Il coraggio di rigenerare sempre la nostra fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)

Audio della riflessione

C’è un padre disperato che un giorno va da Gesù e gli consegna suo figlio: per lui è un figlio “perso”, è intrattabile, non capisce ragione, è senza senso morale, ha perso ogni serenità, è condotto qual e là come uno straccio; non ha personalità, completamente dipendente da una cattiveria inspiegabile. Ha tentato di tutto, ma il male che abita nel figlio è più forte di qualsiasi ragionamento, di qualsiasi affetto.

“Le ho provate tutte, ma non ci riesco, l’ho fatto incontrare anche dai tuoi amici intimi, dai tuoi apostoli, ma non ho ottenuto nulla. Forse solo tu puoi fare qualcosa.”

Sembra la descrizione attuale di tanti rapporti tra genitori e figli, soprattutto quando nei figli entra un male che pare incurabile, una dipendenza che non si può vincere solo con la buona volontà, una assuefazione che ti si scrive nella carne, ti crea una natura somatica diversa, come la droga per esempio.

Questo figlio però non è drogato, è molto di più: è indemoniato, è “posseduto” da un male incurabile con le classiche medicine, è un diavolo che lo possiede … e non c’è che da andare da Gesù!

Il papà, che le ha provate tutte ingenuamente, dice a Gesù “se puoi fare qualcosa”: non sa che ha davanti il figlio di Dio, ma il suo cuore disperato può anche non saperlo, gli si affida lo stesso. Ha consapevolezza di non avere fede, o per lo meno di far fatica a credere, come tanti di noi; ha bisogno di rigenerare la sua fede che si è affievolita, si è a mano a mano spenta, divorata dalle preoccupazioni, dalle cose, dal consumo, dalla vita dura che vive e che non ha mai avuto il coraggio di mettere nelle mani di Dio con la preghiera. Forse … anche per questo suo figlio … vale il dire che è in queste condizioni perchè non ha mai avuto una parola di speranza … e la va a cercare da Gesù.

Gesù dice che queste vite dei vostri figli si possono aiutare spesso solo con la preghiera: è una preghiera viva, di fiducia, insistente, fatta anche di lacrime.

Chi non ricorda le lacrime di Santa Monica la mamma di S. Agostino che è riuscita a ottenere da Dio il dono della sua conversione? La speranza può tornare a far fiorire rapporti belli tra genitori e figli se si ha il coraggio di pregare.

Oggi ricordiamo il martirio di papa Sisto II, un vero padre con i suoi diaconi che furono uccisi con Lui presso le catacombe romane … e, quel giorno venne risparmiato solo per qualche giorno Lorenzo, che poi fu bruciato.

7 Agosto 2021
+Domenico

Non servono antidepressivi, ma contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate nella nostra vita in cui … fai fatica a tirare a sera: sembra di non trovare la motivazione vera per affrontare tutte le piccole e grandi difficoltà; tutto ti appare piatto, tutto sempre uguale, senza slanci, senza possibilità di vedere un risultato.

Avevi sognato, ma i sogni si sono confusi e talora infranti, la vita sembra tutto un grigiore … e siccome non siamo capaci di sopportare o ancora peggio di guardare oltre, di salire su un baobab per guardare la vita da un punto di vista superiore, usiamo  antidepressivi pensando che la questione sia di tipo chimico.

L’avevano seguito in tanti questo giovane deciso, senza mezze misure, con una visione della realtà e di Dio molto chiara e genuina: non c’era stata tergiversazione, né lui, Gesù, lo ammetteva.

“Avete bisogno di stare a guardarvi un po’ allo specchio? di sedervi a prendere fiato? di fare una rimpatriata consolatoria nelle vecchie abitudini? non siete adatti al regno di Dio, perchè è per gente decisa, che ha grinta.”

Pietro, Giovanni, Andrea, Matteo ci avevano creduto, avevano cambiato mestiere, barca o banca, e avevano costituito una buona compagnia.

A Firenze nel ‘500 c’erano 7 giovani di buona famiglia, con un futuro facile … No! hanno lasciato tutto e tutti si sono messi a vivere assieme, felici da far invidia a tutti, perchè lavoravano e volevano una Firenze meno ossessionata dai commerci, meno spianata nel grigiore e nel torpore.

Così ha fatto S. Francesco: un gaudente invidiabile; così ogni giovane che si lascia attrarre dalla bellezza, dal fascino, dagli ideali.

Non è vero che siamo ottusi: in ciascuno c’è l’attesa di qualcosa di bello … ci vuole solo qualcun altro che accende la scintilla.

