La tenacia della Pace

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 27-31)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Audio della riflessione

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di benessere, di tranquillità, di serenità … calma, tranquillità, distensione, soprattutto assenza di guerre, visti i tempi in cui viviamo.

Ancora molti pensano che la guerra sia una realtà “necessaria” che ci deve per forza essere, che serve a risolvere i problemi, il contenzioso, a punire i reprobi, a fermare i terroristi o gli invasori … purtroppo, e ce ne stiamo facendo una esperienza personale, tutte le volte che si inizia una guerra per ristabilire l’ordine, si crea un altro disordine più grave e non se ne vede mai la fine!

Giovanni Paolo II, e tutti i papi, hanno sempre consigliato, supplicato i capi dei popoli di non ricorrere alla guerra per risolvere i problemi, ma non li ha mai ascoltati nessuno!

Nessuno avrebbe pensato che questi pensieri “normali” nella nostra vita quotidiana fino a ieri, oggi potessero essere addirittura cancellati: Siamo caduti nella trappola dell’aumento delle armi come unica soluzione alla guerra … e sappiamo tutti che oggi le guerre sono diventate molto più distruttive e coinvolgono non solo quelli che fanno il “mestiere della guerra”, ma bambini e persone innocenti. 

In questa stessa ultima guerra le persone meno colpite sono proprio i soldati e la potenza di fuoco, i massacri indiscriminati, le torture e uccisioni più efferate si scaricano su civili inermi; le deportazioni sono programmate anche per bambini, sotto la scusa di non farli soffrire maggiormente, e le morti sono date a gente ammanettata e già dilaniata da atrocità … Tutto per ottenere la pace! Infatti gli eserciti non sono più chiamati i professionisti della guerra, ma i difensori della pace, i portatori di pace.

Gesù giustamente dice: vi lascio il dono della pace, ma non come la dà il mondo. La sua è la pace che va alla radice, è quella del cuore, è la dimensione del dono, della giustizia, della remissione del torto, la pace con Dio, la cancellazione della cattiveria dal nostro cuore, la pienezza di vita che non desidera altro che esprimere l’amore!

La pace nel mondo ci sarà quando saremo tutti disposti in coscienza a perdonare, quando la nostra bontà sarà tale da far cadere le armi dalle mani di chi le impugna.

Tutto lo sforzo della nostra vita umana è affidato a Dio perché ci cambi il cuore: “Metti in noi un cuore di carne e toglici il cuore di pietra. Facci capire che la pace del mondo comincia dalla pace interiore, dal rispetto della vita sempre e comunque, da un animo che cancella da sé ogni odio, da gente che sa accettare  il sacrificio della sua vita per mantenere il mondo nella pace!”.

Purtroppo oggi pensiamo che tutto venga risolto dagli avvocati, dalla rivendicazione ad ogni costo dei diritti, da una giustizia che diventa il massimo della sopraffazione … il primo saluto di Gesù alla risurrezione è stato “shalom”, la pace, la pienezza della serenità interiore e  dell’impegno perché diventi stile di vita in ogni esistenza.

Annunciare il Risorto significa credere in una vittoria definitiva sulla morte, sull’odio e noi ne vogliamo essere i primi portatori!

Le mamme in genere sono molto più sensibili alla pace di noi uomini: se comandassero loro gli stati non entrerebbero mai in guerra, loro che sarebbero pure disposte  a morire per difendere i propri figli e invece sono obbligate a raccoglierne i cadaveri!

Maria è la madre e la Regina della Pace anche perché ha patito la morte di suo figlio su di sé e lo ha riaccolto tra le braccia come segno di pace vera per il mondo … invece purtroppo tante mamme vengono uccise tra di noi per femminicidio, che riteniamo un assurdo, ma che è lo sbocco di tanto odio coltivato a lungo nel cuore, nel pensiero.

Se vogliamo che la nostra difesa della pace nel mondo sia vera e autentica, realizzabile, dobbiamo stanare dal nostro cuore ogni traccia di odio anche se sommersi da ingiustizie.

