La fede non si compera, né si vende: la si chiede e la si vive

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 1- 6)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Audio della riflessione

Viviamo in un mondo che ci strega con dosi massicce di beni, con consumi senza freno. Oggi ancora più proprio perché siamo in crisi di euro siamo obbligati alla quantità e non alla qualità. Il sogno è il grande magazzino: più merce prendi, più sconti hai. Ottimo! Con i tempi che corrono una amministrazione saggia è quella che ti permette di risparmiare. Un pò alla volta però trasponiamo nella vita il criterio della quantità.

Nell’amore è la quantità di prestazioni che conta, senza badare ai sentimenti e alla delicatezza; negli affari è la quantità di soldi che guadagni senza preoccuparti se sei di parola, se esprimi solidarietà, se vivi l’amicizia; nello studio è il numero di esami senza preoccuparti se ti fanno crescere come persona, se ti lasciano spazio per vivere relazioni umane; nel  lavoro è la quantità di ore o di guadagno, senza fare attenzione alla sicurezza per la tua vita e quella degli altri, ai rapporti in famiglia e alla qualità della vita; nello sport è la quantità di risultati, facendo magari doping, senza pensare alla salute e al futuro. Insomma bisogna valutare tutto a quintalate.

Gesù questo pericolo lo ha visto anche nella fede, quando gli sono andati a chiedere: Signore aumenta la nostra fede. Aumenta? Che vuol di’? Che anche l’anima si vende e si compera a chili? Che le preghiere valgono se sono tante? Che la vita di un cristiano è bella se aumenta il numero di santini da incollare sul cruscotto? Che la fede dipende dal numero di santuari che hai visitato? Gesù risponde: se aveste una fede grande come un chicco di senapa, potreste dire a questo monte spostati di qua e quello si sposterebbe.

Mi sembra di sentire la rivalsa del miscredente che si lascia commuovere solo a Natale e forse a Pasqua. Sono i suoi due chicchi all’anno! Lo ho sempre detto io che basta poco per credere, che non occorre stare tanto a pregare come certe donne che conosco io e che vanno tutti i giorni in chiesa e tu dici “a mangiare il Signore inutilmente”. Ma tu hai provato con la tua fede a spostare le montagne? A dare forza di coesione al tuo matrimonio che sta andando a pezzi, a riconquistarti i tuoi figli che ti ignorano, a convincere tuo padre e tua madre a non separarsi, a far visita ai tuoi vecchi ammalati, ad accorgerti che molti hanno bisogno di te, a mettere pace dopo aver seminato discordie facili?

Se non hai mai tentato niente, la tua fede non è mai neanche iniziata. Non è neanche questione di quantità, ma non c’è  o almeno non ne sei convinto. C’è ancora una cosa che puoi fare per la tua fede: sperare!

7 Novembre 2022
+Domenico

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Dio non cesserà mai di sorprenderci

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-38)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Audio della riflessione

C’è una grande verità nella vita umana che ci può far impazzire di gioia o di paura: dal momento che siamo nati, noi non potremo non esserci sempre.

È iniziato qualcosa nell’universo quando i nostri genitori ci hanno concepito, questo qualcosa è qualcuno e questo qualcuno non potrà più essere cancellato. La vita che sperimentiamo su questa terra è solo un piccolo inizio di una eternità.

Mi vengono in mente le lezioni di analisi matematica: i numeri che usiamo per quanti siano e per quanto grandi siano, non sono niente rispetto alla infinità dei numeri, sono solo un’idea.

Ebbene il nostro futuro è una vita senza fine. La risurrezione traccia il confine tra i giorni che possiamo contare spesso nel dolore, talvolta nel male, sempre nella fatica e i giorni senza fine di una vita nuova. Sì! perché la fede cristiana è fede in una vita piena in Dio per ogni uomo cui giunge il suo amore in Gesù.

Ma chi ci crede? Me lo dimostri? ma come è possibile? Ma ci siamo proprio noi o una biblioteca o videoteca con i nostri ricordi? Ma come fa Dio a raccattare tutti i pezzi in cui ci stiamo dilaniando ? Ti pare possibile che ci sia un posto in cui ci stanno le miliardate di uomini vissuti, viventi e che vivranno? Tentativi di ridicolizzare la vita futura li hanno fatti anche a Gesù quando gli hanno chiesto di chi sarebbe stata moglie in Paradiso la donna vissuta con sette fratelli maritati e morti  uno dopo l’altro.

