Viene presto il momento di  deciderci che fare della nostra vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 23-27)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

 
In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Audio della riflessione

Siamo stati abituati a riflettere, a non essere impulsivi, a pensare bene che cosa dire e fare, farci dei piani concreti di azione, di studio, di applicazione delle nostre qualità e, prima o poi, ci si deve decidere sempre con fatica, ma anche con risolutezza.

Anche Gesù decide un giorno di uscire allo scoperto nella sua azione di annuncio del regno di Dio: parla come uno che ha autorità, mentre i dottori della legge non tralasciavano mai di trovare il fondamento del loro dire nella legge, o nei profeti e nella tradizione.

Gesù non cerca appoggi di nessun genere: la sua parola aveva l’autorità in se stessa… “Avete inteso che fu detto agli antichi, ma io vi dico”… non solo diceva, ma la sua stessa condotta era decisamente decisa e autorevole.

Lo era stato nell’ingresso a Gerusalemme, lo aveva dimostrato mandando all’aria le bancarelle del tempio e la struttura di valore delle offerte … insomma le sue pretese messianiche non erano un modo di dire, ma una azione decisa. Escono allo scoperto allora anche gli scribi e i farisei e gli impongono di giustificare i suoi comportamenti.

Gesù, che non è l’ultimo arrivato, incosciente e velleitario, nello stile rabbinico delle discussioni fa una domanda per arrivare a una risposta vera e impegnativa: non li interroga sulla loro  dottrina, chiede solo che cosa pensano di Giovanni il Battista, che pure non era tenero sui limiti e i tradimenti della pietà ufficiale del tempio. Li vuol provocare su Giovanni per riuscire a far loro capire che se non sono capaci di cogliere chi è Giovanni, uscendo dalle loro certezze indiscusse e comode, non sapranno nemmeno dare un giudizio secondo verità su Gesù.

Giovanni era un profeta, e più che profeta, e se questo fu Giovanni, Gesù chi doveva essere? Il suo silenzio è stato più eloquente che un discorso brillante! Gesù non rivela il mistero della sua persona a chi lo ha già incasellato in anticipo nella sua sicumera ipocrita e super intelligente, come dirà in seguito: egli si farà conoscere solo ai piccoli.

A noi, in questo avvento, l’impegno di rivedere i nostri giudizi su tutti coloro che vivono con noi, i nostri collaboratori, gli stessi che ci contraddicono, per radicarci in una apertura a tutto campo sulle ispirazioni dello Spirito Santo che lavora in noi e nel mondo ed è l’unico che ci può predisporre a ricevere Gesù nella sua liberante e confortante verità; ci aiuta aprire la strada nella nostra vita e nella vita della società alla verità e la giustizia di Gesù; ci aiuta a leggere nella nostra storia i segni della sua novità e ci predispone a servirla e incarnarla.

La Madonna di Guadalupe – che oggi ricordiamo – ce ne dia la forza e la generosità dell’impegno.

12 Dicembre 2022
+Domenico

Beato chi non si scandalizza di me

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 2-11)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Audio della riflessione

Si aspetta tante volte qualche novità, poi quando viene non la riconosciamo. Abbiamo cercato dovunque un segno di cambiamento, di futuro, di speranza e quando questa si realizza abbiamo gli occhi e la mente talmente adattati che non riusciamo a stupirci di quello che capita e si porta dentro semi di futuro. Così stava vivendo la gente al tempo di Giovanni il Battista, così si erano adattati i suoi discepoli.. Avevano vissuto per anni con lui il precursore, proprio perché aveva dedicato la vita a preparare il futuro, e quando si presenta Gesù non se ne accorgono.

Vi state ad aspettare una novità per la vostra vita e quando si dà a vedere dite che non è quella. Ma se è una novità con che criterio la aspettate? Voi vi aspettate il già visto, una mano di vernice, un restauro fedele, la ricerca insomma di conferme di quello che già fate.

