Gesù parla con autorità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze … spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili … tanto i giornali sono pieni di notizie negative per fare colpo, tanto gli intrattenimenti televisivi invece nascondono le sofferenze umane: molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia.

Spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua possessione. Se ne raccontano più di quelle che esistono – probabilmente – ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo … e queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano! Le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano si portavano sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male: “Taci, esci, te lo comando!”. Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male.

Gesù è l’unica potente salvezza! E’ giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui.

Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male, il demonio; non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male! Occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio.

Chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona “politicamente corretta”, tutta dimostrabile, ben comprensibile. E’ finito il tempo in cui per accettare criticamente Gesù dovevamo sempre dire che i miracoli che compiva e di cui ci parla il Vangelo fossero frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale.

Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo dimostrano figlio di Dio, che lo accreditano a noi come quel Dio che non ci abbandona mai.

10 Gennaio 2023
+Domenico

Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 14-20)

Lettura del Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Audio della riflessione

Avere un lavoro oggi è una fortuna: è possibilità di vita, di sviluppo della persona, di creatività, di libertà di decidere di sé, di fatica, ma anche  di progetto, di futuro. Quando lo perdi vai in crisi nera! Oggi che sei costretto a cambiarlo piuttosto spesso, se hai una certa età provi ansia e disperazione.  In certe zone d’Italia puoi stare in “area di parcheggio” per una vita e spesso sei costretto ad emigrare.

Proprio entro questa esperienza quotidiana, comune, intensa fa la sua irruzione Gesù: i lavoratori sono pescatori, proprietari e salariati. Vita dura, esposta ai capricci della sorte, si può stare tutta notte a raschiare il fondo del lago senza prendere niente, qualche volta ti sorprende la burrasca e rischi la vita … ma è sempre il tuo lavoro, la tua possibilità di vivere e di essere.

Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni ci stanno da una vita … ma arriva Gesù nel mezzo della loro fatica, mentre gettano le reti o mentre le rassettano: “Ma vi rendete conto che siamo a una svolta della nostra storia? Non sapete che sta scoppiando una novità inaudita, nuova, impensabile? Avete posto orecchio e occhio a quel che capita? Non vi suggerisce niente il vostro cuore? Non percepite che la terra sta gemendo per le doglie di un parto? Sta nascendo un mondo nuovo e voi state a tendere l’amo ai pesci, state a litigare con le correnti, a ingarbugliavi con le reti? Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare? Bisogna che vi lasciate rivoltare la vita: occorre guardarla da un altro orizzonte. C’è qualcosa di ancora più importante del vostro lavoro: non sono i pesci da pescare,  ma gli uomini da salvare. Seguitemi, vi farò pescatori di uomini! Pietro il tuo posto è oltre le tue barche, i tuoi tradimenti e le tue cocciutaggini; è in una nuova casa per tutti gli uomini: la Chiesa. Ci state a darmi una mano? Non vedete quanti uomini hanno perso la speranza, si adattano alla mediocrità, si impantanano nei loro peccati?”.

E questi, subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Noi invece siamo esperti del calcolo, del rimando, del pesare bene tutte le opzioni, dell’indugiare, del lasciar passare la vita nella nostra inerzia. Nel regno di Dio c’è lavoro per tutti, tanto che il nostro stesso lavoro ne è un cantiere se vi saranno dedizione alla giustizia e alla solidarietà e ogni nostro gesto venga collocato nella dignità della nostra persona umana.

Non siamo automi, non siamo oggetti, non siamo macchine, ma persone che hanno un cuore, un progetto, delle attese, dei sentimenti; siamo persone che possono essere solidali, capaci di aiuto e di sostegno.

Quando lavori non c’è solo una parte di te che viene messa a disposizione del tuo compito, ma ci sei sempre tu, con tutta la tua vita, intero, con la tua coscienza e i tuoi ideali. Mentre lavori la tua vita passa e deve diventare ogni giorno di più un dono, un regalo originale per tutti.

Se questo è vero per ogni lavoro lo è anche per chi lavora all’annuncio del Vangelo.

