Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 32-33) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 29-33)
«Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».
Audio della riflessione
Se poniamo mente a tutto quello che sta capitando nel mondo, ci assale talvolta una tale delusione da stroncare ogni cauto ottimismo: il male sembra sempre esorbitante, più grande, più forte, più pervasivo del bene.
Le cronache purtroppo hanno deciso, forse per natura loro, di fare colpo solo con le notizie cattive … ma il male veramente c’è! Se serviva una dimostrazione la pandemia ce l’ha data: ogni secolo ha la sua barbarie, ogni uomo è capace di mali impensati, di crudeltà inaudite.
La paziente arte di chi vuol cambiare, aiutare il bene ad emergere è sempre soffocata da grandi malvagità: non è raro il caso che proprio le persone che darebbero un contributo determinante a processi di pacificazione vengano uccisi: è il regno delle tenebre che vuole imporsi.
E Gesù dice perentorio: “In questo mondo avete da soffrire, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo.”
Sembrano riecheggiare in questa parola di Gesù quegli innumerevoli “non abbiate paura” di san Giovanni Paolo II che hanno dato tanto coraggio a molti di noi: la paura non è un atteggiamento cristiano! L’idea anche lontana che c’è qualche difficoltà che non possiamo superare nell’impostare una vita buona o nel fare del bene non deve avere spazio nella vita di nessuno: è come se avessimo da fare una battaglia decisiva, determinante, conclusiva e che già ci sia chi l’ha vinta per noi.
Questa è la forza del cristiano!
Il mondo è cattivo? È pieno di malvagità? “Non temere, Io ho vinto il mondo!”
Il mondo è il regno degli egoismi e dell’ingiustizia? “Non temere, Io sono l’amore che li distrugge!”
Il mondo è una guerra infinita? “Non temere, Io sono la pace sopra tutte le guerre!”
Il mondo è un male che si insinua nelle pieghe della tua vita interiore? “Non temere io sono la luce che lo dissolve!”
Il mondo è dolore e disperazione? “Io sono amore e speranza!”
Non aver paura è importante, ma non perché è una bella frase, ma perché è una forza interiore che ci viene regalata dalla fede in Dio, dal saperci amati oltre ogni immaginazione, dalla certezza che il male non può vincere Dio.
Diventa allora una forza nuova e un segnale che passa nelle nostre vite come speranza quotidiana. Soprattutto in questa attesa dello Spirito ci possiamo aprire a una speranza certa, e continueremo a pregare dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione esegetica sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,4b-15)
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
4 Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato. Non ve le ho dette dal principio, perché ero con voi. 5 Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? 6 Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7 Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. 8 E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9 Quanto al peccato, perché non credono in me; 10 quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; 11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. 12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Audio della riflessione esegetica
La festa dell’Ascensione di Gesù al cielo ci permette oggi di guardare alla vicenda di Gesù in termini più completi.