Giovanni era un uomo tutto d’un pezzo, li apostrofava senza tanti complimenti, sapeva indicare la vera strada della vita, faceva nascere nel cuore dei semplici la consapevolezza di un regno imminente, ma loro non riescono a passare dalla parte di Gesù perchè non se l’aspettavano così. Giovanni non era stato tenero, li aveva abituati a prevedere una comparsa del messia piuttosto minacciosa.

“Razza di vipere! Sepolcri imbiancati! Sulle vostre sicurezze è già levata una scure impietosa. C’è un vento al cui confronto la bora più violenta pare una brezza, tanto vi scompiglierà i vostri comodi tatticismi…

Invece è talmente nuovo Gesù quando arriva, che anche Giovanni resta interdetto. Aveva profetizzato il nuovo e anche lui l’ha trovato sconvolgente, imprevedibile, oltre i suoi pur profetici schemi. Sei tu quello che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro?

Vivere la vita cristiana è allenarsi ad aspettare il nuovo, a bruciare i vecchi cassetti in cui collocheremo anche quest’anno Gesù; è mettersi di fronte all’imprevedibile e costringere la ragione, la vita, le cose, i nostri programmi, i piccoli e grandi progetti a lasciarsi ribaltare. Come fa l’amore, del resto.

Aspettare Gesù è non scandalizzarsi del cambiamento, è staccarsi dalle certezze delle frasi rassicuranti che gelano ogni novità: ai miei tempi, abbiamo sempre fatto così, vogliamo solo stare in pace. Gesù invece proprio vuole che la pace sia un dono nuovo e travolgente, una dimensione della vita capace di sconvolgere le false sicurezze del quotidiano da routine. Aspettare è vedere nella vita un Dio che non ci abbandona mai, ma che ci sorprende sempre..

11 Dicembre 2022
+Domenico

Attendere è affidarsi a un annuncio di speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17, 10-13)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

L’attesa si fa sempre più intensa, come lo è per gli eventi che ci interessano e che attendiamo a mano a mano che si avvicina la data, il momento magico.

Il popolo d’Israele attende il Messia, ma sa che c’è un profeta che scandisce la sua attesa: Elia; è un personaggio che incarna la presenza di Dio, che fa da ponte tra terra e cielo, che ogni ebreo vedeva come una sicurezza nei tempi difficili. Lui è il padre dei profeti, colui che è stato rapito in cielo e che quindi deve sempre venire a togliere le tenebre della terra, ad annunciare la venuta definitiva di Dio.

Elia sarà accanto a Mosè nell’episodio della Trasfigurazione di Gesù: la gente penserà che Gesù in croce invochi proprio lui per esprimere la grande attesa di Dio.

Giovanni il Battista è questo Elia che ora si fa presente nella vita della gente e prepara la venuta di Gesù.

Elia, il Battista, Gesù passano tutti per la sofferenza … per dire al mondo di non attardarsi e ripiegarsi su di sé, per togliere ai malvagi il potere di sottoporre gli uomini al loro mondo marcio.

Elia ha combattuto contro i falsi profeti che ingannavano la gente con i loro riti magici; c’è sempre qualcuno che approfitta del dolore altrui, che fa soldi sulle speranze dei poveri … elia invece condivide la loro povertà e miseria e si affida alla potenza di Dio: viene costretto a partire, a nascondersi, a evitare le rotte dei potenti, a vagare nel deserto … ma Dio non lo abbandona!

Così è anche Giovanni il Battista, predica … a tutti, aiuta la gente ad alzare lo sguardo, va nel deserto e Gesù lo assomiglia proprio ad Elia.

Attendere è affidarsi a un annuncio di speranza, e saper affrontare la sofferenza perchè nasca il bene. E’ la legge della vita cristiana: non c’è bontà senza sofferenza, non c’è esplosione di gioia che non sia stata guadagnata con il sacrificio della propria vita.

E’ l’ultimo della fila dei profeti, il grande che porta la Parola di Dio, Dio lui stesso, è Gesù, la parola definitiva, ma anche Lui avrà la stessa sorte dei profeti che lo hanno preceduto.

