Io sono il pane della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 35-40)

Lettura del Vangelo secondo giovanni

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Audio della riflessione

In tempi di grande confusione come sono i nostri … non è raro farsi domande del tipo “chi è che ha ragione … di tutti questi che ci imboniscono? I Politici? Le Televisioni? I talk show? I nostri vecchi saggi? I rivoluzionari? La religione è ancora una prospettiva da seguire o è ormai da lasciare all’angolo perchè siamo “autosufficienti”?

Dove sta il segreto per avere una vita vera, non succube delle strane teorie che ogni tanto qualcuno “vende” per “definitive”? E’ possibile trovare “pienezza di vita” o dobbiamo accontentarci sempre di “ritagli”, di piccoli adattamenti?

Il Vangelo non ha dubbi: la vita piena, bella, felice, completa, degna di essere vissuta, determinante, definitiva, ce l’ha solo chi crede, chi si affida, chi mette la sua vita nelle braccia di Dio, di chi ha colto in Dio la direzione del suo percorso e lo continua a seguire, a cercare, a percorrere.

Per essere felici occorre avere una fede … noi cristiani diciamo “occorre avere la fede nel Dio di Gesù Cristo” … purtroppo molti dicono che la fede provoca “fantatismi” e intolleranze … è meglio starsene tranquilli, senza esporsi, facendosi ciascuno i fatti propri …

… la felicità quindi starebbe nel lasciarsi fare la vita dai più furbi? Mettersi in balia di chi ha la capacità di farci ragionare come lui vuole, perchè è potente, perchè è persuasivo, ha tutte le immagini possibili di felicità da propinarci per svariate ore ogni giorno …

A parte che è sempre meglio qualche “litigio” che la “pace del cimitero”, è altrettanto vero però che l’uomo ha una sete di vita che non può passare con l’adattamento! L’uomo è un vulcano di energie, di amore, di intelligenza, di forza, e deve trovare direzioni verso cui esprimerle!

La fede non è una “fuga” dai problemi di ogni giorno, dalla guerra che incombe sempre sulle nostre nazioni, dalla pandemia che non molla … è viverci dentro con la speranza e la lotta per cambiarla: cambiare e uscirne!

La direzione che il Vangelo ci dice è quella della fede, e per prendere questa direzione Dio si pone nella vita come il Pane, il nutrimento di base, la solida possibilità di crescere nella prospettiva di Lui.

Questo pane è il sapore della vita: il sapore è Lui! E’ la forza della vita … e la forza è Lui!

Dice Gesù: “Io sono il pane della vita, Io sono a disposizione per ogni vostra fame, Io sono la forza di quel Dio che non v’abbandona assolutamente mai”.

4 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Gesù Cristo si presenta e si fa pane della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 22-29)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Audio della riflessione

C’è un fatto fondamentale, un argomento, un mistero diciamo noi, della vita cristiana che fa da catalizzatore di tutta l’esperienza credente su cui occorre per forza sostare che è   l’Eucarestia. Se siamo attenti partecipanti all’eucaristia quotidiana o lettori del vangelo che ogni giornata di questa settimana la liturgia ci propone, il capitolo sesto del vangelo di Giovanni, eccetto solo la festa di domani che celebra gli apostoli Filippo e Giacomo, ne è una proposta articolata e avvincente. In pochi altri testi come in questo risulta con tanta chiarezza liberatoria, la diversità tra il miracolo e il segno. Precede questo brano la moltiplicazione dei pani operata da Gesù che è stata insieme un miracolo e un segno.

Il suo scopo era stato di saziare una folla affamata e la sproporzione tra il mezzo, i cinque pani, e l’effetto, sfamare 5000 uomini, è un grande miracolo. E siccome il suo scopo era di significare un altro cibo, la vita eterna e quindi un’altra fame, era un importante segno. Per essere entusiasti del miracolo era bastata e basta la grande fame di tutta la folla che viene saziata, ma per accogliere il segno la carne non basta e occorre la fede. I destinatari del miracolo possono entusiasmarsi all’idea di avere a disposizione permanente colui che ha compiuto il miracolo ed è quello che molti hanno pensato, come fa notare bene Gesù e magari in questa maniera inserire Dio fra gli strumenti dei desideri delle persone. Dio come qualcuno che appaga, che riempie qualche buco materiale della vita.