Ti capita di stare giorni e giorni a far niente, ad aspettare … il primo amico che osa, ti prende.  Gesù era uno che osava e sapeva distaccare la gente dai loculi in cui si rintanava: sa trarre figli dalle pietre, giovani che vogliono smettere dall’ecstasy, dalla alienazione dalle playstation, dallo stesso stordimento del religioso fatto di emozioni esaltanti senza vita.

Pietro, Giacomo e Giovanni erano stati presi così: anche loro spesso erano smarriti; avevano seguito Gesù, li aveva entusiasmati, aveva fatto nascere in loro modi nuovi di affrontare la vita, anche se non aveva nascosto loro previsioni di prova e di dolore.

Avevano bisogno di uno squarcio di cielo nel grigiore della nuvolaglia della vita: questi tre, che poi nel Getsemani non riusciranno nemmeno a star svegli quando Gesù starà soffrendo le pene dell’inferno, prima di essere tradito, li ha portati su un monte, dal quale si domina una bellissima pianura e lì ha mostrato il suo vero volto di figlio di Dio, di uomo perfetto, di culmine della creazione, di connaturalità con Dio: ha anticipato per gli apostoli il paradiso, li ha resi felici, ha squarciato davanti a loro le nebbie del dubbio, della routine, dell’indifferenza e li ha portati per poco nel suo mondo di bellezza.

E’ stato solo per poco. Certo loro volevano che continuasse sempre, ma la pienezza di Dio è oltre la nostra vita.

“Facciamo qui tre tende, ci mettiamo qui con te. Chi ce la fa a tornare a casa con il solito marito, i soliti figli, il solito tran tran? Quanti piatti devo ancora lavare nella mia vita? Quanti treni devo ancora prendere per poter essere felice? Quante liti devo ancora sopportare? Io starei bene qui, fuori dal mondo, a guardarti.”

Proviamo invece a “trapanare” la nostra vita: sotto ci sta la possibilità di contemplare la bellezza del creatore. Abbiamo bisogno sempre più spesso di contemplare il Signore, di metterci in silenzio a comunicare con l’infinito, di fissare il suo volto per poter prendere forza per vivere, nutrire la nostra speranza.

E Gesù, come sempre, sorprende: fa balenare davanti agli occhi la sua miseria fino sulla croce. Ma è troppo buono! Sa che siamo deboli e offre loro uno squarcio di cielo: la trasfigurazione.

Stiamo qui, facciamo tre tende …. no, metterete le vostre tende, con me quando saranno definitive: ora c’è qualcuno sempre sulla strada, in casa, a scuola, nel lavoro che ha bisogno di voi. Ascoltateli! 

Non posso non ricordare, oggi, la serena morte il 6 agosto di san Paolo VI, che dal cielo oggi intercede per noi e per il nostro mondo.

6 Agosto 2021
+Domenico

La Madonna della neve

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16, 13-23)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Audio della riflessione

Oggi è la “Madonna della Neve”.

Il testo del Vangelo è un classico delle feste della dedicazione di una chiesa: si tratta della Basilica di santa Maria Maggiore a Roma. Si narra infatti che nel IV secolo, sotto il pontificato di  papa Liberio, un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni insieme alla sua nobile moglie, non avendo figli decisero di offrire i propri beni alla Santa Vergine per la costruzione di una chiesa a lei dedicata. La Madonna apprezzò il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte tra il 4 e il 5 agosto, indicando con un miracolo il luogo dove sarebbe sorta la chiesa.

La mattina seguente i coniugi romani si recarono dal papa per raccontare il sogno fatto da entrambi: poiché anche il papa aveva fatto lo stesso sogno, si recarono sul posto indicato, il Colle Esquilino, che fu trovato coperto di neve in piena estate.

Il pontefice tracciò il perimetro della nuova chiesa seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire l’edificio sacro. Fatto leggendario, ma sta di fatto che la basilica c’è e che è stata per i primi secoli la chiesa d’Occidente più grande dedicata a Maria, e noi dedichiamo la nostra riflessione alla Madonna.

Nell’affidare a Dio la storia quotidiana il cristiano non può fare a meno di lasciarsi inondare dai sentimenti di Maria di fronte alla grande bontà di Dio: Quando Dio interviene nella vita di una persona non si può non esplodere di gioia! Lo è stato per tanti personaggi dell’antico popolo di Israele, lo è stato per il lebbroso che è tornato a ringraziare Gesù per aver avuto non solo la guarigione della lebbra, non solo una pelle e una carne fresca e le mani al posto dei moncherini, ma la salvezza e la nuova innocenza del cuore; lo è stato per il popolo d’Istraele dopo il passaggio del mar Rosso attraverso il cantico di Miriam la sorella di Mosè, e non poteva non esplodere nel cuore di Maria Vergine.

