Gesù è sempre per l’umanità ferita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Audio della riflessione

Gesù talvolta è anche trasgressivo, impetuoso o provocatore: non fa il solito rivoluzionario datato, che esce da qualche centro sociale … un anti-TAV che sogna ancora di potersi opporre alle necessità della globalizzazione degli spostamenti; non è un giovane senza piedi per terra e arrabbiato con tutti … no, è sempre il nostro amatissimo Figlio di Dio e di Maria.

Dice il Vangelo che proprio di sabato Gesù stava in una sinagoga: proprio di domenica – diremmo noi – andava a Messa, stava in Chiesa per le sue funzioni.

Tra i banchi c’è un’uomo con una mano rinsecchita, brutta da vedere, inutile e ingombrante: non prende, né stringe, non lavora né accarezza, non è più umana … è un peso! Ha sentito parlare di … questo Gesù, sa che fa cose straordinarie … e va anche lui alla Sinagoga dove c’è Gesù.

Gesù lo vede proprio mentre sta vivendo un momento religioso, liturgico, alto, pieno di dignità, e gli dice: “Mettiti nel mezzo”. Gira uno sguardo che raggela molto più del professore quando cerca della vittima da interrogare.

“Gli faccio – dice Gesù – sto regalo della salute, o no, a quest’uomo? Rimetto vita in questa mano, o no? Tacciono tutti! Stavano pensando: ma non può aspettare domani? Questa sorta di monco non può tener duro ancora un poco? E tu Gesù che vedi quanto la gente ormai va in Chiesa solo per interesse – va in Sinagoga, si diceva – per trarre vantaggi, non puoi farlo aspettare, farlo pregare, fargli capire che Dio sta al di sopra di tutto, che la malattia più grave è quella dello spirito, è il peccato, che una mano rattrappita, a cui si è da tempo abituato, può ben aspettare?”.

Che ne sarà di questa nostra religione se la scambiano per una spalla su cui piangere? Che ne sarà della Chiesa se la scambiano per un ambulatorio? Che ne sarà della fede se la si baratta per un tornaconto?

Gesù s’arrabbia e si rattrista: si mostra quasi alterato – lo dice chiaramente il Vangelo – perde la “calma olimpica”, quella che diciamo noi dei cinema: occhi azzurri, capelli biondi, passo danzante … perde il sorriso, si fa triste: non vede amore vede solo formalismo, la presunzione per principio; vede difensori di un Dio che hanno incastrato in comodità umane e dice «stendi la mano».

La stese e fu guarito.

Ma guarda … la religione di Gesù è l’uomo a vita piena, ma soprattutto è Lui il Signore che dispone anche del sabato.

“Ma se si va avanti così, che cosa resta?” – qualcuno dice … e io dico “Resta Lui da interrogare sempre, su ogni questione della vita. Resta la nostra umanità da riportare alla sua piena dignità!”.

18 Gennaio
+Domenico

La domenica è un dono che si fa diritto di un cristiano

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2,23-28)

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 
I farisei gli dicevano: « Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni?».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato»
.

Audio della riflessione

Certo modo di concepire le cose anche di Insegnarle ha potuto far apparire la religione cattolica un complesso di verità da credere e di precetti da osservare. E’ un concetto non molto dissimile da quello che avevano gli scribi e i Farisei nei riguardi della propria religione: l’esempio più classico è quello  dell’osservanza di un riposo assoluto il giorno di sabato.

 Ma Gesù che pure ha affermato di essere venuto non “ad abolire la legge ma a darle compimento” a riguardo delle prescrizioni tradizionali manifesta per sè ed esige dai suoi uno spirito libero, che trova nelle prescrizioni non un inciampo ma un aiuto per il libero esercizio dei propri diritti.

Noi oggi conosciamo l’importanza e il valore dell’assemblea liturgica, festiva, e anziché esimercene con leggerezza per affermare la propria libertà, affermiamo invece con forza il nostro diritto come cristiani a ritrovarsi con i propri fratelli di fede per attuare con gioia il sacrificio di lode al Padre. Se viviamo la festa da cattolici come un diritto, saremo anche più decisi a richiedere che la domenica  sia un giorno di riposo, proprio perché abbiamo il diritto tutti di festeggiare il Signore.

