Il seme del regno di Dio  e già stato gettato nel solco e nulla potrà soffocarlo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13, 18-21)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Audio della riflessione

La nostra mentalità moderna punta molto sullo spettacolare, sul grandioso, sulle manifestazioni di potenza e spesso cancella le piccole tracce di umanità e di bontà che sempre resistono nella vita delle persone: si vorrebbe che il bene trionfasse con i criteri dei mass media, si pretende di fotografare ogni attimo della vita per mandarlo in diretta, si crede che si esiste solo se ci si può far vedere … invece il mondo non va avanti cosi! La vita degli uomini è frutto dell’apporto di ogni esistenza umana, semplice, dedicata; è collocata dentro un tessuto di amore che non ha bisogno di apparire per essere vero, anzi esige interiorità, silenzio, umiltà.

Il regno di Dio, proprio quel progetto profondo di vita vera che deve pulsare nel mondo, è di questo tipo: è un granello di senapa, una manciata di lievito … non si impone per la maestosità o grandezza della sua consistenza, ma per la forza interiore regalata da Dio, che nessuno può vincere!

Il sogno di Dio sull’umanità si realizza nella debolezza e nella disponibilità alla volontà di Dio: le nostre megalomanie sono un ostacolo al Regno di Dio; la nostra frenesia di potere non è imparentata con l’avvento del Regno di Dio; il chiasso, l’esposizione sulla scena che conta, gli apparati non sono parte del regno di Dio: ne sono spesso un intralcio!

Il lievito tende a scomparire per fermentare tutta la pasta; il granello di semente muore per dar vita a qualcosa di impensabile!

Dio opera soprattutto entro la nostra inconsistenza: la fionda del ragazzetto Davide, portava solo un sasso e il gigante si è schiantato a terra; Gesù era un uomo buono senza legioni: è stato ucciso come un delinquente; la sua estrema debolezza di fronte al potere è stata la sua forza, perché si gettato nelle braccia del Padre.

Lo sparuto gruppo di apostoli, dispersi e perseguitati, cacciati e sopraffatti, è diventato il seme di un nuovo mondo: la stessa Chiesa ha conosciuto la massima sua diffusione per il sangue dei martiri, degli sconfitti!

E’ più regno di Dio il costruirsi giorno dopo giorno che il dispiegamento di una organizzazione: nella storia, quando la Chiesa si è appoggiata sul potere è sempre stata meno credibile, ha sempre perso!

Dio opera così, in questo modo si “costringe” a non lasciarci mai soli e a non abbandonarci mai.

25 Ottobre 2022
+Domenico

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Nessun ritualismo deve accecare l’umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13, 10-17)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Audio della riflessione

C’è sempre qualcuno che vuol salvare Dio con le sue intransigenze, quasi che Dio abbia bisogno di Lui per esistere o per operare nel mondo. Capita così che qualcuno inventa una guerra in nome di Dio, sancisce condanne di persone in nome di Lui, perpetra torture, fa leggi che tolgono la libertà e la dignità alle persone, mantiene nella sofferenza anziché offrire gioia e libertà. Certo è difficile riuscire a far maturare la propria coscienza e quella dell’umanità che oscilla sempre tra la negazione di Dio e l’assolutizzazione dell’idea che noi abbiamo di Lui.

Oggi nel nostro occidente è più facile vedere una esclusione di Dio dalla vita, mentre in Oriente sembra che prevalga il talebanesimo, cioè una imposizione su tutti di una irrazionalità ceca o ritualismo assolutizzato nelle esperienze religiose.

Il responsabile del culto che ha incontrato Gesù quel giorno nella sinagoga era di questo secondo tipo. Gesù ha davanti a sé una donna piegata da un male, che da troppo tempo la teneva nell’infelicità, tanto più che era dovuta a una presenza demoniaca, di sabato la guarisce e la restituisce alla gioia di vivere. E’ una liberazione trascendente, non si tratta semplicemente di alleviare una infermità fisiologica, ma di “sciogliere da Satana”, cioè liberare nel senso più profondo della Parola. E una liberazione, come un segno e  riassunto di tutta l’opera di Gesù, è superiore a tutto il ritualismo israelita

