Una lapidazione è pronta per tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. 
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Audio della riflessione.

Purtroppo, qualche volta sentiamo cronache di mondi antichi che parlano di lapidazione; ancora ci sono persone che vengono uccise da questo selvaggio scatenarsi di cattiveria. Ciascuno si arma della sua pietra, la sceglie più acuminata e pesante possibile, prende la mira e si convince che giustizia sarà fatta se il suo colpo sarà determinante. Giustizia sommaria o esecuzione calcolata, ma sicuramente scatenamento di violenza e assassinio nel nome forse di Dio.  

Al tempo di Gesù era una pratica consolidata e frequente. Stavano lapidando l’adultera e Gesù li ha fermati, ora vogliono lapidare anche Lui, anche Lui deve essere fatto tacere per sempre perché la sua parola è insopportabile e altamente corrosiva delle convinzioni religiose del popolo. Lui si fa Dio, bestemmia, deve essere lapidato. Non c’è da ragionare, non c’è da capire, c’è solo da sopprimere. 

Vi ho fatto vedere molte opere buone per quale di esse mi volete lapidare? Le opere riconoscono anche loro che sono ben fatte, vedono che Gesù sta ridando speranza a chi l’ha persa, dona vita, apre il cuore alla bontà, svela i pensieri malvagi del male, libera dalla schiavitù del demonio, sta dando vita a un nuovo modo di aspettare il messia, il Signore. 

Ma chi detiene il potere si sente destabilizzato, gli viene sottratto dalle mani il controllo delle coscienze, che non è mai stato un compito di nessuna religione, tanto meno di quella ebraica. Il Regno che porta Gesù non è un regno sulle coscienze, ma un regno delle coscienze. Credere in Lui è aprire la coscienza al massimo di libertà, al massimo di promozione della vita delle persone, a un modello di società che fa crescere l’uomo e non lo soffoca o domina. 

Chi porta libertà e chi tenta di scoprire il vero volto di Dio, va lapidato. Ci costringe a cambiare dentro e noi non vogliamo, ci mette in discussione, ma si dice che il popolo ha bisogno di principi indiscutibili. Oggi come ieri qualcuno prenderebbe in mano volentieri delle pietre per fermare la bontà, per non sentirsi mai costretto a rivedere la sua vita. 

Gesù va accolto per quello che è e le sue opere sono sempre il segno che Dio non ci abbandona mai. 

22 Marzo
+Domenico

 Una Parola che vince la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Audio della riflessione.

La morte è triste certezza di ogni nostra vita. Per molti è la fine di tutto, per il cristiano è un passaggio, una trasformazione: la vita non è tolta, ma trasformata. Questa non deve farci paura, anche se provoca dolore e distacco. Ma c’è un’altra morte che dobbiamo temere di più, quella della disperazione, del nulla, della lontananza da Dio, la morte del peccato.  

È una parola che non va tanto di moda, ma noi sappiamo che ci sono atti, gesti, modi di vivere che producono solo morte, ci allontanano da Dio, spengono in noi la felicità, distruggono le relazioni con gli altri, seminano odio, fanno soffrire innocenti, tradiscono l’amore, rendono schiave le persone, tolgono la vita stessa. Se guardiamo il male che c’è nel mondo e lo guardiamo con gli occhi di Dio, noi vediamo che dietro ciascuno di questi non c’è la fatalità, il caso, la disgrazia, ma il male, quello personale o quello sociale, la nostra cattiveria, o la somma delle piccole cattiverie che abbiamo accumulato e fatto crescere. 

L’unico modo di evitare questa morte, dice Gesù, è osservare la mia Parola. È guardare Gesù, che è la Parola vivente, è contemplarlo perché se ci lasciamo guardare negli occhi da Lui, veniamo cambiati e viene distrutta ogni piccola e grande morte dentro di noi, ascoltare la sua Parola è vederla all’opera nella chiesa, nei sacramenti che sono parole di salvezza e di grazia, osservare la sua parola è metterla al centro della nostra vita.  

