Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo  

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,40-53)

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Audio della riflessione.

Chi non vuol aprirsi a una verità che lo supera, chi si pone per partito preso a darsi ragione, comunque e sempre, non riuscirà mai a crescere. È tipico di tanti nostri discorsi sulla vita, sulla politica, sulla fede. Siamo come dei tifosi che non sentono ragione, che difendono la loro squadra anche contro l’evidenza. Finché si tratta di gioco può essere, ma quando si deve mettere in conto il significato profondo del nostro esistere occorrerebbe una maggior capacità di interrogarsi e di lasciarsi trascinare dalla ragione e dalla passione per la verità.  

Era così anche al tempo di Gesù. Il sinedrio aveva preso posizione preconcetta contro di Lui e non c’era verso di far cambiare idea. Aveva un teorema da dimostrare e lo portava avanti non con la forza della convinzione, ma con la coercizione del potere.  

Stavolta sono le stesse guardie a meravigliarsi della grandezza e della bontà del messaggio di Gesù. Proprio loro, sguinzagliate per controllare, comandate di non ragionare, ma di eseguire, di non lasciarsi coinvolgere, ma di guardare all’ordine pubblico. Risposero le guardie, dice il vangelo, mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo. Non bastano le maledizioni intimate dai capi, anche i soldati hanno un’anima e le parole di Gesù entrano anche nelle loro coscienze, il suo sguardo li trapassa, la sua persona li attira, le sue parabole li prendono.  

Ognuno di noi, del resto, nello svolgere i suoi compiti non può vendere all’ammasso la sua coscienza, la sua persona, il suo cuore. Lo è il medico che cura l’ammalato e da cui ci si aspetta il massimo di professionalità e che viene tirato dentro nella vicenda di dolore delle persone che cura, lo è il giudice, da cui ci si aspetta imparzialità, che viene provocato a guardarsi dentro dalle persone che giudica, lo è l’insegnante da cui ci si aspetta competenza che viene coinvolto nella ricerca di verità dei suoi alunni.  

Abbiamo tutti da imparare nella vita e Dio semina la sua Parola ovunque, basta avere sempre il cuore pulito e aperto all’amore e non chiuso nel nostro facile egoismo e in difesa. Dio così si fa sempre incontrare nel volto di ogni uomo perché non ci abbandona mai. 

16 Marzo
+Domenico

Non darmi per scontato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,1-2.10.25-30

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi  di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Audio della riflessione.

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per scontate. Spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo. Si crea una sorta di tacito consenso sulla propria vita e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi automaticamente conoscerlo.  

Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un possesso, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di mettercelo in tasca, è un conoscere più per difendersi che per aprirsi. 

Invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto, un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti.  

È così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono, è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio. Nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema; è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario; suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui: vita opere e miracoli.  

E Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale controllo, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.  

È la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del vangelo. Cose vecchie! Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo. 

È la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltate. Invece Gesù è da ascoltare, il suo vangelo è sempre nuovo, la sua vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera. È vita, ma è sempre vita nuova inesauribile. È sempre più in là di dove lo vogliamo fermare. Ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perché Lui è il Dio che non ci abbandona mai. 

15 Marzo
+Domenico

Non darmi per scontato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,1-2.10.25-30)

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi  di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Audio della riflessione

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per scontate. Spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo. Si crea una sorta di tacito consenso sulla propria vita e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi automaticamente conoscerlo.  
Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un possesso, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di mettercelo in tasca, è un conoscere più per difendersi che per aprirsi. 
Invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto, un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti.  
È così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono, è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio. Nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema; è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario; suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui: vita opere e miracoli.  
E Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale controllo, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.  
È la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del vangelo. Cose vecchie! Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo. 
È la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltare. Invece Gesù è da ascoltare, il suo vangelo è sempre nuovo, la sua vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera. È vita, ma è sempre vita nuova inesauribile. È sempre più in là di dove lo vogliamo fermare. Ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perché Lui è il Dio che non ci abbandona mai e ci dà sempre forza

24 Marzo
+Domenico

Una parola che ti incanta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,44-49) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 40-53)

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

Audio della riflessione

Ti capita spesso di lasciarti “incantare” quando senti qualcuno parlare: quello che dice ti va dritto al cuore … avevi un problema, un’angoscia, una confusione che ti arrovellava il cervello, e quando senti lui, ti si riempie il cuore di serenità: ti interpreta i pensieri che hai su di te o sui fatti della tua vita che ti tormentano e che non riesci a formulare, ti dà gioia, ti permette di capire, di guardarti dentro, di vedere ciò che cercavi da tempo senza riuscirci”.

Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!” … sono i soldati che lo dicono: loro sono lì a prevenire rivolte, per l’ordine pubblico, vengono sbalzati dalla caserma a seconda dei bisogni, sono giovani che hanno mille interessi … il più forte è di portare fuori la pelle da ogni tumulto e di tornare presto in libera uscita: ormai conoscono i mestapopoli, le teste calde che devono controllare … e tutte le volte che escono in servizio già sanno dove devono andare a controllare.

Stavolta però non riescono a starsene fuori … sentono la voce forte e decisa, chiara e persuasiva di Gesù: “Staccano le cuffie” dalla loro vita di routine e si lasciano prendere! Non è un buon soldato chi si lascia incantare, ma Gesù riesce a parlare al loro cuore.

Anche noi spesso ci accostiamo con aria di sufficienza a tante esperienze, a discorsi seri, a dialoghi appassionati e spesso ne veniamo via “come prima”, senza esserne presi dentro … qualche volta, invece, avvertiamo in noi una scossa, una percezione limpida, una scoperta che innesca un tormento interiore.

Abbiamo bisogno tutti di poterci lasciare conquistare dalla Parola di Gesù, che ancora oggi si presenta alla nostra vita distratta: il suo Vangelo è la sua persona che ancora ci dice parole che sanno dare pace al cuore.

E noi siamo lì come quei soldati, abbiamo altre preoccupazioni, siamo forse lì per mestiere, facciamo i cattolici di professione, crediamo di sapere tutto …. di aver approfondito tutto, forse parliamo anche di Lui, di Gesù, ma abbiamo il cuore arido … e Gesù invece è sempre pronto a squarciare la nostra aridità di cui non ci accorgiamo, ad aprire la nostra vita come apre il cielo, perché ne discenda la grazia e la salvezza per le nostre strade spaesate.

Se tutti potessimo accostarci a Gesù così … se chi fa guerra avesse il “tempo” per tirarsi fuori da questa disgrazia …

2 Aprile 2022
+Domenico

Non darmi per scontato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 1-2.10.25-30)

«Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».

Audio della riflessione

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per “scontate”: spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme … eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo: si crea una sorta di tacito consenso sulla propria esistenza e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi automaticamente “conoscerlo”.

Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un “possesso”, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di “mettercelo in tasca” … è un conoscere più per difendersi che per aprirsi, invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto: un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti …

… è così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono … è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio: nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema … “è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario; suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui: vita opere e miracoli!” … e Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale controllo, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.

E’ la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del vangelo … “Cose vecchie! Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo” … è la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltare.

Invece Gesù è da ascoltare: il suo vangelo è sempre nuovo, la sua  vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera … è vita, ma è sempre vita nuova inesauribile: è sempre più in là di dove lo vogliamo fermare. Ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perchè Lui è il Dio che non ci abbandona mai.

1 Aprile 2022
+Domenico

Dove si incontra la speranza?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 44-46) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 40-53) nel Sabato della IV settimana di quaresima

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!».

Audio della riflessione

E’ più il tempo che si passa a difendersi che ad accogliere: vediamo pericolo dovunque, vediamo nemici in tutti quelli che ci incontrano … ci pensano poi le notizie ad allarmarci, a metterci in guardia …. Homo homini lupus si scriveva una volta, l’uomo è sempre un lupo per il suo simile.

In questi tempi di pandemia l’atteggiamento di difesa è ancora più invasivo … come sarebbe diversa la vita se fossimo in grado di aprire il cuore alla speranza, all’accoglienza del bene che ogni persona si porta dentro!

Gesù sta percorrendo tutte le città e i villaggi e sta continuamente offrendo la sua parola di speranza che apre il cuore. La gente, gli stessi militari, pagani venuti da Roma, dicono: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!»

E’ una constatazione, è un passaparola che percorre tutte le vite in difficoltà, in ricerca … ma a qualcuno dà fastidio: “Voi abboccate a tutto, voi non avete sufficiente senno per capire, voi non conoscete la legge, voi siete per questo maledetti. Il Cristo che stiamo aspettando non viene da un oscuro villaggio della Galilea, la speranza che aspettate non è disponibile se non nei luoghi ufficiali destinati a controllarla. Deve avere un marchio DOC e questo marchio lo diamo noi.”

Pieni di sé lo siamo spesso tutti, non ci rasenta mai un dubbio che abbiamo qualcosa da accogliere anche da chi non sta nei nostri schemi: abbiamo già deciso che tutto viene da noi, tutto è incasellato, tutto non può essere che nei nostri usi e costumi. Invece ti capita che ti commuove un bambino indifeso e innocente e ti dà forza per cambiare vita; ti sorprende il pentimento di un peccatore incallito che ha avuto il coraggio di ricominciare, ti salva un gesto di bontà che non avresti mai potuto pensare di essere in grado di fare.

