Una parola che ti incanta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,44-49) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 40-53)

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

Audio della riflessione

Ti capita spesso di lasciarti “incantare” quando senti qualcuno parlare: quello che dice ti va dritto al cuore … avevi un problema, un’angoscia, una confusione che ti arrovellava il cervello, e quando senti lui, ti si riempie il cuore di serenità: ti interpreta i pensieri che hai su di te o sui fatti della tua vita che ti tormentano e che non riesci a formulare, ti dà gioia, ti permette di capire, di guardarti dentro, di vedere ciò che cercavi da tempo senza riuscirci”.

Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!” … sono i soldati che lo dicono: loro sono lì a prevenire rivolte, per l’ordine pubblico, vengono sbalzati dalla caserma a seconda dei bisogni, sono giovani che hanno mille interessi … il più forte è di portare fuori la pelle da ogni tumulto e di tornare presto in libera uscita: ormai conoscono i mestapopoli, le teste calde che devono controllare … e tutte le volte che escono in servizio già sanno dove devono andare a controllare.

Stavolta però non riescono a starsene fuori … sentono la voce forte e decisa, chiara e persuasiva di Gesù: “Staccano le cuffie” dalla loro vita di routine e si lasciano prendere! Non è un buon soldato chi si lascia incantare, ma Gesù riesce a parlare al loro cuore.

Anche noi spesso ci accostiamo con aria di sufficienza a tante esperienze, a discorsi seri, a dialoghi appassionati e spesso ne veniamo via “come prima”, senza esserne presi dentro … qualche volta, invece, avvertiamo in noi una scossa, una percezione limpida, una scoperta che innesca un tormento interiore.

Abbiamo bisogno tutti di poterci lasciare conquistare dalla Parola di Gesù, che ancora oggi si presenta alla nostra vita distratta: il suo Vangelo è la sua persona che ancora ci dice parole che sanno dare pace al cuore.

E noi siamo lì come quei soldati, abbiamo altre preoccupazioni, siamo forse lì per mestiere, facciamo i cattolici di professione, crediamo di sapere tutto …. di aver approfondito tutto, forse parliamo anche di Lui, di Gesù, ma abbiamo il cuore arido … e Gesù invece è sempre pronto a squarciare la nostra aridità di cui non ci accorgiamo, ad aprire la nostra vita come apre il cielo, perché ne discenda la grazia e la salvezza per le nostre strade spaesate.

Se tutti potessimo accostarci a Gesù così … se chi fa guerra avesse il “tempo” per tirarsi fuori da questa disgrazia …

2 Aprile 2022
+Domenico

Non darmi per scontato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 1-2.10.25-30)

«Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».

Audio della riflessione

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per “scontate”: spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme … eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo: si crea una sorta di tacito consenso sulla propria esistenza e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi automaticamente “conoscerlo”.

Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un “possesso”, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di “mettercelo in tasca” … è un conoscere più per difendersi che per aprirsi, invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto: un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti …

… è così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono … è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio: nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema … “è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario; suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui: vita opere e miracoli!” … e Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale controllo, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.

E’ la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del vangelo … “Cose vecchie! Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo” … è la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltare.

Invece Gesù è da ascoltare: il suo vangelo è sempre nuovo, la sua  vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera … è vita, ma è sempre vita nuova inesauribile: è sempre più in là di dove lo vogliamo fermare. Ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perchè Lui è il Dio che non ci abbandona mai.

1 Aprile 2022
+Domenico

Vi garantisco la vita vera

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,38-40) dal Vangelo del giorno (Gv 5, 31-47)

«Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.»

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Sentirti dire da chi ti conosce bene che non sei onesto, che non sei corretto, che non hai un cuore capace di amare, che sei “autoreferenziale”, che ti sei trovato amici che ti adulano e ti nascondono la verità … è una bella batosta: dovresti farti un serio esame di coscienza, una buona autocritica … e invece spesso sei nel massimo della tua superbia e gli occhi ti restano chiusi sulle cose più evidenti della tua vita perché ti fanno male e non hai il coraggio di ammetterlo per cambiare.

Nel serrato confronto tra i giudei e Gesù avviene proprio questo: loro sono sicuri di essere nel giusto e decidono continuamente di “combattere” Gesù soprattutto quando tenta di smascherare i loro atteggiamenti ideologici.

