La vita eterna è una assoluta novità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-40)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Audio della riflessione

La pandemia ci ha obbligato ancora di più a porci il problema dell’eternità: che c’è dopo questa nostra vita terrena?  Possiamo penetrare questo al di là o dobbiamo accontentarci di vivere di congetture, di ansie, di desideri, di attese? Cerchiamo magre consolazioni o abbiamo speranza certa?

Era la domanda che facevano a Gesù anche i suoi contemporanei: Lui parlava di regno di Dio, Lui si diceva collocato entro questa grande intimità con Dio Padre … Gesù doveva allora saper dare risposte a questo assillo della verità ultima della vita.

C’è una grande verità, comunque, nella vita umana che ci può far impazzire di gioia o di paura: dal momento che siamo nati, noi non potremo non esserci sempre, è iniziato qualcosa nell’universo quando i nostri genitori ci hanno concepito, questo qualcosa è qualcuno e questo qualcuno non potrà più essere cancellato.

La vita che sperimentiamo su questa terra è solo un piccolo inizio di una eternità!

Ebbene il nostro futuro è una vita senza fine: la risurrezione traccia il confine tra i giorni che possiamo contare spesso nel dolore, talvolta nel male, sempre nella fatica e i giorni senza fine di una vita nuova. Sì! perché la fede cristiana è fede in una vita piena in Dio per ogni uomo cui giunge il suo amore in Gesù.

“Ma chi ci crede? ma come è possibile? Ma ci siamo proprio noi o una biblioteca o videoteca con i nostri ricordi? Ma come fa Dio a raccattare tutti i pezzi in cui ci stiamo dilaniando? Ti pare possibile che ci sia un posto in cui ci stanno tutte le persone vissute, viventi e che vivranno?”

Tentativi di ridicolizzare la vita futura li hanno fatti anche a Gesù quando gli hanno chiesto di chi sarebbe stata moglie in Paradiso la donna vissuta con sette fratelli maritati e morti uno dopo l’altro: sembrava proprio un caso insolubile che rendeva ridicola la credenza di una vita futura bella, giusta, riuscita … ma Gesù come sempre fa fare un salto di qualità, offre la possibilità di un colpo di ala: il futuro, il paradiso, la pienezza della vita in Dio non è l’aggiustamento dei cocci della nostra fragile esistenza, non è un faro nella nebbia, non è un compromesso, non è una improbabile mediazione che dà ragione a tutti e a nessuno … è una vita piena nel Signore, è un sole sopra ogni nebbia!

Lui darà risposta piena alle ombre di amore che nelle nostre vite tentavano di imitare la sua luce: Lui darà forza definitiva che sorpasserà ogni nostra debolezza, Lui riempirà la vita di tutti fino alla sazietà.

L’amore di due sposi qui è appena all’inizio, l’amore di due genitori qui si trova impigliato sempre tra dedizione e sconforto, tra generosità e dubbio, ma la nono sarà così: si semina un corpo mortale, debole, fragile, corruttibile – dirà San Paolo – e risusciterà immortale, fresco, forte, felice.

San Giovanni pure si cimenterà con queste attese: siamo figli di Dio e non riusciamo a immaginare che cosa grande, sorprendente è godere della gioia del Padre.

“Figlio tu sei sempre con me, quello che è mio è tuo” diceva già il padre misericordioso al figlio che non sapeva cogliere la bontà di suo padre che avrebbe dovuto riempirgli la vita, invece lui si accontentava solamente dei pranzi e dei vitelli da mangiare con gli amici.

Dio riempirà oltre ogni misura la nostra vita e questo ci basta! Quel cielo cui siamo destinati non è vuoto e può ogni giorno dare alla nostra terra la forza di viverne in pienezza l’attesa.

