Le basiliche romane non sono ragnatele che avviluppano, ma spazi di preghiera e di condivisione che abbracciano tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19, 45-48)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Audio della riflessione

Capita a tutti qualche volta di sentirsi avviluppati da una ragnatela che non ti permette di muoverti e ti fa sentire imprigionato in una situazione da cui vorresti liberarti e che invece ti soggioga sempre di più: talvolta è una esperienza affettiva in cui sei coinvolto e perdi l’uso della ragione … ogni tanto hai dei momenti di lucidità, ma subito ritorni nella confusione; percepisci il disordine, ma non riesci a liberarti; intuisci l’errore, ma le maglie della avventura si sono fatte di acciaio. E’ la situazione di chi si trova impigliato nella mafia, o in qualche racket, di chi è dentro la droga o la malavita. Per uscire occorre avere coraggio: vedere chiaramente la situazione e buttarsi a corpo morto in un futuro diverso.

A Gesù non è capitato mai di essere privato della sua libertà, ma ha visto tanti uomini prigionieri del male e ha fatto di tutti per liberarli.

Un giorno passa nel tempio, la casa di suo Padre, la casa in cui deve regnare la pace, la serenità, l’amore, l’abbandono fiducioso, il linguaggio della confidenza, il luogo in cui puoi stare cuore a cuore con Lui … ma … vede questo tempio trasformato in un mercato, in una spelonca di ladri, in un luogo dove prevale la sopraffazione, l’imbroglio, dove l’idolo è l’affare e Dio ne è il piedestallo. Il pio ebreo veniva dalle sue terre di fatica per incontrare Dio e si trovava a barattare la sua stessa vita e la sua religiosità.

Gesù reagisce: la ragnatela creata dai benpensanti non può rimanere oltre, pena il cancellare dai cuori dei semplici la speranza che Lui, Gesù, era venuto a portare, e manda all’aria cambiavalute e mercanzie, offerte da vendere e offerenti tignosi.

Dio vuole essere servito da preghiera e da lode, non da affari e da commerci!

Si stava firmando la sua condanna, perché se tocchi i soldi ai potenti finisci sempre male! La gente semplice è abituata a farsi derubare, ma il potente no! Infatti tutti questi cercavano di mettergli le mani addosso, ma i poveri, la gente pendeva dalle sue labbra.

Oggi la festa delle basiliche romane, e deve farci riflettere sulla bellezza di ogni casa di Dio e sulla disponibilità assoluta a farcelo incontrare nella preghiera da condividere con vita piena con tutti, i poveri soprattutto.

A troppe cose purtroppo noi ci abituiamo: non solo ingoiamo moscerini, ma serpenti interi! Ne va della sincerità della nostra vita e della passione che la deve far brillare.

La Chiesa è sempre la casa della comunità in cui si può incontrare Dio: Gesù con quel gesto ci dà la speranza che si può, se non si ha paura di pagare.

18 Novembre 2022
+Domenico

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Il muro, la sete di pace, la tentazione della solitudine

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19, 41-44) (Lc 13,34)

Lettura del Vangelo secondo Luca (Lc 19, 41-44)

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Lettura del Vangelo secondo Luca (Lc 13,34)

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto!

Audio della riflessione

Può capitare ad ognuno di noi di trovarci a ripensare, vedere e fotografare tutta intera la nostra vita e piangere su di essa … per Gesù, la città di Gerusalemme che rappresenta tutti noi, era la sua vita.

Noi siamo questa Gerusalemme che Gesù invita ad ascoltare e meditare il suo Vangelo, che vuol fare della nostra esistenza un ascolto gioioso assieme ad amici, fatto di immagini, di parole, di sguardi, di contemplazioni, di ricordi, di sentimenti ed emozioni, di gesti generosi che la sua parola ci provoca.

Se non è così Gesù piange anche su di noi.

Invece, a partire dal suo Vangelo, vogliamo sviluppare momenti interiori, di amicizia, di riflessione, di confronto, fino a poter raccontare soprattutto, perché non possiamo assolutamente tacere o tenere per noi ciò che Lui ci dona continuamente, le parole che ci ha fatto ascoltare: l’orologio del tempo non si ferma alla Gerusalemme di più di 2000 anni fa.