 Purtroppo anche noi cristiani siamo quelli che non praticano più la domenica: accampiamo tutte le scuse possibili e immaginabili e di conseguenza non facciamo valere il nostro diritto di riposo o di assemblea con tutti gli altri fratelli che sono cristiani come noi. Certo, come sempre un diritto se lo si vuole rispettare costa. Ce ne vuole di convinzione e di comune disponibilità a vivere una giornata con tutti gli altri nel sacrificio di lode a Dio Padre!

Oggi sta a fatica emergendo una mentalità più rispettosa di questo diritto, più attenta al riposo di tutti in uno stesso giorno. Così si può anche ridare corpo alla vita di famiglia, dove il trovarsi tutti: genitori e figli, adulti e ragazzi, papà e mamma  a vivere un tempo di vita assieme permette il ricomporsi di una unità concreta, purtroppo sempre  frantumata ogni giorno con orari diversi di lavoro, di studio, di impegno sociale.

Se la domenica si è sfasciata così, è anche colpa di noi cristiani che le anteponiamo tutto: lavoro, sport, commercio, affari, distrazioni obbligate. Non è più una finestra aperta sull’eternità, come veniva vissuto il sabato dagli ebrei, ma un continuo adattamento disordinato ai bisogni. Invece dobbiamo far diventare la domenica il giorno dei sogni, della gioia di vivere assieme, del riposo per ridare alla nostra vita la bellezza di una pace e serenità regalataci da Dio e da noi coltivata con gioia.

17 Gennaio
+ Domenico

Digiuno perché? Quando? Lo sposo è con noi?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2,18-22)

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
 Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Audio della riflessione

Il digiuno è un atto penitenziale che la Chiesa pratica sin dalle sue origini ed è comune a molte altre espressioni religiose. Ha lo scopo di distoglierci dai beni temporali, predisporre l’animo ai valori dello spirito e renderci vigilanti nell’attesa della salvezza. Ha anche un valore di espiazione e ascetico. Oggi noi viviamo il digiuno come partecipazione alle sofferenze di Cristo.

Alcuni santi lo hanno praticato in modo eroico. Al tempo di Gesù lo praticavano anche i discepoli del Battista e i seguaci dei farisei. Da qui la domanda provocatoria rivolta a Gesù: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?» Già erano  molto sorpresi dalla predicazione piuttosto severa di Giovanni nel deserto e si trovavano più in sintonia con Gesù. La risposta di Gesù, come sempre, è ricca di significati e di insegnamenti. Egli vuole proclamare la novità che sta sbocciando per tutti con la sua presenza nel mondo e con l’opera redentrice che sta già attuando. Il regno di Dio è in mezzo a noi. Nascono tempi nuovi alimentati non più da paure e timori, ma dall’amore dello «sposo» verso l’umanità riconciliata.

È ormai in atto il tempo nuovo, il tempo delle nozze, il tempo della gioia e della festa, circostanze che non si conciliano più con il digiuno e con il lutto. «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?». Soltanto se privati di questa gioia, inizierà il tempo del lutto e del digiuno. La novità del Cristo è totale e sconvolgente, non è assolutamente da paragonare ad un rattoppo sul vecchio e sul passato. Il vino è un vino nuovo, è quel vino, prima sorbito da Cristo come calice amaro e poi offerto a noi come bevanda di salvezza. «Verranno tempi…» – dice però il Signore. È una velata allusione alla sua morte, alla passione sua e del mondo, al «già e non ancora», che crea la perenne ansia di una pienezza che ci sfugge.