Il sabato è un giorno sacro, dice il capo della sinagoga; la sinagoga non è un ambulatorio, non è di sicuro il luogo in cui si può andare contro la legge di Dio. Ma tu Gesù che tanto tieni a che il nome di Dio sia lodato e benedetto, tu che vedi quanto la gente si stia allontanando da Dio, anche tu vieni a mescolare il profano col sacro, vieni a far crescere la magia, a far correre la gente in sinagoga a trasformare la religione in un placebo per disperati. Dio va lodato e benedetto, non servito con medicine e chirurgie. Il capo della sinagoga neanche lontanamente pensava di avere davanti a sé il Figlio di Dio e lo ha trattato come un guaritore da quattro soldi. Non vedeva la sofferenza umana e nemmeno immaginava che avesse una origine sovrumana tanto era accecato da suo ritualismo

Quello che Gesù invece vuol far capire guarendo questa donna, ammalata da 18 anni, è di tenere in grande dignità e considerazione la vita umana. Non ci può essere contrasto tra la vita piena e la legge di Dio, non ci può essere subordinazione della persona  alla legge, né contrapposizione tra  i precetti e la sete di felicità vera che ha l’uomo. Sarà Lui con la sua morte in croce a rimettere al centro della vita dell’uomo la vera libertà e il vero culto a Dio: liberazione dal male, comunione con Lui e solidarietà con i fratelli.

24 Ottobre 2022
+Domenico

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Mi sento un pubblicano, uno senza legge, né costumi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Audio della riflessione

Non sono certo un fariseo, perché proprio non mi sento molto giusto e non ho pretese di fronte a Dio: non ho mai detto che io riesco a guardare Dio negli occhi, che io e lui ce la intendiamo, che sono diverso da quella “feccia che rovina la vita a tutti” …. non mi sono mai permesso di ritenermi uno a posto; mi sento un pubblicano, uno senza legge né costumi, tante ne vado combinando. Avevo cominciato a vivere abbastanza bene: oratorio, associazione, animazione, campiscuola … poi ho deciso: “cambio aria, me ne vado”. Non sapevo ancora bene che cosa volevo dalla vita, mi sembrava di avere le ali tarpate, la davo per scontata, riempita di pose e maschere … e ho cominciato a fare la vita: le ho provate tutte! Solo non ho ammazzato mia madre e mio padre, anche se sono stato schifoso pure con loro. Il mio dramma è che me ne vanto; sono un pubblicano fariseo che si vanta di essere fuori ogni legge.

Non so se è una nuova categoria che ho inventato solo io, ma il mondo in cui mi trovo mi ha distrutto tutti i sentimenti più tenui. Peccato? l’ho cancellato dal vocabolario e soprattutto dalla testa. Rimorso? è una debolezza che ho superato da un pezzo. Fede? mi sembra un discorso da mentecatto. Amore? una finta che tutti tentiamo di tenere per vera sapendo di non crederci.

Ma Dio … avrà un orecchio anche per me?

Certo noi immaginiamo sempre che chi ha bisogno di Dio, sia un peccatore incallito, ma tutto sommato, con sentimenti nobili, che ti impietosiscono; un volto da delinquente, ma con dentro la consapevolezza dell’abisso da cui vuol riemergere; una vita da dimenticare insomma, ma appesa a una speranza; un povero di tutto, ma delicato nel domandare. Ci siamo fatti anche la poesia del male, tanto non lo riusciamo a vedere con gli occhi di Dio.

Invece a Dio basta un dubbio, un sospetto, una sciabolata di incertezza che si incunea anche solo per un istante nella tua vita, per dirti che le sue braccia sono già aperte: gli basta che tu sia capace di sospettare che c’è qualcosa che va oltre la tua vita, perché Lui la riempia di sé.

Dio è amante della vita: qualunque vita sia la accoglie e la rende piena.

Non fa l’amniocentesi per vedere di poterla rifiutare in tempo, non chiede occhi azzurri e capelli biondi per decidere di custodirla, non si spaventa se è “down”, non teme di essere incastrato per sempre, perché l’amore non chiede di più che di essere dedicato totalmente: questo è Dio e noi lo abbiamo capito in Gesù Cristo, l’abbiamo sperimentato in quel corpo spezzato e sangue versato, in quel luminoso mattino di risurrezione.