La Parola di Gesù è quella luce nitida e gioiosa, che si è accesa per dono di Dio nella nostra vita e che offre orientamento e infonde forza, che si fa compagnia fedele e coinvolgente. Prendere in mano il vangelo, accoglierlo nella nostra mente e nella nostra vita ogni giorno, è cercare la guarigione dai nostri mali che ad ogni alba che nasce rischiano di cambiare la nostra amicizia in abitudine, il nostro amore in possesso, il nostro lavoro in affanno, le nostre attese in angoscia, la nostra vita quotidiana in sopportazione, la nostra creatività in capriccio, i nostri dialoghi in processi, le nostre stesse preghiere in lamenti.  

Sono tutti piccoli assaggi di morte, ma che possono essere sconfitti perché con la sua parola Dio non ci abbandona mai. 

21 Marzo
+Domenico

Libertà è conoscere la verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Audio della riflessione.

Essere liberi è l’aspirazione di ogni uomo, non è il fine, ma sicuramente una componente necessaria per giungere alla felicità e all’amore. Viviamo tante esperienze anche belle di liberazione, ma poche di libertà. Liberazione è aver distrutto le catene, avere i polsi liberi dai ceppi, ma non necessariamente avere la testa di un uomo libero. Sentirsi liberi è seguire la verità a tutti i costi, è il massimo della fedeltà al vero, al bene. Essere liberi non è fare quel che piace anche perché tante volte non abbiamo niente che ci piace da fare e passiamo le giornate nella noia. Se invece in noi splende una verità, una parola sicura, allora siamo trascinati nel goderla e realizzarla. 

Gesù dice che la libertà è fedeltà alla sua Parola, è conoscere la verità. Siamo tutti e sempre imbrogliati, ingannati. Spesso sono piccoli inganni come quelli della pubblicità, altre volte sono i tollerati inganni degli oroscopi e passiamo tutta la giornata ad aspettare che si avverino se sono buoni o a premunirci perché non ci capitino se sono cattivi per noi. Stiamo in tensione, legati a quella falsità. Spesso gli inganni sono ancora più grandi: sono ideologie, filosofie che ti trascinano in un vortice pure di violenza; ti incatenano, perché esigono tutto.   

Quanto invece è più distensivo l’abbandono alla Parola di Dio, la consapevolezza che quello che Lui ci dice è per il nostro bene; la verità che la Parola di Dio ci offre ci allarga gli orizzonti, ci libera dai compromessi, scioglie i nostri legacci. Sapere di poter contare su una Parola che non inganna, che dirada le nebbie del dubbio, dell’incertezza è la prima gioia di una giornata.  

Allora sgorga la preghiera perché la verità allarghi in noi spazi di libertà e esperienze di dono. Questa libertà è soprattutto interiore, può esserci anche se esternamente vivi incatenato al tuo letto di dolore, a una situazione di vita difficile, a rapporti di coppia spesso insopportabili. Se tu vivi secondo verità, secondo la Parola di Dio, la libertà ti nasce da dentro ed è capace di cambiare anche le situazioni più difficili, perché la verità della sua Parola è il segno che Dio non ci abbandona mai. 

20 Marzo
+Domenico

Mi fido di te, ti affido mio figlio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 16.18-21.24

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Audio della riflessione

Molti quadri, sculture, rappresentazioni di San Giuseppe lo vedono con il volto sereno, con in mano un bastone fiorito mentre si avvicina a Maria per prenderla in sposa e dietro a lui tanti altri giovani, belli, aitanti, che stanno spezzando con dispetto il loro bastone ormai diventato inutile. È la rappresentazione di una leggenda che dice che Maria, la madre di Gesù, sarebbe andata sposa a quel giovane cui sarebbe fiorito in mano il bastone del pellegrino che lo aiutava a fare i suoi percorsi nella vita. Solo quello di Giuseppe fiorì e ebbe Maria come sposa. È un giovane che vuol dare alla sua vita lo slancio del dono, dell’amore appassionato, della gioia di costruire una famiglia, di offrire a Dio lo spazio d’amore in cui Lui solo può far crescere le sue creature. Ma non sa ancora che Dio ha grandi progetti su di Lui.  