Alla fine, alle domande “chi dite che io sia?” la gente risponde: “Chi dice che tu sia Elia o uno dei profeti”. E’ proprio vero: in questa scia di testimoni, di annunciatori della presenza di Dio, Gesù si erge come unico e definitivo, perché è Lui il vangelo stesso, Gesù Cristo, la sorpresa di un Dio con noi, l’Emmanuele.

10 Dicembre 2022
+Domenico

Decisi, dedicati, grati e abbandonati nelle mani di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 16-19)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Audio della riflessione

Quando non vogliamo cambiare sono buone tutte le scuse: troviamo mille motivi per fare tutto e il contrario di tutto … non ci appaga una cosa, vogliamo il contrario, poi quando è a portata di mano non ci va bene neanche quello …

Gesù bollava senza  mezze misure questo atteggiamento: “Vi abbiamo chiesto di ballare e non avete ballato, di cantare e non avete cantato. Giovanni non vi andava perché era troppo severo, di me dite che sono un crapulone e un ubriacone. Ma … una buona volta vi decidete? L’invito alla penitenza non vi dice niente, l’invito alla festa nemmeno. Volete stare sempre nel vostro grigiore, nell’acqua né calda né fredda. La vostra esistenza ha un guizzo di  vitalità oppure va avanti sempre nella noia?”.

Sapersi decidere per qualcosa, ma soprattutto per qualcuno è assolutamente necessario … invece abbiamo imparato di più l’arte del tenere il piede in due scarpe, di tenerci sempre delle riserve – insomma – perché non siamo sicuri di far bene.

Per ora stiamo assieme, poi si vedrà … e passano gli anni più belli della vita, sempre con una riserva che tarpa le ali, che non ti permette di generare vita, di costruire futuro per te e per altri: Sei contento, ma temi sempre che la fortuna si giri e quindi pensi a qualcosa … a come salvarti, a come cambiare.

Quanto invece è più bella la vita di chi rischia, di chi si butta, di chi mette tutta la sua speranza in qualcosa o qualcuno di grande: chi forma una famiglia ha questa capacità di decisione e questa si trasforma in grande forza in tante situazioni.

Si domanderà qualche volta chi glielo ha fatto fare, ma la forza della scelta gli permetterà di riscoprire l’incandescenza degli inizi, del momento della decisione.

I dubbi di qualche momento non riusciranno mai a cancellare la bellezza fondamentale di un dono senza riserve: la riserva per natura sua è infelicità, dubbio, paura, apprensione, talvolta inganno e furbizia, ma sempre sicuramente contro di … se stessi … per questo Gesù nel Vangelo continua a forzare verso scelte decise della sua persona, della speranza che Lui è, dell’amore che mette a disposizione.

Il Regno dei cieli non è per i pappamolle o per gli indolenti, ma è per chi usa la violenza della mitezza, della generosità, per chi con una forza interiore che nessuno può fermare: sa mettere a disposizione tutto, senza crearsi vie di uscita rassicuranti.

9 Dicembre 2022
+Domenico

Purissima, senza colpa alcuna, sogno dell’umanità: l’Immacolata

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione

Tutte le volte che apriamo un quotidiano non possiamo non vedere come il male sia di casa nella vita degli uomini: abbiamo studiato da bambini al catechismo l’episodio di Adamo ed Eva che nel paradiso terrestre vengono insidiati dal serpente e tirati dentro ingenuamente nella disobbedienza a Dio … poi siamo diventati grandi e quell’episodio ci ha fatto sorridere, ne abbiamo colto tutto lo stile narrativo; sicuramente è una descrizione simbolica della vita, di quello che la natura umana sperimenta … e ci siamo detti: “favole per bambini!”. Linguaggio simbolico sì, ma proprio per dirci che storia di scelte sbagliate che abbiamo alle spalle e per darci la chiave che ci permette di interpretare la nostra vita: nel nostro essere è annidato un male più grande di noi. Lo abbiamo chiamato peccato originale, lo possiamo chiamare con altri nomi, ma nessuno può negare la presenza nelle pieghe della nostra coscienza, nei tessuti dei nostri rapporti interpersonali, nelle convivenze dei popoli di una tendenza all’egoismo, al fare e farci del male, al delitto, al sopruso, all’ingiustizia, alla stessa guerra, che è più forte di noi.