“Dove sta la vera vita? Dove sta la salvezza? Che atteggiamento di accoglienza avete nei confronti del mistero di Dio? Quanto siete disposti a darmi fiducia? Potete alzare lo sguardo dai vostri interessi e dalle vostre comode ideologie che vi impediscono di cercare la verità? “.

È un rimprovero … sono domande che il Signore può fare a ciascuno di noi oggi: Ci diamo ragione gli uni gli altri, senza cercare la vera ragione che è Lui; Crediamo di avere in mano la vita e di poterla manipolare, mentre la vera vita è lui. Abbiamo collocato la nostra salvezza in alcuni nostri principi minimali, ma non ci accorgiamo che la loro fonte e la loro completezza sta proprio nel Signore Gesù.

Giovanni ha avuto il coraggio di mandare i suoi discepoli da Gesù per mettersi in dialogo e ricerca con Lui, che ha dato loro solo la cruda verità: “Giovanni era il precursore e un altro doveva venire dopo di lui. Ma a me che sono stato indicato da Giovanni voi fate continua opposizione preconcetta, senza lasciarvi interrogare dalla Parola, dalla Buona notizia. Per voi tutto è come sempre, il tempo che viviamo non ha niente di coinvolgente da parte di Dio!”.

Voi non volete venire a me per avere la vita, vi accontentate di imitazioni, di inganni, non siete disposti a darmi fiducia!”.

La nostra vita spesso è proprio così? Ci lasciamo incantare da tante cose e perdiamo di vista l’essenziale, siamo più disposti a credere al caso che a Dio, a fidarci dei venditori di felicità a buon mercato piuttosto che di Gesù …

Lui invece è l’amore!

Lui è la vita!

Lui è uno squarcio nel cielo per aprirci alla verità in questa nostra terra spaesata.

31 Marzo 2022
+Domenico

Suo Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,17-18) dal Vangelo del giorno (Gv 5,17-30)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Audio della riflessione

Se c’è un messaggio bello, desiderato, sentito, dolce, capace di sciogliere le nostre durezze e le nostre malizie è proprio quello di Gesù di chiamare Dio con il nome di “padre”. Quante ricerche si sono fatte da parte di ogni cultura, di ogni intelligenza per tentare di dare un volto a Dio.

Tutti ci facciamo domande su di lui. Esiste? Dove sta? Se c’è, che volto ha? Che cosa pensa di noi? Perché lascia crescere tanto male nel mondo? È stato definito come il motore immobile, come la causa incausata, come la bellezza infinita. Si è tentato di definirlo guardando a noi e dicendo di lui il massimo che si può dire di noi. Fatica sovrumana. Sarebbe come se definissimo un uomo a partire dagli aggettivi che possiamo dire di un filo di erba. Potremmo dire di tutto senza avvicinarci minimamente alla grandezza dell’umanità. Abbondano allora i superlativi: bellissimo, buonissimo, onnipotente; o i termini negativi di ogni nostro limite: non finito, non misurabile. Ne abbiamo attribuiti di aggettivi a lui, di titoli. I musulmani ne ripetono ogni giorno cento.

A noi Gesù ha detto che Dio è un papà, è padre; non un padre in astratto, tanto per dargli un bell’aggettivo commovente, ma suo padre. È mio padre. Affermazione inaudita, per ogni discorso filosofico su Dio, per ogni ricerca razionale, per ogni correttezza di teoria teologica, ma per noi grandemente consolante. Questo Dio che ha fatto cielo e terra è il padre di Gesù, di questo uomo che passa per le strade della Palestina a condividere con tutti povertà e sete di verità, amore e solidarietà.

È un salto grande che ci chiede di fare la fede, è una novità assoluta nella mente umana, e giustamente gli scribi accusano Gesù di bestemmia. Per questo cominciano a tessere trame di morte attorno a lui. Gli preparano il processo, la croce e il Calvario. Per questo sarà ancora più grande lo sconcerto, anche razionale, quando verranno a sapere che proprio questo crocifisso è il Dio dei cieli e della terra: scandalo e pazzia per ogni mentalità prima del Vangelo.

Noi però decidiamo di credere e di farci abbracciare da questo Padre che abita il cielo e vive per tutti sulla nostra terra desolata.