Noi siamo abituati a pensare alle azioni di Dio con i nostri modi di procedere, i nostri tempi, le nostre tappe, quasi che Dio debba comportarsi alla maniera umana. Finchè Gesù visse sulla terra come Figlio di Dio che ha assunto la nostra condizione umana, la divinità di Gesù si è espressa seguendo le leggi, i tempi, la maturazione progressiva dell’umanità. Infatti dice il vangelo che Gesù cresceva in età, sapienza e grazia. Ha avuto bisogno di san Giuseppe e di Maria per costruirsi come uomo, come ebreo, come persona, appartenente a un popolo, con tradizioni, riti, modi di vivere. I discepoli hanno sempre fatto questa esperienza con Gesù e dopo la sua morte pensavano che la persona di Gesù fosse finita in maniera così ingloriosa e marcatamente di fallimento. La risurrezione di Gesù che tutti loro hanno sperimentato, e Tommaso per ultimo, li aveva sicuramente rincuorati: non era stata la morte così ignominiosa l’ultima parola detta sua di lui. Leggendo gli evangeli vediamo come gli apostoli e i seguaci di Gesù, prima di capire il significato della risurrezione ce ne hanno messo di tempo e di conversione del loro modo di pensare a Gesù Risorto. Sicuramente hanno pensato che Gesù fosse tornato a vivere la stessa vita di prima. Interessante al riguardo il comportamento della Maddalena, che, preoccupata di più del suo corpo martoriato e cadavere che era scomparso dalla tomba, quando lo ha visto risorto pensava a un ritorno di Gesù alla vita come era stato Lazzaro dopo il miracolo che Gesù aveva compiuto sul suo cadavere. La Risurrezione di Gesù invece è stata un fatto completamente diverso dallo spostamento della data di una morte, come sarebbe avvenuta normalmente per Lazzaro a suo tempo; la risurrezione invece era una nuova creazione, una vita nuova che esaltando la stessa persona di prima e la sua vita la collocava nella vita di Dio, fuori dal tempo, fuori dalla successione dei giorni, fuori dalla provvisorietà e del conseguimento di ogni realtà dentro tappe che sicuramente stanno nella nostra esistenza terrena. Questi, se volete, possono sembrare ragionamenti un poco astratti, ma ci aiutano a capire che con la risurrezione di Gesù si è avverata anche la sua collocazione (detto in forma umana) nella vita di Dio. Per Gesù: Risurrezione, Ascensione e invio dello Spirito Santo sono stati fatti avvenuti nello stesso istante. Per noi averli visti narrati nel vangelo in date diverse è stato necessario per gustare, capire, vivere questa nuova vita di Gesù entro la nostra struttura umana, ma il Signore non è legato ai nostri tempi, anche se ha a che fare con la nostra umanità che ha bisogno di tempi e di esperienze per capire il piano di Dio.
Se la Risurrezione fosse stata compresa dagli apostoli come una continuazione della vita di prima, come avrebbe fatto Gesù a far capire che Lui era venuto per annunciare la buona notizia della salvezza a tutto il genere umano e non solo agli ebrei della Palestina? Il loro attaccamento al maestro è ancora superficiale: il destino di Gesù è la salvezza del mondo e Lui non appartiene solo ai discepoli, ma a tutti gli uomini. Il vero Gesù, Figlio di Dio non è quello secondo la carne, ma quello secondo lo Spirito, di cui continuamente parlava; è necessario che io vada e dopo vi manderò lo Spirito. Invece di essere tristi dovevano aprirsi a questa grande novità e nuova presenza dello Spirito Santo. Il suo andarsene secondo la carne è perché si spezzino tutti i limiti della sua presenza, perché cioè abbia inizio la missione del suo Spirito, che varcando i confini di Israele avrebbe parlato tutte le lingue e riempito la terra. Non è una questione psicologica, ma reale e oggettiva, un passaggio dal Gesù storico, visto, ascoltato, palpato al Cristo della fede, cui Gesù aveva da sempre orientato i suoi ascoltatori. Gesù con la sua morte non se ne va, ma viene e viene fino alla fine dei tempi. Le apparizioni pasquali sono già questa venuta del Cristo. Infatti la croce ha un doppio valore, che è questo:
secondo la carne essa è passione, sofferenza, morte e scomparsa dal mondo
secondo lo spirito è elevazione e presenza perenne del Cristo nella vita e destino degli uomini
Il mistero dello Spirito Santo è lo stesso mistero della presenza perenne del Cristo; Gesù vive in maniera reale nel mondo e vive realmente nella chiesa, suscitata dallo Spirito inviato per la prima volta agli Apostoli.
Nel mondo ci sarà sempre battaglia tra luce e tenebre, tra carne e spirito, ma chi la condurrà sarà lo Spirito Santo, che accuserà il mondo, come dice il vangelo, quanto al peccato, alla giustizia e al diritto. Lo Spirito è chiamato Paraclito, che significa avvocato o meglio pubblico ministero. La storia del mondo non è da vedere solo negli ultimi tempi in termini apocalittici, di grandi sconvolgimenti, ma anche come un processo che sta dentro tutta la storia e va verso una sua conclusione.
