Vivere è tendere la vita a una proposta e realizzarla.

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,13-19)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Audio della riflessione

Tutti abbiamo provato la spiacevole situazione di andare a un incontro, a una manifestazione, a un appuntamento con persone nuove e di restare in un angolo, senza essere presentato, senza nome, senza collocazione …. magari non hai nemmeno un amico con cui condividere l’imbarazzo e trovarti un alibi. Sei lì, solo, nessuno ti dice niente; peggio ancora quando con amici si decide di fare qualcosa di interessante, tutti hanno un ruolo da svolgere, una parte da fare, un incarico da sostenere e tu sei lasciato lì, inerte: nessuno ti dice niente, nessuno ritiene di darti una qualche responsabilità … sei proprio – dicono dalle mie parti – il due di coppe.

Non trattava proprio così nessuna persona Gesù, nella sua missione: ciascuno nella vita ha un posto, nessuno è a questo mondo a caso! Siamo tutti destinatari di una chiamata, di una “vocazione” diciamo noi in “ecclesialese” … vuol dire che tutti abbiamo un posto, non un destino; tutti abbiamo una missione che ci viene proposta e che noi possiamo accettare o meno, dipingere con la nostra creatività o sopportare, caricare delle nostre energie e del nostro entusiasmo o lasciar cadere.

E’ stata la prima cosa che ha fatto quando ha iniziato la sua vita pubblica Gesù: ha chiamato dodici persone a far da gruppo stabile che vivesse con Lui e li ha chiamati tutti per nome. Era sicuramente la compagnia più impossibile che potesse esistere: lenti nel capire, incapaci di collaborare … qualcuno poi si è rivelato un traditore, qualcun altro aveva solo interessi personali … ma Lui, Gesù li ha chiamati tutti a uno a uno e ha fatto loro la proposta del regno e ciascuno ha giocato la sua libertà e la sua vita! Sono passati attraverso entusiasmi, tradimenti, sperimentazioni, paure, ma alla fine quella chiamata personale li ha visti tutti rispondere con decisione.

Tutti hanno visto naturale seguire il maestro, stare dalla sua parte, ciascuno con la sua caratteristica umana che è già una strada che Dio ci indica per farci capire chi siamo e come siamo originali.

Insomma … non siamo fatti con lo stampino, ma ogni uomo è un capolavoro originale e a questo capolavoro partecipiamo con la nostra risposta.

E’ così per tutti: all’esistenza siamo chiamati, non ci siamo a caso, non siamo al mondo per un preservativo rotto, ma tutti chiamati a una speranza viva, e “nessuno noi è una fotocopia” – diceva il beato Acutis.

20 Gennaio 2023
+Domenico

Conoscere Gesù non basta: occorre credere in Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,7-12)

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Audio della riflessione

Il bisogno di salvezza, di senso, capace di motivare la vita, di significato profondo di quanto viviamo è una attesa che prima o poi invade le nostre coscienze: possiamo vivere per tanto tempo nelle illusioni, passare alle delusioni e finalmente cercare più in profondità ed entrare in noi stessi.

La gente che incrociava Gesù in Palestina nei suoi primi viaggi di annuncio del Vangelo dava vita in maniera sempre più consistente a un ampio movimento che cercava e trovava in Lui la possibilità di guarire da malattie fisiche difficili che a poco a poco rivelavano le malattie spirituali, che stavano sotto: l’uomo è malato e il pellegrinaggio verso Gesù nasce da questo bisogno di salvezza.

Certo, all’inizio l’entusiasmo della folla è suscitato dall’azione guaritrice di Gesù, non dalla fede … ma è interessante vedere che solo i demoni conoscono l’identità di Gesù e la proclamano … ma la loro propaganda è controproducente: il loro intento è di far fallire la rivelazione autentica di Gesù “bruciandola” al suo inizio.

Gesù, ammaestrato da quello che gli è capitato nel deserto all’inizio della sua missione, impone loro di tacere: non era soltanto una indiscrezione sulla sua identità, ma una vera trappola! Satana vuole anticipare la manifestazione della gloria di Gesù prima della sua morte in croce, perché solo lì Gesù si rivela veramente il Figlio di Dio (cfr Mc 15,39) che dona agli uomini la salvezza totale e definitiva, cioè la redenzione della loro esistenza nella comunione con il Signore.