E Dio come sempre entra nella sua vita con una domanda esigente. Dio conosce il suo cuore e sa che può dare molto. Nei suoi progetti di amore pulito, gioioso, solare, un amore cui pensava come ogni giovane del suo tempo da tutta la vita, amore che lo illuminava nei lunghi giorni di lavoro si introduce un dramma. Maria è incinta prima che lui le viva assieme. La sua coscienza non dà segni di squilibrio, affronta la situazione con grande delicatezza. Volevo bene a Maria, vuol dire che Dio mi sta provando, ma la delicatezza mia nei confronti di Maria resta intatta, non voglio nemmeno dubitare, sono davanti a qualcosa di più grande di me. Dio fammi capire, continua a dare spazio al mio sogno di amore, all’amore che tu mi hai scritto nel cuore.  

E Dio si fa incontrare all’appuntamento. Non temere, ti voglio accanto a Maria per aiutarla a crescere il Salvatore, il Messia. Mi dai la tua statura morale di padre, la tua dignità di lavoratore, la tua delicatezza, la tua sicurezza, la tua dedizione?  

Giuseppe, destatosi dal sonno, fece quel che Dio gli aveva chiesto. Una frase lapidaria che contiene tutta l’adesione alla volontà di Dio, tutta la decisione di custodire Gesù come in uno scrigno, lo scrigno di una vita povera, umile, ma dignitosa e profondamente umana. E Giuseppe è stato accanto a Maria, per allenare Gesù perché diventasse quell’uomo che si sarebbe piegato su tutti i mali del mondo, che avrebbe avuto il coraggio di affrontare la croce e che avrebbe riportato a Dio l’umanità. Una vita data in dono, come deve essere ogni vita umana, capace di aprire sempre alla speranza. Una vita da mediano; lo si nota solo quando deve correre ai ripari di una situazione impossibile.  

Dico spesso che la figura del padre è la spina dorsale della vita di un uomo. Giuseppe lo è stato per Gesù. Certo il Padre di Gesù è Dio, ma la sua umanità l’ha costruita alla scuola di amore di Giuseppe, il carattere lo ha modellato sul suo, la conoscenza delle cose gli è venuta da lui, il modo di impostare la vita, il coraggio nell’affrontare le situazioni, le modalità di approccio agli altri, le aperture di orizzonti gliele ha date San Giuseppe. È per questo che noi lo teniamo in grande venerazione nella vita della chiesa e nella nostra stessa spiritualità cristiana. 

19 Marzo
+Domenico

Dalla mistica della coscienza alla mistica del perdono

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna a sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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Pensare che il male lo fanno sempre gli altri, che la colpa non è nostra, che noi siamo innocenti è uno sport che ha molti tifosi. Vedere bene gli errori degli altri, scaricare su di loro i nostri malanni, giudicare per non essere giudicati è un’altra partita dello stesso campionato. Probabilmente non riusciamo a liberarci dal male e pensiamo di poterlo fare addebitandolo agli altri. Chi usa grandi parole chiama tutto questo azione catartica: sacrificare gli altri per purificare sé stessi, scatenare la cattiveria sugli altri per liberarsene.  

Gesù un giorno si imbatte in un impietoso corteo. Portano alla lapidazione una giovane donna, usata e gettata. Un amore, forse estorto, e subito messo in piazza per lavarsene le mani. Il bene deve vincere sul male sempre. È difficile individuare dove sta il bene e dove sta il male, stavolta finalmente è tutto chiaro. C’è una legge, c’è un misfatto, c’è un colpevole, anche se occorre essere almeno in due (l’altro infatti non conta, perché è sicuramente solo la donna che sbaglia, la condizione più fragile e indifesa!) E Gesù viene tirato dentro, è come se gli mettessero in mano una pietra da scagliare. Lo ritengono come uno di loro: osservante della legge, ligio al dovere, obbediente a Dio, devoto del buon comportamento… ma non s’accorgono che nel loro cuore Dio è solo un pretesto, la legge solo una copertura, il loro cuore più duro delle pietre che hanno in mano. 

