Il pane della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 47-48) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 44-51)

47 In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48 Io sono il pane della vita. 

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In tempi di grande confusione come sono i nostri non è raro farsi domande del tipo: chi è che ha ragione di tutti questi che ci imboniscono? I politici, le televisioni, i talk show, i nostri vecchi saggi, i rivoluzionari? La religione è ancora una prospettiva da seguire o è ormai da lasciare all’angolo, perché siamo autosufficienti? Dove sta il segreto per avere una vita vera, non succube delle strane teorie che ogni tanto qualcuno vende per definitive? E’ possibile trovare pienezza di vita o dobbiamo accontentarci sempre di ritagli, di piccoli adattamenti?

Il Vangelo non ha dubbi: la vita piena, bella, felice, completa, degna di essere vissuta, determinante, definitiva ce l’ha solo chi crede, chi si affida, chi mette la sua vita nelle braccia di Dio, di chi ha colto in Dio la direzione del suo percorso e lo continua a seguire, a cercare, a percorrere.

Per essere felici occorre avere una fede: noi cristiani diciamo occorre avere la fede nel Dio di Gesù Cristo.

Purtroppo molti dicono … che la fede provoca fanatismi e  intolleranze, è meglio starsene tranquilli, senza esporsi, facendosi ciascuno i fatti propri … la felicità quindi starebbe nel lasciarsi fare la vita dai più furbi, mettersi in balia di chi ha la capacità di farci ragionare come lui vuole, perché è potente, è persuasivo, ha tutte le immagini possibili di felicità da propinarci per svariate ore ogni giorno …

A parte che è sempre meglio qualche litigio che la “pace del cimitero” … è altrettanto vero però che l’uomo ha una sete di vita che non può passare con l’adattamento: l’uomo è un vulcano di energie, di amore, di intelligenza, di forza e deve trovare direzioni verso cui esprimerle.

La direzione che il Vangelo ci dice è quella della fede … e per prendere questa direzione Dio si pone nella vita come il pane, il nutrimento di base, la solida possibilità di crescere nella prospettiva di Lui.

Questo pane è il sapore della vita, il sapore è Lui: è la forza della vita e la forza è Lui.

Dice ancora Gesù: «Io sono il pane della vita», “io sono a disposizione per ogni vostra fame, io sono una forza che si mette dentro nella vostra esistenza, che si lascia immedesimare, che prende quasi ad essere il vostro sangue, la vostra linfa … sono dentro di voi per questo … e, se vi nutrirete di me pane di vita, vivrete sempre!”

22 Aprile 2021
+Domenico

Non ci fa paura l’eternità

Una riflessione su Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 39-40) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 35-40)

«E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Audio della riflessione

Ci sono parole che nella nostra esperienza facciamo fatica a capire … faccio qualche esempio: infinito, eterno, sempre, mai, illimitato, perpetuo, perenne … le usiamo per dire alcune esagerazioni o alcune esigenze che stanno nella nostra vita.

Vogliamo amore eterno, possibilità senza limiti, promettiamo per sempre, diciamo che non ci dimenticheremo mai … soprattutto se si pensa all’esperienza del tempo, che finisce, ci perdiamo alla ricerca dei significati.

Gesù usa uno di questi termini con grande enfasi: eterno; promette a chi gliela domanda la vita eterna, chi crede in lui avrà la vita eterna. Eterno significa pieno, senza limiti, oltre ogni tempo, senza fine.

E’ possibile per noi pensare qualcosa che non finisce mai, che continua per sempre? Nella nostra vita facciamo esperienza di realtà che hanno tutte una vita breve: tutte le cose che vediamo sono limitate; di infinito ci sono forse dei pensieri ricorrenti … tutto è caduco, tutto è finito: Sempre e mai non fanno parte della nostra esistenza o per lo meno sono riferite impropriamente al tempo della nostra vita che non ha niente di illimitato, di eterno.