 In questo caso il miracolo non opera nessuna salvezza; come del resto era capitato agli ebrei nel deserto che saziati dalla manna, morirono, non ebbero salvezza. Al contrario la fede non si interessa al miracolo per il fatto che è una deroga alle leggi della natura, ma perchè è una manifestazione del disegno di Dio sulla persona umana, sulle sue esigenze più profonde, che soltanto perché vengono a contatto con il disegno di Dio si fanno chiare a se stesse. Nell’uomo c’è una fame radicale che è fame di vita piena, eterna. Questa fame non si sazia per la semplice moltiplicazione di prodigi che fanno restare con la bocca aperta, ma solo se gli affamati credono in colui che Dio ha mandato e che ha detto: io sono il pane della vita .

Per credere all’inviato del Padre, il miracolo non basta, occorre elevarsi allo stesso livello del segno. Questo passaggio non è automatico o opera dell’uomo, ma è una attrazione di Dio, che agisce solo se gli uomini si lasciano ammaestrare da Dio, attraverso colui che ha mandato, il suo Figlio Gesù Cristo. La fede appartiene a un ordine diverso. Così come il pane di vita non è quel nutrimento cui ci spinge l’istinto del corpo o la nostra umanità frustrata in cerca di compensazioni.

Questa fame e questo pane sono l’una per l’altro, ma il loro incontro è così superiore alle nostre forze che soltanto l’attrazione di Dio lo realizza: il Dio che invia colui che  è il pane di vita è colui che suscita la fame capace di desiderarlo e di accoglierlo. Allora ascoltare Gesù è mangiare un pane venuto dall’alto e saziare con esso la fame che sale dal profondo di noi stessi.

Non meravigliamoci troppo dei mormorii dei farisei, perché ne saremmo invasi anche noi se Dio non ce ne concedesse la grazia di superarli.

2 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Non siamo noi gli artefici della nostra vita, ma Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 16-21) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 16-21)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Audio della riflessione

La nostra vita è proprio una barca che solca mari, fiumi, torrenti, oceani a seconda della capacità di libertà che ci creiamo, a seconda della vocazione che ciascuno vive o delle situazioni che la vita ci costringe spesso ad affrontare. Qualche volta sembra tutto tranquillo, altre volte ci si sente buttati in problemi più grandi di noi, spesso ci si sente alla deriva, senza mete e certezze. La nostra vita, la nostra barchetta deve destreggiarsi in mezzo a tante situazioni difficili. La meta è il porto della felicità, ma la barca non scivola da sola verso la felicità, va orientata, occorre tenere il timone nella direzione giusta. E spesso il timone si rompe o scende la nebbia a occultare la meta e rischiamo di perderci. Spesso siamo senza bussola, nessuno ci può indicare la strada.

Gli apostoli un giorno partono da soli e prendono il largo, non c’è Gesù. Infuria una bufera che mette a repentaglio la loro vita. Continuano a fare miglia e miglia senza toccare riva, senza arrivare al porto, girano su se stessi. Scorgono Gesù da lontano che li incoraggia, lo prendono con sé e rapidamente la barca toccò la riva. Contro la loro fatica inutile, con Gesù riescono con rapidità a giungere alla meta.

E’ troppo evidente il significato. Con Gesù nella barca della nostra vita non dobbiamo temere niente, non giriamo a vuoto, non torniamo disperati sui nostri passi, come quando si perde la strada; non lavoriamo per niente,  non ci perdiamo d’animo, né  ci possiamo scoraggiare. Lui è il Signore della vita, Lui ci ha creati e ci ama ad uno ad uno, Lui ci può salvare.