Lo Spirito Santo convince che il peccato non l’ha fatto Cristo, ma il mondo che è reo di aver respinto e ucciso Gesù, che era la luce, preferendo a Lui le tenebre. Il peccato del mondo è questo resistere pervicacemente all’annuncio del vangelo
Lo Spirito Santo ci fa capire che giustizia autentica, quella vera è questa: quel Gesù, che è stato ucciso è assolutamente innocente e dimostra che questa giustizia si può far gioco di quella umana che lo ha messo in croce, perché con la sua Risurrezione è entrato nella gloria dello stesso Dio Padre.
Lo Spirito Santo ancora ci rivela che il giudizio è quello rivelato dalla croce. Satana, principe di questo mondo è già stato giudicato; lui sembra forte e sicuro di sé, ma è sotto la potente mano di Dio e la sua potenza è inefficace.
Dentro questo processo contro lo spirito del mondo tutti i discepoli di Gesù non solo godono di una assenza di timori, di una invincibile forza morale, ma conoscendo la vittoria del triplice processo ottenuta dallo Spirito Santo assumono pure una capacità profetica per ogni futuro.
Queste verità non sono frutto della intelligenza o della intuizione umana, non sono proporzionate alla nostre facoltà conoscitive, ma fanno parte del grande disegno che Dio ha sul mondo, sull’umanità, su tutte le potenze anche infernali e che noi conosciamo proprio dallo Spirito Santo, perchè solo Lui scruta le profondità di Dio.
Per cui, (grandezza della vita cristiana!), noi verremo a conoscere il senso recondito della vita umana di Gesù, illuminerà la nostra memoria di Lui, darà ai suoi apostoli una intuizione di maggior conoscenza, adatta a cogliere il senso unificante delle parole e dei fatti della vita di Gesù e loro lo trasmetteranno a tutte le generazioni a venire. La pienezza della rivelazione di Gesù avverrà solo alla fine dei tempi e noi vi siamo introdotti quasi da profeti dallo Spirito Santo.
Occorrerà tutta la storia del mondo e dell’umanità perché si sveli pienamente tutto il progetto d’amore di Dio per il creato. Sicuramente possiamo profetizzare che il processo al mondo e al Maligno sarà sempre vinto da Gesù, tramite lo Spirito Santo.
La salvezza di Dio in Gesù raggiungerà tutti i confini della terra, tutta l’umanità, non c’è potenza del male che abbia a prevalere, Gesù proprio dalla croce trionferà come ha già iniziato a fare dal Calvario effondendo lo Spirito. Infatti la più bella descrizione della sua morte non è spirò, ma emise lo Spirito.
E il tempo di Pasqua è tempo di effusione dello Spirito che si compirà a Pentecoste.
«In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l’ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre».
Si coglie anche con estrema semplicità nell’aria quando sta cambiando nella vita propria o nella vita di una comunità o di una città … il contesto, lo scorrere dei giorni, una situazione di serenità raggiunta anche a fatica in cui ci si è abituati a scambiare pensieri, affetti, amore, modi di pensare, collaborazioni, intese, sacrifici e peneche … cambia: è la partenza anche dolorosa, ma sempre carica di speranza, di un figlio o una figlia che si sposa, è la dolorosa morte di un congiunto, è il venir meno di una persona che ha fatto da riferimento indiscusso, che ha portato grandi novità e bontà a tanti.
Ricordiamo tutti la morte di Papa Giovanni 23mo: in quel caldo giugno di tantissimi anni fa, di San Paolo VI nel pesante agosto di un anno triste di morti violente per le brigate rosse, che hanno avvelenato i suoi ultimi giorni pur pieni di grande serenità e speranza, di papa Giovanni Paolo II in quell’aprile non troppo lontano.
