Non servono antidepressivi, ma contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. entre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elìa e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Io però vi dico che Elìa è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».

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Ci sono delle giornate nella nostra vita in cui fai fatica a tirare a sera: sembra di non trovare la motivazione vera per affrontare tutte le piccole e grandi difficoltà … tutto ti appare piatto, tutto sempre uguale, senza slanci, senza possibilità di vedere un risultato … avevi sognato, ma i sogni si sono confusi e talora infranti …. la vita sembra tutto un grigiore … e siccome non siamo capaci di sopportare o ancora peggio di guardare oltre, di salire su un baobab per guardare la vita da un punto di vista superiore, usiamo  antidepressivi pensando che la questione sia di tipo chimico.

Per un cristiano l’albero alto da cui guardare la vita sempre è la fede, che non disprezza le medicine, ma se che certi mali sono dello Spirito e vanno affrontati con la preghiera.

Anche i discepoli di Gesù spesso erano smarriti: avevano seguito Gesù, li aveva entusiasmati, aveva fatto nascere in loro modi nuovi di affrontare la vita, anche se non aveva nascosto loro previsioni di prova e di dolore.

Avevano bisogno di uno squarcio di cielo nel grigiore della nuvolaglia dell’esistenza: un giorno ne ha presi tre, i tre che nel Getsemani non riusciranno nemmeno a star svegli quando Gesù stava soffrendo le pene dell’inferno, prima di essere tradito; ebbene questi tre li ha portati su un monte, dal quale si domina una bellissima pianura e lì ha mostrato il suo vero volto di figlio di Dio, di uomo perfetto, di culmine della creazione, di connaturalità con Dio. Ha anticipato per gli apostoli il paradiso: li ha resi felici, ha squarciato davanti a loro le nebbie del dubbio, della routine, della indifferenza e li ha portati per poco nel suo mondo di bellezza. E’ stato solo per poco … certo loro volevano che continuasse sempre, ma la pienezza di Dio è oltre la nostra vita.

“Facciamo qui tre tende, ci mettiamo qui con te! Chi ce la fa a tornare a casa con il solito marito, i soliti figli, il solito tran tran? Quanti piatti devo ancora lavare nella mia vita? Quanti treni accelerati o ad alta velocità, devo ancora prendere per poter essere felice? Quante liti devo ancora sopportare? Io starei bene qui, fuori dal mondo, a guardarti!”.

Proviamo invece a trapanare la nostra vita: sotto ci sta la possibilità di contemplare la bellezza del creatore! Abbiamo bisogno sempre più spesso di contemplare il Signore, di metterci in silenzio a comunicare con l’infinito, di fissare il suo volto per poter prendere forza per vivere, nutrire la nostra speranza … certo occorre almeno sospettare che la nostra vita va sempre guardata verso ciò che sta oltre.

19 Febbraio 2022
+Domenico

Questo è il mio segreto: la croce! 

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8, 34 -39)

In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

Audio della riflessione

Tempo fa si è fatto tanto parlare in giro di un romanzo che tutti dovevano leggere pena il sentirsi tagliati fuori dalla cultura. La tecnica persuasiva del commercio è tale oggi che bisogna assolutamente far parte del coro, altrimenti non ci sentiamo umani. Ebbene in questo romanzo si parlava tanto di un segreto della vita di Gesù, che sarebbe risolutivo di tanti dubbi. In un mondo sessista come il nostro in che cosa volete che consista il segreto? in una relazione d’amore con la Maddalena. E tutti a crederci dopo anni di catechismo, di ascolto dei vangeli, tutti a credere a un romanzo che proprio perché tale è fatto da fiction , da finzioni, da fantasie. Sarebbe tanto bello invece leggere l’amore di Gesù per la Maddalena nell’incontro con Gesù risorto e lei diventare la prima annunciatrice della Risurrezione