Invece Gesù ci dice che chi crede in Lui ha la vita eterna, la pienezza, l’infinito, la perennità: c’è una vita che è stata guadagnata a noi dalla sua croce che avrà il massimo di felicità e che non tramonterà mai. Lui solo è capace di donarcela, di farcela vivere, di renderci degni di goderla … è la sua vocazione, è il compito che Dio Padre gli ha affidato: la sua volontà, da sempre stabilita sul mondo, è che “non perda nulla di quanto egli mi ha dato”.

Dio è Padre e se ama, ama per sempre! C’è una vocazione per ogni uomo, un dna che non tramonta e che caratterizza la vita: essere per sempre nella sua felicità.

Sono pensieri che ci danno le vertigini, perché vanno al di là di ogni esperienza, ci inondano di stupore e ci immergono in una vita che non è quella che sperimentiamo … ma sicuramente quella che desideriamo, che sogniamo, e Gesù ce l’ha presentata: Lui è incaricato solennemente da Dio Padre di non perdere nessuno di noi.

Capiamo allora ancora di più quella sua decisione irrevocabile e sofferta di prendere la croce: voleva bucare il cielo e farci tutti salire ad abitarlo per sempre, per questo ha iniziato il discorso sull’eternità dicendosi pane della vita, una vita che va ben oltre l’esperienza che abbiamo … della nostra.

21 Aprile 2021
+Domenico

Gesù: cibo per una fame impossibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,35) dal Vangelo del giorno (Gv 6,30-35)

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Audio della riflessione

Fame e sete sono bisogni che assillano ancora molta parte dell’umanità: fame e sete di pane, di nutrimento, di acqua, degli elementi fondamentali della vita umana dividono ancora l’umanità in ricchi e poveri, in affamati e sazi, in denutriti e obesi.

Parole come pane e acqua, in alcuni nostri contesti non dicono niente, in altri sono ancora e sempre l’assillo quotidiano: il bisogno di pane e di acqua, la fame e la sete non sono solo di un momento, ma tornano sempre finché viviamo, ci accompagnano per tutta la vita, sono segno di salute, di voglia di vivere …

.. e Gesù parte da questa esperienza determinante per aprire l’uomo a una prospettiva più ampia della sua esistenza: tutto il capitolo sesto di Giovanni, iniziato con una moltiplicazione dei pani, ci comunica il progetto di Gesù “pane di vita” che è culminato nel discorso eucaristico dell’ultima cena … e questa settimana la liturgia ce lo presenta ogni giorno fino alla completezza.

C’è una fame e una sete che non passa col cibo e con l’acqua; ci sono dei bisogni profondi che non si possono esaudire con cibo e bevanda; ci sarà una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete … un pane che è fatto per un’altra fame? E’ la sete di felicità, è la fame di amore: per questi bisogni occorre un altro pane, un’altra acqua.

Aveva provato quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera: “Non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro. Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito.”

Gesù si pone davanti … agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano: “vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella mia vita, nella mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?”

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore, ma anche di solidarietà, di carità, di disinteresse … non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa è la casa, la custodia del pane della vita, che è il pane di un Dio che non ci abbandona mai.

20 Aprile 2021
+Domenico

Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 26-27) dal Vangelo del giorno (Gv 6,22-29)

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

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C’è un istinto fortissimo nella nostra vita che è quello della conservazione: scatta dentro di noi per sopravvivere, fin dai primi istanti di vita ci fa piangere, urlare, chiedere perché abbiamo fame e vogliamo essere nutriti.

Un bambino non sente ragioni finché non lo si soddisfa … poi l’istinto modifica i suoi modi di esprimersi, usa la ragione, l’intelligenza, la furbizia, l’ingegno, si organizza, produce, accumula: insomma … diventa un interesse che non ti abbandona mai nella vita, tanto che se non ti lasci educare da valori più alti rischi di non uscire dal circolo vizioso che mette te al centro della vita e tutti gli altri attorno, e magari in dipendenza: allora anziché istinto diventa calcolo, cattiveria, sopruso, sfruttamento, disumanità.