Il pubblicano in fondo alla Chiesa è chiunque è riuscito a guarire dalla malattia della autosufficienza: potrai essere un pubblicano fariseo che si vanta, ma se ti sei chiesto almeno una volta nella vita se Dio ha un orecchio per te, hai trovato sicuramente ascolto.

23 Ottobre 2022
+Domenico

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Dio non vuole il male dell’umanità, ma che si converta e viva

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Audio della riflessione

Il  male che c’è nel mondo ci meraviglia sempre, soprattutto ci stupiscono e ci lasciano senza parole le disgrazie, le morti sul lavoro, gli incidenti stradali, le persecuzioni, le pazzie di uomini e donne che scaricano la loro demenzialità sui figli innocenti. Le crudeltà della guerra I giornali impietosamente ci mettono di fronte a pagine di cronaca nera che si distruggono spesso la stessa fiducia nella vita. Il pensiero nostro allora spontaneamente va a Dio. Lo mettiamo alla sbarra perchè lo riteniamo l’autore di ogni disgrazia che capita, di ogni dolore innocente che ci affligge. Perchè Dio deve permettere questo? Dove è Dio quando un lavoratore che fa il suo dovere viene travolto da una frana, da un crollo, da un incidente mortale? Perchè deve scoppiare una pazzia e andare ad abbattersi su figli innocenti?  Perché il potente risponde alle provocazioni distruggendo città e villaggi, aprendo fosse comuni su torturati e civili e facendo morire persone innocenti, deportando famiglie e bambini. Ai tempi di Gesù erano capitate disgrazie inspiegabili che avevano coinvolto persone estranee: il crollo di una torre, la violenza truce di Pilato che aveva mescolato innocenti e colpevoli in una strage. La gente si domandava perchè?

Gesù dice perentorio se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo. Che significa? Che Dio sta col fucile spianato ad aspettare la gente che sbaglia, che pecca, per castigare, fare giustizia, creare terrore, vendicarsi? Dio è infinitamente buono; non c’è alcun dubbio, anche per tutto l’insegnamento della bibbia, non per nostre visioni di convenienza o di rispetto, che Dio non abbandona il suo popolo, che Dio ci ama tutti e ci porta sul palmo delle sue mani. Ma Dio non può non farci prendere coscienza che al fondo di ogni male c’è un peccato. Dentro ogni disgrazia c’è la mano dell’uomo che scatena il suo male sugli altri, dentro ogni disgrazia c’è una assurda faciloneria nell’esporre la vita delle persone al pericolo, magari per risparmiare soldi, per incoscienza del proprio dovere, per faciloneria. Se un bullone si allenta, ci sarà qualcuno che con faciloneria ha lavorato o qualche altro che ha voluto rubare sulla qualità del materiale. Dietro tanti incidenti c’è gente ubriaca e drogata.

Se non ci convertiamo, tutti periremo allo stesso modo. L’uomo è invitato e lo siamo tutti a guardare alla vita con impegno, a difenderla e a metterla al primo posto. Se si abbandona la legge di Dio, non è che Dio si vendica, siamo noi che ci affossiamo con le nostre mani. Dio ha previsto un uso esigente della nostra intelligenza per il bene di tutti, e non la furbizia dello stolto che per egoismo mette sicuramente la vita degli altri in una inevitabile disgrazia. Il mondo deve tornare a convertirsi al bene, ad usare l’intelligenza e le risorse umane per la sicurezza, non per l’arricchimento di qualcuno. Convertirsi, non vuol dire solo pregare, ma rimettere al centro la nostra dignità umana e non i nostri interessi.

Non possiamo oggi dimenticare i grandi insegnamenti di san Giovanni Paolo II nel giorno del ricordo di lui che la chiesa fa nella liturgia, impetrandone la potente intercessione e la forza di tutti i suoi innumerevoli interventi sugli stati per comporli nella pace

22 Ottobre 2022
+Domenico

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La pace è la prima condizione che ci dà futuro e che chiediamo al Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 54-59)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Audio della riflessione


Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Dove stiamo andando, che direzione prende la nostra vita, i giovani che futuro potranno godere, che cosa capiterà nei prossimi anni al nostro modo di vivere? Sono domande che ogni tanto mettono ansia a un papà e a una mamma di famiglia che pensa ai suoi figli, o a qualsiasi persona che vuol sentirsi responsabile della sua vita.