Papa Francesco ci invita a pregare, ogni giorno di questo maggio, la Madonna per la pace.

17 Maggio 2022
+Domenico

Veniamo ad abitare in te

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 21-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Audio della riflessione

Ascoltare una parola è godere di una compagnia. Spesso quando ti senti solo, ti vengono in mente le parole degli amici, del papà o della mamma, di persone di cui hai fiducia. Ti trovi magari in difficoltà o sei sopra pensiero, o senti l’urgenza di dover decidere e trovi bello sentirti risuonare una parola dentro di te che ti dà certezza, compagnia, forza per procedere.

Con la Parola di Dio è ancora più vero. Dice il vangelo: chi ascolta la mia parola può contare sulla mia presenza. Se mi ami e ascolti quel che dico, veniamo ad abitare in te. La mia parola non è una informazione fredda, una risposta  che chiude un desiderio, ma è una presenza viva che scava dentro di te, allarga la tua domanda, la approfondisce, non la chiude come si fa con un tombino su cui  si colloca una botola, ma la ritiene una sete che  ha bisogno di una sorgente.

Gesù sta quasi congedandosi dai discepoli e sa che dopo la sua partenza si sentiranno soli. Se hanno trattato così lui, chissà come tratteranno i suoi seguaci. Se hanno ammazzato lui, se gli sono stati sempre addosso, sicuramente non tratteranno diversamente i suoi apostoli. Si preoccupa allora di non far mancare compagnia e forza: verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Siamo abitati da Dio, siamo sua dimora. La nostra vita di uomini e donne che ascoltano Gesù è abitata da Dio, il nostro corpo è tempio della sua presenza. Non ne siamo coscienti, altrimenti non ci sarebbe spazio per lo smarrimento  che spesso ci prende

La promessa non è di quelle romantiche che si fondano tutte sul ricordo, magari sulle fotografie o sui filmati, sui DVD o sui nastri magnetici o le pendrive, ma diventa una persona. Appare nella sua funzione determinante a questo punto della vita di Gesù la promessa dello Spirito Santo.

La forza che vi condurrà nella vita, la consistenza della vostra fede, il nerbo della vostra speranza, la luce per le vostre difficoltà non sarà un pio ricordo di me, un riandare con un pensiero nostalgico ai bei tempi in cui stavo con voi, ma sarà ed è già fin dal momento della mia partenza da voi una persona, lo Spirito Santo. 

La speranza non è un vago ottimismo, ma la certezza di avere nella vita la forza dello Spirito che consola, che indica, che guarisce, che illumina. E’ una presenza non una congettura o un desiderio. Non è un “sarebbe bello se”…, ma io sono con voi  e non  vi  lascio soli.

16 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

L’amore è sempre fuori di ogni schema, perché l’amore è Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 31-35)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Quand’egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Video della riflessione

Da che mondo è mondo si è sempre cercato di interpretare quello che ci capita attorno, di dare un senso al come viviamo, di trovare delle ragioni: abbiamo apposta l’intelligenza! Allora ci diamo da fare per trovare ipotesi, punti di partenza, studiare sequenze logiche, mettere in campo tutti i punti di vista e arrivare a delle conclusioni in una lunga serie di cause e effetti … ma in questo procedimento razionale c’è sempre qualcosa che non quadra, che non sta nello schema: avevi fatto tutte le tue previsioni invece interviene qualcosa che sconvolge tutto!

Uno di questi – chiamiamoli – “imprevisti” è l’amore: sei un giovane, hai già imparato a calcolare per filo e per segno il tuo tempo, i tuoi obiettivi, hai stabilito tappe, scansione di passi precisi … vedi quella persona, ti senti addosso qualcosa che ti destabilizza, e diciamo per convenzione “cuore” … cambi ritmo, tempi, vuoi a tutti i costi incontrare quella persona e ti cambia la vita. … non puoi più non pensare a lei: per lei fai pazzie, non stai più nella pelle!