Invece sapete quale è il grande segreto di Gesù e che anche gli apostoli stentavano a capire perché era duro da vivere e da seguire? E’ un segreto cui si sono opposti con tutte le loro forze, compreso il tradimento e la fuga. E’ il segreto della croce. “Se qualcuno vuol venire dietro a me prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”. Noi oggi lo leggiamo tranquillamente nel vangelo, ma ci sono state non poche contrapposizioni anche dure tra Gesù e i suoi intimi. Non è possibile che tu che sei così potente debba soffrire. Noi ti seguiamo perché tu hai il potere di guarire, di alleviare e distruggere la sofferenza, tu ci tiri fuori dai guai , ci moltiplichi i pani, ci dai potere sui demoni, ci fai trovare le reti piene di pesci dopo notti di lavoro frustrante e inutile.

Quando lo vedranno in croce non capiranno più. Ma come è potuto accadere questo? Certo è un incidente che non aveva previsto, è stato troppo ingenuo, doveva aprire di più gli occhi. E sì che glielo avevamo detto.

Invece la strada della croce è la strada obbligata del cristiano. La risurrezione è il punto culminante e finale, ma la risurrezione avviene dopo una morte. Allora le nostre sofferenze sono importanti, non sono belle in se stesse, ma sono importanti perché possiamo attraverso di esse vedere oltre. Il cristiano non è contento della croce, ma è attratto dall’amore che c’è su quella croce, da quella speranza che esplode, a partire da quel dolore affidato a Dio.

E tutti nella vita l’abbiamo provata, vissuta sulla nostra pelle, perché tutti siamo stati chiamati ad esprimere amore e non ribellione, accoglienza e non rifiuto. La vita cristiana è da questa parte e Dio ci ha dimostrato che questa è la vera strada della felicità, le altre scorciatoie portano fuori.

18 Febbraio 2022
+Domenico

La sofferenza è da combattere, ma anche da portare con dignità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8, 34 – 9, 1)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Audio della riflessione

Tante cose ci sono nel Dna della nostra struttura di uomini e donne di oggi: la voglia di comunicare,  purtroppo oggi molto e troppo  virtuale, perché non ci è permesso di vivere in sicurezza l’incontro, lo stare assieme, il darsi almeno la mano, la voglia di vivere, la gioia della conquista, l’amore alla bellezza, il sorriso, il dono, l’allegria, la forza della sessualità … sono tutte cose di cui non possiamo fare a meno … ma ce n’è una sorprendente che si inscrive misteriosamente nella nostra vita, che nessuno vuole, incomprensibile ma sempre puntualmente presente: la sofferenza!

Prima o poi, piuttosto presto che tardi, ciascuno deve fare i conti con il soffrire: spesso siamo noi stessi che ce lo procuriamo col disprezzo della vita nostra e degli altri, con quell’egoismo che baratta amore per avventure, che mette al centro il denaro a tutti i costi, il sopruso … spesso è la tua fragilità dovuta a vecchiaia che te lo fa provare proprio nel luogo più familiare che è la tua casa … altre volte la sofferenza ti arriva addosso nel massimo dell’innocenza proprio perché altri te la infliggono. Molto spesso non riesci a capire il perché: sembra che ci sia un tragico destino che ti perseguita!

Alcune volte una scrollata di spalle ti riconcilia con la vita, altre metti un po’ di più la testa a posto e ti va meglio, ma altre ancora, ed è la situazione più comune, devi convivere con la sofferenza: Ti ribelli, imprechi, rasenti la bestemmia, vai in crisi, ti arrovelli la mente con mille perché, cerchi consolazione, comunanza con altri, ma la cappa di dolore è sempre lì! Ti ubriachi magari o ti droghi pure illudendoti di alleviarla, ma poi ritorna puntuale peggio di prima con un’altra catena in più

Ma è questo vivere?

Per fortuna non solo, ma il soffrire è lì in ogni spazio di conquista, in ogni sogno, in ogni esperienza d’amore … e Gesù dice “prendi la tua croce e seguimi!”: Non ti dice te la cancello, te la porto io, ti rendo talmente forte che non la sentirai più. Oppure io ti risolvo il problema.