L’amore deve farsi strada entro questa prepotente tendenza!

Gli ebrei del tempo di Gesù erano stati sfamati da quella prodigiosa moltiplicazione dei pani: “Che bello! Con Gesù abbiamo risolto il problema della fame. Che vuoi di più? Noi lo seguiamo e lui ci mantiene; parla bene, dice delle cose belle, è buono, sa aprirci il cuore e ci permette pure di vivere.” … e Gesù non manca di farlo notare alla gente che lo segue: “voi mi cercate perché vi siete riempiti la pancia; quello era un segno e voi vi fermate al segno; dovete fare uno sforzo per andare oltre. Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Non solo, ma c’è una vita da nutrire che non è soddisfatta dal cibo materiale; la vostra vita ha bisogno di fare un salto di qualità, dovete coltivarvi un’altra tensione, più forte dell’istinto della fame, che vi apre spazi di bellezza, di amore, di generosità, di poesia, di spiritualità.”

L’uomo non ha bisogno solo di pane e di cose materiali per dare significato al suo vivere, ma soprattutto ha bisogno di dare risposta alla fame di verità, di libertà, di felicità che sente continuamente crescere dentro: ha un cuore che non si può fermare a girare attorno a se stesso, ha uno spirito che lo tende sempre verso qualcuno che sta oltre, ha sete di Dio … e la sete di Dio la si soddisfa solo con la fede.

Gesù si pone al crocevia di questa sete e si offre come sicura speranza di pienezza di umanità, quella cui tutti aspiriamo, e la sua preoccupazione è quella di aiutarli a mano a mano a pensare a un altro pane che è Lui stesso, e che è l’Eucarestia.

19 Aprile 2021
+Domenico

Non abbandonare la nostra barca

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 19-21) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 16-21)

Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

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La nostra vita è proprio una barca che solca mari, fiumi, torrenti, oceani a seconda della capacità di libertà che ci creiamo, a seconda della vocazione che ciascuno vive o delle situazioni che la vita ci costringe spesso ad affrontare. Qualche volta sembra tutto tranquillo, altre volte ci si sente buttati in problemi più grandi di noi, spesso ci si sente alla deriva, senza mete e certezze. La nostra vita, la nostra barchetta deve destreggiarsi in mezzo a tante situazioni difficili. La meta è il porto della felicità, ma la barca non scivola da sola verso la felicità, va orientata, occorre tenere il timone nella direzione giusta. E spesso il timone si rompe o scende la nebbia a occultare la meta e rischiamo di perderci. Spesso siamo senza bussola, nessuno ci può indicare la strada.

Gli apostoli un giorno partono da soli e prendono il largo, non c’è Gesù. Infuria una bufera che mette a repentaglio la loro vita. Continuano a fare miglia e miglia senza toccare riva, senza arrivare al porto, girano su se stessi. Scorgono Gesù da lontano che li incoraggia, lo prendono con sé e rapidamente la barca toccò la riva. Contro la loro fatica inutile, con Gesù riescono con rapidità a giungere alla meta.

E’ troppo evidente il significato. Con Gesù nella barca della nostra vita non dobbiamo temere niente, non giriamo a vuoto, non torniamo disperati sui nostri passi, come quando si perde la strada; non lavoriamo per niente,  non ci perdiamo d’animo, né  ci possiamo scoraggiare. Lui è il Signore della vita, Lui ci ha creati e ci ama ad uno ad uno, Lui ci può salvare.

Il nostro unico impegno è di fidarci di Lui, di affidarci alla sua potenza e alla sua bontà. Sembrerebbe facile, ma occorre una grande fede, una profonda fiducia, un taglio alla radice delle nostre false sicurezze, cui ci abbarbichiamo, che difendiamo pur sapendo che non portano a niente. Crediamo di essere noi gli artefici della nostra vita, invece è Lui.