9 Gennaio 2023
+Domenico

La fila coi peccatori: quasi un’altra nascita per la vocazione di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 13-17)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Audio della riflessione

Quando un capo di Stato fa una visita in qualche città o in qualche nazione … desidera, dopo le solite snervanti riunioni ufficiali attorno a vari tavoli, fare un bagno di folla – si dice -, girare per le strade, incontrare la gente, mettersi nella vita normale … è un bagno di folla per modo di dire: è sempre circondato dai suoi gorilla che lo guardano a vista, è ripreso da televisioni, è sempre sotto i riflettori … ma fa bene alla gente vedere immagini di questo genere, che tentano di ridurre il distacco dalle istituzioni.

Ma le istituzioni del tempo di Gesù, a partire dal Tempio, erano troppo selettive, torppo distanti dalla gente, ingessate nei loro “equilibrismi”, incapaci di offrire il vero volto di Dio.

Giovanni, il battezzatore, aveva colto il senso vero della religione ebraica e questa attesa della gente, che si stava cambiando in rassegnazione anzichè attesa, e aveva osato creare non certo una alternativa, ma una vera rinascita spirituale! Lo si capiva dalle sue prediche, dalle sue invettive, dalla sua vita rude, dal carattere focoso, che non attutiva per rendersi più simpatico … e Gesù lo segue.

C’era un fremito di attesa tra la gente: non ne può più di promesse, di speranze ingannate, di ingiustizie subite, di disorientamento generale.

C’è un tempo in cui l’attesa si fa ansia, la domanda pretesa: “ci sarà qualcuno che potrà rispondere a un popolo tenuto in vita da promesse, a una vita che continua a cercare e che brancola sempre nel buio, che deve procedere a tentoni difendendosi da continui inganni? Chi ci può aiutare a destreggiarci tra i mille imbonitori dell’esistenza, tra le mille immagini che ci vendono felicità e che alla fine ottengono l’effetto di convincerci che non c’è?”.

Gesù ha anche Lui il suo bagno di folla, ma il suo è un po’ diverso: nella sua prima uscita pubblica si fa riprendere mentre fa la fila coi peccatori a ricevere il battesimo di Giovanni.

Giovanni ha trovato la strada e la gente fa la fila: nella fila c’è Gesù.

Nel nostro egoismo, nelle nostre furbizie, nei nostri tentativi anche sinceri di trovare risposte alla vita, nel sapere se ancora potremo sperare di far nascere vite in un clima di amore e non in asettici laboratori, di mangiare senza la paura di ingoiarci un veleno, di avviarci verso il declino della vita senza pensare di concluderla con un suicidio disperato, definito morte dolce, nella nostra fatica di tenere alta e esigente una concezione di vita che continua a subire attacchi di comodità, di adattamento al ribasso … ecco, in questa nostra fila si fa trovare Gesù: è in mezzo a noi, folla di peccatori, in segno di solidarietà a dirci che con Lui una risposta c’è, una speranza c’è, non resteremo delusi … e nella nostra fila di vita in ricerca, non si sente sminuito dall’essere simile a noi, anche se in Lui non c’è malizia o peccato …

e in mezzo a noi prega … Nel pregare ci apre il cielo, ci apre alla vita vera, a una iniezione di novità, di energia, di Spirito Santo che incendia di bontà la nostra esistenza … e quella fila di peccatori, di disperati diventa con Lui, con questo cielo aperto, una chiesa in cammino, in cui il suo capo Gesù riceve la sua investitura dal Padre.

Lui è il figlio amato, prediletto, il mandato dal Padre, il frutto di un amore inimmaginabile … e così Gesù si mescola come sempre nei meandri della vita di tutti i giorni.

Io penso che gli sarà nata da lì proprio l’idea del Battesimo, non solo di penitenza come quello di Giovanni, ma di immersione nella sua morte e risurrezione, dove il dono grande della Grazia di Dio non è il frutto di macerazioni umane, di attese sconfitte, ma l’offerta gratuita di salvezza, il bagno nel suo sangue e nel suo Spirito, che qui al Giordano si è fatto sentire e ha cambiato il significato di questo battesimo.

