplato, ma solo organizzato o custodito, abbiamo dato alla preghiera il significato solo di un dovere, di un compito da fare

Non vogliamo più nasconderci nessuna delle domande profonde di umanità, dobbiamo percepire la sete dell’uomo di oggi, constatare il fascino di un mondo male orientato; oggi c’è una pervasività  del male e delle tenebre come dice il vangelo di Gv  che esige lo sbilanciamento dalla parte della luce. Il primo nostro scopo è di contemplare

La contemplazione è luogo di ricerca, spazio in cui ci si fanno domande, non si dà niente per scontato, dove c’è posto per il dubbio, la dialettica, il lavoro della ragione e dei sentimenti, delle emozioni e dei comportamenti. Vogliamo scavare in profondità, a far emergere tutte le riserve umane che nascono nei confronti della fede, del mondo religioso, della propria appartenenza alla chiesa. 

Questi giorni pasquali sono un tempo in cui è possibile l’ascolto, il confronto, lo studio, l’incontro con Gesù, nel silenzio del raccoglimento o nella ricerca comune, nella preghiera o nel dialogo.

Ogni tanto è utile una visita al cimitero, dove sono sepolti i nostri avi, quelli che ci  hanno passato il testimone della fede, che nei secoli hanno tenuta viva la luce della fede e ce l’hanno tramandata, hanno creato esperienze di vita cristiana, hanno affrontato la vita con la speranza del Signore risorto.

Vogliamo guadagnarci una nuova adesione, anche sofferta, ma decisa e felice alla vita di fede. Vogliamo confessare che Gesù è il Figlio di Dio. Dobbiamo tornare da Gesù a dire quel “Mio Signore e mio Dio”, dell’affidamento, della preghiera, della celebrazione, della vita sacramentale, dell’accostamento ai tesori della Chiesa.

Allora la Chiesa prenderà nuovo slancio, la nostra comunità diventerà casa abitabile da tutti, soprattutto dai giovani, che sono sempre il nostro futuro.

28 Aprile 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

A cose grandi e definitive ci chiama Gesù

Uma riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-21)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Audio della riflessione

La nostra ricerca della verità della vita è sicuramente un far lavorare l’intelligenza nel chiedere alla saggezza umana tutto quanto può saziare la nostra sete di verità. Era la passione di Nicodemo nei suoi dialoghi notturni con Gesù; questa ricerca però non ci impedisce di fare un salto con la nostra intelligenza in qualcosa di veramente nuovo. E’ la risposta di Gesù a Nicodemo, che ne rimane sconvolto. A un rabbino Gesù non poteva non tirare in ballo un esempio dell’AT, quando Mosè innalzò un serpente di bronzo nel deserto, perché chi lo guardasse fosse guarito dal veleno del morso dei serpenti. Gesù dice quel serpente di bronzo sono io, io sarò innalzato da terra su una croce  e porterò su di me tutto il male dell’uomo per amore. Sarò colui che dona e perdona, che ama con lo stesso amore del Padre, sarò colui che vi farà capire che Dio vi ama infinitamente, fino a dare la vita per voi. Qui Gesù ci fa capire la nostra identità, siamo realmente figli di Dio. Essere figli non è qualcosa da rubare, è un dono che ci mette in comunione diretta con chi perdona, con Dio.

L’errore fondamentale che noi facciamo è sempre stato quello di pensare a un Dio giudice a un Dio cattivo. Può darsi che abbiamo alle spalle una esperienza negativa dei nostri genitori. Tutto il nostro conflitto è con la sorgente della vita, a partire da Dio. Se non accetto il Padre non  mi accetto come figlio. Il serpente era il simbolo del male, del veleno. Ne nasce una vita di menzogna, una vita avvelenata. Che cosa farà invece Gesù, il Figlio dell’uomo. Lui guarisce chi guarda, non verrà a punire i malfattori, ma sarà lui come il serpente di bronzo a portare su di sé sulla croce tutto il male che facciamo. La croce è tutta la maledizione dell’umanità. Gesù è il maledetto, si è fatto peccato e maledizione. E’ vedendo lui che ci ama fino al punto di identificarsi con il nostro male, senza giudicarci, senza condannarci, lasciandosi piuttosto uccidere che condannarci, che comprendiamo finalmente chi è Dio. Bisogna capire questo mistero. Attraverso la croce rivela la sua essenza, lì, quel Dio che mai nessuno ha visto, si rivela. Lì appare fino in fondo l’amore di Dio per noi. Qui rinasco veramente dall’alto.