E Gesù cerca di squarciare il velo della nostra ottusità. Il mondo futuro non sarà una copia abbellita del nostro, ma nemmeno talmente etereo da far perdere quei rapporti come quella tra uomo e donna, padri, madri e figli, amici che fanno bello il tempo presente. Sarà un mondo davvero nuovo in cui Dio non cesserà di sorprenderci.

Lui darà risposta piena alle ombre di amore che nelle nostre vite tentavano di imitare la sua luce, lui darà forza definitiva che sorpasserà ogni nostra debolezza, lui riempirà la vita di tutti fino alla sazietà. Si semina un corpo mortale, debole, fragile, corruttibile, dirà San Paolo, e risusciterà immortale, fresco, forte, felice. San Giovanni pure si cimenterà con queste attese: siamo figli di Dio e non riusciamo a immaginare che cosa grande, sorprendente è godere della gioia del Padre. Figlio tu sei sempre con me, quello che è mio è tuo, diceva già il padre misericordioso al figlio che non sapeva cogliere la bontà di suo padre che avrebbe dovuto riempirgli la vita.

 Dio riempirà oltre ogni misura la nostra vita e questo ci basta. Quel cielo cui siamo destinati non è vuoto e può ogni giorno dare alla nostra terra la forza di viverne in pienezza l’attesa.

6 Novembre 2022
+Domenico

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Ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 9-15)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Audio della riflessione

C’è un sorriso beffardo, che domina la scena di questa vicenda di Gesù. Ci sono ad ascoltarlo dei benpensanti, dei supponenti, dei ricchi fasciati. E’ il sorriso compiaciuto di chi crede di essere superiore agli altri, perché ha quattro soldi, crede che questi siano la chiave di volta della vita, siano la soluzione di tutti i problemi e soprattutto la certezza della felicità. Erano attaccati ai denari, dice il vangelo, mettevano tutta la loro intelligenza nel farne sempre di più, si organizzavano la vita nel cercare di possedere di più. Essere attaccati significa esserne prigionieri, doverne vivere sempre la compagnia e la tirannia, farli entrare nella vita come padroni, non poterteli togliere dalla mente e dalle preoccupazioni, averli come una seconda pelle, farli diventare un altro te stesso.

 Ma che hanno queste ricchezze da mettere continuamente in allarme il cristiano? “Non potete servire Dio e il denaro”, dice Gesù in maniera perentoria. Se ne andò via triste (quel giovane ricco) perché aveva molti beni. E’ difficile, quasi impossibile che un ricco entri nel regno dei cieli. E avanti di questo passo. Ma che male c’è se son stato capace col mio duro lavoro di procurarmi benessere, se non sono stato con le mani in mano e ho aiutato la fortuna? Che colpa ne ho se sono nato dalla parte giusta? Non tolgo niente a nessuno, non uso male quel che ho, faccio anche qualche carità quando serve. Se tutti fossero capaci di darsi da fare nella vita come ho fatto io, il mondo non sarebbe pieno di barboni, di lavavetri, di accattoni.

Potremmo continuare anche con teorie economiche più elaborate per nascondere non i principi di una sana imprenditorialità o aggressività nell’affrontare la vita con tutta l’intelligenza possibile, ma una verità che il Vangelo ci pone davanti con pacatezza e fermezza: la ricchezza tende a diventare idolo. Essa finisce per richiederti una sorta di adesione di fede, ti domanda a poco a poco un attaccamento del cuore che ti toglie libertà e si pone nella tua vita come un assoluto, diventa come signore alternativo all’unico Signore.

Chi segue Cristo non è di questo parere, non solo perché alla fine ce ne dovremo staccare, ma perché il centro della nostra vita è Dio, lui è la nostra felicità, lui è colui che solo ci può riempire l’esistenza. Siamo fatti per lui e solo in lui troviamo la realizzazione piena, senza rimpianti, senza fallimenti, senza inganno della nostra vita.

