Figlio di Davide, io ti voglio seguire

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Audio della riflessione

Non vederci è un bel problema per noi persone, creature, figli o figlie, padri o madri: non possiamo godere la bellezza del creato, se non solo per il tatto, l’odore, il gusto … non possiamo godere dei volti di coloro che ci parlano e stanno vicino, non sappiamo chi sono le persone che incontriamo … diventiamo sospettosi e paurosi di tutto, assolutamente dipendenti dagli altri per le cose più semplici, anche se siamo sempre delle persone.

Il cieco di Gerico si sentiva forse così: sente un vociare confuso della folla che gli fa capire che sta passando Gesù, si mette a gridare “voglio la luce, Gesù figlio di Davide ridona alla mia vita la bellezza dei tuoi colori, dei volti degli uomini, lo splendore del creato. Come faccio a vivere, a lodarti, se non vedo le tue opere se non posso scrutare il volto di chi mi passa accanto?”.

Chi gli stava accanto non ne poteva più, lo sgridava perché era troppo petulante, importuno: “Ma adattati alla tua situazione! E’ una vita che sei cieco, solo adesso non riesci più a sopportare il tuo disagio?”.

Il cieco avrebbe potuto rintanarsi tranquillo nel suo angoletto: aveva tentato, non gli era andata bene … ma che cosa avrebbe significato per lui questo smettere di gridare? Che non aveva fiducia in Gesù … ma lui ne aveva tanta e si è messo a gridare ancora più forte e Gesù riconosce la sua grande fede, la sua speranza tutta riversata su di Lui … e lo guarisce!

Gesù sta salendo a Gerusalemme e ha appena detto ai suoi ”tutto ciò che fu scritto dai profeti… si compirà”, si sta quindi incamminando  apertamente verso la morte.

Il cieco è simbolo dell’uomo che è aperto al mistero e osa bussare alle sue porte: Gesù gli apre gli occhi, quelli del corpo e quelli dell’anima; da quel momento il cieco comincia ad essere un uomo diverso: salta e grida di gioia, e decide di mettersi al seguito di Gesù.

Questi due particolari  val la pena di leggerli più in profondità: lo ha chiamato “Figlio di Davide” e “lo ha seguito”.

Figlio di Davide era il titolo di colui che avrebbe  ristabilito il regno dell’antico re di Israele: un messia di potenza e restauratore dell’antico regno, quindi una visione della messianità di tipo politico e mondano … nei Vangeli però dire “figlio di Davide” significava soltanto colui che sente l’invocazione dei poveri e li aiuta e solo così adempie le profezie.

Ciò significa che il cieco guarito ha scoperto tutta la novità che porta Gesù Cristo! Ecco perché non si limita a benedire Dio per il miracolo, ma si unisce al viaggio di Gesù, proprio ora nel viaggio che porta verso la croce, nella decisione e nel rischio di ogni giornata, nello sforzo di praticare una a una le parole del maestro: egli imparerà a vedere davvero e potrà vivere al centro del grande miracolo che consiste semplicemente nel seguire Gesù Cristo

14 Novembre 2022
+Domenico

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Viviamo tempi di guerra, di distruzione, ma il mondo è sempre nelle mani di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21,5-19)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Audio della riflessione

Abbiamo sentito spesso parlare di Apocalisse e ne usiamo la parola anche oggi per indicare eventi drammatici e paurosi: si dice che succede qualcosa di “apocalittico” per indicare fenomeni tellurici o atmosferici gravi … è una parola legata alla parola “fine” che ci cominciamo a dire in questa penultima domenica dell’anno liturgico.

Il capitolo 21 di Luca, che precede il racconto della passione di Gesù, è detto anche “Grande Apocalisse”: è un discorso tenuto da Gesù nel tempio di Gerusalemme nei giorni precedenti il suo arresto; prima di andarsene il Signore mette in guardia il suo popolo su quanto sarebbe avvenuto di lì a qualche anno. Di fatto questo testo è stato dedicato alla comunità cristiana che si andava formando dopo la prima Pasqua e che stava vivendo delle situazioni davvero spaventose: la guerra romano-giudaica che portò alla distruzione del tempio, le persecuzioni della comunità palestinese, la fuga delle comunità cristiane a Pella (in Macedonia), l’attesa paurosa delle tribolazioni escatologiche.