Ma perché due sposi che hanno trovato un buon equilibrio tra loro a fatica, un giorno perdono tutto e lasciano spazio a uno, due, tre figli? Ma chi glielo fa fare oggi di spendere la vita – e la parola “spendere” è proprio vera – mentre si desidera il bene dei figli, si aspetta con ansia che crescano, la propria vita di sposi si consuma?

E’ ancora l’amore!

Chi glielo ha fatto fare a Dio di curare l’uomo, se poi per tenerlo in vita ha dovuto mettere in conto per sé, in suo Figlio, la croce? Ancora e soprattutto l’amore!

Questa esperienza fuori da ogni logica, questa destabilizzazione degli schemi, questo “non prevedibile” è il motore stesso dell’esistenza! Ma qualcuno può dire che l’amore è una trappola camuffata …”Tutto sommato è ancora una sottile forma di commercio, do ut des, ti amo per avere qualcosa in cambio” …

In Dio sicuramente non è così: Come io vi ho amato, così amatevi anche voi, gli uni gli altri.

Il primo desiderio di Dio è che l’amore di cui ci ha riempiti e ci riempie singolarmente ogni giorno si riversi pienamente su tutti gli altri che ci circondano … è come un padre e una madre: l’amore che ogni giorno riversano sui figli non è perché ritorni a loro! Sarà un vero amore, e un amore riuscito, non soprattutto se i figli avranno gratitudine per loro, ma se sapranno, in forza di questo amore, formare un’altra famiglia, avere il coraggio di lasciare padre e madre e rinnovare l’avventura dell’amore in nuove famiglie!

La risposta nostra all’amore di Gesù non prende una direzione “verticale”, ma si diffonde orizzontalmente, o meglio, le due direzioni si sovrappongono diventano una sola, perché l’una non può stare senza l’altra.

La risurrezione di Gesù è l’esplodere del suo amore che, attraverso chi si sente amato, raggiunge ogni persona.

Roma 15 Maggio 2022 – Quinta Domenica di Pasqua
+Domenico

Contempliamo  Gesù, che ci continua a scegliere

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.

Audio della riflessione

Nella vita è importante sentirsi di qualcuno, credere che ci sia qualcuno che  ti vuol bene. E’ importante per un bambino che ancora non ragiona e non sa usare l’intelligenza. Sentirsi di qualcuno non è una percezione dell’intelligenza, ma della vita, è un sentimento, è una sensazione, è un clima, una esperienza che senti dentro, che nessuno ti può dire a parole per ingannarti. E tanti bambini tornano a parlare, a smettere di essere balbuzienti, a camminare, a dormire, a sorridere, a crescere, solo perché si sentono di qualcuno.

Questo qualcuno a cui ci sentiamo di stare a cuore è Gesù. Gesù è così per noi. Noi dobbiamo avere questa consapevolezza, questa sicurezza, questa verità che ci qualifica come uomini e donne e come cristiani. Quando ti svegli al mattino, quando riesci a rientrare in te stesso per quelle fessure che ti vengono lasciate nella vita, quando ti senti solo, sappi che questa verità ti deve possedere completamente.

Gesù ha convogliato sulla nostra vita tutto l’amore che Dio ha per Lui. Utilizzando il linguaggio religioso del suo popolo, Gesù dice “comandamento”. La parola comandamento per Lui non è legge, non è precetto, non è qualcosa di scritto che ti lega, non è raccomandazione petulante, diritto esigito, tanto meno legame o conto da pagare, ricatto o condizione, è solo amore. Non è nemmeno un lucchetto per quanto romantico sia, è solo amore.

A Gesù tornano in mente i sogni che la Trinità si era coltivata da sempre per gli uomini, rivive la passione profonda di Dio che con ansia sta a vedere se gli uomini sono capaci di usare la loro libertà per amare, vive nella sua vita la tensione del ricupero della bontà dell’uomo, non calcola che cosa gli costa, vuole solo mettersi a disposizione, vuole solo manifestarsi e mettere in atto amore. E l’amore allora assume tutti i connotati del dono a prezzo della vita. Non c’è amore più grande di chi sa dare la vita.