20 Novembre 2021
+Domenico

Essere cristiani, non è star calmi, ma sempre vivi e pronti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19, 45-48)

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Audio della riflessione

Non vi sembra che il mondo in cui viviamo sia pieno di buonismo e che tutti gli ideali, i sogni, i progetti anche grintosi che ti fai nella vita vengano invischiati in una melassa frustrante? Ci voleva anche la pandemia, con la mascherina sempre da portare e la vita sigillata nella solitudine, per toglierci anche quel poco di carica che volevamo esprimere e abbiamo dovuto sempre rimandare e tutto quello che si vive, si propone, si dice deve lasciare tutto nella calma.

C’è una batteria di proverbi che ci invita alla quiete: non svegliare il can che dorme, non cercare il freddo per il letto … ce n’è uno anche in latino per chi ha fatto il liceo classico: quieta non movére, (non smuovere l’acqua stagnante).

Insomma se c’è uno che ha qualcosa che gli brucia dentro da fare, da dire deve essere tutto funzionale al buon senso … ancor di più se uno vuol passare per una brava persona, per esempio per un cristiano.

Questo lo pensavano anche di Gesù: se è dalla parte della religione, deve essere sicuramente uno calmo, che lascia le cose come sono, che favorisce la quiete … invece Gesù è un trasgressivo, è uno che destabilizza la tua coscienza, non ti lascia in pace … “Sono venuto a mettere fuoco sulla terra e non ci sto nella pelle finché non divampi”: è tanto vero che l’establishment del tempo, il governo, la politica, il potere gli dà la caccia e lo vuol far fuori.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quella sfuriata che un giorno ha fatto nel tempio: non ne poteva più di vedere che il suo dolcissimo e amatissimo padre, Dio onnipotente, venisse trattato come un banchiere. La gente che andava al tempio anziché pregare, anziché cercare il dialogo con lui si faceva i suoi affari; il tempio era diventato una sorta di wall street, con gente esagitata che perdeva la testa per la quotazione in borsa … e Gesù rovescia i banchi dei cambiavalute e tocca così i nervi sensibili della società.

Non gliela perdoneranno più. Ma lui vuole che sia un altro il volto di Dio suo Padre che l’uomo cerca: è il volto di un padre, è un papà che ascolta le angosce, gli affanni, le debolezze degli uomini che sono tutti i suoi figli.

La sua casa è casa di preghiera, non è covo di egoismi, luogo di raccomandazioni, spelonca di ladri.

A Gesù brucia in cuore la volontà di ripulire nella mente e nella vita delle persone l’immagine di Dio: non è il Dio dei sacrifici, ma della misericordia, e Gesù in questo è trasgressivo, non è un kamikaze, perché anche per questo gesto si procura una condanna a morte, ma è un rivoluzionario del cuore, della mente.

Destabilizzare l’egoismo, non la pace e la serenità: Lui destabilizza la depressione e ridà speranza a tutti.

Ho bisogno anch’io di questa speranza.

19 Novembre 2021
+Domenico

La fede o è piena o non è fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 22-36)

Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!». Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.

Audio della riflessione

Ti capita spesso di partire deciso, spavaldo, senza calcoli, convinto e poi perdere ogni ragione valida del tuo percorso: resti fermo a metà strada, perdi ogni stimolo, cerchi invano motivi, ti senti vuoto e ti fermi.

E’ il classico mettere mano all’aratro e voltarsi indietro.

Pietro l’aveva provato sulla sua pelle quel giorno che deciso aveva chiesto a Gesù di poterlo raggiungere camminando sull’acqua: lo guardava fisso ed era talmente intenso lo sguardo, l’attrazione, il fascino che non ammetteva distanza o separazione da Gesù. Era stato in intimità con Lui, aveva capito quanto fosse grande la sua forza e l’entusiasmo si cambiò in domanda, la domanda in passi sicuri.

A un certo punto però gli vengono meno tutti i motivi dell’entusiasmo: abbassa gli occhi su di sé, si trova quel pover’uomo che siamo tutti e comincia ad affondare.

Solo la fede in Gesù lo sosteneva! Ma a poco a poco è venuto meno quello sguardo fiducioso, si è incrinata la certezza, si è inscritto il dubbio. E Gesù, non solo in questa occasione, ma anche altre volte gli si rivolge, e si rivolge a tutti noi, chiamandolo uomo di poca fede.