Avere fiducia in Dio non significa abbandonare la lotta o consolarsi della debolezza, ma avere la certezza che il cielo non è vuoto e che le nostre strade sono illuminate dalla sua presenza infallibile. Questo ci dà forza e decisione, ci fa affrontare i pericoli che rimangono sempre da superare, ma senza paura perché c’è Lui.

17 Aprile 2021
+Domenico

Basta un ragazzo per fare miracoli!

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Giovanni, captolo 6, versetti 1-15)

1 Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2 e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. 3 Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4 Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5 Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6 Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8 Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10 Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. 11 Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. 12 E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». 15 Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Audio della riflessione

Dicono … che i giovani sono sbadati, che occorre sempre rimproverarli perché si dimenticano tutto … non sono poche le mamme o i papà che rincorrono i figli per portare loro a scuola o al lavoro ciò che hanno dimenticato.

Non è stato così di quel ragazzo che è andato a vedere Gesù sulla montagna: ne aveva sentito parlare, sicuramente, aveva anche lui una voglia incontenibile di vederlo, di sentirlo, di poter raccontare agli amici: io c’ero.

E’ tanta la gente che segue Gesù, che resta incantata dai suoi discorsi: si appassionano talmente a quanto dice che dimenticano tutto.

Lui invece, il ragazzo, il famoso sbadato, sa che a tempo giusto gli viene una fame da lupo, gli si fa un buco nello stomaco che nessuna parola può riempire. Che fa? si prende in saccoccia dei panini. Andrea ha allungato gli occhi e glieli ha contati: cinque pani e due pesci. 

E’ difficile capire come mai Andrea di fronte alla pratica impossibilità degli apostoli di affrontare il problema della fame della gente, faccia a Gesù questa affermazione: c’è qui un ragazzo con cinque pani e due pesci… Che vuoi dire Andrea? Stai canzonando Gesù? Stai dichiarando la tua impossibilità a fare qualcosa? Credi che Gesù invece la possa fare? Sei tu stesso che dici: ma questi panini, che vogliono dire, che importanza hanno? La nostra capacità di intervenire che è di fronte a tanta gente?

La soluzione veramente lui ce l’ha: ciascuno si arrangi, che vadano ciascuno a casa sua, ciascuno pensi per sé. Non ha ancora capito niente dal maestro. Non ha capito che con Gesù il verbo arrangiarsi è sostituito da condividere, da lavorare assieme, da mettere a disposizione ciascuno il suo piccolo o grande contributo.

E Gesù moltiplica pani e pesci; e questa riserva del ragazzo diventa per Gesù il punto di partenza per sfamare tutta la gente.

L’offerta spontanea della propria debolezza è sempre inizio di un miracolo di amore. Lo sanno molto bene i santi che si sono fidati della provvidenza. Dio vuole sempre che mettiamo la mano sul fuoco per lui, che non dubitiamo, che siamo certi che farà sempre la sua parte.

La speranza nasce dalla fiducia e dalla generosità di chi rischia per amore, non dalla sicurezza di chi possiede.

16 Aprile 2021
+Domenico

Corpus Domini

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-59) 

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Che cosa si fa quando in una città arriva un personaggio importante? Come minimo l’amministrazione pubblica fa pulire le strade, rimette a posto l’asfalto, rimuove i cassonetti dei rifiuti … la gente addobba le finestre, espone i fiori, stende da un capo all’altro della strada strisce colorate … per l’ultimo tratto si adagia un tappeto.

C’è un gesto semplice che ancora oggi è rimasto come segno di grande onore per qualcuno che passa: dei bambini, possibilmente quelli che hanno fatto nell’anno la prima comunione, con dei cesti spargono per terra petali di fiori al passaggio del prete che porta l’Eucaristia nella festa del Corpus Domini, oggi appunto.

