La vita è attesa, dolore e gioia di un parto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 20-23)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Audio della riflessione

Doveva essere stata una sofferenza insopportabile quella degli apostoli che avevano cominciato a sperare in quello che diceva Gesù e vederlo ammazzato come un bestemmiatore di Dio, come qualcuno che li aveva traditi e ingannati. I discepoli erano nella tristezza, perché avevano visto il maestro entrare senza potenza alcuna nell’ora delle tenebre e agonizzare sulla croce. Questo durò poco. Lui nella sua risurrezione entrerà in una vita del tutto nuova, sempre di Lui, il Crocifisso e vita nuova donerà ad ogni persona. Non si tratta quindi di una ripresa solo da scoraggiamento, ma di una vita nuova cui tendere, da immaginare, da cercare come un grande novità; non sarebbe stato nessun tornare ai bei tempi, ma un inizio nuovo: una grande novità un dono assoluto; ecco perché lo stesso vangelo chiama in causa l’esperienza umana del venire al mondo attraverso il dolore del parto. Per le mamme giovani alla loro prima esperienza è preceduto da una attesa sempre molto apprensiva. I dolori del parto sono intensi, ma è intesissima la gioia di aver tra le braccia un bimbo. Dice Gesù nel vangelo: “La donna quando partorisce ha tristezza, perché è venuta la sua ora. Ma quando ha partorito il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è nato un uomo al mondo.” E’ dolore intenso quello del parto, molte donne dicono a noi maschi: voi non potete capire. E’ nel mistero della nostra esistenza. Per questo siamo diversi, per questo ciascuno ha una sua vocazione precisa, una sua originalità.

Per questa nuova nascita d’ora in avanti si spenderà Gesù. In ogni esistenza umana si creano le condizioni di un parto, si prova tristezza per una attesa che sembra infinita, per una speranza che sembra svanire, per un male che sembra sopraffarci, ma, Gesù dice, la gioia che proverete a stare con me, a incontrare di nuovo me, alla mia venuta definitiva non ha paragoni. Siamo chiamati alla gioia. Papa Benedetto continuava a ripeterlo a tutti: siamo fatti per la gioia e Gesù è la nostra gioia. Papa Francesco ha impostato la vita della chiesa sulla Gioia del Vangelo.

Per questo diventerà sempre più importante per un cristiano saper attendere, vivere di speranza, avere dentro la certezza che contro ogni apparenza, o evidenza, la croce si cambierà in gloria. Così è stato di Gesù e così sarà di ogni discepolo. Deve essere così anche il rapporto che dobbiamo avere con la vita cristiana nella sua quotidianità, nel suo svolgersi lungo la storia. Nel mondo, nella battaglia per la vita sicuramente dovremo affrontare tristezza.

La mamma non rinfaccerà mai a suo figlio i dolori del parto, ma ne trarrà sempre motivo nuovo di attaccamento e di amore anche contro ogni evidenza e ingratitudine. Siamo mamme dicono quando c’è da lenire un dolore, davanti alle bare dei figli. Non è un dolore disperato, ma la forza di una speranza.

Siamo certi che Dio ci darà la gioia come quella della mamma dopo il parto, la nostra tristezza affrontata per la giustizia e per l’amore, per un mondo nuovo si trasformerà in gioia. Il dolore è di un momento, la gioia è eterna. A noi il compito di non godercela da soli, ma di coinvolgere tutto il nostro mondo in un cuore che espande gioia vera ovunque.

27 Maggio 2022 – Primo giorno della Novena di Pentecoste
+Domenico

Per un poco solo non mi vedrete:  il vostro soffrire non è definitivo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,20) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 16-20)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Audio della riflessione

Il vangelo ripete alcune volte un poco… un altro poco… un poco ancora: leggiamolo come l’immagine di una nostra attesa che Gesù ci garantisce che si avvererà.

Non occorre perdere troppe parole per dire che la nostra vita, la vita del mondo, la conflittualità delle nazioni, la guerra, la pandemia ci collocano in un mare di sofferenza: spesso il dolore è quello che ti infliggono gli altri che ti vogliono male o che infliggi tu per la tua cattiveria, provocata talvolta da torti subiti, da risultati impediti e non raggiunti, di frustrazioni per l’incapacità sperimentata.

