La tristezza del male si cambierà in gioia del bene

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,16-20)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Audio della riflessione

La gioia e la tristezza si mescolano spesso nella nostra esistenza; la vita è fatta di soddisfazioni pulite, talvolta di torti subiti, di risultati raggiunti, di frustrazioni per l’incapacità sperimentata. Si gioisce della nascita, si piange per una morte, si è sofferenti per la malattia che non ti aspettavi, si è contenti per la salute ritrovata. Ma spesso il dolore è quello che ti infliggono gli altri che ti vogliono male o che infliggi tu per la tua cattiveria. Per i cristiani, per i suoi seguaci Gesù predice che la loro vita sarà segnata da contrarietà; c’è un mondo che troverà gusto a farli soffrire, si scatenerà contro di loro la cattiveria di tanti.  

Il secolo scorso, così pure quello che è appena cominciato, è stato un secolo di grande persecuzione per la chiesa, per i cristiani, per la loro fede in Gesù. Molti hanno pagato e stanno pagando il loro credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo con la vita. Popoli interi sono stati spazzati via dalla faccia della terra perché si voleva estirpare il cristianesimo per sempre. Le rivoluzioni contro la fede, le campagne contro Dio, le guerre contro la Chiesa hanno bagnato tante terre di sangue e dolore. Ancora oggi si avvera quel che dice il vangelo: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. È la prova, il male che si è abbattuto sullo stesso Gesù. È una legge misteriosa che è inscritta nella vita di chi ama Dio. 

Ma la vostra afflizione si cambierà in gioia, dice il Signore. Al dolore c’è sempre una fine. Si può assolutamente dire che da quando Gesù è morto ed è risorto, il dolore, il male, la morte hanno scritto nel loro DNA la parola fine. La crudeltà, il livore, la cattiveria, l’intolleranza, la persecuzione, la malattia, la solitudine, tutti i dolori e le cattiverie che nascono nell’umanità sono state vinte dal Dio Crocifisso.  

Su quella croce sono stati inchiodati tutti i mali e ne è nata la vita senza fine. La tristezza del male si cambierà in gioia del bene. Sono solo gli occhi della fede che permettono questa visione; occorre ragionare con altri criteri, mettere la nostra speranza in Lui, per non lasciarci vincere dalla tristezza o dalla cattiveria.  Noi sappiamo che Dio non ci abbandona mai, ci manda senza condizioni un sostegno, una energia che ci dà vita. Come hanno potuto tanti martiri arsi vivi, decapitati, crocifissi morire con il nome di Gesù sulla bocca, se non per la forza interiore che da soli non ci possiamo dare e che lo Spirito ci garantisce? E’ solo lo Spirito Santo che lenisce l’irrimediabile

18 Maggio
+Domenico

La continua novità della comunicazione di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Che la nostra vita e la consapevolezza di essa, del suo valore, dei suoi limiti, delle nostre fragilità e dei nostri valori siano sempre in continuo ridefinirsi, lo abbiamo sperimentato nel nostro passare dalla fanciullezza, alla giovinezza, all’età matura, alla vecchiaia; negli imprevisti difficili da comprendere e da umanizzare sempre, negli interrogativi sempre più profondi che ci abitano a mano a mano che l’umanità cresce, si compone, si ricompone, si fa cattiva e brutale, ma anche buona e generosa.  È così però anche la nostra comprensione della comunicazione che Dio ha deciso di intrattenere con l’umanità, della Parola di Dio scritta nella bibbia e presentata nella vita concreta delle persone, nella vita di Gesù, nelle vite di santi e peccatori, di popoli giusti e ingiusti, aperti e chiusi da muri asfissianti. 

Nella scoperta e nell’approfondimento della verità del vangelo, possiamo contare sul ruolo insostituibile dello Spirito non tanto per darci una nuova rivelazione che si aggiunge a quella di Gesù, ma per illuminare guidare, stimolare la Chiesa a interpretare sempre più a fondo la Parola del Signore. La Parola di Dio, infatti, non è un deposito di proposizioni cristallizzate: è una parola vivente. È verità di Dio e quindi inesauribile nella sua comprensione e nei suoi significati. È anche verità sull’uomo; verità che si porta dentro tutte le implicazioni esistenziali e storiche che questo comporta. È una forza dinamica che continua a rivelarsi nella storia, che si arricchisce attraverso la riflessione, l’esperienza, le vicende storiche del popolo di Dio.  

