Andate, uscite, portate e fatevi un futuro di pace

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20) nella Festa di San Marco Evangelista

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Audio della riflessione

L’uomo è per sua natura un pellegrino, un viaggiatore, lo è stato nei secoli più antichi, quando c’era solo il cavallo o la barca, lo è oggi con tutti i mezzi di trasporto più moderni. Fa parte della sua natura essere cercatore, scopritore, contemplatore del creato, della natura. Soprattutto è viandante perché ha dentro di sé una forza incoercibile che è quella di far sapere, di comunicare, di rendere partecipe l’altro della gioia che vive. L’uomo non è fatto per tenere per sé, ma per offrire e trova la sua gioia nel  condividere.

Per questo alla fine del vangelo di Marco, che leggiamo anche oggi che è la sua festa, c’è un comando perentorio di Gesù, un comando che destabilizza, che non permette di stare chiusi nel proprio egoismo, ma apre all’inedito di Dio, alla sua novità assoluta: andate. Non si può star fermi quando hai visto che è giunta la pienezza dei tempi.

Gli apostoli hanno fatto molta fatica a entrare in questo ordine di idee. Già era sembrata di averla scampata bella quando hanno saputo che Gesù era vivo, che il Sinedrio non aveva detto l’ultima parola su di Lui; grazie a Dio lo avevano incontrato risorto, dopo i giorni bui della passione e morte.

Ecco, si dicono i discepoli,  adesso le cose sono state ben sistemate. Si sa chi ha colpa, si sa che Gesù è risorto e questo ci dà una grande serenità. Il male non vince, gli inferi sono spalancati. Questo Gesù ci ha veramente riconciliati con le nostre radici e ci ha anche aiutato a dare alla nostra vita la sua serenità. In questo stato d’animo si sarebbero adagiati i discepoli se non avessero avuto questo comando perentorio: andate. Non sono venuto al mondo solo per aggiornare la vostra vita religiosa, sono venuto a portare un fuoco e voglio che divampi. I confini del popolo di Israele sono troppo angusti, occorre prendere il largo; la mia casa è il mondo, la Parola  deve correre ovunque, la salvezza è per tutti. Non è questo oggi il continuo invito di papa Francesco?

 Lui proprio perché ci vede rinchiusi nei nostri spazi che rischiano di essere solo loculi continua a ripeterci “uscite”. Gli apostoli capiranno come obbedire a questo comando dalla vita, dalle persecuzioni. Paolo lo capisce quando in un processo che volevano intentargli i giudei si dichiara cittadino romano e per questo ha diritto di essere giudicato a Roma dall’imperatore e parte per Roma, dove annuncia Gesù, dove il vangelo prende  casa, nel cuore del mondo di allora.

Noi forse oggi dovremmo seguire di nuovo ancora questo invito, perché siamo in un mondo che vive ancora di guerre, che fa morire la gente di fame e di bombe ed essere anche solo annunciatori e operatori di pace, capovolgendo la corsa alle armi in corsa da chi muore ancora per fame. Non dobbiamo essere chiamati a combattere, ma a condividere, supplicando Dio e sua madre Maria di lasciarci ancora qualche spiraglio di pace, di non violenza, di perdono e di conversione.

Il mandato di andare è la scelta di Dio di abitare il mondo, dimostrando di non abbandonare nessun popolo, nessuna nazione.

25 Aprile 2022 – Festa di San Marco Evangelista
+Domenico

Il linguaggio della risurrezione -5 : testimoniate, andate, riempite il mondo di questa assoluta novità!

Una riflessione sul Vangelo del Sabato dell’Ottava di Pasqua (secondo Marco : Mc 16, 9-15)

Lettura del Vangelo secondo Marco

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Audio della riflessione

E’ scritto nel linguaggio della Risurrezione esigere un non fermarsi, non adagiarsi, non stare ad attendere, ma andare. Gesù  nel momento conclusivo della sua vita dice perentorio a tutti: andate. La vostra casa è il mondo. La gente di ogni razza si attende di incontrare la salvezza che voi avete incontrato. C’è un avvenimento sconvolgente che deve essere vissuto da tutti: il vangelo è una speranza per ogni uomo.