Quando decidiamo le guerre, quando una amministrazione comunale si fa malavita e mafia capitale, quando la ‘ndrangheta reagisce a uno sgarro e decide un assassinio, quando una vicenda di amore si interrompe e si imbraccia una pistola o un coltello, quando si programma una ritorsione, un bombardamento per definire spazi di sicurezza… quando – insomma – tradiamo l’amore, quando vendiamo la nostra coscienza agli affari… non pensiamo quanto si rinnova la storia di Adamo ed Eva, quanto sono pervasive le malie di un serpente?

Siamo troppo faciloni a trattare la Bibbia come una favola: essa invece vuol scavare dentro di noi per aiutarci a capire, per metterci in contatto con la nostra natura profonda.  

E oggi, ancora la Parola di Dio, ci fa alzare il capo: abbiamo sentito un dialogo semplice, quasi diafano, senza peso forse per noi che ci siamo abituati. E’ Dio che si rivolge a una ragazza ebrea e la chiama “piena di grazia”, parole che sembrano solo complimenti, ma sono una forza e una descrizione del destino del mondo impareggiabile: “Tu non sei legata a questa catena del male in cui tutti siamo imprigionati. Tu sei la pienezza del bene. Tu non hai spazio per altro nella tua esistenza, nei tuoi pensieri, nella tua voglia di vivere, nelle tue azioni. Se sei la pienezza vuol dire che nella tua vita non ci sta nient’altro che non sia il dono di amore di Dio”.

Non c’è presenza nella tua vita di nessuna ombra di male: Qui c’è Dio che dice e ripropone all’uomo la sua vera vocazione.

Aveva fatto lo stesso con Eva, anche essa era stata creata senza peccato, ma poi lo ha compiuto, segno preciso che Maria – preservata dal peccato – non è stata privata della sua libertà di seguire Dio. Per questo Dio continua il bellissimo dialogo e le chiede: “vuoi essere la madre di Gesù, mio figlio, il salvatore, l’atteso dalle genti, la pace definitiva, l’amore insuperabile, l’alfa e l’omega della storia? Vuoi mettere la tua esistenza a disposizione del progetto  pensato da sempre di riportare l’umanità alla sua bellezza iniziale, anzi a colmarla ancora di più della pienezza divina?”.

E Maria si esprima da creatura: vuole vedere, usa l’intelligenza, non la superbia; si fa domande, non avanza pretese; vuol entrare in sintonia con Dio, non vuol dettare condizioni. Guarda alla sua vita ai suoi sogni con Giuseppe, alla sua affettività donata a un uomo, alla sua giovinezza. Sa che quando Dio chiama impegna, esige, prende, spreme dall’umanità tutta la ricchezza che si porta dentro, non permette pause, offre una vita in salita, controcorrente e dice il suo si: “Sia fatto di me come tu richiedi. Mi metto nelle tue mani, So di osare troppo con la mia debolezza di creatura, ma se tu mi chiami, se mi fai questa proposta mi darai anche la forza di viverla senza riserve”.

E’ la storia di ogni nostra vocazione: quando Dio ci chiama ci mette sempre davanti una vita impegnativa, bella e fragile, bella e felice, ma oltre le descrizioni da melassa delle felicità umane e mondane.

Tutti noi chiamati al matrimonio o alla verginità ci siamo sentiti dentro un giorno questa chiamata: abbiamo detto di sì. Oggi forse non abbiamo più quell’incandescenza … Maria l’ha sempre tenuta per tutta la vita e ha offerto tutta la sua umanità e libertà.

La contempliamo con il desiderio di seguirla per arrivare a Dio, per capire l’amore di Dio e per annunciarlo a tutti coloro che ritengono la vita un caso, una condanna, una speranza spenta.

Maria è nostra speranza viva.