8 Gennaio 2023
+Domenico

Decisi, a costo di tagliarci dietro tutti ponti per nostalgia di false sicurezze

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 12-17.23-25)

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Audio della riflessione

Quando si imbocca una strada difficile non sempre si ha il coraggio di continuare. Le tentazioni di fermarsi, di lasciare tutto a metà, di non finire niente sono più di un raro episodio. Lo vedi in certe regioni in cui si cominciano le case e le lasciano per decenni con le impalcature per l’ultimo piano; lo vedi nella politica che è l’arte di non decidere mai, di rimandare all’infinito; lo sperimenti nella tua vita privata quando sei convinto di dover prendere alcune decisioni per mettere ordine nella tua vita, nei tuoi affetti, nelle tue passioni che spesso debordano e rimandi continuamente. La dieta comincia sempre il giorno dopo. Allora ti capita come quando devi alzarti al mattino: non vorresti mai uscire dal letto, maledici la sveglia, la metti lontano per costringerti a uscire dal letto, spegni quella maledetta soneria, ma poi risalti nel letto, inventi tutti i ragionamenti possibili per convincerti che non è necessario alzarsi, che le cose si possono fare anche più tardi… nella vita invece ci sono momenti in cui occorre un colpo di reni che ti mette nella direzione giusta.

Gesù ha dato una decisione definitiva alla sua vita da sempre, ma nella sua esistenza umana ha preso una decisione per il Regno di Dio e si è tagliato dietro tutti i ponti. Lasciò Nazaret, il luogo della sua infanzia, la sua gente, il suo lavoro, i suoi amici, sua madre e venne ad abitare a Cafarnao. Una cittadina sul lago, crocevia di genti e di affari. Qui circolava tanta gente e quello che aveva in cuore da realizzare qui lo poteva comunicare a tutti. Era preso da urgenza, non da fretta, non c’erano da fare tante cose, c’era da prendere una decisione, occorreva sbilanciare la propria vita, i propri affetti, i propri progetti, la stessa vita sociale e religiosa dalla parte del Regno di Dio, dalla parte del vangelo.

La notizia sconvolgente che non doveva lasciare tranquillo nessuno era la grandezza e la paternità di Dio che si stava manifestando in Lui. Segno di questo nuovo che stava irrompendo nella storia erano le molteplici guarigioni che Gesù operava: faceva toccare con mano che la vita poteva prendere un’altra piega; se le malattie erano vinte, perché non lo doveva e poteva essere la malattia ancora più profonda che è il peccato, il cuore marcio. Era finito l’incubo della storia, l’uomo poteva ancora abitare una speranza. Solo che questa speranza la si deve continuamente cercare, invocare, abitarne i luoghi in cui si presenta e viverla in pienezza

7 Gennaio 2023
+Domenico

Sempre troppo passivi nella vita, ma potremmo almeno essere in ricerca umile come i magi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 1-12)

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Audio della riflessione

Non vi sembra che  come cristiani ci sentiamo di vivere una sorta di estraneità al mondo di oggi? La religione cristiana sembra che non sia mai al suo posto, a volte sembra che sia troppo severe nell’esigere, a volte sembra che chieda troppo poco e annacqui il senso vero della vita cristiana, tanto che molti si domandano: “A che serve la Chiesa? non possiamo farne tranquillamente a meno?”.

Siamo estranei alle donne e agli uomini del nostro tempo, ma forse noi cristiani siamo estranei anche a noi stessi. I più interessati si costruiscono esperienze private di vita credente alla ricerca di una spiritualità che nella chiesa non si trova, convinti di aver inventato il vero cristianesimo o di aver trovato loro le risposte al mistero della vita. Per moltissimi invece tanta parte del nostro patrimonio cristiano non è conosciuto; non parliamo del latino, della liturgia, dei canti tradizionali, ma anche dell’essenza della vita credente, del vangelo, di Gesù Cristo, del Natale, della Risurrezione, della fede nella vita futura.

Potremmo disinteressarci, ma la vita ti arriva addosso con le sue domande, con i suoi dubbi lancinanti, con le sue sofferenze e dolori insopportabili e ti fa nascere interrogativi spesso senza risposta. Che senso ha? Che vita è? A che vale lavorare tanto per poi lasciarci scippare la vita da un incidente, da una pasticca?

La vicenda dei magi che abbiamo al centro della nostra riflessione di oggi può darci una qualche illuminazione per vivere e trapassare questa estraneità.

I magi sono presentati come personaggi molto singolari nella vicenda di Gesù. Sono proprio estranei al mondo di quel bambino di Betlemme. Avvistano nel cielo stellato un astro che li mette in moto, li fa uscire dal loro habitat naturale in cui stanno bene e si sentono sicuri e riveriti e rischiano i loro passi verso una terra straniera. Corrono il rischio di una scelta. Da uomini di prestigio e potenti si trasformano in ricercatori. Abbandonano le loro sicurezze e comodità, ricchezze e gloria e si fanno indicare il passo da quella stella. E’ la loro guida.