Luca vuole rincuorare la comunità cristiana ricordando loro che Gesù aveva previsto tutte queste cose e aveva suggerito loro alcuni comportamenti da tenere in tali frangenti: per esempio non perdersi d’animo perché proprio il verificarsi di questi fatti sarebbe stato il segno dell’imminente ritorno del Signore Risorto e che con questo ritorno sarebbe giunta finalmente la loro liberazione; vengono descritte alcune tribolazioni che saranno normali nella storia della Chiesa: guerre, persecuzioni, incomprensioni, odio verso i cristiani …

Gesù alla domanda del “quando tutto questo avverrà”, continuamente alzava gli uomini a vette più alte, a tempi più larghi, soprattutto all’atteggiamento da avere nei confronti del futuro: attesa, vigilanza, occhio limpido, speranza.

Non è nelle nostre possibilità sapere giorno e ora, ma nella nostra coscienza vivere una attesa operosa del Signore che verrà!

Una verità cristiana indiscussa è che Gesù alla fine dei tempi tornerà su questa terra e i primi cristiani continuavano a invocarlo: “vieni Signore Gesù!”; non era  desiderio di fuggire dalle difficoltà presenti, ma orientamento di tutta la storia al Dio, di Dio, al Dio del compimento.

Vivere significa essere pellegrini verso una meta e occorre sempre averla davanti per correggere la direzione del cammino, per dare slancio e forza per superare le fatiche, per motivare la solidarietà di tutti coloro che sono incamminati. 

Una qualità che non bisogna mai perdere è quella dell’occhio vigile, dell’attesa, del riferimento al futuro e non del ritorno al passato.

Dio ci sta davanti e noi ci prepariamo all’incontro con Lui. La vita ha un fine e spesso occorre serrare i pugni per non perdere il desiderio di una meta.

La vita è sempre così, non ci si può adagiare mai: è così per il lavoro, è così per la famiglia, è così per la vita di coppia … spesso roviniamo le cose più belle della vita perché crediamo di possederle, invece vanno sempre conquistate!

La fede è un dono ma va sempre accolto come nuovo! Non lasciamoci incantare dalle sirene, non crediamo a tutte le semplificazioni e a tutte le scorciatoie della vita! La strada è Gesù, lui dobbiamo seguire perché Dio in Lui ci aspetta e non ci abbandona al caso.

13 Novembre 2022
+Domenico

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La fede in Gesù è il grido che Dio Padre trasforma in salvezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Audio della riflessione

Viviamo pure noi oggi momenti in cui siamo partecipi di un mondo diviso dove dominano gli oppressori e intanto i poveri oppressi non hanno altra via di scampo se non invocare a gran voce il Signore. Pensiamo anche noi come i primi cristiani che non è possibile cambiare il mondo e invochiamo come loro: “maranatha, vieni Signore Gesù”.

Luca ci presenta la parabola della vedova, che non ha altra via di uscita che importunare il giudice ogni giorno fino a stancarlo  e farsi fare giustizia. L’immagine di questo giudice che fa giustizia perché seccato ci aiuta a comprendere la situazione di Dio che tutti i giorni ascolta i gemiti dei giusti che lo supplicano. Il vangelo è sicuro che Dio farà giustizia su tutta la storia degli uomini. Vi si usa la parola giustizia, ma la traduzione  più vera è “vendetta”. Dio si vendicherà di tutti quelli che opprimono gli eletti; la parola nel contesto del vangelo non indica nemmeno lontanamente risentimento, perché la vendetta di Dio non è altro che il suo amore salvatore, riflesso nella croce di Gesù Cristo.

Dio si vendica di tutte le divisioni, le ingiustizie, le sopraffazioni della storia mettendo al centro della terra un principio di salvezza universale, la croce di Gesù Cristo. Da allora il potere degli ingiusti che opprimono i piccoli della terra è fondato sul vuoto, è un potere di condanna che finisce con la morte. Al contrario la sofferenza dei piccoli che gridano a Dio si è unita alla sofferenza stessa di Gesù e si rivela come forza trasformante della terra. Da questo si può capire meglio la domanda finale di Gesù. Quando verrà troverà ancora fede sulla terra? 