 “Nessun servo può servire a due padroni o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. E non abbiamo bisogno di far vedere quanto questo è vero ogni giorno! quanto il denaro, l’avidità, la ricerca di esso rovina la vita degli uomini. Per il denaro si tradiscono gli affetti più cari, si ammazza, si vendono le persone, si calpestano i diritti, si sterminano i poveri, si sporca il nome di Dio, si inquina la religione.

 Per la ricchezza si perde la propria dignità, si distrugge il creato, si affossano i sogni, si fa morire di fame. Il denaro, le ricchezze fasciano il cuore, tarpano le ali, spengono i desideri.

 Ma non siamo in un vicolo cieco. Quello che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio. Basta, come sempre, sentirci e vivere da servitori solo di Lui, di Dio.

5 Novembre 2022
+Domenico

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Occorre avere anche grinta per essere cristiani

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Audio della riflessione

I delinquenti mettono più testa nei loro affari di quanto faccia un buon padre di famiglia per la sua vita o un cristiano per la sua fede.

Non vi è mai capitato di trovarvi a vivere qualche volta senza grinta? Non dico “annoiati”, anche se talvolta la noia ci assale, ma sicuramente senza interesse, senza motivazioni … tirare a campare – insomma – senza lode e senza infamia.

Per fortuna che viviamo di rendita e che tutte le mattine non dobbiamo stare seduti sulla sponda del letto a sfogliare la classica margherita petalo per petalo a dire “vado oggi a lavorare o non vado, vado o non vado” …. andiamo senza tante storie, anche con gli occhi a mezz’asta, e non se ne parli più.

Pensate invece ad un ladro che entusiasmo, che grinta ci mette nel progettare il suo furto o la sua rapina: si apposta di giorno e di notte, studia le mosse, fa le prove, rimanda, si apposta di nuovo, si impasticca magari per farsi coraggio e poi si butta, rischia … ne va della sua vita, della sua libertà.

Pensiamo a chi tradisce la sua ragazza o il suo ragazzo, sua moglie o suo marito (anche se tra chi ascolta sicuramente non c’è nessuno di questo genere): cura ogni minimo gesto per evitare sospetti, inventa tutte le moine possibili per ingannare …

Pensiamo allo spacciatore che si è fatto un paio d’occhi anche dietro la testa per non farsi scoprire … e tutto per un comportamento da delinquente, da becchino dell’amore o della vita degli altri.

Gesù pensava questo quando ha raccontato una semplice parabola: un amministratore disonesto, avendo paura di essere licenziato, regala i soldi del suo padrone ai debitori così da averli dalla sua parte quando sarà licenziato.

Gesù dice: “i figli delle tenebre sono più furbi dei figli della luce”.

Purtroppo viviamo in una società che ci ammorba e ci appiattisce, ci tarpa le ali e ci omologa a tutto: ci costringe a vivere da “clonati”, a perdere grinta, ad abbandonare sogni e progetti.

Possiamo invece tornare ad innamorarci del bello, delle cose buone, a entusiasmarci del futuro nostro e dei nostri figli. Non c’è lunedì che tenga che ci faccia girare come zombi o venerdì che ci trovi distrutti.

Abbiamo un motore nella vita che non perde colpi: la speranza!

San Carlo – che oggi celebriamo – non solo aveva grinta, ma lavorava sodo infaticabile, onnipresente alla sua gente, alle sue chiese nell’aiutarle a vivere con dignità e generosità la propria fede, a illuminarle, a rafforzarle nella passione per la gente tra cui vivevano

4 Novembre 2022
+Domenico

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Dio mi cerca ed è più contento lui di me quando mi trova

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 1-10)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Audio della riflessione

Qui non si tratta di quel disappunto che hai quando perdi la chiave di casa o qualche documento importante che ti serve o non trovi più la patente. Qui c’è il Signore, il creatore del cielo e della terra che mi cerca e non mi trova, gli sto a cuore anche se a me sembra spesso di essere per i miei amici solo un numero o per i miei familiari un peso o per il mio datore di lavoro un problema. Il Signore mi ama ancora prima che io lo sappia, che io lo pensi; gli basta che io esista e già sono nei suoi pensieri, nella sua attesa di incontrarmi; sono causa della sua gioia. Ma non solo è contento Lui, vuole anche che ci sia qualcun altro che condivide la sua gioia di avermi trovato, incontrato

Abbiamo presente tutti la gioia del ritrovamento di un bambino, di un parente, di un amico. Gesù dice che la ricerca da parte di Dio di un peccatore che si converte gli dà la gioia più grande che possa provare.