Anche Pietro nella sua ingenuità, ma sicuramente manipolato da Satana, farà un intervento per scoraggiare Gesù a farsi mettere in croce, che provocò in Gesù quel duro “stammi dietro, Satana”.

La fede non è solo sapere chi è Gesù … anche i demoni lo sanno, meglio e prima di noi! Come scrive San Giacomo: “Credono, ma tremano!”.

Credere è prima di tutto fare esperienza di Gesù che mi ha amato e ha dato se stesso per me: una fede fatta di idee e di conoscenze astratte, che sa tutto, ma non fa esperienza dell’amore di Dio … è un anticipo dell’inferno! E’ la pena del dannato … che conosce il bene, ma non lo possiede!

Il Signore non ha bisogno di pubblicità, di operazioni di potenti fatte da industrie dell’informazione, magari accalappianti, di organizzazioni pubblicitarie, di propaganda potente e persuasiva, di campagne di stampa ossessiva, ma raggiunge tutti solo attraverso la debolezza di chi, conoscendolo veramente, lo annuncia come amore crocifisso, povero, umiliato e abbandonato da tutti, ma non da Dio Padre.

19 Gennaio 2023
+Domenico

Gesù è sempre per l’umanità ferita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Audio della riflessione

Gesù talvolta è anche trasgressivo, impetuoso o provocatore: non fa il solito rivoluzionario datato, che esce da qualche centro sociale … un anti-TAV che sogna ancora di potersi opporre alle necessità della globalizzazione degli spostamenti; non è un giovane senza piedi per terra e arrabbiato con tutti … no, è sempre il nostro amatissimo Figlio di Dio e di Maria.

Dice il Vangelo che proprio di sabato Gesù stava in una sinagoga: proprio di domenica – diremmo noi – andava a Messa, stava in Chiesa per le sue funzioni.

Tra i banchi c’è un’uomo con una mano rinsecchita, brutta da vedere, inutile e ingombrante: non prende, né stringe, non lavora né accarezza, non è più umana … è un peso! Ha sentito parlare di … questo Gesù, sa che fa cose straordinarie … e va anche lui alla Sinagoga dove c’è Gesù.

Gesù lo vede proprio mentre sta vivendo un momento religioso, liturgico, alto, pieno di dignità, e gli dice: “Mettiti nel mezzo”. Gira uno sguardo che raggela molto più del professore quando cerca della vittima da interrogare.

“Gli faccio – dice Gesù – sto regalo della salute, o no, a quest’uomo? Rimetto vita in questa mano, o no? Tacciono tutti! Stavano pensando: ma non può aspettare domani? Questa sorta di monco non può tener duro ancora un poco? E tu Gesù che vedi quanto la gente ormai va in Chiesa solo per interesse – va in Sinagoga, si diceva – per trarre vantaggi, non puoi farlo aspettare, farlo pregare, fargli capire che Dio sta al di sopra di tutto, che la malattia più grave è quella dello spirito, è il peccato, che una mano rattrappita, a cui si è da tempo abituato, può ben aspettare?”.

Che ne sarà di questa nostra religione se la scambiano per una spalla su cui piangere? Che ne sarà della Chiesa se la scambiano per un ambulatorio? Che ne sarà della fede se la si baratta per un tornaconto?

Gesù s’arrabbia e si rattrista: si mostra quasi alterato – lo dice chiaramente il Vangelo – perde la “calma olimpica”, quella che diciamo noi dei cinema: occhi azzurri, capelli biondi, passo danzante … perde il sorriso, si fa triste: non vede amore vede solo formalismo, la presunzione per principio; vede difensori di un Dio che hanno incastrato in comodità umane e dice «stendi la mano».

La stese e fu guarito.

Ma guarda … la religione di Gesù è l’uomo a vita piena, ma soprattutto è Lui il Signore che dispone anche del sabato.

“Ma se si va avanti così, che cosa resta?” – qualcuno dice … e io dico “Resta Lui da interrogare sempre, su ogni questione della vita. Resta la nostra umanità da riportare alla sua piena dignità!”.