Il problema più grande non è la divisione degli uomini in oppressi e oppressori, ma la presenza di una fede in Gesù che sa elevare la sofferenza e trasformare la storia dal suo centro. Ci sarà quella fede in Gesù perché la sofferenza diventi forza trasformante e il potere dei grandi, degli oppressori diventi servizio in favore dei piccoli, fede che fa in modo che gli uomini siano sempre aperti all’amore del Padre?

Solo attraverso la fede  la storia intera si può trasformare con Gesù, in grido che invoca la giustizia salvatrice di Dio e la va rendendo sempre più presente da ora in mezzo a noi.

12 Novembre 2022
+Domenico

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Portare sempre con dignità la nostra vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 26-37)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Audio della riflessione

I tempi della vita sembra scorrano spesso lenti, tediosi, tutti uguali … c’è sempre molto tempo per tutto e non ci si decide mai …. si direbbe che  è la legge d’inerzia che comanda, non la dinamica della forza di un colpo di reni, di uno scatto! Eppure nella vita siamo spesso messi davanti a fatti improvvisi che ci cambiano radicalmente il modo di vivere: siamo spettatori di tragedie impensabili, di scomparse improvvise di amici, di parenti, di persone carissime.

Sappiamo che tutto questo è vero, ma per una sorta di istinto di sopravvivenza dimentichiamo tutto e conduciamo la vita quasi che fosse sempre programmabile a nostro piacere.

Soprattutto c’è da mettere in conto la morte, che non siamo noi a decidere! Dice Gesù: “quella notte due saranno in un letto: uno verrà preso e l’altro lasciato”.

Allora dobbiamo avere paura?

Neanche per sogno: dobbiamo solo portare sempre con dignità la nostra vita sapendo di essere fotografati nella nostra coscienza in ogni istante.

Io ricordo che mio padre, una persona di una grande serenità, aveva appeso alle spalle del comodino un teschio ben disegnato a china, da lui stesso: io all’inizio ero molto impressionato, ma poi lentamente capivo che doveva essere un elemento naturale che diceva una verità sacrosanta.

Da bambino andavamo a portare la comunione col prete ai moribondi: entravamo con le candele vicino al letto del morente, ma entro una atmosfera di grande serenità.

Chi ha detto che i bambini hanno paura della morte? Certo se continuiamo a esorcizzarla, a nasconderla, a vederla come la disgrazia massima della vita e non come un fatto da mettere in conto su cui elaborare un atteggiamento profondamente umano, saremo sempre nella falsità e nell’inganno.

Noi cristiani sappiamo che alla fine della vita saremo messi di fronte alla sua dignità, che abbiamo conquistata facendo di essa un dono a chi abbiamo incontrato.

Un giudizio verrà manifestato: non sarà mai una sorpresa, ma il punto di arrivo di tutta la nostra voglia di bene.

Noi abbiamo veramente la speranza nell’aldilà: sappiamo che finiremo nelle braccia di Dio, e questa è più di una speranza: è la certezza della vita.

11 Novembre 2022
+Domenico

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Il regno di Dio è già in mezzo a noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 20-21) dal Vangelo del giorno (Lc 17, 20-25)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».

Audio della riflessione

L’arte dell’abboccare è molto diffusa in una società che si lascia guidare dagli scoop, dal sensazionale, dall’esteriorità, dal meraviglioso, dal colossal. Il regno di Dio, il bene, non ha bisogno di televisioni, non attira l’attenzione, scava, matura, si propaga in silenzio, si attesta nelle coscienze e non nei rotocalchi o nelle pagine web.

Tutti i discepoli erano curiosi di conoscere questo regno, questa nuova realtà e Gesù candidamente dice: guardate che il regno è già in mezzo a voi; diceva prima di tutto di sé, diceva dell’amore fatto persona che era Lui, e che loro non si accorgevano di avere. Avevano già cominciato ad adattarsi alla sua persona e non ne intuivano la novità. Lo ritenevano un buon maestro, un buon predicatore, un discreto taumaturgo, ma non certo il Regno di Dio fatto persona.

