Occorre avere anche grinta per essere cristiani

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Audio della riflessione

I delinquenti mettono più testa nei loro affari di quanto faccia un buon padre di famiglia per la sua vita o un cristiano per la sua fede.

Non vi è mai capitato di trovarvi a vivere qualche volta senza grinta? Non dico “annoiati”, anche se talvolta la noia ci assale, ma sicuramente senza interesse, senza motivazioni … tirare a campare – insomma – senza lode e senza infamia.

Per fortuna che viviamo di rendita e che tutte le mattine non dobbiamo stare seduti sulla sponda del letto a sfogliare la classica margherita petalo per petalo a dire “vado oggi a lavorare o non vado, vado o non vado” …. andiamo senza tante storie, anche con gli occhi a mezz’asta, e non se ne parli più.

Pensate invece ad un ladro che entusiasmo, che grinta ci mette nel progettare il suo furto o la sua rapina: si apposta di giorno e di notte, studia le mosse, fa le prove, rimanda, si apposta di nuovo, si impasticca magari per farsi coraggio e poi si butta, rischia … ne va della sua vita, della sua libertà.

Pensiamo a chi tradisce la sua ragazza o il suo ragazzo, sua moglie o suo marito (anche se tra chi ascolta sicuramente non c’è nessuno di questo genere): cura ogni minimo gesto per evitare sospetti, inventa tutte le moine possibili per ingannare …

Pensiamo allo spacciatore che si è fatto un paio d’occhi anche dietro la testa per non farsi scoprire … e tutto per un comportamento da delinquente, da becchino dell’amore o della vita degli altri.

Gesù pensava questo quando ha raccontato una semplice parabola: un amministratore disonesto, avendo paura di essere licenziato, regala i soldi del suo padrone ai debitori così da averli dalla sua parte quando sarà licenziato.

Gesù dice: “i figli delle tenebre sono più furbi dei figli della luce”.

Purtroppo viviamo in una società che ci ammorba e ci appiattisce, ci tarpa le ali e ci omologa a tutto: ci costringe a vivere da “clonati”, a perdere grinta, ad abbandonare sogni e progetti.

Possiamo invece tornare ad innamorarci del bello, delle cose buone, a entusiasmarci del futuro nostro e dei nostri figli. Non c’è lunedì che tenga che ci faccia girare come zombi o venerdì che ci trovi distrutti.

Abbiamo un motore nella vita che non perde colpi: la speranza!

San Carlo – che oggi celebriamo – non solo aveva grinta, ma lavorava sodo infaticabile, onnipresente alla sua gente, alle sue chiese nell’aiutarle a vivere con dignità e generosità la propria fede, a illuminarle, a rafforzarle nella passione per la gente tra cui vivevano

4 Novembre 2022
+Domenico

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Dio mi cerca ed è più contento lui di me quando mi trova

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 1-10)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Audio della riflessione

Qui non si tratta di quel disappunto che hai quando perdi la chiave di casa o qualche documento importante che ti serve o non trovi più la patente. Qui c’è il Signore, il creatore del cielo e della terra che mi cerca e non mi trova, gli sto a cuore anche se a me sembra spesso di essere per i miei amici solo un numero o per i miei familiari un peso o per il mio datore di lavoro un problema. Il Signore mi ama ancora prima che io lo sappia, che io lo pensi; gli basta che io esista e già sono nei suoi pensieri, nella sua attesa di incontrarmi; sono causa della sua gioia. Ma non solo è contento Lui, vuole anche che ci sia qualcun altro che condivide la sua gioia di avermi trovato, incontrato

Abbiamo presente tutti la gioia del ritrovamento di un bambino, di un parente, di un amico. Gesù dice che la ricerca da parte di Dio di un peccatore che si converte gli dà la gioia più grande che possa provare.

“Ma stiamo scherzando? Dio fa festa per me, solo perché mi lascio amare, mi lascio trovare, permetto che il suo amore mi fasci le ferite?  Dovrei essere io a far festa … invece la fa prima Lui perché il suo amore è grande e non può restare inoperoso!”.

Entrare in quest’ordine di idee, in questa sicurezza di un abbraccio senza condizioni è l’essenza del cristianesimo: non siamo stati noi ad amare Lui, ma Lui ad amare noi! Il cristianesimo non sta nei nostri comportamenti corretti, ma nel suo amore senza confini!