18 Gennaio
+Domenico

Di buon senso si può morire, Gesù è il vero centro della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 22-30)

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Audio della riflessione

Se ne sentono tante di idee oggi in giro anche riguardo alla religione: ti sembrava di avere acquisito qualche buona idea, qualche saggio comportamento legato alle tradizioni, al buon senso, ad abitudini collaudate e invece senti dire che non va più bene questo, non è più esatto quello, occorre comportarsi in maniera diversa … ogni tanto appare un predicatore che ti sconvolge e non sai più a chi credere … se resti abbarbicato alle tue idee passi per sorpassato, non all’altezza dei tempi moderni; se cambi e ti adatti, ti sembra di aver tradito qualcosa di grande che ti aveva permesso di vivere con onestà … insomma …

Era capitato qualcosa del genere alla gente che ascoltava Gesù: si domandavano: “Ma questo che dice? Ci fa nascere speranza quando parla, ma non è proprio come quello che noi comunemente ci siamo imparati nelle nostre frequentazioni della sinagoga. E’ un insegnamento che esige una conversione dai nostri modi di pensare. Ma prima di cambiare dobbiamo vedere bene di che si tratta. Potrebbe essere anche il demonio che ci tenta”.

Ecco la prima grande accusa: “Gesù è un demonio che ci porta al male”. Forse perché era scomodo ascoltarlo, forse proprio perché metteva in discussione il loro modo di aver ingabbiato Dio nelle loro abitudini … e Gesù con pazienza a far capire che è troppo comodo chiamare demonio il suo invito alla conversione, è una buona scusa che non ti permetterà mai di uscire dalle tue sicurezze, dai tuoi peccati, dalle tue posizioni errate.

Dire che Gesù è un demonio è una bestemmia imperdonabile!

Capita anche a noi oggi per le nostre comodità di opporci a ogni cambiamento in meglio della nostra vita, di adagiarci sul buon senso, che è anche un buon maestro, ma non è sufficiente a offrire ragioni vere di vita.

Di buon senso si può morire! Il “buon senso” ti dice che se non vai d’accordo in casa puoi separarti, se trovi che un’altra persona ti rende felice e invece tuo marito no, puoi tranquillamente cambiare; che se non puoi mantenere un altro figlio, puoi tranquillamente abortire; che se hai una buona occasione per far soldi, basta che non si veda anche se è disonesto e lo puoi fare; che se hai occasione puoi sempre “arrotondare”, che qualche avventura sentimentale è permessa, ti muove un po’ la vita …

Secondo voi questo sarebbe cristianesimo?

La speranza nostra è un’altra: è di poter avere qualcuno che ci dà luce, convinzioni difficili da vivere, ma vere. Gesù in quella sinagoga aveva fatto balenare davanti ai suoi compaesani la bellezza del Vangelo che portava a compimento e a un grande cambiamento le loro abitudini pur belle, ma non più sufficienti per la ventata di novità che Gesù portava Lui stesso.

Siamo oggi molto arrabbiati con la vita, con la pandemia che non ci dà tregua, con la chiamata a ritrovare ragioni vere di vita e difenderci dagli imbrogli collettivi; abbiamo detto troppo presto andrà tutto bene per farci quel coraggio che nemmeno pensavamo di dover faticare a costruircelo interiormente. Temiamo di essere “mutati” dalle medicine o controllati da un grande padrone del mondo, ma siamo già mutati nella nostra incoerenza, nella nostra cocciutaggine e sfiducia in tutti.

Stiamo forse tornando all’homo homini lupus, cioè un uomo è sempre un lupo per il suo simile, ma Dio non demorde, non ci lascia e non ci abbandona.

24 Gennaio 2022
+Domenico

Il messia è pazzo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 20-21)

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”.

Audio della riflessione

Un gruppo di giovani un giorno s’è inventato una fantomatica “gazzetta del Giordano”, datandola Anno 31esimo, dal 12 al 17 febbraio del 31.