L’unica risposta, se di risposta si tratta, vera al dolore è che Gesù, il Figlio di Dio, nella sua vita è vissuto in un mare di sofferenza: non l’ha evitata, ma ci è passato dentro alla grande. “Ha reso la sua faccia dura come la pietra” ha presentato il dorso ai flagellatori la faccia agli insulti e agli sputi.

L’ha fatta diventare un atto d’amore, uno spazio da abitare con dignità e coraggio, una promessa di risurrezione.

Da allora la croce è diventata simbolo di ogni cristiano: ce l’abbiamo dentro tutti, ma portarla in compagnia di Gesù la apre alla gioia e alla comprensione e non ci permette assolutamente di adattarci, ma ci fa pure audaci, intelligenti per trovare rimedi, pacificazioni, cura per aiutare tutti a portarla con dignità e a sconfiggerla.

17 Febbraio 2022
+Domenico

Due passi nella vita tenuti per mano da Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8, 22) dal Vangelo del giorno (Mc 8, 22-26)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.

Audio della riflessione

Non riesco a immaginarmi tutta una vita al buio: non vedere, cancellare dalla esperienza del vivere una parte essenziale del mio essere, tutte le emozioni dei colori, i quadri macchiaioli e impressionisti di mio padre, dove ogni macchia è una persona una pianta, un fuoco.

Se sapessi che Gesù mi sta vicino, io cieco farei sicuramente il balzo urlante del cieco di Gerico, ma questo cieco di Betsaida non riesco a capirlo, sembra quasi rassegnato, se non renitente a prendere l’iniziativa: lui sta tranquillo, sono gli altri che lo presentano a Gesù … ha dei buoni amici, che forse non hanno aiutato lui cieco a immaginare i volti, i colori … ma almeno si prendono cura di lui, si fanno carico loro di portarlo da Gesù e dalle loro mani lo affidano alle mani di Gesù, nelle mani potenti di Gesù.

Ecco, fermiamoci a pensare e ad immaginare questo gesto tenerissimo: Gesù prende per mano il cieco. Lo prende per mano perché lo deve guidare, perché vuol fargli sentire il calore della sua amicizia, lo prende per mano perché un cieco ha bisogno di un contatto vivo, ha bisogno di sentire nel linguaggio di una mano la possibilità di fidarsi. Molti lo hanno spesso preso per mano per prestargli i loro occhi, poi lo hanno lasciato ancora cieco e bisognoso di un’altra mano e di un’altra ancora. Ma le mani di Gesù sono le mani del Dio vivente. Sono le mani tenerissime di chi sa accarezzare, di chi dà forza, di chi fa sentire il palpito del cuore. Voglio fantasticare a pensare quanta comunicazione è passata da quelle mani.

Voglio immaginare il cieco col cuore in gola, tutto abbandonato in Gesù, voglio pensare a Gesù che dà la mano a questa umanità ferita e sofferente, voglio pensare che in quelle mani Gesù pensasse di stringere anche le mie..

Ebbene Gesù con quelle mani comunica la compagnia necessaria per la vita del cieco e la fine dell’oscurità. Gesù si lascia andare a compiere gesti, a toccare; è un miracolo della corporeità, della fisicità di Gesù, del contatto, dell’incarnazione fino in fondo. S’è fatto uomo per darci la mano, per prenderci per mano. L’aveva deciso nella vita trinitaria questo sogno e ora lo vive ogni giorno. Gli mette la saliva sugli occhi gli impone le mani. Da quando ha toccato il lebbroso il suo tocco è salvezza.

Gesù vorrei anch’io sentirmi preso per mano da te. Sono peggio di questo cieco, mi adatto troppo al minimo, ma non per questo tu mi lasci alla mia inerzia.

Gesù vorrei anch’io sentirmi preso per mano da te. Sono senza vista, l’ho consumata tutta nell’inutilità, ho perso i colori della gioia, della solidarietà, per me gli uomini che mi stanno accanto sono alberi che camminano, senza volto, perché non sono più capace di vedere in profondità.