Sentirsi amati, sentirsi di qualcuno sempre, venire cercati mentre noi ne fuggiamo continuamente è la certezza su cui si fonda la vita cristiana … e quando Dio ci trova nei percorsi sballati del nostro malessere e della nostra cattiveria, non ha aria di rivincita: non pensa lontanamente di farcela pagare!

Quella pecorella che ha lasciato le novantanove perché ha voluto fare di testa sua, perché non si è più fidata del pastore, lui la cerca e se la rimette in spalla: magari lei non è nemmeno contenta di essere stata ritrovata tanto è incattivita nella sua stoltezza … Gesù però non la lascia al suo destino, perché per un cristiano non c’è nessun destino: c’è solo e sempre una chiamata al suo amore, che ci precede sempre.

3 Novembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

L’esame di laurea  per il paradiso

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 37-40) dal Vangelo della seconda Messa nella commemorazione di tutti i fedeli defunti (Mt 25,31-46)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Audio della riflessione

La vita cristiana di fronte a Dio esige sempre consapevolezza del bisogno del suo perdono: questo bisogno non è una “fiction” in cui i cristiani possono giocare a mettersi la maschera della contrizione, del digiuno … la visione del giudizio finale di Matteo, che ben si colloca nel ricordo dei defunti, ci toglie ogni illusione di recitare commedie.

Alla fine del mondo, l’esame di licenza o di laurea per il paradiso sarà di tutt’altro tipo! Le domande risolutive saranno molto semplici: “Che avete fatto al povero che petulante bussava alla vostra porta? All’handicappato che non può salire nessuna scala? Al carcerato che aspetta che gli si venga data una pena certa e una possibilità di riabilitazione? All’immigrato che è venuto a chiederti alloggio o un lavoro? Al demente che viene accollato solo sulle spalle dei suoi vecchi genitori?”.

“Abbiamo mandato assegni alla caritas, abbiamo fatto petizioni in comune, abbiamo fatto manifestazioni in piazza, abbiamo dato quattro soldi per levarceli di torno, abbiamo fatto lavare … i vetri ai semafori …”

“Ero Io quel povero, ero Io in quel demente, in quell’immigrato, in quel carcerato…  mi hai guardato negli occhi? Mi hai degnato di un sentimento di amore o hai provato solo pietà e magari distacco?”.

In giornate come oggi, in cui il pensiero e il passo si snoda nei viali dei nostri cimiteri, occorre avere il coraggio di guardarsi in faccia e riconoscere in ciascuno il volto di Gesù! Fare la carità oggi – ma è sempre stato così – non è facile: occorre farsi carico della vita dell’altro, anche negando il denaro che non risolve nessun problema, offrendo la canna per imparare a pescare e non il pesce, aiutando a trovare lavoro perché ciascuno si costruisca il suo futuro, offrendo un microcredito che possa ridare fiato al momento sfavorevole!

Molta povertà è solo frutto di inedia, di forze inoccupate e orientate all’ozio e quindi … al vizio!

Come fanno questi poveri a capire che Dio non li abbandona? Solo se troveranno persone che vedranno in loro il volto di suo figlio e lo metteranno al centro della loro vita: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, facevo la fila alla caritas, ma mi sono trovato accolto nel caldo di una famiglia.

I nostri morti si aspettano questo nostro suffragio e non soprattutto fiori e candele.

2 Novembre 2022
+Domenico

Audio della riflessione
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Festa di tutti i santi: celebrazione solenne della santità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Audio della riflessione

Non siamo zucche bucate che emanano spettri di luce, né scheletri ambulanti che esorcizzano la paura della morte, ma santi in cammino verso la felicità piena, che Dio offre ad ogni uomo e donna che sa fidarsi di Lui!

La vita è sempre imprendibile: non la puoi stringere a te come un possesso sicuro, non la puoi vendere, nemmeno affittare … la devi continuamente aspettare in dono come l’hai avuta, senza il tuo parere, il tuo consenso!

L’abbiamo ricevuta da Dio attraverso l’amore di un padre e una madre: Amore vogliamo tutti che sia stato, l’amore concreto, semplice, non necessariamente romantico, mescolato anche a tanto egoismo – Dio non voglia anche cattiveria e violenza.