Nella intensità di un serio lavoro di ricostruzione della interiorità di ogni cristiano, in ogni cammino di conversione si deve inscrivere un movimento missionario, una andata nel mondo ad annunciare, proprio perché è Gesù che vogliamo imitare. Sono solito dire che il vangelo che abbiamo non è quello che abbiamo imparato o studiato, ma quello che sappiamo portare agli altri. A questo tende l’ultima riforma della curia romana fatta da papa Francesco. Per seguire il comando di Gesù: andate, occorre vita interiore, preghiera prolungata, affidamento totale alla misericordia di Dio, contemplazione di Gesù, conversione profonda che aiuta ad avere fiducia solo in Dio, che permette di approfondire le ragioni della propria fede, trovare la sorgente di speranze decisive per la vita di tutti. Noi crediamo nella risurrezione, per questo non temiamo la morte; noi sappiamo che Dio è somma giustizia, per questo amiamo gli ultimi; noi osiamo non spaventarci della croce, per questo sappiamo anche soffrire per una causa o una vita!

Beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete “trendy”, dovrete sempre ricominciare da capo … ma sappiate che io sarò sempre lì con voi, Io! Nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io nel massimo dell’intimità con le vostre vite. Sappiate che nel vostro andare c’è sempre la mia presenza: il cielo non è mai vuoto è sempre aperto sui vostri cammini in tutto il mondo.

Se siamo convinti che dobbiamo aprirci alla missione ci nascono allora alcune domande impegnative:

  • Che Chiesa è quella capace di spingere i credenti fino agli estremi confini?
  • Che formazione e celebrazione  deve offrire perché i giovani e gli adulti di oggi siano lanciati sugli orizzonti della missione? Quali sono gli assopimenti del mondo cristiano provocati dalla formazione e dalle celebrazioni che li costringono nei confini del gruppo e della parrocchia?
  • Chi insinua la mancanza di coraggio, il nascondersi dietro un dito, il mimetizzarsi di fronte alle responsabilità per un futuro di pace e di Vangelo, per un annuncio coraggioso di fede?
  • Che felicità offre la chiesa a questi giovani di oggi, spesso annoiati, diffidenti, pieni di domande, desiderosi di risposte e in fuga dalle comunità cristiane?
  • Che comunità cristiana deve essere? Quali percorsi può intraprendere, che figure educative deve avere? Quali aperture deve coltivare assolutamente necessarie e normali nella vita di una comunità cristiana, parrocchia o insieme di parrocchie?
  • Che libertà deve scavarsi dentro le nostre strutture per spaziare oltre i confini?

Ecco … se rispondiamo decisi e generosi a queste domande sogniamo il volto della chiesa e il ritratto del giovane e dell’adulto credente, perché la missione non sta dalla parte delle attività, ma dell’essere configurati a Cristo, dal viverne a fondo il mistero, dal far diventare esperienza vissuta la sua Incarnazione.

23 Aprile 2022 – Sabato dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Andate: Questo è il segreto della vita

Una riflessione su Vangelo secondo Marco

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato». (Mc 16,15-16)

Le parole che caratterizzano un venditore di ogni tipo sono “venite che qui trovate tutto quello che vi serve. Mi voglio rovinare, se passate di qua ne uscirete felici; donne, uomini, è qui la fine del mondo, venite che troverete tutto quello che vi piace, e anche molto di più!”.

Non occorre essere venditori di cose per chiamare la gente: si può essere anche venditori di idee, propugnatori di ideali. Venite, mettiamoci assieme, diventiamo forti e conquisteremo il posto per governare. La battaglia elettorale è una battaglia per mettere assieme all’insegna del verbo “venire”.

Gesù, invece, nel momento conclusivo della sua vita dice perentorio a tutti: andate. La vostra casa è il mondo. La gente di ogni razza si attende di incontrare la salvezza che voi avete incontrato. C’è un avvenimento sconvolgente che deve essere vissuto da tutti: il Vangelo è una speranza per ogni uomo.

Nell’intensità di un serio lavoro di ricostruzione dell’interiorità di ogni cristiano, in ogni cammino di conversione si deve inscrivere un movimento missionario, un’andata nel mondo per annunciare, proprio perché è Gesù che vogliamo imitare.