Gesù vorrei anch’io sentire la tua mano nella mia per dirti con la mia corporeità che ti amo. Sono stufo di dirlo con elucubrazioni astratte, ho voglia del tuo amore concreto. Voglio imparare da te anch’io a prendere per mano gli uomini per far sentire loro la tua tenerezza. Tu mi hai chiamato a vivere, fammi provare la tua dolce comunicazione di salvezza.

16 Febbraio 2022
+Domenico

Non abbiamo pane! … e Io chi sono per voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8, 14-21)

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Audio della riflessione

Per la nostra vita superficiale e distratta spesso non riusciamo a capire che tutto quanto serve per la nostra felicità e serenità lo abbiamo sotto gli occhi, lo abbiamo tra mano e invece andiamo a cercare affannati altrove: abbiamo una famiglia e cerchiamo l’amore nelle avventure, abbiamo dei sogni veri e li sostituiamo con le telenovele, abbiamo delle prospettive concrete per il nostro futuro e ci lasciamo incantare da facili successi, che poi si ritorcono contro di noi; abbiamo un centro che orienta tutta la nostra vita, ci dà un programma, ci offre una meta e preferiamo fare i randagi.

Gli apostoli sono in questa situazione quel giorno che Gesù li invita a salire sulla barca per i soliti spostamenti lungo le rive del lago: è un episodio altamente simbolico … questa volta non c’è tempesta di vento e di burrasca sul lago, tutto è calmo, tutto è liscio, ma è il cuore di Gesù che è in tumulto: ha con sé i discepoli, quelli che sta curando con tanto amore e dedizione, ma non riesce a far loro capire dove sta il cuore di tutta la loro avventura. Credono che dipenda tutto da mezzi, da miracoli, da organizzazione … dice il Vangelo “non avevano con sé sulla barca che un pane solo” … certo a loro nasce il timore di non poter affrontare la giornata, pur sapendo che Gesù ha già moltiplicato i pani.

La loro fede è ancora piccola, troppo piccola per salpare verso nuovi lidi: quel pane che hanno è la immagine di Gesù! Per la prima comunità cristiana diventerà l’immagine dell’Eucaristia … e loro dicono candidamente “non abbiamo pane” e Gesù comincia a raffica a fare domande: “Che è questo dire che non avete pane? E io chi sono? Che cosa sono stato per voi finora? Perché continuate a riportarvi al lievito dei farisei, al loro modo di impostare i rapporti con Dio, alla loro autosufficienza intellettuale? Perché siete sempre legati al lievito di Erode, al desiderio di risolvere tutto con la potenza? Non vi ho dimostrato di avervi saziato finora? Vi ho saziato solo la fame di cibo? Non vi siete accorti che avete ricevuto col pane che vi ha sfamati, la serenità, la gioia della vita, il segno di una promessa che si sta compiendo, la strada vera della felicità? Questo pane che abbiamo in barca è il segno della mia presenza. Questa non vi mancherà mai, Io sarò con voi sempre!“. 

Purtroppo non conosciamo o amiamo davvero Gesù e lo riteniamo lontano, fuori dalle nostre stesse domande, ma Lui c’è sempre e per ciascuno, soprattutto se ci mettiamo assieme.

15 Febbraio 2022
+Domenico

Gesù trova coraggio nella preghiera

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 8, 1-10)

In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: “Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano”.
Gli risposero i suoi discepoli: “Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?”. Domandò loro: “Quanti pani avete?”. Dissero: “Sette”. Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Audio della riflessione

Marco riporta due moltiplicazioni dei pani (6,35-46; 8,1-9); ciò che anzitutto impressiona in questi racconti è la folla: una folla numerosa, venuta a piedi da ogni parte, che segue Gesù giorni e giorni.  Secondo alcuni, tanta folla farebbe sospettare la formazione di un movimento messianico di tipo politico che vedeva in Gesù un possibile capo. Ciò è verosimile: del resto Giovanni, a proposito del medesimo episodio, annota che le folle “cercavano Gesù per farlo Re” (Gv 6,15).