Certo noi viviamo nella  certezza della presenza tra noi di Cristo, ma anche nella speranza del suo ritorno e il tempo che noi viviamo non è quello definitivo. Il digiuno che tanti cristiani hanno ripreso a praticare, anche seguendo la devozione a Maria nata a Medjugorie, è di penitenza per il male che continua a sopravanzare nel mondo, per la tiepidezza di tanti cristiani che lo sono solo di nome, per lo scandalo di tanti di noi cristiani che ci siamo abituati al cristianesimo come al colore delle nostre pareti. Ma anche digiuniamo per capire come vivere l’esistenza terrena con lo sguardo fisso al ritorno di Gesù. Allora ci priviamo gioiosamente di qualche cosa per andare incontro ai nostri fratelli più poveri. Siamo sempre dei risorti e quindi viviamo una nuova piena dignità che non viene da noi, ma dal Cristo. Comunque, se  di digiuno si tratta, sarà sempre molto inferiore alla gioia che dobbiamo mostrare per la presenza di Gesù tra noi.

16 Gennaio
+ Domenico

Se ti chiama … buttati!

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2, 13-17)

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Audio della riflessione

Che fatica decidersi nella vita … che faccio? Dove vado? Che studio? Ci sarà uno sbocco positivo a questa strada? Non è che mi metto a studiare per avere una laurea e poi mi ritrovo a stare in stand by tutta la vita? Mi sposo? E se dopo un anno – come è capitato ai miei amici – non riesco più a spartire vita con la persona che ho scelto? Quale è la mia vera strada? C’è qualcuno che mi aiuta a trovare la strada giusta? C’è un satellitare infallibile?

Spesso … forse siamo in attesa che sia qualcun altro che decide per noi, per non caricarci della responsabilità della scelta, e così scaricare su altri i nostri fallimenti.  

Qualcuno invece non si pone tanti problemi di scelta: ha trovato due o tre occasioni, le ha seguite, una gli sembra buona e se ne sta tranquillo a vivere di rendita … è una vita senza lode e senza infamia, come tutte del resto: “Non faccio niente di speciale, ma sto bene; ho amici, ho fascino, ho soldi, che vuoi di più?”.

A un certo punto però si accorge che c’è qualcosa che non quadra nella sua esistenza … oppure viene posto di fronte con evidenza a una luce, a una intuizione, a una verità che gli fa cambiare radicalmente strada: gli si aprono gli occhi, percepisce dentro una voce, una spinta che non lo lascia tranquillo.  

Levi era uno di questi: pacifico … stava a contare i suoi soldi in banca, a spostare danaro, a fare bonifici … aveva un lavoro fisso, disprezzato da tutti perché se la intendeva per forza di cose con i romani, che occupavano la Palestina; un avvenire sicuro, una cerchia di amici della stessa risma che gli faceva da cortina di fumo per non vedere i problemi … qualche bella cena, qualche buona avventura e guadagno sicuro; della rispettabilità non gli interessa, tanto per i soldi tutti si creano una maschera e fanno tacere a pagamento, se fosse possibile anche la coscienza. 

Ma un giorno gli capita al banco – dove sta contando euro a non finire – Gesù … e Gesù punta su di lui lo sguardo, il dito, la sua persona, la sua voce perentoria, tutto il suo fascino e gli dice: “Seguimi!“. E’ un fascio di luce, un dito puntato, uno stupore, una sorpresa: “Ti serve qualche donazione per i quattro straccioni che ti seguono dovunque vai? Hai progetti ambiziosi che ti posso finanziare?”  …. ma Gesù non è venuto a chiedere le sue cose, ma la sua stessa vita: l’ardore del suo lavoro, l’intelligenza dei suoi pensieri da applicare al suo Regno, non a quello di Mammona … e Levi capisce: “Proprio me chiami? È me che vuoi? Con tutti banchieri che ci sono ti rivolgi proprio a me? E alzatosi, messosi dritto davanti a Gesù, davanti alla Vita, davanti a un nuovo futuro, nella dignità di tutta la sua umanità, provocata a risorgere da questo invito, lo seguì: gli è andato dietro, lo ha messo davanti a se come una meta, una forza irresistibile, una luce abbagliante, un calore confortante ed è diventato apostolo: mandato ad annunciare, non più seduto a contare. 