Per seguire il comando di Gesù, “andate”, occorre vita interiore, preghiera prolungata, affidamento totale alla misericordia di Dio, contemplazione di Gesù, conversione profonda che aiuta ad avere fiducia solo in Dio, che permette di approfondire le ragioni della propria fede, trovare la sorgente di speranze decisive per la vita di tutti.

Noi crediamo nella risurrezione, per questo non temiamo la morte; noi sappiamo che Dio è somma giustizia, per questo amiamo gli ultimi; noi osiamo non spaventarci della croce, per questo sappiamo anche soffrire per una causa o una vita.

Beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trendy, dovrete sempre ricominciare da capo. Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi, io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io nel massimo dell’intimità della vita.

Sappiate che nel vostro andare c’è sempre la mia presenza, il cielo non è mai vuoto, è sempre aperto sui vostri cammini in tutto il mondo.

10 Marzo 2022
+Domenico

Ti abbiamo seguito e siamo sicuri che tu ci riempi la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 28-31)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Audio della riflessione

Ci nasce spesso la domanda: tutto quello che sto facendo, i sacrifici che affronto nella vita quotidiana, l’alzarsi presto al mattino, andare a lavorare, affrontare ogni giorno qualche nuovo dolore, impegno … districare vite che si ingarbugliano, mettere al mondo figli, faticare per farli crescere, non avere un minuto di tempo per me che vantaggio mi porta? Ne avrò un qualche bene? Sarò prima o poi felice? C’è davvero di là un paradiso, o è un tipico inganno per non farmi riflettere e tenermi soggiogato da doveri, morale, comportamenti che farei saltare molto volentieri?

Gesù, noi abbiamo lasciato tutto per venirti dietro: avevamo un buon lavoro, avevamo una vita decente, anche se un po’ insoddisfacente, avevamo un mestiere, degli affetti … sei passato tu, ci hai incantati e ti abbiamo seguito; abbiamo fatto tanta strada con te, ci hai scaldato il cuore, abbiamo capito tante cose, ma che ne sarà di noi? C’è qualcosa di più bello e di più grande che raggiungeremo? Questa gioia che promana dal tuo volto, sarà anche la nostra?

Che cosa ci si guadagna a essere cristiani? E’ una domanda giusta? Certo, tutti vogliamo sapere che se quello che facciamo ha un valore, porta a dei risultati per i quali vale la pena di sacrificarsi e vogliamo avere “certezza” di non aver speso la vita invano.

E Gesù non si tira indietro: “Non c’è nessuno che abbia lasciato padre, madre… abbia impostato la sua vita sulla mia parola, abbia  fatto della fede l’investimento più grande della vita che non abbia ricevuto in dono la felicità. Incontrerà anche persecuzioni, come le ho dovute affrontare io, ma non vi rendete conto di quanto grande sia la pienezza di vita che vi aspetta”.

E, se siamo sinceri, vediamo che i nostri stessi sacrifici, già ora diventano gioie e soddisfazioni: l’aver la coscienza pulita, proprio perché l’onestà ci è costata, è già in sé una felicità! Poter alzarsi tutte le mattine, anche presto per andare a lavorare, ma con la coscienza che non ti rimprovera niente, con la sensazione vera che stai nella bontà di Dio e che non hai mai fatto male a nessuno, è una forza di vita incalcolabile! E Dio, che non ci abbandona mai, non mancherà di essere tutta la nostra felicità.

Dovremmo poi essere … capace di lasciare libero Dio di salvare anche i ricchi nella sua misericordia con i suoi processi di grazia, di coinvolgimento di essi e di tutti nei suoi piani di sollievo per i poveri e di riparazione per il male fatto.

Non è che a vita buona corrisponde grande premio, a vita sbagliata corrisponde “negatività”: Il Signore è capace anche di farci cambiare il cuore.

1 Marzo 2022
+Domenico

Giovane, ricco, onesto, ma ingessato

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 17-27)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Audio della riflessione

Ti può capitare talvolta di avere finalmente chiaro in testa che se vai avanti così la felicità non ce l’avrai mai: l’hai inseguita, qualche volta ti è sembrato di averla raggiunta, ma era un altro inganno … allora decidi di farti aiutare da chi se ne intende …hai pur approvato a chiedere a qualche amico che sembra avere successo, ma vi siete trovati tutti e due con una birra in mano seduti di notte sugli scalini di un pub a consolarvi per l’ultimo abbaglio.