Il clima politico della Galilea di quel tempo era surriscaldato e bastava poco a suscitare fanatismi messianici … scrive ad esempio Giuseppe Flavio: “Uomini ingannevoli e impostori, che sotto apparenza di ispirazione divina operavano innovazioni e sconvolgimenti, inducevano la folla ad atti di fanatismo religioso e la conducevano fuori nel deserto, come se là Dio avesse mostrato loro i segni della libertà imminente” (Guerra giudaica 2,259).

In questa luce, nella prima moltiplicazione dei pani, acquista importanza l’annotazione che Gesù obbligò i discepoli ad allontanarsi: “ed egli, dopo aver congedata la folla, si ritirò sulla montagna a pregare” (6,45-46). Gesù non accondiscende alle attese politiche della folla, ma si allontana da essa, ritrovando nella preghiera la chiarezza della via messianica della croce e il coraggio per percorrerla.

Questa seconda moltiplicazione dei pani avviene in pieno territorio pagano come prefigurazione dell’eucaristia universale, offerta in pienezza anche ai pagani: le sette ceste di pezzi avanzati sono destinate alle settanta nazioni pagane della tradizione biblica ebraica (cfr Gen 10).

Ancora una volta Gesù dona il pane e rinnova la sua misericordia: non si stanca di noi, non si scoraggia per la nostra durezza di cuore … insiste con il suo dono infinite volte: tutta la storia è il tempo della pazienza di Dio.

Il pane che il Signore dà ai suoi apostoli prefigura inequivocabilmente un altro pane che verrà dato all’inizio dell’ultimo gesto che Gesù farà per i suoi discepoli … e in questo gesto cerca di coinvolgere i suoi apostoli: ne vince l’iniziale resistenza, rendendoli strumenti della sua tenerezza … i suoi apostoli… la sua Chiesa!

Oggi  è a noi che Cristo chiede di aprire gli occhi sulla “fame”, spesso inespressa, di tanti fratelli: a noi chiede di mettere a disposizione cuore, mani, talenti, beni perché il miracolo della moltiplicazione dei pani raggiunga gli uomini del nostro tempo.

12 Febbraio 2022
+Domenico

Ci aprisse qualcuno le orecchie per ascoltare?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

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Essere sordi è una grande sofferenza perché ti senti isolato dal mondo che ti circonda: vorresti sentire, capire quello che gli altri dicono, vorresti partecipare con loro a un dialogo che ti toglie dal tuo isolamento e invece non puoi … diventi anche sospettoso perché spesso non riesci a decifrare nel volto, nei sorrisi o nei disappunti le reazioni di chi ti si rivolge …

… ma ci sono molte altre sordità nella nostra vita: c’è un non voler ascoltare che è peggio dell’essere sordi: è la decisione di non permettere a nessuno di entrare nella nostra esistenza, bastiamo a noi stessi e non vogliamo che nessuno ci disturbi … la vita degli altri è sempre una seccatura, una invasione …

… invece la vita è proprio fatta di dialogo: di gente che sa ascoltare e di gente che parla, di persone che aprono la loro vita e di gente che ascolta, che offre il suo sostegno.

Non possiamo passare la vita a fare i sordi e a fingere di essere muti …

… e Gesù incontra un giorno un sordo-muto, una persona che non può comunicare, che è costretta a vivere nel suo isolamento, in grandi difficoltà nello stabilire relazioni: parla con gli occhi, ma non sempre c’è gente che lo sta a guardare e soprattutto lui non può dire chiaramente la pienezza dei suoi sentimenti e del suo cuore … e Gesù gli grida quel perentorio “apriti”, toccandogli labbra e orecchie con la sua saliva.

Per Gesù è sempre bello toccare, avere un contatto fisico con le persone, far loro sentire che si immedesima, si mescola, si accomuna e alla gente spesso basta toccare il suo mantello per sentirsi salvato oltre che guarito.