Il nostro unico impegno è di fidarci di Lui, di affidarci alla sua potenza e alla sua bontà. Sembrerebbe facile, ma occorre una grande fede, una profonda fiducia, un taglio alla radice delle nostre false sicurezze, cui ci abbarbichiamo, che difendiamo pur sapendo che non portano a niente. Crediamo di essere noi gli artefici della nostra vita, invece è Lui.

Avere fiducia in Dio non significa abbandonare la lotta o consolarsi della debolezza, ma avere la certezza che il cielo non è vuoto e che le nostre strade sono illuminate dalla sua presenza infallibile. Questo ci dà forza e decisione, ci fa affrontare i pericoli che rimangono sempre da superare, ma senza paura perché c’è Lui. Si presenta anche come il pane della vita, quel corpo donato e fatto diventare nostro cibo, nostro nutrimento indispensabile, necessario, centro e forza di ogni esistenza.

30 Aprile 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Eternità non è una esagerazione, ma la nostra casa definitiva

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 39-40) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 37-40)

«E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Audio della riflessione

Ci sono parole che nella nostra esperienza facciamo fatica a capire, come infinito, eterno, sempre, mai, illimitato, perpetuo, perenne: le usiamo per dire alcune esagerazioni o alcune esigenze che stanno nella nostra vita. Vogliamo amore eterno, possibilità senza limiti, promettiamo “per sempre”, diciamo che non ci dimenticheremo mai … soprattutto se si pensa al tempo ci perdiamo proprio nei significati.

Gesù  usa uno di questi termini con grande enfasi: eterno; promette a chi gliela domanda la vita eterna, chi crede in Lui avrà la vita eterna!

Eterno significa pieno, senza limiti, oltre ogni tempo, senza fine … è possibile per noi pensare qualcosa che non finisce mai, che continua per sempre?

Nella nostra vita facciamo esperienza di realtà che hanno tutte una vita breve: tutte le cose che vediamo sono limitate, di infinito ci sono forse dei pensieri ricorrenti. Tutto è caduco, tutto è finito: sempre e mai non fanno parte della nostra esistenza o per lo meno sono riferite al tempo della nostra vita che non ha niente di illimitato e di eterno.

Invece Gesù ci dice che chi crede in Lui ha la vita eterna, la pienezza, l’infinito, la perennità. C’è una vita che è stata guadagnata a noi dalla sua croce che sarà il massimo di felicità e che non tramonterà mai.

Lui solo è capace di donarcela, di farcela vivere, di renderci degni di goderla. Questo dono è anticipato e trasmesso attraverso Gesù che è il pane vero con il dono del suo corpo e del suo sangue: è la sua vocazione, è il compito che Dio Padre gli ha affidato: la sua volontà, da sempre stabilita sul mondo, è che non perda nulla di quanto egli mi ha dato.

Dio è Padre e se ama, ama per sempre!

C’è una vocazione per ogni uomo, un dna che non tramonta e che caratterizza la vita: essere per sempre nella sua felicità! Sono pensieri che ci danno le vertigini, perché vanno al di là di ogni esperienza, ci inondano di stupore e ci immergono in una vita che non è quella che sperimentiamo, ma sicuramente quella che desideriamo e che sogniamo.

E Gesù è incaricato solennemente da Dio Padre di non perdere nessuno di noi. Capiamo allora ancora di più quella sua decisione irrevocabile e sofferta di prendere la croce: voleva bucare il cielo e farci tutti salire ad abitarlo per sempre!

In quelle braccia di Dio dobbiamo pensare e credere fermamente che sono collocati i nostri cari: sono in una vita definitiva, diversa dalla nostra.

Il trattenerli tra noi, nelle nostre case spesso deve sempre avere questa certezza: sono nelle braccia di Dio, dove stanno molto meglio che nelle nostre braccia.

E’ questione di fede nella vita eterna.