L’assistenza dello Spirito che ci è guida verso la pienezza della verità è pure stimolo per una comprensione sempre nuova e creativa e per una fedeltà di lettura e di interpretazione che rifugge da ogni avventuroso accomodamento proposto o imposto da letture ideologiche, da potere oppressivo di falsi autoritarismi. Pensiamo quanto la vicenda dolorosa della pandemia da Covid-19 ci ha fatto capire il senso che la Parola di Dio può suggerirci in essa. Chi ci aiuterà a capire il messaggio del Signore che la Parola di Dio scrive dentro le sofferenze, gli sforzi, le ricerche, le vite donate per la salvezza di tanti ammalati? Credo che lo Spirito Santo abbia suggerito a medici, infermieri, operatori della salute, gli stessi malati sopravvissuti e passati attraverso il crogiolo di dolore che li ha investiti, i significati nascosti della sua Parola in questa stagione dolorosa e difficile. 

 Non sono solo i teologi o noi preti e vescovi che abbiamo il dono dell’ascolto e della comprensione e interpretazione della Parola di Dio, ma anche ogni battezzato, ogni uomo di buona volontà è illuminato dallo Spirito. Papa Francesco ci dice sempre che occorre liberare la stessa teologia dalla occupazione degli uomini di mestiere, che pure sono utili, ma non gli unici ispirati dallo Spirto Santo, che noi invochiamo su tutti i protagonisti, sofferenti, fragili e audaci, di questa stagione, di questo tempo che è sempre tempo dell’uomo e per questo tempo di Dio. Molti di questi ci hanno detto: “quel brano di vangelo occorre leggerlo anche così, quella parola forte di Gesù si porta dentro anche questo”; la nostra mentalità rispetto alla vita chiarisce ancora di più il dolore di Gesù e il suo amore per noi in questo senso… dobbiamo tutti farci dono di quello che ci ha suggerito lo Spirito in questa Pentecoste di dolore, di apprensione e di attesa e ora di guarigione. 

17 Maggio
+Domenico

Lo Spirito non solo ci toglie ogni schiavitù del corpo e dello spirito, ma ci fa persone libere.

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,5-11)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Audio della riflessione

Ognuno nella vita fa purtroppo esperienza di schiavitù, di catene, di costrizione. È la schiavitù della malattia che ti costringe in ospedale o inchiodato in un letto, attaccato a flebo o costretto in ingessature; è la schiavitù di qualche vizio o cattiva abitudine che non ti lascia correre nella via del bene; è la morsa della droga che ti porta sempre a dosi maggiori e ti rende uno straccio; è la dipendenza dall’alcool che ti fa terra bruciata di saggezza e sentimenti. Può essere la stessa detenzione per delitti commessi e giustamente puniti. Ed è una grande gioia quando ritorna la salute, esci dall’ospedale, si schiudono le porte del carcere, smetti di drogarti e di bere. È un’altra vita. Il carcerato non vede più il sole a scacchi, non sta più a misurare il perimetro della cella, non divide più il tempo in ore di aria o di cella. È bello non sentirsi più dipendente da sostanze, uscire dall’incubo dell’alcoolismo. 

 È stato così anche per il popolo di Israele. Era stato per tanti anni schiavo dell’Egitto e finalmente dopo molteplici tentativi, dopo lotte serrate contro il faraone Mosè riesce a far passare il mar Rosso. È bellissimo il canto di Maria, la sorella di Mosè, oltre il mare che si chiude alle spalle sui cariaggi del faraone. Inebriati di una liberazione definitiva. Contenti di una rottura delle catene.  