8 Dicembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

Qui da me c’è sempre posto per te

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 28-30)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Audio della riflessione

L’esperienza del vivere è spesso faticosa: non solo per le malattie, le disavventure, le disgrazie, ma anche per il suo corso normale … ogni giorno devi caricarti il tuo fardello e portarlo: hai una casa, una famiglia e devi esserne sempre responsabile; hai intrapreso una strada di studio e devi portarla a termine … tante volte sei tentato di lasciare tutto, spesso, soprattutto quando ti rimorde la coscienza perché ti sei comportato male, trovi ancora più difficile costruirti motivazioni per continuare … altre volte ti senti solo, sei circondato da persone che ti dicono di volerti bene, ma non ne senti il calore, l’intensità: non è depressione, ma desiderio di sentirsi di qualcuno sempre, di avere un posto in cui sentirti preso per quello che sei, e amato anche senza merito, senza averlo guadagnato.

Gesù capisce questa sete profonda dell’umanità, questa sete di me e di te, che stiamo annaspando nella vita, contenti, desiderosi di continuare, pieni di buoni propositi, ma senza forze, esausti, senza spinta interiore. Ci abituiamo a tutto, senza grinta … anche le cose più belle si scoloriscono perché ci lasciamo prendere da follie del momento, da dolori imprevisti e sofferenze che ci paiono insormontabili.

“Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, passate di qua quando non ne potete più, perché Io ci sono sempre: Io non vi scarico, Io sto sempre con voi! Quando la vita vi sembra senza sapore, Io sono il sale della vita. Quando vi sembra inutile, insopportabile, pesante, state dietro a Me, vi trascino Io, vi tengo Io per mano, vi prendo la croce e l’appoggio sulla mia. Tendi la mano che te la prendo Io e faccio passare in questo contatto la mia forza, la decisione irrevocabile di mio padre che vuole per te la gioia piena. E’ ben altro il peso della vita: è il male che non ti  molla, che ti incatena, è il peccato”.

Tu puoi avere l’impressione che il Vangelo sia difficile da seguire, ma non è un peso: è una forza, una luce che scandaglia nelle profondità di tanta nostra infelicità e vi dà luce.

“Non sono una legge, ma uno Spirito. Sono già dentro di te a sanare ciò che sanguina, a lavare ciò che è sporco, a piegare le tue assurde cattiverie”.

7 Dicembre 2022
+Domenico

Mi sono perso e Gesù non riesce a chiudere la giornata se non mi trova

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 12-14)

lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Audio della riflessione

Sono tanti i ritratti che vorremmo farci di Gesù: è tanto il desiderio di farcene una immagine, di sentircelo evidente agli occhi, al cuore, alla vita che non smetteremo mai di immaginarcelo.

Non siamo così fortunati come Veronica, la donna che nella tradizione s’è visto regalato il volto di Gesù su quella pezza di lino, ma abbiamo lo Spirito che delinea in noi i tratti dell’umanità di Gesù … e questa umanità si fa sempre più evidente anche alla nostra sensibilità se riusciamo attraverso le immagini del Vangelo a rendercelo concreto alla mente, al cuore e agli occhi.

Una delle immagini più frequenti è quella del pastore: il pastore s’accorge della pecora che manca; le conta a una a una, non ha però criterio quantitativo, ma personale; non pensa all’efficienza, alla percentuale, ma alla relazione; non si lascia incantare dalla massa anonima, ma stabilisce un rapporto a tu per tu.

Nella sua conta Lui vede che la pecora non c’è: gli manca troppo, non riesce a chiudere la giornata, non dice: “chi c’è, c’è. Io ho fatto tutto quello che dovevo fare, adesso tocca a lui”. Riprende la strada, il tratturo che ha percorso faticosamente nella giornata, è pronto a ricominciare la ricerca: è l’amante del Cantico dei cantici che cerca il suo amato, innamorato persa che gira a chiedere a tutti se hanno visto il suo amore. E’ il padre del figlio scapestrato e del figlio troppo per bene: lo vede da lontano, è su quella lunghezza che ha consumato la vista ogni giorno, lo vede dal punto più alto dell’abbaino della casa: era lì che consumava la sua vecchiaia, la sua ansia e dava sfogo al suo amore.

Dice sempre la Parola di Dio, narrando di un consiglio di famiglia piuttosto decisivo: chi manderò io e chi andrà per me? Eccomi manda me.