Gesù ci ha presentato le strade della vita.

Il Vangelo ci aiuta a fare i conti anche  con la nostra miseria umana, i nostri fallimenti, le nostre contrapposizioni: ci fa capire che il nostro tempo è fermo ancora al tempo prima di Gesù, fermo all’”occhio per occhio, dente per dente”.

Ma non siamo disperati, perché stiamo parlando di noi non di altri: i muri di Gerusalemme sono i nostri! Sono costruiti tortuosi e ingombranti, divisori e lancinanti dentro di noi, tra di noi, nel nostro pensiero, nei nostri affetti, nelle nostre colpe e distorsioni della vita, nelle fantasie giovanili che pur sono fatte per la pace, la serenità, la bellezza, la giustizia, l’amore.

Questi muri non crolleranno finché rimarranno i nostri: sono un avvertimento alle nostre coscienze e alle nostre vite.

La storia non la fanno le guerre, i trattati di pace, i tavoli di concertazione, gli stessi muri ma le coscienze … e la pace pure si costruisce nelle coscienze.

Il pianto di Gesù è su di noi: noi siamo tutti la sua “covata”.

Gerusalemme è la città terrena, è il nostro mondo in attesa di una città celeste, la Gerusalemme dove non ci sarà più bisogno di luce e di candele perché vi brillerà il sole di giustizia che è Gesù.

Oggi molti ancora soffriamo divisioni, contrapposizioni, muri; dobbiamo pregare e vivere perché si cambino in noi e fuori di noi in ponti! Se così desideriamo e viviamo, la nostra vita ha uno scopo e chi vive così può contare su veri amici e abbattere  continuamente i muri della nostra vecchia e assurda Gerusalemme .

17 Novembre 2022
+Domenico

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Ogni persona è messa in grado di sviluppare la sua esistenza al massimo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19, 11-28)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”». Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Audio della riflessione

C’è stato un tempo, non molto lontano dai nostri giorni, in cui si pensava che tutti gli uomini erano uguali: tutti con gli stessi diritti, tutti con gli stessi doveri, tutti alla pari. Venivamo da un mondo in cui tanti diritti fondamentali erano negati a molte persone: per esempio la vita, la cura della salute, il lavoro, lo studio, la giustizia … era giusto che si lottasse perché tutti potessero avere le stesse possibilità di fronte alla vita.

Non è però vero che tutti rispondono alle proprie risorse con lo stesso impegno; non solo, ma Dio ci ha creati diversi, con gusti e desideri, carattere e qualità diverse, e ci ha chiesto di far fruttare meglio possibile ciò di cui vuol disporre, quello che ciascuno ha.

“Dieci talenti  d’oro” chiama il Vangelo tutte le risorse che l’uomo ha a disposizione, e ciascuno li fa fruttare meglio che può! Se immaginiamo che questi dieci talenti siano la vita, ciascuno la mette a frutto altrimenti non è fedele alla sua esistenza e a Dio che gliel’ha data!

Ad ogni persona è stato dato quel tanto di doni, che, nel suo disegno non certo economico o quantitativo, gli permettono di esercitare un minimo di libertà e quindi di responsabilità e siccome Dio vuole che tutti siano salvi, cioè arrivino alla pienezza della sua vita, della propria vita, in modo misterioso, ma certo, dà a ciascuno la possibilità di goderla al massimo.

Capita però che questa musica, che è la vita, non la vogliamo cantare: questa vita la andiamo a seppellire, questo oro lo riteniamo un possesso e non una possibilità; una sicurezza egoistica, una rivendicazione, un diritto acquisito e non un dono che ci impegna … e alla fine della vita arriviamo con le mani vuote: l’avevamo sepolto questo dono, e quando abbiamo scavato per riprenderlo non c’era già più! era stato dato ad altri perché l’amore di Dio non può essere buttato.