E’ un gesto che fa sempre ogni prete quando battezza: “apriti” gli comanda, la tua vita ora è nuova, c’è una parola da ascoltare che ti indica le strade vere della vita, è la Parola di Dio e c’è una parola che devi far sgorgare dalla tua vita che è la lode a Dio: quando ti alzi al mattino non cominciare a maledire la giornata e magari anche Dio … ringrazialo invece e apriti ai suoi doni, ai suoi appelli: c’è gente che si aspetta da te anche solo una parola e tu non rispondere con due grugniti o con qualche monosillabo … ascolta e parla, mettiti a disposizione e offriti! Questo è il segreto della vita di tutti! Gesù questo lo sa fare, sa far parlare i muti e udire i sordi, sa togliere tutte le nostre chiusure egoistiche per ascoltare e offrire speranza a tutti.

E’ la vocazione dell’uomo quella di riaffidarsi sempre al Dio della Parola che salva e dell’ascolto che accoglie: la nostra vita deve sempre avere come punto forza il dialogo, l’ascolto paziente e la forza di dire e di convincere, di esporsi e di ricevere, di orientare e far convergere dopo aver apprezzato e meditato quello che la vita degli altri ti presenta … occorre avere sempre una grande fiducia che da ogni cuore possa sgorgare una bontà e che in ciascuno ci sia disponibilità ad accogliere la verità, che per questo va sempre servita con coraggio.

In questo seguiamo il maestro Gesù, perché ne ascoltiamo sempre la Parola e ne annunciamo la forza.

11 Febbraio 2022
+Domenico

Coraggiosa, decisa, tenace: una madre per sua figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 24-30)

In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: “Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Ma lei gli replicò: “Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”. Allora le disse: “Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia”. Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

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Capita ai personaggi televisivi che ti trovi ad ogni ora sul video e che poi incontri in città o in spiaggia, di sentirsi cercato … se poi è un campione sportivo o una medaglia d’oro o un cantautore di cui conosci a memoria ogni testo e che ti passa in cuffia in tutti i tempi liberi lo desideri incontrare: in lui ti identifichi, ti interpreta la vita, sembra che ti capisca, che dia voce alle tue aspirazioni, ma l’hai sempre pensato grande, irraggiungibile, di alto rango … “poterlo vedere, potergli parlare è una aspirazione forse fatua, ma utile per me, per darmi un po’ di adrenalina … non è solo curiosità”.

Gesù non era un personaggio televisivo, non bucava il video, ma stanava dai cuori speranza e per questo, dice il Vangelo, tra virgolette, leggo: “non poteva restare nascosto, lo cercavano tutti”.

C’è tra la folla una donna coraggiosa, decisa, sfacciata direbbe qualcuno, che bada più alla sostanza che alla forma: è di origine greca, non è del giro degli ebrei, per questo si sente più libera, ma anche più disperata … le è stata strappata la figlia dal demonio e le è stata tolto il suo bene sommo: non è più la stessa – sua figlia – da quando il demonio gliel’ha stregata, se ne è carpito il corpo, il cuore e l’anima; le ha distrutto tutti i legami di affetto, si sente in casa non solo un corpo estraneo, ma il male in persona e questo male sta in sua figlia, in colei che ha partorito con dolore e segue con indomabile amore.

Sa che c’è Gesù e va da Lui: non le importa niente delle convenzioni sociali, si butta ai suoi piedi, lei straniera, donna, intrusa e disperata, ma con la speranza puntata in Gesù e osa … osa dire quello che il suo cuore le chiede, quello che da tempo sente di affidargli: “Gesù qui c’è mia figlia, ma il male me l’ha rapita, Tu che sei la vita vera, Tu che ami la gioia di vivere, Tu che non hai niente in comune con il maligno, Tu che sei l’innocente … guariscila, restituiscila alla vita, alla bontà, non permettere che sia preda di un male più grande di noi e che noi non possiamo vincere”.

