Chi è il più importante nella  chiesa?  E chi ne è fuori?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 46-50)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Audio della riflessione

Secondo una mentalità del tutto “normale” e mondana … è più importante chi ha maggior responsabilità, chi ha funzioni chiave … in uesta oganizzazione, chi sta ai vertici della organizzazione…

… invece Gesù, come sempre, è tagliente: il più importante è semplicemente il più bisognoso, il bambino, l’indifeso! I bambini non sono più importanti, perché sono più buoni, innocenti, perché fanno tenerezza, ma perché sono “poveri”: hanno bisogno degli altri, non possono provvedere a se stessi e così sono più importanti i più dimenticati, indifesi, i poveri! Sono quelli che sono al centro delle preoccupazioni dello stesso Gesù e continueranno ad essere il centro della sua Chiesa.

Questo significa che la Chiesa non è fondata sul valore delle persone che la compongono, ma sulle necessità e la miseria di coloro che hanno bisogno di aiuto!

Il movimento fondamentale che la sua Chiesa deve avere è quella forza di espandersi che la costringe ad uscire da se stessa e offre il suo aiuto a coloro che ne hanno bisogno, dentro e fuori le sue file.

E’ grande chi si è fatto piccolo: vuol dire che chi aveva la capacità di agire per cercare il suo bene e mirare al suo vantaggio, ha lasciato tutto e si è fatto piccolo per servire gli altri.

Insomma, chi sta dalla parte di Gesù è uno che ascolta la sua parola e riceve l’aiuto che Dio gli offre e nello stesso tempo è uno che aiuta i piccoli: li aiuta e li accoglie e vive con la preoccupazione degli altri e si fa piccolo per servirli.

 In questa prospettiva si capisce ancora meglio che chiunque vive così, anche se non fa parte della Chiesa, fa parte del regno di Dio!

Il Vangelo è un dono aperto: tutti hanno la possibilità di viverlo!

La Chiesa è serva non è padrona del messaggio di Cristo: importante non è il trionfo della Chiesa o il vantaggio che ne deriva ai cristiani, quello che vale è che la forza e la verità del regno di Dio si propaghino fra tutti gli uomini e le donne del mondo, quindi chiama in causa continuamente la nostra apertura, la nostra capacità di essere luce, il nostro dovere di proporre a tutti la bellezza della vita di Gesù.

26 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione televisiva

L’evidenza del nostro futuro è affidarsi alla  Parola di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 19-31)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Audio della riflessione

Che cosa può aiutare l’uomo a capire che deve impostare la sua vita sull’eternità e non sulla caducità? Come si può insegnare saggezza a chi è sepolto nella superficialità e non vede oltre le proprie soddisfazioni materiali? Come perforare il quotidiano e vedervi le tracce della vita piena, eterna, nelle braccia di Dio? Esiste davvero un al di là o è la proiezione dei nostri desideri e delle nostre frustrazioni ? E’ possibile fare un viaggio in questo regno misterioso, per toccare con mano ciò che ci aspetta. Perché l’uomo deve sempre vagare in questo buio e in questa indeterminatezza? E’ l’eterna domanda: Dio esiste? È un padre buono? Dove sta? Come possiamo incontrarlo? C’è una giustizia a questo mondo? Chi ne fa il garante?

La tentazione subdola è quella di pensare che per dare risposta alla nostra vita ne dobbiamo uscire; non ci basta quello che siamo, ma vogliamo il meraviglioso, il sorprendente, il miracolistico. La nostra tendenza è sempre quella di non usare la nostra libertà, di cercare evidenze a basso prezzo; è la ricerca della verità a buon mercato, è rinunciare alla forza della nostra umanità che ha in se la capacità di leggere con acutezza i segni della vita.