 E’ forse così anche oggi, quando non abbiamo occhi per vedere il bene che si diffonde silenzioso nelle coscienze, nelle vite dedicate di mamme e papà che lavorano in silenzio per il bene dei figli, nelle esistenze semplici e buone di giovani che vanno tutti i giorni a scuola e si preparano con coscienza a dare il loro contributo all’umanità, di ammalati che soffrono terribilmente nel loro letto ogni giorno in unione con la croce di Cristo e continuano così la sua opera di bonifica del mondo e a seminare energie di bene per tutti.

E’ regno di Dio che sta in mezzo a noi la tenacia degli operatori di pace, dei missionari che sollevano i poveri dalla disperazione morale e dalla fame. E’ Regno di Dio in mezzo a noi il servizio quotidiano alla crescita dei ragazzi di tanti educatori che ricostruiscono vite distrutte dalla droga e dal vizio, lo è l’impegno onesto di chi si impegna ogni giorno a creare lavoro per i giovani. E’ regno di Dio in mezzo a noi chi non si stanca di proclamare la verità andando controcorrente e paga duramente per quel che professa, di chi macina chilometri per portare speranza, di chi viene messo ancora in croce solo perché fa del bene agli altri.

Il dato fondamentale, l’irruzione del vero futuro trasformante di Dio sulla terra si è già compiuto nella morte e nella Pasqua di Gesù Perciò chi cerca Dio nel nostro  mondo deve rivolgersi al Cristo; chi mira a giungere fino al futuro della storia deve cominciare a vederlo realizzato, condensato, vivo nella Pasqua

 Ci sarà un giorno in cui tutto verrà alla luce come un lampo, come capita a noi quando ci scoppia dentro una verità a lungo cercata e finalmente intuita. Prima però dice Gesù, occorre salire su una croce, occorre cioè farsi purificare fino in fondo dall’amore. E Dio, che non ci abbandona mai ce ne darà la forza.

10 Novembre 2022
+Domenico

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La casa di preghiera di Roma: la cattedrale del Papa

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 13-22)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Audio della riflessione

Noi abbiamo la triste possibilità di cambiare anche le cose più belle in una bottega. Abbiamo un istinto indomabile di mercificare ogni cosa, ogni sentimento più bello, ogni realtà anche profonda: il primo ad essere messo in vendita dicono è stato l’amore, o meglio il corpo distribuito a brandelli per denaro. Siamo stati fatti per essere un dono l’uno per l’altra, invece diventiamo una merce. Poi abbiamo mercificato la paternità e la maternità, la nascita: possiamo prendere in affitto un utero per far fare un figlio, andiamo alla banca del seme a comperare un padre; poi abbiamo fatto bottega della vita affettiva: oggi si può comperare una zia o una nonna per riempire il vuoto di affetti di una casa o dei figli; e di conseguenza abbiamo mercificato anche il rapporto con Dio.

Che cosa mi dai se ti prego Dio per farti avere una grazia? Signori avete avuto fortuna quest’anno con i vostri greggi, con i vostri affari? Guardate che dovete pagare, altrimenti l’anno prossimo la grandine è assicurata, le locuste vi mangeranno tutto, dall’aviaria non avrete scampo. Guardate che bel capretto vi potete acquistare per placare Dio di tutte le malefatte che avete combinato. Era la scena che apparve davanti a Gesù quel giorno vicino alla pasqua in cui era salito al tempio. La casa di Dio scambiata per un mercato. E’ l’immagine di ogni dimora di Dio, che è la nostra vita, scambiata in oggetto di mercificazione.

E Gesù butta all’aria tutto, attirandosi le ire non solo dei commercianti, ma soprattutto di coloro che ricavavano guadagno dai loro affari. Ogni posto vendita del tempio è come ogni posto vendita delle nostre fiere; il suolo pubblico lo chiedi e lo paghi se vuoi vendere. La mia casa è la casa della preghiera, è il luogo in cui puoi ascoltare la Parola di Dio e non comperare benedizioni; è lo spazio della lode e della gratitudine, non del contrattare le tue pigrizie Il tuo corpo è tempio dello Spirito Santo, non lo puoi vendere, la vita è dono gratuito di Dio, non la puoi barattare né vendere, né comperare; la terra è di tutti, l’aria e l’acqua sono beni indispensabili per la vita, sono di Dio e da Dio regalati alla vita degli uomini. No! voi li vendete.