Il giovane di cui parlano i Vangeli invece va dalla persona giusta: va da Gesù! Chi più di lui può dirgli il segreto della felicità? Lui è sempre contento, dovunque va riesce a dare speranza, chi lo incontra ritorna cambiato dentro, chi soffre riesce a sorridere, chi cerca presso di lui trova e cambia vita.

“Vado anch’io: non mi bastano più i miei quattro soldi! Ho una vita al di sopra della media, ma quanto a gioia solo più depresso dei pezzenti e dei barboni che corrono dietro a Gesù. Che devo fare per star bene come te? Per appagare questa sete di pienezza che mi sento dentro, per non svegliarmi tutte le mattine con questo buco nell’anima? Sono un ragazzo pulito: non rubo, non mi drogo, c’ho un bel rapporto con papà e mamma, prego pure, non faccio carognate agli amici, non vado a donne… ma sento che mi manca qualcosa. Che cosa mi manca per essere felice?”.

Gesù gli va dritto al cuore: lo guarda fisso negli occhi, gli vuol leggere nell’anima la sincerità di una vera ricerca di felicità … non è il solito studente che i farisei gli mandano per farlo cadere in qualche diatriba legalistica, è un ragazzo sincero: sa quello che chiede … e Gesù, che pure vuol bene anche a un peccatore, a un delinquente, a un’indifferente come noi, a questo giovane dà il suo cuore e alza il tiro: la sua vita ha bisogno di un colpo di reni, come la nostra che spesso si addormenta. E gli spara quella famosa raffica di verbi: va, vendi, regala, vieni e seguimi.

E lui, non ha il coraggio. Ha paura che gli manchi la terra sotto i piedi. Non si vuol staccare da quel che possiede. È schiavo della sua HarleyDavidson, del suo conto in banca, delle sue comodità, di se stesso, aveva in mano la speranza e l’ha buttata, si è abbarbicato al fumo.

Le ricchezze sono un grave ostacolo per entrare nel Regno dei cieli, dice Gesù ai suoi discepoli che si meravigliano, perché è più difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli che un cammello infilarsi nella cruna di un ago.

Allora non c’è scampo?  No! Impossibile agli uomini, ma non a Dio!

Gesù non costringe nessuno a una povertà assoluta, Infatti Pietro era capo di una azienda di pescatori, Lazzaro, Maria, Marta erano persone “agiate” … ma quello che Gesù vuol far capire è che fuori di Dio nulla sia assolutizzato, neppure una cosa così sostanziale come la povertà, perché i farisei avrebbero potuto pensare che bastasse osservare certe regole determinate di povertà  per assicurarsi in automatico la vita eterna.

28 Febbraio 2022
+Domenico

Vogliamo un mondo a misura di bambini

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 13-16)

In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

Audio della riflessione

I bambini sono delicati, i bambini sono indifesi, i bambini sono innocenti e hanno diritto ad essere messi al centro della vita dell’umanità. Purtroppo in questi tempi molti di loro vengono sfruttati, fatti soffrire, maltrattati, arruolati per uccidere e per fare i kamikaze, non rispettati nel loro corpo.

Ricordiamo tutti la netta condanna del papa nei confronti degli ecclesiastici pedofili: è una condanna che dovrebbero avere nel cuore tutti.

Molti bambini vengono venduti o fatti schiavi, uccisi sotto le rappresaglie dei bombardamenti indiscriminati, fatti morire di fame. La grande emergenza alimentare che vede in questi tempi gli aumenti vertiginosi dei prezzi di riso e cereali sta colpendo soprattutto i bambini, che delle volte sono ridotti ad armi per destabilizzare stati e confini.

Gesù sta dalla loro parte, li accoglie, li accarezza, li mette al centro del suo regno: dice molto chiaramente che non si va in cielo se non si vive, non si pensa, non si guarda alla vita come i  bambini. Se non prendiamo da loro esempio, non diamo alla nostra vita la bellezza necessaria per far parte del suo Regno.