La vita è la cosa più bella che abbiamo, la vita è la nostra possibilità di esserci, di esistere, di gioire, di vedere, di godere dell’amicizia, di cantare, saltare, correre, sperare, sorridere e lottare. Al di sopra di tutto, per te sono disposto a dare la mia vita, a perderla, a rischiare di rimanerne senza, perché la voglio vedere piena in te, la voglio passare a te, voglio che sia tu a goderla. Non ti offro solo qualche pezzo per un trapianto, non ti lascio i miei ricordi, le cose più belle che hanno fatto felice me, ma ti metto a disposizione la mia vita perché la tua sia piena.

Servo per me non lo sei mai stato; schiavo di qualcosa, ma non di me, servo delle tue passioni o dei tuoi desideri insani forse lo sei stato, ma con me c’è solo libertà, c’è voglia e possibilità di realizzare i tuoi sogni, di volare con le tue musiche.

Purtroppo ti lasci ingannare e finisci per servire, per farti tanti padroni cui devi e da cui non ricevi. Spesso perdi la stima anche di te, perché qualcuno te l’ha tolta. Molte volte sei schiavo dello sballo o della immagine. Non sei più te stesso. Hai dentro un mistero e lo scambi per una oscurità. Io ti do la libertà di spaziare nella vita.

Tu sei mio amico, io ti ho scelto, tu ancora non riuscivi a farti di te una idea e io già ti amavo, così come sei. Ti ho sognato quando ho creato l’uomo e la donna, ti ho seguito con ansia quando i tuoi progenitori hanno rovinato l’armonia che avevo creato anche per te. Ti ho visto appostato come Caino, ti ho valutato quando coi tuoi fratelli aspettavi il sognatore Giuseppe per venderlo, ti ho visto prendere in giro tuo padre Noè, mi sono sostituito a te quando tuo padre ti portava a sacrificare sul monte. La tua vita è scritta sul palmo delle mie mani.

Contempliamo questa tenerezza di Gesù nella nostra vita, e per la vita di ogni persona, lontana o vicina che sia dalla vita cristiana.

San Mattia l’apostolo che oggi festeggiamo ci dia la forza di seguire Gesù, come lo ha seguito lui.

14 Maggio 2022
+Domenico

Il servo non è più del suo padrone

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 16-20)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: “In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”.

Audio della riflessione

Ma, ad essere cristiani che cosa ci guadagniamo di palpabile e concreto? potrebbe chiedere qualcuno (o l’abbiamo pensato forse anche tutti noi). Siamo dentro questo progetto di Dio, abbiamo tentato di capirlo, ne siamo convinti perché lo vediamo bello, ma ci occorrerebbe ancora qualche concretezza in più. E’ una domanda impertinente, perché la poniamo a Gesù proprio appena dopo che ha lavato i piedi agli apostoli, in quella atmosfera di triste presagio e scarsa consapevolezza per tutti gli apostoli di quello che sarebbe accaduto dopo, a cominciare dall’orto del Getsemani.

 Gesù  entro un discorso in cui con alcune affermazioni quasi permette una identificazione tra Lui che manda e chi è mandato dice esplicitamente che “il servo non è da più del suo padrone”; infatti nell’antichità il messaggero del re aveva lo stesso trattamento del re, era in posizione di dignità come quella di colui che lo mandava. Maltrattarlo voleva dire offendere gravemente colui che egli rappresentava,.

Il significato più pertinente però è che il servo patirà le stesse persecuzioni che capiterà di sopportare al maestro. Insomma l’identificazione non è un atto di onore, di privilegio, di trattamento , di tenuta in considerazione privilegiata rispetto ad altri, ma un atto di coinvolgimento nelle stesse fatiche del maestro e soprattutto nello stesso dono totale che il maestro farà della sua vita. Incomincia a dire a ciascuno di loro che devono lavare i piedi  gli uni agli altri, come ha fatto Lui. Gli apostoli infatti daranno tutti la testimonianza del loro amore a Gesù e alla sua causa con il martirio. In questo sicuramente hanno seguito l’insegnamento fondamentale di Gesù,

Non è detto che questo non debba capitare a tanti cristiani, seguaci di Cristo, come si vede nella storia anche di questi nostri giorni.