Solo che poi arrivati a Gerusalemme non appare più e sono costretti e chiamati a un ulteriore rischio, a passare da sapienti, da gente che conosce le stelle a dubbiosi, a profani che debbono interrogare altri sulla direzione del loro cammino, da perspicaci scrutatori del cielo a stupiti uditori di profezie antiche di Israele che segnalano le vie della terra. Alla loro mentalità scientifica queste parole dei sacerdoti sono sicuramente sembrate molto strane, molto provocatorie, ridicole forse. Quel segno del cielo che indicava il re può mai essere un bambino che nasce in un piccolo villaggio? Ma chi sono i loro interlocutori? Con chi si devono confrontare?

Trovano dei sacerdoti che sanno leggere profezie, ma dimostrano di non cercare più niente, trovano un re che sembra interessarsi solo per correttezza diplomatica a quel che dicono, piuttosto distaccato: “fatemi sapere se mai trovate qualcosa”. Come è possibile tutto ciò? Stranieri che hanno fatto un lungo cammino e gente che dice una profezia che potrebbe essere avvalorata dalla loro presenza straordinaria di scienziati – re e stanno solo a guardare?! Da spettatori solo incuriositi. Qui c’è una grandezza di evento straordinario e questi? Assolutamente estranei, freddi, indifferenti, senza nerbo. Carissimi non vi pare che noi siamo quell’Erode e quei sacerdoti? Noi i preti, ma anche voi fedeli.

Ma i magi senza particolare titubanza proseguono la ricerca con passo sereno e sicuro e trovano il bambino e di fronte al neonato e alla madre si prostrano, piegandosi su se stessi diventano piccoli e indifesi, perciò aperti ad accogliere chi sta dinnanzi. Lo adorano, si vogliono lasciar riempire dalla sua presenza, dall’aura che emana dalla sua semplicità, dalla sua umanità, dal suo pianto e dal suo sorriso e si apre lo spazio per il dono: tre regali carichi di  profondi significati, attraverso cui esprimono il riconoscimento a un bambino singolare, destinato ad avvicinare il cielo e la terra nel suo corpo al quale la mirra, preannuncia un ministero di amore sofferto.

Ora possono tornare a casa, ma seguono ancora un sogno che indica loro di passare da un’altra via, si fidano del sogno e possono tornare alla loro patria, al paese che, dopo che hanno incontrato Gesù, loro appartiene e non più a un vago Oriente.

Si sono estraniati da se stessi, perché avevano deciso di partire, di lasciare il noto per l’ignoto, si sono sentiti  estranei nella franchezza e nell’umiltà di chiedere umilmente informazioni a gente straniera nel momento della difficoltà, estranei nel riconoscere nel bambino il futuro di una grande promessa, estranei nell’accogliere la voce che parla di notte, la voce del sogno.

Questi magi hanno da insegnare al nostro mondo cristiano spaesato un percorso di saggezza e di nuova bontà. E’ necessario anche per noi un viaggio incontro a questo mondo straniero alla fede cristiana che pure la ospita con tante tradizioni, simboli, riti, elementi culturali.

Non dobbiamo aver paura di prendere le distanze da noi stessi, dalle nostre sicurezze, dal nostro stile, da un certo nostro linguaggio, dalla nostra organizzazione per viaggiare di più dentro il cuore del nostro tempo. La maggioranza di noi adulti ha ricevuto le risposte della fede senza farsi le domande. Molti uomini di oggi si fanno le domande e non trovano risposte, perché noi siamo barricati nelle nostre certezze,  che non sempre sono la verità, ma le incrostazioni del nostro egoismo comodo e strafottente. Abbiamo da cogliere la sfida di un confronto aperto.

Certo incontreremo anche noi sapienti che stanno a profetizzare nel caldo dei loro palazzi e re che governano il mondo a parole e belle intenzioni che si trasformano in guerre e oppressioni, ma troveremo anche un inedito coraggio nell’accogliere il Vangelo, a confessare con verità che non siamo mai stati veramente cristiani e ad assumere l’atteggiamento adorante nei confronti di questo Dio che si fa uomo, su fa povero, si fa barbone e indigente, immigrato e perdente.