E’ sicuramente oltre ogni condizionamento umano amore di Dio: ogni creatura umana nasce da Lui, è compimento di un suo disegno! E Dio, da quando abbiamo ricevuto la vita, ci ha scritto dentro leggi di felicità: le beatitudini. Sapeva che la vita sarebbe stata per tutti in salita, che saremmo incappati nella ingiustizia, nel pianto, nelle guerre, nell’egoismo della ricchezza, nella superbia che mette gli uomini uno contro l’altro, ma ci ha garantito che proprio dentro queste cattiverie che ci saremmo scavati Lui ci sarebbe sempre stato a costruire felicità, beatitudine: “Ai poveri sono Io che garantisco il regno dei cieli, agli affamati, garantisco Io il pane, a quelli che piangono consolazione.”

Il presente di afflizione – dicono le beatitudini – ha un futuro diverso: consolazione è gioia di un mondo nuovo, in cui non ci sarà più il male!

Se ancora c’è, sicuramente non è l’ultima parola: il futuro non è la santificazione del presente, ma un totale cambiamento! Quel Gesù che piangeva su Gerusalemme, che era afflitto per la morte dell’amico Lazzaro, ora siede alla destra di Dio.

“Le sofferenze del momento presente” – dice la lettera ai Romani di San Paolo “non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”(Rom. 8,18).

Avremo da Dio la pienezza di cui ci sentiamo affamati e assetati: è solo da Lui che ci dobbiamo aspettare di togliere fame e sete, non dalle conquiste umane, che pure possono essere segni della giustizia che viene.

La sorgente non tradirà la sua cascata di gioia; il monte di grasse vivande, di cibi succulenti, di bevande inebrianti – che viene spesso ricordato dai profeti che preannunciano la venuta di Gesù – è garantito: Lui sarà il pane, lui il vino della festa. Senza di lui a pane e acqua, potremmo solo forse sopravvivere, ma quando c’è Lui, il vino della vita, allora sarà festa senza fine!

Oggi ci sentiamo tutti coinvolti in questa “santità garantita” da Dio, in questa felicità che già abita nei nostri percorsi, anche se la vediamo velata ancora da tante miserie …

Dio è fedele alle sue promesse, se abbiamo desiderio di lasciarci amare da Lui!

Questa celebrazione solenne della santità ci colloca ancora di più sulla via delle beatitudini, dei santi, dei chiamati da Dio al dono di sé!

Le beatitudini sono Gesù stesso, non sono sforzi umani, ma desideri di pienezza che Lui stesso compie, avvera, nutre e diffonde.

Gesù è la povertà di Spirito di fronte al Padre: Lui è la pace, Lui la mitezza, Lui la misericordia che troveremo e che sarà chiamata sempre ad accogliere e a donare consolazione … e Gesù, Gesù è la consolazione! E’ Lui la consolazione di cui ha bisogno il mondo e che Lui garantisce, Lui è la pienezza di giustizia che ci sazia.

Questa compagnia definitiva oggi l’abbiamo contemplata e sappiamo che non ci mancherà più.

1 Novembre 2022
+Domenico

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Fatti dono sempre e Dio ti colmerà della sua vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc, Lc14)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse poi al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Audio della riflessione

Sappiamo dalla storia e dalla nostra esperienza che le persone sono soggetti attivi, stabiliscono relazioni vicendevoli, ci si aiuta e si diventa un poco tutti interdipendenti. Gesù ci dice che in questi scambi e relazioni, in questa festa della vita la legge definitiva non può mai essere lo scambio, un “do ut des: ti invito perché anche tu mi inviti, ti aiuto, perché prevedo di averne bisogno anch’io di te. Questi atteggiamenti trasformano il mondo in un affare, in un continuo scambio obbligato di favori e piaceri, se non addirittura un mercanteggiare su tutto. Gesù invece dice che i nostri rapporti devono essere incentrati sull’amore. Invita quelli che non potranno mai restituirti il favore, aiuta il povero, offri quello che hai senza pensare a una qualche ricompensa.