In molte città si tratta di un meraviglioso tappeto di fiori – si chiama infiorata – predisposti con cura a rappresentare quadri di vita di Gesù, scene simboliche, rappresentazioni di santi. 

Tutto per un giorno – ancora di meno – tutto per un passaggio. 

È una tradizione secolare che si rapporta al momento più drammatico della vita di Gesù: ricordate quella cena d’addio consumata nell’atmosfera di un tradimento e nell’anticipo della crocifissione? “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue. Io sono il pane vivo: Hai fame? Ti senti in corpo un insaziabile desiderio di vita? Non c’è nessuna carne che ti può saziare, tornerai sempre a cercare e ad avere fame. Se vuoi avere la vita, ebbene è qui: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.  

Certo è un discorso è duro da capire, difficile da immaginare: è provocatorio! Dire a un ebreo che occorre bere il suo sangue è blasfemo, va contro tutte le norme del suo vivere; ma sangue è sinonimo di morte, è riferimento alla sua crocifissione, è necessità di confrontarsi con il suo dono fino all’ultima goccia, e con l’amore che sta dietro questo dono.

Il discorso è duro, ma su questo Gesù non transige: è pronto a restare solo.

L’Eucaristia è una esperienza necessaria per la vita del cristiano, sia come rapporto con Dio, sia come modo di impostare la propria vita, sia cioè come modo di comunicare con il Signore, sia come modo di incarnare il suo messaggi; e dirà più tardi ai suoi discepoli che rimanevano esterrefatti come la gente che lo ascoltava: “volete andarvene anche voi? Qui occorre fare quel salto di qualità che spesso vi chiedo: è un dono che supera non solo le leggi della natura, ma anche la fantasia degli uomini”.

Quando non sai che strada prendere nella vita: Io sono con te;
quando hai bisogno di ritrovare senso e gusto nel vivere, Io sono con te;
quando cerchi una speranza vera, Io te la posso far incontrare nel mio essere pane per te, perché speranza vera nasce quando uno si dona all’altro per amore fino in fondo.

I suoi apostoli in seguito si rifaranno all’Eucarestia per avere speranza in ogni situazione di vita. 

Gesù non sta facendo un bel discorso metaforico edificante, magari in una piazza, utilizzando tutti gli accorgimenti della retorica, ma sta anticipando nel clima di una cena l’estremo dono di sé fino alla morte.

Noi cristiani chiamiamo tutto questo Eucarestia: Eucarestia è questa certezza di aver una presenza, un nutrimento, un centro che ci aiuta a condividere ogni giorno la sorte di Gesù per avere vita; mangiare e bere quel pane e quel vino, quel corpo e quel sangue, ci costringe a riconoscere Dio nella concretezza della umanità di Gesù: una vita donata, come tutte le vite di ogni vero cristiano, a partire da quelle dei nostri genitori, che hanno costruito le nostre esistenze. 

14 Giugno 2020
+Domenico

Noi decidiamo di stare con te sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 60-69)

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Ci capita molte volte di sentirci chiamati dentro avventure più grandi di noi, di misurarci le forze per vedere se riusciamo ad affrontare la sfida: spesso è uno sport, molte altre volte invece è la vita, la famiglia, la casa, il lavoro; spesso è un ideale che ci viene proposto da chi ha grandi mete, grandi sogni e vede in noi la possibilità di una risposta generosa e vera.

San Giovanni Paolo II, quando incontrava i giovani, li sapeva spingere a ideali alti, a imprese impossibili e a tu per tu li incoraggiava: molti hanno fatto cose grandi nella loro vita, per la Chiesa, per i poveri, dietro la sua spinta.  

Era così anche Gesù, evidentemente: proponeva ai suoi discepoli cose grandi, oltre ogni possibilità umana, ma molta gente lo abbandonava; dice il Vangelo: “molti si tirarono indietro e non andavano più con Lui”.