Ci sarà data in regalo la possibilità di ascoltare la  Parola di Gesù, la freschezza della sua vita e la gioia sarà grande e ripagherà le fatiche di ogni ricerca.

6 Gennaio 2023
+Domenico

Gesù cerca sempre colui che annuncerà la buona notizia con Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 43-51)

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Se hai deciso di intraprendere una strada, non puoi restare solo.

Se ti si è fatta chiara una missione hai bisogno di condividerla; se hai trovato quello che da una vita cercavi per lo meno lo dici agli amici: non vuoi far perdere loro l’occasione di fare una esperienza che tu hai vissuto e che ti ha dato felicità.

Così è stato delle prime persone che Gesù ha scelto: Lui, da un po’ di tempo gira avanti e indietro per il lago, vede la vita tenace e impegnata della gente, tutti i giorni a faticare per vivere, a lavorare sodo per darsi una minima possibilità di esistenza; ha ascoltato le parole le conversazioni della gente, ha visto la forza che ci mettevano nel perseguire i loro interessi … e tante volte proprio li ha squadrati … “Chi mi potrà dare  una mano ad annunciare il vangelo, chi di questi saprà scaldarsi per il mio Regno, chi avrà forza e disponibilità a seguire una vita ardua e difficile?”.

Occorrerà prima o poi scegliere … ma sono loro, gli abitanti delle rive del lago che si incuriosiscono di lui, che voglio sapere che fa, che pensa, di che cosa vive, quali segreti ha in cuore … infatti erano incantati da lui! Alcuni erano stati con Giovanni il battezzatore, ma nel sentire Gesù si apriva ancora di più il loro cuore vedevano che proprio di Lui avevano bisogno. 

Poi finalmente comincia  scegliere: Tu, Filippo seguimi, vienimi dietro … e Filippo non può tenere per sé la gioia che prova a stare con Lui, a condividere la sua passione per la vita di tutti a partire dalla intimità con Dio Padre. Si fa in quattro per coinvolgere altri; lo dice a Natanaele, che lo gela con una battuta quasi insolente, se non fosse preziosa per la sincerità e la voglia di cose grandi che si porta dentro …. ricordate: “Ma che vuoi che venga fuori di buono da un paesetto sperduto, fatto di montanari, che non ha mai prodotto niente di buono, se non amici con cui ogni tanto sbaraccare?”.

Ma anche Natanaele di fronte a Gesù crolla: è schietto, non ha maschere e Gesù non ha paura di chi dice come la pensa, non gli piacciono quelli che continuano a tergiversare, a mettere davanti scuse a una decisone urgente. Più tardi alcuni gli diranno di volerlo seguire, ma accamperanno tutte le scuse possibili, compresi i contratti di compravendita, compresi i tranelli affettivi. Alla loro età, alcuni hanno risposto: lo vado a chiedere a mio papà.

Ma prenditi in mano a vita finalmente: non nasconderti dietro scuse che non portano a niente; la vita non ti salta addosso, tante volte ti schiva e ti lascia a far niente e a consumare la vita nell’inedia…

… e hanno il coraggio di guardare in cielo: non lo trovano vuoto, ma pieno dell’amore di Dio.

5 Gennaio 2023
+Domenico

Se lo cerchiamo il Signore ci sceglie

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 35-42)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì  – che tradotto, significa maestro – dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Audio della riflessione

Ciascuno di noi ha bisogno di un tessuto di relazioni per vivere, per orientarsi nelle scelte, per crescere, per dare alla sua esistenza una direzione, per sentirsi pienamente persona.

Abbiamo una forte identità, ma la costruiamo nel confronto, nel dialogo, nello scambio di sentimenti, nel coinvolgimento con altri … soprattutto poi se si tratta di portare avanti progetti, lanciare messaggi, convincere, abbiamo bisogno di fare squadra.

Gesù si trova lanciato sulla scena della vita del popolo di Israele con un perentorio “Ecco l’agnello di Dio” che a noi ricorda un gesto liturgico quotidiano, ma che alla gente radunata sulle rive del Giordano da Giovanni è apparso come la fine di una attesa forse un po’ confusa.

“Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”

“Eccolo colui che stiamo aspettando. Io ho finito la mia parte, il futuro è dalla sua!” … e i discepoli di Giovanni si fanno discepoli di Gesù: lo seguono, cambiano guida, prima da curiosi, poi da veri appassionati: “Dove abiti? Che fai? Che vita vivi? Possiamo condividere con te il nostro tempo, la nostra ansia, le nostre aspettative? Hai per noi una risposta alle molte domande che ci facciamo? Abbiamo deciso con Giovanni che non si può più stare inerti ad aspettare, ora che la nostra attesa sembra approdare a te, vogliamo stare con te!”.

E Gesù con un “venite e vedete” comincia a formare la sua squadra, comincia a chiamare esplicitamente a far parte del suo regno, inizia a formare i nuovi ministri, i preti: “Quelli del tempio sono stati molto utili e necessari fino ad oggi, ma ora vi chiamo io, vi scelgo io, vi voglio stare cuore a cuore per prepararvi a donare il mistero della salvezza, per farvi entrare in comunione con il Padre, che è Dio l’altissimo”.

E’ un bellissimo incontro tra la volontà dell’uomo e la chiamata di Dio! Gli uomini, in questo caso gli apostoli, con un tam tam inarrestabile si passano la parola: si comunicano la gioia di una amicizia cercata a lungo e trovata … e Gesù trasforma la curiosità, la generosità, la voglia di avventura in una chiamata esplicita, in una missione che diventa concreta anche a partire dal cambiamento di nome: tu ti chiamerai Pietro, non più Simone.

E’ il mistero di ogni vita: cercatori e chiamati, liberi e convocati, spontanei e orientati, affascinati e impegnati esplicitamente.

Spesso ci domandiamo chi essere nella vita, come posso capire a che cosa sono stato chiamato, quale è la mia vocazione? È una ricerca delicata perché la chiamata di Dio si sposa sempre con la ricerca dell’uomo, con la sua intelligenza nel capire i segni che Dio ci lascia e che ci testimoniano che non ci abbandona nemmeno nella scelta del nostro futuro.

4 Gennaio 2023
+Domenico

Ecco: l’agnello di Dio è Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Audio della riflessione

Quante volte vorremmo che il male da noi fatto ad una persona amata non fosse mai stato fatto! Abbiamo sbagliato, ci rendiamo conto che tutto è capitato in piena coscienza, ma entro una visione sbagliata della vita, in un soprassalto … magari di ira, di cattiveria … e le conseguenze rimangono, spesso irrecuperabili! Pensa a chi ha ammazzato per odio o per rubare, per idee politiche o per affari, ma pensiamo anche a noi che grazie a Dio non uccidiamo, ma ci sentiamo spesso egoisti e cattivi, stracciamo affetti e sentimenti, vite e dedizioni.

Potremo ancora ritornare innocenti?

Molti credono che l’unica possibilità sia il castigo, l’occhio per occhio, la vendetta … se anche la giustizia deve fare il suo corso, resta sempre un cuore ferito, una vita spenta, un’angoscia mortale.

“Peccato” chiamiamo noi cristiani questa colpa, che oltre a distruggere sentimenti, legami e vita distrugge lo spirito, l’anima; spegne speranza e cancella l’innocenza.

Si alza un grido tra la folla al di là del Giordano: è Giovanni il Battista, il battezzatore, che vede Gesù e lo indica dicendo “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. È lui che ha la possibilità di sradicare dal cuore il peccato, di ridare l’innocenza perduta. I tuoi peccati se anche fossero come scarlatto diventeranno bianchi come la neve”.

Non è una medicina psicologica per far passare il senso di colpa, o una terapia contro il rimorso: è Dio l’unico che sa ricucire le ferite che il male provoca in noi. È lui che va oltre ogni riparazione, ogni castigo. È Lui che cambia il male della nostra vita nella prima tappa della rinascita.

Gli ebrei dell’Antico Testamento credevano di potersi liberare dal male stendendo le mani su un capro da spedire nel deserto lontano da tutti caricato dei loro peccati.

Gesù prende su di sé il nostro male, il cumulo dei nostri odi, delle nostre cattiverie infinite e ci ridona salvezza, serenità e innocenza, eternità beata nelle braccia di suo Padre: prende su di sé gli orrori della guerra tra Russia e Ucraina, i dolori delle carrette del mare, le brutali ingiustizie dei trafficanti di esseri umani, gli arricchimenti dei ricchi sui poveri e ci invita ad aprirci a questa … a queste immani sofferenze e con lui portare speranza e accogliere il suo perdono.