Il primo articolo a tutta pagina era così: “Il Nazzareno pronuncia un discorso scandaloso. Il profeta è pazzo!” … e sottotitolo: “Su un colle vicino a Cafarnao: farneticazioni riguardo la felicità. Gesù viene presentato come il chiacchierato figlio di un carpentiere che da qualche mese predica la venuta del regno di Dio e l’amore fra le genti, e che ora è ricercato dal Sinedrio dopo il suo discorso intitolato: Le beatitudini”.

Fin qui la fantasiosa “gazzetta del Giordano”.

Se ascoltiamo però bene le parole di Gesù, la sua parola è follia pura, non può essere ridotta a buon senso, a cose che stanno “nella media”: esige uscire da sé per capirlo, uscire dal perbenismo per ascoltarlo!

Quanti tentativi facciamo per rendere spiegabile la persona di Gesù, per abbassarlo al nostro buon senso, per stringerlo nei nostri piccoli orizzonti e, meno male, che non ci riusciamo! Gli apostoli sono anche costretti a pensarlo così perché Gesù prima di entrare in casa è pressato da molta folla e lui quasi non s’accorge … certo non prende precauzioni, perché una folla grande non è mai governabile … Lui guarda negli occhi a uno a uno e ciascuno è suo interlocutore, come lo è stato per il cieco, il lebbroso, il malato, l’indemoniato.

Papa Francesco, in questo lo imita molto bene: per lui nessuno è folla, sono tutte persone e ha due occhi sempre sorridenti, che sembrano due scanner, tanto è capace di individuare, ricordare e coinvolgere e confortare.

Gesù è deciso: Gesù non si presenta più come il placido giovane di paese che passa il tempo senza grandi ideali, senza affanni, pur nella serenità di una bella vita … gli brucia dentro un fuoco, una passione: questo regno di Dio è imminente nella sua manifestazione definitiva che inizia proprio con Lui e occorre risvegliare la gente, il popolo eletto, le persone, ciascuna con la sua storia. Ha uno sguardo da sentinella, un cuore incontenibile, un dialogo costante con il Padre. Ha imparato sicuramente da Giovanni il Battista: di lui ha sicuramente preso il testimone di una urgenza, che non è fretta, non è disprezzo per le persone fragili che hanno bisogno di tempo per decidersi, e questa lo brucia, lo travolge e vorrebbe travolgere con essa per il Regno di Dio tutti quelli che incontra.

Non per niente si è trasferito sulle rive del lago, su questa via delle genti, autostrada di incontri di popoli, di idee, di merci, di contratti e di contatti, proprio per svegliare coscienze, allargare orizzonti, uscire – direbbe papa Francesco che ha imparato benissimo la lezione.

Noi come rispondiamo a questa decisione radicale di Gesù, da rasentare la pazzia? Mettiamo il silenziatore a tutte le sue parole, non solo alle beatitudini, non solo ai molteplici guai che lancia ai perbenisti, non solo alle frequentazioni con Zaccheo, all’accoglienza dell’adultera, al dialogo imbarazzante con la Samaritana, all’abbraccio dei lebbrosi, ma anche alla sua via Crucis. Ci lasciamo ancora scandalizzare e riteniamo alcuni suoi gesti davanti a Pilato, alle accuse false presso i sacerdoti del tempio, ostinata sicurezza su quello che è e che dice.

Questa pazzia non è una pazzia da malati di mente, ma è una risposta definitiva a una fede che ti prende tutta la vita e che noi spesso tratteniamo per noi, per i nostri interessi, per coprire la nostra mancanza di fiducia in Dio.

Nella fede in Dio occorre buttarsi decisi!

La pandemia che ci opprime, ci allontana anche da Dio invece che vederla come uno spazio di solidarietà con i malati, con il corpo sanitario, l’organizzazione delle vita pubblica.

Può essere uno spazio di rinsavimento dalla nostra sicumera o dalla nostra incoscienza, o dalla nostra autosufficienza e nello stesso tempo disperazione e solitudine! Da quando abbiamo buttato fuori Dio dalla vita e dalla nostra ragione, restiamo tremendamente orfani.

Non abbiamo però da andare a piangere sul nostro fondatore defunto, ma sulla breccia di ogni vita a vegliare per l’aurora del suo perenne ritorno tra di noi.

