Pentecoste: Spirito Santo avvolgi del tuo amore la vita del mondo e della Chiesa

Riflessione sul Vangelo del giorno (GV 15,26-27.16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Il mondo nel quale viviamo sta velocemente andando verso una civiltà in cui occorre imporsi con la forza per esistere, caratterizzato da sentimenti forti e atteggiamenti di scontro, piuttosto che da serenità e sana convivenza:  
lo è il mondo economico, che ha abbandonato ogni etica solo per fare maggior profitto. Quello che conta è l’incasso di qualcuno, non è il benessere di tutti; oppure l’inganno del vivere sopra le proprie capacità, le avventure finanziarie e non il lavoro quotidiano paziente che crea benessere per tutti. Oggi stiamo vivendo le conseguenze di questa impostazione.
– lo è il mondo politico che vive sulle polemiche e sui colpi più bassi possibile, non sull’intesa di tutti perché ciascuno in modo libero e costruttivo concorra al bene di tutti.
– lo è il mondo dello sport che affida alla violenza il mondo dei supporter o al doping l’energia per la vittoria e non invece all’allenamento quotidiano, alla passione di un programma severo di crescita.
lo è il mondo della informazione che deve sempre pescare nel torbido, violentare ogni privatezza, sbattere in prima pagina il mostro per farsi leggere; invece di dare notizie che aiutano a crescere, a cambiare a fare vera giustizia; per non dire delle menzogne fake news, che demoliscono la verità.
lo è anche il nostro mondo ecclesiale che spesso abbandona la preghiera di ogni giorno, per fare ogni tanto qualche apparizione nel sacro e mettere a posto la coscienza.
lo è il mondo della giustizia che preferisce lo spettacolo anziché la difesa del debole e la tenacia della verità.
lo è il mondo degli affetti che debbono solo essere materiali, immediati, violenti, spudoratamente messi in vetrina, fatti diventare possesso anziché simpatia, sentimento, condivisione, amicizia.
lo è la vita amministrativa che punta solo all’immagine, anziché al vero benessere di tutti.
lo è il mondo delle immigrazioni fatto di tanti problemi che vengono sempre risolti con grandi contrapposizioni e grande violenza invece di essere colorato di accoglienza e di sicurezza.

Oggi la dolcissima presenza dello Spirito ci fa il regalo di una visione e di una possibilità di vivere la vita in maniera diversa. È un regalo che ci viene fatto attraverso la discesa dello Spirito Santo sulla chiesa.  

I frutti dello Spirito sono:  amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. 

non diluvio, ma rugiada 

Che differenza fa tra diluvio e rugiada? 

Abbiamo tutti in mente certe inondazioni che forse abbiamo visto grazie a Dio solo in TV? Tanta gente invece le ha vissute o con lo Tsunami o con dighe ci si sono aperte, noi adulti abbiamo in mente quando una montagna è caduta nel lago della diga del Vajont, ancor prima che arrivasse l’acqua lo spostamento d’aria aveva già distrutto e lanciato a centinaia di metri le case.  

Rugiada invece è quella leggera irrorazione di acqua che troviamo la mattina sui prati 

non bufera, ma bonaccia 

Abbiamo in mente una bufera? Alcuni temporali di queste ultime annate erano bufere, scrosci di acqua, di grandine di vento, di tempesta, automobili in cui non potevi nemmeno farti udire da chi avevi accanto tanto era la grandine. Che soddisfazione alla fine quando ti riappare il sole e tutto sembra finito; prima non ci vedevi adesso non ti pare che non sia mai capitato. È la bonaccia: 

non vento, ma brezza 

non incendio, ma fuoco 

non divisioni, ma serenità 

non ira, ma sorriso 

non dialettica, ma comprensione 

non violenza, ma pazienza 

non contrapposizione, ma dialogo 

non possesso, ma sguardo negli occhi 

non istinto, ma tenerezza 

non bullismo, ma compagnia 

non banda, ma amicizia 

non vendetta, ma perdono 

Lo Spirito Santo è da questa seconda parte. Non stiamo a inventare cose difficili, incomprensibili, non possiamo più dire: che è questo Spirito Santo? chi l’ha visto? che astrazioni assurde ci obbligate a credere in questa chiesa che sembra antiquata e non più adatta ai nostri giorni?  