Ma la cosa che sorprende è che la gioia di Maria non è una dolce ingenuità, magari distaccata dalla storia di ogni giorno, “aerea” come tanti pensano sia la preghiera, ma è un giudizio netto sulla intera storia dell’umanità: da questo giudizio e da questa visione del mondo Maria diventa madre di ogni speranza viva.

Ha spiegato potenza, ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato umili, ha ricolmato affamati, ha rimandato ricchi, ha soccorso Israele: sono i sette verbi, non proprio innocui, di una visione di mondo, di uno sguardo lucido sulla storia.

L’avessimo noi oggi questa capacità di guardare i fatti della nostra vicenda contemporanea con gli occhi di Maria! Oggi che ci si appanna la vista perché vediamo solo superbi, potenti e ricchi vivere sfacciatamente sulla pelle degli affamati e umili, popoli inginocchiati nella fame e umiliati nella loro dignità, non solo ad opera di nemici, ma anche dagli odi degli stessi amici!

Quel bimbo che Maria si porta in seno ha già cominciato a riaccendere speranze: Maria aveva sognato un mondo nuovo donato da Dio ai poveri della terra; il popolo cui apparteneva glielo ricordava ogni giorno in sinagoga: “o cieli piovete dall’alto, o nubi mandateci il santo…forgeranno le loro spade in vomeri le loro lance in falci…non si eserciteranno più nell’arte della guerra.. il Signore Dio è in mezzo a te e ti rinnoverà con il suo amore…”

Ebbene, canta Maria, quel Santo, quel Signore è qui: questo niente che io sono, lo porta e lo consegna alla storia! Non deliravano i nostri profeti, non cantavano ai prigionieri per ingannarli, non ci siamo tenuti in cuore dei sogni come pietose terapie contro la depressione, non abbiamo finto di guardare al cielo perché incapaci di stare su questa terra: le nostre speranze non sono l’oppio dei popoli!

Non siamo stati ingenui perché ci siamo affidati a Dio e non al nasdaq o al mibtel o alle armi intelligenti: Dio è salvatore! L’onnipotente fa grandi cose! Il Santo è di parola, non dimentica, se ama , ama per sempre: non c’è ostinazione o cattiveria umana che fa tornare indietro Dio dalla sua misericordia!

Negli occhi velati di pianto per i tanti dolori della nostra vita si può sprigionare una luce e la bocca può esprimere un canto.

Maria, aiutaci a sperare sempre, a cancellare le nostre speranze spente con la tua speranza viva.

5 Agosto 2021
+Domenico

Mi bastano le tue briciole di vita anche per mia figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

Audio della riflessione

Siamo infettati tutti da una vecchia malattia: quella di dividere gli uomini in buoni e cattivi, gli uni tutti da una parte e gli altri tutti dall’altra. Se è possibile tra gli uni e gli altri ci costruiamo un muro.

Abbiamo tenuto per troppi anni senza troppi scrupoli il muro di Berlino: era per non far fuggire le persone, ma alla fine ha diviso le coscienze; ne hanno costruito un altro per dividere Israeliani da Palestinesi: è per difendersi dal terrorismo ma alla fine è un giudizio. Negli stessi Stati Uniti c’è un muro infinito che li separa dal Messico: è per difendersi dall’assalto dei poveri, ma alla fine crea e applica un’altra volta il principio del bene e del male.

E Dio … da che parte sta? Sicuramente da una sola!

Anche Dio lo vogliamo rinchiudere, vogliamo imprigionarne la presenza: era quello che capitava ai tempi di Gesù. Gesù è solo per i buoni e quindi scandalizza quando va a mensa con i peccatori conclamati. Gesù è per il popolo eletto e se lo incontra una povera donna straniera, di altra cultura, di altre abitudini religiose, ma con una vita a pezzi, un cuore lancinante di sofferenza, una pena che alla lunga le avvelena la vita (e purtroppo il dolore, la sofferenza non possono essere tenute lontane da un muro) ebbene se una povera donna nell’afflizione si rivolge a Gesù, ha bisogno, secondo la mentalità comune, di presentare il passaporto. Oggi le chiederebbero la carta green o qualche altra “certificazione di diversità”.

Gesù non le rivolse la parola: sta anche lui al gioco crudele del rinchiudere Dio da una parte … ma la fede non ha muri, il suo silenzio è quel silenzio di Dio che spesso sentiamo nella vita, è la prova che spesso si abbatte sulla nostra fede, che non deve lasciarsi scoraggiare nemmeno dal silenzio di Dio, che scava forza e sicurezza, arditezza e fermezza proprio nella prova.