Lo facciamo nel suo nome santo, il santo nome di Gesù, che ancora oggi è bestemmiato da molti e ne vogliamo invece gustare la dolcezza e fare in modo che a tutti si applichi il suo vero significato che è “Dio salva”.

3 Gennaio 2023
+Domenico

La missione del Figlio di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 19-28)

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Audio della riflessione

Quando inizia una avventura che ci ha tenuti in tensione nell’attesa che cominciasse con tutti i preparativi, le immaginazioni, i pronostici, c’è bisogno di correre, non stare a ripensare, prendere posizione, mettere in atto tutte le risorse che abbiamo immagazzinato.

Gesù è venuto, è nato a Betlemme, ma si è rivelato agli uomini nella sua età matura e il Natale che ancora ci vede attardati a contemplare un presepio, è già proiettato verso il futuro, la missione del Figlio di Dio.

Giovanni riprende i suoi discepoli quasi a dire: “Che state ad aspettare? Io non sono quello che il popolo desidera incontrare da secoli, io ho solo fatto l’apripista. Ora seguite Lui. Io vi battezzo qui nel deserto, io cerco di addolcire i vostri cuori induriti, vi invito qui per trovare uno spazio adatto a purificarvi, disinfettarvi di tutte le scorie di male che avete accumulato nella vita. Ma la vostra vita non è qui nel deserto, è nelle città, nelle vostre case. Ora se siete seri, andate da lui”.

Questo discorso da precursore è il discorso che deve poter fare ogni cristiano nel mondo, nel nostro mondo piuttosto secolarizzato, e nelle nostre comunità che rischiano sempre di essere autoreferenziali.

La Chiesa stessa non esiste per se stessa, esiste per indicare il futuro di Dio: è segno e strumento! Se è segno vuol dire che non può essere ripiegata su di sé, tradirebbe la sua missione, se è strumento vuol dire che al suo interno c’è tutto quello che serve perché chi l’accosta possa fare quei salti di qualità che gli permettono di incontrare Gesù.

E’ Gesù da seguire, non chi lo annuncia: siamo tutti dita puntate verso di Lui!

Le parrocchie ci sono non per se stesse, soprattutto adesso che le parrocchie sono tutte “conglobate”: c’è un prete solo per quattro, cinque o sei parrocchie! Gli uomini di chiesa ci sono non per se stessi, ma per aiutare tutti a tenere la direzione verso Gesù!

I farisei, molto autocentranti, vedendo che il popolo non li seguiva più, ma andava dietro a Giovanni si sono molto meravigliati di questo sfaldamento del popolo … però invece che domandarsi come cambiare per rispondere alla sete della gente, si sono trincerati dietro la loro autosufficienza.

Capita così sempre anche nell’amore, quando si percepisce che c’è qualcosa che non va vi si difende, non si entra dentro a domandarsi che cosa devo cambiare, dove sta la verità, chi devo essere per meritare l’amore e donare la vita.

Ecco quanti cristiani, tra di noi dovremmo domandarci questa realtà: Perché la gente non va più a Messa? Perché non dice più niente la nostra vita cristiana? Perché c’è questa sede di Dio e noi non siamo capaci di aiutare a trovare la sorgente?

Solo alzando gli occhi a questo cielo che non è vuoto riusciamo a decifrare le regole della vita nuova che il Natale ci ha portato.

2 Gennaio 2023
+Domenico

Oggi un altro flagello: la guerra, insidia Natale e non solo   

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 2, 16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Audio della riflessione

La scena è la stessa che abbiamo contemplato otto giorni fa: lo sguardo del Vangelo è ancora e più intimamente su quella capanna dove Maria e Giuseppe si mangiano con gli occhi e con l’ardore del cuore il bambinello, dove ancora pieni di stupore i pastori, si scambiano gioia e sorpresa, pronostici e meraviglia.

Due elementi però ci invitano ad andare più in profondità: la figura pensosa di Maria e la circoncisione.

Maria si è donata completamente a Dio e fa risuonare nella profondità del suo essere della sua coscienza, che è quel luogo inaccessibile se non a Dio, in cui ognuno di noi è solo con se stesso e dove risuona il mistero del Signore.

E’ madre, è attorniata dalla generosità dei pastori, è in contemplazione del figlio, vive la gioia più grande che può provare una mama, ma guarda lontano: le ritornano alla mente le parole dell’angelo, vede in quel suo figlio che sembra tutto opera sua una presenza che la colloca sui destini del mondo.