Il ricco sfondato, non chiamato nemmeno per nome, di là sarà senza scorta e senza banca, il poveraccio Lazzaro, che tutti scartavano, sarà nel seno di Abramo, dice il vangelo. Ma questa non è una fantasia o un pronostico, è la verità più consistente della nostra vita. Proprio perché nell’eternità è Dio il centro e la pienezza, il regno di Dio è già descritto bene dalla Parola di Dio. E questa a noi basta; chi non sa fidarsi della Parola di chi gli vuole bene, ha scritto nella sua coscienza l’affanno e la disperazione.

Sperava di cambiare prima o poi, ma alla fine la vita ha deciso per Lui, si è ritrovato con la sola compagnia dei suoi soldi che di là proprio non servono, serve solo essersi abituati a confidare nelle braccia del Padre e quelle sicuramente le trovi sempre pronte a riceverti. Questo è il premio: non dobbiamo aspettarci nessuna rivendicazione, nessuna offerta di pan per focaccia, ma la certezza di essere amati da Dio. E questo colma ogni attesa e ogni sofferenza umana. Questo non è frutto di miracoli o di magie, di apparizione di morti che vengano a convincerci dell’aldilà. Ci abitueremmo anche a quelli, ce ne vorrebbe uno ogni giorno a dirci che stiamo sbagliando e non ci crederemmo. E’ come nell’amore: la richiesta di un segno speciale, di una prova per avere la certezza dell’amore, distrugge l’amore, proprio perché lo mette nel circuito del possesso e non del dono. La parola di Dio invece è sempre tra noi e fa crescere ogni giorno di più la speranza di poterlo godere nell’infinito che ci attende.

Il ricco epulone, vuole che anche i suoi fratelli siano ingannati come lui, perché chiede le cose miracolose che si illude possano far cambiare la testa  e non l’hanno cambiata nemmeno a lui.. Anche Gesù nel deserto fu tentato dal diavolo, che nella sua strategia stravolgeva anche la Parola di Dio, per far prevalere la tentazione del potere. La Parola di Dio invece nella sua semplicità ci garantisce che Dio è sempre fedele. Le prove cercano certezza non verità.

25 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

Il messia non è senza sofferenza, ma ne è sicuramente la fine

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 43b-45)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Audio della riflessione

Incombe spesso sui nostri giorni la paura di qualche evento tragico, tanto siamo abituati alle disgrazie, a sentire cattive notizie, a sperimentare una estrema fragilità della nostra vita. Questo sentimento ci prende soprattutto quando pensiamo a persone care in pericolo. 

Gesù viveva una intensa amicizia e godeva di una grande fiducia da parte degli apostoli, che gli si erano stretti attorno e condividevano anche i suoi progetti. Quel giorno che disse loro che doveva essere messo nelle mani di gente che l’avrebbe ucciso si rifiutarono di capire, ma rimase in loro questo sentimento di paura, che veniva ad interrompere la lor spensieratezza e la certezza di aver scelto una strada definitiva per la propria vita. ma la strada definitiva del cristiano passa sempre attraverso la croce.

Loro non lo sapevano … l’avrebbero imparato entro una grande fragilità, che ha provocato la loro fuga: avevano paura ad affrontare l’argomento “croce”, come abbiamo paura spesso noi quando andiamo a visitare gli ammalati e riempiamo la bocca di tante false promesse, di tanti modi di dire e non abbiamo mai il coraggio di passare assieme a chi soffre attraverso il suo dolore dalla parte della speranza, della consolazione vera, della apertura alla morte redentrice di Cristo.

Dio è diverso da quello che ordinariamente pensano gli uomini: la rivelazione di Dio nella sofferenza di Gesù scandalizzò allora i suoi discepoli e non ci meravigliamo se noi oggi continuiamo a scandalizzarci.

E’ così anche per noi, per il nostro vivere quotidiano: abbiamo paura di soffrire … ed è giusto, ma non possiamo perdere la speranza noi cristiani, perchè la sofferenza non è mai l’ultima parola sulla nostra vita, come lo è stato per Gesù.

Il dolore è un misterioso evento che cambia il nostro cuore, che mentre fa soffrire redime, rinnova, dà saggezza e pace, soprattutto se lo viviamo unti al dolore di Cristo.