“Non sarò figlia di Israele, non sarò parte del popolo eletto, non andrò mai in chiesa, non conoscerò bene tutti i comandamenti, non appartengo a nessuna consorteria che mi ti può raccomandare, starò sotto la tavola come i cagnolini, ma io so che in Te posso avere fiducia, che Tu sei troppo buono per lasciarti chiudere nelle divisioni degli uomini: hai occhi di grande amore verso tutti, non c’è nessun muro che ti limita lo sguardo. A me, di Te bastano solo le tue briciole, non chiedo altro, non vengo a invadere il posto di nessuno; so di avere un regalo grande che mi hai dato, come lo hai dato a tutti: la vita e la desidero ancora bella come l’hai voluta tu per mia figlia.”

È la fede di chi sa di dipendere in tutto da Dio, di non avere nessuna pretesa. Queste, le abbiamo noi, quelli dentro, che crediamo di poter guardare Dio dritto negli occhi.

E Gesù dice: “donna! grande è la tua fede” e sua figlia guarì.

4 Agosto 2021
+Domenico

Fede è abbandonarsi nelle braccia di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-36)

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Veniamo più o meno, tutti noi adulti da qualche esperienza di catechismo, di preparazione alla prima comunione o alla cresima: quelli della mia generazione sono stati abituati a un modello un po’ “idraulico” di insegnamento, i giovani di oggi sono stati coinvolti in esperienze più appassionanti … sta di fatto però che tutti, giovani e adulti, facciamo una gran fatica a toglierci di dosso l’idea che la fede è soprattutto credere delle verità, ammettere per vero ciò che si fa fatica a capire, a spiegare coi ragionamenti, con la razionalità.

La fede invece è soprattutto altro! È chiarissimo al riguardo Gesù in un suo dialogo serrato con Pietro: è stato tutta notte a pregare, ha avuto bisogno di una notte in intimità col Padre, aveva ordinato perentoriamente ai discepoli di prendere la barca di potarsi dall’altra parte del lago – perché dopo la prodigiosa moltiplicazione dei pani rischiavano di mettersi troppo al centro dell’attenzione della gente e non della loro ricerca di fede in Gesù – e Lui li avrebbe raggiunti in seguito.

Nel ritmo incalzante della giornata di Gesù c’è posto per la preghiera: è una preghiera in cui affiora alla coscienza il suo essere Figlio, questo mistero unico, impenetrabile, non condivisibile che diventa colloquio, estasi e il suo essere consapevolmente uomo e bisognoso di ritrovare costantemente in una preghiera accorata col Padre la nitidezza e il coraggio della propria esistenza.

Ebbene verso la fine della notte raggiunge i discepoli che sono in mezzo al lago sballottati da una brutta bufera: li raggiunge camminando sulle acque creando paura e terrore tra i discepoli … e Pietro è il primo a riaversi dallo stupore e chiede a Gesù: “perché non potrei anch’io camminare come hai fatto tu sull’acqua? Se sei così potente, perché non regali anche a me questa emozione?”

Vieni! gli dice Gesù. E Pietro cammina davvero sulle acque. Stava camminando per scherzo o per sfida; ma Gesù è vero, non è un ipnotizzatore, non è un fenomeno da baraccone!

Pietro è troppo concentrato su di se: si impaurisce e sta per andare a fondo!

Signore, salvami!

Gesù stese la mano come Dio stese la sua nel creare Adamo il primo uomo e Pietro fu riportato a un rapporto vivo con Gesù: “Uomo di poca fede! Hai dubitato! Credevi che io stessi a giocare. Ti affidi a me o ai miracoli, alle cose meravigliose, sorprendenti?”

Il dubbio di Pietro non è il dubbio intellettuale intorno alle verità di fede, ma la mancanza di fiducia in Gesù, il ritenerlo centro e forza di tutti i momenti della sua esistenza – e ancora non ci riesce a far questo – non solo delle difficoltà che incontra nella vita.

Questa è la fede!

3 Agosto 2021
+Domenico

Con Gesù non saremo mai pecore senza pastore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 13-21)

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Quali sono le cose più importanti che voglio sapere della vita? Che cosa è che mi interessa di più? Come dovrebbe “girare” il mondo? Dove sta la verità di quello che viviamo?

Insomma … ognuno di noi ha nel cuore qualcosa che vorrebbe sapere o fare o cambiare: vorremmo ogni giorno ricostruire il mondo a seconda dei nostri bisogni, magari, delle cose che interessano a noi, del problema che affrontiamo, del caso pietoso che ci si presenta … vorremmo decidere col cuore, col sentimento, con la fantasia … cose belle, ma spesso unilaterali e incomplete.