Lì c’è il Messia, l’atteso delle genti, lì c’è il Signore, il Kurios.

Lei è madre di Dio.

Si sono fatte moltissime discussioni su questo titolo di Maria, madre di Dio. Nestorio aveva osato dichiarare: “Dio ha dunque una madre? Allora non condanniamo la mitologia greca, che attribuisce una madre agli dèi”; San Cirillo di Alessandria però aveva replicato: “Si dirà: la Vergine è madre della divinità?” al che noi rispondiamo: “il Verbo vivente, sussistente, è stato generato dalla sostanza medesima di Dio Padre, esiste da tutta l’eternità… Ma nel tempo egli si è fatto carne, perciò si può dire che è nato da donna”.

Gesù, Figlio di Dio, è nato da Maria.

Otto giorni dopo il bambino viene accolto nel popolo di Israele. E’ ebreo, è un primogenito, è figlio del popolo dell’alleanza e nella sua carne deve portarne il sigillo: la circoncisione. Quando Dio ha stabilito una alleanza col popolo di Israele, quando ha promesso fedeltà senza pentimenti a un popolo che lo avrebbe sempre tradito, Dio aveva voluto che ci fosse un segno nella carne degli ebrei e questo segno ora viene inciso anche nelle carni del figlio di Dio: si è mescolato a noi,  ha preso del popolo d’Israele qualità e difetti, ma soprattutto ha assunto un nome.

Da quel giorno di più di duemila anni fa è il nome più invocato, scritto, detto, pronunciato: Gesù.

Un nome che è una preghiera: Dio salva. Tutte le volte che diciamo il suo nome noi invochiamo e gridiamo: Dio salvaci.

Jeshua, Jesus, Gesù è il nome che da quel giorno sarà sulla bocca di tutti coloro che lo seguiranno, che lo invocheranno come salvezza: sarà sulla bocca dei morenti come speranza ultima, sulla bocca dei malati come conforto, sulle labbra dei poveri come aiuto, nella voce dei sofferenti e degli abbandonati come compagnia e sollievo … purtroppo verrà anche tante volte bestemmiato, strumentalizzato, usato per coprire egoismi e dichiarare guerre sante.

Non per questo smetterà di essere sempre il Dio che salva anche per chi gli vuole male … è iniziato un nuovo anno, abbiamo già provveduto a sostituire il calendario, ad aprire la prima pagina e la Chiesa la vuol aprire sulla condizione essenziale perché possiamo ogni giorno sfogliare l’agenda, segnare con gioia il tempo che passa: la pace.

E’ il primo dono del bambinello ed è ancora il più disprezzato e non accolto dagli uomini.

Dice il papa nel suo messaggio : “…..Al tempo stesso, nel momento in cui abbiamo osato sperare che il peggio della notte della pandemia da Covid-19 fosse stato superato, una nuova terribile sciagura si è abbattuta sull’umanità. Abbiamo assistito all’insorgere di un altro flagello: un’ulteriore guerra, in parte paragonabile al Covid-19, ma tuttavia guidata da scelte umane colpevoli. La guerra in Ucraina miete vittime innocenti e diffonde incertezza, non solo per chi ne viene direttamente colpito, ma in modo diffuso e indiscriminato per tutti, anche per quanti, a migliaia di chilometri di distanza, ne soffrono gli effetti collaterali – basti solo pensare ai problemi del grano e ai prezzi del carburante.Di certo, non è questa l’era post-Covid che speravamo o ci aspettavamo. Infatti, questa guerra, insieme a tutti gli altri conflitti sparsi per il globo, rappresenta una sconfitta per l’umanità intera e non solo per le parti direttamente coinvolte. Mentre per il Covid-19 si è trovato un vaccino, per la guerra ancora non si sono trovate soluzioni adeguate. Certamente il virus della guerra è più difficile da sconfiggere di quelli che colpiscono l’organismo umano, perché esso non proviene dall’esterno, ma dall’interno del cuore umano, corrotto dal peccato (cfr Vangelo di Marco 7,17-23)”.

Il bambino Gesù e sua Madre, la Regina della Pace, sconfiggano questo nuovo virus nei cuori di tutti gli operatori diretti della guerra, ma anche nei nostri cuori.

1 Gennaio 2023
+Domenico