Quando c’è un cuore che ti accoglie, che ti lascia vivere come sei, allora esisti e nasci per la prima volta, quando realmente ti senti amato. Che cosa doveva fare il Signore per dirci che ci vuole bene? Questa è la generazione dall’Alto: l’essere generati dalla ferita del cuore di chi ti ama. Ed è il guardare questo amore che ti fa vivere, ti fa respirare liberamente. Allora so chi sono. Il famoso Sacro Cuore squarciato non è una devozione sadica, ma il sentirsi amati da Dio al massimo.

27 Aprile 2022
+Domenico

La risurrezione è una nuova effusione dello Spirito nelle sacre scritture

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 7-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Audio della riflessione

Ci capitano alcune volte delle esperienze di vita in cui diciamo “mi sembra di rinascere”, “mi sento rinato a una vita diversa”: può essere l’aver trovato un lavoro, l’essere uscito dall’incubo di una malattia di cui non si vedeva la fine, l’esperienza gratificante dell’aver incontrato la persona a cui dedicare l’amore della nostra vita, una forte esperienza spirituale …. ecco, nel discorso notturno tra Gesù e Nicodemo si parla proprio di questo vento misterioso dello Spirito che entra nella vita di una persona inaspettatamente e la cambia: nNicodemo era andato da Lui di notte, lui era un rabbino, ma forse incapace di aprirsi alla nuova effusione di Spirito che Gesù annuncia e che dichiara di sperimentare …  forse la sua “posizione di prestigio” nel Sinedrio non gli permetteva di avere contatti ufficiali, o forse voleva tenere per sé e non sbandierare a tutti i tentativi di ricerca della verità per trovare quella felicità cui tutti siamo chiamati; sicuramente Gesù lo aveva incantato e in Lui era sicuro di trovare risposta a tutti i suoi perché. 

La risposta non si fa attendere: occorre rinascere!

La vita va riportata a un nuovo inizio: non si può vivere di restauri, di pezze, di “aggiustamenti” … occorre affrontarla ex novo, da un altro punto di vista!

Capita spesso così anche a noi, quando vediamo che non ce la facciamo a cambiare, a dare una svolta positiva al nostro continuo tornare nel peccato, nel vizio, sulle strade dello spacciatore o del venditore di illusioni, del gioco o dell’alcool: occorre rinascere, affidarsi allo Spirito!

Gesù si propone a Nicodemo – e anche a noi – come chi fa esperienza dello Spirito, e lo Spirito apre alla risurrezione, che ancora sta al centro della riflessione e della esperienza pasquale che stiamo vivendo: è questa novità che dobbiamo abituarci a fare nostra!

Non siamo destinati, ma chiamati!
Non siamo abbandonati, ma ricuperati!
Non siamo condannati, ma salvati!

La tentazione di vivere come se non fossimo destinati alla risurrezione è grande: la nostra scarsa fantasia prevede sempre che tutto sia come prima, che si tratti di piccole correzioni di rotta, di qualche sentimento un po’ più buono che dopo Pasqua possiamo nutrire … invece è una vita nuova che deve risorgere! E’ una vera conversione! Questa forse è la parola che più permette di capire che cosa Dio sta scrivendo nelle nostre vite: un cambiamento, una nuova meta, una vita del tutto diversa, un insieme di desideri e di ideali alti cui sempre occorre rispondere.

E’ lo Spirito che soffia dentro le nostre vite e le lancia su nuovi orizzonti, gli orizzonti di quel Dio che non ci abbandona mai.

26 Aprile 2022
+Domenico

A Tommaso, la verità gli scoppia dentro

Una riflessione sul Vangelo della Domenica in Albis (secondo Giovanni : Gv 20,19-31)

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Audio della riflessione

“Non è ancora conclusa la giornata più confusa per quel manipolo di sprovveduti e impauriti che sono gli apostoli dopo che gli è stato ammazzato il capo”: così potrebbe scrivere un cronista impietoso e distaccato del lunedì, il giorno dopo il sabato, ancora per non molto, per i giudei.