“Ma stiamo scherzando? Dio fa festa per me, solo perché mi lascio amare, mi lascio trovare, permetto che il suo amore mi fasci le ferite?  Dovrei essere io a far festa … invece la fa prima Lui perché il suo amore è grande e non può restare inoperoso!”.

Entrare in quest’ordine di idee, in questa sicurezza di un abbraccio senza condizioni è l’essenza del cristianesimo: non siamo stati noi ad amare Lui, ma Lui ad amare noi! Il cristianesimo non sta nei nostri comportamenti corretti, ma nel suo amore senza confini!

Sentirsi amati, sentirsi di qualcuno sempre, venire cercati mentre noi ne fuggiamo continuamente è la certezza su cui si fonda la vita cristiana … e quando Dio ci trova nei percorsi sballati del nostro malessere e della nostra cattiveria, non ha aria di rivincita: non pensa lontanamente di farcela pagare!

Quella pecorella che ha lasciato le novantanove perché ha voluto fare di testa sua, perché non si è più fidata del pastore, lui la cerca e se la rimette in spalla: magari lei non è nemmeno contenta di essere stata ritrovata tanto è incattivita nella sua stoltezza … Gesù però non la lascia al suo destino, perché per un cristiano non c’è nessun destino: c’è solo e sempre una chiamata al suo amore, che ci precede sempre.

3 Novembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

Fatti dono sempre e Dio ti colmerà della sua vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc, Lc14)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse poi al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Audio della riflessione

Sappiamo dalla storia e dalla nostra esperienza che le persone sono soggetti attivi, stabiliscono relazioni vicendevoli, ci si aiuta e si diventa un poco tutti interdipendenti. Gesù ci dice che in questi scambi e relazioni, in questa festa della vita la legge definitiva non può mai essere lo scambio, un “do ut des: ti invito perché anche tu mi inviti, ti aiuto, perché prevedo di averne bisogno anch’io di te. Questi atteggiamenti trasformano il mondo in un affare, in un continuo scambio obbligato di favori e piaceri, se non addirittura un mercanteggiare su tutto. Gesù invece dice che i nostri rapporti devono essere incentrati sull’amore. Invita quelli che non potranno mai restituirti il favore, aiuta il povero, offri quello che hai senza pensare a una qualche ricompensa.

Se agirai in questo modo, avrai l’impressione di aver perduto qualcosa, mentre invece stai creando attorno a te l’immagine di quel regno decisivo, che è il dono di Dio che guarisce, un dono di Dio che offre tutto quello che ti fa star bene, un regno di Dio che offre tutto quello che ha ai diseredati. Chi si offre solo in maniera mercantile ti dirà che sei pazzo, che non sai vivere con i piedi per terra. Gesù invece ci dice che questo tuo gesto porta la verità del regno di Dio che non ha fine.

Gesù da una parte ci invita a superare l’egoismo che ci fa diventare noi il centro della vita degli altri. Chi cerca la sua giustizia, il suo vantaggio, la sua pienezza, si perde come essere umano, non ha compreso la verità di Cristo che sulla croce offre la sua esistenza per gli altri. Soltanto chi dà senza calcolare  un qualsiasi ritorno per sé getta nel mondo il suo seme che poi germoglierà. Come Cristo ricupera nella gloria della risurrezione quello che ha perduto per dare vita agli altri, così anche il cristiano ricupera in modo eminente in  Dio quello che ha saputo dare agli altri.

Se questa diventa la norma della nostra vita, dei nostri rapporti in famiglia, sul lavoro, a scuola, nelle mansioni o ministeri che viviamo in parrocchia, nei dibattiti pure pubblici, produciamo nella nostra società una inversione di tendenza, diamo con umiltà una testimonianza del vangelo. I gesti parlano più delle parole, i fatti costruiscono più dei pareri, il vangelo viene letto di più se ne viviamo lo spirito e la lettera.