… e ci sentiamo un po’ confusi, anche perché … tutti dicono la loro e vince chi ha maggior possibilità di costringerci ad ascoltare: siamo “sbandati nella mente”, vorremmo poter sentire una parola di verità.

Ricordo di aver chiesto una volta agli adolescenti “Chi vorresti come educatore?”. Risposta: “qualcuno che ha qualcosa di vero da vendere”.

Ecco, Gesù così ha sentito la sete della gente che lo seguiva: sentì compassione per loro … e loro lo seguivano anche perdendo il senso del tempo, dimenticandosi quasi di mangiare … tanta era la speranza di chi lo ascoltava, lo seguiva, beveva le sue parole.

I discepoli si accorgono di questa pressione incontenibile attorno a Gesù e gli dicono: “Ti rendi conto che questi ci stanno addosso tutto il giorno? Dovranno ben pensare a se stessi … hanno in testa che tu devi anche dar loro da mangiare.”

E’ troppo intrigante la scena e il discorso è quello che fa Gesù: Lui si sente per questa gente come Mosè nel deserto e si fa carico di tutta la loro vita! E’ il loro nuovo condottiero, la guida, la luce, la legge … Mosè ha dato da bere e da mangiare a un popolo affamato, perché non lo deve farlo anche Lui?

Gli apostoli, che non sono ancora entrati nel cuore di Gesù, che non lo hanno ancora saputo comprendere … sono sbrigativi: pensano che lo spettacolo sia finito e hanno pensato una loro soluzione del problema, “ognuno si arrangi”.

Gesù invece dice agli apostoli: “Comoda la soluzione, a voi non sembra vero di potervene lavare le mani. Non è che tocca a voi darvi da fare? Vi ho insegnato finora a comperare o a condividere?”

“Che cosa possiamo condividere se abbiamo solo cinque pani e due pesci?” gli dicono gli apostoli …. a Gesù basta questo poco, perché è tutto quello che c’è, non è un superfluo, è il necessario per la fame di un ragazzo e lo moltiplica.

La gente si toglie la fame: sono ancora i discepoli che distribuiscono e raccolgono i resti. È l’anticipazione dell’ultima cena, è la prima assemblea “domenicale” – se vogliamo vederla così – che va oltre la risonanza storica di un prodigio per una folla affamata: è il segno della presenza permanente di Cristo per dare all’umanità di ogni tempo il vero pane di vita.

Questo pane divino che sazia l’uomo lo rende capace di amare di più i suoi fratelli! Arrangiarsi non è verbo da cristiano, condividere invece si!

Gesù è la nostra guida, se ci sentiamo pecore senza pastore, alziamo lo sguardo a lui, tendiamo l’orecchio alle sue parole: basteranno quelle a darci vita, a sfamarci. La vera fame per noi oggi non è proprio quella del cibo se passiamo un sacco di tempo preoccupati di non ingrassare: la vera fame è quella della verità e Gesù ce la offre nel suo Vangelo.

Lui è sempre la nostra speranza di non restare confusi in questo mondo di
predicatori e ingannatori. Noi sempre ripetiamo gesti che vogliamo che siano solenni per la nostra vita, anche se sono sempre un simbolo di una offerta più grande che ciascuno è chiamato a fare. Vogliamo costruire una parrocchia, una comunità che si abbevera a Gesù Cristo, che vuol trovare in Lui la sua vita e la sua verità. Siamo preoccupati di costruire comunità nuove di vita e vediamo quanta fatica, quanta preghiera, quanta disciplina di noi stessi dobbiamo mettere in conto.

Il male si fa in fretta, il bene lo si può seminare, piantare, far crescere: solo Dio e sua Madre Maria ci garantiscono la riuscita e ci fanno compagnia verso la meta.

2 Agosto 2021
+Domenico

Non solo si mangia per vivere, ma c’è un pane di vita piena (Gorfigliano)

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 24-35)

Audio della riflessione

C’è un istinto fortissimo nella nostra vita che è quello della conservazione. Scatta dentro di noi per sopravvivere, fin dai primi istanti di vita ci fa piangere, urlare, chiedere perché abbiamo fame e vogliamo essere nutriti. Un bambino non sente ragioni finché non lo si soddisfa. Poi l’istinto modifica i suoi modi di esprimersi, usa la ragione, l’intelligenza, la furbizia, l’ingegno, si organizza, produce, accumula: insomma diventa un interesse che non ti abbandona mai nella vita, tanto che se non ti lasci educare da valori più alti rischi di non uscire dal circolo vizioso che mette te al centro della vita e tutti gli altri attorno. Allora anziché istinto diventa calcolo, cattiveria, sopruso, sfruttamento, disumanità. L’amore deve farsi strada entro questa prepotente tendenza.