Così capitò in Italia nel 1945 quando finì la guerra e i tedeschi se ne andarono da tutta l’Italia. Liberazione: non c’era più nessun oppressore che ci faceva paura con le sue armi, con le sue ritorsioni, i suoi soprusi. Liberati finalmente, senza padroni, senza schiavitù, senza dipendenza da altri. Ma per vivere veramente da liberi abbiamo dovuto cambiare dentro, saper far fiorire oltre alla giustizia il perdono, un nuovo modo di rapportarci tra noi e con Dio. Vivere questa dimensione del perdono non è stata solo una liberazione, pure necessaria, ma come un nuovo principio vitale.  

Quando diamo e chiediamo perdono, non solo veniamo liberati, ma viviamo da liberi proprio per la presenza dello Spirito. Non c’è più spazio per la morte, perché lo Spirito la sorpassa. Dobbiamo pure morire, ma la morte è solo una conseguenza di un peccato, non la realtà definitiva in cui siamo collocati. Lo Spirito la bypassa e ci traghetta di là sempre.  

Non siamo stati lasciati soli, Gesù non solo ci ha aperto gli occhi, ma ci ha mandato la luce senza della quale i nostri occhi non avrebbero potuto vedere. Non solo ci ha dato la vita, ma anche l’aria per respirare. Non solo ci ha rotto le catene degli inferi, ma ci ha fatto diventare abitazione dello Spirito. Questa compagnia e presenza dolcissima dello Spirito è la continuazione della presenza di Lui tutti i giorni della nostra vita, fino al suo ritorno.  

La liberazione è un atto, la libertà è una condizione, una vita, una continuità di sentimenti, di decisioni, di responsabilità. È la vera pace, senza ritorsioni e rimorsi, senza odio, e non solo dimenticanza, ma nuovi rapporti di amicizia, di collaborazione e di pace interiore

16 Maggio
+Domenico

Siete amici e non schiavi nella famiglia della Trinità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

La nostra vita talvolta ha la caratteristica della monotonia; sempre le stesse cose, sempre le stesse persone, sempre le stesse idiozie. Possibile che non ci sia qualche momento in cui possiamo vedere un poco più in là della punta del nostro naso? Gesù sta faticando  a tirar su i suoi dodici fino a farli coraggiosi e intrepidi suoi seguaci, annunziatori della buona notizia, del vangelo. Li vede ancora troppo tranquilli da una parte e ingenui dall’altra. Credono che la rivoluzione di Gesù sia dietro l’angolo. Se a Lui il Padre non ha risparmiato la fatica delle decisioni vere, belle, definitive nel deserto, anche gli apostoli provato il loro deserto quando hanno visto Gesù morire da delinquente e da sacrilego sulla croce. Come hanno fatto a resistere, a non scoraggiarsi, a fare il vero salto nella fede e nelle braccia della grande bontà di Dio mio Padre?

Occorre che si immergano in una visione d’amore assoluta: saper dare la vita per gli amici come ha fatto lo stesso Dio in Gesù. Occorre che vadano oltre la loro mentalità molto ancorata, e giustamente, all’esperienza religiosa dei profeti della Legge, diremmo noi del Primo testamento, che noi chiamiamo antico, ma che sicuramente non lo era certo per loro, perché era la base ineguagliabile della loro fede nel Dio di Abramo, di Mosè.Da Abramo e Mosè occorre fare un salto ardito nella Trinità, nel Padre, Figlio e Spirito Santo

Di fronte a questo amore trinitario e sicuramente con la partecipazione accorata di Maria, regina della pace siamo oggi, festa dell’amore unico e irraggiungibile di Dio, a supplicarla che metta in atto tutta la sua fantasia, tenerezza perché la SSma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo direttamente concedano il dono della pace tra Ucraina e Russia, tra occidente e oriente, tra Europa e Asia, tra ogni belligerante di questo mondo incattivito, aiutino quelle popolazioni a portare il dolore, a spegnere gli odi, a ricuperare desiderio di comunicare, di sedersi attorno a un tavolo, di regalare pace e non vendetta.