2 Novembre 2021
+Domenico

Noi decidiamo di stare con te sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 60-69)

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”. Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono”. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre”. Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

Audio della riflessione

Ci capita molte volte di sentirci chiamati dentro avventure più grandi di noi, di doverci misurare le forze per vedere se riusciamo ad affrontare la sfida: spesso è uno sport, molte altre volte invece è la vita, la famiglia, la casa, il lavoro … spesso è un ideale che ci viene proposto da chi ha grandi mete, grandi sogni e vede in noi la possibilità di una risposta generosa e vera.

San Giovanni Paolo II quando incontrava i giovani – alle giornate mondiali soprattutto – li sapeva spingere a ideali alti, a imprese impossibili e a tu per tu li incoraggiava: molti hanno fatto cose grandi nella loro vita, per la chiesa, per i poveri dietro la sua spinta.

Era così anche Gesù: proponeva ai suoi discepoli cose grandi, oltre ogni possibilità umana, ma molta gente lo abbandonava … “molti si tirarono indietro e non andavano più con Lui” – dice il Vangelo.

Era sta fatta loro la proposta dell’Eucaristia, del nutrirsi del suo corpo e del suo sangue – Inaudito, impossibile, troppo arduo da capire – e Gesù che vuole sempre il massimo di libertà quando fa le sue proposte, dice con molta franchezza ai suoi discepoli “volete andarvene anche voi? Volete ritirarvi? Sentite che non ce la fate? Vi cedono le forze? non riuscite a fidarvi di me? Avete in cuore l’idea che io vi abbandoni, che vi lasci soli? Non ve la sentite di osare tanto?”

E … non posso qui non ricordare che questo brano di Vangelo, che si propone oggi nelle messe, era quello che san Giovanni Paolo II propose nella messa conclusiva della giornata mondiale della giovedì (del 2000), di fronte a due milioni di giovani, andando contro alla tradizione delle giornate mondiali che alla messa conclusiva propone sempre  il brano di vangelo, che ne contiene il motto (in quel caso era il capitolo primo di Giovanni in cui era scritto “Il verbo si è fatto carne e venne ad abitare tra noi”): aveva davanti un mondo giovanile entusiasta, coltivato in tutte le giornate mondiali che anche con sofferenza aveva presieduto, e quindi poteva raccogliere il frutto del suo lavoro accarezzandolo di più, addolcendo il Vangelo con altre belle frasi, che sempre Vangelo sono … invece no! Fece risuonare di fronte a quella gioventù entusiasta, che divenne pure profetica, la domanda cruda e provocatoria del Vangelo: volete andarvene anche voi?

La tentazione dei discepoli di girare i tacchi a Gesù è forte: il giovane cui aveva indicato la strada della vita piena lo aveva lasciato, Giuda lo abbandonerà tradendolo …. qualcuno che gli dice si, ma poi se ne va lo ha incontrato, molti al momento giusto sono fuggiti.

La debolezza va messa in conto e non spaventa Gesù: Lui sarà sempre pronto a raccogliere la fragilità per cambiarla in cammino di ripresa … infatti Pietro che ha capito che nella sua vita l’unico che gliela può riempire è Gesù, dice con ingenuità “Signore che credi? Che noi abbiamo alternative alla tua pienezza, alla gioia che ci doni, alla pienezza di vita che ci hai fatto balenare davanti agli occhi? Tu hai parole di vita piena, oltre ogni limite, una parola che ci riempie il cuore di gioia oltre ogni misura. Tu sei la pienezza di Dio, la santità di Dio, il cielo della nostra aspirazione quotidiana e decidiamo di stare sempre con te”.

E Pietro nella figura di papa Francesco continua come tutti i suoi predecessori anche oggi ad alzare tutti noi alle parole più impegnative di Gesù, e a farci forza per metterle in pratica.

22 Agosto 2021
+Domenico

Può mancare tutto, ma non il pane

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,41-51)

Audio della riflessione

C’è un elemento, un simbolo, molto comune nella vita di ogni uomo, capace di rievocare esperienze profonde di umanità, di identità, di comprensione di se stessi e della nostra storia: è un simbolo che travalica la nostra vita, ci lega alla storia degli uomini; simboli come questi ce ne sono tantissimi, non sono riducibili a parole, ma sono parole che squarciano significati, sono parole come casa, acqua, sale, fiore, mamma, babbo, pane … hanno molte capacità di evocazione dell’esistenza.