Se agirai in questo modo, avrai l’impressione di aver perduto qualcosa, mentre invece stai creando attorno a te l’immagine di quel regno decisivo, che è il dono di Dio che guarisce, un dono di Dio che offre tutto quello che ti fa star bene, un regno di Dio che offre tutto quello che ha ai diseredati. Chi si offre solo in maniera mercantile ti dirà che sei pazzo, che non sai vivere con i piedi per terra. Gesù invece ci dice che questo tuo gesto porta la verità del regno di Dio che non ha fine.

Gesù da una parte ci invita a superare l’egoismo che ci fa diventare noi il centro della vita degli altri. Chi cerca la sua giustizia, il suo vantaggio, la sua pienezza, si perde come essere umano, non ha compreso la verità di Cristo che sulla croce offre la sua esistenza per gli altri. Soltanto chi dà senza calcolare  un qualsiasi ritorno per sé getta nel mondo il suo seme che poi germoglierà. Come Cristo ricupera nella gloria della risurrezione quello che ha perduto per dare vita agli altri, così anche il cristiano ricupera in modo eminente in  Dio quello che ha saputo dare agli altri.

Se questa diventa la norma della nostra vita, dei nostri rapporti in famiglia, sul lavoro, a scuola, nelle mansioni o ministeri che viviamo in parrocchia, nei dibattiti pure pubblici, produciamo nella nostra società una inversione di tendenza, diamo con umiltà una testimonianza del vangelo. I gesti parlano più delle parole, i fatti costruiscono più dei pareri, il vangelo viene letto di più se ne viviamo lo spirito e la lettera.

31 Ottobre 2022
+Domenico

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Se riusciamo a cambiare, saremo più felici

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 19,1-10)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Non vi è mai capitato nella vita di non stare del tutto bene di spirito, di sentirvi scontenti, insulsi e di domandarvi il perché? Allora si passa subito in rassegna la vita: “non ho fatto del male a nessuno, non mi mancano gli amici, il lavoro va bene …. anche se potrebbe darmi qualche soddisfazione in più, gli affetti sono soddisfacenti … eppure manca qualcosa o c’è qualcosa di nascosto che mi tarpa le ali”. Si ha l’impressione di condurre una vita col pilota automatico inserito, senza gloria e senza infamia. Qualche tuo amico è finito sul lettino dello psicanalista per cercare più in profondità: è riuscito a darsi un po’ di smalto in più, ma le cose sono … quelle!

Zaccheo un ricco sfondato non solo di soldi, ma anche di amici, di fortuna doveva stare pressappoco così, quando sentì anche lui parlare di Gesù … anzi si è informato dei suoi spostamenti: ormai Gesù è diventato un personaggio pubblico: dove passa spopola … e lui, Zaccheo,  per un giorno vuole disinserire il pilota automatico: si dà da fare, si guarda dentro, si scopre un borghese piccolo piccolo e vuole vedere Gesù.

La gente lo ha sempre creduto un po’ stravagante: a Zaccheo  interessavano solo i soldi … era piccolo e spuntava appena appena dietro la cassa, ma tanto poco lo si vedeva e tanto più riscuoteva con furbizia e con inganno calcolato.

Siamo un po’ tutti stravaganti e originali, soprattutto “fissati” su qualcosa che ci incatena; gli amici che ci vedono con un po’ di distacco sanno già le nostre prossime mosse: “Vedrai” – dicono – “lui gira, si volta, dice, promette, parla, spiega, si eclissa , ma te lo troverai sempre là!”.

Se sei un lazzarone, se ti piace sballare, se  vivi di avventure, se pensi solo ai soldi, se vedi gli altri come strumenti da usare, se coltivi “malanimo”, vai e vai  ti ritrovi là…

Zaccheo in questo tran tran, quotidiano, ha uno scatto: vuole vedere Gesù!

Sale su una pianta – ve lo immaginate il direttore di banca in giacca e cravatta, il  professore con borsa e cappello, l’ingegnere, il monsignore, la parlamentare salire su un platano?

Zaccheo rischia … e Gesù, come sempre, non si lascia solo vedere, ma vuol entrare nella sua vita e immediatamente risponde: “vengo a casa tua”.

La gioia che ne segue è esplosiva: forse intuisce che può averne un vantaggio la sua azienda, ma immediatamente si accorge che a Gesù non interessa la sua azienda, ma la sua vita: la pienezza della sua felicità portata a livelli più alti di quanto pensava salendo a fatica su quell’albero.