 Preghiamo Dio con l’intercessione di Maria perché questi capi di stato si sentano responsabili del destino di popoli, delle vite di tanti bambini e facciano di tutto per spegnere da persone adulte e sagge risentimento, lotta, bombardamenti e far fiorire l’arcobaleno della pace. Dalle notizie che ci siamo ascoltate con apprensione, sappiamo che alcuni di essi sono disposti anche all’autodistruzione, l’odio che covano è demoniaco. Maria, tu hai schiacciato il capo dell’antico serpente, e sai che è ancora Lui che devi fermare. Regina della pace non abbandonarci. Vogliamo tornare a contemplare l’amore Trinitario scritto nelle nostre vite terrestri.

12 Giugno 2022
+Domenico

Non siamo speranze abortite

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 29-33)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Audio della riflessione

Mai come in questi tempi si è parlato di visioni apocalittiche della storia, complice la guerra l’imbarbarimento dei rapporti internazionali, la stessa pandemia. Papa Francesco però ci ha aiutato a non cadere nel conformismo o nella disperazione. Gesù è stato messo a confronto con il grande male, ma lo ha vinto e ora attraverso lo Spirito Santo ci dona forza di essere sentinelle del mattino e non becchini di un cimitero.

“Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita”.  “Nel chiedere ed esigere da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato, il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia”. Dice ancora papa Francesco:“Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua; sanno riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore”. Gesù ripete qui per tutti gli apostoli e per tutti noi la lezione che aveva dato a Pietro dopo la trasfigurazione. E’ facile avere fede nel Cristo splendente e glorioso del Tabor, ma è difficile accettare senza scandalizzarsi il Cristo del deserto del Getsemani, dell’interrogatorio di Pilato, della cruda flagellazione, del Calvario, del silenzio pur breve, ma sempre provocatorio per la loro fede, del Sepolcro.

Una serena certezza che Gesù ha vinto il mondo si costruirà lentamente in loro e ci aiuta a conservare una grande fiducia anche in mezzo a tutte le nostre tribolazioni perché Gesù non lo abbiamo ad abbandonare e non ci disperdiamo nel momento della prova. Ora conosciamo e crediamo dopo la sua passione e risurrezione che Gesù è uscito da Dio e dopo  la sofferenza immancabile, prevista, affrontata con la forza dello Spirito Santo possiamo avere pace in Lui  e partecipare alla Sua vittoria sul mondo. Alla fine di un mese di maggio in cui abbiamo pregato Maria per la pace sappiamo che: “Se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani”.  “Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto”. Questo è l’invito del papa: portatori della forza rivoluzionaria della tenerezza dell’amore e dell’affetto. Le indicazioni di papa Francesco ci permettono di interpretare per l’oggi come Gesù vince il mondo: con Maria e con la tenerezza e l’affetto.

30 Maggio 2022
+Domenico

Il Padre ama noi come ama suo Figlio Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 23b-28)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Audio della riflessione

La assoluta novità che come uomini e donne, come creature … non ci potevamo immaginare è proprio quella di aver dato un volto, una parola, una cuore a quel “motore immobile” che non ha moto, a quel creatore di ogni cosa, a quell’essere infinito che abbiamo continuamente cercato di stanare dalla nebbia della nostra intelligenza, della nostra ragione, a colui che no chiamiamo Dio: Il volto, la parola, il cuore di Dio è quello di un papà …. non lo possiamo allora confinare questo Dio nelle nostre paure, nelle nostre strane fantasie, nella nostra insaziabile sete di ribellione, di processo, di mettere alla sbarra, di colpevolizzare di tutto il male che c’è nel mondo … Dio è Padre!

La prima volta che Gesù ce ne ha parlato lo ha chiamato così; morendo sulla croce gli si è affidato così; quando si è compiuta la sua missione sulla terra, mentre si preparava al congedo da questa vita terrena ci ha garantito che “il Padre stesso vi ama”.

Gesù quasi si ritira come un buon giocatore che sa di dover fare da mediano: io non vi dico che pregherò il Padre per voi quando chiederete nel mio nome, perché è proprio Lui, il nostro padre comune che vi ama, come ama me.