Gioia e tristezza si mescolano spesso nella nostra esistenza: si gioisce della nascita, si piange per una morte, si è sofferenti per la malattia che non ti aspettavi, si è contenti per la salute ritrovata … se poi sei cristiano, per i suoi seguaci Gesù predice che la loro vita sarà segnata da contrarietà: c’è un mondo che troverà gusto a farli soffrire, si scatenerà contro di loro la cattiveria di tanti.

Popoli interi sono stati spazzati via dalla faccia della terra perché si voleva estirpare il cristianesimo per sempre: le rivoluzioni contro la fede, le campagne contro Dio, le guerre contro la Chiesa hanno bagnato tante terre di sangue e dolore.

Ancora oggi si avvera quel che dice il Vangelo: “voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà!:”: E’ la prova, il male che si è abbattuto sullo stesso Gesù … è una legge misteriosa che è inscritta nella vita di chi ama Dio.

Ma la vostra afflizione si cambierà in gioia, dice il Signore. Al dolore c’è sempre una fine. Si può assolutamente dire che da quando Gesù è morto ed è risorto, il dolore, il male, la morte hanno scritto nel loro DNA la parola fine.

La crudeltà, il livore, la cattiveria, l’intolleranza, la persecuzione, la malattia, la solitudine, tutti i dolori e le cattiverie che nascono nell’umanità sono state vinte dal Dio Crocifisso! Su quella croce sono stati inchiodati tutti i mali e ne è nata la vita senza fine! La tristezza del male si cambierà in gioia del bene!

Sono solo gli occhi della fede che permettono questa visione: occorre ragionare con altri criteri, mettere la nostra speranza in Lui, per non lasciarci vincere dalla tristezza o dalla cattiveria. 

Noi sappiamo che Dio ci è sempre Padre!

Celebriamo oggi un santo, san Filippo Neri, che della gioia ha fatto la sua bandiera, il suo modo di vivere la vita, di superare le contrarietà, di educare ragazzi e tirar fuori dalla miseria poveri, di svelenire i potenti e convincerli di guardare al Signore in umiltà e servirlo nella concordia e nella pace dello Spirito: la sua parola era ricca di facezie e comunicava agli astanti l’allegria santa che traboccava dal suo cuore! I suoi detti ai giovani sono passati alla posterità come proverbi di grande sapienza! Nella celebrazione della santa Messa era spesso rapito in dolci estasi, sollevato in aria e circonfuso da ogni parte di luce celestiale: un angelo in carne! Al confessionale passava le intere giornate ed era tanta la sua abilità che non andava a lui peccatore, pur ostinato che fosse, che non andava via da lui senza rimettersi sulla retta via; taluni appunto lo evitavano per non avere a convertirsi!

26 Maggio 2022
+Domenico

Lo Spirto d’amore completa la bellezza del nostro Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Il Dio dei cristiani non è un single, sono tre persone cementate dall’amore. Se Dio fosse frutto delle nostre astrazioni intellettuali, se fosse il prodotto della nostra speculazione filosofica, se fosse il punto di arrivo delle nostre dimostrazioni sarebbe un bel motore immobile, una causa incausata, il fondamento dei fondamenti, il creatore increato e potremmo continuare.

A nessuno sarebbe mai venuto in mente di condurre le nostre intelligenze al volto di un Padre, alla gioia di vivere di un figlio, alla consolazione di uno Spirito. Potremmo frugare in Dio con tanti ragionamenti, ma la Bibbia è solo la storia di questo Dio Trinità. Così ce lo ha fatto conoscere Gesù, così lo stana dalle nostre nebbie la luce dello Spirito. Dal racconto di vita di Gesù noi riusciamo a scandagliare questo mistero e abbiamo così la garanzia che Dio non è un nostro prodotto, non è un frutto delle nostre esigenze intellettuali, è il mistero cui si possono aprire le nostre vite, la nostra storia.