La vita di Zaccheo cambia, muta la ricchezza che si è procurato con l’inganno in  fonte di investimento e promozione gratuita: “Se ho frodato qualcuno” – dice – “restituisco quattro volte tanto!” …  ma quel che mi colpisce di più è la gioia: la vita cambia solo se in noi esplode la gioia, se siamo contenti, se ci lasciamo affascinare e riempire di gioia per qualcuno. se smettiamo di presentare quella faccia da bull dog che ci caratterizza ogni mattina e che non cambiamo prima delle 10 o del secondo caffè!

Zaccheo è stato irrimediabilmente affascinato da Cristo … chissà se capiterà anche a noi qualche volta!

30 Ottobre 2022
+Domenico

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Invita sempre, aspettati solo il rifiuto e sii sempre contento

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-11)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione

Come sempre Gesù nel suo parlare, che è sempre vangelo, buona notizia, prende spunto da una normale esperienza del nostro vivere: il sedersi a tavola per consumare un pasto. La mensa è una immagine della vita. In una famiglia a seconda di come si sta a tavola, capisci che vita di famiglia è: capisci chi è disponibile o chi si fa solo i fatti suoi; se c’è rispetto per i nonni, se sei in pace con tutti, se vuoi dialogare, se pretendi solo. In tante famiglie oggi non si mangia mai assieme, sono diventate un ristorante. Se fate parte di un consiglio di amministrazione, a tavola sarete schierati come al lavoro, preoccupati dei posti, dei vicini. Infatti sono due le cose che Gesù prende ad esempio per darci i suoi insegnamenti: il posto e gli invitati. Gesù ha spesso usato il momento del consumare un pasto, proprio perché è immagine della vita, per insegnarci a vivere e per donarci la sua stessa vita.

Il posto. Non scegliere i primi posti, quando sei invitato. E’ sempre imbarazzante trovare il posto giusto; ci gioca delicatezza, buon senso, pretesa, darsi importanza. Tanto che per evitare fastidi e caricarli tutti sull’ospite si scrivono nomi su bigliettini collocati al posto giusto. Il vangelo di Gesù però non è un testo di galateo è sempre vita bella, buona, beata. Il cristiano non prende i primi posti perché è uno che serve; il fondamento del suo vivere non ce l’ha in se stesso, nelle cose che fa, in quel che pensa la gente di lui, ma soltanto in Dio. Tutto quello che noi siamo è per grazia, anche eventuali autorità che rivestiamo, sono doni che Dio ci dà per servire il suo Regno. I suoi doni di cui colma ogni vita non possono essere usati per fare la differenza, ma per cementare una comunione.

Il posto che prendiamo alla mensa della vita indica il cumulo di responsabilità di cui dobbiamo rispondere davanti a Dio. Non si negano le qualità, i doni che Dio ci ha dato, ma si deve avere la coscienza chiara che più doni abbiamo, più Dio si aspetta da noi, più amore dobbiamo esprimere.

Gli invitati. Chi inviti a pranzo? Quelli che ti saranno utili, quelli che ti danno soddisfazione, quelli che vengono coi regali, quelli che ti servono per sentirti importante? Chi apprezzi nella vita? Chi fa parte del tuo giro? Il tuo amore ed è questa la domanda di fondo, è un vero amore? Se inviti sempre solo persone che poi vorrai che ti invitino a loro volta, non stai certo esprimendo il massimo di amore. Invita chi non potrà mai ricambiarti, Già l’invitare è un atto buono. Dio ha sempre fatto così e purtroppo siamo noi che non abbiamo mai voluto accogliere questo invito. Chi invita rischia sempre il rifiuto, ma proprio per questo ama lo stesso. Ma tu comincia a invitare “poveri, storpi, ciechi e miserabili”, gente che non ha mai ricevuto un invito da qualcuno e che non ti potrà mai invitare. E spera che accolgano il tuo invito che non farai mai per pietà, ma per puro amore.

29 Ottobre 2022
+Domenico

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Siamo tutti chiamati, nessuno di noi è generico

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-19)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Audio della riflessione

Ti capita qualche volta di dover fare delle scelte difficili, soprattutto quando hai bisogno di collaboratori, di amici che condividono con te parte della vita o una missione. Spesso vuoi affidare incarichi delicati, devi scegliere gli educatori dei tuoi figli o i compagni di una attività, i membri di una compagnia, i lavoratori di una azienda, i componenti di una cooperativa. Allora ci mettiamo a prendere informazioni, a fare ricerche, a leggere attentamente i curriculum, a fare rassegne e concorsi..

