Il coraggio mancato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 19,4-7) dalla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo (Secondo Giovanni : Gv 18,1-19,42)

4 Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». 5 Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». 6 Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». 7 Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

Audio della riflessione

Anche i cuori più duri, forse, oggi, alle tre del pomeriggio, possono fermarsi un istante per volgere lo sguardo a un innocente che muore.

La croce è un simbolo che oggi parla, perché guardiamo chi ci è disteso sopra: un uomo nudo, inerme, piagato, torturato senza pietàYoutube continua a proporre le scene strazianti, insopportabili, della flagellazione del film di Mel Gibson; molti pittori si sono cimentati a proporre questo uomo che muore, e noi abbiamo tutti in casa o al collo una croce: ci ha segnato la vita!

Oggi vogliamo guardarla con delicatezza, con affetto, con fede, almeno con rispetto …

C’è una gamma infinita di ruoli e di sentimenti che ci possono accostare a questo “uomo che muore” … il Vangelo ne mette in evidenza uno, quello di Pilato: l’uomo indeciso da cui dipende la vita di Gesù; l’uomo che tenta di dare ascolto a qualche buon sentimento, ma non gli importa niente della vita del Signore.

La nostra vita è fatta di tante belle intuizioni della verità, di nostalgie del bene, di “propositi” di generosità, di bontà, che non arrivano mai a destinazione. Perché siamo fragili, ci mancano idee forti, visioni chiare, consapevolezza di una nostra responsabilità, grinta e decisione.

Per me è innocente, se poi voi volete ucciderlo, fate pure, io non c’entro, me ne lavo le mani!”.

Pilato, tu non ci stai prendendo in giro: tu rappresenti tutti noi! Tu vedi il tuo interesse, vedi la tua coscienza e decidi di startene fuori, di non prenderti responsabilità! Non vuoi darti dolore per gli altri anche se dipendono da te: tu vuoi stare sempre a galla, non ti interessa di un poveraccio che ti ha aperto la mente, ti ha fatto nascere un desiderio di bene dentro, ti ha acceso una piccola speranza! Con questa hai tentato di opporti al male, ma ti sei subito arenato … come ci areniamo tutti noi.

E allora, lavati “ste maledette mani”, fa la commedia di chi crede di non avere responsabilità, ritirati nelle tue sicurezze! Una vita in più o in meno che vuol dire? Ti basta portare fuori la pelle, anche se la coscienza si farà sentire e non potrai avere pace finché non tornerai ad ascoltarla!

Noi che pure, purtroppo, ti abbiamo seguito in questo tradimento di Gesù, ci auguriamo di incrociare sempre quello stesso Gesù prima che sia troppo tardi, e in lui non troveremo nessuna traccia di odio, ma soltanto un amore che ci saprà dare ancora la sua pace.

15 Aprile 2022 – Venerdì Santo
+Domenico

Un grembiule per noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,3-5) dal Vangelo del Giovedì Santo (Gv 13,1-15)

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Audio della riflessione

Ogni nostra giornata qualunque è fatta di gesti semplici, necessari, ripetuti, costanti, delicati … sono il bacio, la carezza, la stretta di mano, preparare la tavola, offrire il pane, una tazza di caffè, salutare, abbracciare, prendere per mano… insomma, la nostra vita è piena di gesti che costruiscono la struttura del nostro esistere.

Anche nell’ultima cena ci sono gesti delicati: i discepoli affittano un locale, preparano la cena, addobbano la sala.

 Gesù ne compie uno piuttosto inconsueto, sorprendente: si cinge i fianchi di un asciugatoio e si mette a lavare i piedi agli apostoli! I commensali sono stupiti, Pietro si ribella, ma poi “accetta” e Gesù prende tra le mani quei piedi che hanno calcato tutte le strade della Palestina e che percorreranno tutto il mondo per annunciare il Vangelo.