Continua ancora la sua vita di relazione: ha ancora i suoi amici, sicuramente deve giustificare loro perché abbandona la sua ricca posizione sociale per correre dietro a un predicatore che non si sa quanto raccomandabile sia; sta di fatto che vuole che Gesù incontri questa sua potente fasciatura, tutto il mondo di pubblicani che lo accerchia … 

… e Gesù va con grande scandalo dei benpensanti a sradicare certezze e a portare la sua speranza.

Gesù non disdegna nessuna delle nostre mense: si fa compagno di tutti, non ha paura, vuole solo la nostra felicità! Li vede spaesati, ma lui li aiuta a alzare lo sguardo al cielo: è venuto per loro, non per stare nelle sacrestie del tempio a morire di fumo di animali bruciati.

Questo Gesù passa ancora per banche e agenzie, per fabbriche e uffici, per borse valori e università e punta il dito e dice “seguimi!”. Se lo ascolti avrai trovato la strada della felicità. 

14 Gennaio
+ Domenico

Siamo tutti paralitici del male

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2, 1-12)

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Audio della riflessione

È sempre triste l’esperienza di vederti impossibilitato a muovere le gambe o le braccia come hai sempre fatto e come vuoi tu: comandi al braccio di levarsi in alto e non risponde, decidi di mettere avanti la gamba e resta ferma.

A molti di noi questo è capitato soltanto in sogno: abbiamo provato l’impotenza di raggiungere una meta, di fuggire un pericolo, dovevamo correre, ma restavamo inspiegabilmente sempre fermi … una sofferenza enorme, tant’è che quando ci siamo svegliati siamo mai stati così felici di poter cancellare un incubo.

Per molte persone invece questa è la vita: è la situazione di infermità, è il risultato tragico di un incidente, di una malattia, di una decadenza della propria salute; È una vita in carrozzella, in un letto, in una immobilità che si supera solo se si ha grinta interiore e solidarietà di chi ci vuole bene. 

Ebbene il Vangelo presenta un fatto che è tanto simile a questa realtà: c’è un uomo paralizzato, incapace di muoversi. È un uomo fortunato pur nella sua sofferenza, perché ha quattro amici disposti a tutto. Si sono sempre divertiti assieme, scorrazzavano in lungo e in largo; un giorno sono usciti di strada e lui è rimasto paralizzato. Non se lo potevano più perdonare quel giorno, quell’incubo … e ogni tanto si ritrovavano a fargli coraggio. Un giorno sentono parlare di Gesù, dicono tante cose di lui, che può anche ridarti la mobilità, la gioia di metterti in piedi. Detto fatto. Lo prendono così come è col suo lettino e non badano a sottigliezze. Non ci si può avvicinare a Gesù perché non ci lasciano passare? Dove è il problema: salgono sul tetto, lo scoperchiano e calano l’amico proprio davanti a Gesù, gli interrompono la predica. 

E Gesù lo guarisce, ma prima lo guarisce nel cuore, guarisce le menti di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare. Tutta gente che crede che sia il male fisico la cosa più brutta, mentre invece lo è il peccato, il cuore di pietra, la crudeltà dello spirito, quel puzzo di carogna che nessuno sente, ma che ci infetta la vita interiore. Gesù dice a tutti che lui non è un ortopedico o un medico, ma un salvatore, rimette in piedi diritto il paralizzato, ma gli dà soprattutto un cuore nuovo e la speranza vera. Proprio quella di cui abbiamo bisogno tutti noi. 

13 Gennaio
+ Domenico

Ogni vita che cade a pezzi è una lebbra 

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Audio della riflessione

Ci sono delle persone che hanno un coraggio indomabile di fronte a tutte le avversità … altri si adattano e non reagiscono.

Capita così anche nella malattia: vedi subito se uno ha voglia di vivere o no, se vuol combattere o ha perso ormai ogni energia. Qualcuno si lascia morire, altri invece hanno voglia di vita da vendere e reagiscono. Spesso questa è la forza necessaria per continuare a vivere, è una forza che compie miracoli!

La vita anziché essere una fatalità è sempre una scelta, o meglio, un dono da accogliere e, se non lo vuoi, nessuno te lo può imporre: prima o poi se ne va.