22 Gennaio 2022
+Domenico

Inizia la grande proposta di Gesù di formare un polo nuovo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 7-12)

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Audio della riflessione

Inizia per noi spesso, dopo aver faticato in qualche opera, il tempo di fare il punto della situazione, di collocare la nostra vita in qualche prospettiva più chiara, perché si sono fatte più evidenti alcune nostre prospettive: è il passare dal fidanzamento al matrimonio, dagli studi al lavoro, dal lavoro alla professione, dalla bella vita di coppia alla procreazione di figli …

… così è per Gesù: ora la gente lo conosce meglio per quello che è, lo ha seguito nei suoi pellegrinaggi per la Palestina e ora punta al culmine della sua missione. Il verbo che usa il Vangelo è “si ritira”, per dire che evita le banali contestazioni dei nemici, ma vuole andare ancora più in profondità nel suo annuncio di salvezza.

Qualcuno stava già decidendo di ucciderlo e allora Gesù prepara nella mente dei discepoli e di coloro che lo ascoltano sempre in maggior numero, il sorgere iniziale di una vita nuova; occorre partire dal seme – e lo vedremo nelle prossime parabole – capire che il seme per essere vita ha da morire.

Questo popolo che lo cerca dovunque sarà il suo popolo nuovo: è già una immagine, un primo embrione di Chiesa.

Molto bella l’immagine che si staglia sul lago quando Gesù si fa dare una barca da coloro che avevano rinunciato alle loro per seguirlo e da essa, anche per difendersi dalla pressione della gente che lo vuol ascoltare, predica, annuncia sempre qualche nuova immagine del suo regno, dell’unico  pane, che è Lui, che sta sulla barca e che sarà nutrimento per tutti.

Questa barca dovrà affrontare la tempesta,  e sarà in pericolo quando la fede dei discepoli sarà stanca … insomma la barca diventa una bella immagine della Chiesa.

Noi guardiamo con supponenza a questa folla che si stringe attorno a Gesù, perché crediamo di essere autosufficienti, di non aver bisogno di un salvatore, perché crediamo che ci salvi la scienza, o il progresso, l’avere denaro e amici … per le malattie abbiamo gli ospedali, per le depressioni le medicine, per la solitudine le città e le piazze, per i problemi tecnici il progresso, per i contenziosi i tribunali, per gli imprevisti le assicurazioni … eppure ci riduciamo ancora miseramente a fare la fila dai maghi o dagli spacciatori, ci facciamo incantare dagli imbonitori, abbocchiamo all’ultima moda che ci promette la felicità e l’eternità …

Ma alla fine sentiamo che tutto quanto è in nostro potere non basta! Abbiamo bisogno di un salvatore: anche noi uomini e donne del terzo millennio abbiamo bisogno di Dio, cerchiamo anche inconsciamente, un contatto con Lui.

E Dio in Gesù si lascia toccare: già da allora, ma anche oggi, Dio si presenta all’uomo e si fa incontrare in Gesù. Lui si fa incontrare nella quotidianità della nostra vita, nel rapporto tra di noi, nel volto del povero, nella vita sacramentale, nella sua Parola.

Le chiese possono essere vuote, ma la sua presenza non si contrae: viene Lui a cercarci, perché Dio non ci abbandona mai.

20 Gennaio 2022
+Domenico

Con il formalismo a tutti i costi passa anche la durezza di cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: “Àlzati, vieni qui in mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: “Tendi la mano!”. Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Audio della riflessione

E’ interessante per la nostra fede – che ad ogni brano di Vangelo viene rinnovata – puntare lo sguardo sulla crescita in qualità della proposta di sé che Gesù fa di se stesso alla gente. Infatti  sta delineando agli occhi di chi lo segue il suo mistero: è il figlio dell’uomo che ha sulla terra il potere di rimettere i peccati – questo l’ha fatto con il paralitico per esempio – va ad offrire il banchetto del perdono, della riconciliazione al collaborazionista banchiere Matteo coi suoi amici pubblicani, li invita a gustare il vino delle nozze, perché non si deve digiunare quando c’è lo sposo e lo sposo è Lui, si dichiara signore del sabato e proprio per sottolineare che non è un  disobbediente alla legge, ma un rivelatore profondo del significato del sabato, dove l’uomo apre una finestra della sua vita su Dio e con Dio, compie questi gesti.