Mio padre non è quello che voi dite, non sta dietro l’altare a vedere se gli animali che gli offrite sono zoppi, ma vi guarda il cuore. E gli scoppiò dentro questa certezza. Il Regno è qui, è dietro l’angolo. E’ proprio qui, un investimento unico di tutte le forze del creato che mio Padre ha pensato da sempre. Il Padre è disposto a tutto pur di inaugurarlo e io mi ci metto dentro, costi quel che costi. Se volete stare con me dovete lasciare i vostri loculi, e buttarvi nella vita. Vi sembrerà di fare poco, di essere solo una goccia nell’oceano. Mio Padre fa il Regno con le gocce.

Ogni goccia di preghiera viene accolta nella cattedrale del papa, San Giovanni in Laterano, di cui oggi celebriamo la festa;  è la sua chiesa e per questo è anche papa e da qui governa, serve, accoglie ogni credente per mandato del Signore. Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa.

9 Novembre 2022
+Domenico

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Non siamo  padroni della vita, del bene e del male, ma solo servitori!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17,7-10)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Audio della riflessione

C’è un male sottile che si insinua nelle nostre vite, colorandosi di grande attualità e necessità: l’autorealizzazione, il protagonismo, essere creatori e signori assoluti di noi stessi. Siamo noi che decidiamo quando vivere e quando morire, che volto dare a questo universo, chi ritenere degno di stare su questo pianeta e chi no, chi  ammettere alla mensa della vita e chi scartare, che senso dare ai nostri giorni e al mondo, decidere che cosa è bene e che cosa è male … e, più progrediamo nella costruzione di questo nostro castello, più l’umanità precipita ai limiti della sopravvivenza: ieri comandava l’ignoranza che veniva scambiata per divinità, oggi comanda la superbia scambiata per intelligenza e progresso.

L’equilibrio non è facile, ma un principio cui ispirarci e a cui orientare la nostra vita il Vangelo ce lo dice: siamo semplicemente servi”.” L’uomo è qualcuno e può dire una parola significativa sul mondo, sulle cose, sulla vita solo se è Dio a dargli la parola, a renderlo soggetto attivo.

Essere servi non significa essere schiavi, significa sapere che non siamo i padroni dell’universo: non siamo padroni degli altri uomini, della vita, del bene e del male, della giustizia e della verità, ma soltanto semplicemente servitori, servitori e figli che hanno un riferimento assoluto in Dio, che si fanno misurare dalla sua parola, che lavorano e respirano nell’aria del suo amore.

E’ la riconoscenza, la gratuità, la dignità riconosciuta di ogni uomo e di ogni donna, il rispetto la collaborazione, la solidarietà, il perdono vicendevole, il sentirsi in debito gli uni verso gli altri e tutti nei confronti di Dio: questi sono i veri sentimenti dell’uomo e della donna, non certo il potere, la sopraffazione, il disprezzo, la tirannia, l’ubriacatura dell’onnipotenza, la manipolazione della vita.

L’intelligenza delle cose belle, le intuizioni dello sviluppo umano, la ricerca del progresso e le scoperte scientifiche, la crescita in umanità, le soluzioni dell’economia, gli approfondimenti dei misteri della natura e della vita nascono e si sviluppano nella direzione giusta solo se ci sentiamo semplicemente servi come dice il Vangelo.

8 Novembre 2022
+Domenico

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La fede non si compera, né si vende: la si chiede e la si vive

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 1- 6)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Audio della riflessione

Viviamo in un mondo che ci strega con dosi massicce di beni, con consumi senza freno. Oggi ancora più proprio perché siamo in crisi di euro siamo obbligati alla quantità e non alla qualità. Il sogno è il grande magazzino: più merce prendi, più sconti hai. Ottimo! Con i tempi che corrono una amministrazione saggia è quella che ti permette di risparmiare. Un pò alla volta però trasponiamo nella vita il criterio della quantità.