Dice la Bibbia “beati i piedi di coloro che annunciano la salvezza… “

Il clima di grande tensione spirituale e affettiva dell’Ultima cena vede Gesù compiere un gesto simbolico che in ogni chiesa, oggi, viene ripetuto con semplicità, dal papa nella basilica di San Giovanni in Laterano, la sua vera cattedrale di vescovo di Roma, al parroco nella chiesa di paglia della savana africana.

Il luogo in cui si compie ha la stessa solennità, la stessa carica di grazia di Dio, lo stesso spessore evangelico: il contesto è il dono d’amore, fino al segno estremo, di Gesù nel pane e nel vino, nel suo corpo e nel suo sangue.

E alla fine l’insegnamento: “come ho fatto io, fate anche voi”.

Il cristiano è uno che lava i piedi agli altri, è un servitore, si mette a disposizione, offre la sua disponibilità per la vita, per la verità, per la salvezza: è una lezione dura, ma essenziale! Se la Chiesa esce da questo binario, non è più la Chiesa del Signore: rischia di diventare potere, di fare solo ritualismi, di spostarsi dalla parte del folklore …

Ogni Eucaristia è spezzare la vita in servizio ai fratelli: noi cristiani celebriamo spesso l’Eucaristia, la gente partecipa più volentieri a una Messa che a una veglia biblica … è forse abitudine, ma è sicuramente andare al cuore della vita cristiana, perché il centro è sempre e solo una vita donata e spezzata per gli altri! Non c’è nessuna messa che non ti tiri dentro questa prospettiva: se non lo fa è solo vecchio culto o rito morto.

Questo vuole dirci Giovanni col gesto del lavare i piedi: la Chiesa è la Chiesa del grembiule e del servizio, altrimenti non è la Chiesa di Gesù.

14 Aprile 2022 – Giovedì Santo
+Domenico

Non è mai troppo tardi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-25) dal Vangelo del Martedì Santo (Gv 13,21.33,36-18)

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».

Audio della riflessione

La Settimana Santa entra nella sua pienezza e si porta dentro i nostri sentimenti: siamo indaffarati per qualche regalo, per qualche preparativo della festa … è il tempo delle grandi pulizie … la luna sta facendosi piena per risplendere al massimo prima della Domenica di Pasqua.

Altri personaggi ci vengono presentati oggi dal Vangelo, sono Pietro e Giuda: due “traditori”, due personaggi che ci rappresentano molto bene! Sono l’immagine della debolezza del nostro amore, dell’incapacità di buttarci con generosità per gli altri o per l’altro; sono il simbolo della fragilità che sperimentiamo ogni giorno, che vogliamo camuffare, magari con maldestra fantasia.

Di fronte a Gesù si svelano le intenzioni del cuore: Pietro, sicuro della sua “incrollabile” fedeltà, fa l’indagine, cerca il traditore al di fuori di sé … “chi è che ha il coraggio di tradirti?” … non pensa a sé, è sicuro delle sue scelte … Gesù è per lui il figlio di Dio, l’aveva detto solennemente quando Gesù aveva fatto la sua inchiesta … bella frase, bel suggerimento dello Spirito, ma la vita ha bisogno di accogliere in profondità e con un tirocinio severo ogni dono di Dio! Lui non pensa affatto che sarà messa a prova la sua fedeltà, il suo entusiasmo, la sua prontezza, la sua decisione, la sua “leadership” … invece farà i conti con l’inganno e la troppa fiducia in se stesso … e il traditore che cerca cova già dentro di lui con i suoi artigli.

L’altro è Giuda: lui ha già nel cuore la decisione presa, ha già costruito a tavolino la trama, si è già preso i soldi … il suo cuore è lancinato: è il cuore di tutti noi quando siamo costretti a fingere … vorremmo che tutto fosse già finito, portiamo un peso insopportabile, ma non siamo capaci di tornare indietro … ci siamo visti fragili, ma non riconosciamo l’errore! Non ne può più ed esce sbattendo la porta: quei soldi, che ieri rimproverava a Maria di aver buttato con quel lussuoso profumo versato sui piedi di Gesù, oggi – neanche in minima parte – li ha in mano lui … ma gli pesano troppo, va a disfarsene, ma è tardi!

