Un canto di speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 46-55)

In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Audio della riflessione

Ogni nazione ha il suo inno nazionale: in genere è un inno di tratto marziale, composto in tempi bellicosi in cui occorreva mostrare i muscoli contro il nemico per dare identità a un popolo: così è – per esempio – la marsigliese che parla di un sangue impuro che deve impregnare le zolle della patria, così è il nostro “fratelli d’Italia” che dice che tutti siamo pronti alla morte per difendere la patria. Quando lo si canta si sente un fremito, una appartenenza al di là delle parole che si cantano, una nostalgia, un desiderio di diritti e di identità, di calore dell’accoglienza e di senso di appartenenza: lo cantano gli sportivi sul podio, lo cantano i tifosi allo stadio, i ragazzi a scuola.

Anche nella Bibbia ci sono canti che ricordano e esaltano la vita del popolo d’Israele: la sorella di Mosè, al passaggio del mar rosso, esplode in un canto di liberazione, i deportati a Babilonia intonavano salmi struggenti … e anche nel nuovo testamento c’è un canto, un inno che dice l’inizio della nuova era, del tempo definitivo di Dio: il Magnificat! Non è un canto di guerra, non è un inno marziale che mostra i muscoli, ma la visione della storia che si è fatta Maria: è Maria, la madre di Gesù che lo canta e che lo canterà sempre a Gesù nella sua infanzia; è lei che ci apre alla nuova visione di mondo che si avvera con la venuta del Messia, del Cristo, di Gesù Salvatore.

“Ho il cuore che scoppia di gioia: Dio è grande, se ama, ama per sempre, non ci ha lasciato a noi stessi! I suoi occhi sono per i poveri, per i senza futuro, per chi si mette a servire. Non lasciamoci incantare dai successi, dai potenti, dagli apparati di guerra, dalla imponenza degli strumenti, da chi gozzoviglia sulla vita del povero. E’ vero il mondo è stato suddiviso male dall’uomo ingordo. Molti si sono preso quello che spetta a tutti, ma Dio rimanda i ricchi a mani vuote, disperde la gente piena di sé, ascolta chi si affida a Lui. Io nella mia nullità mi sono sentita accolta, amata a dismisura, tirata dentro nel suo progetto di mondo nuovo. Il nostro Israele tiepido e spesso recalcitrante ritorna ad essere il suo popolo. Il sentimento del mio spirito è gioia, esultanza, lode. Il Signore è grande nell’amore”.

La visione che Maria canta è la speranza di ogni uomo, di ogni società, di ogni donna, soprattutto oggi che molti poveri sono continuamente calpestati, oggi che il mondo è diviso malamente in chi, i pochi, si prendono il necessario dei molti.

Dio dirige le immigrazioni, Dio fa sconfinare i poveri dalle loro case misere, dai territori di guerra perché Lui è la pace, è la vita per tutti.

Se gli uomini non capiscono questo, Lui che conduce la storia, fa il passo dell’affamato. Il Natale è un invito a fare in modo che sia il passo di tutti i cristiani.

Vieni Gesù, ti aspettiamo

22 Dicembre 2022
+Domenico

Un incontro tra madri

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in f retta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Audio della riflessione

Non c’è come la sala d’attesa di un reparto maternità che ti dà … un senso dell’attesa, della confidenza, del racconto, dello scambio di nuove vite … apprensioni e  certezze, timori e serenità, speranze e sogni si confondono in dialoghi serrati, in cenni di soddisfazione e racconti di dolore. ,

Loro i bambini che ancora stanno nel seno della madre, che ancora non si vedono, ma che ci sono e hanno già trasformato la vita delle loro mamme, loro sono il centro ormai delle loro famiglie: ci sono, hanno diritti, hanno già caratteri, hanno espressività, esigenze, ascoltano, percepiscono se sono protetti o rifiutati, amati o sopportati.

Sono loro i due bambini annunciati a Maria e a Elisabetta che calcano la bellissima scena raccontata da Luca di queste due, madri che si incontrano sui monti della Palestina.