Ciascuno ha nella sua vita la tensione di attese di grandi cambiamenti imminenti.
La comunità degli apostoli così viveva l’imminente partenza di Gesù, la conclusione della sua presenza tra gli apostoli … e Gesù dice che ritorna al Padre: è una partenza che può solo creare gioia perché si compie la sua missione! La sua è una conclusione di una vita regalata in maniera unica, non è un fallimento.
Diversa era la tremenda situazione della sua morte che aveva lasciato gli apostoli nella più nera disperazione, difficile a risalire anche con tutta la paziente presenza di Gesù risorto in mezzo a loro.
Finiva il suo cammino sulla terra e iniziava quello della Chiesa: questa vita della Chiesa iniziava con il dono della preghiera, di un dialogo assolutamente ascoltato con amore dal Padre, con la presenza di una parola chiara e avvincente, “vi parlerò apertamente”: si tratta di una gioia piena, senza ombre di disperazione che si allungano sulla quotidianità, perché può contare sulla sua presenza nel corpo e nel sangue dell’Eucaristia, soprattutto sulla presenza dello Spirito Santo.
E’ la gioia che nasce dalla certezza di una salvezza donata senza rimpianti, è una gioia immeritata e che non sta nelle mani dell’uomo, ma di Dio.
“Nessuno ve la potrà togliere.”
A noi allora è richiesto solo di amare Gesù e credere in Lui, è richiesto di accogliere, che è diverso da un impossibile meritare.
“Il padre stesso vi ama, perché a me volete un bene assoluto, senza riserve, con tutta la vostra nuova vita e la vostra passione .. e io vi manderò lo Spirito Santo” … e noi in questi giorni preghiamo sempre dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,20) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 16-20)
«In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.»
Audio della riflessione
La gioia e la tristezza si mescolano spesso nella nostra esistenza: la vita è fatta di soddisfazioni pulite, talvolta di torti subiti, di risultati raggiunti, di frustrazioni per l’incapacità sperimentata … si gioisce della nascita, si piange per una morte, si è sofferenti per la malattia che non ti aspettavi, si è contenti per la salute ritrovata … ma spesso il dolore è quello che ti infliggono gli altri che ti vogliono male o che infliggi tu per la tua cattiveria.
Per i cristiani, per i suoi seguaci Gesù predice che la loro vita sarà segnata da contrarietà: c’è un mondo che troverà “gusto” a farli soffrire, si scatenerà contro di loro la cattiveria di tanti.
Il secolo scorso, ma così pure quello nostro che è cominciato soltanto da vent’anni, è stato un secolo di grande persecuzione per la chiesa, per i cristiani, per la loro fede in Gesù: molti hanno pagato il loro credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, con la vita; popoli interi sono stati spazzati via dalla faccia della terra perché si voleva estirpare il cristianesimo per sempre!
Le rivoluzioni contro la fede, le campagne contro Dio, le guerre contro la Chiesa hanno bagnato tante terre di sangue e dolore; ancora oggi si avvera quel che dice il vangelo: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà.
E’ la prova, il male che si è abbattuto sullo stesso Gesù. E’ una legge misteriosa che è inscritta nella vita di chi ama Dio.
“Ma la vostra afflizione si cambierà” in gioia, dice il Signore: al dolore c’è sempre una fine. Si può assolutamente dire che da quando Gesù è morto ed è risorto, il dolore, il male, la morte hanno scritto nel loro DNA la parola fine.
La crudeltà, il livore, la cattiveria, l’intolleranza, la persecuzione, la malattia, la solitudine, tutti i dolori e le cattiverie che nascono nell’umanità sono state vinte dal Dio Crocifisso. Su quella croce sono stati inchiodati tutti i mali e ne è nata la vita senza fine. La tristezza del male si cambierà in gioia del bene.