Lo Spirito è pazienza, rugiada, serenità, dialogo, tenerezza. La vita non è la violenza che fa soffrire, ma l’amore che lenisce 

Non facciamoci trascinare nella vita violenta della nostra civiltà, oggi siamo tutti chiamati a dare il nostro necessario contributo alla civiltà dell’amore che nasce da sentimenti tenui, da vita quotidiana spesa per gli altri, da tenerezza, da perdono, da allenamento quotidiano, da gioia, da resistenza alla fatica. Lo Spirito Santo questo ce lo regala se glielo chiediamo ogni giorno. Se ad ogni alba che colora i nostri giorni sappiamo alzare lo sguardo a Dio, lo Spirito Santo ci regalerà questa bella vita e sapremo anche esserne testimoni tra gli amici, in casa, nel tempo libero, nello sport per esserlo poi in tutti quei mondi da urlo che dobbiamo abitare da cristiani. E saremo noi a cambiare quel mondo politico, quel mondo dell’informazione, quel mondo dello sport… la nostra società grande come il mondo intero senza confini. 

Ci dobbiamo aiutare tutti a cambiare, ad essere ufficialmente mandati per questa bonifica del mondo. 

19 Maggio – Solennità di Pentecoste
+Domenico

Coraggio! Io ho vinto il mondo

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 16,29-33)

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Audio della riflessione

Se poniamo mente a tutto quello che sta capitando nel mondo … alle guerre infinite, alle vendette senza prospettiva, all’esclusione di chi chiede aiuto – non più solo all’occhio per occhio, perché a un occhio offeso ti ammazzo tutta la famiglia – ci assale una tale delusione da stroncare ogni cauto ottimismo: il male sembra sempre esorbitante, più grande, più forte, più pervasivo del bene.

Le cronache purtroppo hanno deciso — forse per natura loro – di fare colpo solo con le notizie cattive … Ma il male veramente c’è! Ogni secolo ha la sua barbarie, ogni persona è capace di mali impensati, di crudeltà inaudite.

La paziente arte di chi vuol cambiare, aiutare il bene ad emergere è sempre soffocata da grandi malvagità: non è raro il caso che proprio le persone che darebbero un contributo determinante a processi di pacificazione vengano uccisi: è il regno delle tenebre che vuole imporsi.  

Gesù dice perentorio: “In questo mondo avete da soffrire, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo.”

Sembrano riecheggiare in questa parola di Gesù quegli innumerevoli “non abbiate paura” di san Giovanni Paolo II che hanno dato tanto coraggio a molti di noi.

La paura non è un atteggiamento cristiano: l’idea anche lontana che c’è qualche difficoltà che non possiamo superare nell’impostare una vita buona o nel fare del bene non deve avere spazio nella vita di nessuno: è come se avessimo da fare una battaglia decisiva, determinante, conclusiva e che già ci sia chi l’ha vinta per noi. 

Questa è la forza del cristiano!

  • Il mondo è cattivo? È pieno di malvagità? Non temere, io ho vinto il mondo.
  • Il mondo è il regno degli egoismi e dell’ingiustizia? Non temere io sono l’amore che li distrugge.
  • Il mondo è una guerra infinita? Non temere io vinco soprattutto le guerre.
  • Il mondo è un male che si insinua nelle pieghe della tua vita interiore? Non temere io sono la luce che lo dissolve.
  • Il mondo è dolore e disperazione? Io sono amore e speranza. 

Non aver paura è importante, ma non perché è una bella frase, ma perché è una forza interiore che ci viene regalata dalla fede in Dio, dal saperci amati oltre ogni immaginazione, dalla certezza che il male non può vincere Dio … diventa allora una forza nuova e un segnale che passa nelle nostre vite come speranza quotidiana.  