Gesù sepolto dalla folla rumorosa dei suoi connazionali avverte che c’è una domanda pressante, una umanità ferita davanti a sé: coglie la disperazione, ma sa di essere circondato da una mentalità arroccata su un’alta concezione di sé: “Noi siamo il popolo che ha Dio ce l’ha più vicino di ogni altro popolo, noi siamo popolo eletto, siamo discendenza di Abramo e tu Gesù sei venuto per ricostruire il nostro tempio interiore”. La gente lo vorrebbe per sé, solo per sé! Il cerchio dei buoni si deve chiudere … e dice alla donna quel che la gente pensa: “ti rendi conto che stai esagerando? Non c’è pane per l’estraneo, per l’intruso! Ci sono figlie e figli che hanno bisogno di ritrovare salute, appartenenza piena al popolo santo di Dio. Che pretendi, tu che non sei dei nostri?”

Lo pensiamo sempre tutti e lo diciamo pure perché vogliamo goderci quel che abbiamo e che non ne possiamo più degli intrusi, degli stranieri, dei poveracci che disturbano la nostra già fragile quiete ed equilibrio: “Stessero tutti a casa loro, noi vogliamo godere della nostra vita da soli. Noi abbiamo sudato il nostro benessere e non vogliamo spartirlo. Non solo non siamo accoglienti, ma ci appropriamo anche di quello che Dio ci ha dato per tutti”.

Ma la donna ha una disperazione nel cuore, per lei si tratta di vita o di morte: “Non aspiro al pane, mi bastano le briciole. Non mi arrogo diritti di figliolanza, mi basta fare il cagnolino che gira tra le gambe dei commensali, prendendo qualche volta calci tra i denti. Non ho pretese di privilegi o di doni, mi accontento di ciò che avanza dalla tua mensa, perché per me anche una briciola del tuo amore, fa la mia felicità”. Questa è fede pura, lo dice anche Gesù, e le briciole che la donna sperava si trasformano in pane della vita, e la straniera, la siro-fenicia, la pagana, l’immigrata  si rivede donata, libera, vera, guarita, ricostruita nella sua dignità e nella sua figliolanza la sua creatura che prima era del demonio.

10 Febbraio 2022
+Domenico

Davanti al Signore tutto ciò che è creato è puro

Una riflessione sul Vangelo secondo (Mc 7, 14-23)

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: “Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?”. Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: “Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Audio della Riflessione

Certe affermazioni nette anche in campo religioso sono rivoluzionarie, rispetto al nostro “tirare a campare”, al nostro pensare che tutto sia una stucchevole ripetizione di cose dette, ripetute, trite e ritrite e alla fine insignificanti.

Il Vangelo oggi presenta un detto pronunciato da Gesù che sa di principio rivoluzionario per la mentalità farisaica del tempo, ma anche per la nostra: “Non c’è nulla fuori dell’uomo , che entrando in lui possa contaminarlo, sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo“. Non c’è allora nulla fatalità inscritta nelle cose e nessuna legge che la posso far conoscere, così che seguendola possiamo salvarci: tutto dipende dal nostro cuore, che nell’osservare o no il sacramento dell’amore rende presente o meno il volto di Dio tra gli uomini.

Non c’è assolutamente una sfera religiosa, divina, della vita e una sfera quotidiana che non appartiene a Dio: dicendo che le cose del mondo non sono mai impure, ma divengono tali attraverso il cuore degli uomini, la comunità di Gesù ha conservato – e dobbiamo continuare ora noi – la fede nella bontà del creato di fronte a una certa tendenza ascetica che vede di malocchio la stessa creazione di Dio.

C’era tra gli ebrei osservanti un modo di interpretare il rapporto con Dio che era più una schiavitù di comportamenti che una apertura di cuore alla bontà di Dio, una assolutizzazione di leggi e leggine che soffocavano la vita e la stessa fede e pure una grande ingiustizia. Gesù ne dà un esempio: «Voi siete degli ipocriti, come sta scritto “Questo popolo mi onora a parole, ma il suo cuore è molto lontano da me”. Il modo con cui mi onorano è senza senso, perché insegnano come dottrina di Dio comandamenti che sono fatti da uomini.  Per esempio – dice sempre Gesù – Mosè ha detto “onora tuo padre e tua madre” voi invece dichiarate che se  una parte del costo di alimenti che dovreste usare per i genitori li avete distolti con un voto di darli a Dio, dite che non avete più il dovere di aiutare i vostri genitori. Dio per voi è una scusa per non essere figli veri di vostro papà e vostra mamma.»