All’inizio dei tempi sta proprio un consiglio di famiglia; di fronte a un mondo di uomini in fuga disperata e cosciente da Dio nella Trinità ci si domanda: chi andrà per noi? Chi si metterà a rincorrere quest’uomo inesistente? Chi ricostruirà il nostro volto nelle loro maschere, chi si immergerà nella loro sofferenza e la trapanerà per aprire un varco alla vera vita? Chi si farà compagno nella ricerca della immagine primordiale? Chi si farà uomo, chi si farà maledetto per ricostruire la dignità perduta? Eccomi, dice il Figlio, manda me. Questo retroscena trinitario è l’amore di Dio, la tenerezza di uno scambio esemplare. Stiamo vivendo l’attesa dello Spirito Santo. E’ la grande promessa con cui ha dato forza e vigore alle nostre debolezze. Ci manda lo Spirito che è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere. Colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa. Ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale, ci offre il perché di ogni nostra sete e passione.

E’ la pienezza dell’amore che dà vita, è il fuoco che brucia le nostre malvagità, che mette a prova i nostri surrogati di vita. Lo Spirito completa in noi la vita divina, facendo di noi un’opera d’arte, l’immagine di Cristo.

E con Lui è cominciata la nostra nuova vita, sono diventate caratteristiche parole come comunione, relazione, persone, rapporti, famiglia di Dio, unione, comunità e non più solitudine, autocentratura, individualità, singolarità. Deve essere così ogni persona, lo deve essere ogni comunità, lo diventa la chiesa. Il nostro Dio non è un single e la vita cristiana è una relazione d’amore, una compagnia; il cristiano non è uno che si guarda allo specchio, ma uno che si specchia negli altri.

25 Giugno 2022
+Domenico

Spirito, risana queste nostre nazioni in guerra  invase da tristezza mortale

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 5-11)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore … »

Audio della riflessione

Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza;  quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo, ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa tradisce col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.

Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione. Erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele. La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile, adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva. “Perché ho detto queste cose, la tristezza ha riempito in vostro cuore”.

Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio. La vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza.

Ma Gesù non si sottrae mai, anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile. Verrà a voi il Consolatore. Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza. E’ il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito. E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.

Vogliamo che questa gioia dello Spirito si sprigioni e vinca le trincee della guerra che sta  facendo soffrire e morire tanti innocenti, che ci sporca il cuore e la mente a tutti, che intorbida e ci divide come cristiani. Spirito invadi le nostre terre e i nostri cuori e portaci la tua pace.

Oggi festa di Maria Ausiliatrice che ha protetto e ascoltato tutte le preghiere di don Bosco ci ottenga dal Signore la pace, anche con l’intercessione di san Giovanni Bosco e tutte le preghiere di oggi dei salesiani nel mondo, in Ucraina e in Russia.

24 Maggio 2022
+Domenico

Svuotati dall’interno in attesa di una forza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 26-16,4)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Audio della riflessione

Ci sono giornate in cui si ha il morale ai tacchi, in cui senti di non avere energia per affrontare le cose di tutti i giorni: “depressione”, la chiamano i medici e sono sempre di più coloro che ne soffrono, che vedono svanire ogni energia dalla loro vita, che non trovano motivi per alzarsi la mattina … quello che ieri era grinta, oggi diventa  rabbia contro se stessi e impazienza verso tutti; si pensa che sia solo malattia, da curare con psicofarmaci, o ricostituenti, ma spesso è anche mancanza di vita interiore, di rapporto con Dio, di preghiera, di consapevolezza di sentirci nelle mani del Signore e di avere una missione da compiere! Non è sempre e solo depressione insomma, ma vuoto interiore, mancanza di ragioni per vivere e forza interiore.

Non dovevano essere molto diversi gli apostoli dopo la grande sofferenza e la grande sconfitta della croce: il popolo aveva intentato un processo a Gesù, aveva preferito a Lui Barabba, l’aveva mandato a morte.