Nella scia del Vangelo che ci dice che Gesù ha vinto il mondo oggi tenendo fisso lo sguardo su Gesù, ricordiamo nella preghiera e nella nostra fede Maria di Fatima: nell’anniversario della apparizione della Madonna a Fatima abbiamo un sicuro aiuto a percorrere la via di Gesù.

Ringraziamola ancora dell’aver salvato il Papa nel giorno di quell’attentato in piazza san Pietro e chiediamo a Maria che doni la pace alla sua terra. 

13 Maggio 2024
+Domenico

La preghiera sarà sempre un rapporto di amore col Padre

Una riflessione secondo Giovanni (Gv 16,23b-28)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Audio della riflessione

Dopo aver assimilato a sé i discepoli Gesù sembra ritirarsi dalla sua condizione di mediatore ma in realtà permette che solo il Padre ci prenda e ci afferri: «Chiedete ed otterrete perché la vostra gioia sia piena» (v.24). Inseriti nel rapporto col Padre mediante l’unione in Lui, la nostra gioia è piena e la preghiera è perfetta. Dio offre sempre il suo amore al mondo intero, ma tale amore acquista il senso di reciprocità solo se l’uomo risponde. L’amore è incompleto se non diventa reciproco: finché l’uomo non lo accetta rimane in sospensione. Tuttavia, i discepoli lo accettano nel momento in cui amano Gesù e così rendono operativo l’amore del Padre.

La preghiera è questo rapporto d’amore. In fondo la storia di ciascuno di noi s’identifica con la storia della sua preghiera, anche quei momenti che non sembrano tali: l’ansia è già preghiera e così la ricerca, l’angoscia…La assoluta novità che come uomini e donne, come creature non ci potevamo immaginare è proprio quella di aver dato un volto, una parola, un cuore a quel  ’motore immobile che non ha moto’, a quel creatore di ogni cosa, a quell’essere infinito che abbiamo continuamente cercato di stanare dalla nebbia della nostra intelligenza, della nostra ragione, a colui che chiamiamo Dio. Il volto, la parola, il cuore è quello di un papà. Non lo possiamo allora confinare questo Dio nelle nostre paure, nelle nostre strane fantasie, nella nostra insaziabile sete di ribellione, di processo, di mettere alla sbarra, di colpevolizzare di tutto il male che c’è nel mondo. Dio è Padre; la prima volta che Gesù ce ne ha parlato lo ha chiamato così, morendo sulla croce gli si è affidato così. Quando si è compiuta la sua missione sulla terra, mentre si preparava al congedo da questa vita terrena ci ha garantito che il Padre stesso vi ama. Gesù quasi si ritira come un buon giocatore che sa di dover fare da mediano: io non vi dico che pregherò il Padre per voi quando chiederete nel mio nome, perché è proprio Lui, il nostro padre comune che vi ama. Non ci basta una visione filosofica del mondo, di Dio, della storia, dell’umanità intera; Gesù ci ha dato una visione di famiglia, di relazioni affettive, di sentimenti profondi di vera umanità, di fratellanza, di tavola comune, di vita da figli. Sempre con le nostre libertà che scivolano spesso nell’ingratitudine, nella fuga, nella pretesa, nel disfacimento del dono dell’amore, ma sempre con la certezza di avere un padre, di essere fratelli, di avere in Gesù la strada sicura con il suo vangelo per arrivare alla immensità, grandezza di un Dio che è Padre. La sua partenza dalla terra non è un commiato triste, non ci lascia nella nostalgia di un bel tempo passato, ma ormai finito, da registrare nei ricordi, negli album di fotografie, in tutti i selfie possibili. Ci affida direttamente al Padre e questo affidamento non è simbolico, una sorta di “si fa per dire”, sono le sue braccia, le braccia del Padre, da cui Gesù non è mai caduto e nessuno di noi cadrà. Il Padre stesso vi ama. Questa è la verità assoluta che deve riempire ogni vita, essere annunciata con gioia e speranza, diventare il nostro canto che chiude il tempo pasquale. Il vangelo e la liturgia ci comincia a far capire che tutto questo nuovo stato di vita, questa manifestazione dell’amore di Dio Padre e di Gesù, si fa persona nello Spirito Santo.