Prendiamo il simbolo “pane”: non è riducibile a nessuna forma di esso, a nessuna contraffazione moderna, a nessuna appropriazione di qualcuno o di qualche industria … ti ricorda la casa, la famiglia, la fame, la semplicità, la terra, la sporta cui ti attaccavi quando eri bambino, il fuoco, il panettiere, quell’odore fragrante di fumo … di forno, quelle ore dell’alba, la gente che l’addenta, il calore di un gesto di dono, la semplicità e la  naturalezza di un nutrimento, il compagno quotidiano di ogni vita, l’elemento necessario di ogni tavola, che a scuola tiravi fuori dallo zaino, impazientemente, ogni mattina.

Può mancare tutto, ma non il pane … e Gesù sulla scia di una lunga tradizione di rapporto, di presenza di Dio tra gli uomini con il dono del pane, si presenta a noi perentoriamente e dice “Io sono il pane della vita. Io sono il pane vivo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.

La portata di queste affermazioni è enorme: quel simbolo di vita, quell’elemento che ci definisce, che ci affratella, che ci riconcilia con noi stessi, che abita la nostra semplice vita quotidiana, che ci premette di ritrovare le nostre radici, che ci lega alla natura e al creato, agli uomini nostri fratelli .. è Lui, è Gesù Cristo. Non può mancare nella nostra vita, non può mancare nella nostra casa: senza pane ci pare di non nutrirci, senza Gesù, manca il gusto, il senso; è il pane della vita, è la radice della vita; almeno lo si potesse mangiare! Almeno lo si potesse avere nella bisaccia della nostra esistenza!

Ma non è forse questo che ci ha promesso e dato proprio prima e nel morire?!

Oggi è la memoria di san Domenico di cui si diceva che “o parlava di Dio o parlava con Dio”. Fosse un programma anche per noi! Per la nostra comunicazione quotidiana, per la nostra mente anche distratta, e che cerca soltanto evasione!

8 Agosto 2021
+Domenico

Non solo si mangia per vivere, ma c’è un pane di vita piena (Gorfigliano)

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 24-35)

Audio della riflessione

C’è un istinto fortissimo nella nostra vita che è quello della conservazione. Scatta dentro di noi per sopravvivere, fin dai primi istanti di vita ci fa piangere, urlare, chiedere perché abbiamo fame e vogliamo essere nutriti. Un bambino non sente ragioni finché non lo si soddisfa. Poi l’istinto modifica i suoi modi di esprimersi, usa la ragione, l’intelligenza, la furbizia, l’ingegno, si organizza, produce, accumula: insomma diventa un interesse che non ti abbandona mai nella vita, tanto che se non ti lasci educare da valori più alti rischi di non uscire dal circolo vizioso che mette te al centro della vita e tutti gli altri attorno. Allora anziché istinto diventa calcolo, cattiveria, sopruso, sfruttamento, disumanità. L’amore deve farsi strada entro questa prepotente tendenza.

Gli ebrei del tempo di Gesù erano stati sfamati da quella prodigiosa moltiplicazione dei pani. Che bello! Con Gesù abbiamo risolto il problema della fame. Che vuoi di più? Noi lo seguiamo e lui ci mantiene; parla bene, dice delle cose belle, è buono, sa aprirci il cuore e ci permette pure di vivere. E Gesù non manca di farlo notare alla gente che lo segue: voi mi cercate perché vi siete riempiti la pancia; quello era un segno e voi vi fermate al segno; dovete fare uno sforzo per andare oltre. Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Non solo, ma c’è una vita da nutrire che non è soddisfatta dal cibo materiale; la vostra vita ha bisogno di fare un salto di qualità, dovete coltivarvi un’altra tensione, più forte dell’istinto della fame, che vi apre spazi di bellezza, di amore, di generosità, di poesia, di spiritualità.