Non ci basta una visione “filosofica” del mondo, una visione filosofica di Dio, della storia, dell’umanità intera … Gesù ci ha dato una visione di famiglia, di relazioni affettive, di sentimenti profondi di vera umanità, di fratellanza, di tavola comune, di vita da figli … sempre con le nostre libertà che scivolano spesso nell’ingratitudine, nella fuga, nella pretesa, nel disfacimento del dono dell’amore, ma sempre con la certezza di avere un padre, di essere fratelli, di avere in Gesù la strada sicura con il suo vangelo per arrivare alla immensità, grandezza di un Dio che ci è Padre.

La Sua partenza dalla terra non è un commiato triste: non ci lascia nella nostalgia di un bel tempo passato, ma ormai finito, da registrare nei ricordi, negli album di fotografie, in tutti i selfie possibili … ci affida direttamente al Padre e questo affidamento non è simbolico – una sorta di “si fa per dire” – sono le sue braccia, le braccia del Padre, da cui Gesù non è mai caduto e nessuno di noi  cadrà.

“Il Padre stesso vi ama”: Questa è la verità assoluta che deve riempire ogni vita, essere annunciata con gioia e speranza, diventare il nostro canto che chiude il tempo pasquale!

Il Vangelo e la liturgia ci cominciano  a far capire che tutto questo nuovo stato di vita, questa manifestazione dell’amore di Dio Padre e di Gesù, si fa persona nello Spirito Santo.

28 Maggio 2022
+Domenico

La vita è attesa, dolore e gioia di un parto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 20-23)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Audio della riflessione

Doveva essere stata una sofferenza insopportabile quella degli apostoli che avevano cominciato a sperare in quello che diceva Gesù e vederlo ammazzato come un bestemmiatore di Dio, come qualcuno che li aveva traditi e ingannati. I discepoli erano nella tristezza, perché avevano visto il maestro entrare senza potenza alcuna nell’ora delle tenebre e agonizzare sulla croce. Questo durò poco. Lui nella sua risurrezione entrerà in una vita del tutto nuova, sempre di Lui, il Crocifisso e vita nuova donerà ad ogni persona. Non si tratta quindi di una ripresa solo da scoraggiamento, ma di una vita nuova cui tendere, da immaginare, da cercare come un grande novità; non sarebbe stato nessun tornare ai bei tempi, ma un inizio nuovo: una grande novità un dono assoluto; ecco perché lo stesso vangelo chiama in causa l’esperienza umana del venire al mondo attraverso il dolore del parto. Per le mamme giovani alla loro prima esperienza è preceduto da una attesa sempre molto apprensiva. I dolori del parto sono intensi, ma è intesissima la gioia di aver tra le braccia un bimbo. Dice Gesù nel vangelo: “La donna quando partorisce ha tristezza, perché è venuta la sua ora. Ma quando ha partorito il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è nato un uomo al mondo.” E’ dolore intenso quello del parto, molte donne dicono a noi maschi: voi non potete capire. E’ nel mistero della nostra esistenza. Per questo siamo diversi, per questo ciascuno ha una sua vocazione precisa, una sua originalità.

Per questa nuova nascita d’ora in avanti si spenderà Gesù. In ogni esistenza umana si creano le condizioni di un parto, si prova tristezza per una attesa che sembra infinita, per una speranza che sembra svanire, per un male che sembra sopraffarci, ma, Gesù dice, la gioia che proverete a stare con me, a incontrare di nuovo me, alla mia venuta definitiva non ha paragoni. Siamo chiamati alla gioia. Papa Benedetto continuava a ripeterlo a tutti: siamo fatti per la gioia e Gesù è la nostra gioia. Papa Francesco ha impostato la vita della chiesa sulla Gioia del Vangelo.

Per questo diventerà sempre più importante per un cristiano saper attendere, vivere di speranza, avere dentro la certezza che contro ogni apparenza, o evidenza, la croce si cambierà in gloria. Così è stato di Gesù e così sarà di ogni discepolo. Deve essere così anche il rapporto che dobbiamo avere con la vita cristiana nella sua quotidianità, nel suo svolgersi lungo la storia. Nel mondo, nella battaglia per la vita sicuramente dovremo affrontare tristezza.