La vita cristiana, l’amicizia con Gesù è un dono unico; la salvezza regalata all’uomo è lo scopo della sua vita; quindi lo scopo della vita di ogni cristiano è di giungere alla perfezione dell’amore verso Dio e verso i fratelli, che non può essere raggiunta se non si passa dalla croce.

L’esempio del martire Pancrazio che oggi festeggiamo è uno dei tanti. Venne a Roma proprio quando scoppiò la persecuzione di Diocleziano, la più atroce di tutte le precedenti sopportate dai cristiani, falciando inesorabilmente ogni persona che avesse negato l’incenso agli dèi romani o allo stesso imperatore.

 La costanza della fede di Pancrazio, che era di bell’aspetto e che aveva solo 14 anni, meravigliò Diocleziano e tutti i suoi cortigiani presenti all’interrogatorio, suscitando nello stesso tempo lo sdegno dell’imperatore, che ordinò la decapitazione dell’intrepido giovane.

12 Maggio 2022
+Domenico

Il grido di Gesù: chi crede in me, chi vede me, vede Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12, 44-50)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Audio della riflessione

Siamo sempre un cerca di verità, di uscire dagli inganni della vita che abbiamo spesso sperimentato e che ci hanno intorbidato l’esistenza: infatuazioni, esasperazioni, scorciatoie, illusioni, promesse false di felicità, persone stimate e seguite oltre ogni ragione di plausibilità, consapevoli pure di sentirci ingannati.

Insomma esiste chi mi può dare certezze di coscienza nella vita? Nel vangelo Gesù si presenta così e quel che ha detto l’ha pagato con la vita, in una morte assurda, crudele e accettata per amore. Ecco perché il suo grido è liberatorio per la sua missione nel mondo  e soprattutto un grande dono per noi: Giovanni l’evangelista lo usa altre tre volte con solennità, sempre riferito a Gesù. Gridò, esclamò a voce alta, disse con clamore: chi ha sete in me, beva, io sono mandato da Dio, io sono venuto nel mondo come luce… Possiamo allora fare chiarezza dentro di noi e tra noi del contenuto di questo molteplice grido:

  • Credere  in Gesù  vederlo, significa vedere il Padre che lo ha mandato. Lui  e il Padre sono una cosa sola. Gesù ci riflette Dio e lo avvicina all’uomo e alla donna, all’umanità, lo fa conoscere, lo comunica. Basta cercare Dio solo nella filosofia o nelle sole facoltà di conoscenza umane
  • Gesù è la luce, nella confusione delle nostre tenebre, nella incredulità di cui molti si vantano e si sentono superiori in umanità, e seguendo questa luce possiamo dare significato vero e definitivo alla nostra vita. Come dice sant’Anselmo di Aosta: “O somma e inaccessibile luce, o totale e beata verità…Tu sei tutta presente in ogni luogo e io non ti vedo. In Te mi muovo e sono in Te, e non posso accostarmi a Te, Sei dentro di me e attorno a me, e io non ti sento. Fa o Dio che io ti conosca, ti ami per gioire di Te… qui la mia gioia sia grande nella speranza e di là sia piena nella realtà”
  • Il dilemma fede-incredulità gira intorno alla accettazione o rigetto di Gesù e questo significa anche salvezza o perdizione, vita riuscita o vita fallita, vivere in  pienezza o vivacchiare
  • La venuta di Gesù, la sua azione, la sua predicazione, il suo farsi uomo condividendo tutto della nostra esistenza, eccetto il male in sè, il peccato (perché di male ne ha subito se l’hanno crocifisso) aveva un unico scopo, non condannare, ma comunicare la vita; questo è il Progetto, (il vangelo dice comando e noi purtroppo lo pensiamo sempre una imposizione di qualcuno su un altro, qui il Padre sul Figlio), il progetto che Padre Figlio e Spirito Santo si sono dati per amore dell’umanità

Valeva proprio la pena che Gesù lo gridasse, lo annunciasse con clamore, lo facesse capire al di sopra di tutto e noi gliene siamo grati, in questo tempo pasquale di gioia, di speranza, di invocazione a Dio che ci purifichi dalla guerra e da tutti gli strascichi che si porta dietro.