L’uomo non ha bisogno solo di pane e di cose materiali per dare significato al suo vivere, ma soprattutto ha bisogno di dare risposta alla fame di verità, di libertà, di felicità che sente crescere dentro. Ha un cuore che non si può fermare a girare attorno a se stesso, ha uno spirito che lo tende sempre verso qualcuno che sta oltre, ha sete di Dio. E la sete di Dio la si soddisfa solo con la fede. Gesù si pone al crocevia di questa sete e si offre come sicura speranza di pienezza di umanità, quella cui tutti aspiriamo. Lui è una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete, un pane che è fatto per un’altra fame. E’ la sete di felicità, è la fame di amore. Per questi bisogni occorre un altro pane, un’altra acqua. Aveva provato quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera. Non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro. Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito. Gesù si pone davanti agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano; vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella mia vita, nella mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore. Non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa è la casa, la custodia del pane della vita, di quel Dio che non ci abbandona mai.

E’ quello che hanno fatto i vostri nonni e i vostri genitori, voi stessi che avete sempre lavorato per il pane quotidiano, ma vi premeva che questo pane fosse qualcosa di più; in questo lavoro eravate preoccupati che vi garantisse tutta la vita, a partire dalla dignità delle vostre persone; non è vero che in quel canto alla Madonnina dei Cavatori voi cantate “Non siamo schiavi, ma siamo grandi”?

E non soltanto chiedete di poter tornare al casolare, ma che la Madonnina segua ogni giorno la nostra vita: nella vostra vita assieme al pane volevate anche dignità, riconoscimento dei diritti e consapevolezza dei doveri, attenzione a tutta la vostra esistenza, perché il lavoro è sempre un campo in cui deve crescere il regno di Dio … e questo lo è anche oggi per tutti i nostri lavori, in questo lungo tempo di pandemia in cui ci mancano certezze, non solo, ma anche verità, solidarietà, fiducia nelle persone e nella autorità, nei servizi essenziali e nei progetti di futuro.

Siamo consapevoli e convinti che rivivere la festa della Madonnina dei Cavatori, vuol dire rimettere sempre nelle mani di Dio, attraverso la tenerezza di Sua Madre, le nostre vite, le nostre responsabilità e la nostra onestà, i vostri figli, il vostro presente e il loro futuro.
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A te, o Maria, la nostra lode, Patrona sei dei cavatori, siamo tuoi figli, siamo figli tuoi, redenti siamo dal tuo Gesù: non siamo schiavi, ma siamo grandi! Maria proteggi da tutti i mali; noi t’invochiamo! Segui ogni giorno la nostra vita, che al casolare vogliam tornare, che al casolare vogliam tornare.

1 Agosto 2021
+Domenico

Non solo si mangia per vivere, ma c’è un pane di vita piena

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 24-35)

Audio della riflessione

C’è un istinto fortissimo nella nostra vita che è quello della conservazione. Scatta dentro di noi per sopravvivere, fin dai primi istanti di vita ci fa piangere, urlare, chiedere perché abbiamo fame e vogliamo essere nutriti. Un bambino non sente ragioni finché non lo si soddisfa. Poi l’istinto modifica i suoi modi di esprimersi, usa la ragione, l’intelligenza, la furbizia, l’ingegno, si organizza, produce, accumula: insomma diventa un interesse che non ti abbandona mai nella vita, tanto che se non ti lasci educare da valori più alti rischi di non uscire dal circolo vizioso che mette te al centro della vita e tutti gli altri attorno. Allora anziché istinto diventa calcolo, cattiveria, sopruso, sfruttamento, disumanità. L’amore deve farsi strada entro questa prepotente tendenza.