La vita l’ha in mano Dio e Lui decide di farla fiorire dove vuole. Le guardie mandate ad arrestare Gesù se ne tornano con i ceppi vuoti, ne sono stati incantati. Come si fa a pensare che questo Gesù è quel delinquente che dicono? Nella vita siamo invitati a conversione, a cambiare rotta, ma ci scomoda troppo. Non abbiamo il coraggio di rischiare, preferiamo morire di noia.

La vita cristiana invece è aperta alla speranza a qualcosa di nuovo che Dio può donarci se avremo il coraggio di osare accoglierlo anche nelle persone che meno ci aspettiamo ce lo possano far incontrare. Dove abiterà questa speranza che aspettiamo?

20 Marzo 2021
+Domenico

Mai un uomo ha parlato come parla Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 46-49) dal Vangelo del Giorno (Gv 7, 40-53)

Risposero le guardie: <<Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo! ”. Ma i farisei replicarono loro: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!>> 

Chi non vuole aprirsi a una verità che lo supera, chi si pone per partito preso a darsi ragione comunque e sempre non riuscirà mai a crescere.

E’ tipico di tanti nostri discorsi sulla vita, sulla politica, sulla fede: siamo come dei tifosi che non sentono ragione, che difendono la loro squadra anche contro l’evidenza.

Finché si tratta di un gioco può essere, ma quando si deve mettere in conto il significato profondo del nostro esistere … occorrerebbe una maggiore capacità di interrogarsi e di lasciarsi “trascinare dalla ragione” e dalla passione per la verità.  

Era così anche al tempo di Gesù: Il sinedrio aveva preso posizione preconcetta contro di Lui e non c’era verso di far cambiare loro idea; aveva un “teorema da dimostrare” e lo portava avanti, non con la forza della convinzione, ma con la coercizione del potere.  

Stavolta sono le stesse guardie a meravigliarsi della grandezza e della bontà del messaggio di Gesù: proprio loro, sguinzagliate per controllare, comandate di non ragionare, ma di eseguire, di non lasciarsi coinvolgere, ma di guardare all’ordine pubblico.

Risposero le guardie – dice il Vangelo – “mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo“.

Non bastano … le maledizioni intimate dai capi: anche i soldati hanno un’anima e le parole di Gesù entrano anche nelle loro coscienze, il suo sguardo li trapassa, la sua persona li attira, le sue parabole li prendono.  

Ognuno di noi, del resto, nello svolgere i suoi  compiti non può vendere all’ammasso la sua coscienza, la sua persona, il suo cuore.

Lo è il medico che cura l’ammalato e da cui ci si aspetta il massimo di professionalità e che viene tirato dentro nella vicenda di dolore delle persone che cura, lo è il giudice, da cui ci si aspetta imparzialità, che viene provocato a guardarsi dentro dalle persone che giudica, lo è l’insegnante da cui ci si aspetta competenza che viene coinvolto nella ricerca di verità dei suoi alunni.  

Abbiamo tutti da imparare nella vita, e Dio semina la sua Parola ovunque: basta che noi abbiamo sempre il cuore pulito e aperto all’amore e non chiuso, come spesso capita, nel nostro facile egoismo e soprattutto sempre “in difesa”: ci siamo fatti una corazza, che non può essere scalfita da niente e da nessuno, anche se per rispettare la nostra libertà il Signore non usa nessun bisturi.

Dio così si fa  sempre incontrare nel volto di ogni uomo, perché non ci abbandona mai: li, lo possiamo sempre incontrare. 

28 Marzo 2020
+Domenico

Gesù va accolto, non chiuso in uno schema

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 1-2.10.25-30)

<<Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia>>.

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per scontate: spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo.

Si crea una sorta di tacito consenso sulla propria vita e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi, automaticamente, conoscerlo.  

Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un possesso, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di mettercelo in tasca, è un conoscere più per difendersi che per aprirsi. 

Invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto, un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, che è lei: è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti.  

E’ così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono, è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio.

Nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema: è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario, suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui … vita opere e miracoli.  

E Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale “controllo”, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.  

E’ la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del Vangelo: Cose vecchie, Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo … è la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltare.

Invece Gesù è da ascoltare: il suo Vangelo è sempre nuovo, la sua  vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera, è vita, ma è sempre vita nuova inesauribile.

E’ sempre più in là di dove lo vogliamo fermare: ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perché Lui è il Dio è dentro una visione del mondo che è soltato quella che può avere Dio, è dentro una visione di un sogno che è quello della grandezza, della maestà e della bontà di Dio e del suo Perdono.

27 Marzo 2020
+Domenico