E Gesù dice loro: guardatevi dentro: che cuore vi batte nel petto? Che vita è la vostra se deve calpestare il debole, il peccatore per nascondere il male di cui è impregnata? Non vi sembra giunto il momento di tornare a guardarvi dentro per scoprirvi come state soffocando la tenerezza di Dio? Non avete ancora capito che Dio protegge anche Caino, che grande è presso di Lui la misericordia e il perdono? 

Ne è calata di polvere sulla giustizia di Dio in questi secoli se lo scambiate ancora per un vendicatore.  

Un minimo di saggezza l’hanno i lapidatori! I sibili delle pietre che avrebbero dovuto risuonare negli atri del tempio si cambiano in tonfi sordi di sassi che calano sul terreno. È la musica della coscienza, dovrebbe dare inizio alla musica del perdono, al canto della festa. Questo lo può dare solo Gesù, che guarda in volto la donna e le dice le parole del perdono e della vita, perché Lui è il Dio che non abbandona mai. 

18 Marzo
+Domenico

Chi sta troppo attaccato a sé stesso, si perde  

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.
Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». 
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Audio della riflessione.

Sono tante le cose necessarie nella vita: avere una buona famiglia, un papà e una mamma che ti vogliono veramente bene, un marito o una moglie che è felice di vivere con te, avere un lavoro che ti permette di campare, condurre una vita onesta, star bene di salute. L’elenco potrebbe anche continuare, ma soprattutto deve orientarsi anche a qualcosa di più profondo che è il sapere di stare a cuore a Dio. L’esperienza religiosa non è secondaria nella vita di una persona, le permette di salire su un albero per capire quale è il proprio posto nella vita, le permette di avere un punto di riferimento per dare senso a quello che capita ogni giorno. 

Ebbene, un giorno si avvicinano al gruppo dei discepoli che stanno accanto a Gesù, alcuni stranieri. Sicuramente sono stati colpiti da quanto si dice in giro di Gesù. Un tam-tam popolare lo aveva reso celebre, tutti ne riconoscevano la grande personalità, si sentivano consolati e affrancati dalla sua parola. Ecco allora naturale la richiesta di questi stranieri: Vogliamo vedere Gesù. Vogliamo parlargli, incontrarlo, conoscerlo; vogliamo anche noi poter stare con Lui.  

È la domanda che ogni cristiano si deve fare ogni giorno. Spesso invece, ne portiamo il nome, ci adorniamo dei suoi segni, mettiamo al collo una croce, ma lui resta il grande sconosciuto; diventano più importanti le cose secondarie, gli stessi precetti di buon comportamento, che conoscere Lui. Sì, due o tre nozioni imparate al catechismo, qualche parabola, qualche sentimento vago a Natale o a Pasqua, ma la sua vita, la sua missione, quello che gli ardeva nel cuore, spesso non lo conosciamo. 

E Gesù a quei greci che lo volevano conoscere dice subito quello che lo caratterizza: sono un chicco di grano che ha il coraggio di morire nella terra per poter risorgere a vita nuova; presenta a loro subito il centro della sua vita: il dono di sé fino alla consumazione, ma nella consapevolezza di una risurrezione. Nella vita non si può vivere per sé stessi; ci si diverte pure, ma si rimane soli, con un cuore rinsecchito di egoismi. Invece chi ha il coraggio di dare la sua vita, di perderla, la ritroverà piena, sovrabbondante, incontenibile. Questa è la nostra speranza, a questa speranza ci orienta sempre la vita di Gesù. 

17 Marzo
+Domenico

Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo  

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,40-53)

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Audio della riflessione.