“Chi è il più grande nel regno dei cieli?”, si domanderà in un’altra occasione … la risposta è “il bambino”. Non è un discorso romantico o sentimentale, ma è andare al cuore della vita cristiana. Il bambino è il centro e l’esempio del regno, perché non possiede nulla, non conta niente, ogni bambino si affida soltanto a suo papà.

Il Regno di Dio è fatto da gente che si mette con tutta la fiducia possibile nella mani di Dio Padre: si abbandona a lui, fa la sua volontà, si sente  a casa solo tra le sue braccia, sa di avere il lui la forza della vita e ne sperimenta la consolazione.

Gesù stava con i bambini: li prendeva in braccio e li benediceva. Il bambino al tempo di Gesù era ritenuto poco più di niente, non entrava nei pensieri della gente che conta, era secondario alla concezione dello stato e della cosa pubblica, per Gesù invece è il prototipo degli appartenenti al suo Regno.

Ancora, Gesù capovolge il modo di pensare comune.

Anche oggi le città non sono fatte a misura di bambini, le trasmissioni televisive ancor meno. Possiamo far nascere maggior rispetto se tutti imitiamo Gesù, se alziamo lo sguardo a quel cielo da cui Dio Padre non fa mancare il suo sguardo paterno per tutti.

Oggi ancora di più non si generano bambini e perdiamo fiducia nella vita: per la pandemia siamo stati tentati di privarli pure della scuola, anche se oggi ce ne siamo vergognati e siamo corsi ai ripari

26 Febbraio 2022
+Domenico

L’amore tra uomo e donna è per sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 1-12)

In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Audio della riflessione

E’ sotto gli occhi di tutti il cumulo di sofferenze che molti vivono nella loro vita affettiva: avevi sognato da giovane di poter trovare l’anima gemella, metterti assieme, formare una bella famiglia, sono bastati alcuni anni, tante volte alcuni mesi e tutto si è sfasciato … qualcuno ha cominciato ancora durante il viaggio di nozze, eppure sembrava vero amore, almeno secondo le indicazioni dei talk show, delle televisioni, degli stessi amici. Ma tutti ancora ci si ritrova da soli a dover ricominciare, calcolando di più, certo forse non sempre amando di più. Chi si sposa ormai deve mettere in conto il fallimento: per molti non si tratta di fallimento, ma di un inevitabile cambiamento.

Gesù nel Vangelo è molto preciso: Lui che di solito di fronte alla legge è abbastanza capace di leggervi lo spirito profondo anche oltre la lettera, riguardo al matrimonio, proprio per questa profondità di penetrazione nella legge di Dio ne mette in evidenza l’assolutezza. Di fronte a chi riteneva, come noi oggi, che il matrimonio deve durare fin che è possibile, fino a quando uno dei due decide che l’esperienza si può concludere, dice chiaramente “ci stiamo sbagliando alla grande, all’inizio non era così: i due saranno una carne sola, sicché non sono più due, ma una sola carne. Dunque ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi”.

“Come? con tutti i torti che mi ha fatto, con tutta l’incompatibilità di carattere, con i soprusi, con i dispetti, con la cattiveria”… potremmo continuare a “censire” i motivi per dire che abbiamo ragione, ma quando ci si sposa è Dio che entra in azione, quasi per una nuova creazione, è Lui l’autore di quel dono e se lo custodisce come un bene prezioso.

Forse … non l’abbiamo capito fino in fondo, quando ci si stava preparando a sposarsi: ci si preoccupava di tutto fuorché del vero amore, si stava giocando, non si immaginava che occorreva partire dal grande amore di Dio, prima che dai nostri balbettii per capirne la portata, per trovarne l’ispirazione e la forza. Due che si preparano al matrimonio sono “palpiti del cuore di Dio” che tentano di battere assieme e occorre stare cuore a cuore a Dio per imparare.

Ma non disperiamo: il dolore di un fallimento non è mai una condanna, può diventare la ricerca di una breccia nel cuore di Dio che non manca mai.