Siamo di poca fede, quando ci vogliamo sostituire a Dio, quando crediamo di essere noi i padroni della nostra vita, quando ci sentiamo il centro di tutto. Siamo di poca fede quando la riduciamo a ricetta per risolvere i nostri mali, a scaramanzia per le possibili disgrazie, ostentazione delle nostre sicurezze. Allora svanisce l’abbandono in Dio,  non abbiamo più lo sguardo fisso su Gesù, ma lo abbassiamo alle nostre debolezze: ci fa paura l’impegno, ci assilla la sicurezza e cediamo. Ci rintaniamo nelle nostre visioni da miopia. E’ come quando si impara a usare la bicicletta: si abbassa lo sguardo ai propri piedi sulle staffe e si perde l’orizzonte e si cadeva. 

Pietro forse voleva tentare il Signore, mettere in campo un po’ di spavalderia, ma Gesù lo prende sul serio, rende vero l’impossibile se tu ti abbandoni a Lui.

La fede non è una quantità, ma un modo di collocarsi nei confronti di Dio, una dimensione profonda dell’esistenza che non si misura a chili, ma a gesti di affidamento totale, a dialoghi fiduciosi, a abbandono convinto senza riserve … e noi vogliamo sempre sentirci amati da Dio, affidati a Lui, fiduciosi del suo aiuto, accarezzati dalla sua mano, affascinati dalla sua bontà che non ci abbandona mai.

Le figure di Pietro e di Paolo oggi sono al centro della celebrazione eucaristica perché si rivive la dedicazione delle Basiliche dei ss. Pietro e Paolo: Pietro è sempre il capo della Chiesa voluto da Gesù stesso ed è giusto che a Roma, la sede di Pietro si sia costruita una basilica proprio dedicata a lui, anche se la cattedrale del papa è san Giovanni in Laterano come vescovo di Roma.

Paolo pure è venuto a Roma e ha continuato a proporre il Vangelo fino al suo martirio ed è giusto che anche per lui, per queste due colonne della fede cristiana ci siano a Roma due basiliche a loro dedicate.

18 Novembre 2021
+Domenico

Per chi sono i talenti che Dio ti ha dato ?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19,11-28)

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”». Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Audio della riflessione

Abbiamo tutti delle belle qualità nella persona che siamo … chi ne ha di più, chi di meno, ma tutti ne abbiamo una bella, necessaria, la più importante: la vita. Supponiamo di avere solo questa … come la usiamo o la abbiamo usata? Il Vangelo queste … belle qualità li chiama talenti e dice che uno ne ha cinque, e ne realizza altri cinque, un altro due e ne realizza altri due, un terzo ne ha solo uno e va a seppellirlo perché lo vuol conservare e restituire al padrone che se lo immagina esigente, ma ingenuo!

Questo terzo per me non era sicuramente un giovane: è difficile che un giovane seppellisca i suoi talenti … lui scatta, lavora, briga, è furbo, ha fantasia, creatività, non sta mai fermo, si entusiasma. Chi si tiene il suo talento stretto e lo va a sotterrare, proprio non lo capisco: è un poveraccio! E’ vero: tu hai sempre moltiplicato le doti che ti trovi in corpo: la bellezza, la giovinezza, l’intelligenza, l’affetto, la vivacità. Quando eri in compagnia era una gioia averti dei nostri.

Spontaneità è la parola giusta. A un giovane spontaneo viene facile esserci simpaticamente. Non ha bisogno di ascesi faticosa per lanciarsi.

Ma … posso farti una domanda? Per chi hai moltiplicato la tua vita, tutte le tue qualità? Quale era il motore di questa spontaneità? Quando hai visto che tutti i tuoi amici si sono trovati con la catena della vita a terra che hai fatto? Hai cambiato compagnia. Allora non moltiplicavi che per te, ti facevi i fatti tuoi, avevi le tue mire; secondi fini no, ma incoscienza molta, autocentratura massima e specchi a non finire. Sei sempre stato tu il centro di tutto! Hai continuamente spostato il tempo delle tue decisioni, perché ti sembrava di andarti a seppellire se decidevi di sposarti o di prendere un impegno serio nella vita. 