Gli ebrei del tempo di Gesù erano stati sfamati da quella prodigiosa moltiplicazione dei pani. Che bello! Con Gesù abbiamo risolto il problema della fame. Che vuoi di più? Noi lo seguiamo e lui ci mantiene; parla bene, dice delle cose belle, è buono, sa aprirci il cuore e ci permette pure di vivere. E Gesù non manca di farlo notare alla gente che lo segue: voi mi cercate perché vi siete riempiti la pancia; quello era un segno e voi vi fermate al segno; dovete fare uno sforzo per andare oltre. Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Non solo, ma c’è una vita da nutrire che non è soddisfatta dal cibo materiale; la vostra vita ha bisogno di fare un salto di qualità, dovete coltivarvi un’altra tensione, più forte dell’istinto della fame, che vi apre spazi di bellezza, di amore, di generosità, di poesia, di spiritualità.

L’uomo non ha bisogno solo di pane e di cose materiali per dare significato al suo vivere, ma soprattutto ha bisogno di dare risposta alla fame di verità, di libertà, di felicità che sente crescere dentro. Ha un cuore che non si può fermare a girare attorno a se stesso, ha uno spirito che lo tende sempre verso qualcuno che sta oltre, ha sete di Dio. E la sete di Dio la si soddisfa solo con la fede. Gesù si pone al crocevia di questa sete e si offre come sicura speranza di pienezza di umanità, quella cui tutti aspiriamo. Lui è una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete, un pane che è fatto per un’altra fame. E’ la sete di felicità, è la fame di amore. Per questi bisogni occorre un altro pane, un’altra acqua. Aveva provato quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera. Non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro. Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito. Gesù si pone davanti agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano; vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella mia vita, nella mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore. Non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa è la casa, la custodia del pane della vita, di quel Dio che non ci abbandona mai.

E’ quello che hanno fatto i vostri nonni e i vostri genitori, voi stessi che avete sempre lavorato per il pane quotidiano, ma vi premeva che questo pane fosse qualcosa di più; in questo lavoro eravate preoccupati che vi garantisse tutta la vita, a partire dalla dignità delle vostre persone; non è vero che in quel canto alla Madonnina dei Cavatori voi cantate “Non siamo schiavi, ma siamo grandi”?

E non soltanto chiedete di poter tornare al casolare, ma che la Madonnina segua ogni giorno la nostra vita: nella vostra vita assieme al pane volevate anche dignità, riconoscimento dei diritti e consapevolezza dei doveri, attenzione a tutta la vostra esistenza, perché il lavoro è sempre un campo in cui deve crescere il regno di Dio … e questo lo è anche oggi per tutti i nostri lavori, in questo lungo tempo di pandemia in cui ci mancano certezze, non solo, ma anche verità, solidarietà, fiducia nelle persone e nella autorità, nei servizi essenziali e nei progetti di futuro.

Siamo consapevoli e convinti che rivivere la festa della Madonnina dei Cavatori, vuol dire rimettere sempre nelle mani di Dio, attraverso la tenerezza di Sua Madre, le nostre vite, le nostre responsabilità e la nostra onestà, i vostri figli, il vostro presente e il loro futuro.
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A te, o Maria, la nostra lode, Patrona sei dei cavatori, siamo tuoi figli, siamo figli tuoi, redenti siamo dal tuo Gesù: non siamo schiavi, ma siamo grandi! Maria proteggi da tutti i mali; noi t’invochiamo! Segui ogni giorno la nostra vita, che al casolare vogliam tornare, che al casolare vogliam tornare.

1 Agosto 2021
+Domenico

Non solo si mangia per vivere, ma c’è un pane di vita piena

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 24-35)

Audio della riflessione

C’è un istinto fortissimo nella nostra vita che è quello della conservazione. Scatta dentro di noi per sopravvivere, fin dai primi istanti di vita ci fa piangere, urlare, chiedere perché abbiamo fame e vogliamo essere nutriti. Un bambino non sente ragioni finché non lo si soddisfa. Poi l’istinto modifica i suoi modi di esprimersi, usa la ragione, l’intelligenza, la furbizia, l’ingegno, si organizza, produce, accumula: insomma diventa un interesse che non ti abbandona mai nella vita, tanto che se non ti lasci educare da valori più alti rischi di non uscire dal circolo vizioso che mette te al centro della vita e tutti gli altri attorno. Allora anziché istinto diventa calcolo, cattiveria, sopruso, sfruttamento, disumanità. L’amore deve farsi strada entro questa prepotente tendenza.