Dalla tristezza alla gioia

Una riflessione secondo Giovanni (Gv 16,20-23a)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Audio della riflessione

L’immagine che descrive gli ultimi tempi prima dell’incontro con il Padre della intera umanità e in essa della nostra vita personale è quella della partoriente. I travagli dell’attesa di una vita sono il dolore che caratterizzerà il confronto tra voi, la chiesa, e il mondo. Ci sarà un disprezzo, un odio malcelato di chi sta contro la chiesa che renderà gli ultimi giorni dei giusti molto tribolati, ma alla fine la gioia nelle braccia di Dio Padre.

La causa della tristezza è la solitudine, in mezzo al mondo di coloro che non essendo del mondo, devono vivere nel mondo. Solitudine che nasce anche dall’odio del mondo. Il mondo non può amare quelli che non sono suoi, che non pensano come il mondo, che contraddicono la sua sicurezza e autosufficienza. Questo odio divampa nel cuore del mondo, anche se dovuto al semplice fatto di trovarsi di fronte a una comunità o Chiesa che contraddice, il suo modo di considerare la vita, i suoi tradimenti di essa e le sue violenze.

Il mondo si era rallegrato per la partenza di Gesù, perché la sua predicazione e la sua presenza costituivano un attacco alla sua sicurezza e alla sua autoaffermazione. Si rallegra per il dolore, la tribolazione e la persecuzione della chiesa e dei credenti, sicuramente perché sono la continuazione della presenza di Cristo.

Siamo sicuri però, come lo è per una partoriente, che la tristezza si cambierà in gioia, dopo la tempesta tornerà il sereno definitivo; la tristezza è anche data dalla fatica di opporsi al mondo per trovare la vera libertà, che ci verrà data dall’incontro con Cristo, il risuscitato per sempre e nessuno più ci potrà togliere questa gioia. L’apparizione di Gesù alla Maddalena e ai discepoli ha già fatto vedere come la gioia sia piena. Cesserà l’incomprensione. In quel giorno non mi domanderete più nulla semplicemente perché lo Spirito vi avrà portati alla verità completa. Il mistero della vita umana sarà definitivamente chiarito dalla luce della fede.

10 Maggio 2023
+Domenico

Un nuovo modo, di Gesù risuscitato, di essere presente tra gli apostoli

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,16-20)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Audio della riflessione

Siamo spesso stati meravigliati di questa frase: ‘Un poco non mi vedrete, un altro poco mi vedrete’ con cui Gesù parla agli apostoli. Sappiamo che Gesù è stato con i suoi discepoli ancora un po’ di tempo dopo la risurrezione proprio perché doveva insegnare loro il linguaggio della risurrezione, aiutarli ad avere occhi di Pasqua prima di lasciarli e di concludere la sua presenza da Incarnazione. Questa frase ambigua fa riferimento alla morte-risurrezione di Cristo, alla sua glorificazione da parte del Padre, alla venuta dello Spirito Santo, al nuovo ordine di cose create da tutto l’avvenimento Gesù e così il credente si sente unito col Padre e con il Figlio. La stessa sua presenza da risorto, il suo presentarsi inaspettato, la sua presenza attesa, ma spesso imprevista, la fatica dei discepoli a vederlo e sperimentarlo risorto danno l’idea della necessità di attenderlo in maniera nuova.