Nell’amore è la quantità di prestazioni che conta, senza badare ai sentimenti e alla delicatezza; negli affari è la quantità di soldi che guadagni senza preoccuparti se sei di parola, se esprimi solidarietà, se vivi l’amicizia; nello studio è il numero di esami senza preoccuparti se ti fanno crescere come persona, se ti lasciano spazio per vivere relazioni umane; nel  lavoro è la quantità di ore o di guadagno, senza fare attenzione alla sicurezza per la tua vita e quella degli altri, ai rapporti in famiglia e alla qualità della vita; nello sport è la quantità di risultati, facendo magari doping, senza pensare alla salute e al futuro. Insomma bisogna valutare tutto a quintalate.

Gesù questo pericolo lo ha visto anche nella fede, quando gli sono andati a chiedere: Signore aumenta la nostra fede. Aumenta? Che vuol di’? Che anche l’anima si vende e si compera a chili? Che le preghiere valgono se sono tante? Che la vita di un cristiano è bella se aumenta il numero di santini da incollare sul cruscotto? Che la fede dipende dal numero di santuari che hai visitato? Gesù risponde: se aveste una fede grande come un chicco di senapa, potreste dire a questo monte spostati di qua e quello si sposterebbe.

Mi sembra di sentire la rivalsa del miscredente che si lascia commuovere solo a Natale e forse a Pasqua. Sono i suoi due chicchi all’anno! Lo ho sempre detto io che basta poco per credere, che non occorre stare tanto a pregare come certe donne che conosco io e che vanno tutti i giorni in chiesa e tu dici “a mangiare il Signore inutilmente”. Ma tu hai provato con la tua fede a spostare le montagne? A dare forza di coesione al tuo matrimonio che sta andando a pezzi, a riconquistarti i tuoi figli che ti ignorano, a convincere tuo padre e tua madre a non separarsi, a far visita ai tuoi vecchi ammalati, ad accorgerti che molti hanno bisogno di te, a mettere pace dopo aver seminato discordie facili?

Se non hai mai tentato niente, la tua fede non è mai neanche iniziata. Non è neanche questione di quantità, ma non c’è  o almeno non ne sei convinto. C’è ancora una cosa che puoi fare per la tua fede: sperare!

7 Novembre 2022
+Domenico

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Dio non cesserà mai di sorprenderci

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-38)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Audio della riflessione

C’è una grande verità nella vita umana che ci può far impazzire di gioia o di paura: dal momento che siamo nati, noi non potremo non esserci sempre.

È iniziato qualcosa nell’universo quando i nostri genitori ci hanno concepito, questo qualcosa è qualcuno e questo qualcuno non potrà più essere cancellato. La vita che sperimentiamo su questa terra è solo un piccolo inizio di una eternità.

Mi vengono in mente le lezioni di analisi matematica: i numeri che usiamo per quanti siano e per quanto grandi siano, non sono niente rispetto alla infinità dei numeri, sono solo un’idea.

Ebbene il nostro futuro è una vita senza fine. La risurrezione traccia il confine tra i giorni che possiamo contare spesso nel dolore, talvolta nel male, sempre nella fatica e i giorni senza fine di una vita nuova. Sì! perché la fede cristiana è fede in una vita piena in Dio per ogni uomo cui giunge il suo amore in Gesù.

Ma chi ci crede? Me lo dimostri? ma come è possibile? Ma ci siamo proprio noi o una biblioteca o videoteca con i nostri ricordi? Ma come fa Dio a raccattare tutti i pezzi in cui ci stiamo dilaniando ? Ti pare possibile che ci sia un posto in cui ci stanno le miliardate di uomini vissuti, viventi e che vivranno? Tentativi di ridicolizzare la vita futura li hanno fatti anche a Gesù quando gli hanno chiesto di chi sarebbe stata moglie in Paradiso la donna vissuta con sette fratelli maritati e morti  uno dopo l’altro.

E Gesù cerca di squarciare il velo della nostra ottusità. Il mondo futuro non sarà una copia abbellita del nostro, ma nemmeno talmente etereo da far perdere quei rapporti come quella tra uomo e donna, padri, madri e figli, amici che fanno bello il tempo presente. Sarà un mondo davvero nuovo in cui Dio non cesserà di sorprenderci.