Gli ebrei del tempo di Gesù erano stati sfamati da quella prodigiosa moltiplicazione dei pani. Che bello! Con Gesù abbiamo risolto il problema della fame. Che vuoi di più? Noi lo seguiamo e lui ci mantiene; parla bene, dice delle cose belle, è buono, sa aprirci il cuore e ci permette pure di vivere. E Gesù non manca di farlo notare alla gente che lo segue: voi mi cercate perché vi siete riempiti la pancia; quello era un segno e voi vi fermate al segno; dovete fare uno sforzo per andare oltre. Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Non solo, ma c’è una vita da nutrire che non è soddisfatta dal cibo materiale; la vostra vita ha bisogno di fare un salto di qualità, dovete coltivarvi un’altra tensione, più forte dell’istinto della fame, che vi apre spazi di bellezza, di amore, di generosità, di poesia, di spiritualità.

L’uomo non ha bisogno solo di pane e di cose materiali per dare significato al suo vivere, ma soprattutto ha bisogno di dare risposta alla fame di verità, di libertà, di felicità che sente crescere dentro. Ha un cuore che non si può fermare a girare attorno a se stesso, ha uno spirito che lo tende sempre verso qualcuno che sta oltre, ha sete di Dio. E la sete di Dio la si soddisfa solo con la fede. Gesù si pone al crocevia di questa sete e si offre come sicura speranza di pienezza di umanità, quella cui tutti aspiriamo. Lui è una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete, un pane che è fatto per un’altra fame. E’ la sete di felicità, è la fame di amore. Per questi bisogni occorre un altro pane, un’altra acqua. Aveva provato quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera. Non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro. Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito. Gesù si pone davanti agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano; vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella mia vita, nella mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore. Non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa è la casa, la custodia del pane della vita, di quel Dio che non ci abbandona mai.

1 Agosto 2021
+Domenico

Nella bisaccia di un ragazzo il segno del pane della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: “Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!”. Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Audio della riflessione

Possiamo farci aiutare a riflettere dalla fede di un giovane sconosciuto, ma importante, del Vangelo di oggi: spontaneo, concreto, generoso, mescolato alla gente con una bisaccia piena di pane e qualche pesce. E’ un ragazzo che, come tutti, ha una vita davanti: va tutti i sabati in sinagoga a ripetere e cantare versetti, qualcuno ogni giorno … ogni tanto lo prende e lo molla con qualche lavoro.

Ma Lui ha sentito parlare di Gesù: è uno che parla chiaro, che va giù duro, che non fa la solite raccomandazioni di galateo … “Lo voglio sentire anch’io, voglio vederlo anch’io, voglio partecipare alla festa dell’esserci” … e va, diremmo noi oggi – se non fosse irriverente – al suo grande concerto rock, all’incontro con qualcuno che lo infiamma, che lo fa sentire vivo.

La quotidianità ritornerà ancora, non c’è dubbio: la ricerca di lavoro, il tirare a campare, lo stare a raccontarsi, il sentirsi addosso gli adulti con le loro infinite raccomandazioni … “ma lasciatemi andare!” … e parte!

Ma nella sua concretezza – poi dicono che i giovani sono sbadati – si prende una scorta di pane e due pesci seccati: sa che gli viene  una fame da morire certe volte, soprattutto quando la vita va a cento.

Ascolta Gesù che parla, si mescola alla gente e gli viene fame; apre la sua bisaccia: è il momento in cui tra gli apostoli si diffonde il panico. Gesù li aveva provocati: “occorre dare da mangiare a questa gente”.

“Sì! E noi che ci facciamo? L’unico che sta bene è questo ragazzetto qui, più saggio di tanti adulti.”

Il Vangelo non racconta che cosa è successo in quel momento, sta di fatto che quei cinque pani e quelle sardine arrivano a Gesù: il ragazzo nella sua concretezza, semplicità e generosità mette a disposizione … e tutti mangiano, e tutti si saziano, e tutti si scatenano e si scaldano.

Erano solo la scorta di un ragazzo per la sua avventura in cerca di vita …. diventano il segno di un pane insaziabile, che è Gesù.

Erano una debolezza, di fronte al problema, sono diventati per Gesù la forza.