C’è da notare anche che la parola “fra poco” era parte del vocabolario di qualsiasi rabbino che fosse convinto di avere una certa visione del futuro. Noi cristiani, come gli ebrei crediamo che il mondo tenda verso una fine e che Dio interverrà presto e in maniera definitiva nella storia. Il rabbino alla domanda: quando avverrà tutto questo? rispondeva “fra poco”. Nell’Apocalisse (6,11) si scrive: “fu detto loro di pazientare ancora un poco”. Gesù in questo contesto, afferma quello che si aspettano tutti i suoi seguaci in un futuro non lontano.

Si riferisce al tempo che precederà immediatamente il giudizio ultimo, questo tempo ultimo che va dalla sua passione fino al ritorno finale alla fine dei tempi. Riguardo a questi tempi c’è una sicura oscurità per gli ascoltatori e i lettori. Chi può penetrare questo futuro? La domanda era anche preoccupata per tutte le violenze e tribolazioni che avrebbero preceduto la fine. Qui si afferma che questo mistero di incomprensione ha le sue radici nell’incomprensione del mistero di Gesù. Più ci facciamo aiutare dallo Spirito ad entrare nel mistero di Gesù, più la preoccupazione si cambierà in attesa fiduciosa. Quando si comprenderà chi è che lo invia, quale è la missione che egli compie, quale è il futuro che egli annuncia, tutto diventerà chiaro e sarà mitigato dalla gioia che ne verrà dopo.

Le nostre attese devono essere sempre coltivate, vissute nella tensione verso Gesù. Lo Spirito Santo fa la sua parte nel togliere l’affanno, la disperazione, e infondere la fiducia dell’attesa confidente. Non siamo preoccupati, ma pieni di speranza; non siamo provati, ma attesi dalle braccia di Dio Padre e se siamo nelle braccia di Gesù non potremo non essere accolti come figli.

L’insegnamento di Gesù “completato” dallo Spirito Santo

Una riflessione secondo Giovanni (Gv 16, 12-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Gesù aveva insegnato tutto quello che era necessario per la vita dei cristiani prima di salire al cielo? Sul terreno dell’insegnamento restavano molte cose che Gesù non aveva potuto insegnare solo per mancanza di una possibile comprensione da parte dei suoi discepoli. La funzione magisteriale di Gesù resta completa, solo che l’evangelista Giovanni ci dice che alcuni avvenimenti della vita di Gesù non furono intesi quando avvennero, ma solo dopo la risurrezione.

Credettero dopo la risurrezione a ciò che aveva detto del tempio (Cfr. Gv 2,22); all’ingresso in Gerusalemme i discepoli non pensarono subito alla profezia di Zaccaria, ma solo dopo la morte e risurrezione (Cfr. Gv 12,16); se si riferivano al futuro era logico che non fossero comprese.

Questa verità ‘completa’ non deve essere intesa nel senso che un certo numero di verità Gesù non le avrebbe insegnate e che avrebbe fatto conoscere dopo solo lo Spirito Santo. La verità ‘completa’ la dobbiamo intendere non quantitativamente, ma qualitativamente. Si tratterrebbe di una comprensione in profondità, di una penetrazione del mistero della persona di Cristo e della sua opera, del senso della sua morte, del significato universale della sua missione di salvezza…Tutto questo non poteva essere compreso allora dai discepoli. Più tardi alla luce della risurrezione, della presenza dello Spirito e della vita della chiesa, avrebbero acquistato una chiarezza che allora non potevano avere.

E tutto questo è ben dimostrato dalle lettere di san Paolo, dalla lettera agli ebrei e gli stessi vangeli scritti tutti dopo la partenza di Gesù; sicuramente ancora di più il vangelo di Giovanni, che si discosta non poco dai sinottici, anche per il suo riflettere sui fatti oltre la cronaca. Del resto, anche i sinottici sono un racconto di fede, di comprensione tipica dello stesso evangelista. Gli evangelisti non sono mai stati ritenuti come scrivani sotto dettatura, ma come discepoli carichi di fede e di amore a Cristo, e scrivevano come risuonava in loro anche personalmente la vita di Gesù. Nessun vangelo è una asettica cronologia di fatti storici.