Non è il tanto o il poco che conta davanti a Dio, ma il cuore bucato che non trattiene, l’intelligenza allenata che apre occasioni, il coraggio di rischiare che ti destabilizza, ma che ti dà gioia.

Fallisce colui che si chiude, che rifiuta il dono di Dio e si scava una solitudine senza Dio e senza gli uomini.

16 Novembre 2022
+Domenico

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“Vengo a casa tua”, e Zaccheo dà metà dei suoi beni ai poveri

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19, 1-10)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Audio della riflessione

C’è gente caparbia che non cede mai: si mette in testa una cosa e la persegue costi quel che costi … è il giovane che vuol, conquistarsi un record, è lo scalatore che si allena giorni e giorni per arrampicarsi sulle vette, è l’innamorato che non dorme finchè non ha scalato il balcone o dipinto il muro della stazione per dichiarare la pienezza del suo cuore, la pazzia dei suoi sentimenti … è anche il cattivo che si fa più furbo dei buoni nel perseguire i suoi obiettivi.

Era così anche un riccone, più largo che alto, di nome Zaccheo, che voleva cavarsi a tutti i costi la voglia di vedere Gesù: “Tutti ne parlano, tutti ne dicono bene, tutti quelli che vengono nella mia banca mi tormentano con le loro descrizioni … Lo voglio vedere anch’io! Non mi interessa più di tanto, ma mi voglio cavare la curiosità!” … e finisce su un albero, lui il notabile, il ricco che ha bisogno di nessuno, lui il frodatore del povero, lui il pallone gonfiato dai suoi soldi … e l’operazione riesce: Gesù passa proprio sotto quell’albero che lui aveva oculatamente scelto.

I momenti che si susseguono sono di una sequenza sorprendente: Lui passa, Zaccheo è soddisfatto, Gesù alza gli occhi, lo vede, lo chiama e gli dice di saltar giù da quell’altana, da quel podio da stadio e scatta una cosa impensabile per Zaccheo che credeva di aver concluso la sua avventura. Gesù gli dice: “vengo a casa tua, mi interessi, non mi lascio vedere per curiosità, voglio che tu conosca la mia missione e entri nel mio Regno”.

Detto fatto, gioia e entusiasmo, efficienza di organizzazione, pasto assicurato, invitati a non finire, perché i soldi ci sono, la compagnia pure, la voglia di apparire ancora forte … e anche qui succede quel che Zaccheo non prevede: aveva sì previsto l’invidia dei suoi colleghi di furto e vessazioni, che si meravigliano da ottimi farisei che Gesù vada a mangiare a casa di un poco di buono; aveva sentito con un po’ di aria di rivincita la solita delusione dei  poveri che speravano di vedere in Gesù uno che sferzava i ricchi sfruttatori e che invece va da loro pure a mangiare … ma gli scoppia in petto una decisione perché quel Gesù che voleva vedere ora gli cambia il cuore: “Do la metà dei miei beni ai poveri, restituisco il quadruplo, mi voglio rovinare, ma non voglio perdere quella pace, quella gioia che la tua persona, Gesù, mi ha dato con questa tua visita”.

Quel che mi colpisce di più è la gioia: la vita cambia solo se in noi esplode la gioia, se siamo contenti, se ci lasciamo affascinare e riempire di gioia per qualcuno, se smettiamo di presentare quella faccia qualunque che ci caratterizza ogni mattina.

15 Novembre 2022
+Domenico

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Figlio di Davide, io ti voglio seguire

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Audio della riflessione

Non vederci è un bel problema per noi persone, creature, figli o figlie, padri o madri: non possiamo godere la bellezza del creato, se non solo per il tatto, l’odore, il gusto … non possiamo godere dei volti di coloro che ci parlano e stanno vicino, non sappiamo chi sono le persone che incontriamo … diventiamo sospettosi e paurosi di tutto, assolutamente dipendenti dagli altri per le cose più semplici, anche se siamo sempre delle persone.