Gli ebrei del tempo di Gesù erano stati sfamati da quella prodigiosa moltiplicazione dei pani. Che bello! Con Gesù abbiamo risolto il problema della fame. Che vuoi di più? Noi lo seguiamo e lui ci mantiene; parla bene, dice delle cose belle, è buono, sa aprirci il cuore e ci permette pure di vivere. E Gesù non manca di farlo notare alla gente che lo segue: voi mi cercate perché vi siete riempiti la pancia; quello era un segno e voi vi fermate al segno; dovete fare uno sforzo per andare oltre. Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Non solo, ma c’è una vita da nutrire che non è soddisfatta dal cibo materiale; la vostra vita ha bisogno di fare un salto di qualità, dovete coltivarvi un’altra tensione, più forte dell’istinto della fame, che vi apre spazi di bellezza, di amore, di generosità, di poesia, di spiritualità.

L’uomo non ha bisogno solo di pane e di cose materiali per dare significato al suo vivere, ma soprattutto ha bisogno di dare risposta alla fame di verità, di libertà, di felicità che sente crescere dentro. Ha un cuore che non si può fermare a girare attorno a se stesso, ha uno spirito che lo tende sempre verso qualcuno che sta oltre, ha sete di Dio. E la sete di Dio la si soddisfa solo con la fede. Gesù si pone al crocevia di questa sete e si offre come sicura speranza di pienezza di umanità, quella cui tutti aspiriamo. Lui è una sorgente di acqua zampillante che è fatta per un’altra sete, un pane che è fatto per un’altra fame. E’ la sete di felicità, è la fame di amore. Per questi bisogni occorre un altro pane, un’altra acqua. Aveva provato quella donna al pozzo in Samaria a dialogare con Gesù di acqua, di pani, ma Gesù subito la smaschera. Non ti nascondere dietro questi bisogni, tu hai un’altra sete più profonda dentro. Abbi il coraggio di guardarti nella coscienza e di leggere che hai una vita da alimentare con lo Spirito. Gesù si pone davanti agli uomini come il pane della vita, il sostegno vero, il nutrimento necessario, normale, quotidiano; vai cercando felicità ovunque, perché non la cerchi nella mia vita, nella mia Parola? Perché non ti decentri dal tuo continuo guardarti addosso e non alzi lo sguardo a me per aprirti alla bellezza di Dio, alla pienezza della felicità?

Gesù risorto si presenta al mondo proprio così: il pane della vita, il sapore dei nostri giorni, il nutrimento della nostra fame di verità, di gioia, di amore. Non solo, ma si rende presente in questo pane e ogni chiesa è la casa, la custodia del pane della vita, di quel Dio che non ci abbandona mai.

1 Agosto 2021
+Domenico

La testa di Giovanni e non il futuro di sua figlia (Gorfigliano)

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)

Audio della riflessione

Si dice spesso che gli adulti sono preoccupati dei giovani e che non sanno più che fare per loro, per contenerli: forse è vero, ma il problema non è di controllare, ma di amare, di spendersi per loro.

Incrocia la vita di Giovanni Battista una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa: vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria … si allena nel ballo ogni giorno e finalmente arriva la sua grande occasione: non si tratta, stavolta, del solito saggio col papà, la mamma, gli zii, i nonni alla festa di compleanno, ma oggi c’è tutto il governo, i notabili … e danza, se la mangiano tutti con gli occhi.

Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: “la metà del mio regno è tua”, dice Erode folgorato dalla bravura di questa ragazzina.

La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa: la sua danza è una sfida con se stessa, non con gli adulti; sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre.

“Mamma è il momento più bello della mia vita, sono riuscita a superarmi; ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Se non ci fossi stata tu starei ancora a divertirmi con l’orsacchiotto di pelouche. Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono in casa sua solo perchè vuole bene a te. Ho un  posto anch’io”: non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, non è destinata alla discarica, ma le si è aperta nella vita una strada. Non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, soprattutto di colei cui tra una coccola e l’altra si confida?

E la madre, l’adulta, il maturo, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, colei che si è lasciata indurire il cuore dall’interesse, che non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: la testa di Giovanni Battista.

“Fammi portate su un piatto la testa di Giovanni Battista”: una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli.

Non sono così gli adulti che servono ai giovani: di questi fanno volentieri a meno, anzi sono tanto bravi alcuni figli che possono pure aiutare i genitori a diventare saggi.

Sant’Ignazio di Loyola, che oggi veneriamo, non era certo un adulto così … anzi ha guidato generazioni di giovani sulle vie del Vangelo, consacrati al servizio di Gesù in ogni parte del mondo.

Papa Francesco ne ha seguito l’esempio, la regola e la dedizione a Gesù e al Vangelo.