Ecco, anche Gesù aveva da scegliere un gruppo di uomini decisi a tutto, a fare da nucleo di predicatori del vangelo, della bella notizia. E che ha fatto? Si è messo in orazione tutta notte. Si è messo in dialogo col Padre, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità per leggere in essa le vite di questi dodici uomini, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri. Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani, penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda. Lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare sulla sua libertà. Li ha scelti, ma non li ha forzati, li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati. Ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di nella scelta personale di  Gesù. Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo. Lui ci ha pensati per la nostra missione in una notte di preghiera, sempre, con quel Dio che non ci abbandona mai

Oggi è la festa di due apostoli: San Simone era soprannominato Cananeo o Zelota, e san Giuda, chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo.

Di Simone sappiamo che era nato a Cana ed era soprannominato lo zelota, forse perché aveva militato nel gruppo antiromano degli zeloti. Secondo la tradizione, subì un martirio particolarmente cruento. Il suo corpo fu fatto a pezzi con una sega. Per questo è raffigurato con questo attrezzo ed è patrono dei boscaioli e taglialegna

Di Giuda sappiamo che si chiama Taddeo, un soprannome che in aramaico significa magnanimo. Secondo san Giovanni, nell’ultima cena proprio Giuda Taddeo chiede a Gesù: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gesù non gli risponde direttamente, ma va al cuore della chiamata e della sequela apostolica: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». L’unica via per la quale Dio giunge all’uomo, anzi prende dimora presso di lui è l’amore. Il  cuore magnanimo di Giuda aveva, probabilmente, intuito la risposta del Maestro. Come Simone, egli è venerato come martire, ma non conosciamo le circostanze della sua morte. Secondo gli Atti degli Apostoli, però, sappiamo che gli apostoli furono testimoni della resurrezione, e questa è la gloria maggiore dell’apostolo e di ogni discepolo di Gesù.

28 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
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Gesù si incammina definitivamente verso il compimento della sua missione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13, 31-35)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere”.
Egli rispose loro: “Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!””.

Audio della riflessione

Ognuno di noi, a mano a mano che prende coscienza di sé, della sua famiglia, del suo vivere, dei rapporti che gli si impongono con le persone che incontra o con cui vive, tenta di farsi un progetto per il suo futuro di uomo o di donna: ha desideri, sogni, intenzioni e cerca di comporre assieme una propria vita originale, dare senso compiuto e soddisfacente al tutto.

E’ tipico della vita umana non crescere a caso, ma secondo un progetto personale che si chiarisce giorno dopo giorno … noi cristiani la chiamiamo vocazione, perché sappiamo di essere destinatari di una chiamata di Dio alla vita e a una nostra vita.

Gesù è consapevole della strada da fare: sa che è a Gerusalemme, che essa si compie e le trame di Erode non gli interessano! Sa che è una volpe, cerca con astuzia il suo vantaggio, minaccia Gesù, sperando che taccia o che esca dal suo territorio, la Galilea … e Gesù risponde con lo stile degli antichi profeti: non c’è alcun re o potente che si può opporre alla sua missione di annunciare il Regno, non ha bisogno di permessi o vantaggi per annunciare la verità e non cambierà condotta di fronte ad ogni minaccia.

Come vero profeta Gesù deve collocarsi al centro del suo popolo, non morirà certo in Galilea, perché la sua missione può essere decisa solo a Gerusalemme.

E’ sicuro che verrà la terra nuova, ma come in ogni crescita deve passare attraverso i dolori del parto. Sappiamo dal vangelo che Gesù è morto perché le autorità del suo popolo lo hanno ucciso e fu lo stesso Gesù a decidere di presentarsi al grande confronto che si concluderà sul Calvario.

La sua morte che avverrà a Gerusalemme non sarà frutto del caso, ma l’effetto di un calcolo politico: la sua morte sarà la conseguenza di uno scontro con le autorità religiose del suo popolo, che con Lui completerà la sua storia di uccisione di profeti e resta abbandonato come popolo di Dio definitivamente.