Il cieco di Gerico si sentiva forse così: sente un vociare confuso della folla che gli fa capire che sta passando Gesù, si mette a gridare “voglio la luce, Gesù figlio di Davide ridona alla mia vita la bellezza dei tuoi colori, dei volti degli uomini, lo splendore del creato. Come faccio a vivere, a lodarti, se non vedo le tue opere se non posso scrutare il volto di chi mi passa accanto?”.

Chi gli stava accanto non ne poteva più, lo sgridava perché era troppo petulante, importuno: “Ma adattati alla tua situazione! E’ una vita che sei cieco, solo adesso non riesci più a sopportare il tuo disagio?”.

Il cieco avrebbe potuto rintanarsi tranquillo nel suo angoletto: aveva tentato, non gli era andata bene … ma che cosa avrebbe significato per lui questo smettere di gridare? Che non aveva fiducia in Gesù … ma lui ne aveva tanta e si è messo a gridare ancora più forte e Gesù riconosce la sua grande fede, la sua speranza tutta riversata su di Lui … e lo guarisce!

Gesù sta salendo a Gerusalemme e ha appena detto ai suoi ”tutto ciò che fu scritto dai profeti… si compirà”, si sta quindi incamminando  apertamente verso la morte.

Il cieco è simbolo dell’uomo che è aperto al mistero e osa bussare alle sue porte: Gesù gli apre gli occhi, quelli del corpo e quelli dell’anima; da quel momento il cieco comincia ad essere un uomo diverso: salta e grida di gioia, e decide di mettersi al seguito di Gesù.

Questi due particolari  val la pena di leggerli più in profondità: lo ha chiamato “Figlio di Davide” e “lo ha seguito”.

Figlio di Davide era il titolo di colui che avrebbe  ristabilito il regno dell’antico re di Israele: un messia di potenza e restauratore dell’antico regno, quindi una visione della messianità di tipo politico e mondano … nei Vangeli però dire “figlio di Davide” significava soltanto colui che sente l’invocazione dei poveri e li aiuta e solo così adempie le profezie.

Ciò significa che il cieco guarito ha scoperto tutta la novità che porta Gesù Cristo! Ecco perché non si limita a benedire Dio per il miracolo, ma si unisce al viaggio di Gesù, proprio ora nel viaggio che porta verso la croce, nella decisione e nel rischio di ogni giornata, nello sforzo di praticare una a una le parole del maestro: egli imparerà a vedere davvero e potrà vivere al centro del grande miracolo che consiste semplicemente nel seguire Gesù Cristo

14 Novembre 2022
+Domenico

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Viviamo tempi di guerra, di distruzione, ma il mondo è sempre nelle mani di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21,5-19)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Audio della riflessione

Abbiamo sentito spesso parlare di Apocalisse e ne usiamo la parola anche oggi per indicare eventi drammatici e paurosi: si dice che succede qualcosa di “apocalittico” per indicare fenomeni tellurici o atmosferici gravi … è una parola legata alla parola “fine” che ci cominciamo a dire in questa penultima domenica dell’anno liturgico.

Il capitolo 21 di Luca, che precede il racconto della passione di Gesù, è detto anche “Grande Apocalisse”: è un discorso tenuto da Gesù nel tempio di Gerusalemme nei giorni precedenti il suo arresto; prima di andarsene il Signore mette in guardia il suo popolo su quanto sarebbe avvenuto di lì a qualche anno. Di fatto questo testo è stato dedicato alla comunità cristiana che si andava formando dopo la prima Pasqua e che stava vivendo delle situazioni davvero spaventose: la guerra romano-giudaica che portò alla distruzione del tempio, le persecuzioni della comunità palestinese, la fuga delle comunità cristiane a Pella (in Macedonia), l’attesa paurosa delle tribolazioni escatologiche.

Luca vuole rincuorare la comunità cristiana ricordando loro che Gesù aveva previsto tutte queste cose e aveva suggerito loro alcuni comportamenti da tenere in tali frangenti: per esempio non perdersi d’animo perché proprio il verificarsi di questi fatti sarebbe stato il segno dell’imminente ritorno del Signore Risorto e che con questo ritorno sarebbe giunta finalmente la loro liberazione; vengono descritte alcune tribolazioni che saranno normali nella storia della Chiesa: guerre, persecuzioni, incomprensioni, odio verso i cristiani …

Gesù alla domanda del “quando tutto questo avverrà”, continuamente alzava gli uomini a vette più alte, a tempi più larghi, soprattutto all’atteggiamento da avere nei confronti del futuro: attesa, vigilanza, occhio limpido, speranza.