Se guardiamo indietro agli anni che ci hanno preceduto e li confrontiamo con l’oggi registriamo cambiamenti impensabili del nostro modo di vivere. Penso alla rivoluzione nelle comunicazioni, nel lavoro, nella vita di famiglia, nella immigrazione. Oggi soprattutto ci preoccupa questa guerra tra i due mondi, non più tra due nazioni soltanto. Sta scoppiando e costruendosi un nuovo assetto della terra, delle economie, dei modelli culturali, delle visioni di vita. E siamo assolutamente impreparati ad affrontare i problemi. Gesù nel vangelo ci dice che dobbiamo scrutare con più attenzione i segni dei tempi. Purtroppo, dice,  tutta la vostra intelligenza la mettete nel fare previsioni di corto respiro, affogate in una lago, quando è l’oceano che vi travolge. Non riusciamo a prevenire gli tsunami, a  prevedere i terremoti! Oggi siamo di fronte a uno tsumani dell’umanità

Noi cristiani siamo invitati ad avere una capacità di cogliere la presenza di Dio nella storia e i segnali di conversione che ci manda. Il futuro non sta nelle previsioni ma nella speranza e occorre soprattutto in questi tempi leggere i segni di speranza che nascono nel mondo per accoglierli, svilupparli, orientare il mondo alla sua naturale direzione che è il Regno di Dio. Il Concilio Ecumenico vaticano II ci aveva aiutati a questo esercizio di lettura dei segni dei tempi, dei luoghi, cioè, in cui si manifesta maggiormente la presenza di Dio, la sua storia di salvezza. Sono indicazioni di apertura a nuovi fatti che caratterizzano il cammino della nostra storia e in essi il cristiano deve seminare la Parola di Dio, li deve orientare nella direzione giusta.

Esistono anche oggi tanti segni di speranza che vanno sviluppati. Il primo è la lungimiranza di papa Francesco che ha da sempre intuito che questa guerra non è un fatto isolato e componibile con le armi, ma con la buona volontà di parlarsi, di condividere, di fare tutti un passo indietro, di dialogare. Le religioni si stanno mettendo tutte a convergere alla pace, l’umanità non è più governabile da qualche potente, ma deve mettersi in una grande collaborazione, rispetto reciproco, bilanciamento di possibilità, consapevolezza che o si vive tutti bene o si muore tutti.

Non c’è che da farsi prendere da questa speranza che sale dalla vita.

21 Ottobre 2022
+Domenico

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La fede è fuoco che brucia

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 49-50) dal Vangelo del giorno (Lc 12, 49-53)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!».

Audio della riflessione

Non vi sembra che oggi il modello di vita imperante sia quello di accontentarsi dell’acqua tiepida: né calda, né fredda. Ha il sopravvento la mediocrità, l’adattamento al ribasso, la comodità del proprio status, il non muovere niente perché si è sempre fatto così?

La vita in questo modo viene a mancare di grinta, di nerbo, di appello alla generosità, al dono, alla radicalità. Gesù conosce queste tentazioni dell’umanità, ma non vuole così i suoi discepoli. Sono venuto a portare un fuoco sulla terra. E’ stato il grido del vecchio papa Giovanni Paolo II, mutuato da una donna fragile nel corpo, ma ardente nello spirito, Caterina da Siena,  davanti ai due milioni di giovani nel 2000.  Prima di congedarli dopo una intensissima Giornata mondiale della gioventù gridò convinto, forte anche nella sua vecchiaia: Se metterete fuoco sulla terra…. Essere cristiani deve avere l’ardore del fuoco. Nel petto dei due discepoli di Emmaus il giorno di Pasqua, di fronte alle parole appassionate del finto pellegrino, sotto le cui sembianze si era fatto vedere Gesù, ardeva il cuore, era incontenibile la gioia e la passione. A San Filippo Neri si erano deformate le costole per l’ardore d’amore verso Gesù Cristo che spingeva il suo cuore a dilatarsi.