Non è invece mai tardi per chiedere perdono, per affidarsi a Dio … io dico sempre … “speriamo che gli sia bastato quell’istante in cui ha fatto il salto nel vuoto dall’albero, appeso a quella corda; speriamo che abbia visto in lontananza l’altro albero, quello della salvezza: la croce”.

12 Aprile 2022 – Martedì Santo
+Domenico

Amore e calcolo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,1-5) dal Vangelo del Lunedì Santo (Gv 12, 1-11)

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». 

Audio della riflessione

Sei giorni prima, proprio come oggi, proprio nell’imminenza degli eventi definitivi che sono tanto attesi, ma che si consumano quasi come un lampo nella velocità e caducità del tempo … sei giorni prima di Pasqua.

Abbiamo vissuto tutti noi certe settimane decisive … oggi è tutto “normale”, tra sette giorni può essere tutto diverso! Così è la nascita di un bambino, così la morte che si porta via tutto e lascia la settimana dopo solo stupore e confusione, così sono le scelte banali, i campionati, la partite … sembra quasi che la tensione vissuta nella preparazione, la stessa importanza del fatto che vivi … non sia affatto “ripagata” dalla brevità e dalla velocità in cui tutto avviene.

Ebbene, sei giorni prima di Pasqua Gesù ritorna in un luogo caldo di amicizia e sentimento: non lo incantano le manifestazioni di successo … Ieri era stato osannato, ma sa bene la fragilità dell’audience, dell’immagine: oggi sei al centro, domani non ti guarda nessuno! O sei qualcuno tu, o sei niente se ti affidi e pensi che sia la notorietà a darti sostanza!

Gesù si affida all’intimità di una famiglia: vuole passare i suoi ultimi giorni nell’amicizia e nel tepore di una accoglienza … ma anche questa non è nessuna isola: scoppia il grande amore di Maria, la sorella di Lazzaro, che stavolta serve a tavola … non sta allampanata a guardare e a contemplare, e decide un gesto di amore estremo, delicatissimo, foriero di presagi che non si possono dire a parole: unge di profumo i piedi di Gesù.

Il timore che a Gesù sarebbe capitato qualcosa di grave è nell’aria: nessuno lo dice per delicatezza, per amore, per “godere” pur in un’incoscienza voluta quei momenti intensi. È Gesù stesso che li esprime: “Mi hai anticipato con il tuo gesto di amore la sepoltura”.

È sempre il dolcissimo Gesù che accoglie nella verità e offre strade per accettarla.La verità della situazione è fatta emergere in termini ancora più crudi dall’intervento e dalla presenza di Giuda: profumo sprecato, poveri abbandonati, lusso ingiustificabile. Lui, col cuore ormai inaridito dalla delusione e dall’incapacità di stare dalla parte di Gesù.

La coda del diavolo c’è sempre e ci ricorda che la vita è sempre in salita e che occorre sempre affidarsi a Dio come fa Gesù … ma Maria, la sorella di lazzaro, la “contemplativa”, è riuscita a offrire a Gesù l’ultimo gesto di amore dell’umanità prima della sua morte.

Ce ne sarà un altro di gesti d’amore, sarà il bacio di Giuda, ma quello è tradimento … questo è l’ultimo gesto di amore dell’umanità a Gesù.

11 Aprile 2022
+Domenico

Molti credettero in Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,40-42) dal Vangelo del giorno (Gv 10, 31-42)

Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da Lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in Lui.

La nostra società farebbe volentieri a meno della religione. Noi stessi, tante volte, con tutti i nostri impegni, facciamo fatica a vedere nella religione un’esperienza esaltante, perché ci complica la vita, perché dobbiamo portare i figli all’allenamento, alla palestra e per giunta al catechismo. Possiamo eliminarla, così si risparmia pure.