31 Ottobre 2022
+Domenico

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Se riusciamo a cambiare, saremo più felici

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19,1-10)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Non vi è mai capitato nella vita di non stare del tutto bene di spirito, di sentirvi scontenti, insulsi e di domandarvi il perché? Allora si passa subito in rassegna la vita: “non ho fatto del male a nessuno, non mi mancano gli amici, il lavoro va bene …. anche se potrebbe darmi qualche soddisfazione in più, gli affetti sono soddisfacenti … eppure manca qualcosa o c’è qualcosa di nascosto che mi tarpa le ali”. Si ha l’impressione di condurre una vita col pilota automatico inserito, senza gloria e senza infamia. Qualche tuo amico è finito sul lettino dello psicanalista per cercare più in profondità: è riuscito a darsi un po’ di smalto in più, ma le cose sono … quelle!

Zaccheo un ricco sfondato non solo di soldi, ma anche di amici, di fortuna doveva stare pressappoco così, quando sentì anche lui parlare di Gesù … anzi si è informato dei suoi spostamenti: ormai Gesù è diventato un personaggio pubblico: dove passa spopola … e lui, Zaccheo,  per un giorno vuole disinserire il pilota automatico: si dà da fare, si guarda dentro, si scopre un borghese piccolo piccolo e vuole vedere Gesù.

La gente lo ha sempre creduto un po’ stravagante: a Zaccheo  interessavano solo i soldi … era piccolo e spuntava appena appena dietro la cassa, ma tanto poco lo si vedeva e tanto più riscuoteva con furbizia e con inganno calcolato.

Siamo un po’ tutti stravaganti e originali, soprattutto “fissati” su qualcosa che ci incatena; gli amici che ci vedono con un po’ di distacco sanno già le nostre prossime mosse: “Vedrai” – dicono – “lui gira, si volta, dice, promette, parla, spiega, si eclissa , ma te lo troverai sempre là!”.

Se sei un lazzarone, se ti piace sballare, se  vivi di avventure, se pensi solo ai soldi, se vedi gli altri come strumenti da usare, se coltivi “malanimo”, vai e vai  ti ritrovi là…

Zaccheo in questo tran tran, quotidiano, ha uno scatto: vuole vedere Gesù!

Sale su una pianta – ve lo immaginate il direttore di banca in giacca e cravatta, il  professore con borsa e cappello, l’ingegnere, il monsignore, la parlamentare salire su un platano?

Zaccheo rischia … e Gesù, come sempre, non si lascia solo vedere, ma vuol entrare nella sua vita e immediatamente risponde: “vengo a casa tua”.

La gioia che ne segue è esplosiva: forse intuisce che può averne un vantaggio la sua azienda, ma immediatamente si accorge che a Gesù non interessa la sua azienda, ma la sua vita: la pienezza della sua felicità portata a livelli più alti di quanto pensava salendo a fatica su quell’albero.

La vita di Zaccheo cambia, muta la ricchezza che si è procurato con l’inganno in  fonte di investimento e promozione gratuita: “Se ho frodato qualcuno” – dice – “restituisco quattro volte tanto!” …  ma quel che mi colpisce di più è la gioia: la vita cambia solo se in noi esplode la gioia, se siamo contenti, se ci lasciamo affascinare e riempire di gioia per qualcuno. se smettiamo di presentare quella faccia da bull dog che ci caratterizza ogni mattina e che non cambiamo prima delle 10 o del secondo caffè!

Zaccheo è stato irrimediabilmente affascinato da Cristo … chissà se capiterà anche a noi qualche volta!