25 Febbraio 2022
+Domenico

Chiediamo allo Spirito di farci cristiani decisi

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 41-50)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

Audio della riflessione

Dobbiamo fare, tutti noi cristiani, i conti con le nostre fragilità e “la Chiesa circonda di affettuosa cura quanti sono afflitti dall’umana debolezza” – dice il Concilio – “anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore povero e sofferente … e in loro intende servire a Cristo”.

Lo scandalo che si può dare oggi ai piccoli e agli umili è la controtestimonianza di molti fra noi cristiani: il nostro scarso senso sociale, la nostra etica individualistica e altre incoerenze che danno un contributo non trascurabile al sorgere dell’ateismo in molte persone.

Arriva per tutti prima o poi nella vita il momento in cui non puoi stare più a tergiversare, a tenere il piede in due scarpe, in cui devi decidere, in cui tutti i basta.. i ma… i forse.. i ci vediamo.. lasciamo il posto a un sì o  un no: sarà qualche decisione nella propria vita affettiva, può essere nella scuola o nella scelta del lavoro, nell’assumere qualche responsabilità, nel decidersi per la fede.

Gesù non è di questi: Marco nel suo vangelo, sempre molto essenziale, ci scarica addosso una serie di verbi da farci accapponare la pelle, in quanto a decisioni da prendere: taglia, recidi, cava, butta in mare. Si tratta di una mano, di un piede, di un occhio, di un corpo … Sì! Sono tutte quelle componenti della nostra vita che cambiano la nostra identità, che danno un volto e un indirizzo ai nostri rapporti con gli altri, alle nostre scelte: la mano può accogliere o strozzare; il piede può portare al bene o schiacciare; l’occhio ti può offrire purezza e candore o può essere iniettato di possesso  di vendetta e sangue; il corpo intero può essere a disposizione per offrire ragioni di vita o far affermare motivi di morte. Di fronte a queste alternative  la tua decisione non può essere “navigare a vista”!

Gesù è una persona decisa: devi scegliere, devi dare alla tua vita la forza indispensabile per esplodere, devi buttarti dalla parte della vita non importa se monco o zoppo o con un occhio solo: la potatura della fede è indispensabile per una vita piena! E per far questo, perché ci vuole tanto coraggio, abbiamo a disposizione il sale che è il fuoco dello Spirito che ci sostiene

24 Febbraio 2022
+Domenico

Noi cristiani non abbiamo l’esclusiva della bontà, della verità, dell’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 38-40)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

Audio della riflessione

La tentazione di avere noi in tasca la chiave della verità sulla vita, sulla stessa fede, sulla bontà, è sempre una grande tentazione: vogliamo essere noi il criterio di verità, il criterio di ciò che è bene e di ciò che è male … e quando vediamo altri che con convinzione propongono le loro idee, li facciamo nostri nemici! Forse sarebbe proprio meglio guardare alla sostanza delle cose, valutare con serenità le nuove o diverse prospettive che si presentano … altrimenti le differenze diventano contrapposizioni, i pareri sinceri un attacco, le visioni di mondo diverse una lite: sotto ci sta sempre la falsa coscienza che noi siamo la verità e che gli altri si devono adeguare al nostro modo di pensare.

Anche gli apostoli stavano entrando in questo modo di pensare: a di fuori della loro cerchia stavano avvenendo cose straordinarie che solo Gesù sapeva compiere… “Maestro, noi glielo abbiamo vietato: Gli abbiamo intimato di non permettersi più di fare cose in tuo nome.”

Abbiamo noi il brevetto, il bene deve passare solo da qui! E Gesù, sempre comprensivo: “Hanno fatto del male? Sono stati ingiusti? Hanno perseguitato qualcuno, lo hanno fatto soffrire? No! Lo hanno liberato da un demonio, e allora? Perché vi deve dare fastidio se qualcuno compie del bene, anche se non ha il vostro marchio? Chi è l’autore di ogni bene, se non Dio? Chi non è contro di noi, contro la bontà, la liberazione dal male, contro il Regno di Dio, è per noi”.

Una lamentela simile l’avevano rivolta – nell’antico testamento – a Mose, la gente preoccupata che qualcuno avesse il dono della profezia al di fuori della “cerchia istituzionale” … e Mosè uscì con quella bellissima aspirazione: “fossero tutti profeti in Israele”.