Un fuoco che brucia il male, che toglie di mezzo le sterpaglie della vita, che purifica come in un crogiolo i nostri pensieri, che dà calore alla vita contro il freddo calcolo dell’egoismo, deve diventare la vita cristiana. Certo non è questa l’immagine più normale delle nostre comunità cristiane, di tanti fedeli che mal sopportano di dover partecipare alla messa domenicale, di noi tutti che prima di compiere un passo decisivo nella conversione moriamo di calcoli, di se e di ma.

La fede ha la forza di un fuoco, il suo calore e la sua luce, trova nel Signore l’alimento, nella contemplazione di Lui la sorgente. Il fuoco può far male, perché costringe a concentrarsi sull’essenziale, perché ci stana dai nostri nascondigli, ci priva di inutili appoggi, ci purifica. Gesù nella sua vita è stato questo fuoco. Nella sua peregrinazione per le strade della Palestina, si accorge che non riesce a smuovere niente, ha di fronte un muro di gomma che respinge ogni desiderio di cambiamento ed esclama: come vorrei che questo fuoco fosse già acceso!

E’ la testimonianza della sua passione incontenibile per il Regno e per la salvezza degli uomini. E’ stato il progetto della SS. Trinità che Gesù è venuto a realizzare sulla terra; è il suo regno definitivo, deve essere la scelta di ogni cristiano, di ogni comunità sinodale. E’ il desiderio da esprimere e invocare in ogni preghiera e realizzare in ogni vita e in ogni comunità cristiana. E’ la pienezza, che deve esplodere da ogni  nostra vita.

20 Ottobre 2022
+Domenico

La parabola dell’amministratore fedele il Signore la dice per tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,39-43) dal Vangelo del giorno (Lc 12,39-48)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così.

Audio della riflessione

Essere attenti, svegli, vigili, pronti a intervenire, preparati ad ogni evenienza, sentinelle che al primo allarme sanno scattare e portare aiuto è il compito di tante professioni: vigili del fuoco, protezione civile, medici, operai, addetti ai corpi speciali, militari, guardie del corpo, vigilanze di ogni tipo. Non dipende solo da situazioni di conflitto o di movimenti rivoluzionari, ma dal tipo di organizzazione della società e dalla cura della vita che si diffonde sempre più, speriamo sempre anche di più degli interessi economici da difendere, per i quali è naturale che chi li possiede si attrezzi.

E’ così anche per la vita spirituale? per l’attenzione alla spiritualità, per la promozione dei valori evangelici, per la cura della dimensione religiosa della vita? C’è una task force che entra in azione, non certo eclatante o rumorosa, che aiuta le persona per uscire da disastri spirituali perniciosi e distruttivi di ogni bontà? Ci sono magari dei luoghi in cui ti puoi attrezzare di più per le battaglie spirituali contro il male che è sempre più proposto che il bene. I santuari mariani, per esempio, le case di esercizi spirituali. Ho trovato quest’anno  moltissima gente e giovani a Medjugorje, che è sempre di più un luogo di conversione, di ricarica spirituale; ritorna possibile fare un pellegrinaggio nelle terre sante di Gesù … Purtroppo le cose materiali ci vedono sempre più attenti di quelle spirituali. Gesù però quando parla del Regno, del suo amore e della vita credente ci invita ad essere sempre vigilanti, a vivere in profondità la tensione spirituale, a non farci sorprendere nell’inedia e nell’adattamento al ribasso. Il cristiano deve essere vigile nell’intuire i tratti della presenza di Dio e nel servirne la diffusione.

L’atteggiamento vigile e attento, la cura meticolosa della vita spirituale è un compito importante di chi annuncia il vangelo, del cristiano che ha ricevuto in dono la Parola di Dio, dei presbiteri e di chi ha responsabilità di guida della comunità cristiana. Non avrà mai un atteggiamento di sicurezza, tipica di chi si sente padrone delle cose, ma quello del fedele e saggio amministratore di beni non suoi, da rinnovare e tenere sempre vivi, perché Gesù è esigente; è comprensivo e buono, ma non si adatta al ribasso.

Il cristiano è uno che non si siede mai se non per ascoltare e contemplare la Parola, allora il suo stare è accogliere il dono di Dio che terrà poi sempre vivo nel cuore della gente, dei suoi compagni di lavoro e di vita, nella sua famiglia, nella sua passione per il regno di Dio diffuso in ogni luogo. Il Signore lo troverà allora sempre fedele a quel cielo che ci aiuta a dare alla terra il suo vero sapore.