Lei, la giovane Maria ancora confusa del grande dono che Dio le ha fatto, non ci sta nella pelle sapendo che la sua vecchia cugina aspetta un bambino: va nella casa di Zaccaria per incontrare Elisabetta, sono sei mesi che è chiusa in casa forse perché ha vergogna di far sapere che alla sua età aspetta un bambino.

Maria pure si porta dentro un segreto che ancora nessuno sa! Chi lo svelerà sarà Gesù stesso che farà sobbalzare di gioia nel seno di Elisabetta il figlio della promessa fatta a Zaccaria nel tempio. E le madri, che si portano in seno la storia del mondo, si scambiano quel saluto che fa parte della preghiera più semplice che fiorisce sulle labbra anche del miscredente più incallito.

L’angelo aveva detto “Ave piena di grazia, il Signore è con te” ed Elisabetta continua: “Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del tuo seno”: è la prima contemplazione verso il Dio incarnato, la prima adorazione che continuerà nel sacramento dell’Eucaristia per tutti i secoli a venire.

E Ancora la donna è centrale nella vita di fede, ancora la maternità è decisiva per la vita non solo del mondo, ma della fede cristiana: è quella maternità che oggi è tanto bersagliata, che si distrugge nella soppressione della vita nel seno della madre, di una vita già definita, delineata nei suoi tratti, già soggetto di diritti, ma fragile e debole, povera e indifesa.

Quei due bambini, quelle due storie di popolo condensate nei loro lineamenti non conclusi, ma già impostati e progettati sono l’incontro della sete e della sorgente, del passato e del futuro, della attesa e della speranza, della promessa e del compimento, come lo è ogni bambino concepito nel seno di una donna.

Nel presepio che andremo a visitare troveremo anche la gioia di una maternità offerta e portata a compimento, sempre dono inaspettato di Dio.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

21 Dicembre 2022
+Domenico

Una giovane donna, decisiva

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione

Una mamma, una donna, una ragazza sono decisive nella nostra storia di questi giorni, nella nostra attesa, nel nostro Avvento.

Ogni giorno nelle preghiere della Chiesa si fa riferimento a lei o al mattino o durante il giorno o alla  sera: è la persona chiave di tutta la nostra vicenda umana, come lo è ogni donna per la vita del mondo! E’ lei che dà alla luce la nuova creatura, è lei che col suo amore rende possibile non solo la nascita, ma il primo impatto con il mondo, il superamento della solitudine dell’esistenza, l’equilibrio fisico e mentale di una vita, il rapporto felice con la realtà.

Questa ragazza, questa donna è Maria: abita in un paesetto sconosciuto, non fa parte del gotha dei paesi grandi ma nemmeno lei dei potenti; è sola, figlia del suo popolo anche lei col sangue mescolato di tutte le espressioni umane del popolo d’Israele. Ha progetti anche lei, anche lei come tutti ha i suoi sogni: si immagina una vita bella, donata, partecipe delle attese del suo popolo. Anche lei sa guardare al mondo con speranza: non si adatta al male che imperversa, è sicura che Dio non abbandona il suo popolo e in questa attesa, nei suoi sogni si mette a disposizione del Signore … e Dio non tarda: Dio vuol ancora rischiare come ha fatto con Eva di chiedere a una donna se accetta di far parte di un sogno ricreatore – stavolta – dell’uomo.

“Ci stai” – le chiede l’angelo – “a offrire a questo mondo che continuamente si allontana da Dio la tua vita? non solo qualcosa di te, ma te stessa?”

La domanda è impegnativa: “Dove vuole arrivare questo angelo? Ne sarò capace? Non ho dubbi sul desiderio di donarmi completamente a Dio, ma io l’ho già fatto nel mio cuore: gli offro la mia integrità spirituale e corporale”.

“No! Ho bisogno di una mamma, di un cuore che dona, di un corpo scavato nel tuo seno” … e Maria che non domanda dubbiosa di sé, ma desiderosa di offrire tutto quello che è, dice “sì, ci sto: tutta quella che sono è a disposizione del mio Dio, del mio popolo, dell’uomo braccato e dilaniato dal male. Sì sono solo serva di questo progetto, fa di me quello che vuoi.  Il tuo piano è il mio, so che mi affido a un papà”.