La mamma non rinfaccerà mai a suo figlio i dolori del parto, ma ne trarrà sempre motivo nuovo di attaccamento e di amore anche contro ogni evidenza e ingratitudine. Siamo mamme dicono quando c’è da lenire un dolore, davanti alle bare dei figli. Non è un dolore disperato, ma la forza di una speranza.

Siamo certi che Dio ci darà la gioia come quella della mamma dopo il parto, la nostra tristezza affrontata per la giustizia e per l’amore, per un mondo nuovo si trasformerà in gioia. Il dolore è di un momento, la gioia è eterna. A noi il compito di non godercela da soli, ma di coinvolgere tutto il nostro mondo in un cuore che espande gioia vera ovunque.

27 Maggio 2022 – Primo giorno della Novena di Pentecoste
+Domenico

Per un poco solo non mi vedrete:  il vostro soffrire non è definitivo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,20) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 16-20)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Audio della riflessione

Il vangelo ripete alcune volte un poco… un altro poco… un poco ancora: leggiamolo come l’immagine di una nostra attesa che Gesù ci garantisce che si avvererà.

Non occorre perdere troppe parole per dire che la nostra vita, la vita del mondo, la conflittualità delle nazioni, la guerra, la pandemia ci collocano in un mare di sofferenza: spesso il dolore è quello che ti infliggono gli altri che ti vogliono male o che infliggi tu per la tua cattiveria, provocata talvolta da torti subiti, da risultati impediti e non raggiunti, di frustrazioni per l’incapacità sperimentata.

Gioia e tristezza si mescolano spesso nella nostra esistenza: si gioisce della nascita, si piange per una morte, si è sofferenti per la malattia che non ti aspettavi, si è contenti per la salute ritrovata … se poi sei cristiano, per i suoi seguaci Gesù predice che la loro vita sarà segnata da contrarietà: c’è un mondo che troverà gusto a farli soffrire, si scatenerà contro di loro la cattiveria di tanti.

Popoli interi sono stati spazzati via dalla faccia della terra perché si voleva estirpare il cristianesimo per sempre: le rivoluzioni contro la fede, le campagne contro Dio, le guerre contro la Chiesa hanno bagnato tante terre di sangue e dolore.

Ancora oggi si avvera quel che dice il Vangelo: “voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà!:”: E’ la prova, il male che si è abbattuto sullo stesso Gesù … è una legge misteriosa che è inscritta nella vita di chi ama Dio.

Ma la vostra afflizione si cambierà in gioia, dice il Signore. Al dolore c’è sempre una fine. Si può assolutamente dire che da quando Gesù è morto ed è risorto, il dolore, il male, la morte hanno scritto nel loro DNA la parola fine.

La crudeltà, il livore, la cattiveria, l’intolleranza, la persecuzione, la malattia, la solitudine, tutti i dolori e le cattiverie che nascono nell’umanità sono state vinte dal Dio Crocifisso! Su quella croce sono stati inchiodati tutti i mali e ne è nata la vita senza fine! La tristezza del male si cambierà in gioia del bene!

Sono solo gli occhi della fede che permettono questa visione: occorre ragionare con altri criteri, mettere la nostra speranza in Lui, per non lasciarci vincere dalla tristezza o dalla cattiveria. 

Noi sappiamo che Dio ci è sempre Padre!

Celebriamo oggi un santo, san Filippo Neri, che della gioia ha fatto la sua bandiera, il suo modo di vivere la vita, di superare le contrarietà, di educare ragazzi e tirar fuori dalla miseria poveri, di svelenire i potenti e convincerli di guardare al Signore in umiltà e servirlo nella concordia e nella pace dello Spirito: la sua parola era ricca di facezie e comunicava agli astanti l’allegria santa che traboccava dal suo cuore! I suoi detti ai giovani sono passati alla posterità come proverbi di grande sapienza! Nella celebrazione della santa Messa era spesso rapito in dolci estasi, sollevato in aria e circonfuso da ogni parte di luce celestiale: un angelo in carne! Al confessionale passava le intere giornate ed era tanta la sua abilità che non andava a lui peccatore, pur ostinato che fosse, che non andava via da lui senza rimettersi sulla retta via; taluni appunto lo evitavano per non avere a convertirsi!