Il nostro pane è Gesù! E’ Lui che ci nutre, che fa rinascere speranza, che permette alle nostre deboli forze di sostenere le difficoltà della vita.

Il pane è la Parola, è l’Eucaristia, ma il pane ha bisogno dello Spirito per sfamarci, per farci crescere nella libertà.

Si può mangiare un pane in schiavitù, un pane bagnato dalle lacrime della nostra cattiveria, delle guerre, dei soprusi degli uomini … noi vogliamo che sia lo Spirito a santificare il nostro pane!

Di fatto è con l’invocazione dello Spirito che il pane e il vino diventano corpo e sangue di Cristo nella celebrazione eucaristica.

Avere bisogno di pane significa avere fame. Forse noi oggi non abbiamo fame di Dio, ma di tante altre cose che non ci danno soddisfazione.

Certa nostra infelicità non ha origine fisiologica, è bisogno di Dio: occorre avere il coraggio di cercarlo e mettere la nostra semplicità davanti a Lui: Lui sa moltiplicare non le nostre miserie, ma le nostre disponibilità. Sa cambiare la debolezza in forza, purché lo cerchiamo con sincerità … e lo spirito ci guiderà a compiere l’opera e soprattutto a lodarlo per la sua immensa grandezza e grande amore.

25 Luglio 2021
+Domenico

Carne e sangue: una sfida

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 52-59) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 52-59)

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

Audio della riflessione

Facciamo fatica, noi persone del terzo millennio a credere che ci sia qualcosa che va oltre le leggi della natura: noi calcoliamo tutto, misuriamo ogni cosa, sappiamo dire tutte le cause, sappiamo prevedere tutti gli effetti, anche se non sappiamo ancora dominare la natura, non conosciamo fino in fondo la stessa nostra umanità, il nostro stesso corpo.

Gesù è Figlio di Dio, è con il Padre creatore del cielo e della terra: Lui è il centro dell’universo e pone il mondo al servizio del suo piano d’amore.

Le leggi della natura sono per Lui al servizio del grande messaggio di amore di Dio per l’umanità: per l’uomo e per la donna; per questo ha moltiplicato i pani, per questo un giorno offre all’uomo una proposta sconvolgente: si offre come cibo per la vita.

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha una vita piena!”: Gesù sta spiegando ai suoi apostoli la preziosità del dono del suo corpo e del suo sangue che sta offrendo con l’Eucaristia.

Il discorso è duro da capire, difficile da immaginare, è provocatorio: dire a un ebreo che occorre bere il suo sangue è blasfemo, va contro tutte le norme del suo vivere … ma sangue è sinonimo di morte, è riferimento alla sua crocifissione, è necessità di confrontarsi con il suo dono fino all’ultima goccia di sangue.

Il discorso è duro, ma su questo Gesù non transige: è pronto a restare solo.

L’Eucaristia è una esperienza necessaria per la vita del cristiano, come rapporto con Dio, come modo di impostare la propria esistenza, come modo di comunicare con il Signore, come modo di incarnare il suo messaggio … e dirà, più tardi, ai suoi discepoli che rimanevano esterrefatti come la gente che lo ascoltava “volete andarvene anche voi?”

Qui occorre fare quel salto di qualità che spesso noi cristiani dobiamo esigere, ciascuno per se stesso, ciascuno per tutti: è un dono che supera non solo le leggi della natura, ma anche la fantasia delle persone …

  • Quando non sai che strada prendere nella vita: Io sono con te;
  • quando hai bisogno di ritrovare senso e gusto nel vivere, Io sono con te;
  • quando cerchi la vera speranza della vita, Io te la posso far incontrare nel mio essere pane per te

… perché speranza vera nasce quando uno si dona all’altro per amore fino in fondo.

I suoi apostoli in seguito si rifaranno all’Eucaristia per avere speranza in ogni situazione di vita, e noi cristiani, che seguiamo Gesù, su questo non possiamo “stare assenti”.

23 Aprile 2021
+Domenico