Conoscerà poi questo Padre rispecchiato nella vita e nella preghiera intensa del Figlio, ascoltando Gesù, vedendolo sempre assorto in Lui.

Ora è tutta un sì, è tutta disponibilità … e con lei, la semplice ragazza di Nazareth, la storia ricomincia dalla parte giusta.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

20 Dicembre 2022
+Domenico

Un prete sfiduciato, ma tirato dentro

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Audio della riflessione

La quotidianità spesso è insopportabile: tutti i giorni le stesse cose … ci sembra di diventare automi: sveglia, un caffè veloce, in automobile, al treno, in stazione, la scuola o al lavoro, i clienti, il principale, la pausa, il ritorno, la famiglia, i dialoghi insopportabili, le domande insulse, le frasi senza senso, il “come stai” che non interessa a nessuno… la chiamiamo routine normale che permette di non dovere tutti i momenti decidere che fare. I giovani la chiamano noia e qualcosa per “ingannarla” ci vuole, magari di chimico.

E’ un’altra però la quotidianità di chi ha in cuore un sogno: se  ti canta in cuore l’amore quella noia imbattibile che rimonta continuamente, scompare! Se hai una meta, si nasconde.

Era forse così la “routine” di quel vecchio prete del tempio di nome Zaccaria che non s’aspettava più niente dalla vita, che ogni settimana andava al tempio a svolgere i suoi riti che gli sembravano sempre più vuoti. Era una vita che infondeva incenso e a turno entrava nel Santo dei Santi a lodare Dio a nome di tutto il popolo; era una vita che tornava a casa da sua moglie, s’aspettava un figlio e non ne aveva; era una vita che sospirava un discendente e si ritrovava vecchio, stanco e rinsecchito a fare le stesse cose senza slancio.

Ma i tempi di Dio maturano quando decide Lui.

Nelle volute di incenso un giorno compare un angelo del Signore: gli si presenta davanti una visione, soprattutto si sente muovere il sangue nelle vene come ai bei tempi della sua giovinezza, perché da quella voce riemerge un sogno da tempo spento e dimenticato, tornano parole come bambino, vita, nascita: “Ti nascerà un figlio. Tu credi di essere rinsecchito come un ramo secco, invece Dio ti dà un figlio. E’ finita non solo la tua attesa, ma quella dell’umanità! Tu che pratichi sempre il tempio, tu che leggi la Legge e i profeti, tu che sei stato tante volte a sospirare come Isaia un Messia, tu che hai intonato spesso quel “piovete cieli dall’alto e le nubi mandino il giusto” … Ecco, il tempo è questo e tu ne fai parte integrante: Tuo figlio sarà il dito puntato sulla salvezza che viene!”

E il vecchio prete rinasce: è tirato dentro una storia più grande di lui come è sempre per ogni uomo che ascolta Dio.

Ogni nostra storia è grande, perché ha un compito da svolgere che Dio ci ha dato: la famiglia, la società, l’amicizia, il bisognoso, il malato, l’infermo, il futuro del mondo.

Tutti siamo dentro da protagonisti nella storia di Dio.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

19 Dicembre 2022
+Domenico

Un uomo semplice: Giuseppe, come tutti noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Audio della riflessione

Ogni uomo ha progetti di vita … per un po’ di tempo, quando è ragazzo, sogna,  li confonde con le veline della Tv, con le figure eroiche dello schermo, con gli atleti di uno sport, con le professioni patinate … poi un po’ alla volta si costruisce ideali concreti: mette in fila allenamenti, studi, ricerche, sforzi per dare corpo ai sogni, gambe e cingoli alle sue aspirazioni.