I primi sconfitti erano loro: Gesù era risorto, ma la forza nuova di affrontare la vita da soli ancora non si manifestava … e Gesù la promette e la manda loro: “verrà il Paraclito, la forza, il conforto, l’energia vera, la grazia, la nuova presenza intima di Dio in ogni vita, colui che aiuterà a cambiare testa, a misurarsi con verità su ogni parola di Gesù, a sentirlo dentro come fuoco d’amore! Il peggio non è ancora passato, perché ora quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi: anche voi sarete messi a morte nella convinzione di fare piacere a Dio, mio Padre! Vi isoleranno, vi cacceranno, vi scardineranno dalla vostra stessa identità … non vi lascio soli soltanto tra di voi, perché ci sarà sempre lo Spirito nelle vostre vite: ve lo mando, ve lo assicuro, dovunque ci sarà una comunità che lo invoca e un apostolo con loro, Io manderò lo Spirito”

E la storia dei cristiani non è storia di kamikaze, ma di martiri, di testimoni che rispondono a ogni sorta di tormenti con cui i carnefici si divertono, con il sorriso, con il perdono, con la preghiera, senza rabbia: hanno avuto una grinta interiore che non si sarebbero mai immaginati di poter avere!

Dio ama i suoi figli e non li lascia soli: con lo Spirito nasce la speranza che non è la prima cura contro la depressione spirituale e lo scoraggiamento, ma è la nuova nascita alla vita di Dio in noi per sempre, provocata da Lui.

Non vi sembra che anche noi siamo spesso in queste condizioni, soprattutto oggi con questa guerra assurda che ci fa male e ci disorienta pure nella nostra convinzione di far tacere le armi e osare la pace? Lo Spirito ci dia forza invincibile di pace, ragioni e  convinzioni da portare a tutti e preghiere senza stancarsi.

Non ci facciamo incantare da chi vuole solo vittoria, sulla pelle di tanti innocenti, e sfruttamenti economici da avvoltoio, perché il mercato delle armi è già ai massimi livelli e vuole osare ancora di più.

23 Maggio 2022
+Domenico

La pace è più grande di noi: è un dono di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Audio della riflessione

Anche oggi in un’altra domenica di Pasqua, che continua nella nostra vita di cristiani la gioia della risurrezione, ci sentiamo di interrogarci sul suo dono primo da risorto:  la pace. Fra i tanti perché della vita, uno in particolare torna insistente alla mente umana, soprattutto se, complici le tante notizie che ci martellano quotidianamente, ci lasciamo provocare dai fatti.

Perché nel mondo ci devono essere sempre le guerre? Perché gli uomini cambiano la convivenza pacifica in contrapposizione spietata? Perché tanti giovani debbono convivere da quando sono nati con armi, bombardamenti, distruzioni, fughe, ammassamenti in campi di sopravvivenza? Perché dei popoli che vivono in pace a un certo punto sono galvanizzati da chi li lancia alla guerra?

Perché i conflitti tra modi diversi di pensare la vita, gli stessi conflitti di interessi devono per forza cercare soluzione con la guerra? Il male, la vendetta, l’ingiustizia, la ritorsione, la forza, la prevaricazione formano un anello che non si spezza e si cambia in morte, distruzione, dolore. E purtroppo ancora oggi ne siamo colpiti nella nostra umanità, nei nostri affetti e nella nostra stessa fede.  Qualcuno muove i fili e si arricchisce aumentando il suo prodotto interno lordo. Se ha una azienda di armi cerca il massimo profitto e spera che per il suo mestiere qualcuno si lasci ammaliare dalla sua pubblicità. Siamo nel massimo della irrazionalità o di una razionalità malata: una miscela senza speranza. L’uomo tenta di reagire, riesce qualche volta a contenere, ad attutire, ma dove sta la pace?

 Dice Gesù come primo saluto dopo la tragedia della Croce, dopo aver toccato il fondo cui può portare la cattiveria e l’odio umano: vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace è un dono, è qualcosa di più grande di noi. Sembra il bene più evidente l’aspirazione più normale, ma è il primo frutto di una vita nuova. E’ scardinare il male alla radice. Noi siamo capaci di farci del male, ma solo Dio può rimarginare le ferite, può riportare l’uomo alla saggezza cui da sempre l’ha destinato.

