Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Torniamo ancora, perché il vangelo ce lo impone, a riflettere e contemplare Gesù nella sua missione di annunciare il vangelo, la buona notizia che deve caratterizzare la vita del mondo. Il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.
La critica di Gesù alla ritualità ferrea del sabato per gli ebrei non nega il senso di un giorno consacrato alla lode e al riposo, ma rivela la sua unilateralità, la carenza di un senso pieno che Dio gli ha voluto dare: il sabato cessa di essere l’ultima parola, perché è giunto il regno di Dio e nel regno si incontra il mistero di Dio per gli uomini, la sua scelta definitiva di un amore che costa la morte del Figlio, ma apre all’uomanità, all’uomo e alla donna gli orizzonti infiniti della bontà di Dio.
Gesù compie solennemente in un giorno di sabato una guarigione, con tutta la forza di provocare al cambiamento che lo caratterizzava, vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una esistenza: dopo averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé, perché tutti vedano, e gliela guarisce all’istante … Discutevano pieni di rabbia – dice il Vangelo – invece di restare almeno confusi per il prodigio e di ringraziare Dio!
L’uomo dalla mano inaridita rappresenta gli stessi scribi e farisei che non riescono a capacitarsi quando in Gesù, Dio si rivela come amore, misericordia, tenerezza: non è più l’uomo per il sabato, ma il sabato per l’uomo, non è più l’uomo per Dio, ma Dio per l’uomo … perché Dio è amore! E l’amore esige di amare l’altro più di sé…
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito: è un capovolgimento della legge ed era normale che gli uomini dell’apparato religioso reagissero opponendosi.
Sarebbe stato più naturale se si fossero messi in discussione, in ascolto di questa nuova e buona notizia che Gesù incarnava.
A noi forse serve che ci convertiamo alla domenica, al dono d’amore di Gesù, a una decisa conversione a fare della nostra vita un dono a Dio nei fratelli, che nella domenica trova: sconfitta della solitudine, gioia di fare comunione e centralità della sua parola su tutto il resto.
L’amore di Dio è esigente: non può stare chiuso in un precetto, ma ha bisogno della genialità dell’uomo e della donna per trovare nuove modalità di tempi, luoghi, opere … per gustare l’amore di Dio assieme e farlo gustare a chi ne è privato.
5 Settembre 2022
+Domenico