Immagino Giuseppe – San Giuseppe – un giovane così: un lavoratore, un carpentiere – come dice il Vangelo – un giovane che accetta la vita, la vede come un campo di prova e una occasione di felicità semplice e autentica … e dentro questo suo progetto ci sta l’amore; ci sta il desiderio di donare il cuore a una ragazza, di affrontare con lei le sfide della vita, le semplici gioie di uno sguardo negli occhi, di un tenero affetto nei corpi, di fare una famiglia insomma, di spendere i suoi sentimenti nella storia di un amore pulito, nella intimità di una casa … e incontra la ragazza del cuore, e comincia a dare concretezza ai sogni.

La ragazza è Maria: decide di sposarla … ogni popolo ha le sue usanze, i rapporti con i genitori da curare, le tradizioni che accompagnano il nascere di una famiglia. Non sono fatti esclusivamente personali gli affetti accolti e donati per costruire una famiglia, sono parte integrante della vita di una comunità, dell’intreccio di relazioni delle famiglie: Eè sempre un gioco tra interiorità e intimità da una parte e comunità e società dall’altra.

Proprio in questo tempo bello e progettuale Giuseppe vede che Maria si porta un segreto che lo sconvolge: aspetta un bambino e non è il suo.

La sua umanità tesa al progetto, alla realizzazione del sogno della sua vita ha un appannamento: non vede più chiaro, si sente scavalcato da qualcosa che subito immagina di grande. Non si adatta all’interpretazione più banale, ma scava nella sua storia di amore con Dio e di amore di Dio verso il suo popolo la ricerca di una risposta.

Affida alla sua fede e non ai suoi risentimenti o alle interpretazioni facili e denigratorie in cerca di una magra consolazione … affida la domanda lancinante: “che vuole Dio da me?  Il mio bel progetto non è il suo. C’è qualcosa d’altro”.

Ferma allora la sua storia, offre a Maria il massimo rispetto e dignità di scelta: la vuol rimandare nel segreto. Tutto deve rimanere nella coscienza pulita sua e nella storia inaspettata, ma sicuramente scritta in Dio che sta vivendo Maria, tanto la stima e le vuole bene! Ferma allora i suoi sogni e ne aspetta altri … e Dio vede la sua forte fede e gli svela il segreto: “Non temere Giuseppe: sei proprio un giusto, non avevo alcun dubbio sulla tua integrità. Ti affido Maria, si porta in grembo il Figlio di Dio, la sorgente di quell’amore che riempie la tua vita, quella di Maria e quella del mondo”.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

18 Dicembre 2022
+Domenico

L’incarnazione: le nostre vite danno la carne a Cristo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,11-17)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Audio della riflessione

Quello che sempre ci sorprende, che ha dell’inverosimile, che ci scomoda nella nostra religiosità spesso superficiale è accettare che Dio, l’Assoluto, quell’essere che immaginiamo ci sia, ma che non vediamo, che non cade sotto i nostri microscopi o raggi X, sotto i nostri rivelatori anche intelligentissimi, ecco, quell’essere che ha creato cielo e terra abbia deciso di farsi uomo, di mescolare la sua vita alla nostra. Questo ha significato che Dio prendendo una carne umana si inscrivesse nel tessuto delle nostre relazioni, prendendo un volto entrasse nel giro delle nostre somiglianze.

Quando nasce un bambino in casa si scruta il suo volto e più tardi il suo modo di fare, di camminare, di reagire, per vederne i lineamenti e collegarli a quelli del papà, della mamma, degli zii, dei nonni, dei parenti: ogni bambino che nasce fa parte di un popolo, di una storia, della caratterizzazione somatica di una razza, ha un colore della pelle, la configurazione precisa di una etnia.

Ebbene anche Dio, entrando nella storia ha preso i lineamenti di un popolo, ha mescolato nel suo sangue e nei suoi lineamenti, nel suo carattere e nei suoi sentimenti, i tratti del popolo di cui è venuto a far parte.

Il Vangelo di Matteo, ci offre un genealogia: una successione di nomi che fanno risalire Gesù ai capostipiti del suo popolo, del popolo ebreo. In questa linea, in questo albero genealogico ci stanno buoni e cattivi, santi e peccatori, nobili e plebei, figli buoni e figli degeneri.