E’ una giornata “strana”: si rincorrono le voci, chi dice di aver visto la tomba vuota, chi racconta di averlo incontrato di persona di avergli parlato … sono quasi tutti a raccontarsi una speranza difficile a crescere; è troppo lo sforzo del cuore per passare da quella tremenda visione del Calvario, da quel grido finale, da quella invocazione, per molti più disperata che fiduciosa, che avevano udito anche da lontano dove si erano nascosti: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”

Alla nuova notizia di averlo visto vivo, che si fa sempre più sentita, ripetuta, “scandagliata”, all’entusiasmo di Pietro e Giovanni, alla concitazione di Maria di Magdala che dicono, che squarciano il dubbio e aprono a una nuova certezza, ma stavolta piena, definitiva, perché nel cuore lentamente affiorano le parole di Lui, che parlavano di risurrezione e che per troppo tempo erano rimaste incomprensibili.

Era molto difficile far crescere questa speranza … a sera sono lì a farsi crescere l’un l’altro la speranza e arriva Lui: “Pace a voi!”.

Non è una rimpatriata dopo qualche grave incidente, ma è un inizio di vita nuova; non è assolutamente nemmeno una resa dei conti: ogni resa dei conti era lontanissima, anzi inesistente nel modo di pensare e sentire di Gesù, che invece rilancia di nuovo: “Adesso tocca a voi essere quel che io sono stato e sono per voi! Vi do’ il mio Spirito, che vi cambia dentro radicalmente! Vi do’ il mio cuore, vi trasmetto il mio miracolo di perdono. D’ora in poi sarete voi ad avere le chiavi del cuore, potrete distruggere il peccato, cosa che soltanto Dio può fare …

Ma non c’è Tommaso: è fuori ancora disperato, ancora chiuso nella sua desolazione. Entra, li vede tutti esaltati, gli si fanno attorno, non smettono di riferirgli con gli occhi, con il cuore, con il sorriso l’esperienza profonda del Risorto, che hanno fatto domenica scorsa (noi lo possiamo già dire, perché verrà chiamata  così sempre in futuro il primo giorno dopo il sabato) … e Lui: “a quel che dite, neanche se mi ammazzate ci credo. Siete tutti esaltati!” E’ una euforia collettiva che vi siete dati per sopravvivere, per eccesso di disperazione.

Qualche tempo dopo in piazza avrebbero detto di questo entusiasmo degli apostoli che erano già ubriachi di buon mattino … ma otto giorni dopo Lui, Gesù, il Cristo ritorna e guarda subito a Tommaso: volevi mettermi il dito nel posto dei chiodi? Volevi puntarmi la mano nello squarcio della lancia? Eccomi!

Da una parte Gesù che ama, capisce, si offre, dall’altra noi con la nostra dialettica, i nostri dubbi, i nostri continui ripensamenti, le emozioni contrastanti che oggi ci portano a credere e domani a rifiutare, con il velo pesante dei nostri comportamenti errati che ci tolgono la visione della verità, con le nostre fughe per non pensare, con le nostre fasciature fatte di ricchezze e egoismi, con le nostre intelligenze sviate …

E’ un attimo intenso quello di Tommaso: la verità gli scoppia dentro e si fa atto di purissima fede: “mio Signore e mio Dio!”. E’ fede pura, non è soprattutto e solo constatazione. Constatava davanti ancora un corpo con i segni della passione; Gesù risorto gli si dava a vedere e per Gesù era importantissimo che lo vedesse come il Crocifisso risorto. La fede nella risurrezione comincia proprio da qui. Tommaso dovrà fare ancora tanta strada come del resto tutti gli apostoli, per riorientare la propria vita alla fede nella Risurrezione. Colui che vede non è Gesù come prima anche se è il Gesù di prima. San Giovanni paolo II  alla GMG del 2000 ha chiamato questo incontro: laboratorio della fede, un laboratorio che è partito da una esperienza di impatto crudele con il Crocifisso a una apertura unica, nuova, definitiva del Risorto. San Tomaso, trascina anche noi con te e aiutaci a fare il salto dal Crocifisso al Risorto a vita definitiva nel Padre.

23 Aprile 2022 – Domenica in Albis
+Domenico

Il linguaggio della Risurrezione 4: Tornare a vivere, ma più come prima

Una riflessione sul Vangelo del Venerdì dell’Ottava di Pasqua (Secondo Giovanni: Gv 21, 1-14)

Audio della riflessione

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Audio della Riflessione

Erano tornati a pescare …. è finito il tempo della avventura con Gesù: storditi dalla morte e dal dileggio dei benpensanti che vedevano negli apostoli dei poveri illusi avevano ripreso la vecchia amicizia e il vecchio sodalizio del lavoro … occorreva tornare a vivere! Avevano dentro la certezza della risurrezione, ma ancora non riuscivano a capire che toccava a loro fare quel che aveva fatto il maestro, che non potevano starsene più a casa loro a ridirsi “che bella esperienza che abbiamo fatto” e a sentirsi gratificati di una bella avventura che avevano vissuto … erano certo contenti di aver superato le umiliazioni e le frustrazioni interiori della Passione e morte di Gesù, il disprezzo e il senso di fallimento di quei tristissimi giorni, ma non era ancora nato in loro il futuro.