30 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione radiofonica

Invita sempre, aspettati solo il rifiuto e sii sempre contento

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-11)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione

Come sempre Gesù nel suo parlare, che è sempre vangelo, buona notizia, prende spunto da una normale esperienza del nostro vivere: il sedersi a tavola per consumare un pasto. La mensa è una immagine della vita. In una famiglia a seconda di come si sta a tavola, capisci che vita di famiglia è: capisci chi è disponibile o chi si fa solo i fatti suoi; se c’è rispetto per i nonni, se sei in pace con tutti, se vuoi dialogare, se pretendi solo. In tante famiglie oggi non si mangia mai assieme, sono diventate un ristorante. Se fate parte di un consiglio di amministrazione, a tavola sarete schierati come al lavoro, preoccupati dei posti, dei vicini. Infatti sono due le cose che Gesù prende ad esempio per darci i suoi insegnamenti: il posto e gli invitati. Gesù ha spesso usato il momento del consumare un pasto, proprio perché è immagine della vita, per insegnarci a vivere e per donarci la sua stessa vita.

Il posto. Non scegliere i primi posti, quando sei invitato. E’ sempre imbarazzante trovare il posto giusto; ci gioca delicatezza, buon senso, pretesa, darsi importanza. Tanto che per evitare fastidi e caricarli tutti sull’ospite si scrivono nomi su bigliettini collocati al posto giusto. Il vangelo di Gesù però non è un testo di galateo è sempre vita bella, buona, beata. Il cristiano non prende i primi posti perché è uno che serve; il fondamento del suo vivere non ce l’ha in se stesso, nelle cose che fa, in quel che pensa la gente di lui, ma soltanto in Dio. Tutto quello che noi siamo è per grazia, anche eventuali autorità che rivestiamo, sono doni che Dio ci dà per servire il suo Regno. I suoi doni di cui colma ogni vita non possono essere usati per fare la differenza, ma per cementare una comunione.

Il posto che prendiamo alla mensa della vita indica il cumulo di responsabilità di cui dobbiamo rispondere davanti a Dio. Non si negano le qualità, i doni che Dio ci ha dato, ma si deve avere la coscienza chiara che più doni abbiamo, più Dio si aspetta da noi, più amore dobbiamo esprimere.

Gli invitati. Chi inviti a pranzo? Quelli che ti saranno utili, quelli che ti danno soddisfazione, quelli che vengono coi regali, quelli che ti servono per sentirti importante? Chi apprezzi nella vita? Chi fa parte del tuo giro? Il tuo amore ed è questa la domanda di fondo, è un vero amore? Se inviti sempre solo persone che poi vorrai che ti invitino a loro volta, non stai certo esprimendo il massimo di amore. Invita chi non potrà mai ricambiarti, Già l’invitare è un atto buono. Dio ha sempre fatto così e purtroppo siamo noi che non abbiamo mai voluto accogliere questo invito. Chi invita rischia sempre il rifiuto, ma proprio per questo ama lo stesso. Ma tu comincia a invitare “poveri, storpi, ciechi e miserabili”, gente che non ha mai ricevuto un invito da qualcuno e che non ti potrà mai invitare. E spera che accolgano il tuo invito che non farai mai per pietà, ma per puro amore.

29 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione Televisiva

Siamo tutti chiamati, nessuno di noi è generico

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-19)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Audio della riflessione

Ti capita qualche volta di dover fare delle scelte difficili, soprattutto quando hai bisogno di collaboratori, di amici che condividono con te parte della vita o una missione. Spesso vuoi affidare incarichi delicati, devi scegliere gli educatori dei tuoi figli o i compagni di una attività, i membri di una compagnia, i lavoratori di una azienda, i componenti di una cooperativa. Allora ci mettiamo a prendere informazioni, a fare ricerche, a leggere attentamente i curriculum, a fare rassegne e concorsi..

Ecco, anche Gesù aveva da scegliere un gruppo di uomini decisi a tutto, a fare da nucleo di predicatori del vangelo, della bella notizia. E che ha fatto? Si è messo in orazione tutta notte. Si è messo in dialogo col Padre, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità per leggere in essa le vite di questi dodici uomini, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri. Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani, penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda. Lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare sulla sua libertà. Li ha scelti, ma non li ha forzati, li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati. Ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di nella scelta personale di  Gesù. Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo. Lui ci ha pensati per la nostra missione in una notte di preghiera, sempre, con quel Dio che non ci abbandona mai

Oggi è la festa di due apostoli: San Simone era soprannominato Cananeo o Zelota, e san Giuda, chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo.