Questa carne e questo sangue ha voluto prendere, questi caratteri e queste doti, queste qualità e questi difetti: Gesù non è un mito, non è una idea, non è un extraterrestre, ma un uomo impastato di storia e di conquiste, di disfatte e di progressi come noi … e anche oggi nella sua venuta non disdegna di prendere su di sé i caratteri e le tensioni della nostra umanità, le nostre sofferenze e malattie, il peso delle nostre colpe e del cattivo uso della nostra libertà: è per questo che sentiamo il Natale come qualcosa di intimo, di personale.

E’ vero Gesù assume i nostri lineamenti, perché noi copiamo in maniera originale nella nostra vita i suoi, perché abbiamo davanti agli occhi sempre una umanità nuova come l’ha rifatta Lui, senza peccato.

C’è speranza allora in questa nostra umanità: non siamo alla deriva, ma a una sorgente di vita nuova.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

17 Dicembre 2022
+Domenico

L’attesa distratta dell’umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5, 33-36)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».

Audio della riflessione

Il mondo nel quale viviamo è carico come non mai di problemi: ci stanno crollando anche le certezze nascoste di qualche piccolo gruzzolo che eravamo riusciti a mettere da parte, vengono stanate e distrutte vecchie sicurezze e speranze … dobbiamo tirare la cinghia e ci dicono che dobbiamo spendere per far circolare risorse e danaro, lavoro e futuro .. siamo in un circolo vizioso che ha per centro sempre e solo noi, le nostre abitudini, i nostri sfizi, i nostri privilegi…

Si avvicina Natale e noi siamo tremendamente distratti, un po’ troppo gonfi di noi, talora preoccupati, ma sempre con lo sguardo autocentrato.

Resistono le nostre tradizioni: si avvicina natale e i nostri ragazzi moltiplicano concerti e feste, visite ai presepi e piccole solidarietà. Le luci stanno da tempo indicandoci le strade dei regali e dei consumi … ma noi vogliamo che queste luci indichino anche la strada di un Dio che si fa uomo, che dentro queste nostre belle abitudini si inscriva sempre un’attesa fatta di silenzio e di ascolto, di contemplazione e di sobrietà: le cose non meritano tutto il nostro affanno!

Spesso crediamo che la soluzione dei nostri problemi sia avere i soldi necessari per vivere … prima invece occorre avere un cuore e una mente pulita, una coscienza retta, un amore alla verità assoluto.

Se leggiamo le sacre scritture, se ascoltiamo il Vangelo ci appaiono all’orizzonte personaggi che ci danno indicazioni buone: Giovanni il Battezzatore ci dice che occorre convertirsi, fare una inversione a U nella nostra esistenza; Isaia ci rimprovera di rifugiarci in isole consolatorie anche religiose e di lasciare sole le persone ammalate e sofferenti, ci dice che non basta vivere di tradizioni, ma occorre vivere di azioni altruiste.

All’inizio di questa novena che ci accompagnerà ogni giorno fino alla notte di Natale, si può osare di più: si può scrivere nelle preoccupazioni del comperare la calma dell’essere, la calma del pregare, dell’aspettare, dell’ascoltare quelli che abbiamo vicini e quelli che  vogliamo vicini … dicono i profeti che la nostra salvezza è più vicina ora di quando cominciammo a credere.

E’ vero, soprattutto se la aspettiamo come un dono che viene dal Signore.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

16 Dicembre 2022
+Domenico

Un dito, ma soprattutto una vita, puntata sul messia, su Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 24-30)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro».

Audio della riflessione

Esistono nella storia dell’umanità tante persone che con la loro intelligenza, umanità, generosità, decisione hanno aperto nuove possibilità di vita a tanti uomini e donne: in primis i genitori che, dandoci la vita, ci hanno immesso nella storia umana,  nella condivisione di doni personali che messi assieme hanno fatto la storia dell’umanità. Questa storia si è mescolata con quella di Dio, per sua esplicita volontà …

… ma non è stato facile per Gesù riuscire ad accendere la voglia di conoscerlo per colui che veramente era, per quel che era, e che si sarebbe manifestato.