Era sta fatta loro la proposta dell’Eucaristia, del nutrirsi del suo corpo e del suo sangue: inaudito, impossibile, troppo arduo da capire … e Gesù che vuole sempre il massimo di libertà quando fa le sue proposte, dice con molta franchezza ai suoi discepoli: “Volete andarvene anche voi? Volete ritirarvi? Sentite che non ce la fate? Vi cedono le forze? Non riuscite a fidarvi di me? Avete in cuore l’idea che io vi abbandoni, che vi lasci soli? Non ve la sentite di osare tanto?”

Non posso qui non ricordare che questo brano di Vangelo che si propone oggi nelle Messe era quello che san Giovanni Paolo II propose nella Messa conclusiva della giornata mondiale della gioventù del 2000, di fronte a due milioni di giovani, andando contro alla tradizione delle giornate mondiali, che alla Messa conclusiva propone sempre  il brano di Vangelo che ne contiene il motto, in quel caso nel 2000 era “Il verbo si è fatto carne e venne ad abitare tra noi”: era il primo capitolo di Giovanni.

Aveva davanti un mondo giovanile entusiasta, coltivato in tutte le giornate mondiali che anche con sofferenza aveva presieduto: poteva raccogliere il frutto del suo lavoro accarezzandolo di più questo mondo giovanile, addolcendo il Vangelo con altre belle frasi, che sempre Vangelo sono … invece no! Fece risuonare di fronte a quella gioventù entusiasta, che divenne pure profetica, la domanda cruda e provocatoria del Vangelo “Volete andarvene anche voi?” 

La tentazione dei discepoli di girare i tacchi a Gesù è forte: il giovane cui aveva indicato la strada della vita piena – la vita eterna: “che devo fare per avere la vita eterna?” – lo aveva lasciato; Giuda lo abbandonerà tradendolo; qualcuno che gli dice si, ma poi se ne va, lo ha incontrato pure lui: molti al momento giusto sono fuggiti. 

La debolezza va messa in conto, e non spaventa mai Gesù: Lui sarà sempre pronto a raccogliere la fragilità per cambiarla in cammino di ripresa; infatti Pietro che ha capito che nella sua vita l’unico che gliela può riempire è Gesù, dice con la sua solita ingenuità: “Signore che credi? Che noi abbiamo alternative alla tua pienezza, alla gioia che ci doni, alla pienezza di vita che ci hai fatto balenare davanti agli occhi? Tu hai parole di vita piena, oltre ogni limite, una parola che ci riempie il cuore di gioia oltre ogni misura. Tu sei la pienezza di Dio, la santità di Dio, il cielo della nostra aspirazione quotidiana e decidiamo di stare sempre con te.”

E Pietro, nella figura di papa Francesco, continua come tutti i suoi predecessori anche oggi ad alzare tutti noi alle parole più impegnative di Gesù. 

2 Maggio 2020
+Domenico

Il sapore e la forza della vita è Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 47-48) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 44-51)

«In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita.»

Audio della Riflessione

In tempi di grande confusione come sono i nostri non è raro farsi domande del tipo: “dove sta il segreto per avere una vita vera, non succube delle strane teorie che ogni tanto qualcuno vende per definitive? E’ possibile trovare pienezza di vita o dobbiamo accontentarci sempre di ritagli, di piccoli adattamenti?” 

Il Vangelo non ha dubbi: la vita piena, bella, felice, completa, degna di essere vissuta, determinante, definitiva ce l’ha solo chi crede, chi si affida, chi mette la sua vita nelle braccia di Dio, chi ha colto in Dio la direzione del suo percorso e lo continua a seguire, a cercare, a percorrere.

Per essere felici occorre avere una fede: noi cristiani diciamo “occorre avere la fede nel Dio di Gesù Cristo”.  