Gesù predica fondamentalmente la libertà interiore dell’uomo da ogni prescrizione esterna e non la sostituzione di una prescrizione più stretta di un’altra più larga: si tratta qui di porre la centralità dell’amore fraterno concreto, come pratica dello spezzare il pane, sopra ogni legge e ogni sistema che codifichi discriminazioni e ingiustizie dalla legge.

La legge vanifica il Vangelo … essa separando Dio dall’uomo, impedisce di riconoscere che Dio è ormai qui tra gli uomini, uno di noi, nell’uomo Gesù: questa è l’essenza del Vangelo, che ci rende liberi dalla legge, perché figli del Padre e quindi fratelli fra di noi.

La fratellanza è l’unica reale presenza di Dio in mezzo a noi.

9 Febbraio 2022
+Domenico

La fede cristiana crea una religiosità del cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-13)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”
.
E diceva loro: “Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte”.

Audio della riflessione

È uno sconfortante destino di tutte le “religioni”, quello di far crescere una serie di cultori del formalismo che ogni tanto hanno il sopravvento e ingessano l’esperienza religiosa autentica: è stato così sicuramente per la religione ebraica al tempo di Gesù, Ma anche prima … “questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me… trascurate il comandamento di Dio e osservate la tradizioni degli uomini” …

È così anche del nostro vivere la fede nella Chiesa cattolica? C’è una forma di religiosità tutta intenta all’aspetto esteriore, una religiosità delle labbra, fatta di parole, di moltiplicazione di discorsi? O c’è invece una religiosità del cuore, in cui l’uomo si apre a Dio?

Mi rendo conto quanto allora spesso, soprattutto i giovani, si decidano per dei loro spazi informali di vita, di ritrovo, di dialogo e anche di espressione religiosa: è sicuramente il desiderio di purezza, di autenticità, di creatività e originalità nell’esprimere l’impulso nella propria fede … è la voglia di vivere anche la religione in diretta!

Che cosa sono queste distinzioni tra sacro e profano? C’è forse qualcosa a questo mondo che è stato fatto sbagliato dal creatore? C’è qualche cibo, qualche elemento materiale che entrando nell’uomo gli può contaminare lo spirito? O non è dal cuore dell’uomo che nascono tutte le storture che ci sono in questo mondo! Non bisogna forse riportare al centro la dignità e responsabilità dell’uomo?

Sono le domande stesse che si fa Gesù, le domande che pone a ciascuno di noi: è sempre in agguato anche per noi una sorta di formalismo religioso, di tradizionalismo ottuso e miope, una difesa di noi stessi scambiata  per “difesa della fede”: è la comodità di affidare alla routine la mancanza di entusiasmo e voglia di vivere, è l’inerzia di chi non si lascia più interrogare dalla vita che cresce e dallo Spirito – soprattutto – che continuamente rinnova.

I cristiani di oggi saranno santi se saranno uomini e donne di oggi, se sapranno offrire alla Parola la loro vita di oggi come carne in cui prende corpo. I santi di ieri ci indicano solo e bene la strada, le tradizioni sono indicazioni di direzione, ma la fede oggi è vera se si incarna nella vita di oggi.

Due domande occorre sempre farsi per vincere il formalismo, l’adattamento, l’ingessatura nella fede: Che cosa regala la nostra vita alla Parola di Dio oggi? E l’altra: Che cosa regala la Parola di Dio alla nostra vita? Solo questo incontro operato dallo Spirito mantiene la fede viva per ogni uomo, per ogni donna, giovani compresi.

8 Febbraio 2022
+Domenico