30 Marzo 2022
+Domenico

Sano e salvato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,1-3.5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 5,1-3.5-16)

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 

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C’è stato un tempo in cui si leggeva il Vangelo come un libro molto bello, commovente, edificante, capace di infondere sentimenti buoni, una sorta di Cuore, utile per i bambini e per dare al mondo insegnamenti morali positivi, ma per nulla storico: quello che accadeva nel Vangelo era narrato con molta fantasia e con qualche riferimento essenziale a luoghi conosciutissimi.

Il miracolo di quel paralitico che voleva immergersi nella piscina di Siloe e che nessuno aiutava a fare il balzo nell’acqua, era per gli studiosi di questa “tendenza” proprio un fatto moraleggiante di questi.

A Gerusalemme si pensava non ci fosse nessuna piscina con portici … invece scavi non recentissimi hanno fatto emergere la piscina così come è descritta nel Vangelo, con cinque portici … un colpo duro a chi continua a pensare al Vangelo come a una favola.

Il paralitico è lì, è li ad aspettare l’aiuto degli amici, che non ha … lo incontra Gesù e lo guarisce e gli dice di raccattare il suo lettuccio, consunto dagli anni di pazienza, e di tornarsene a casa.

È un sabato e un uomo che gira per i vicoli della città, vicino al tempio per giunta, che si porta pure un letto, fa colpo: “Come ti permetti di spostare letti e masserizie di sabato tu? “. Ai custodi della legge non interessava la sua felicità di poter camminare, saltare, girare da solo, senza la pietà di nessuno dopo aver sofferto trentotto anni di immobilità, anchilosato nel corpo e nell’anima … doveva aspettare il giorno dopo, come sempre aveva aspettato per tutta la vita.

Ancora un precetto che allontana dalla vita!

Qualche volta siamo tentati anche noi cristiani di premettere le leggi alle persone, le formalità al bene concreto, le nostre manie di perfezione al dialogo sincere e al dono gratuito … “Se faccio questo poi che cosa diranno? ” … e intanto il povero, il malato è lasciato solo.

Invece Gesù lo fa danzare alla nuova vita: Lui parte, non bada a nient’altro, non si preoccupa nemmeno di sapere chi lo ha messo in piedi così … ci pensano gli scribi a riportarlo alla realtà con il loro bisturi della legge.

Gli nasce allora in cuore la voglia di vedere Gesù: quando lo incontra gli si affida, lo percepisce come la salvezza dal peccato e gli diventa testimone coraggioso.

Quello che Dio compie, nella vita di ogni persona, è patrimonio di tutti: è squarciare il cielo per illuminare la nostra terra spaesata.

29 Marzo 2022
+Domenico

Ho solo te

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,46-50) dal Vangelo del giorno (Gv 4,43-54)

Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell`uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino.

Audio della riflessione

Si fa tanto parlare oggi, soprattutto nella nostra società, di libertà, di ingerenza del papa o della Chiesa nei fatti pubblici, quasi che oggi siano tutti “costretti” a credere in Dio, a comportarsi secondo il Vangelo, a sentirsi “obbligati” a professare la fede cristiana … esistono sicuramente retaggi storici che potrebbero far credere che ciò sia un vero problema, ma è sempre utile rifarci a ciò che insegnava Gesù …

… nel suo insegnamento c’è sempre stato un grande rispetto della libertà: un giorno lo incontra un funzionario del re, un uomo potente e influente, una “bella posta” se dovessimo ragionare in termini di “proselitismo”. Se questo personaggio avesse creduto, si sarebbe tirato dietro sicuramente l’indice di gradimento del mondo che conta, della stessa corte, degli uomini del potere …il funzionario ha il cuore in mano, ha un figlio che gli sta morendo! Sta alla corte del re, ma di fronte alla morte non c’è re che tenga, non ci sono raccomandazioni e favori capaci di cambiare la morte in vita: lui sa di Gesù e si affida a Lui!

Gesù lo prova: “Mi state addosso solo perché volete sempre aver conferme su di me? non mi credete? volete sempre segni ed evidenze, conferme e sicurezze….

Il funzionario però parla col cuore: “Se questa è una diatriba culturale o religiosa non mi interessa proprio. Io sono a pezzi, mio figlio, la mia vita, la mia speranza, mi sta morendo, non mi interessa di che cosa pensano gli altri di me, se mi sono venduto o no. So che Tu sei capace di dare la vita perché sei dalla parte di Dio.”