Poi, però, si vede che la vita ha domande forti, non è fatta solo di impegni e di corse a destra e a manca, è fatta di interiorità, di gioia di vivere, di serenità, di motivazioni, di amore, di ideali che sono quelli che sostengono tutti i nostri affanni, il nostro spenderci. Spesso ci sentiamo svuotati dall’interno e la molla degli interessi materiali non è sufficiente a farci alzare al mattino per un’altra giornata di lavoro, a impegnarci a combattere la malattia che ci fa soffrire, ad affrontare le contrarietà dell’esistenza, a darci voglia di vivere.

 Gesù è immerso in grandi contrapposizioni con l’intellighenzia del tempo, con i farisei che sono esigenti verso le sue affermazioni su Dio. Prima dello scontro finale che lo porterà davanti al sinedrio per essere giudicato e punito, riparte per il deserto. Va alle sorgenti della sua vocazione di profeta. Là, presso il Giordano, aveva imparato a fare chiarezza nella sua vocazione, si era sentito chiamato dal Padre e presentato a tutti come il Figlio amatissimo di Dio, là aveva seguito Giovanni che con grande nettezza l’aveva indicato a tutti i seguaci. Là ricostruisce nella sequela della gente che lo segue la forza della fede. Ritorna al di là del Giordano e qui si ferma.

Questo stare di Gesù, alla vigilia degli eventi definitivi, è la decisione di ricollocarsi con decisione nell’incandescenza delle sue scelte, nella radicalità del suo compito, nella ricerca della verità. La gente si accorge che tutto quello che Giovanni aveva detto stava diventando realtà. Lui, Gesù, stava veramente vivendo la parte dell’Agnello di Dio, lui stava distaccando la gente dal peccato, glielo stava togliendo dalle spalle per caricarselo sulle sue. La gente intuisce che Gesù è veramente colui che aspettavano da secoli, e di nuovo il Vangelo ridice: molti credettero in lui. Molti, e noi vorremmo essere tra quelli che hanno rivisto il cielo aperto, abitato da Dio e capace di cambiare le nostre strade di delusione e di adattamento.

Venerdì 8 Aprile 2022
+Domenico

Una Parola che vince la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 51) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 51-59)

«In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”»

Audio della riflessione

La morte è triste certezza di ogni nostra vita … per molti è la fine di tutto, per il cristiano è un passaggio, una trasformazione: la vita non è tolta, ma trasformata! Questa non deve farci paura, anche se provoca dolore e distacco, ma c’è un’altra morte che dobbiamo temere di più, quella della disperazione, del nulla, della lontananza da Dio: la morte del peccato! E’ una parola che non  va tanto di moda, ma noi sappiamo che ci sono atti, gesti, modi di vivere che producono solo morte, ci allontanano da Dio, spengono in noi la felicità, distruggono le relazioni con gli altri, seminano odio, fanno soffrire innocenti, tradiscono l’amore, rendono schiave le persone, tolgono la vita stessa.

Se guardiamo il male che c’è nel mondo e lo guardiamo con gli occhi di Dio, noi vediamo che dietro ciascuno di questi non c’è la fatalità, il caso, la disgrazia, ma il male: quello personale o quello sociale, la nostra cattiveria, o la somma delle piccole cattiverie che abbiamo accumulato e fatto crescere.

L’unico modo di evitare questa morte, dice Gesù, è “osservare la mia Parola”: è guardare Gesù, che è la Parola vivente, è contemplarlo perché se ci lasciamo guardare negli occhi da Lui, veniamo cambiati e viene distrutta ogni piccola e grande morte dentro di noi; ascoltare la sua Parola è vederla all’opera nella Chiesa, nei sacramenti che sono parole di salvezza e di grazia; osservare la sua parola è metterla al centro della nostra vita.

La Parola di Gesù è quella luce nitida e gioiosa, che si è accesa per dono di Dio nella nostra vita e che offre orientamento e infonde forza, che si fa compagnia fedele e coinvolgente.

Prendere in mano il Vangelo, accoglierlo nella nostra mente e nella nostra vita ogni giorno, è cercare la guarigione dai nostri mali che ad ogni alba che nasce rischiano di cambiare la nostra amicizia in abitudine, il nostro amore in possesso, il nostro lavoro in affanno, le nostre attese in angoscia, la nostra vita quotidiana in sopportazione, la nostra creatività in capriccio, i nostri dialoghi in processi, le nostre stesse preghiere in lamenti.