Forse non avevi sepolto i tuoi talenti, ma li andavi tutte le mattine a lucidare, a vedere se ancora c’erano, a calcolare che non si svalutassero, a mostrarli in vetrina per convincerti che il loro valore non diminuisse.

E’ come se li avessi sepolti: quando Dio ti chiamerà non potrai dire: eccone altri cinque o altri due o altri dieci, perché se li hai usati e moltiplicati solo per te saranno ancora gli stessi. Ti sembrerà di averli moltiplicati, ma li hai solo guardati con una lente di ingrandimento, sono sempre e solo quelli di partenza.

Potevi tenere per te l’amore? Potevi tenere per te gli affetti, l’intelligenza, il tuo sorriso, la tua gioia, la tua giovinezza? Potevi far girare attorno a te tutto il mondo? Potevi vivere continuamente di rendita, senza mai metterti a disposizione? Come hai fatto a pensare che il mondo potesse diventare migliore senza il tuo semplice, ma necessario contributo?

Donare non è seppellire, ma moltiplicare! Scegliere di donare la vita non è bruciarsi, ma ritrovarla sempre piena.

Duro alla fine il padrone: li hai sprecati e quindi te li sei giocati … è meglio che li passi a qualcun altro che li metta a disposizione.

17 Novembre 2021
+Domenico

Nella vita non va mai inserito il pilota automatico

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19,1-10)

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Audio della riflessione

Non vi è mai capitato nella vita di non stare del tutto bene di spirito, di sentirvi scontenti, insulsi e di domandarvi il perché? Si passa subito in rassegna la vita: ”non ho fatto del male a nessuno, non mi mancano gli amici, il lavoro va bene, anche se potrebbe … darmi qualche soddisfazione in più, gli affetti sono soddisfacenti … eppure… manca qualcosa o c’è qualcosa di nascosto che mi tarpa le ali” … si ha l’impressione di condurre una vita col pilota automatico inserito, senza gloria e senza infamia.

Qualche tuo amico è finito sul lettino dello psicanalista per cercare più in profondità: è riuscito a darsi un po’ di smalto in più, ma le cose sono quelle di sempre.

Zaccheo un ricco sfondato non solo di soldi, ma anche di amici, di fortuna doveva stare pressappoco così, quando sentì anche lui parlare di Gesù … anzi si è informato dei suoi spostamenti.

Ormai Gesù è diventato un personaggio pubblico: dove passa spopola … e lui, Zaccheo,  per un giorno vuole disinserire il pilota automatico: si dà da fare, si guarda dentro, si scopre un borghese piccolo piccolo e vuole vedere Gesù. La gente lo ha sempre creduto un po’ stravagante: a Zaccheo infatti interessavano solo i soldi. Era piccolo e spuntava appena appena dietro la cassa, ma tanto poco lo si vedeva e tanto più riscuoteva con furbizia e inganno calcolato.

Siamo un po’ tutti stravaganti e originali, soprattutto fissati su qualcosa che ci incatena. Gli amici che ci vedono con un po’ di distacco sanno già le nostre prossime mosse. “Vedrai – dicono – lui gira, si volta, dice, promette, parla, spiega, si eclissa, ma te lo troverai sempre là”. Se sei un lazzarone, se ti piace sballare, se  vivi di avventure, se pensi solo ai soldi, se vedi gli altri come strumenti da usare, se coltivi malanimo, vai e vai  ti ritrovi là …

Zaccheo in questo tran tran quotidiano ha uno scatto: vuole vedere Gesù. Sale su una pianta … ve lo immaginate il direttore di banca in giacca e cravatta, il  professore con borsa e cappello, l’ingegnere, il monsignore, la parlamentare salire su un platano? Zaccheo rischia.

E Gesù, come sempre sorprende e risponde: “Vengo a casa tua”.