19 Ottobre 2022
+Domenico

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E’ vicino a voi il Regno di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,8-9) dal Vangelo del giorno (Lc 10,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Luca

 «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Audio della riflessione

Abbiamo sempre bisogno di speranza, La nostra vita spesso si svolge nell’incertezza, nella approssimazione. Viviamo di tentativi, di scongiuri qualche volta, di fortuna.

Gesù invece è venuto con una decisione definitiva: lavorare per il regno di Dio e in Lui c’era una certezza incrollabile: è vicino a voi il regno di Dio. Regno di Dio è una realtà che racchiude in se tutte le attese del popolo di Israele. Quando lo udivano dalle labbra di Gesù capivano immediatamente che si trattava della loro grande speranza, della aspirazione di secoli: per loro era la fine di un incubo, la realizzazione di un sogno di popolo, incarnato in ogni famiglia, in ogni pio ebreo. Era la certezza della presenza misteriosa, ma reale di Dio nella storia del popolo e di ogni persona. Gesù voleva che tutti si orientassero a questa attesa sicura.

Anche noi credenti oggi dobbiamo avere questa certezza. Non è vero che il mondo va verso il peggio, che la vita diventa sempre più impossibile, che il male è destinato ad avere il sopravvento, che stiamo andando verso la barbarie. Non è vero che ci stiamo allontanando dalla salvezza. Dio è fedele, il suo amore è senza se e senza ma. La sua promessa non è vana, non vincerà il male per quanto si faccia forte e usi tutte le astuzie per compiere la sua distruzione. Riuscissimo a vivere con questa certezza, con la consapevolezza che il Regno di Dio, che la pace, la giustizia, la felicità non sono solo promesse, ma realtà che determineranno per sempre la vita dei giusti, avremmo più fiducia nel nostro semplice e povero operare il bene.

Certo quello che vediamo ci può scoraggiare, ma abbiamo bisogno di apostoli che parlano del grande bene che c’è nelle vita donate di chi soffre, di chi lavora per la giustizia, di chi con semplicità ama i suoi figli, i suoi malati, di chi fa il suo volere. Le cronache dei giornali non sono il diario del regno di Dio, ma solo il negativo che sta sotto un mare di bene che Dio semina in ogni creatura. Occorre andare a due a due a rinfocolare la speranza nel mondo, perché Dio sta con noi, è presente più di quanto lo possiamo scorgere nelle pieghe della vita.

San Luca che oggi celebriamo ha scritto il vangelo per dimostrarci che questa verità è Gesù stesso con la sua vita donata fino all’ultima goccia di sangue per amore. E’ colui che ha descritto le confidenze di Maria, la sua chiamata a divenire la madre di Gesù, i suoi primi passi, fino all’ultimo desiderio di Gesù di regalarLa a noi, a ciascuna persona come la nostra madre. E’ stato l’ultimo dono prima delle sue ultime gocce di sangue e del suo affidare il suo spirito a Dio nostro Padre.

18 Ottobre 2022
Festa di San Luca Evangelista
+Domenico

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Il ricco sfondato che deve fare un salto di qualità  

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Audio della riflessione

“Anima mia hai una grande riserva di beni per molti anni: riposati, mangia, bevi e divertiti”. C’ho una giovinezza che scoppia. Mi vanno proprio bene tutte. Un giro di amici che mi adorano. Con i miei affetti sono sempre riuscita a stare a galla, se non al di sopra. In quale altra avventura posso giocarmi la vita? L’automobile ce l’ho, il ragazzo pure, lavoro in proprio e ho indovinato il momento. Non ce l’ho con nessuno, il mondo mi va bene così; le tasse sono sempre troppe, ma occorre avere un po’ di senso civico. La settimana mi vola via senza accorgermi, i fine settimana si chiamano l’un l’altro, lancio sms a tutti e ho sempre la casa piena. Ho salute da vendere, sono sempre talmente su di giri che mi dicono tutti che mi calo, non ho tempo abbastanza per godere tutto e il bello è che non faccio del male a nessuno.