Era attaccato alla vita quel lebbroso che è corso ai piedi di Gesù: ha saltato tutte le regole che imponevano ai malati di lebbra l’isolamento e si è portato davanti a Gesù.

“Ormai sei condannato, stattene tranquillo dove sei, la vita è un colpo di fortuna, tu sei sfortunato, adattati alla tua situazione!”.

Invece lui balza nella vita e supplica: “se vuoi, se mi dai ascolto, se guardi alle mie privazioni, a quel che mi manca per essere un uomo, tu puoi ridarmi tutto quello che hai dato ad ogni creatura. Perché io dovrei rimanerne privo? Puoi guarirmi!”.

E’ una preghiera semplice, ma decisa, sa quel che chiede e sa a chi chiede.

Gesù di fronte a questa fede risponde subito:  “lo voglio.”; è animato da compassione, da attenzione profonda alla sofferenza.

E lui, il lebbroso, diventa il primo annunciatore della grandezza di Gesù: lo va a dire a tutti! Non lo tiene più fermo nessuno! ha riottenuto la gioia di vivere e la canta più che può … e annuncia non solo e soprattutto il fatto, ma la parola, il logos, se vogliamo stare alle parola greca che Marco usa, cioè annuncia qualcosa di più di un miracolo, di un aspetto meraviglioso, che ha dell’incredibile, ma annuncia la parola di salvezza.

Nella guarigione dalla lebbra è significata ogni altra guarigione.

Anche noi siamo quel lebbroso, anche a noi cade la vita a pezzi, perdiamo la freschezza e l’innocenza. Anche a noi le mani anziché essere tese all’abbraccio diventano moncherini mortificati, le nostre labbra anziché essere aperte a parole d’amore, sono disfatte dalla maldicenza; anche i nostri piedi anziché essere portatori di gioia, di Vangelo sono paralizzati nella nostra solitudine.

Una lebbra ce la portiamo dentro tutti, un principio cioè che smonta la nostra vita pezzo a pezzo e ce ne fa perdere la bellezza la proviamo tutti: è lebbra il peccato, è lebbra lo scoraggiamento, è lebbra la paura!  

Abbiamo bisogno di gridare anche noi: se vuoi, puoi guarirmi, certi che Dio non ci abbandona mai.

Oggi prendiamo due decisioni: la prima é di ringraziare Dio della guarigione che ci ha donato facendo conoscere a tutti la sua bontà, la sua grandezza, la sua bellezza e la seconda é quella di chiedere sempre liberazione da tutte le forme di lebbra che ci portiamo nella vita personale, di comunità e sociale.

12 Gennaio 2023
+Domenico

Gesù davanti a un mare di sofferenze

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Audio della riflessione

Basta andare in un ospedale qualunque o in un santuario per vedere il cumulo di sofferenze che abita nella vita dell’uomo: tutti prima o poi passiamo dalla sofferenza fisica, da una malattia, da una cura, da un intervento e i pensieri che ci assalgono quando siamo malati sono sempre di grande pessimismo, di paura, di tensione.

La malattia è una prova della vita: è un passaggio che ci riporta alla nostra debolezza, al nostro limite e spesso non lo sappiamo portare.

Gesù nel suo continuo pellegrinare per le strade della Palestina si curva su questa nostra umanità ferita e le offre un segno del Regno di Dio che sta per instaurare: non fa il “guaritore” per meravigliare, ma compie segni per indicare nuove prospettive cui è chiamato l’uomo.

Da quando il peccato è entrato nella vita umana, anche il corpo ne è stato colpito: la sofferenza ha iniziato a segnare le persone, le storie degli uomini … e dentro questa storia di sofferenza si inscrive anche Gesù, ma … per dire che non è definitiva, che c’è una vita futura bella, nuova, felice, come quella del suo Regno: guarisce, fa camminare, dona la vita, ridà una carne fresca al lebbroso, ricostruisce una possibilità di vita nuova, i suoi miracoli sono segni, sono donati per la fede, sono la  certezza che Dio ci vuole bene e che non ci sarà più niente che potrà impedire all’uomo di essere rinnovato dal suo amore.