Quando soffriamo abbiamo una certezza: siamo in compagnia sempre di Gesù, che ci apre il cielo per dare senso alla nostra terra.

24 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione televisiva

La pienezza della speranza è la sofferenza, morte e risurrezione di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 18-22)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Audio della riflessione

Ogni persona, soprattutto se si fa cristiano si pone la domanda: chi è Gesù per me? su che cosa o soprattutto su chi imposto la mia vita? Oggi c’è un massimo di indeterminatezza che noi chiamiamo libertà di credere o non credere,  ma soprattutto una tendenza a fare a meno di Dio e di Gesù. Gesù fece questa domanda ai suoi discepoli, a chi ne era attratto e lo seguiva. Cominciò in maniera leggera chiedendo: la gente che dice di me? per loro chi sono?

Non voleva certo sapere l’indice di gradimento o fare una indagine sulla sua popolarità, ma arrivare a far dire a loro chi era Lui per ciascun discepolo; se lo relegavano ancora al passato pure glorioso del popolo di Israele, sempre in attesa del messia, su un piano senza Pasqua o sul piano vero del messia non più atteso, ma sperimentabile in carne e ossa in Lui. Certo a questa collocazione mancava la dura consapevolezza che Gesù, il messia, avrebbe sofferto la durissima opposizione del Sinedrio, dei capi del popolo, degli scribi e farisei e, sobillati da questi, anche del popolo. Doveva loro annunciare la sua passione, morte e risurrezione, la sua vera identità di messia. Questa conoscenza e consapevolezza esigeva una fede cristallina, forte, piena nella persona di Gesù.

La parola messia in Lui cambiava senso, non più un trionfatore, un vincitore nelle battaglie della vita, uno che annienta nemici personali su cui comandare e imporre leggi e costrizioni, e far capire che Dio manifesta la sua presenza attraverso la via di fedeltà umana di Gesù in cui solo attraverso l’accettazione della sofferenza e della morte acquista senso la pienezza della speranza che è la Risurrezione.

E’ validissimo ancora il titolo di Messia, ma va completata con l’espressione Figlio dell’uomo, che in questo contesto significa che Dio si china su di noi, si mette nella nostra vita e prende su di sé la sofferenza degli uomini e la trasfigura dal di dentro. Non significa allora confessarlo semplicemente Messia come ha affermato Pietro, ma è necessario seguirlo sulla via della fedeltà in mezzo alla sofferenza e fino alla morte.

Gesù è un Salvatore non attraverso trionfi imperiali, ma attraverso il dono della vita per le persone umane da salvare, una consacrazione nel sangue e nella croce. Essere cristiani è vivere una vita in salita, coraggiosa, decisa, alla poratat di tutti perché Gesù non fa mancare il suo personale aiuto e forza.

23 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Televisiva
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Questo Gesù chi è? La risposta non può essere di incasellarlo nei nostri loculi del passato

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,7-9)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

Audio della riflessione

Tornato nel paesello in cui sono nato dopo più 25 anni di assenza, non conoscevo più nessuno delle giovani generazioni … l’unica possibilità era di scorgere nei volti dei giovani o dei ragazzi la somiglianza con il papà o con il nonno o gli zii, ma questo me li ha fatti incasellare nei miei “moduli conoscitivi”.

Solo con la frequentazione e l’ascolto sono potuto entrare in una passabile conoscenza, buttando via i miei facili schemi e caratterizzazioni.