Di Simone sappiamo che era nato a Cana ed era soprannominato lo zelota, forse perché aveva militato nel gruppo antiromano degli zeloti. Secondo la tradizione, subì un martirio particolarmente cruento. Il suo corpo fu fatto a pezzi con una sega. Per questo è raffigurato con questo attrezzo ed è patrono dei boscaioli e taglialegna

Di Giuda sappiamo che si chiama Taddeo, un soprannome che in aramaico significa magnanimo. Secondo san Giovanni, nell’ultima cena proprio Giuda Taddeo chiede a Gesù: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gesù non gli risponde direttamente, ma va al cuore della chiamata e della sequela apostolica: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». L’unica via per la quale Dio giunge all’uomo, anzi prende dimora presso di lui è l’amore. Il  cuore magnanimo di Giuda aveva, probabilmente, intuito la risposta del Maestro. Come Simone, egli è venerato come martire, ma non conosciamo le circostanze della sua morte. Secondo gli Atti degli Apostoli, però, sappiamo che gli apostoli furono testimoni della resurrezione, e questa è la gloria maggiore dell’apostolo e di ogni discepolo di Gesù.

28 Ottobre 2022
+Domenico

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Gesù si incammina definitivamente verso il compimento della sua missione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13, 31-35)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere”.
Egli rispose loro: “Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!””.

Audio della riflessione

Ognuno di noi, a mano a mano che prende coscienza di sé, della sua famiglia, del suo vivere, dei rapporti che gli si impongono con le persone che incontra o con cui vive, tenta di farsi un progetto per il suo futuro di uomo o di donna: ha desideri, sogni, intenzioni e cerca di comporre assieme una propria vita originale, dare senso compiuto e soddisfacente al tutto.

E’ tipico della vita umana non crescere a caso, ma secondo un progetto personale che si chiarisce giorno dopo giorno … noi cristiani la chiamiamo vocazione, perché sappiamo di essere destinatari di una chiamata di Dio alla vita e a una nostra vita.

Gesù è consapevole della strada da fare: sa che è a Gerusalemme, che essa si compie e le trame di Erode non gli interessano! Sa che è una volpe, cerca con astuzia il suo vantaggio, minaccia Gesù, sperando che taccia o che esca dal suo territorio, la Galilea … e Gesù risponde con lo stile degli antichi profeti: non c’è alcun re o potente che si può opporre alla sua missione di annunciare il Regno, non ha bisogno di permessi o vantaggi per annunciare la verità e non cambierà condotta di fronte ad ogni minaccia.

Come vero profeta Gesù deve collocarsi al centro del suo popolo, non morirà certo in Galilea, perché la sua missione può essere decisa solo a Gerusalemme.

E’ sicuro che verrà la terra nuova, ma come in ogni crescita deve passare attraverso i dolori del parto. Sappiamo dal vangelo che Gesù è morto perché le autorità del suo popolo lo hanno ucciso e fu lo stesso Gesù a decidere di presentarsi al grande confronto che si concluderà sul Calvario.

La sua morte che avverrà a Gerusalemme non sarà frutto del caso, ma l’effetto di un calcolo politico: la sua morte sarà la conseguenza di uno scontro con le autorità religiose del suo popolo, che con Lui completerà la sua storia di uccisione di profeti e resta abbandonato come popolo di Dio definitivamente.

Bella la frase “quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una chioccia …e voi non avete voluto”: sono le parole di Gesù Crocifisso che piange la sorte del suo popolo. Finisce la storia antica, finisce la via di Israele, ma sulle rovine della vecchia città dei profeti si eleva il segno della salvezza universale che è per tutto il mondo il Gesù Crocifisso e vivo nella Pasqua.

Non c’è più un solo popolo eletto, ma tutto il mondo è scelto e chiamato!

Non è nessuna condanna definitiva di persone, ma un cambio di cuore necessario per tutto il genere umano nel definitivo nuovo Regno di Dio, e noi vogliamo scoprire Gesù come l’autentico profeta e lasciarci coinvolgere nel messaggio della sua vita.

27 Ottobre 2022
+Domenico