Cominciavano forse troppo presto ad aspettare il suo ritorno, come aveva sempre promesso e se lo immaginavano imminente, quasi a riempire il loro futuro … ma Gesù non li lascia soli, ritorna a definire mete grandi e a condurre la loro vita al largo: Gettate le reti dall’altra parte!

“Come? abbiamo lavorato tutta notte da professionisti, abbiamo raschiato inutilmente il fondo di questo lago e non abbiamo ricavato niente … adesso viene lui, questo turista sconosciuto, a darci consigli.”

La forza del comando di quell’uomo però li ha stregati … della serie “le abbiamo tentate tutte possiamo tentare anche questa” … non si erano accorti che era Gesù! Il primo ad accorgersene è Giovanni il più giovane, quello che ne era innamorato perso: l’amore pulisce la vista sempre, ti fa guardare col cuore, trapassa tutte le nebbie e le oscurità … quel che occhio non vede, cuore sente!

E Sono ancora loro due alla ricerca del risorto, sono ancora il vecchio e il giovane a ripetere la gioia di Pasqua, ma ora a definire le mete future: stavolta Giovanni intuisce e vede, e Pietro si tuffa nel mare e a nuoto arriva a Gesù: chi nuota concentra tutte le sue energie verso la meta, i suoi muscoli, la sua intelligenza … la sua forza, il suo sguardo, tutto il suo copro sono tesi verso il punto di arrivo: è una immagine della nostra vita che tende a Gesù … forse però noi impegniamo tutte le energie per fuggirne, per altre cose che crediamo felicità invece sono inganni.

A Pietro non sembrava vero di poterlo rivedere: era ormai lontano il tempo del tradimento; la fiducia che Gesù gli aveva dimostrato aveva già invaso la sua vita e … segnato il suo futuro; la speranza era diventata realtà e si cambiava in nuova speranza ogni giorno.

Mi permetto di dire – alla mia maniera: la presenza di Gesù era “in prestito”, perché la sua missione era finita con la Pasqua … per gli apostoli era quasi una preparazione agli “esami di riparazione”: uno scavare nel profondo per far posto alla irruzione dello Spirito o un allenamento ad udirne  la sua ispirazione che già lavorava nelle loro vite, nelle loro predicazioni e testimonianze, e aspettavano la partenza.

22 Aprile 2022 – Venerdì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Il linguaggio della Risurrezione – 1

Una riflessione sul Vangelo del Martedì dell’Ottava di Pasqua (secondo Giovanni: Gv 20,11-18)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Il giorno ufficiale della nuova Pasqua caratterizzato dalla apparizione di Gesù sia agli apostoli e ancor prima alle guardie, dà inizio alla “fatica”, o meglio “pazienza” e gioia di Gesù, di far capire il nuovo linguaggio della Risurrezione, e noi lo realizzeremo in queste giornate.

E’ Maria di Magdala la prima grande allieva: se vuoi credere e convincerti della Risurrezione, smettila di cercare un cadavere, di voler fotografare un “oggetto”, di pensare sempre a Gesù nella vecchia maniera dell’uomo di Nazaret.

Il cadavere di Gesù non c’è mai stato! Finché pensi come la Maddalena, che non c’è perché lo hanno portato via, ti preoccupi solo di cercarlo e trovarlo come prima … finché pensi così non lo troverai mai più, perché fai di Gesù un oggetto e se continui con questa idea e questa ricerca, impazzisci!

La Maddalena riconosce Gesù, quando è Lui che la chiama: non si può vedere il Risorto come un oggetto, perché sfugge ad ogni oggettivazione! Noi facciamo ancora più fatica perché non possiamo fotografarlo, mandarlo in WhatsApp … “Se sei una cosa io ti fotografo” … finché lo cerco come una “cosa”, Lui mi sta davanti e io non lo riconosco!

L’unico modo di incontrare il Risorto è quando Lui prende l’iniziativa e si fa vedere: è un soggetto veramente libero!

Noi siamo oggettivabili, noi pesiamo pure e non possiamo scomparire, ma questo non è l’unico modo di essere un corpo!