11 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Contro ogni incertezza: è Lui, Gesù, il Messia

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 22-30)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Audio della riflessione

In pianura se ne vedono molto di meno di greggi di pecore, però verso l’inverno alcune invadono i nostri campi e troviamo sempre addossato al loro gregge, la baracca del pastore. Ai tempi di Gesù la scena era molto comune. Si stabiliva una sorta di linguaggio comune tra pastore e pecore, le stesse abitudini, gli stessi percorsi, gli stessi orari, le stesse consuetudini, e sopra tutte le vicende la voce che chiama, richiama, orienta, dirige, rimprovera, avverte, sferza, sospinge. Una immagine dolce di una vita dura; un quadretto forse troppo bucolico, ma denso di significato. Gesù nel vangelo spesso usa questa immagine per indicare l’amore che ha per gli uomini e la sua cura per aiutarci a trovare la strada della vita e la sua condivisione della nostra.

Lui si spende per noi; vive la nostra stessa vita, ritma i suoi tempi sui nostri, abita tra di noi, condivide orari, pericoli, corregge disordini, ha cura di ciascuno e ci spinge a stare assieme, conosce i nostri passi e i nostri pericoli, prevede le nostre deviazioni e ci avverte; ci chiama, ci orienta. Il dono che ci pone davanti, la meta cui ci orienta è la pienezza della vita. La nostra vita se non raggiunge la sua pienezza, tutta la sua capacità di espressione, tutta le possibilità di esprimersi non è degna di essere vissuta. E’ come se fossimo in una gara faticosa, esaltante e ci accontentassimo di giocare, senza l’ambizione non solo di giocare bene, ma anche di vincere.

Chi sta con lui non ci sta solo per comodità, per essere garantito, per sicurezza gratuita, ma per la pienezza di quello che Gesù propone. E’ ancora vero che la vita cristiana o è bella, da santi o non val la pena di viverla.

Spesso crediamo di essere sopraffatti dal male, dallo stesso male che nasce dentro di noi; abbiamo tante volte la sensazione che ci possa essere qualche giorno in cui per pazzia abbandoniamo la via della vita che Dio ci ha insegnato Troppe volte sentiamo di amici che hanno deciso di mollare. Erano sempre stati dedicati alla famiglia e la abbandonano per una stupida avventura, avevano sempre avuto corretta generosità e ora sono sfruttatori, coltivavano la vita interiore e ora sono solo dediti ai soldi. Ma Dio non ci abbandona se ascoltiamo la sua voce. Abbiamo la certezza che Gesù ci dà vita piena, abbiamo dal Padre una promessa: nessuno rapirà dalla mia mano le pecore che ascoltano la mia voce e che io conosco.

9 Maggio 2022
+Domenico

L’umanità deve essere sempre la culla della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: “In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”.
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Audio della riflessione

La vita è quella parola magica che ci riempie sempre di mistero. È la somma di tutti i beni che desideriamo e nello stesso tempo è vita tutto ciò che li rende possibili. È un insieme di promesse affascinanti e di incognite oscure. È tutto quel che possiamo avere e nello stesso tempo amare, tutto da riempire e godere. Il mondo, l’universo è il regno della vita. È il bene massimo per me, ma nello stesso tempo è il bene massimo per tutti. Ebbene, dice il Vangelo, la vita è popolata di ladri che non vengono se non per rubare uccidere, distruggere.