Gesù parla di verità completa e non di nuove verità; quindi, di una conoscenza più profonda, di una conoscenza e consapevolezza sempre crescente di quello che egli aveva detto e fatto. Ciò allora non contraddice quello che Gesù aveva detto in precedenza (Cfr. Gv15,15), quando li ha chiamati amici e ha detto che aveva comunicato loro tutto quello che aveva udito dal Padre.

Gesù promette lo Spirito perché porti i cristiani a una comprensione profetica degli avvenimenti in tutte le situazioni in cui verrà in seguito a trovarsi la Chiesa e lo fa sperimentare ai discepoli quando ancora Lui si dà a vedere da risorto. Sarà questo Spirito a glorificare Gesù aiutando i discepoli a comprendere che l’umiliazione di Cristo, la sua morte in croce, non fu una fine, ma il principio della “elevazione” verso il Padre. Lui li avrebbe portati alla comprensione totale di quello che durante il ministero terreno di Gesù era rimasto quasi nascosto o incomprensibile.

Del resto, gli stessi sinottici e Giovanni hanno variazioni interessanti di comunicazione nel modo si raccontare i fatti, non solo dovuto alla mentalità dell’evangelista o al tipo di gente cui era rivolto il vangelo da ciascuno scritto (ai romani, agli ebrei, ai pagani…), proprio perché lo Spirito lavorava in loro per una comprensione sempre più profonda del mistero di Cristo, e oggi lo Spirito lo fa ancora in ogni cristiano. Gesù è sempre stato il mandato dal Padre per la salvezza del mondo e questo potrà conoscerlo e farlo conoscere lo Spirito che abbraccia tutta la profondità di Dio nella vita trinitaria. Lo Spirito non è un interprete che viene da una università più colta per spiegare a noi ignoranti la vita di Dio, ma è sempre nella vita di Dio, Dio Lui stesso.

8 Maggio 2024
+Domenico

È bene per voi che io me ne vada

Una riflessione secondo Giovanni (Gv 16, 5-11)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Audio della riflessione

L’esperienza del cristiano ha dovuto presto fare i conti con il termine della vita umana di Gesù sulla Terra. Con la morte e risurrezione il suo stare sulla terra da uomo è terminato. La partenza di Gesù non solo era un bene per i discepoli, ma era necessaria. Lui sta parlando con loro della sua morte e se non muore non sarà inviato nel mondo il Consolatore e il senso della morte di Cristo ce lo può far capire solo lo Spirito Consolatore. Solo alla luce dello Spirito i discepoli e noi possiamo capire la figura e la storia di Gesù. Se dobbiamo essere testimoni di Cristo, dobbiamo essere illuminati dallo Spirito per sapere con chiarezza chi è Gesù, che cosa ha significato la sua presenza nell’umanità, quale è stato il senso della morte e resurrezione di Gesù.

Ogni cristiano, ce lo dice anche la storia recente di tutti i giorni, subirà persecuzioni, che sarebbero intollerabili se non fossimo convinti e sicuri delle ragioni per cui ci perseguitano.  Il chi è Gesù per noi e per l’umanità è sempre un regalo di Dio attraverso lo Spirito. Infatti, il compito che Dio Padre gli ha dato è stato triplice: convincerci del peccato, della giustizia e del giudizio

Del peccato: lo Spirito dice che il peccato con la morte e risurrezione di Gesù è stato prescritto e condannato. Gesù è il vero innocente, contro tutte le falsità dei giudizi umani, sia dei farisei, che dei Romani. Le sedute dei tribunali sia religioso con Anna e Caifa, sia civile con Pilato sono state delle farse omicide

Della giustizia: lo Spirito ci garantisce che la causa di Gesù, come quella dei credenti è giusta. Gesù è tornato dal Padre, nel luogo da cui era venuto. La sua sarà sempre la lontananza di un presente, o meglio, la presenza di un lontano.  