Sono tutti piccoli assaggi di morte, ma che possono essere sconfitti perché con la sua parola Dio non ci abbandona mai.

7 Aprile 2022
+Domenico

Liberi davvero

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,35-36) dal Vangelo del giorno (Gv 8,31-42)

«…. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero …»

Audio della riflessione

Molto si dice della libertà, poco della verità: noi tutti vogliamo essere liberi … tante crisi in famiglia sono dovute alla ricerca di un’autentica libertà: nessuno vuole rimanere “costretto”, contro voglia, a dipendenza di altri.

Ciascuno ha in mente di poter vivere indipendente, per decidere di fare di sé quello che vuole: ogni legame è “sopportato”, quasi sembra che il massimo della vita sia vivere soli per fare quello che si vuole.

Va in crisi allora l’essere figli, l’essere genitori, l’essere marito e moglie, l’essere fratello e sorella: si fugge, ci si mette soli, per un po’ si è finalmente soddisfatti …

… ma presto nasce il desiderio dell’altro, si scorge che la nostra vita non si realizza nella solitudine, nasce un desiderio più profondo che avrebbe dovuto essere stato ascoltato prima: il desiderio della verità.

Solo la verità vi fa liberi, dice il Signore.

Se non conquisti la verità del tuo essere e del tuo rapportarti al mondo, agli altri, a Dio, non sarai mai libero: sarai solo neutro, sarai soprattutto solo e sfruttatore.

Nel Vangelo di Giovanni la verità è l’obbedienza a Dio e il dono di sé: è la verità che trasforma la struttura interiore dell’uomo liberandolo dalle false idolatrie, soprattutto dall’idolatria di sé, è sempre al centro!

Per essere se stesso l’uomo deve appartenere a Dio: Libertà è essere se stessi, appartenere a Dio è la verità.

Non si tratta di concetti, di astrazioni, di elucubrazioni, di teoremi, ma di esperienza quotidiana di vita, di apprendimento faticoso, costante e determinato.

Conoscere la verità non è prepararsi a un esame, ma è accoglierla dentro di sé, radicarla nella propria persona, sperimentarla nel rapporto con gli altri, viverla nelle ore quotidiane del lavoro, della vita di relazione, degli affetti e dei sentimenti, dei dialoghi, dei silenzi ….

La libertà non la si acquisisce, vivendo di ribellioni, di sballi o di fughe, di contrasti o di rivendicazioni, di isolamenti e solitudini, ma nell’approfondimento della verità del nostro essere, nel capire vitalmente il nostro rapporto con Dio e l’amore verso di Lui.

Libertà, allora, non è più fare quello che piace, ma quello che è vero: Dobbiamo imparare, tutti, a guardare di più al cielo, che non è mai assolutamente vuoto, per dare luce a questa terra, per vincerne lo spaesamento, che continuamente ci addolora, ci assale, ci confonde.

6 Aprile 2022
+Domenico

Per non morire nei nostri peccati

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 21.28-30) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 21-30)

In quel tempo Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato».

Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

“Peccato” è una parola fuori moda, ma molto presente nella nostra esistenza: è attaccamento al male, è ingiustizia verso le persone, è la falsità delle nostre convinzioni, la malizia di tanti nostri comportamenti, è la cancellazione di Dio dai nostri pensieri, è il mettersi al suo posto e crederci padroni dell’universo, del cuore e delle vite di altre persone … è un cancro della nostra coscienza!

Gesù, per ben due volte in un breve discorso con gli intellettuali della religione del tempio, dice: morirete nei vostri peccati. Nei giudei c’è un’ostinazione che sembra qualcosa di definitivo: una sorta di malvagità senza speranza.