      C’è tanta  gente che vuole solo succhiarti e rubarti la vita. È il potente che ti avvelena anche l’aria che respiri, è l’ingannatore che a poco a poco, te la sottrae fino a farti schiavo, è chi te la usa per i suoi vantaggi e crede di pagartela con qualche spicciolo; è chi la uccide per mestiere perché fabbrica solo armi: ha già deciso che qualcuno dovrà togliere la vita a qualcun altro; ma ci siamo anche noi che la buttiamo per leggerezza, la soffochiamo in noi e negli altri per egoismo, per vizio; la facciamo nascere senza saperlo e la rinneghiamo e cancelliamo come se fosse un pezzo delle cose che abbiamo.

Però c’è anche chi la dona, chi la cura, chi la fa crescere. L’umanità è la culla della vita. Accanto a tanti che la rubano, uccidono e distruggono ci sono molti papà e mamme che la coltivano con assoluta dedizione, che non calcolano sacrifici per farla crescere. Dove trovano questa forza, questa convinzione, questa decisione che non ha bisogno di tante prove razionali? Tutti, anche senza esserne coscienti, l’hanno presa da Gesù.

Dice Gesù: Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. È la pienezza della vita scritta dentro i nostri giorni, nelle nostre coscienze, nel nostro DNA. Hanno tentato in tutti i modi di ucciderla, rubarla, distruggerla ma Lui, la vita, non l’hanno potuta scalfire. Ci avevano messo sopra una pietra credendo di averla cancellata, ma la pietra è saltata. La vita è Lui; l’universo è imparentato con Lui; dove c’è vita, c’è invocazione e segno della sua presenza.

E Lui ha il segreto della pienezza per ogni vita, anche per la mia.

Per capire questo segreto occorre un miracolo, occorre una forza di Dio: lo Spirito Santo, colui che aspettiamo, che già abita in noi e che celebreremo a Pentecoste.

9 Maggio 2022
+Domenico

Nessuno ci strapperà dalla mano di Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Audio della riflessione
Video della riflessione

La nostra vita è fatta di tante solidarietà, di tante collaborazioni … oggi purtroppo sembra che tutto sia segnato da contrapposizioni: siamo spaventati dalle incomprensioni che hanno portato alla guerra con lutti, morti, stragi di innocenti … oggi quando guardiamo al futuro, prevalgono inquietudine e preoccupazione … ma la nostra esperienza quotidiana ci fa anche sperimentare che la comprensione di una persona chiama in vita subito una naturale ed elementare simpatia!

Questo avviene anche nei rapporti con il Signore: chi cerca con piena sincerità e verità una conoscenza di Gesù e una adesione alle sue parole e alle sue opere ha già fatto grandi passi per arrivare davanti ad uno scenario, forse troppo bucolico per le nostre società supertecnologizzate, del rapporto tra pecore e pastore: la scena dell’intesa naturale nel linguaggio dei segni, della voce, dei richiami, il dono di poterlo seguire in ogni nostro spostamento, la certezza  che ci viene a ricuperare se ci perdiamo negli spostamenti e soprattutto la gioia che ci dà che “nessuno ci strapperà dalle mani di Dio Padre”.

Abbiamo un papà assoluto, grande, amorevole, forte, dedicato, imprevedibile nell’amore che è Dio Padre:

  • Lui non ci fa da paravento alle bombe o alle armi intelligenti, ma ci libera dall’odio;
  • Lui non ci manda le armi per continuare a difenderci o ad uccidere, ma  ci dà la forza di rischiare l’amore sempre anche ai nemici;
  • Lui non ci distrugge nessun tavolo di concertazione, ma ci dà sempre la speranza e la cocciutaggine di poter tornare a parlare, dialogare con chi ci vuole male;
  • Lui non ci intercetta i missili mortali, ma riesce a smuovere e convertire il cuore di chi continua a lanciarli;
  • Lui non ci mette gli uni contro gli altri, ma ci riconcilia con tutti perchè dà forza imbattibile al nostro essere fratelli;
  • Lui non ci sottopone a un tragico destino, ma trova sempre strade nuove per la pace!
  • Lui non ci evita il fallimento della morte come  ha fatto con suo Figlio, ma garantisce su tutti, sulle città distrutte, sulle nazioni schiavizzate la Risurrezione!