Purtroppo molti dicono che la fede provoca fanatismi e intolleranze: addirittura si fanno guerre, si creano contrapposizioni, si mina la pace sociale e quindi è meglio starsene tranquilli, senza esporsi, facendosi ciascuno i fatti propri …

A parte che qualche contrapposizione naturale, qualche confronto anche duro per chiarire i nostri ideali e sostenerli è sempre meglio della pace del cimitero, e inoltre pace e serenità non possono consistere nel lasciarsi fare la vita dai più furbi, mettersi in balia di chi ha la capacità di farci ragionare come lui vuole, perché è potente, perché è persuasivo, ha tutte le immagini possibili di felicità da propinarci per svariate ore ogni giorno. 

Ogni persona ha una sete di vita che non può passare con l’adattamento: la persona, l’umanità, è un vulcano di energie, di amore, di intelligenza, di forza e deve trovare direzioni verso cui esprimerle, e la direzione che il Vangelo ci dice è quella della fede, e per prendere questa direzione Dio si pone nella vita come il pane, il nutrimento di base, la solida possibilità di crescere nella prospettiva di Lui.

Questo pane è il sapore della vita, e il sapore è Lui; è la forza della vita, e la forza è Lui.

Dice Gesù: “Io sono il pane della vita, io sono a disposizione per ogni vostra fame, io sono la forza di quel Dio che non vi abbandona mai.”

Se facciamo digiuno eucaristico in questi tempi di epidemia è perché c’è una giustizia e un amore più grande che viene prima, una attenzione ai più fragili, ma molti di noi lo hanno sempre fatto volutamente e cocciutamente senza motivo, per superficialità, per supponenza, tutti atteggiamenti che non hanno ragione di stare in un cristiano. 

Anche questa è una conversione che dobbiamo “attuare”.

30 Aprile 2020
+Domenico

Signore dacci sempre questo pane

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,30-35)

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Fame e sete sono bisogni che assillano ancora molta parte dell’umanità; fame e sete di pane, di nutrimento, di acqua, degli elementi fondamentali della vita umana dividono -purtroppo – ancora l’umanità in ricchi e poveri, in affamati e sazi, in denutriti e obesi.

Parole come pane e acqua in alcuni nostri contesti non dicono niente, in altri sono l’assillo quotidiano: il bisogno di pane e di acqua, la fame e la sete non sono solo di un momento, ma tornano sempre finché viviamo, ci accompagnano per tutta la vita; oltre che necessario nutrimento, sono anche segno di salute, di voglia di vivere.  

E Gesù parte da questa esperienza determinante per aprire l’umanità a una prospettiva più ampia nella sua esistenza: c’è una fame e una sete che non passa col cibo e con l’acqua; ci sono dei bisogni profondi che non si possono esaudire con cibo e bevanda; c’è una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete, un pane che è fatto per un’altra fame: è la sete di felicità, è la fame di amore, è il bisogno di Dio e di contemplazione di un riferimento alto per la nostra vita. 

Per questi bisogni occorre un altro pane e un’altra acqua.  

Aveva provato – se ricordate – quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera: “non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro! Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito”.

Gesù si pone davanti agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano: “vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella Mia vita, nella Mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?” 

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore; non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa ne è la casa, la custodia del pane della vita, di quel Dio che non ci abbandona mai

Resta qualche compito da fare anche alla nostra portata? Credo di si, perché ogni famiglia non deve accontentarsi solo del cibo, ma deve offrire affetto, compagnia, solidarietà, dritte, condivisione, deve “fare famiglia“.

Così anche una amministrazione pubblica deve offrire ai cittadini futuro con il lavoro, sicurezza per la casa, l’ambiente, la vita quotidiana, la convivenza pacifica, progetti che anche a lunga scadenza possono essere utilissimi, importanti per i giorni che Dio ci concederà, con lungimiranza, con disinteresse, amore alla gente e alla propria terra, e anche a chi possiamo ospitare. 

Deve pure avere in massimo conto la salute di tutti, gli elementi fondamentali per mantenerla, condividerla e garantirla a tutti, poveri inclusi, ospiti inclusi, barboni inclusi. 

28 Aprile 2020
+Domenico