Chi si metterà a far capire a questi uomini che abbiamo fatto a nostra immagine che s’allontanano dalla bellezza, dalla felicità, dalla gioia, che si fanno imbrogliare? Eccomi manda me … e Gesù si fa uomo.

Il pastore che cerca la pecora smarrita è sempre Lui, e lo è da sempre.

“se gli riesce di trovarla”: non è certo che possa incontrare la pecora, o meglio, la ritroverà, ma non è detto che quella accetti di essere riportata nel calore della sua casa.

Noi invece vogliamo vivere l’Avvento e siamo in attesa che questo incontro si compia e superi ogni nostra attesa.

6 Dicembre 2022
+Domenico

Audacia di amici, dolore, immobilità e la salvezza completa di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 17-26)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Audio della riflessione

Stai bene, lavori sodo, vivi con intensità amicizie, gioco, impegno per gli altri … poi un giorno istantaneamente si blocca qualcosa: salta un collegamento determinante per i tuoi movimenti e ti trovi in un letto con mezzo corpo inerte, incapace di movimento … comandi al braccio di alzarsi, ma non ti obbedisce, tenti un passo, ma la gamba non ti segue: è paura nera. Altri invece si svegliano dopo un incidente e non hanno più la mobilità di niente.

Così era quell’uomo paralizzato di cui parla il Vangelo: aveva sentito parlare di Gesù, si era diffusa la voce che qualcuno si preoccupava  di chi era scartato dalla vita e voleva incontrarlo. Gli era nata in cuore una attesa profonda, voleva incontrare Gesù! La sua fortuna è che trova quattro amici che sono decisi a dare a questa attesa lo sbocco vero: non li ferma nessuno, nemmeno la calca della gente, l’essere importuni, l’audacia di portarsi sul tetto di una casa un peso morto, delicato, disperato e teso.

Ve li immaginate questi quattro con una barella litigare con la gente per farsi un varco e decidere di scoperchiare un tetto e calare davanti a Gesù una larva di uomo che parlava soprattutto con gli occhi e non poteva fare gesti? Ebbene Gesù interrompe il suo dire, la sua comunicazione con tutti. Questo figlio di Dio dolorante e disperato lo chiama a esprimere la sua potenza di figlio di Dio.

Ma Gesù gli legge dentro anche un altro desiderio profondo, una sete che non si vede, perché è nascosta dentro un corpo rattrappito: è la sete della sua Grazia, del suo perdono, di una vita pulita dentro in un corpo che possibilmente possa ancora muoversi all’incontro con gli altri e alla lode nel Tempio.

Ti sono rimessi i tuoi peccati.

La liberazione profonda che Gesù compie è interiore anche; la prima attesa che viviamo di Lui è dell’animo, della giustizia profonda della vita, della salvezza e del perdono.

Avvento è coltivare questa sete, questo anelito, questa consapevolezza di dover essere  rifatti dentro.

La paralisi di quest’uomo scompare, ma assieme il suo cuore viene liberato dal male, dall’odio, dalla disperazione, dal ripiegamento su di sé.  

Gesù va dritto a questo e non trascura quello: Lui è la salvezza piena che va oltre ogni nostra attesa!

5 Dicembre 2022
+Domenico

I segni del futuro sono qui, Dio sta con noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 1-12)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Audio della riflessione

La tendenza ad abbassare la guardia, a vivere di rimedi, ad adattarsi, a tirare a campare ogni poco ci assale: siamo deboli, abbiamo in mente anche ideali alti, ma poi è più comodo sedersi in poltrona, lasciarci fasciare dalla TV, stare a guardare. 

Invece Dio è sempre all’opera: se ha deciso che deve spendersi per l’uomo, non si pente, non si adagia, non torna indietro. Tesse la sua trama, si propone alla vita dell’uomo e della donna, compone contesti e suscita persone che accettano liberamente il suo piano e permette che ad ogni uomo giunga la salvezza.