Il peccato più grande, però, è la mancanza di fede in Lui che si presenta come l’”Io Sono”: per un ebreo era evidente questo nome, gli richiamava la scena solenne e tremenda del Sinai quando Mosè vide un roveto ardere senza consumarsi e chiese a Dio il suo nome. E Dio rispose “il mio nome è Io Sono”.

Ebbene, Gesù, con una arditezza unica, osa dire che quell’”Io Sono” è qui. Lui è il Figlio di quel Dio del deserto, lui è la sua trasparenza, la nuova manifestazione definitiva dopo quella che avvenne per Mosè.

Il luogo di questa apparizione, però, è la croce: innalzato su quel legno, il Dio onnipotente è uno scandalo inaudito, ma a quell’uomo innalzato con rabbia dai soldati, spinti dalla ferocia di un popolo assetato di sangue, occorre volgere lo sguardo. Solo guardando a quella croce si sciolgono i peccati, sparisce ogni contagio del male, si rinnova la vita dell’uomo, possiamo sperare di non morire nelle nostre colpe.

La diatriba con i giudei, Gesù non la vince con gesti di potere, con giudizi trancianti, con disprezzo della pervicacia, ma salendo su una croce, donando la sua vita, offrendosi nel massimo dell’amore.

La dialettica di Gesù non è un esercizio di intelligenza, ma una dedizione totale nella morte in croce: è fede e contemplazione, è affidamento e sguardo interiore, è prendere coscienza che da soli non ci possiamo salvare, ma Gesù nel suo gesto di amore fino alla fine, Lui solo ci può salvare!

E Il Vangelo dice “molti credettero in lui” e guardando a lui che hanno trafitto, alzando lo sguardo a quella croce ci si squarcerà il cielo: un cielo non più chiuso né vuoto, tanto meno adirato e ostile, per una terra spaesata come la nostra da salvare.

5 Aprile 2022
+Domenico

Io sono la luce del mondo, la luce della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 12-20)

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

Audio della riflessione

Una affermazione così perentoria ci sveglia da una sorta di sicumera, quasi di autosufficienza riguardo alla luce: siamo in un mondo che di luce ne fa fin troppa, tanto che non riusciamo più a vedere di notte le stelle! Me ne rendo conto ancora di più  quando ai ragazzi che fanno la cresima domando: “ci siete voi ragazzi e ragazze, belli da morire … abbiamo tutti begli occhi lucidati a nuovo da tutte le marche di collirio possibili … che cosa ci serve per poterci guardare, per vederci bene gli uni  gli altri, per vedere la natura bellissima che ci circonda?” …

O … Non ricevo mai risposta, quasi a dire: “che ci sta domandando questo vecchio?” …

Tutti danno per scontata la luce … è talmente invaso il nostro mondo di “illuminazione” che la riteniamo del tutto “scontata”, e se dico che Gesù, lo Spirito Santo, il Signore  è La Luce, rischio di presentare una realtà assolutamente inutile …

… invece c’è una luce più importante della illuminazione, della luce del sole … è la luce della vita: una luce interiore che ci rischiara il buio che si fa dentro di noi e attorno a noi.

Abbiamo provato in questa pandemia il buio di non sapere che scelte fare, di non avere certezze scientifiche sulle cure, sui vaccini, sui comportamenti conseguenti …

… abbiamo camminato non poco nel buio anche di fronte a una guerra assurda che è scoppiata in Europa: abbiamo tutti cercato una “luce” per capire, per definire l’odio insano che ci mette gli uni con i fucili spianati contro l’altro …

… non abbiamo più avuto nessuna luce per vedere la pace!

Noi cristiani siamo chiamati a vivere da figli della luce, per essere in comunione con il Dio che è luce: in questo nostro mondo occidentale, in cui da tempo è cominciata la lunga notte del “senso”, i cristiani sono chiamati a portare la Luce del Vangelo a coloro che sono nel buio fitto e gelido del nulla!

Il criterio è l’amore fraterno e da questo si riconosce che si è nelle tenebre o nella luce! Gesù è stato invaso dalla luce di suo Papà, il nostro Dio Onnipotente, e ha dato la vita perché tutti aprissero gli occhi o si facessero illuminare dalla luce del Signore.