Non è nelle nostre possibilità sapere giorno e ora, ma nella nostra coscienza vivere una attesa operosa del Signore che verrà!

Una verità cristiana indiscussa è che Gesù alla fine dei tempi tornerà su questa terra e i primi cristiani continuavano a invocarlo: “vieni Signore Gesù!”; non era  desiderio di fuggire dalle difficoltà presenti, ma orientamento di tutta la storia al Dio, di Dio, al Dio del compimento.

Vivere significa essere pellegrini verso una meta e occorre sempre averla davanti per correggere la direzione del cammino, per dare slancio e forza per superare le fatiche, per motivare la solidarietà di tutti coloro che sono incamminati. 

Una qualità che non bisogna mai perdere è quella dell’occhio vigile, dell’attesa, del riferimento al futuro e non del ritorno al passato.

Dio ci sta davanti e noi ci prepariamo all’incontro con Lui. La vita ha un fine e spesso occorre serrare i pugni per non perdere il desiderio di una meta.

La vita è sempre così, non ci si può adagiare mai: è così per il lavoro, è così per la famiglia, è così per la vita di coppia … spesso roviniamo le cose più belle della vita perché crediamo di possederle, invece vanno sempre conquistate!

La fede è un dono ma va sempre accolto come nuovo! Non lasciamoci incantare dalle sirene, non crediamo a tutte le semplificazioni e a tutte le scorciatoie della vita! La strada è Gesù, lui dobbiamo seguire perché Dio in Lui ci aspetta e non ci abbandona al caso.

13 Novembre 2022
+Domenico

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La fede in Gesù è il grido che Dio Padre trasforma in salvezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Audio della riflessione

Viviamo pure noi oggi momenti in cui siamo partecipi di un mondo diviso dove dominano gli oppressori e intanto i poveri oppressi non hanno altra via di scampo se non invocare a gran voce il Signore. Pensiamo anche noi come i primi cristiani che non è possibile cambiare il mondo e invochiamo come loro: “maranatha, vieni Signore Gesù”.

Luca ci presenta la parabola della vedova, che non ha altra via di uscita che importunare il giudice ogni giorno fino a stancarlo  e farsi fare giustizia. L’immagine di questo giudice che fa giustizia perché seccato ci aiuta a comprendere la situazione di Dio che tutti i giorni ascolta i gemiti dei giusti che lo supplicano. Il vangelo è sicuro che Dio farà giustizia su tutta la storia degli uomini. Vi si usa la parola giustizia, ma la traduzione  più vera è “vendetta”. Dio si vendicherà di tutti quelli che opprimono gli eletti; la parola nel contesto del vangelo non indica nemmeno lontanamente risentimento, perché la vendetta di Dio non è altro che il suo amore salvatore, riflesso nella croce di Gesù Cristo.

Dio si vendica di tutte le divisioni, le ingiustizie, le sopraffazioni della storia mettendo al centro della terra un principio di salvezza universale, la croce di Gesù Cristo. Da allora il potere degli ingiusti che opprimono i piccoli della terra è fondato sul vuoto, è un potere di condanna che finisce con la morte. Al contrario la sofferenza dei piccoli che gridano a Dio si è unita alla sofferenza stessa di Gesù e si rivela come forza trasformante della terra. Da questo si può capire meglio la domanda finale di Gesù. Quando verrà troverà ancora fede sulla terra? 

Il problema più grande non è la divisione degli uomini in oppressi e oppressori, ma la presenza di una fede in Gesù che sa elevare la sofferenza e trasformare la storia dal suo centro. Ci sarà quella fede in Gesù perché la sofferenza diventi forza trasformante e il potere dei grandi, degli oppressori diventi servizio in favore dei piccoli, fede che fa in modo che gli uomini siano sempre aperti all’amore del Padre?