 Solo lui possiede il segreto di una vita piena, solo lui ci sa aprire prospettive nuove. I nostri sforzi, gli sforzi degli stati passano da lui, dal cuore nuovo di cui abbiamo bisogno e che con lui possiamo ricostruire e sperare e chiedere per tutti gli uomini, allora se il Signore ci fa dono della pace, troverà chi la accoglie e non la cambia in un’altra guerra. Abbiamo a disposizione anche un’altra grande persona che di pace se ne intendeva e l’ha ottenuta anche al prezzo dei suoi sentimenti di mamma: santa Rita da Cascia. Infatti ha visto morire i suoi due figli che sarebbero stati sicuramente vendicatori della morte del papà, creando un’altra guerra fratricida.

22 Maggio 2022
+Domenico

Seguire Cristo significa anche soffrire con una speranza invincibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 18-21)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Audio della riflessione

Essere cristiani, seguaci di Gesù vuol dire avere da Lui un amore incondizionato, essere sempre nei suoi pensieri, avere la coscienza che ci vuole tanto bene e che è disposto a tutto per noi. Esiste però un altro lato di questa bella medaglia e cioè che il mondo odia chi segue Gesù Cristo. I discepoli sono amici di Gesù, sono amati da Gesù, ma sono odiati dal mondo. Infatti la prima esperienza della chiesa fu la persecuzione. Ancora oggi nel nostro mondo civilizzato stanno crescendo i martiri, le persone uccise solo perché sono cristiane, perché con il loro stile di vita condannano la condotta del mondo. Il servo non è di più del suo padrone. Non può avere sorte migliore. La persecuzione era già nei primi tempi considerata come inevitabile. Era una eredità giunta dal giudaismo. Gesù visse fra le animosità e le persecuzioni e morì crocifisso. Che cosa può attendersi  il suo discepolo se è l’erede della sua parola, del suo messaggio e portatore di quelle stesse verità che condussero Gesù a morire in croce? Anche lui che è l’antitesi del diavolo, lui che è il simbolo, Lui ha fatto dei due un popolo solo, Lui ha legato fede e vita, ha abbattuto tutte le barriere, perché sapeva che esse erano responsabili del male tra gli uomini.

Noi infatti costruiamo muri, anziché ponti e chi fa ponti viene tolto di mezzo; noi diamo spazio a ciò che ci divide a partire dalla cultura, dagli interessi, dalle cattive intenzioni. Dio ci ha dato la terra e noi l’abbiamo tagliata a pezzettini, l’abbiamo circondata di reti e di confini, di dogane e di posti di blocco. Vogliamo vivere in pace, ma la pace non nasce mai dai muri, dai fossati, dai reticolati, dalle serrature, ma da un cuore che pur difendendosi dal male sa sperare di più nel bene.

La guerra in atto è una realtà che non ci aspettavamo più, anche se il grande riarmo di questi ultimi anni ce ne poteva già dare una avvisaglia di guerra imminente. La commistione di capitali versati per l’approvvigionamento delle armi sempre più sofisticate e l’uso di esse è troppo evidente, incalcolabile e difficile da districare.

Esistono però anche persone che seguono Cristo, popoli forti nella fede, poveri che sperano e pregano e invocano la presenza di Cristo. E’ necessario che continui questa testimonianza anche fragile, ma forte dell’aiuto di Dio. Abbiamo bisogno ancora della presenza di uno più grande di noi, di una continuazione dell’azione di Dio tra gli uomini. Cristo ce lo ha promesso e ce lo manderà: lo Spirito Santo, un Paraclito, il Consolatore che ci farà testimoni forti e costanti, senza paura e tentennamenti, capci di offrire il dono della pace.

21 Maggio 2022
+Domenico

Tu sei mio amico, Io ti ho scelto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,12-17)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Audio della riflessione

La vita è la cosa più bella che abbiamo: la vita è la nostra possibilità di esserci, di esistere, di gioire, di vedere, di godere dell’amicizia, di cantare, saltare, correre, sperare, sorridere e anhe lottare.