Ora, con un nuovo miracolo, fatto di sabato, dà un altro colpo alla legge, ultima barricata dell’uomo contro Dio: i farisei stanno lì pronti ad accusarlo, perché loro vogliono la legge e l’osservanza del sabato a costo di ricacciare Dio fuori dall’umanità, perché non sono disposti a riconoscere Dio nell’uomo.

In questo miracolo della guarigione della mano inaridita non si tratta di una semplice guarigione, ma di una sfida … difatti domanda prima di agire: “è permesso di sabato salvare una vita o toglierla?”. Dice, in pratica, che la guarigione in giorno di sabato è segno del dono della vita e della risurrezione dai morti.

Difatti nel vangelo di Giovanni Gesù risponde a chi gli impedisce di guarire in giorno di sabato: “Mio Padre opera senza interruzione e così faccio anch’io”.

Tutto ciò che Gesù fa è sempre e solo per salvare la vita e come tutta l’umanità questo paralizzato nella mano stende il braccio ad aprire la mano per accogliere questo dono del sabato.

Insomma, il sabato non è una legge, la Messa di domenica non è un precetto, è sempre soprattutto la presenza salvante, che salva, del Signore e quindi non ci vado per mettere a posto la coscienza adempiendo una legge, ma per incontrare e accogliere sempre la salvezza di Dio, la sua bontà, la sua misericordia, il suo delicatissimo amore.

E noi invece ci rifugiamo nella legalità, preferiamo la sicurezza di un passato, dell’avere tutto in ordine,  anziché il rischio di un futuro, del futuro di Dio che è vita. Per questo Gesù, detto alla mia maniera, si arrabbia e si fa pure triste, come dice il Vangelo, non è che si impietosisca perché quella mano continuerà a restare inservibile per quell’uomo, ma  perché quel pugno chiuso – letteralmente sarebbe la parola “calcificato” –  è l’immagine del cuore di pietra arido dei farisei che restano sempre fossilizzati nel loro passato.

Il nostro cuore continuerebbe a restare indurito se ragioniamo come quei farisei o se continuiamo a pensare la domenica come un misero precetto che possiamo sempre mettere dopo il nostro jogging, dopo il tempo delle spese, il nostro pensare la Messa come una tassa da pagare. 

Gesù è proprio il Signore del sabato, per noi della domenica.

19 Gennaio 2022
+Domenico

I suoi parenti lo ritengono pazzo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 20-21)

Audio della riflessione

Per una qualsiasi grande impresa, una volta stabilita la squadra che la progetta e presiede, si aggregano tutte le persone che ne possono condividere gli obiettivi, i passi concreti, le tappe intermedie … insomma, si creano i collaboratori, che sicuramente dovranno comprendere e contribuire al raggiungimento degli stessi scopi e ideali, e lavorare assieme.

Questo avviene anche per la squadra che si è creato Gesù, ma c’è ancora qualcosa da chiarire proprio riguardo a tutti coloro che saranno chiamati a lavorare per il suo regno: essere dentro ed essere fuori … sono due parole semplici che descrivono la riunione in una casa che Gesù fa con tutti i suoi, e che ha la capacità di aiutare a chiarire la posizione di chiunque vuol lavorare con Gesù.

In questa casa si raduna molta folla – dice il Vangelo – in modo che non potevano neppure prendere cibo … perché non possono prendere questo cibo? Teniamo sempre presente che il Vangelo è stato scritto per la Chiesa, cioè per noi, non è mai solo la cronaca di un avvenimento da giornale.

Il motivo per cui non possiamo prendere quel cibo ci viene subito spiegato: intanto la parola cibo è piena di molti significati, che vanno oltre quello del mangiare. Basta richiamare alcune frasi importanti di Gesù … “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” … “vero cibo è fare la volontà del Padre” … “il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo…

Il racconto del Vangelo dice tutte queste parole, e … “I suoi escono per impadronirsi di lui perché pensano che “è fuori di sé” : questi parenti siamo noi, che pur essendo nella chiesa non crediamo alla sua parola, pensiamo che lui sia pazzo, la sua parola è follia per chiunque abbia buon senso.