Sono solo gli occhi della fede che permettono questa visione, e occorre ragionare con altri criteri, mettere la nostra speranza in Lui, per non lasciarci vincere dalla tristezza o dalla cattiveria … e avere la costanza di pregare – come facciamo in questi giorni – sempre Vieni Spirito Santo!
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 13) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 12-15)
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
Audio della riflessione
Spesso ci mancano le forze: vediamo tutto il male che c’è da combattere, abbiamo davanti le sfide della cultura, dei mass-media, della mentalità imperante e ci sentiamo deboli, inadatti, incapaci … manchiamo di allenamento, siamo senza nerbo …
La vita cristiana la nascondiamo con la scusa che occorre essere miti e umili: in verità siamo senza slancio, abbiamo muscoli rattrappiti dall’inerzia che domina sovrana sulla nostra vita spirituale … crediamo che tutto vada avanti da solo e quando capiamo che ci dobbiamo mettere la nostra vita non riusciamo nemmeno a stare in piedi, non riusciamo a portare il peso di un rinnovamento.
Tanti sono gli elementi che devono sparire dalla nostra vita: gli affetti sbagliati, le piccole o grandi passioni sregolate, le idiozie, cui siamo abbarbicati e che ancora ci … frenano nel cammino della vita, gli idoli che popolano le nostre mensole e che ci attardano nel cammino verso la santità, le ferite da cauterizzare, per non stare tutta la vita a leccarcele e a rimpiangere i tempi passati.
Ciascuno di noi ha da essere provato dal fuoco per resistere, per essere limpido, per dire a tutti che la sua vita è cambiata, che non fa più la fila dello spaccio di qualsiasi sostanza, di qualsiasi placebo o oroscopo: non vuole più surrogati, ma vita vera!
Possiamo avere ogni bellezza e potenza, possiamo dare l’impressione di essere irresistibili, abbiamo fascino, magari un corpo da fare invidia … abbiamo calcolo, furbizia, fortuna, ma se manca l’amore tutto resta senza senso e la vita che ne può nascere è soltanto illusione.
Gesù conosce bene il nostro cuore e non può lasciare soli in balia della debolezza, della confusione i suoi discepoli, e anche noi stessi che lo vogliamo seguire.
Ecco allora la grande promessa con cui ha dato forza e vigore alle nostre debolezze: ci manda lo Spirito che è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere; colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa; ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale e ci offre il perché di ogni nostra sete e di ogni nostra passione.
Non solo, ma … lo Spirito Santo sempre ci riempie dei suoi doni per guarire le nostre ferite, farci capire la parola di Gesù, alleviare le nostre sofferenze, aiutare a convertire i nostri cuori.
E allora noi, in questi giorni, non smetteremo di dire “Vieni Spirto Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 5-11)
«Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.»
Audio della riflessione
Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza; quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue – giustamente – la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo … ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa tradisce col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.
Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione: erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte … e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele.
La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile … adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva: “Perché ho detto queste cose – ciò aveva anticipato che Gesù sarebbe tornato al padre – la tristezza ha riempito in vostro cuore”.
Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio … la vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza … ma Gesù non si sottrae mai: anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile! Verrà a voi il Consolatore.
Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza: è il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito Santo.
E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.
Lo spirito è la certezza fatta persona che Dio abita sempre in noi e non ci abbandona mai … e noi non smetteremo di pregare in questo tempo “Vieni, Spirito Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 29-33)
Audio della riflessione
Ci facciamo spesso domande sulla fede, sull’eternità, sull’aldilà, sul mondo soprannaturale e le risposte non ci danno mai evidenza e soprattutto certezza.
Tra certezza e verità – però – c’è una bella differenza: la fede, l’aldilà, il soprannaturale stanno dalla parte della verità.