Del giudizio: Gesù sarà sempre nella chiesa un ricordo permanente del giudizio condannatorio che è riservato al mondo incredulo o chiuso nella sua sufficienza e arroganza che non ammette ingerenze di nessuno, neppure di Dio, nella vita umana.

Sono verità abbastanza chiare che devono far parte della nostra coscienza di credenti in Gesù Cristo morto e risorto per noi.

7 Maggio 2024
+Domenico

Coraggio! La battaglia l’ho vinta io per tutti voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,29-33)

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Audio della riflessione

Se poniamo mente a tutto quello che sta capitando nel mondo, ci assale talvolta una tale delusione da stroncare ogni cauto ottimismo. Il male sembra sempre esorbitante, più grande, più forte, più pervasivo del bene. Le cronache purtroppo hanno deciso, forse per natura loro, di fare colpo solo con le notizie cattive. Ma il male veramente c’è. Ogni secolo ha la sua barbarie, ogni uomo è capace di mali impensati, di crudeltà inaudite. La paziente arte di chi vuol cambiare, aiutare il bene ad emergere è sempre soffocata da grandi malvagità. Non è raro il caso che proprio le persone che darebbero un contributo determinante a processi di pacificazione vengano uccisi. È il regno delle tenebre che vuole imporsi.  

Gesù dice perentorio: In questo mondo avete da soffrire, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo. Sembrano riecheggiare in questa parola di Gesù quegli innumerevoli: non abbiate paura di Giovanni Paolo II che hanno dato tanto coraggio ad ogni persona o chiesa impaurita. La paura non è un atteggiamento cristiano; l’idea anche lontana che c’è qualche difficoltà che non possiamo superare nell’impostare una vita buona o nel fare del bene non deve avere spazio nella vita di nessuno. È come se avessimo da fare una battaglia decisiva, determinante, conclusiva e che già ci sia chi l’ha vinta per noi. Questa è la forza del cristiano.  

Il mondo è cattivo? È pieno di malvagità? Non temere, io ho vinto il mondo. 

Il mondo è il regno degli egoismi e dell’ingiustizia? Non temere io sono l’amore che li distrugge. 

Il mondo è una guerra infinita? Non temere io vinco soprattutto le guerre. 

Il mondo è un male che si insinua nelle pieghe della tua vita interiore? Non temere io sono la luce che lo dissolve. 

Il mondo è dolore e disperazione? Io sono amore e speranza. 

Non aver paura è importante, ma non perché è una bella frase, ma perché è una forza interiore che ci viene regalata dalla fede in Dio, dal saperci amati oltre ogni immaginazione, dalla certezza che il male non può vincere Dio. Diventa allora una forza nuova e un segnale che passa nelle nostre vite come speranza quotidiana.

22 Maggio
+Domenico

Dio ci regala sempre una gioia immeritata

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,23b-28)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Audio della riflessione

Si coglie anche con estrema semplicità nell’aria quando sta cambiando nella vita propria o di una comunità o di una città il contesto, lo scorrere dei giorni, una situazione di serenità raggiunta anche a fatica in cui ci si è abituati a scambiare pensieri, affetti, amore, modi di pensare, collaborazioni, intese, sacrifici e pene.  

È la partenza anche dolorosa, ma sempre carica di speranza, di un figlio o una figlia che si sposa, è la dolorosa morte di un congiunto, è il venir meno di una persona che ha fatto da riferimento indiscusso, che ha portato grandi novità e bontà a tanti. Ricordiamo la morte di Papa Giovanni 23mo in quel caldo giugno di tantissimi anni fa, di Paolo VI nel pesante agosto di un anno triste di morti violente per le brigate rosse, che hanno avvelenato i suoi ultimi giorni pur pieni di grande serenità e speranza, di papa Giovanni Paolo II in quell’aprile non troppo lontano.  

Ciascuno ha nella sua vita la tensione di attese imminenti di grandi cambiamenti. La comunità degli apostoli così viveva l’imminente partenza di Gesù, la conclusione della sua presenza tra di loro.  