La beata Benedetta Bianchi Porro a 27 anni già non aveva più ne udito, né gusto, né olfatto, né sensibilità tattile, concentrata tutta solo in un punto del palmo della mano, tanto che era costretta per comunicare ad inventarsi un alfabeto convenzionale e usare questo unico punto di contatto.

A 27 anni, mentre partecipa alla Messa, le si riempiono di sangue gli occhi e diventa completamente cieca … per cinque ore non dice niente a nessuno e poi dice al prete che  ha celebrato Messa “Padre, sono serena, e ho tanta luce in me, anche se da poco ho perduto completamente la vista” … e nel suo diario scrive: “Il mio buio mi pesa, ma lo preferisco, se questo è il prezzo, per camminare con più luce dentro al cuore!”.

Di questa luce interiore chiediamo a Dio che ci riempia e diffonda nel nostro mondo annebbiato, se non del tutto ottenebrato.

4 Aprile 2022
+Domenico

Forza, fate giustizia, ma prima dentro di voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,7-8) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 1-11)

«e siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra».

Pensare che il male lo fanno sempre gli altri, che la colpa non è nostra, che noi siamo innocenti è uno sport che ha molti tifosi: vedere bene gli errori degli altri, scaricare su di loro i nostri malanni, giudicare per non essere giudicati è un’altra partita dello stesso campionato … probabilmente non riusciamo a liberarci dal male e pensiamo di poterne essere liberati addebitandolo agli altri! Chi usa grandi parole chiama tutto questo “azione catartica”: sacrificare gli altri per purificare se stessi, scatenare la cattiveria sugli altri per liberarsene.

Gesù, un giorno, si imbatte in un impietoso corteo: portano alla lapidazione una giovane donna, usata e gettata … un amore forse estorto, e subito messo in piazza per lavarsene le mani.

Il bene deve vincere sul male, sempre. È difficile individuare dove sta il bene e dove sta il male, stavolta finalmente è tutto chiaro: c’è una Legge, c’è un misfatto, c’è una colpevole, anche se occorrerebbe in questo peccato essere almeno in due – ma l’altro non conta, perché è sicuramente solo la donna che sbaglia, quella nella condizione più fragile e indifesa – e Gesù viene tirato dentro, è come se gli mettessero in mano una pietra da scagliare. Lo ritengono come uno di loro: osservante della Legge, ligio al dovere, obbediente a Dio, devoto del buon comportamento… ma non s’accorgono che nel loro cuore Dio è solo un pretesto, la Legge solo una copertura, il loro cuore più duro delle pietre che hanno in mano … e Gesù dice loro: “guardatevi dentro: che cuore vi batte nel petto? Che vita è la vostra se deve calpestare il debole, il peccatore, per nascondere il male di cui è impregnata? Non vi sembra giunto il momento di tornare a guardarvi dentro per scoprirvi come state soffocando la tenerezza di Dio? Non avete ancora capito che Dio protegge anche Caino, che grande è presso di lui la misericordia e il perdono? Ne è calata di polvere sulla giustizia di Dio in questi secoli, se lo scambiate ancora per un vendicatore.

Un minimo di saggezza ce l’hanno, i lapidatori! I sibili delle pietre, che avrebbero dovuto risuonare negli atrii del tempio, si cambiano in tonfi sordi di sassi che calano sul terreno: è la musica della coscienza, dovrebbe dare inizio alla musica del perdono, al canto della festa; questo lo può dare solo Gesù, che guarda in volto la donna e le dice le parole del perdono e della vita, perché lui è il Dio che non abbandona mai nessuno.

Purtroppo la prossima volta le pietre le vorranno usare contro chi gliele ha fatte cadere per terra oggi … dice Giovanni nel Vangelo “… Allora presero delle pietre per tirarle contro di Lui. Ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” … non si sono pentiti, ma sono stati solo scornati.

Gesù ne uscirà indenne, ma morirà anche per la loro salvezza.

3 Aprile 2022
+Domenico