Solo attraverso la fede  la storia intera si può trasformare con Gesù, in grido che invoca la giustizia salvatrice di Dio e la va rendendo sempre più presente da ora in mezzo a noi.

12 Novembre 2022
+Domenico

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Portare sempre con dignità la nostra vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 26-37)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Audio della riflessione

I tempi della vita sembra scorrano spesso lenti, tediosi, tutti uguali … c’è sempre molto tempo per tutto e non ci si decide mai …. si direbbe che  è la legge d’inerzia che comanda, non la dinamica della forza di un colpo di reni, di uno scatto! Eppure nella vita siamo spesso messi davanti a fatti improvvisi che ci cambiano radicalmente il modo di vivere: siamo spettatori di tragedie impensabili, di scomparse improvvise di amici, di parenti, di persone carissime.

Sappiamo che tutto questo è vero, ma per una sorta di istinto di sopravvivenza dimentichiamo tutto e conduciamo la vita quasi che fosse sempre programmabile a nostro piacere.

Soprattutto c’è da mettere in conto la morte, che non siamo noi a decidere! Dice Gesù: “quella notte due saranno in un letto: uno verrà preso e l’altro lasciato”.

Allora dobbiamo avere paura?

Neanche per sogno: dobbiamo solo portare sempre con dignità la nostra vita sapendo di essere fotografati nella nostra coscienza in ogni istante.

Io ricordo che mio padre, una persona di una grande serenità, aveva appeso alle spalle del comodino un teschio ben disegnato a china, da lui stesso: io all’inizio ero molto impressionato, ma poi lentamente capivo che doveva essere un elemento naturale che diceva una verità sacrosanta.

Da bambino andavamo a portare la comunione col prete ai moribondi: entravamo con le candele vicino al letto del morente, ma entro una atmosfera di grande serenità.

Chi ha detto che i bambini hanno paura della morte? Certo se continuiamo a esorcizzarla, a nasconderla, a vederla come la disgrazia massima della vita e non come un fatto da mettere in conto su cui elaborare un atteggiamento profondamente umano, saremo sempre nella falsità e nell’inganno.

Noi cristiani sappiamo che alla fine della vita saremo messi di fronte alla sua dignità, che abbiamo conquistata facendo di essa un dono a chi abbiamo incontrato.

Un giudizio verrà manifestato: non sarà mai una sorpresa, ma il punto di arrivo di tutta la nostra voglia di bene.

Noi abbiamo veramente la speranza nell’aldilà: sappiamo che finiremo nelle braccia di Dio, e questa è più di una speranza: è la certezza della vita.

11 Novembre 2022
+Domenico

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Il regno di Dio è già in mezzo a noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 20-21) dal Vangelo del giorno (Lc 17, 20-25)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».

Audio della riflessione

L’arte dell’abboccare è molto diffusa in una società che si lascia guidare dagli scoop, dal sensazionale, dall’esteriorità, dal meraviglioso, dal colossal. Il regno di Dio, il bene, non ha bisogno di televisioni, non attira l’attenzione, scava, matura, si propaga in silenzio, si attesta nelle coscienze e non nei rotocalchi o nelle pagine web.

Tutti i discepoli erano curiosi di conoscere questo regno, questa nuova realtà e Gesù candidamente dice: guardate che il regno è già in mezzo a voi; diceva prima di tutto di sé, diceva dell’amore fatto persona che era Lui, e che loro non si accorgevano di avere. Avevano già cominciato ad adattarsi alla sua persona e non ne intuivano la novità. Lo ritenevano un buon maestro, un buon predicatore, un discreto taumaturgo, ma non certo il Regno di Dio fatto persona.

 E’ forse così anche oggi, quando non abbiamo occhi per vedere il bene che si diffonde silenzioso nelle coscienze, nelle vite dedicate di mamme e papà che lavorano in silenzio per il bene dei figli, nelle esistenze semplici e buone di giovani che vanno tutti i giorni a scuola e si preparano con coscienza a dare il loro contributo all’umanità, di ammalati che soffrono terribilmente nel loro letto ogni giorno in unione con la croce di Cristo e continuano così la sua opera di bonifica del mondo e a seminare energie di bene per tutti.