Gesù vede l’insistenza, legge nel cuore e gli dice perentorio “tuo figlio vive!

Al funzionario del re basta la parola, non vuole evidenze, vuole solo sapere che Gesù parla: sa che la sua parola è vita, l’ha sentita prima nel cuore e l’ha percepita come un balsamo, e crede! Crede prima di vedere: non crede obbligato dal miracolo, ma affidato alla parola di Gesù! Questa è libertà!Questo è dialogo serrato! Questa è richiesta con tutta l’anima, è rischio globale, è fidarsi con il cuore in gola.

Poteva benissimo dire “questo Gesù non mi ascolta, mi inganna, resto nella mia solitudine” Invece si affida.

Anche per noi credere è affidarci a un cielo che è abitato da Dio, e che viene aperto a questa nostra terra sempre, anche quando è sospettosa di essere ingannata.

28 Marzo 2022
+Domenico

Gesù va a nozze per cominciare da una famiglia l’annuncio della buona notizia

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 1-12)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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Poteva cominciare in tanti modi a fare miracoli, cioè a proporre i segni di un mondo nuovo che stava nascendo, ma la sua predicazione è assimilabile a una nuova creazione e l’inizio si è modellato su quella settimana: sette giorni ci ha messo Dio a creare il mondo e al settimo fece festa, sette giorni ci ha messo Gesù a iniziare il suo pellegrinaggio di annuncio sulle rive del lago e al settimo andò alla festa di nozze di Cana … e la sua prima benedizione l’ha data a una famiglia, alla gioia di due ragazzi che si sono dichiarati amore davanti a una comunità, che non hanno pensato che fossero fatti loro sposarsi, ma che fosse un gesto che doveva essere collocato dentro una comunità concreta per il suo futuro.

Quanto è distante la mentalità di oggi che ritiene che due, quando vogliono, possono andare a vivere assieme perché il loro amore è un fatto assolutamente privato: la comunità non c’entra, il paese non c’entra, gli amici ancor meno.

E’ il colpo più subdolo che si dà a una famiglia: prima delle leggi ci sono le abitudini dei singoli che distruggono il concetto di famiglia, che confondono esperienze approssimate di amore con l’impianto solido di una vita di comunione pubblica in cui viene progettata, creata e fatta crescere la vita dei figli.

Ma la natura ha le sue esigenze: entra dalla finestra ciò che è stato buttato dalla porta, tant’è vero che paradossalmente da un po’ di anni ci si accorge che non ci si può più mettere assieme così privatamente e si vuole che le convivenze così costruite abbiamo dei diritti.

Non si fa la battaglia per le famiglie di fatto? Che cosa dicono coloro che vogliono le famiglie di fatto? Fanno questo semplice ragionamento: “non è possibile che noi che conviviamo non abbiamo nessun diritto! Ci vogliamo bene, facciamo figli, viviamo assieme. Perché non dobbiamo essere tutelati per le pensioni, per l’eredità, per le tasse?”.

La chiesa allora dice: “vedete che avevamo ragione quando vi dicevamo che non è bello che due si mettano a vivere assieme a qualche maniera come due isolati, a farsi i fatti loro … ci avete messi fuori tutti dicendo che il vostro amore interessava solo voi e adesso ci chiedete di tutelarvi?”.

Il matrimonio è questa decisione di assunzione di responsabilità, di dignità da dare al vostro amore di fronte a tutti: non solo, ma per chi crede è una decisione di fronte a Dio, è farlo diventare la forza, la bellezza, la gioia del vostro amore che d’ora in avanti sarà accolto da Dio come la più bella immagine del suo amore per gli uomini, dell’amore di Cristo per la Chiesa.

Ci sono altre famiglie però che non possono vivere assieme per tanti motivi: ci sono altre persone, altri papà e mamme che vorrebbero fare famiglia, vivere con i propri figli o i propri genitori e non possono perché devono emigrare per motivi di lavoro … sono i nostri italiani che vanno all’estero per lavorare, sono i nostri immigrati che sono venuti in Italia per lo stesso motivo.