Noi quindi non possiamo prendere questo cibo che dà la vita ogni qual volta vogliamo evitare la croce in nome del “buon senso”: San Paolo ci dirà che “la follia di Dio è più sapiente degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini”.

Noi quindi ci impadroniamo di Lui quando in noi prevale il buon senso umano sulla sapienza di Dio! Sulla croce di Cristo infatti Dio ha convinto di stupidità e di inutilità tutta la sapienza e la forza umana.

Non basta quindi essere dei suoi, essere cristiani da generazioni e “per tradizione” per prendere quel cibo che dà la vita: bisogna seguire la logica del Vangelo, senza addomesticare o “adattare” il pensiero di Dio al pensiero degli uomini.

Seguiranno poi gli scribi e i farisei, che grideranno allo scandalo che provoca Gesù, quasi sia un demonio, che dà a lui la possibilità di fare miracoli.

Insomma … Gesù è da seguire, e noi dobbiamo accogliere nel profondo ogni sua parola che è parola di vita eterna.

23 Gennaio 2021
+Domenico

La squadra di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,12-19)

Audio della riflessione

In tempi di “recovery plan”, in cui assistiamo a continue stesure e cambiamenti di progetti, ma soprattutto a vedere come sarà formata la squadra che realizzerà concretamente tale piano di ristrutturazione dell’Italia, come sta avvenendo per ogni nazione europea, riusciamo a farci un’idea di quanto sia importante, non solo il contenuto di un qualche progetto, ma la squadra che si farà carico di realizzarlo.

Non manco di riverenza se immagino Gesù con un piano … con un piano ben preciso in testa, e soprattutto nel cuore, di cambiamento radicale della vita del mondo che lui chiama Regno di Dio, intento a dare dei volti precisi a questa squadra: 12 in tutto come tante erano le 12 tribù di Israele.

Gesù sale sul monte – dice il Vangelo – monte non è solo indicazione geografica, ma richiama il monte Sinai, su cui Mosè ricevette le leggi, la costituente del popolo di Israele: con Gesù si tratta di dare inizio a un nuovo popolo che abbraccerà tutte le genti; monte sarà quello della Trasfigurazione, dove Gesù rivelerà a tre dei suoi apostoli la gloria futura, ma soprattutto monte altissimo, non in senso geografico, ma per la sua assoluta importanza, sarà il Calvario, dove Gesù si spezzerà e si donerà a tutti e manifesterà definitivamente la sua vera gloria: è da questo stesso monte, prefigurato da Gesù, che chiama e forma la sua squadra, è lì dove crea la sua Chiesa, costituita dall’ascolto della sua voce e dall’avvicinarsi al monte della sua croce, che è la croce di ogni vera gloria umana.

Qui possiamo ben capire quali sono le due caratteristiche fondamentali che costituiscono i dodici, nucleo fondante della sua Chiesa:

  1. Devono “stare con Lui” sul monte, ricevere lo stesso battesimo e bere il suo stesso calice: non è solo uno stare fatto di compagnia, di condividere i momenti intimi della sua vita, per conoscerlo da vicino e seguirlo … anche questo, ma soprattutto è compiere le sue scelte di fondo, condividere la sua sorte, stare nella fila dei peccatori, essere tentato e provato, condividere sul patibolo dello schiavo la nostra morte tra i malfattori, irriso e non creduto da tutti quelli che scapperanno da questa scelta perché crederanno di aver bisogno di un liberatore “diverso”.
  2. E l’altra, farsi carico di una missione, che sembra quasi contraddittoria con lo “stare”, ma sono due aspetti della stessa realtà: testimonieranno il Vangelo solo se sapranno stare con Lui. La loro proposta, la predicazione, la forza persuasiva, l’esempio trascinatore avrà un unico vero e necessario pulpito: il legno della croce. Infatti lo spirito del male sarà soggiogato solo sotto di esso, vinto dall’amore di Dio.