La gioia che ne segue è esplosiva: la vita di Zaccheo cambia, muta la ricchezza che si è procurato con l’inganno in  fonte di investimento e promozione gratuita. “Se ho frodato qualcuno”, dice, “restituisco quattro volte tanto”.

Ma quel che mi colpisce di più è la gioia: la vita cambia solo se in noi esplode la gioia, se siamo contenti, se ci lasciamo affascinare e riempire di gioia per qualcuno, se smettiamo di presentare quella faccia da bulldog che ci caratterizza ogni mattina e che non cambiamo prima delle 10 e del secondo caffè.

Zaccheo è stato irrimediabilmente affascinato da Cristo … e chissà se capiterà anche a noi quest’oggi!

16 Novembre 2021
+Domenico

Se Gesù si accorgesse di me?! Se ne è accorto e lo ha tenuto con sé

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43)

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Audio della riflessione

Di solito siamo gente molto seria, compassata: ciascuno ha una sua vita, i suoi pensieri … quando giriamo per strada o salutiamo o siamo assorti. Se ci capita di discutere con qualcuno facciamo valere il nostro punto di vista senza polemica. Ci definiscono persone perbene, razionali, con qualche difetto evidentemente e qualche sbandata, ma tutto sommato “normali”.

Quando però ci capita qualche disgrazia, la normalità si sgretola: se abbiamo qualche malattia poco chiara, stiamo in ansia fino al risultato delle analisi … che se puoi il risultato è positivo (una parola che sembra bella, ma che si porta dentro una condanna) allora andiamo in crisi nera.

Se c’è di mezzo la vita  a che cosa ci aggrappiamo? La nostra razionalità, il disprezzo per gente che vive di rimedi, perde i colpi! Pur di recuperare una speranza siamo disposti a fare di tutto: ci vanno bene anche i maghi o i fattucchieri, gli esorcismi e le benedizioni più strane.

A questo mi fa pensare quel cieco che stava seduto a mendicare lungo la strada, come racconta il Vangelo di Luca: che cosa poteva fare un povero cieco se non vivere della carità di tutti? Lì seduto conosceva tutti i passi della gente: il bambino che andava a scuola, la signora che si affrettava per la spesa, il vecchio che trascinava i piedi, qualche giovane sempre di corsa … qualcuno gli faceva una battuta, qualcuno lasciava cadere una moneta nel cappello, sicuramente però molti gli devono avere parlato di un certo Gesù, di Nazareth, che stava spopolando nei paesi vicini … “Quello si che è bravo! Vedessi come sa far stare zitti tutti quelli che con noi si danno arie, ma non solo: fa miracoli, guarisce gli ammalati, raddrizza le gambe agli storpi. L’altro giorno ha fatto saltare in piedi un uomo paralizzato.”

Immaginate che cosa stava nascendo nel cuore di questo cieco: “C’è qualcuno che può mettere fine a questa condanna che io ho addosso!”

Continua la sua vita da cieco, ma ha dentro una attesa … e un giorno finalmente sente un tramestio, un vociare che non è il solito della gente che torna dal lavoro o che va in sinagoga … è un correre, un chiamare e sente che c’è Gesù! Allora si mette a gridare, non sembra più il cieco tranquillo di tutti i giorni. Non lo ferma più nessuno, getta il mantello, rischia di sbattere contro il muro, ma vuole incontrare Gesù.

E Gesù gli dà la vista.

Ha sperato e ha osato: le aveva tentate tutte, ma questa volta ha trovato Gesù: non è un mago o un fattucchiere, ma la felicità piena della vita!

Ha sperato, ha atteso ed è stato salvato: non solo ha riavuto la vista, non solo si è sentito cercato, amato da Gesù, ma Gesù ha anche accettato che lo seguisse, che diventasse suo discepolo.

Il suo incontro con Gesù ora sarebbe stato quotidiano, amicale, una sequela fedele e duratura come la sua nuova vita che una volta riesplosa nella luce d’ora in poi sarebbe stata spesa anche in una contemplazione e condivisione della vita di Gesù.

Capitasse anche a noi così!