Bella la frase “quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una chioccia …e voi non avete voluto”: sono le parole di Gesù Crocifisso che piange la sorte del suo popolo. Finisce la storia antica, finisce la via di Israele, ma sulle rovine della vecchia città dei profeti si eleva il segno della salvezza universale che è per tutto il mondo il Gesù Crocifisso e vivo nella Pasqua.

Non c’è più un solo popolo eletto, ma tutto il mondo è scelto e chiamato!

Non è nessuna condanna definitiva di persone, ma un cambio di cuore necessario per tutto il genere umano nel definitivo nuovo Regno di Dio, e noi vogliamo scoprire Gesù come l’autentico profeta e lasciarci coinvolgere nel messaggio della sua vita.

27 Ottobre 2022
+Domenico

Non si sa se il paradiso è pieno o vuoto, ma che la porta è stretta

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Audio della riflessione

Alla fine della vita che ci sarà? Questo uomo o donna che sono ha un futuro oltre la vita terrena? Siamo destinati a scomparire nel nulla o c’è qualcosa dopo la morte? Essere persone è sentire che nel pieno dello star bene ti assale un voglia di oltre, di completezza, di pienezza che non riesci a sperimentare. Hai un cuore che si allarga sempre più, le esperienze fatte non sono capaci di colmarlo. E’ alzarti un giorno e domandarti, ma dove sto andando, che faccio della mia vita, chi mi può riempire il cuore? Posso realizzare questi quattro sogni che ho dentro, c’è qualcuno che lassù  mi ama? Che futuro ho davanti? E’ avere una sete che non ti passa con la birra; è forse  aver rotto tutti i tabù di ogni tipo spinello, coca, ragazzo, ma sentire ancora un vuoto.

A queste domande che ogni tanto ci facciamo siamo abili nel metterci un silenziatore, perchè sono domande imbarazzanti, sia per noi che ci disperiamo di fronte alla morte, sia per la fede che dovremmo dimostrare nei confronti di chi vive con noi. Abbiamo paura del dileggio dei benpensanti, degli ideologi che sanno tutto, che conoscono per filo e per segno anche il nostro futuro, magari si affidano di più agli oroscopi che a qualche uso dell’intelligenza più consono alla dignità umana.

La nostra fede ci dà la certezza che la nostra vita sulla terra si conclude e continua nella braccia di un Padre, nella fratellanza di un Figlio che ci ha salvati, nella luce e nel fuoco d’amore dello Spirito che non permette alla nostra vita di afflosciarsi su di sé nel nulla.

Una domanda pressappoco uguale alla nostra la ponevano a Gesù i suoi contemporanei. Erano sicuri che ci fosse un futuro, ma non sapevano se la salvezza fosse garantita a tutti. Cercavano forse solo garanzie, quasi che una volta avuta l’assicurazione la vita smettesse di essere in salita e la certezza prendesse il posto della verità, dell’amore da vivere ogni giorno. Credevano che si potessero mettere in atto automatismi comodi di salvezza, privilegi per i furbi. Gesù dice papale papale: la porta è sempre stretta. Dio ci salva, ma l’amore è esigente. Non c’è nessun privilegio o raccomandazione su cui contare, non c’è nessun automatismo nell’amore, c’è sempre e solo la disponibilità ad accogliere, l’ardore di una volontà decisa a lasciarsi trasformare, la bellezza di un abbandono nelle braccia di Dio Padre, una fraternità da vivere e mostrare ai poveri: insomma un vangelo da vivere e incarnare.

La porta è stretta non per tirchieria di chi la apre, ma per la crescita  in bontà della coscienza dell’uomo, per l’approfondimento della sua dignità, che è poco meno degli angeli, coronato di onore e grandezza da riconquistare e sempre da implorare.

Per la porta stretta non si fa una selezione, di diritti, ma un discernimento di bontà, una scala di amore, una precedenza di santità.  Altrove dice il vangelo: i ladri e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli, quindi nessuno pensi di avere una assicurazione, ma sempre e solo un invito esigente.

E’ bello sapere comunque che là siamo destinati e il paradiso non può essere che traboccante se è costato la morte di Gesù per aprirlo.

26 Ottobre 2022
+Domenico

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