Sta di fatto che con la vita che ci fu regalata da papà e mamma, siamo riusciti ad esistere non solamente per noi, consapevoli che siamo una umanità di fratelli: dietro ogni giovane atleta o artista o lavoratore o studente c’è sempre un papà d una mamma nell’ombra che col loro lavoro, il loro amore hanno dato tutto ciò che era indispensabile per la riuscita del figlio! Non appariranno mai sui giornali o se vi appariranno, sarà sempre incalcolabile la dedizione e il sacrificio di cui sono stati capaci.

È così la figura di Giovanni Battista, chiamato appunto il precursore, colui che prepara e che scompare, colui che sa stare al suo posto, colui che vede in Gesù il punto più alto della vita e della storia e vi si mette al servizio.

“Giovanni è stato un grande” – dice Gesù alla gente: in lui si è condensata ed è arrivata al vertice l’attesa dei secoli. Ha intuito il nuovo che stava per sorgere, gli ha dedicato la vita. È stato per tutti una freccia puntata. Non ha permesso a nessuno di attardarsi a guardare a se, ma ha continuamente fatto alzare lo sguardo alla salvezza piena, che si stava manifestando, a Gesù.

Una vita da mediano – oggi si dice da assist – nella grande partita del regno di Dio: non si è mai permesso di andare sotto gli spalti dello stadio della vita a strapparsi la maglia, a far vedere la sua bravura per i risultati ottenuti … ma ha sempre passato la palla goal a Gesù., che ha sempre fatto centro ed è sempre stato centrale nella sua vita, per la vita di noi tutti.

Abbiamo bisogno di sentirci anche noi frecce puntate a qualcosa di più grande di noi: i cristiani non portano a se stessi nel mondo, non portano i propri interessi, ma tentano e desiderano fare da strada per Gesù Cristo.

Il cristiano fa una vita da mediano perché spera che Gesù arrivi a tutti: gli fa da assist, lo serve al massimo, perché è sempre Gesù che deve crescere nelle vite di tutti, nel mondo e nella storia e noi stare nelle quinte.

15 Dicembre 2022
+Domenico

Sei tu Gesù colui che deve venire, che aspettiamo?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 19-23)

In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”».
In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Audio della riflessione

Non mi nascondo che qualche volta nella mia fragile fede, mi sono fatto questa domanda di fronte a tutta la storia di vita cristiana che è seguita alla morte e risurrezione di Gesù.

Questo mondo è cambiato almeno un poco con due millenni di cristianesimo, di Chiesa o di chiese? Quel Gesù di cui mi sono innamorato e che ho tentato e tento di seguire ha provocato in me quella redenzione che ha promesso ad ogni creatura e al mondo intero? O meglio ancora … ho lasciato che la mia vita si immergesse senza alcuna riserva nel suo piano di amore? Sono stato capace e lo sono tutt’oggi di leggere negli avvenimenti umani, personali, di chiesa o di società, di mondo intero la  salvezza dell’umanità per cui è morto di amore in croce Gesù?

Queste domande … e questa domanda che ha fatto giungere a Gesù Giovanni il Battista è il senso della storia di Israele: continua ad aleggiare sulla storia! Quanta gente ha atteso e attende o vuol affrettare l’irruzione della giustizia nel nostro mondo o lo sognano più umano! Quanta gente ancora sta soffrendo sotto il peso dell’immensa malvagità della terra!

Gesù ebbe l’immensa audacia di affermare che la dimensione del mondo nuovo è ormai una realtà sulla terra: i poveri ricevono la buona novella, gli storpi camminano, i ciechi vedono, i morti risorgono. Questa pretesa scandalizza, anche se è vero che con Lui questi miracoli sono avvenuti creando magari anche qualche illusione… ma in fondo tutto resta come prima: oppressione, miseria, malattie, corruzione dei corpi nelle tombe pure….

Su di lui il mondo è diviso: i giudei di tutti i tempi, i rivoluzionari,  anche i semplici increduli lo ritengono un fallito. Può aver avuto buone idee, buonissime intenzioni, ma tutto è rimasto come prima, se non peggio ancora nell’anno 70 alla distruzione di Gerusalemme.