15 Novembre 2021
+Domenico

La nostra vita è una storia d’amore e di passione, non un caso

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 13,24-32)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Audio della riflessione

Una delle domande che spesso tormentano la nostra esistenza è quella del senso: Che senso ha quello che sto facendo? Che senso ha questo amore? Che senso ha la vita? Ma perché sta capitando tutto questo?

La storia che viviamo ha un senso? I telegiornali che sentiamo a ripetizione su tanti fatti spesso negativi ci aiutano a svelare un senso? Una pandemia ti capita addosso tra capo e collo e ti cambia tutta la vita, che senso ha? Ho perso due anni di giovinezza, di vita per chi? Una guerra finisce altre 10 riprendono, che senso hanno?

Uomini s’ammazzano, altri si distruggono: ha senso? Una donna ogni giorno viene ammazzata da suo marito o compagno o convivente: per chi? Perché? Tre operai ogni giorno muoiono sul lavoro, proprio dove stanno dando dignità alla propria vita, perché?

Il tempo scorre, la storia compone i suoi capitoli e li rilega nella nostra memoria e ci domandiamo: c’è un filo che li lega? quale? Verso che cosa stiamo andando? La vita sarà sempre una accozzaglia di avvenimenti messi assieme dal caso del tutto fortuito o c’è un regista occulto che li conduce? Che conduce la mia vita e tiene in mano la vita di tutti?

Chi crede in Dio è chiamato a comprendere il senso della storia alla luce di una esperienza, di una vicenda, di una persona che si è fatta Parola, Gesù: è Lui che svela il senso delle cose! E come se nella fatica e nel buio si scorga una luce, una indicazione che ti rimette in marcia, ti orienta, che ti permette di recuperare speranza e forza. È una parola che non passa.

“I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”: L’hanno ammazzato, ma è risorto.

Non siamo buttati a caso in questo mondo,  le cose che ci capitano non sono combinazioni casuali con o senza ripetizioni – come si faceva nei teoremi di matematica – per le quali alla fine una certa legge è possibile individuare. Non ci affidiamo a un grande calcolo delle probabilità che diventa certezza perché aumenta a dismisura il numero degli elementi che lo compongono: per il cristiano c’è una storia, quella parola che non passa è la storia di un amore che motiva e dà senso a tutto, anche nella sofferenza, che è sempre come quella di un parto.

La storia non è un caso, ma un disegno; la vita non è una congettura, ma una opera d’arte pensata, scritta nelle mani di Dio, sostenuta con passione.

Ogni vita non è una delle possibili combinazioni, ma la storia di una intelligenza e di un amore.

Il mondo non gira a caso attorno a un perno, ma va verso la sua pienezza che sta in Dio.

Il male non è definitivo, ma solo un gradino per la vittoria del bene … solo che noi perdiamo spesso la speranza, spegniamo ogni freccia di indicazione, non siamo più capaci di intuire che se di sofferenza si tratta nella nostra vita e nella nostra storia è solo quella di un parto, non di un funerale.

La nostra fede non è un oroscopo, ma una speranza che si fa certezza.

14 Novembre 2021
+Domenico

La fede o è forte e totale o non dice più niente a nessuno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,6-8) dal Vangelo del giorno (Lc 18,1-8)

… e il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Audio della riflessione

E’ tipico di ogni uomo chiedere: è una dimensione del vivere prima ancora che una azione o una parola o una relazione; ha alle spalle un bisogno da soddisfare, una aspirazione da raggiungere, un progetto da realizzare … si basa su un insieme di sensazioni e di desideri che costruiscono la felicità della persona, talora la propria sopravvivenza, la propria pace, la serenità della propria vita …

Ebbene una donna, tesa con tutta se stessa a volere giustizia nella sua vita, calpestata nei suoi diritti, privata della sua dignità, è al centro di un insegnamento di Gesù sulla preghiera: le ha provate tutte e non demorde, ha la certezza di una convinzione e preme con tutte le sue forze su un giudice che deve esaudirla.