“Al di sopra di tutto” – dice Gesù – “per te sono disposto a dare la mia vita, a perderla, a rischiare di rimanerne senza, perché la voglio vedere piena in te, la voglio passare a te, voglio che sia tu a goderla: non ti offro solo qualche pezzo per un trapianto, non ti lascio i miei ricordi, le cose più belle che hanno fatto felice me, ma ti metto a disposizione la mia vita perché la tua sia piena! Servo per me non lo sei mai stato; schiavo di qualcosa, ma non di me, servo delle tue passioni o dei tuoi desideri insani forse lo sei stato, ma con me c’è solo libertà, c’è voglia e possibilità di realizzare i tuoi sogni, di volare con le tue musiche. Purtroppo ti lasci ingannare e finisci per servire, per farti tanti padroni cui devi e da cui non ricevi. Spesso perdi la stima anche di te, perché qualcuno te l’ha tolta. Molte volte sei schiavo dello sballo o della immagine: non sei più te stesso. Hai dentro un mistero e lo scambi per una oscurità. Io ti do la libertà di spaziare nella vita.

Tu sei mio amico, io ti ho scelto!

Tu ancora non riuscivi a farti di te una idea e io già ti amavo, così come sei. Ti ho sognato quando ho creato l’uomo e la donna, ti ho seguito con ansia quando i tuoi progenitori hanno rovinato l’armonia che avevo creato anche per te. Ti ho visto appostato come Caino, ti ho valutato quando coi tuoi fratelli aspettavi il sognatore Giuseppe per venderlo, ti ho visto prendere in giro tuo padre Noè, mi sono sostituito a te quando tuo padre ti portava a sacrificare sul monte. La tua vita è scritta sul palmo delle mie mani.

Ti ho seguito nei tuoi percorsi, ti ho visto con i tuoi amici, ti ho pedinato nelle tue ricerche di distrazione, di placebo, di amore, di posti per stare lontano da tutti. Ti ho scrutato i pensieri, ho visto che cosa hai dentro, proprio per quello che sei io ti ho scelto. Io mi sono sbilanciato per te. Voglio rischiare di fallire, non m’importa quanto mi costi. Ti voglio capace dell’impossibile.

E io ti scelgo

Ti ho letto nel cuore le fatiche a fidarti di me, le paure a mostrarti mio amico; ho visto il guizzo dei tuoi occhi quando hai incontrato possibilità di amare, ho visto anche come hai sciupato l’intensità del dono sincero. Mi sono rispecchiato nella tua voglia di amare anche se poi ho registrato la tua pigrizia.

Ma io ti scelgo

Ho abitato le tue paranoie con i tuoi amici, a sera in attesa di qualcosa o qualcuno che non arrivava mai, la tua sete che tentavi di far passare con la birra, la tua noia e le tue fughe

Eppure ti scelgo

Ho visto le tue preoccupazioni con il tuo corpo, non ti senti mai in forma, non ti piaci oppure ti piaci troppo e credi di essere il padrone della tua vita, tanto che la butti, ti ho fermato il piede che pigiavi senza senno sull’acceleratore.

Ancora e sempre  ti scelgo

20 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Vi ho detto questo perché la mia gioia sia anche la vostra

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni dal Vangelo del giorno

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Audio della riflessione

Nella vita è importante sentirsi di qualcuno, credere che ci sia qualcuno che  ti vuol bene. E’ importante per un bambino che ancora non ragiona e non sa usare l’intelligenza. Sentirsi di qualcuno non è una percezione dell’intelligenza, ma della vita, è un sentimento, è una sensazione, è un clima, una esperienza che senti dentro, che nessuno ti può dire a parole per ingannarti. E tanti bambini tornano a parlare, a smettere di essere balbuzienti, a camminare, a dormire, a sorridere, a crescere, solo perché si sentono di qualcuno.

Questo qualcuno a cui ci sentiamo di stare a cuore è Gesù. Gesù è così per noi. Noi dobbiamo avere questa consapevolezza, questa sicurezza, questa verità che ci qualifica come uomini e donne e come cristiani. Quando ti svegli al mattino, quando riesci a rientrare in te stesso per quelle fessure che ti vengono lasciate nella vita, quando ti senti solo, sappi che questa verità ti deve possedere completamente.