E’ regno di Dio che sta in mezzo a noi la tenacia degli operatori di pace, dei missionari che sollevano i poveri dalla disperazione morale e dalla fame. E’ Regno di Dio in mezzo a noi il servizio quotidiano alla crescita dei ragazzi di tanti educatori che ricostruiscono vite distrutte dalla droga e dal vizio, lo è l’impegno onesto di chi si impegna ogni giorno a creare lavoro per i giovani. E’ regno di Dio in mezzo a noi chi non si stanca di proclamare la verità andando controcorrente e paga duramente per quel che professa, di chi macina chilometri per portare speranza, di chi viene messo ancora in croce solo perché fa del bene agli altri.

Il dato fondamentale, l’irruzione del vero futuro trasformante di Dio sulla terra si è già compiuto nella morte e nella Pasqua di Gesù Perciò chi cerca Dio nel nostro  mondo deve rivolgersi al Cristo; chi mira a giungere fino al futuro della storia deve cominciare a vederlo realizzato, condensato, vivo nella Pasqua

 Ci sarà un giorno in cui tutto verrà alla luce come un lampo, come capita a noi quando ci scoppia dentro una verità a lungo cercata e finalmente intuita. Prima però dice Gesù, occorre salire su una croce, occorre cioè farsi purificare fino in fondo dall’amore. E Dio, che non ci abbandona mai ce ne darà la forza.

10 Novembre 2022
+Domenico

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Non siamo  padroni della vita, del bene e del male, ma solo servitori!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17,7-10)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Audio della riflessione

C’è un male sottile che si insinua nelle nostre vite, colorandosi di grande attualità e necessità: l’autorealizzazione, il protagonismo, essere creatori e signori assoluti di noi stessi. Siamo noi che decidiamo quando vivere e quando morire, che volto dare a questo universo, chi ritenere degno di stare su questo pianeta e chi no, chi  ammettere alla mensa della vita e chi scartare, che senso dare ai nostri giorni e al mondo, decidere che cosa è bene e che cosa è male … e, più progrediamo nella costruzione di questo nostro castello, più l’umanità precipita ai limiti della sopravvivenza: ieri comandava l’ignoranza che veniva scambiata per divinità, oggi comanda la superbia scambiata per intelligenza e progresso.

L’equilibrio non è facile, ma un principio cui ispirarci e a cui orientare la nostra vita il Vangelo ce lo dice: siamo semplicemente servi”.” L’uomo è qualcuno e può dire una parola significativa sul mondo, sulle cose, sulla vita solo se è Dio a dargli la parola, a renderlo soggetto attivo.

Essere servi non significa essere schiavi, significa sapere che non siamo i padroni dell’universo: non siamo padroni degli altri uomini, della vita, del bene e del male, della giustizia e della verità, ma soltanto semplicemente servitori, servitori e figli che hanno un riferimento assoluto in Dio, che si fanno misurare dalla sua parola, che lavorano e respirano nell’aria del suo amore.

E’ la riconoscenza, la gratuità, la dignità riconosciuta di ogni uomo e di ogni donna, il rispetto la collaborazione, la solidarietà, il perdono vicendevole, il sentirsi in debito gli uni verso gli altri e tutti nei confronti di Dio: questi sono i veri sentimenti dell’uomo e della donna, non certo il potere, la sopraffazione, il disprezzo, la tirannia, l’ubriacatura dell’onnipotenza, la manipolazione della vita.

L’intelligenza delle cose belle, le intuizioni dello sviluppo umano, la ricerca del progresso e le scoperte scientifiche, la crescita in umanità, le soluzioni dell’economia, gli approfondimenti dei misteri della natura e della vita nascono e si sviluppano nella direzione giusta solo se ci sentiamo semplicemente servi come dice il Vangelo.

8 Novembre 2022
+Domenico

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