Fossero tutti gli uomini, le donne, i giovani e gli adulti, gli stessi bambini portatori di bontà nel mondo! Lezione semplice, che potremmo applicare a tanti nostri arroccamenti e irrigidimenti.

Il nostro sogno è che la bontà scoppi nel mondo, non importa da quale persona nasca! E’ sempre Dio che semina bontà nei cuori: è Lui la sorgente della bontà. Nessuno ne ha l’esclusiva!

Fossimo capaci di mettere insieme tutte le forze che fanno del bene veramente, che non fingono o non strumentalizzano, ma danno il contributo della loro generosità al bene di tutti. Questo può essere un buon principio anche per il dialogo tra le varie religioni: massimo rispetto, identità precisa di ciascuno e grande collaborazione a costruire un mondo di pace e di giustizia.

Non è andato per questo San Giovanni Paolo II quando fece ad Assisi l’incontro tra le varie religioni sul tema della pace? Aveva un cuore evangelico, come Gesù: faceva di tutto perché chi aveva a cuore il bene dell’umanità potesse guardarsi in faccia, essere incoraggiato da tutti e decidere di porre al centro della propria religiosità la fratellanza universale, la pace nel mondo. 

Questa unità apre il cielo e ne fa partire una luce per tutti.

23 Febbraio 2022
+Domenico

Aiutami, faccio fatica a credere fino in fondo 

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 14-29)

In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

Audio della riflessione

C’è un padre disperato che un giorno va da Gesù e gli consegna suo figlio: per lui è un figlio perso, è intrattabile, non capisce ragione, è senza senso morale, ha perso ogni serenità, è condotto qual e là come uno straccio; non ha personalità, completamente dipendente da una cattiveria inspiegabile.

Ha tentato di tutto, ma il male che abita nel figlio è più forte di qualsiasi ragionamento, di qualsiasi affetto: “Le ho provate tutte, ma non ci riesco, l’ho fatto incontrare anche dai tuoi amici intimi, dai tuoi apostoli, ma non ho ottenuto nulla. Forse solo Tu puoi fare qualcosa!”.

Sembra la descrizione attuale di tanti rapporti tra genitori e figli, soprattutto quando nei figli entra un male che pare incurabile, una dipendenza che non si può vincere solo con la buona volontà, una assuefazione che ti si scrive nella carne, ti crea una natura somatica diversa come la droga o la dipendenza dai “followers”.

Questo figlio però non è drogato, è molto di più: è indemoniato, è posseduto da un male incurabile con le classiche medicine, è un diavolo che lo possiede. E non c’è che da andare da Gesù. 

Il papà che le ha provate tutte ingenuamente dice a Gesù “se puoi fare qualcosa”: non sa che ha davanti il figlio di Dio, ma il suo cuore disperato può anche non saperlo, gli si affida lo stesso. Ha consapevolezza di non avere fede, o per lo meno di far fatica a credere, come tanti di noi, ha bisogno di rigenerare la sua fede che si è affievolita, si è a mano a mano spenta, divorata dalle preoccupazioni, dalle cose, dal consumo, pure dalla pandemia che gli ha tolto ogni solidarietà di amici, dalla vita dura che vive e che non ha mai avuto il coraggio di mettere nelle mani di Dio con la preghiera; forse anche per questo suo figlio è in queste condizioni, non ha mai avuto una parola di speranza … e la va- il papà – a cercare da Gesù.

Gesù dice che queste vite dei vostri figli si possono aiutare spesso solo con la preghiera: è una preghiera viva, di fiducia, insistente, fatta anche di lacrime.

Chi non ricorda le lacrime di Santa Monica, la mamma di S. Agostino, che è riuscita a ottenere da Dio il dono della sua conversione? La speranza può tornare a far fiorire rapporti belli tra genitori e figli se si ha il coraggio di pregare!

E il suo quasi dubbioso, ma per disperazione “se puoi fare qualcosa, ma mi metto nelle tue mani”,  provoca quel “spirito che impedisci di parlare e di ascoltare, esci da questo ragazzo e non tornarci più“. Il demonio lo lascia morto, ma Gesù lo prende per mano e lo tiene dritto di fronte a tutti, al padre e alla vita nuova.

21 Febbraio 2022
+Domenico