La regione che Dio ha scelto è il deserto: là si danno convegno, sotto la guida di Giovanni il Battezzatore tutti quelli che vogliono reagire al torpore di una vita religiosa di maniera, delle strutture e non tanto dello spirito, dei formalismi e non dell’amore, della potenza e non del servizio.

Giovanni ha questa visione delle tradizioni di Israele di quel tempo: è un momento molto preciso, datato … la storia di Dio con l’uomo non è una fantasia, si concretizza in un giorno e in una epoca precisa.

Giovanni va nel deserto, non veste Dolce e Gabbana, non si porta dietro la casa, veste di peli di cammello e vive di stenti: interpreta l’attesa del popolo e il grande progetto di Dio e propone un percorso arduo, ma decisivo per andare incontro a Cristo che viene. Lui non è un re, non ha da riscuotere nessuna tassa, ha solo una parola da proporre e un ideale da far crescere nel cuore degli uomini: occorre convertire il cuore, occorre rendere diritti i passi tortuosi dell’uomo, spianare tutte le altezzosità che non permettono la fraternità, distruggere i muri e creare invece ponti, aprire il cuore all’accoglienza anziché mantenere l’intelligenza orientata alla difesa.

Abbiamo bisogno di strutturare il nostro vivere comune secondo amore e carità e non secondo sfruttamento e ingiustizia: tutti dobbiamo lavorare duro per vivere, ma non tutti abbiamo le stesse condizioni per riuscire.

Quello che la vita non dà lo deve offrire il cuore, che si allarga fino a far posto a tutti quelli che aspirano alla salvezza: è l’esperienza del battesimo di penitenza, cui si sottometterà anche Gesù, che andrà a fare la fila coi peccatori.

Con Gesù entra nel cuore dell’umanità un dinamismo nuovo, inarrestabile, che corre lungo tutta la storia, che si attua là dove l’uomo lo accoglie.

Vogliamo allora anche noi stare al passo con Dio, vivere l’attesa delle nostre vite e della vita del mondo perché Dio riempie ogni nostra attesa e ogni attesa dell’uomo. 

4 Dicembre 2022
+Domenico

Sta scoppiando il futuro: che fai?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 5-7)

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;  rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.  E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

Audio della riflessione

In un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza, di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi. Dopo aver tanto lottato finalmente sono tranquillo: ho previsto tutto, ho messo da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato bene i miei genitori a mettere da parte.

Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati, persi, dopo tante fatiche a mettere su casa. Li vedevi sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano a casa qualcosa: un vestito, un tavolo, un’automobile, qualche mobile, la lavastoviglie, il bagno super accessoriato. E’ stata una fatica, ma finalmente ci siamo. E si siedono.

È sicuro anche il calciatore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato e si siede.

Non occorre fare l’uccello del malaugurio, prevedere qualche disgrazia o qualche malattia o qualche dissesto finanziario per minare alla radice queste sicurezze. Certo possono capitare sempre. La vita non l’abbiamo in mano noi. Ma la prima mina vagante che ci destabilizza è smettere di sognare, è non aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.

Noi cristiani abbiamo apposta un periodo del nostro anno che vuol tenere desta questa attesa. I mussulmani hanno il famoso ramadan, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo di come la maggioranza ci tiene. Ricordo due ragazzine in oratorio al momento in cui tutti gli amichetti facevano merenda, loro tranquille in disparte a dire agli amici: per noi è ramadan. E tutti grande rispetto.

 Noi cristiani in questo mese siamo in attesa. Che aspettiamo? Ci stiamo a vivere un periodo di illusioni? Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la noia? O vogliamo passare un mese a sognare una umanità piena, una pace impossibile, un mondo nuovo, un amore sempre fresco, vogliamo lasciarci incantare da una promessa il regno di Dio è qui, è imminente.

Non vi ho abbandonati al caso. Il vostro amore può tornare nuovo, nel vostro dolore si può sentire dentro una speranza. Tenete desta la vita, non vi adattate. E’ più quel che deve venire di quello che già avete; c’è più futuro che passato. E il futuro è da inventare e accogliere con speranza. E questa speranza ti aiuta a viverla la Parola di Dio

3 Dicembre 2022
+Domenico