Gesù non gioca con la sofferenza, ma se la carica tutta sulle sue spalle: quei malati, noi malati nel cuore, saremo presi in carico da Lui quando sarà issato sulla croce.

Per vincere il male dell’uomo non basta la sua bontà cristallina: occorre una esagerazione d’amore, quella della croce! Lì le corsie dei nostri ospedali, i pianti di disperazione per le ingiustizie subite, le nostre cattiverie sono accolte nel suo cuore e noi abbiamo la certezza di avere Gesù sempre come compagno di ogni nostro dolore, come lo era per i malati che incontrava.

Gesù accoglie tutti, guarisce tutti poi si ritira sul monte a pregare: dice a noi tutti che la forza che lo sostiene, il messaggio che vuol dare è la bontà infinita del Padre; vuole farci capire che abbiamo tutti un Padre, un Papà che ci ama; che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma abitato da un Dio che ci perdona e ci attende nel suo regno. 

11 Gennaio 2023
+Domenico

Gesù parla con autorità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze … spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili … tanto i giornali sono pieni di notizie negative per fare colpo, tanto gli intrattenimenti televisivi invece nascondono le sofferenze umane: molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia.

Spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua possessione. Se ne raccontano più di quelle che esistono – probabilmente – ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo … e queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano! Le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano si portavano sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male: “Taci, esci, te lo comando!”. Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male.

Gesù è l’unica potente salvezza! E’ giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui.

Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male, il demonio; non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male! Occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio.

Chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona “politicamente corretta”, tutta dimostrabile, ben comprensibile. E’ finito il tempo in cui per accettare criticamente Gesù dovevamo sempre dire che i miracoli che compiva e di cui ci parla il Vangelo fossero frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale.

Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo dimostrano figlio di Dio, che lo accreditano a noi come quel Dio che non ci abbandona mai.

10 Gennaio 2023
+Domenico

Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 14-20)

Lettura del Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Audio della riflessione

Avere un lavoro oggi è una fortuna: è possibilità di vita, di sviluppo della persona, di creatività, di libertà di decidere di sé, di fatica, ma anche  di progetto, di futuro. Quando lo perdi vai in crisi nera! Oggi che sei costretto a cambiarlo piuttosto spesso, se hai una certa età provi ansia e disperazione.  In certe zone d’Italia puoi stare in “area di parcheggio” per una vita e spesso sei costretto ad emigrare.

Proprio entro questa esperienza quotidiana, comune, intensa fa la sua irruzione Gesù: i lavoratori sono pescatori, proprietari e salariati. Vita dura, esposta ai capricci della sorte, si può stare tutta notte a raschiare il fondo del lago senza prendere niente, qualche volta ti sorprende la burrasca e rischi la vita … ma è sempre il tuo lavoro, la tua possibilità di vivere e di essere.

Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni ci stanno da una vita … ma arriva Gesù nel mezzo della loro fatica, mentre gettano le reti o mentre le rassettano: “Ma vi rendete conto che siamo a una svolta della nostra storia? Non sapete che sta scoppiando una novità inaudita, nuova, impensabile? Avete posto orecchio e occhio a quel che capita? Non vi suggerisce niente il vostro cuore? Non percepite che la terra sta gemendo per le doglie di un parto? Sta nascendo un mondo nuovo e voi state a tendere l’amo ai pesci, state a litigare con le correnti, a ingarbugliavi con le reti? Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare? Bisogna che vi lasciate rivoltare la vita: occorre guardarla da un altro orizzonte. C’è qualcosa di ancora più importante del vostro lavoro: non sono i pesci da pescare,  ma gli uomini da salvare. Seguitemi, vi farò pescatori di uomini! Pietro il tuo posto è oltre le tue barche, i tuoi tradimenti e le tue cocciutaggini; è in una nuova casa per tutti gli uomini: la Chiesa. Ci state a darmi una mano? Non vedete quanti uomini hanno perso la speranza, si adattano alla mediocrità, si impantanano nei loro peccati?”.