26 Maggio 2022
+Domenico

Lo Spirto d’amore completa la bellezza del nostro Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Il Dio dei cristiani non è un single, sono tre persone cementate dall’amore. Se Dio fosse frutto delle nostre astrazioni intellettuali, se fosse il prodotto della nostra speculazione filosofica, se fosse il punto di arrivo delle nostre dimostrazioni sarebbe un bel motore immobile, una causa incausata, il fondamento dei fondamenti, il creatore increato e potremmo continuare.

A nessuno sarebbe mai venuto in mente di condurre le nostre intelligenze al volto di un Padre, alla gioia di vivere di un figlio, alla consolazione di uno Spirito. Potremmo frugare in Dio con tanti ragionamenti, ma la Bibbia è solo la storia di questo Dio Trinità. Così ce lo ha fatto conoscere Gesù, così lo stana dalle nostre nebbie la luce dello Spirito. Dal racconto di vita di Gesù noi riusciamo a scandagliare questo mistero e abbiamo così la garanzia che Dio non è un nostro prodotto, non è un frutto delle nostre esigenze intellettuali, è il mistero cui si possono aprire le nostre vite, la nostra storia.

All’inizio dei tempi sta proprio un consiglio di famiglia; di fronte a un mondo di uomini in fuga disperata e cosciente da Dio nella Trinità ci si domanda: chi andrà per noi? Chi si metterà a rincorrere quest’uomo inesistente? Chi ricostruirà il nostro volto nelle loro maschere, chi si immergerà nella loro sofferenza e la trapanerà per aprire un varco alla vera vita? Chi si farà compagno nella ricerca della immagine primordiale? Chi si farà uomo, chi si farà maledetto per ricostruire la dignità perduta? Eccomi, dice il Figlio, manda me. Questo retroscena trinitario è l’amore di Dio, la tenerezza di uno scambio esemplare. Stiamo vivendo l’attesa dello Spirito Santo. E’ la grande promessa con cui ha dato forza e vigore alle nostre debolezze. Ci manda lo Spirito che è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere. Colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa. Ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale, ci offre il perché di ogni nostra sete e passione.

E’ la pienezza dell’amore che dà vita, è il fuoco che brucia le nostre malvagità, che mette a prova i nostri surrogati di vita. Lo Spirito completa in noi la vita divina, facendo di noi un’opera d’arte, l’immagine di Cristo.

E con Lui è cominciata la nostra nuova vita, sono diventate caratteristiche parole come comunione, relazione, persone, rapporti, famiglia di Dio, unione, comunità e non più solitudine, autocentratura, individualità, singolarità. Deve essere così ogni persona, lo deve essere ogni comunità, lo diventa la chiesa. Il nostro Dio non è un single e la vita cristiana è una relazione d’amore, una compagnia; il cristiano non è uno che si guarda allo specchio, ma uno che si specchia negli altri.

25 Giugno 2022
+Domenico

Spirito, risana queste nostre nazioni in guerra  invase da tristezza mortale

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 5-11)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore … »

Audio della riflessione

Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza;  quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo, ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa tradisce col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.

Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione. Erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele. La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile, adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva. “Perché ho detto queste cose, la tristezza ha riempito in vostro cuore”.

Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio. La vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza.

Ma Gesù non si sottrae mai, anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile. Verrà a voi il Consolatore. Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza. E’ il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito. E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.

Vogliamo che questa gioia dello Spirito si sprigioni e vinca le trincee della guerra che sta  facendo soffrire e morire tanti innocenti, che ci sporca il cuore e la mente a tutti, che intorbida e ci divide come cristiani. Spirito invadi le nostre terre e i nostri cuori e portaci la tua pace.

Oggi festa di Maria Ausiliatrice che ha protetto e ascoltato tutte le preghiere di don Bosco ci ottenga dal Signore la pace, anche con l’intercessione di san Giovanni Bosco e tutte le preghiere di oggi dei salesiani nel mondo, in Ucraina e in Russia.

24 Maggio 2022
+Domenico