Siamo ormai un popolo di migranti: la vita oggi ha una grande mobilità e il papa chiede oggi a tutti i cristiani di fare attenzione alla vita di famiglia entro questo grande muoversi di popoli.

Quante persone immigrate qui da noi fanno tanti sacrifici per mantenere nel proprio paese la loro famiglia, per far crescere i loro figli!

16 Gennaio 2022
+Domenico

Vuoi far parte del gruppo di Gesù?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 43-51)

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Se hai deciso di intraprendere una strada, non puoi restare solo: se ti si è fatta chiara una missione hai bisogno di condividerla; se hai trovato quello che da una vita cercavi per lo meno lo dici agli amici: non vuoi far perdere loro l’occasione di fare una esperienza che tu hai vissuto e che ti ha dato felicità.

Così è stato delle prime persone che Gesù ha scelto: Lui, da un po’ di tempo gira avanti e indietro per il lago, vede la vita tenace e impegnata della gente, tutti i giorni a faticare per vivere, a lavorare sodo per darsi una minima possibilità di esistenza … ha ascoltato le parole, le conversazioni della gente, ha visto la forza che ci mettevano nel perseguire i loro interessi … e tante volte li ha proprio squadrati: “Chi mi potrà dare  una mano ad annunciare il Vangelo, chi di questi saprà scaldarsi per il mio Regno, chi avrà forza e disponibilità a seguire una vita ardua e difficile?”

Occorrerà prima o poi scegliere … ma sono loro gli abitanti delle rive del lago che si incuriosiscono di Lui, che vogliono sapere che fa, che pensa, di che cosa vive, quali segreti ha in cuore.

Infatti erano incantati da Gesù: alcuni erano stati con Giovanni il battezzatore, ma nel sentire Gesù si apriva ancora di più il loro cuore, vedevano che proprio di Lui avevano bisogno!

Poi Gesù finalmente comincia  scegliere: “Tu, Filippo seguimi, vienimi dietro” … e Filippo non può tenere per sé la gioia che prova a stare con Lui, a condividere la sua passione per la vita di tutti a partire dalla intimità con Dio Padre … si fa in quattro per coinvolgere altri: lo dice a Natanaele, che lo gela con una battuta quasi insolente, se non fosse preziosa per la sincerità e la voglia di cose grandi che si porta dentro … “Ma che vuoi che venga fuori di buono da un paesetto sperduto, fatto di montanari, che non ha mai prodotto niente di buono, se non amici con cui ogni tanto sbaraccare?”.

Ma anche Natanaele di fronte a Gesù crolla: è schietto, non ha maschere e Gesù non ha paura di chi dice come la pensa … non gli piacciono quelli che continuano a tergiversare, a mettere davanti scuse a una decisone urgente.

Più tardi alcuni gli diranno di volerlo seguire, ma accamperanno tutte le scuse possibili, compresi i contratti di compravendita, compresi i tranelli affettivi … alla loro età, alcuni hanno risposto “lo vado a chiedere a mio papà” … ma prenditi in mano la vita finalmente, non nasconderti dietro scuse che non portano a niente; la vita non ti salta addosso, tante volte ti schiva e ti lascia a far niente e a consumare la vita nell’inedia.

E hanno il coraggio di guardare in cielo, non lo trovano vuoto, ma pieno dell’amore di un Dio che li chiama.

5 Gennaio 2022
+Domenico

Scelti tra chi cerca

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 35-42)

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia” – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro.

Audio della riflessione

Ciascuno di noi ha bisogno di un tessuto di relazioni per vivere, per orientarsi nelle scelte, per crescere, per dare alla sua esistenza una direzione, per sentirsi pienamente persona: abbiamo una forte identità, ma la costruiamo nel confronto, nel dialogo, nello scambio di sentimenti, nel coinvolgimento con altri. Soprattutto poi se si tratta di portare avanti progetti, lanciare messaggi, convincere, abbiamo bisogno di fare squadra.

Gesù si trova lanciato sulla scena della vita del popolo di Israele con un perentorio: Ecco l’agnello di Dio, che a noi ricorda un gesto liturgico quotidiano, ma che alla gente radunata sulle rive del Giordano da Giovanni è apparso come la fine di una attesa forse un po’ confusa.

“Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro? Eccolo colui che stiamo aspettando. Io ho finito la mia parte, il futuro è dalla sua.” … e i discepoli di Giovanni si fanno discepoli di Gesù: lo seguono, cambiano guida, prima da curiosi, poi da veri appassionati: “Dove abiti? Che fai? Che vita vivi? Possiamo condividere con te il nostro tempo, la nostra ansia, le nostre aspettative? Hai per noi una risposta alle molte domande che ci facciamo? Abbiamo deciso con Giovanni che non si può stare inerti ad aspettare, ora che la nostra attesa sembra approdare a Te, vogliamo stare con Te. Ci dobbiamo prendere un sacco a pelo per stare con te?”.

E Gesù con un “venite e vedete”, comincia a formare la sua squadra, comincia a chiamare esplicitamente a far parte del suo regno, inizia a formare i nuovi ministri, i preti: quelli del tempio sono stati molto utili e necessari fino ad oggi, ma ora vi chiamo io, vi scelgo io, vi voglio stare cuore a cuore per prepararvi a donare il mistero della salvezza, per farvi entrare in comunione con il Padre, che è Dio l’altissimo.

Ed è un bellissimo incontro tra la volontà dell’uomo e la chiamata di Dio. Gli uomini, in questo caso, gli apostoli con un tam tam inarrestabile si passano la parola, si comunicano la gioia di una amicizia cercata a lungo e trovata … e Gesù trasforma la curiosità, la generosità, la voglia di avventura in una chiamata esplicita, in una missione che diventa concreta anche a partire dal cambiamento di nome: tu ti chiamerai Pietro, non più Simone.

E’ il mistero di ogni vita: cercatori e chiamati, liberi e convocati, spontanei e orientati, affascinati e impegnati esplicitamente. Spesso ci domandiamo chi essere nella vita, come posso capire a che cosa sono stato chiamato, quale è la mia vocazione? È una ricerca delicata perché la chiamata di Dio si sposa sempre con la ricerca dell’uomo, con la sua intelligenza nel capire i segni che Dio ci lascia e che ci testimoniano che non ci abbandona nemmeno nella scelta del nostro futuro.

4 Gennaio 2022
+Domenico

Sia benedetto sempre il nome di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Audio della riflessione

Quante volte vorremmo che il male da noi fatto ad una persona amata non fosse mai stato fatto: abbiamo sbagliato, ci rendiamo conto che tutto è capitato in piena coscienza, ma entro una visione sbagliata della vita, in un soprassalto di ira, di cattiveria … e purtroppo le conseguenze rimangono, e spesso irrecuperabili. Pensi a chi ha ammazzato per odio o per rubare, per idee politiche o per affari, ma anche a noi che grazie a Dio non uccidiamo, ma ci sentiamo spesso egoisti e cattivi, stracciamo affetti e sentimenti, vite e dedizioni …

Potremo ancora ritornare innocenti? Molti credono che l’unica possibilità sia il castigo, l’occhio per occhio, la vendetta. Se anche la giustizia deve fare il suo corso, resta sempre un cuore ferito, una vita spenta, un’angoscia mortale.

“Peccato” chiamiamo noi cristiani  questa colpa che oltre a distruggere sentimenti, legami e vita distrugge lo spirito, l’anima; spegne speranza e cancella l’innocenza.

Ma si alza un grido tra la folla al di là del Giordano: è Giovanni il Battista, il battezzatore che vede Gesù e lo indica dicendo: ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. È lui che ha la possibilità di sradicare dal cuore il peccato, di ridare l’innocenza perduta.

I tuoi peccati, se anche fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve: non è una medicina psicologica per far passare il senso di colpa, o un terapia contro il rimorso … è Dio l’unico che sa ricucire le ferite che il male provoca in noi. È lui che va oltre ogni riparazione, ogni castigo. È Lui che cambia il male della nostra vita nella prima tappa della rinascita.

Gli ebrei nell’Antico Testamento credevano di potersi liberare dal male stendendo le mani su un capro da spedire nel deserto lontano da tutti caricato dei loro peccati.

Gesù si prende su di sé il nostro male, il cumulo dei nostri odi, delle nostre cattiverie infinite e … non va nel deserto a portarle via, sale sulla croce per cancellarle, e ci ridona salvezza, serenità e innocenza.

Sia benedetto sempre il nome di Gesù!

3 Gennaio 2021
+Domenico