La risposta alla domanda dei molti è un chiaro no! Gesù non è colui che doveva venire.

Noi cristiani ammettiamo, invece, la testimonianza di Gesù e continuiamo a sperare e pensiamo che con Gesù, col suo amore e i suoi miracoli abbia cominciato a irrompere nel mondo la verità definitiva: la vittoria della vita sulla morte.

Dio si sta rivelando a tutti attraverso la storia di Gesù, che è il centro della vita di ogni cristiano e della Chiesa e delle chiese. Per noi i miracoli di Gesù hanno senso come l’inizio di una via che passando attraverso la morte alla risurrezione universale ci permetterà di vedere chiaramente che egli era colui che doveva venire … e noi crediamo in Gesù nella misura  in cui aiutiamo i bisognosi, portiamo la buona notizia della libertà ai poveri, ci spendiamo per la pace, curiamo la natura e il creato e ci amiamo come fratelli.

Rientra, la domanda famosa, e la risposta ci impegna tutta la vita: sei tu Gesù colui che deve venire, o dobbiamo aspettarne un’altro?

14 Dicembre 2022
+Domenico

Di fronte a Dio con amore e mai autocentrati o orgogliosi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 28-32)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Audio della riflessione

È possibile impostare tutta una vita in una direzione, costruirsi una personalità forte, una identità ben definita … ed accorgersi di aver sbagliato tutto? Non si tratta di essere incerti sul chi diventare, o lasciarsi ingannare da ogni frusciar di vento, ma di percepire che la bontà sta da tutt’altra parte, che i nostri sogni di altruismo sono sempre stati un egoismo truccato.

Ti dicevano: “devi essere tutto d’un pezzo, non devi ondeggiare come una canna, ti devi fare delle convinzioni…”; hai lavorato per una vita in questa direzione, ma oggi sei di fronte a qualcosa di nuovo, che non avevi mai calcolato: scopri un lato oscuro di te che ti ha sempre dominato e ti ha chiuso nelle tue abitudini.

È quello che capitava a molta gente che incontrava Gesù: erano sicuri di sé … “noi non siamo mai stati schiavi di niente e di nessuno!”; sapevano distinguere tra una persona per bene e un ladro, tra una donna di strada e una buona moglie, tra chi osserva la legge e chi fa l’irregolare a vita … anzi andavano da lui per avere conferma: “Se lapidiamo questa donna notoriamente  adultera non è forse un’opera buona che aiuta i nostri figli a crescere bene? Se facciamo rispettare il sabato non è meritorio di fronte a questo lassismo e utilitarismo imperante? Se stiamo qui davanti all’altare facendo offerte e guardandoti negli occhi non è sempre meglio che nascondersi dietro le colonne come è giusto che facciano quelli che si devono vergognare della loro mala esistenza?”. Insomma, non siamo proprio da buttare: non siamo perfetti, ma c’è una bella differenza tra noi e le prostitute e i pubblicani che fanno i soldi sulla povera gente e disprezzano il nostro popolo d’Israele, facendo gli interessi degli occupanti romani

Ma Gesù va più in profondità: “Sì, avete dato alla vostra vita qualche bella regola, ma l’amore è qualcosa di più; vi fate paladini dell’ordine, ma vi si è seccato il cuore; sembra che mi diciate di sì, ma alla fine il centro siete voi. I peccatori e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli: questi almeno capiscono di sbagliare e si pentono, voi annegate nel vostro orgoglio, non sapete dire: “ho proprio sbagliato tutto! mi affido a te”. A mala pena lasciate cadere le pietre dalle vostre mani, perché non è politicamente corretto lapidare, ma non avete il coraggio di ammettere che avete bisogno di cambiare”.

Vivere l’avvento … è prepararsi ad adorare quel gracile bambino che sta con la madre in una stalla, e significa capovolgere le nostre impostazioni di vita che troppo spesso poggiano sul nostro io, e nello stesso tempo metterci sempre davanti a Lui, a Gesù, in preghiera, uscendo dalle nostre fragili sicurezze.

13 Dicembre 2022
+Domenico