La fede non è certezza umana baldanzosa, sicura, schiacciante, non elimina mai completamente il dubbio, l’oscurità, è continuamente messa in discussione dalla tentazione e dalla prova, e questo – val la pena di ricordarlo sempre – significa che la persona è sempre libera di credere, non ne è costretta come se si trattasse di un teorema matematico dimostrabilissimo dalla ragione.
Con Gesù i discepoli avevano fatto molta fatica a stargli dietro col pensiero, a capire che cosa volesse dire quando parlava del Padre, del regno dei cieli e – finalmente dopo averci messo il naso, si direbbe con san Tommaso – si sono rassicurati.
“Adesso finalmente parli chiaramente: della serie non è che siamo meglio noi che ci siamo sforzati di entrare nel tuo modo di pensare – no – sei Tu che parli chiaramente. Almeno sul monte alcuni di noi Ti hanno visto trasfigurato, Ti sei mostrato veramente per quello che sei, anche se sei venuto più vicino alle nostre aspettative” … e pensano ormai che ogni problema sia superato.
Tutto è chiaro ai loro occhi. Nel loro entusiasmo c’è qualcosa di infantile e di umano: l’orgoglio di essere alla scuola di un uomo straordinario che sa tutto e soprattutto sa farsi capire.
E Gesù, come se facesse loro una doccia fredda, dice: “Adesso capite? Arriverà il tempo della prova, della disillusione, della fatica di entrare fino in fondo nel mio mistero.“
Si erano tutti adagiati sulla focosità e certezza di Pietro dopo la Trasfigurazione; che disse Pietro allora? ” Signore vogliamo stare qui sempre, ci facciamo tre capanne e stiamo a contemplarti soltanto”.
E’ facile avere fede nel Cristo splendente e glorioso sul Tabor, ma difficilissimo accettare, senza scandalizzarsi, il Cristo dell’angoscia dell’orto degli ulivi, del disprezzo e del gioco sadico dei soldati, le urla della morte sul Calvario, l’annullamento dentro nella tomba, ma anche il Cristo che si nasconde in questo tempo di pandemia, nelle sofferenze indicibili dei morenti.
Lo Spirito Santo solo ci può aiutare a colmare la nostra incapacità di capire e di affidarci … e ci affidiamo a Lui.
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv16, 23b-28)
Audio della Riflessione
Facendo pulizia tra le cose accumulate in dieci traslochi – che non auguro a nessuno – ho trovato quattro foglietti polverosi intitolati “cento chiavi per la preghiera”: è una serie di definizioni della preghiera che risalgono a un scritto del 1977 in cui la prima chiave è “Pregare è ascoltare Dio che parla” e la centesima è “Pregare è credere che nel profondo della notte c’è la luce“.
Si passa dal destinatario che, per chi crede, è Dio, alla situazione umana di ciascuno in cui si sperimenta la notte, la solitudine, il buio della vita.
Nel brano di Vangelo che la Chiesa ci propone oggi si tratta della preghiera, e in modo particolare della preghiera nel nome di Gesù: “Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà… perché la vostra gioia sia piena”.
Nella mentalità semitica il nome ha una forza particolare, contiene la potenza della persona che rappresenta: la preghiera fatta nel nome di Gesù – quindi – è una preghiera che nasce da una profonda intimità con Lui, che ci porta a interpretare e a appropriarci dei suoi sentimenti, dei suoi desideri, delle aspirazioni sue; in altre parole è come far pregare Cristo dentro di noi.
Immaginate allora quanto può essere vera efficace la preghiera nel nome di Gesù: i sentimenti di Gesù li conosciamo bene, sono quelli espressi nella preghiera che proprio Lui ci ha insegnato, il Padre nostro.
Lì ci stanno le autentiche istanze della preghiera cristiana: la manifestazione della gloria del Signore, il Padre, la venuta del suo regno, l’attuazione della Sua volontà, il perdono dei peccati, la sua compagnia che ci preserva durante la tentazione; ci stanno le richieste anche del pane quotidiano, perché la salvezza si attua in questo mondo e nella sua storia in cui dobbiamo avere il necessario per vivere.