L’uomo è così: deve tendere con tutte le sue forze verso la verità e la felicità della sua vita. L’insistenza nella richiesta è segno di una crescita interiore, di una consapevolezza che, a mano a mano che si fa convinzione, eleva la dignità della persona.

Dall’altra parte c’è chi può esaudire la richiesta, chi viene disturbato, talvolta infastidito, ma sicuramente destabilizzato nella sua tranquillità, nel suo potere sprezzante e dispotico … alla fine però cede e concede anche solo per sentirsi bene, senza moralità, unicamente per interesse.

La forza della richiesta convinta e decisa può cambiare l’indifferenza di una relazione prezzolata.

Di fronte alla tenacia di questa richiesta, Gesù colloca la bontà infinita di suo Padre, la delicatezza d’amore di Dio creatore, il fuoco divampante della sua misericordia: Dio non è secondo a nessuno nell’amore, è l’amore in persona, la salvezza, la pienezza della vita, la sorgente di ogni bene e di ogni giustizia.

Da questa sua parte nel dialogo con le creature non ci può essere che ascolto tenerissimo ed esaudimento totale.

Il problema, conclude Gesù, non è la pur minima mancanza di attenzione di Dio, ma se esiste nell’uomo la consapevolezza, l’atto di fede in un Dio così, se esiste nel cuore dell’orante, nel nostro cuore, un affidamento totale a Dio, una certezza di essere amati sopra ogni cosa, la sicurezza di stare a cuore a Lui, di poter abbandonarsi senza riserve alla sua volontà che è solo ascolto e pienezza di vita … e la domanda con cui Gesù termina il suo insegnamento è grave “Ma il figlio dell’uomo quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Ci sarà gente che si abbandona completamente in Dio o solo calcolatori o commercianti di un amore a pagamento?

Il cielo non è vuoto, ma lo può essere il cuore dell’uomo!

Noi che cosa rispondiamo alla domanda di Gesù? Troverà ancora la nostra fragile fede? la troverà come ce l’ha regalata o l’abbiamo distribuita a brandelli, persa e senza consistenza?

13 Novembre 2021
+Domenico

In un presente incerto, un futuro nelle braccia di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 26-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Audio della riflessione

I tempi della vita sembra scorrano spesso lenti, tediosi, tutti uguali: c’è sempre molto tempo per tutto e non ci si decide mai … si direbbe che è la legge d’inerzia che comanda, non la dinamica della forza di un colpo di reni, di uno scatto.

Eppure nella vita siamo spesso messi davanti a fatti improvvisi che ci cambiano radicalmente il modo di vivere: siamo spettatori di tragedie impensabili, di scomparse improvvise di amici, di parenti, di persone carissime … abbiamo conosciuto nella pandemia sparizioni, senza un ultimo saluto, senza commiato, di persone di cui forse hai visto un annuncio sul giornale e t’è fuggito tutto il tuo passato, ha reso incerto il presente e impossibile il futuro.

Sappiamo che tutto questo è vero, ma per una sorta di istinto di sopravvivenza dimentichiamo tutto e conduciamo la vita quasi che fosse sempre programmabile a nostro piacere.

Soprattutto c’è da mettere in conto la morte, che non siamo noi a decidere … dice Gesù “quella notte due saranno in un letto: uno verrà preso e l’altro lasciato” … e non ci serve nascondere la testa nella sabbia come lo struzzo … e allora dobbiamo avere paura? Neanche per sogno, dobbiamo solo portare sempre con dignità la nostra vita sapendo di essere fotografati nella nostra coscienza in ogni istante.

Ricordo che mio padre, una persona di una grande serenità, aveva appeso alle spalle del comodino un teschio ben disegnato a china, da lui stesso. Io all’inizio ero molto impressionato, ma poi lentamente capivo che doveva essere un elemento naturale che diceva una verità sacrosanta.

Da bambini andavamo a portare la comunione col prete ai moribondi. Entravamo, con cotte e pizzi stampati e vestine ancora più rattoppate con le candele vicino al letto del morente, ma entro una atmosfera di grande serenità.