Lui darà risposta piena alle ombre di amore che nelle nostre vite tentavano di imitare la sua luce, lui darà forza definitiva che sorpasserà ogni nostra debolezza, lui riempirà la vita di tutti fino alla sazietà. Si semina un corpo mortale, debole, fragile, corruttibile, dirà San Paolo, e risusciterà immortale, fresco, forte, felice. San Giovanni pure si cimenterà con queste attese: siamo figli di Dio e non riusciamo a immaginare che cosa grande, sorprendente è godere della gioia del Padre. Figlio tu sei sempre con me, quello che è mio è tuo, diceva già il padre misericordioso al figlio che non sapeva cogliere la bontà di suo padre che avrebbe dovuto riempirgli la vita.

 Dio riempirà oltre ogni misura la nostra vita e questo ci basta. Quel cielo cui siamo destinati non è vuoto e può ogni giorno dare alla nostra terra la forza di viverne in pienezza l’attesa.

6 Novembre 2022
+Domenico

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Ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 9-15)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Audio della riflessione

C’è un sorriso beffardo, che domina la scena di questa vicenda di Gesù. Ci sono ad ascoltarlo dei benpensanti, dei supponenti, dei ricchi fasciati. E’ il sorriso compiaciuto di chi crede di essere superiore agli altri, perché ha quattro soldi, crede che questi siano la chiave di volta della vita, siano la soluzione di tutti i problemi e soprattutto la certezza della felicità. Erano attaccati ai denari, dice il vangelo, mettevano tutta la loro intelligenza nel farne sempre di più, si organizzavano la vita nel cercare di possedere di più. Essere attaccati significa esserne prigionieri, doverne vivere sempre la compagnia e la tirannia, farli entrare nella vita come padroni, non poterteli togliere dalla mente e dalle preoccupazioni, averli come una seconda pelle, farli diventare un altro te stesso.

 Ma che hanno queste ricchezze da mettere continuamente in allarme il cristiano? “Non potete servire Dio e il denaro”, dice Gesù in maniera perentoria. Se ne andò via triste (quel giovane ricco) perché aveva molti beni. E’ difficile, quasi impossibile che un ricco entri nel regno dei cieli. E avanti di questo passo. Ma che male c’è se son stato capace col mio duro lavoro di procurarmi benessere, se non sono stato con le mani in mano e ho aiutato la fortuna? Che colpa ne ho se sono nato dalla parte giusta? Non tolgo niente a nessuno, non uso male quel che ho, faccio anche qualche carità quando serve. Se tutti fossero capaci di darsi da fare nella vita come ho fatto io, il mondo non sarebbe pieno di barboni, di lavavetri, di accattoni.

Potremmo continuare anche con teorie economiche più elaborate per nascondere non i principi di una sana imprenditorialità o aggressività nell’affrontare la vita con tutta l’intelligenza possibile, ma una verità che il Vangelo ci pone davanti con pacatezza e fermezza: la ricchezza tende a diventare idolo. Essa finisce per richiederti una sorta di adesione di fede, ti domanda a poco a poco un attaccamento del cuore che ti toglie libertà e si pone nella tua vita come un assoluto, diventa come signore alternativo all’unico Signore.

Chi segue Cristo non è di questo parere, non solo perché alla fine ce ne dovremo staccare, ma perché il centro della nostra vita è Dio, lui è la nostra felicità, lui è colui che solo ci può riempire l’esistenza. Siamo fatti per lui e solo in lui troviamo la realizzazione piena, senza rimpianti, senza fallimenti, senza inganno della nostra vita.

 “Nessun servo può servire a due padroni o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. E non abbiamo bisogno di far vedere quanto questo è vero ogni giorno! quanto il denaro, l’avidità, la ricerca di esso rovina la vita degli uomini. Per il denaro si tradiscono gli affetti più cari, si ammazza, si vendono le persone, si calpestano i diritti, si sterminano i poveri, si sporca il nome di Dio, si inquina la religione.

 Per la ricchezza si perde la propria dignità, si distrugge il creato, si affossano i sogni, si fa morire di fame. Il denaro, le ricchezze fasciano il cuore, tarpano le ali, spengono i desideri.

 Ma non siamo in un vicolo cieco. Quello che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio. Basta, come sempre, sentirci e vivere da servitori solo di Lui, di Dio.

5 Novembre 2022
+Domenico

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