Purtroppo l’abbiamo già messo fuori gioco, perché non lo crediamo più, non lo preghiamo più e siamo sicuri che non ci sia nemmeno più perchè l’abbiamo sepolto sotto l’ultimo bombardamento che non gli abbiamo chiesto di fermare

Ma siamo convinti, perché l’ha detto suo Figlio Gesù, che nessuno ci strapperà dalle mani di Dio suo e nostro Padre.

7 Maggio 2022
+Domenico

Gesù, non abbiamo alternative: tu ci riempi il cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 60-69)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Audio della riflessione

Ci capita molte volte di sentirci chiamati dentro avventure più grandi di noi, di misurarci le forze per vedere se riusciamo ad affrontare la sfida; spesso è uno sport, molte altre volte invece è la vita, la famiglia, la casa, il lavoro. Spesso è un ideale che ci viene proposto da chi ha grandi mete, grandi sogni e vede in noi la possibilità di una risposta generosa e vera. San Giovanni Paolo II quando incontrava i giovani; li sapeva spingere a ideali alti, a imprese impossibili e a tu per tu li incoraggiava. Molti hanno fatto cose grandi nella loro vita, per la chiesa, per i poveri dietro la sua spinta.

Era così anche Gesù: proponeva ai suoi discepoli cose grandi, oltre ogni possibilità umana, ma molta gente lo abbandonava: “molti si tirarono indietro e non andavano più con Lui”, dice il vangelo. Era sta fatta loro la proposta dell’Eucaristia, del nutrirsi del suo corpo e del suo sangue. Inaudito, impossibile, troppo arduo da capire. E Gesù che vuole sempre il massimo di libertà quando fa le sue proposte, dice con molta franchezza ai suoi discepoli: volete andarvene anche voi? Volete ritirarvi? Sentite che non ce la fate? Vi cedono le forze? non riuscite a fidarvi di me? Avete in cuore l’idea che io vi abbandoni, che vi lasci soli? Non ve la sentite di osare tanto?

Non posso qui non ricordare che questo brano di vangelo che si propone oggi nelle messe era quello che san Giovanni Paolo II propose nella messa conclusiva della GMG2000, di fronte a 2 milioni di giovani, andando contro alla tradizione della GMG che alla messa conclusiva propone sempre  il brano di vangelo, che ne contiene il motto, in quel caso Gv 1, 1ss in cui era scritto “Il verbo si è fatto carne e venne ad abitare tra noi”. Aveva davanti un mondo giovanile entusiasta, coltivato in tutte le giornate mondiali che anche con sofferenza aveva presieduto, poteva raccogliere il frutto del suo lavoro accarezzandolo di più, addolcendo il vangelo con altre belle frasi, che sempre vangelo sono. Invece no! Fece risuonare di fronte a quella gioventù entusiasta, che divenne pure profetica, la domanda cruda e provocatoria del vangelo Volete andarvene anche voi,?

La tentazione dei discepoli di girare i tacchi a Gesù è forte. Il giovane cui aveva indicato la strada della vita piena lo aveva lasciato, Giuda lo abbandonerà tradendolo; qualcuno che gli dice si, ma poi se ne va lo ha incontrato, molti al momento giusto sono fuggiti. La debolezza va messa in conto e non spaventa Gesù, Lui sarà sempre pronto a raccogliere la fragilità per cambiarla in cammino di ripresa. Infatti Pietro che ha capito che nella sua vita l’unico che gliela può riempire è Gesù, dice con ingenuità: Signore che credi? Che noi abbiamo alternative alla tua pienezza, alla gioia che ci doni, alla pienezza di vita che ci hai fatto balenare davanti agli occhi? Tu hai parole di vita piena, oltre ogni limite, una parola che ci riempie il cuore di gioia oltre ogni misura. Tu sei la pienezza di Dio, la santità di Dio, il cielo della nostra aspirazione quotidiana e decidiamo di stare sempre con te. E Pietro nella figura di papa Francesco continua come tutti i suoi predecessori anche oggi ad alzare tutti noi alle parole più impegnative di Gesù.

7 Maggio 2022
+Domenico