Gesù dice che ritorna al Padre: è una partenza che può solo creare gioia perché si compie la sua missione. La sua è una conclusione di una vita regalata in maniera unica, non un fallimento. Diversa era la tremenda situazione della sua morte che aveva lasciato gli apostoli nella più nera disperazione, difficile a risalire anche con tutta la paziente presenza di Gesù risorto in mezzo a loro. Finiva il suo cammino sulla terra e iniziava quello della chiesa. Questa vita della chiesa iniziava con il dono della preghiera, di un dialogo assolutamente ascoltato con amore dal Padre, con la presenza di una parola chiara e avvincente: “vi parlerò apertamente”. Si tratta di una gioia piena, senza ombre di disperazione che si allungano sulla quotidianità, perché può contare sulla sua presenza nel corpo e nel sangue dell’Eucaristia, soprattutto sulla presenza dello Spirito. Santo. 

È la gioia che nasce dalla certezza di una salvezza donata senza rimpianti. È una gioia immeritata e che non sta nelle mani dell’uomo, ma di Dio. Nessuno ve la potrà togliere. A noi allora è richiesto solo di amare Gesù e credere in Lui, è richiesto di accogliere, che è diverso da un impossibile meritare. Il padre stesso vi ama, perché a me volete un bene assoluto, senza riserve, con tutta la vostra nuova vita e la vostra passione.

20 Maggio
+Domenico

Contro ogni evidenza la croce si cambierà in gloria

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,20-23a)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Audio della riflessione

Fa parte dell’esperienza umana venire al mondo attraverso il dolore del parto. Per le mamme giovani alla loro prima esperienza è preceduto da una attesa sempre molto apprensiva. I dolori del parto sono intensi, ma è intensissima la gioia di aver tra le braccia un bimbo. Dice Gesù nel vangelo: “La donna quando partorisce ha tristezza, perché è venuta la sua ora. Ma quando ha partorito il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è nato un uomo al mondo.” È dolore intenso quello del parto, molte donne dicono a noi maschi: voi non potete capire. È nel mistero della nostra esistenza. Per questo siamo diversi, per questo ciascuno ha una sua vocazione precisa, una sua originalità.  

Deve essere così anche il rapporto che dobbiamo avere con la vita cristiana nella sua quotidianità, nel suo svolgersi lungo la storia. Nel mondo, nella battaglia per la vita sicuramente dovremo affrontare tristezza. In ogni esistenza umana si creano le condizioni di un parto, si prova tristezza per una attesa che sembra infinita, per una speranza che sembra svanire, per un male che sembra sopraffarci, ma, Gesù dice, la gioia che proverete a stare con me, a incontrare di nuovo me, alla mia venuta definitiva non ha paragoni. Siamo chiamati alla gioia. Papa Benedetto continuava a ripeterlo a tutti: siamo fatti per la gioia e Gesù è la nostra gioia. Papa Francesco ha impostato la vita della chiesa sulla Gioia del Vangelo. 

Per questo diventerà sempre più importante per un cristiano saper attendere, vivere di speranza, avere dentro la certezza che contro ogni apparenza, o evidenza, la croce si cambierà in gloria. Così è stato di Gesù e così sarà di ogni discepolo. 

La mamma non rinfaccerà mai a suo figlio i dolori del parto, ma ne trarrà sempre motivo nuovo di attaccamento e di amore anche contro ogni evidenza e ingratitudine. Siamo mamme dicono quando c’è da lenire un dolore, davanti alle bare dei figli. Non è un dolore disperato, ma la forza di una speranza.  

Siamo certi che Dio ci darà la gioia come quella della mamma dopo il parto, la nostra tristezza affrontata per la giustizia e per l’amore, per un mondo nuovo si trasformerà in gioia. Il dolore è di un momento, la gioia è eterna. A noi il compito di non godercela da soli, ma di coinvolgere tutto il nostro mondo in un cuore che espande gioia vera ovunque.

19 Maggio
+Domenico