Maria Maddalena appena lo riconosce lo abbraccia e Gesù le dice: “non continuare a tenermi, perché non sono ancora salito al Padre” … Gesù non intende significare che questo gesto “sponsale” sia fuori posto, ma che il tempo dell’abbandono amoroso e definitivo è appena cominciato; così è da interpretare anche quel non sono ancora salito al Padre.

Ora Maria Maddalena, ora tu cristiano, devi vivere in pienezza, forza e dedizione il tempo della missione, come ha fatto Maddalena.

L’ascensione al Padre di tutta l’umanità è appena iniziata con la mia Risurrezione e ora tutti i fratelli debbono seguirmi, perché il Padre mio è anche il Padre vostro. A questo abbraccio che segna l’eternità siamo tutti invitati e il tempo pasquale ce lo anticipa.

Qui è impossibile non riandare a quanto si trova descritto nel Cantico dei Cantici … (Ct 3,1-4) …. sentite:

  1. Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
  2. “Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore”. L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
  3. Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l’amato del mio cuore? ”.
  4. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice.

Questa donna diventa l’immagine della Chiesa che lo cerca alla “maniera vecchia” e che viene educata a interpretare bene la partenza del Signore dalla terra per un futuro nuovo modo di essere nell’eternità: è ancora la sposa, e con la Maddalena gli evangelisti hanno fatto di essa la figura della Chiesa come sposa, desiderosa di stare con lo sposo, il ché avverrà definitivamente negli ultimi tempi per ogni persona.

19 Aprile 2022 – Martedì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

La corsa col cuore in gola

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,4-7) dal Vangelo del giorno di Pasqua (Gv 20,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate inaspettate, sorprendenti, magari non attese, ma che ti si “impongono” per i fatti che vivi, che ti vedono protagonista di qualche evento e ti restano sempre nella memoria, perché costituiscono un punto di non ritorno della tua vita: celebrazioni, incontri, “colpi di fulmine”, patti tra amici, vittorie sportive in gare nelle quali avevi messo anima e corpo, fatti dolorosi che ti hanno costretto ad aprire gli occhi …

… ecco, Giovanni e Pietro, i due apostoli che la mattina della Risurrezione corrono all’impazzata dalla Santa Sion ai giardini presso il Calvario, da dove si erano allontanati tre giorni prima con il cuore a pezzi, e dove avevano lasciato Gesù nella tomba, non dimenticheranno mai la scena: la pesante pietra posta come sigillo a una tomba non improvvisata, ma ben preparata per un nobile, ribaltata, cioè non solo scardinata, ma divelta e piombata pesantemente a terra! Che cosa era successo? Chi aveva violata la tomba di Gesù? Chi aveva potuto scardinare la pesante pietra tombale? Dentro il suo corpo non c’è più, c’è solo la sindone e le bende schiacciate su loro stesse, come se dall’interno il corpo martoriato di Gesù si fosse volatilizzato.

Tre verbi segnano un passaggio epocale della storia: “entrarono, “videe “credette“.

In quella tomba ci hanno fatto dei passi incerti, hanno fatto girare gli occhi, hanno palpitato con il loro cuore, hanno provato curiosità … stupore … si sono fatti domande …. quell’antro freddo era diventato ancora più freddo, era tornato ad essere come quei luoghi appena costruiti che odorano di calce, non abitati, anche solo da un corpo freddo nel gelo della morte, ma oggetto di amore e di future cure, come speravano di poter fare le donne.

La vista ha fatto tutti i fotogrammi possibili e li ha stampati nella memoria: più tardi Pietro continuerà a ripetere ai giudei, ai farisei, ai capi del popolo il sepolcro vuoto in quella maniera, che aveva visto in quegli istanti, e l’esperienza sconvolgente di averlo visto risorto la sera di Pasqua con gli altri apostoli.

Giovanni, dopo Pietro, entrò: vide e credette!

Ma la cosa più importante per  Giovanni, e che in seguito farà Pietro,  è di credere: credette, si abbandona in Dio, gli apre il cuore, a Lui che aveva risuscitato Gesù! Si è lasciato avvolgere dalla Sua luce, dalla Sua fedeltà e ne ha provato felicità e ricavato forza inaudita … la forza della futura predicazione e del martirio, della testimonianza fino al sangue: era iniziata una nuova era, l’era dei “risorti“, che noi oggi in tutto il mondo vogliamo rivivere.

17 Aprile 2022 – Pasqua di Resurrezione
+Domenico