Gesù ha convogliato sulla nostra vita tutto l’amore che Dio ha per Lui. Utilizzando il linguaggio religioso del suo popolo, Gesù dice “comandamento”. La parola comandamento per Lui non è legge, non è precetto, non è qualcosa di scritto che ti lega, non è raccomandazione petulante, diritto esigito, tanto meno legame o conto da pagare, ricatto o condizione, è solo amore.

A Gesù tornano in mente i sogni che la Trinità si era coltivata da sempre per gli uomini, rivive la passione profonda di Dio che con ansia sta a vedere se gli uomini sono capaci di usare la loro libertà per amare, vive nella sua vita la tensione del ricupero della bontà dell’uomo, non calcola che cosa gli costa, vuole solo mettersi a disposizione, vuole solo manifestarsi e mettere in atto amore. E l’amore allora assume tutti i connotati del dono a prezzo della vita. Non c’è amore più grande di chi sa dare la vita. Lo ha detto spesso ai suoi apostoli e soprattutto lo ha realizzato proprio nel morire in croce. E’ la grande luce, il grande mistero di come Gesù ci ama e si colloca in ciascuno di quelli che noi chiamiamo prossimo, anche i più poveri, perché pure noi li amiamo.

19 Maggio 2022
+Domenico

Siamo sempre e solo rami che debbono stare legati alla pianta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 5-8) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Audio della riflessione

Pianta e rami, vite e tralci, sorgente e ruscello, sono abbinamenti che non possono stare slegati. Non scorre acqua se il ruscello non è legato a una fonte viva, non scorre vita se un ramo non è attaccato alla pianta, non c’è possibilità di dare un grappolo se un tralcio vien staccato dalla vite. Non c’è bontà nell’uomo se non sta attaccato al sommo bene; non c’è amore nell’uomo se non sta attaccato alla sorgente dell’amore che è Dio. Il mondo è tutto una serie di interazioni, di collegamenti, di fili che non legano, ma fanno circolare vita. La nostra autosufficienza vorrebbe che tutto partisse da noi. Noi ci crediamo la bontà, e non ci accorgiamo che da soli sappiamo soltanto essere cattivi; noi ci illudiamo di essere la gioia e non ci accorgiamo che ci caratterizza di più la noia; noi passiamo per generosi, invece ci caratterizza di più l’egoismo. Abbiamo perso la strada della sorgente, dobbiamo risalire il fiume della vita e avere il coraggio di ritrovarne la fonte.

Ecco perché tanti santi non smettevano di pregare: stavano sempre in contemplazione e in contatto diretto con la sorgente; avevano la coscienza che solo guardando a Dio intensamente ne potevano accogliere il dono. Abbiamo tanti mezzi per risalire alla fonte: la preghiera, l’ascolto della Parola, la liturgia, la contemplazione delle opere di Dio, la stessa accoglienza del povero. Quante persone si sono ritrovate piene di vita perché hanno avuto il coraggio di stare con i poveri, di amarli e li hanno visti come sorgenti da cui scaturiva l’amore di Dio.

Quando sperimentiamo aridità, vuol dire che il tralcio si è staccato dalla vite, significa che non comunichiamo più con Dio, ci siamo riempiti troppo di noi, abbiamo sostituito la sorgente con pozzanghere, per comodità, per abbassamento del gusto del vero e del bene. Vivere la vita di grazia non è un automatismo, ma una apertura costante alla luce di Dio, una decisione radicale di stare dalla sua parte, di lasciarci invadere dal suo stile di vita, dalla sua grazia.

Non solo, ma non riusciamo nemmeno a immaginare quanto bene Dio può far nascere dalla nostra debolezza, dalla nostra incapacità, dalla nostra stessa malattia, dalla povertà. Dio, il suo regno lo costruisce con le nostre fragilità; con queste sa ridare vita ad ogni morte del cuore e dello spirito, del mondo e delle sue strutture. Con lo Spirito sa costruire anche pace nelle nostre guerre assurde, serenità dove c’è odio, libertà dove c’è schiavitù, basta che ne invochiamo la presenza, che apriamo una fessura nel nostro egoismo, una invocazione nella nostra superba autosufficienza.

18 Maggio 2022
+Domenico