Chi non vuol aprirsi a una verità che lo supera, chi si pone per partito preso a darsi ragione, comunque e sempre, non riuscirà mai a crescere. È tipico di tanti nostri discorsi sulla vita, sulla politica, sulla fede. Siamo come dei tifosi che non sentono ragione, che difendono la loro squadra anche contro l’evidenza. Finché si tratta di gioco può essere, ma quando si deve mettere in conto il significato profondo del nostro esistere occorrerebbe una maggior capacità di interrogarsi e di lasciarsi trascinare dalla ragione e dalla passione per la verità.  

Era così anche al tempo di Gesù. Il sinedrio aveva preso posizione preconcetta contro di Lui e non c’era verso di far cambiare idea. Aveva un teorema da dimostrare e lo portava avanti non con la forza della convinzione, ma con la coercizione del potere.  

Stavolta sono le stesse guardie a meravigliarsi della grandezza e della bontà del messaggio di Gesù. Proprio loro, sguinzagliate per controllare, comandate di non ragionare, ma di eseguire, di non lasciarsi coinvolgere, ma di guardare all’ordine pubblico. Risposero le guardie, dice il vangelo, mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo. Non bastano le maledizioni intimate dai capi, anche i soldati hanno un’anima e le parole di Gesù entrano anche nelle loro coscienze, il suo sguardo li trapassa, la sua persona li attira, le sue parabole li prendono.  

Ognuno di noi, del resto, nello svolgere i suoi compiti non può vendere all’ammasso la sua coscienza, la sua persona, il suo cuore. Lo è il medico che cura l’ammalato e da cui ci si aspetta il massimo di professionalità e che viene tirato dentro nella vicenda di dolore delle persone che cura, lo è il giudice, da cui ci si aspetta imparzialità, che viene provocato a guardarsi dentro dalle persone che giudica, lo è l’insegnante da cui ci si aspetta competenza che viene coinvolto nella ricerca di verità dei suoi alunni.  

Abbiamo tutti da imparare nella vita e Dio semina la sua Parola ovunque, basta avere sempre il cuore pulito e aperto all’amore e non chiuso nel nostro facile egoismo e in difesa. Dio così si fa sempre incontrare nel volto di ogni uomo perché non ci abbandona mai. 

16 Marzo
+Domenico

Non darmi per scontato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,1-2.10.25-30

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi  di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Audio della riflessione.

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per scontate. Spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo. Si crea una sorta di tacito consenso sulla propria vita e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi automaticamente conoscerlo.  

Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un possesso, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di mettercelo in tasca, è un conoscere più per difendersi che per aprirsi. 

Invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto, un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti.  

È così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono, è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio. Nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema; è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario; suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui: vita opere e miracoli.  

E Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale controllo, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.  

È la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del vangelo. Cose vecchie! Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo. 

È la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltate. Invece Gesù è da ascoltare, il suo vangelo è sempre nuovo, la sua vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera. È vita, ma è sempre vita nuova inesauribile. È sempre più in là di dove lo vogliamo fermare. Ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perché Lui è il Dio che non ci abbandona mai. 

15 Marzo
+Domenico

Mostraci Signore il tuo volto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,31-47

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Audio della riflessione.

Il volto di una persona è la firma, il biglietto da visita, la faccia della sua anima che può stabilire una relazione concreta, mettersi in contatto con noi. Quanto è difficile parlare alla gente quando non ne vedi il volto, quando ti sono puntati contro i fari in un teatro e ti sembra di parlare a nessuno e ti aspetti un segno di vita, un urlo, una voce. Già basterebbe sentire la voce, la parola che da come è detta ti permette di sentirti accolto, amato ascoltato. Tutti ricordiamo il volto e la voce della mamma, i volti e le voci dei fratelli, dei figli, degli amici. Con queste voci e questi volti ci portiamo dentro la nostra storia di relazioni, i nostri tentativi di dono o di egoismo.  