In questo contesto, in questi giorni, noi celebriamo la Madonna dei cavatori, la madre di Dio: la ringraziamo di esserci stata sempre così vicino, la salutiamo come si fa sempre con una madre, la mettiamo ancora al centro della nostra esperienza di fede come indicazione di rotta, come segnale infallibile per arrivare a Gesù.

Maria ha sicuramente almeno due cose da dirci: “Qui ci sono io tua madre” e “voi mi siete veramente sempre figli!”

Quanto è confortante sentirti dire: qui c’è tua madre!

  • Quando la nostra croce o quella che vediamo sulle spalle degli altri risulta troppo pesante, guarda che qui c’è tua madre;
  • se la tentazione è forte, qui c’è tua madre;
  • se la disillusione è dolorosa, qui c’è tua madre;
  • se la solitudine è insopportabile e l’incomprensione ti disorienta, qui c’è tua madre;
  • se la scelta del tuo futuro è difficile e lo vedi oscurato, qui c’è tua madre;
  • se la fame e l’ingiustizia, la paura e la violenza minacciano di spegnerti la speranza, qui c’è tua madre;
  • se i tuoi occhi non scorgono più la bellezza della vita, qui c’è tua madre;
  • se le guerre insanguinano ancora il mondo e ti tolgono anche l’ultima illusione di un mondo nuovo, qui c’è tua madre;
  • se l’incanto del virtuale, dei followers, dei social, ti distrae dalla vita vera e te la deforma, qui c’è tua madre;
  • se non riesci a deciderti di fare della tua vita un dono d’amore, per sempre, senza tentennamenti, contro tutte le tentazioni di ritornare a casa tua, qui c’è tua madre;

E a Maria Gesù dalla croce dice anche oggi e sempre:

  • Questi sono tuoi figli, non li abbandonare a sé stessi, non li lasciare alle loro abitudini imbastardite, non lasciarli soli a se stessi, anche se ti bestemmiano;
  • sono sempre tuoi figli, anche se non ti conoscono o ti hanno dimenticato;
  • sono tuoi figli anche nella pandemia che ai nonni non dà tregua e ai giovani ruba la giovinezza;
  • sono tuoi figli, come lo sono stati i loro nonni e i loro genitori, che ti pregavano nelle cave;
  • sono tutti tuoi figli, perché hanno sempre un cuore da donare e un amore da coltivare;
  • sono tuoi figli, che aspettano solo di trovare ragioni per vivere e per credere.

Con la certezza di questa compagnia vogliamo vivere assieme, anche con le mascherine, questa vigilia della festa.

31 Luglio 2021
+Domenico

La testa di Giovanni e non il futuro di sua figlia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)

Audio della riflessione

Si dice spesso che gli adulti sono preoccupati dei giovani e che non sanno più che fare per loro, per contenerli: forse è vero, ma il problema non è di controllare, ma di amare, di spendersi per loro.

Incrocia la vita di Giovanni Battista una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa: Vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria … si allena nel ballo ogni giorno e finalmente arriva la sua grande occasione: non si tratta, stavolta, del solito saggio col papà, la mamma, gli zii, i nonni alla festa di compleanno, ma oggi c’è tutto il governo, i notabili … e danza, se la mangiano tutti con gli occhi.

Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: “la metà del mio regno è tua”, dice Erode folgorato dalla bravura di questa ragazzina.

La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa: la sua danza è una sfida con se stessa, non con gli adulti; sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre.

“Mamma è il momento più bello della mia vita, sono riuscita a superarmi; ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Se non ci fossi stata tu starei ancora a divertirmi con l’orsacchiotto di pelouche. Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono in casa sua solo perchè vuole bene a te. Ho un  posto anch’io”: non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, non è destinata alla discarica, ma le si è aperta nella vita una strada. Non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, soprattutto di colei cui tra una coccola e l’altra si confida?

E la madre, l’adulta, il maturo, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, colei che si è lasciata indurire il cuore dall’interesse, che non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: la testa di Giovanni Battista.

“Fammi portate su un piatto la testa di Giovanni Battista”: una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli.

Non sono così gli adulti che servono ai giovani: di questi fanno volentieri a meno, anzi sono tanto bravi alcuni figli che possono pure aiutare i genitori a diventare saggi.

Sant’Ignazio di Loyola, che oggi veneriamo, non era certo un adulto così … anzi ha guidato generazioni di giovani sulle vie del Vangelo, consacrati al servizio di Gesù in ogni parte del mondo.

Papa Francesco ne ha seguito l’esempio, la regola e la dedizione a Gesù e al Vangelo.

31 Luglio 2021
+Domenico