Quindi possiamo chiedere nel nome di Gesù anche doni pratici, temporali, mettere davanti a Dio le preoccupazioni del vivere di ogni giorno: Gesù si è incarnato nella vita umana, l’abbiamo contemplato nella festa del lavoro, come figlio del carpentiere e carpentiere lui stesso.
Ci sta l’apprezzamento della salute – allora – della vita, della dignità del lavoro, della mansuetudine … le beatitudini tutte insomma, che sono i profondi sentimenti di Gesù. Ci sta il cambiamento radicale di vita personale e sociale che abbiamo intuito durante l’epidemia, su cui preghiamo sempre che si dica la parola fine.
Se alla base c’è il desiderio, la richiesta che si faccia la sua volontà, vuol dire che non daremo la stura ai nostri fini meschini ed egoistici.
Si scrive allora dentro di noi un discernimento generoso, una scelta che coinvolge il prossimo, una domanda che sta nel cuore di Gesù, in tutta la sua vita, in tutto il suo Vangelo.
Questo discernimento non siamo capaci di farlo da soli, perché siamo fondamentalmente autocentrati, e allora supplisce lo Spirito Santo, coi suoi doni che cesellano in noi la figura, il pensiero, i sentimenti, la personalità di Gesù.
Così la nostra preghiera non sarà mai una lagna, una rivendicazione, una pretesa e sicuramente sarà esaudita da Dio Padre.
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 20-23a)
Audio della Riflessione
Credo che sia un tormentone sempre per tutti quello del “perché della sofferenza” come elemento determinante e invincibile della vita umana.
Quante volte ci siamo domandati: “ma perché devo sopportare questo dolore senza colpa mia?” Perché i bambini devono soffrire senza nessuna … non solo colpa, ma anche consapevolezza di essa?
Per questo forse nella bibbia la gioia è sempre il grande segnale di un mondo nuovo, del mondo futuro: essa tuttavia nascerà dalle tribolazioni di un parto doloroso.
Come dalle doglie di un parto nasce una nuova vita per la donna, così dalle sofferenze e dall’oscurità del Venerdì Santo scaturirà la gioia e la luce della Pasqua.
Bellissima questa immagine di Gesù ,che al problema più difficile del dolore, e alla presenza insopportabile e incomprensibile in ogni vita della sofferenza, pone come chiave di soluzione la vita peculiare della donna, la sua maternità che la qualifica e la fa grande in dignità e compito per l’umanità.
La sofferenza allora è quasi una legge della vita, anzi della nascita alla vita.
Da qui tutti i nostri interrogativi: come può la sofferenza, che apparentemente è soltanto forza negativa e annientatrice, essere all’origine del parto del nuovo Regno di Dio? Sarebbe falso pensare che Dio si serve deliberatamente della sofferenza come di una tappa per instaurare il suo regno.
La sofferenza non è voluta in se stessa, ma diventa un momento ineliminabile, perché l’instaurazione del Regno di Dio avviene sempre in una dialettica di lotta e di opposizione che scatena le forze del male, messe in moto dalla libertà umana.
La vittoria sappiamo che è sempre preceduta da una lotta, spesso mortale, e la lotta non è mai un innocuo esercizio di ginnastica, ma è agonia e scontro di avversari.
Ci possiamo fare allora un’altra domanda che sta all’origine della sofferenza: perché quando nel mondo compare una bontà, c’è sempre una cattiveria che la fa soffrire? Perché il Vangelo che è una parola di pace deve sempre scatenare persecuzione?
Io leggo ogni giorno il martirologio, cioè un calendario che quotidianamente ti dice quanti, in quel giorno, nella storia del mondo, furono ammazzati per la loro fede: è un elenco di cattiverie e di crudeltà inimmaginabili, uscite solo da menti cattive, ma anche la visione dei volti che nei tormenti offrono uno spettacolo impensato di serenità e di gioia di fronte alla morte.