Ma chi ha detto che i bambini hanno paura della morte? Certo se continuiamo a esorcizzarla, a nasconderla, a vederla come la disgrazia massima della vita … a farla rappresentare con le zucche a fori e candele di halloween e non come un fatto da mettere in conto su cui elaborare un atteggiamento profondamente umano, saremo sempre nella falsità e nell’inganno.

Noi cristiani sappiamo che alla fine della vita saremo messi di fronte alla sua dignità, conquistata facendo di essa un dono a chi abbiamo incontrato. Un giudizio verrà manifestato; non sarà mai una sorpresa, ma il punto di arrivo di tutta la nostra voglia di bene.

Noi abbiamo veramente la speranza nell’aldilà, sappiamo che finiremo nelle braccia di Dio: questa è più di una speranza, è la certezza della vita!

12 Novembre 2021
+Domenico

Il regno di Dio, tanto sognato e desiderato, è già in mezzo a noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 20-25)

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Audio della riflessione

Il regno di Dio, il bene, non attira l’attenzione: scava, matura, si propaga in silenzio, si attesta nelle coscienze e non nei rotocalchi o nelle pagine web.

Con questo occorre anche dire che non disprezziamo gli strumenti di comunicazione, che dobbiamo assolutamente abitare con dignità, professionalità e intraprendenza per aiutare le persone a conoscere tutte le iniziative di bene che mostrano le possibilità di impegno per tante persone che lo vorrebbero, ma sono … fasciati dalla nullità.

Occorre sempre aiutare a farsi nuovi occhi.

Tutti i discepoli erano curiosi di conoscere questo regno, questa nuova realtà e Gesù candidamente dice “guardate che il regno è già in mezzo a voi”: diceva prima di tutto di sé, diceva dell’amore fatto persona che era Lui, e che loro non si accorgevano di avere.

Avevano già cominciato ad adattarsi alla sua persona e non ne intuivano la novità: Lo ritenevano un buon maestro, un buon predicatore, un discreto taumaturgo, ma non certo il Regno di Dio fatto persona.

E’ un difetto di tanti noi cristiani di oggi, che ci siamo abituati alla figura di Gesù, magari non più aggiornata e vivificata e lasciata alle catechesi dell’infanzia o della prima giovinezza, che pure ci avevano entusiasmato.

E’ forse così anche oggi, quando non abbiamo occhi per vedere il bene che si diffonde silenzioso nelle coscienze, nelle vite dedicate di mamme e papà che lavorano in silenzio per il bene dei figli, nelle esistenze semplici e buone di giovani che vanno tutti i giorni a scuola e si preparano con coscienza a dare il loro contributo all’umanità, di ammalati che soffrono terribilmente nel loro letto ogni giorno in unione con la croce di Cristo e continuano così la sua opera di bonifica del mondo e a seminare energie di bene per tutti.

E’ regno di Dio che sta in mezzo a noi la tenacia degli operatori di pace, dei missionari che sollevano i poveri dalla disperazione morale e dalla fame. E’ Regno di Dio in mezzo a noi il servizio quotidiano alla crescita dei ragazzi di tanti educatori che ricostruiscono vite distrutte dalla droga e dal vizio; lo è l’impegno onesto di chi si impegna ogni giorno a creare lavoro per i giovani.

E’ regno di Dio in mezzo a noi chi non si stanca di proclamare la verità, andando controcorrente, e paga duramente per quel che professa; di chi macina chilometri per portare speranza, di chi viene messo ancora in croce solo perché fa del bene agli altri.

E’ regno di Dio in mezzo a noi la lotta alla pandemia, la ricerca appassionata e disinteressata nel combatterla, le vite di medici e infermieri e personale sanitario e della protezione civile immersi fino al dono di sé.

Ci sarà un giorno in cui tutto verrà alla luce come un lampo, come capita a noi quando ci scoppia dentro una verità a lungo cercata e finalmente intuita.

Prima però, dice Gesù, occorre salire su una croce, occorre cioè farsi purificare fino in fondo dall’amore… e Dio, che non ci abbandona mai, ce ne darà la forza.

11 Novembre 2021
+Domenico