E questi, subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Noi invece siamo esperti del calcolo, del rimando, del pesare bene tutte le opzioni, dell’indugiare, del lasciar passare la vita nella nostra inerzia. Nel regno di Dio c’è lavoro per tutti, tanto che il nostro stesso lavoro ne è un cantiere se vi saranno dedizione alla giustizia e alla solidarietà e ogni nostro gesto venga collocato nella dignità della nostra persona umana.

Non siamo automi, non siamo oggetti, non siamo macchine, ma persone che hanno un cuore, un progetto, delle attese, dei sentimenti; siamo persone che possono essere solidali, capaci di aiuto e di sostegno.

Quando lavori non c’è solo una parte di te che viene messa a disposizione del tuo compito, ma ci sei sempre tu, con tutta la tua vita, intero, con la tua coscienza e i tuoi ideali. Mentre lavori la tua vita passa e deve diventare ogni giorno di più un dono, un regalo originale per tutti.

Se questo è vero per ogni lavoro lo è anche per chi lavora all’annuncio del Vangelo.

9 Gennaio 2023
+Domenico

L’assist di Giovanni il Battista culmina nel suo martirio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 17-29)

In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Audio della riflessione

Fare l’assist in squadra significa che non devi essere tu il centro, il capo, il conduttore, il realizzatore delle reti, ma colui che gioca tanto bene da mettere sempre a disposizione di chi si trova nella posizione giusta la palla goal. Giovanni ha vissuto tutta la sua vita per preparare la venuta di Gesù e di fronte a Lui, ha puntato il dito su Gesù: ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo… e si è ritirato dalla vita pubblica. Il suo ritirarsi è stato deciso da Erode che lo ha incarcerato perché gli ricordava ogni giorno il suo peccato, il suo aver rubato al moglie a suo fratello e la sua morte, avvenne in una festa di palazzo.

Tutti rivediamo quella splendida ragazzina, figlia  di Erodiade e che si era portata in casa perché si era mesa con Erode. Noi pensiamo: avrà sbagliato ad andare da Erode, ma almeno si è preoccupata di non lasciar sola sua figlia. Gli adulti, anche nei loro errori, sono capaci di responsabilità verso i figli. E’ quello che sicuramente sperava e viveva sua figlia che si confidava ogni giorno con sua madre, che anche l’ha aiutata a diventare una splendida ballerina. In quella festa a corte tutti se la mangiavano con gli occhi, Erode ne rimane talmente incantato da promettergli anche metà del suo regno.

 E lei il futuro sia di Erode che di sua madre che fa? Pone tutto il suo futuro nelle mani di Erodiade. Questa adulta continuerà a fare il suo dovere di madre, ha pensare al suo futuro, se ne è preoccupata fino ad ora. Mamma che devo dire a Erode che è entusiasta di me, che finalmente mi ha visto non solo perché sto con te, ma perché si è accorto anche di me.

 E lei, l’adulta, la madre che vuole il bene massimo dei suoi figli sempre le risponde e la raggela con la sua cattiveria, il suo rancore, la sua vendetta: la testa di Giovanni Battista in un vassoio. Il futuro di sua figlia è l’odio che ha nel cuore per quell’uomo di Dio che fa riflettere Erode, il futuro di sua figlia è il suo peccato.

Beata innocenza che si fida di chi le vuol bene e non sa leggere oltre, che si trova al massimo dell’indice di gradimento del re, e dve soddisfare la brutale risposta di sua madre.Tutto avviene come desidera Erodiade, anche se Erode ha un momento di pena, perchè la sua coscienza ha ancora bisogno del Battista.

E la testa viene mozzata all’istante e  il futuro della ragazza stritolato nella cattiveria  della mamma. Ma Giovanni anticipa in cielo l’arrivo di Gesù e sicuramente non ha da faticare per trovargli un posto. Ha finito di fare l’assist e ha giocato al massimo la sua partita della vita.

29 Agosto 2022
+Domenico