Il nostro errore di cristiani di ieri e di oggi è sempre quello di credere che si possa essere inviati a predicare, a scacciare i demoni senza stare fissi con Lui sulla sua croce: così deve essere anche della Chiesa e di ogni cristiano.

Il suo agire e il nostro è misurato dalla contemplazione che viviamo di Gesù, il volto umano di Dio: non c’è altro modo di testimoniare il Vangelo e vincere lo spirito del male.

Gli apostoli sono stati scelti dalla gente comune, con i pregi e i difetti che abbiamo tutti, generosi e paurosi, fedeli e infedeli, forti e deboli, spavaldi e pure traditori – proprio come noi – mistero di infedeltà e di salvezza.

Lo Spirito Santo verrà donato proprio perché bruci ogni nostra infedeltà e dia la certezza della azione di Gesù, vincitrice della morte per sempre.

22 Gennaio 2021
+Domenico

+Domenico

Il popolo nuovo di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 7-12)

Audio della riflessione

Interessante vedere in questa pandemia, che basta aprire con un decreto trasmesso con dei colori, qualche spazio, soprattutto se si tratta di spazi di contatto, di dialogo, di compera, di scambio … che non si bada più a distanza fisica obbligatoria o a proibite concentrazioni di persone: tutti si scandalizzano, ma possono leggerci sotto la necessità di trovarsi, di uscire, di vedere, toccare, ascoltare, di sentirsi un popolo.

La gente abituata a spostarsi per i mercati, per i divertimenti, per ascoltare “persone significative”, di questi tempi soprattutto, ma sempre si sposta in cerca di speranza: I malati sono spesso questa gente.

La ricerca di sollievo alla sofferenza mette in tutti i malati una grande attesa: quando sentiamo che da qualche parte di questo mondo c’è qualcuno che può risolvere le nostre angosce o le nostre malattie facciamo tutti i sacrifici possibili per tentare una possibile strada che ci dà guarigione, che risponde alle nostre sofferenze, fossero pure dei maghi …

Gesù, nel suo pellegrinare, spostava tanta gente che aspirava – e lui pure ne era consenziente – a diventare il suo popolo, un popolo che  veniva a contatto con la sua Parola, con il suo messaggio nuovo, con la forza con cui accompagnava quanto diceva. E la gente era talmente interessata a Gesù che lo travolgeva, voleva un contatto fisico con lui – dice il Vangelo – gli si gettavano addosso per toccarlo. Si è fatto come pulpito una barca così che almeno, parlando da qualche metro dalla riva del lago, non lo schiacciassero.

Non era fanatismo, ma desiderio di dare salvezza alle proprie vite, certezza di essere a contatto con Dio e di poterglisi affidare!

Noi guardiamo con supponenza a questa folla che si stringe attorno a Gesù, perché crediamo di essere autosufficienti, di non aver bisogno di un salvatore, perché crediamo che ci salvi la scienza, o il progresso, di questi tempi soprattutto il vaccino.

Pensavamo di essere già assicurati su tutto … pensavamo “per le malattie abbiamo gli ospedali, per le depressioni le medicine, per la solitudine le città e le piazze, per i problemi tecnici il progresso, per i contenziosi i tribunali, per gli imprevisti le assicurazioni” … invece ci è crollato tutto, non sappiamo più dove trovare certezza e sicurezza.

Questa è l’immagine del nostro vivere di oggi; da soli o assieme abbiamo bisogno gli uni degli altri … ma alla fine sentiamo che tutto quanto è in nostro potere non basta: abbiamo bisogno di un salvatore, anche noi uomini e donne del terzo millennio abbiamo bisogno di Dio, cerchiamo anche inconsciamente, un contatto con Lui.

E Dio, in Gesù, si lascia toccare, già da allora, ma anche oggi: Dio si presenta all’uomo e si fa incontrare in Gesù. Lui si fa incontrare nella quotidianità della nostra vita, nel rapporto tra di noi, nel volto del povero, nella vita sacramentale, nella sua Parola … le chiese possono essere vuote, ma la sua presenza non si “contrae”: viene lui a cercarci, perché Dio non ci abbandona mai.

21 Gennaio 2021
+Domenico