E i tuoi amici scalognati? E il lavavetri che eviti? E quel freddo che ogni tanto ti cala lungo la schiena quando ti assalgono domande di senso? Tutto quello che hai dove lo orienti, la tua vita dove la lasci?

Ecco il solito guastafeste. Ma voi cristiani siete fatti proprio per guastare ogni vita semplice e ingenua. Avete invidia? Vi fa fastidio se ci divertiamo? Le cose belle della vita devono per forza colorarsi di dolore? Che cosa è questo dolorismo che continuate a metterci davanti? Mi fate vedere una faccia meno triste di quelle che vedo io uscire la domenica dalla messa, quando mi ritiro per andare a dormire dopo una notte in discoteca, un po’ fuori di testa, sì, ma almeno felice e spensierata, senza far danni a nessuno?

Hai ragione, talvolta noi cristiani abbiamo una faccia da buldog; e un po’ più di gioia, come ce la fa scoppiare dentro nostro Signore, potremmo mostrarla di più! Ma tu non caricare sui nostri difetti le domande vere della vita. Non sei il centro dell’universo, non decidi tu nessun momento in più o in meno della tua esistenza, non sei un fiore nel deserto, la tua umanità fa parte della mia e di tanti altri che ti vivono accanto.

Non ti accorgi che hai appeso le tue speranze a delle grucce che non sono attaccate da nessuna parte? Questa gioia che provi, questa felicità che sperimenti deve diventare dono e amore per altri, la devi vivere al cospetto di Dio, dice il vangelo. Allora diventerà vera e eterna.

Hai un fratello: Gesù e un Padre: Dio che ti tengono continuamente in piedi e che sono il fondamento della tua gioia e il tuo cuore sarà pieno solo se li sai incontrare. La tua felicità deve fare un salto di qualità nel cercarne la sorgente. Allora ti si apriranno prospettive impensabili. E, d’accordo, quando l’avrai trovata, tieniti sempre quella faccia sorridente; il mondo non ha bisogno di un muso lungo in più, nemmeno di uno sguardo ebete, ma di due occhi che sprigionano speranza per tutti.

17 Ottobre 2022
+Domenico

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La preghiera è affidare a Dio i nostri progetti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

È finito il tempo della autosufficienza … Non c’è più nessuno che dice “basto a me stesso!”.

Siamo tutti legati, globalizzati: la nostra personalità la dobbiamo giocare in un insieme di relazioni! Non è in gioco la nostra libertà se ci si fa sempre più coscienti di dover governare e prendere in mano le nostre relazioni.

La stessa esperienza la viviamo nei confronti di Dio: il 90% degli uomini dice di pregare in “qualche modo”, cioè ammette di rivolgersi a quel qualcuno più in alto di lui, a un trascendente, per chiedere.

Sono parole dette tra i denti, talora sono desideri intimi, spesso ci si affida … nei momenti di gioia sgorga un ringraziamento, nel bisogno una domanda accorata, il desiderio che ciò di cui hai bisogno non ti sia donato per merito, ma per bontà e tenerezza.

La preghiera non è debolezza, ma capacità di progettare e di affidare a Dio il nostro progetto, perché ne sia lui il custode; questo significa che ho davanti bene tutta la mia vita, ho consapevolezza che  da solo resto fragile e incostante, ma ce la metto tutta, dialogo con Dio e mi metto nelle sue braccia.

In questi tempi stiamo chiedendo a Dio la pace, solo che questa preghiera, come tutto del resto, non è come battere la testiera di un telefonino o di un computer, non è inserire un gettone in una macchina, non risponde alla legge del tutto e subito, del commercio. È prima di tutto un dialogo e nel dialogo, quello che chiedi continua a ridefinirti in maniera diversa nei confronti dell’interlocutore. 

Mentre chiedi pace ti scompare l’odio dal cuore ripensi se anche tu sei causa di questa guerra, non pensi più alle armi: ti si apre una nuova visione della vita. E questa la affidi a Dio. Dio sicuramente ci ascolta, ma troverà sempre gente disposta ad affidarsi a lui? Credi davvero che Lui è il Signore della pace? Troverà ancora fede sulla terra? O la nostra preghiera è diventata un freddo rito e una insipida rivendicazione.

Pregare è desiderare e sentirsi sempre nelle braccia di Dio.

16 Ottobre 2022
+Domenico

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