Anche Dio ha un volto e tante volte noi vorremmo poterlo scrutare, contemplare, vedere. Mostrami Signore il tuo volto, cantavano gli ebrei; quando vedrò il volto di Dio? verso lacrime giorno e notte mentre dicono a me: dove è il tuo Dio? Il tuo volto io cerco o Signore. Abbiamo bisogno di un volto da interrogare, da capire, cui affidare le nostre tensioni e paure, i nostri fragili pensieri, le nostre piccole conquiste.  

Quando Gesù si scontra con i suoi detrattori, con gli scribi saputi e chiusi nelle loro false sicurezze ha buon gioco a dire: voi non avete visto il suo volto. Voi non lo volete vedere, ve lo volete immaginare come piace a voi, ve lo costruite buono o cattivo a seconda di come vi serve. Voi non ascoltate la sua voce, ve la immaginate accomodante per voi, dura per gli altri. 

Ma quella voce, quel volto sono io. Quel volto che da sempre l’uomo cerca e cercherà per tutta la storia dell’uomo è il mio. È Gesù la voce e il volto di Dio Padre, ce lo ha mostrato durante tutta la sua vita. Dio aveva creato l’uomo a sua immagine e Gesù ha offerto a Dio il suo volto di uomo. Possiamo sempre scandagliare il nostro essere, il mondo in cui viviamo, il mistero del vivere, per trovare tracce di Dio, per sentire la sua voce. Non sarà rintracciabile nel big bang dell’inizio del mondo, potrà essere rincorsa nelle meraviglie del creato, ma avrà come unico insuperabile luogo di ritrovamento le dolci parole e il volto di Gesù, Lui, il Dio che non ci abbandona mai. 

14 Marzo
+Domenico

Gesù chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio  

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,17-30)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Audio della riflessione.

Se c’è un messaggio bello, desiderato, sentito, dolce, capace di sciogliere le nostre durezze e le nostre malizie è proprio quello di Gesù di chiamare Dio con il nome di “padre”. Quante ricerche si sono fatte da parte di ogni cultura, di ogni intelligenza per tentare di dare un volto a Dio. 

Tutti ci facciamo domande su di lui. Esiste? Dove sta? Se c’è, che volto ha? Che cosa pensa di noi? Perché lascia crescere tanto male nel mondo? È stato definito come il motore immobile, come la causa incausata, come la bellezza infinita. Si è tentato di definirlo guardando a noi e dicendo di lui il massimo che si può dire di noi. Fatica sovrumana. Sarebbe come se definissimo un uomo a partire dagli aggettivi che possiamo dire di un filo di erba. Potremmo dire di tutto senza avvicinarci minimamente alla grandezza dell’umanità. Abbondano allora i superlativi: bellissimo, buonissimo, onnipotente; o i termini negativi di ogni nostro limite: non finito, non misurabile. Ne abbiamo attribuiti di aggettivi a lui, di titoli. I musulmani ne ripetono ogni giorno cento. 

A noi Gesù ha detto che Dio è un papà, è padre; non un padre in astratto, tanto per dargli un bell’aggettivo commovente, ma suo padre. È mio padre. Affermazione inaudita, per ogni discorso filosofico su Dio, per ogni ricerca razionale, per ogni correttezza di teoria teologica, ma per noi grandemente consolante. Questo Dio che ha fatto cielo e terra è il padre di Gesù, di questo uomo che passa per le strade della Palestina a condividere con tutti povertà e sete di verità, amore e solidarietà. 

È un salto grande che ci chiede di fare la fede, è una novità assoluta nella mente umana, e giustamente gli scribi accusano Gesù di bestemmia. Per questo cominciano a tessere trame di morte attorno a lui. Gli preparano il processo, la croce e il Calvario. Per questo sarà ancora più grande lo sconcerto, anche razionale, quando verranno a sapere che proprio questo crocifisso è il Dio dei cieli e della terra: scandalo e pazzia per ogni mentalità prima del Vangelo. 

Noi però decidiamo di credere e di farci abbracciare da questo Padre che abita il cielo e vive per tutti sulla nostra terra desolata. 

13 Marzo
+Domenico