Infatti noi sappiamo che la vittoria sul male è sicura perché Gesù con la sua morte e la sua risurrezione ha vinto tutto il male.
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 12-15)
Audio della riflessione
Che la nostra vita e la consapevolezza di essa, del suo valore, dei suoi limiti, delle nostre fragilità e dei nostri valori siano sempre in continuo ridefinirsi lo abbiamo sperimentato nel nostro passare dalla fanciullezza, alla giovinezza, all’età matura – e per me alla vecchiaia – negli imprevisti difficili da comprendere e da umanizzare sempre, negli interrogativi sempre più profondi che ci abitano a mano a mano che l’umanità cresce, si compone, si ricompone, si fa cattiva e brutale, ma anche buona e generosa.
E’ così però anche la nostra comprensione della comunicazione che Dio ha deciso di intrattenere con l’umanità, della Parola di Dio scritta nella Bibbia e presentata nella vita concreta delle persone, nella vita di Gesù, nelle vite di santi e peccatori, di popoli giusti e ingiusti, aperti e chiusi da muri asfissianti.
Nella scoperta e nell’approfondimento della verità del Vangelo, possiamo contare sul ruolo insostituibile dello Spirito non tanto per darci una nuova rivelazione che si aggiunge a quella di Gesù, ma per illuminare, guidare, stimolare la Chiesa a interpretare sempre più a fondo la Parola del Signore.
La Parola di Dio infatti non è un deposito di proposizioni cristallizzate, è una parola vivente: è verità di Dio e quindi inesauribile nella sua comprensione e nei suoi significati.
E’ anche verità sull’uomo: verità che si porta dentro tutte le implicazioni esistenziali e storiche che questo comporta.
E’ una forza dinamica, che continua a rivelarsi nella storia, che si arricchisce attraverso la riflessione, l’esperienza, le stesse vicende storiche che come popolo di Dio viviamo.
L’assistenza dello Spirito che ci è guida nella pienezza della verità è pure stimolo per una comprensione sempre nuova e creativa e per una fedeltà di lettura e di interpretazione che rifugge da ogni avventuroso accomodamento, proposto o imposto da letture ideologiche, da potere oppressivo di falsi autoritarismi.
Immaginiamo quanto la vicenda dolorosa della pandemia da Covid-19 ci sta facendo capire il senso che la Parola di Dio può suggerirci in essa: chi ci aiuterà a capire il messaggio del Signore che la Parola di Dio scrive dentro le sofferenze, gli sforzi, le ricerche, le vite donate per la salvezza di tanti ammalati?
Credo che lo Spirito Santo suggerisca a medici, infermieri, operatori della salute, gli stessi malati sopravvissuti e passati attraverso il crogiolo del dolore che li ha investiti, suggerisca i significati nascosti della sua Parola in questa stagione dolorosa e difficile.
Non sono soltanto i teologi o noi preti e vescovi che abbiamo il dono dell’ascolto e della comprensione e interpretazione della Parola di Dio, ma anche ogni battezzato: ogni uomo di buona volontà è illuminato dallo Spirito.
Papa Francesco ci dice sempre che occorre liberare la stessa teologia dalla occupazione degli uomini di mestiere, che pure sono utili, ma non gli unici ispirati dallo Spirito Santo, che noi invochiamo su tutti i protagonisti, sofferenti, fragili e audaci, di questa stagione, di questo tempo che è sempre tempo dell’uomo e per questo tempo di Dio.
Mi aspetto che molti di questi ci dicano: quel brano di Vangelo occorre leggerlo anche così, quella parola forte di Gesù si porta dentro anche questo.
La nostra mentalità rispetto alla vita chiarisce ancora di più il dolore di Gesù e il suo amore per noi in questo senso: fateci dono di quello che vi suggerisce lo Spirito in questa Pentecoste di dolore, di apprensione e di attesa.