Capitava questo anche alla gente che vedeva e sentiva parlare di Gesù … e alla sua domanda “chi dice la gente che io sia” le risposte facevano la panoramica nelle “caselle” che ogni pio ebreo aveva costruito dei personaggi cui si ispirava o che avevano detto nella loro vita o fatto predicazioni apocalittiche, di interpretazione del futuro: è il caso della attribuzione a Gesù di essere il profeta Elia! Il carattere di Gesù, la  predicazione di Elia , la sua missione assomigliava a quella di Gesù, lo rendeva molto simile a lui … o l’attribuzione ad altri personaggi dell’Antico Testamento o delle tradizioni giudaiche che non sarebbero morti. Queste attribuzioni sicuramente non erano il parere della prima comunità cristiana, ma delle comunità giudaiche che tentavano di chiudere Gesù nei loro piccoli e persistenti gruppi religiosi, scartando ogni novità che potesse esprimere Gesù con il suo messaggio, intestardendosi a negare la sua divinità! La stessa equiparazione al Battista – a Giovanni il Battista – al suo slancio profetico interrotto dal suo assassinio è un tributo al Battista come profeta escatologico, ma non l’immagine più vera di Gesù.

Erode non ci crede, ma trema a dover pensare che Gesù sia il vendicatore del Battista!

Gesù, nella sua domanda, voleva arrivare a sentire che cosa pensassero di Lui i suoi discepoli e gli apostoli: tutte le difficoltà  a far capire loro che sarebbe morto, avrebbe patito, sarebbe stato condannato non potevano essere risolte se in loro non fosse esaltata – direi – la sua figura di Figlio di Dio.

A ciascuno di noi l’impegno a scrutare i vangeli, pregare lo Spirito perché scriva in noi l’immagine più vera di Gesù, Figlio di Dio, come dirà Pietro!

Anche noi ci teniamo i nostri dubbi, le nostre tergiversazioni, dopo due millenni di cristianesimo! Dobbiamo invece sentirci chiedere da Gesù “Io per te chi sono?” e rispondere sempre con la nostra vita.

22 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione televisiva
Trasmissione Radiofonica

Gesù chiama, sconvolge, scandalizza, ma non impone e insegna sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Audio della riflessione

Come sempre una chiamata personale, proprio a te, ti destabilizza, ti sorprende, ti spinge a pensare, a prevedere nuovi scenari per la tua esistenza, a calcolare le tue forze, a misurarti con te stesso, a cercare di capire il perché proprio te hanno chiamato… penso ai giocatori per una squadra importante, a un giovane che ha fatto richiesta di lavoro, a una proposta di amicizia, soprattutto a una richiesta di matrimonio già nell’aria, ma mai confermata… insomma venire chiamato per essere coinvolto è qualcosa che tutti ci aspettiamo nella vita.

Gesù fa così con ciascuna creatura e  ha fatto così con l’apostolo Matteo: era un pubblicano, che per gli ebrei era sinonimo di peccatore, proscritto dalla società giudaica come una delle persone che si erano “vendute a Roma”, un collaborazionista, segnato a dito quando passava per le strade, da non frequentare affatto! Un peccatore pubblico riconosciuto come tale dal popolo.  

Sicuramente senza i presupposti psicologici sui quali noi insistiamo tanto, aveva anzi i presupposti contrari! Si vede ancora di più la ragione determinante sempre di Dio quando chiama, quando fa l’elezione, le scelte dello stesso suo popolo e anche di tante persone destinate ad assumere una particolare missione: nella Bibbia è sempre così! E’ la legge dell’amore che comanda, senza meriti precedenti che la possano giustificare … e la risposta viene data nella piena libertà e ubbidienza che diventa l’ubbidienza della fede.

Ecco del perché dello scandalo dei farisei, quando videro Gesù seduto a mensa in mezzo a loro: che credenziali poteva avere Gesù di fronte al popolino, con queste frequentazioni? Soltanto le nuove credenziali dell’amore di Dio! Dio, come Gesù si dà pensiero del peccatore più che del giusto, e noi siamo tutti peccatori.

Qui non c’è un inno al peccato né una giustificazione del peccatore: Gesù vuole liberare e perdonare il peccatore,  non considerarlo come un nemico, come facevano i teologi del tempo.

Gesù chiama nella massima libertà di Dio, e l’uomo – in questo caso Matteo – risponde liberamente nella profondità della sua umanità.

21 Settembre 2022
+Domenico

Come si può far parte della famiglia di Gesù?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 19-21)

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: “Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti”. Ma egli rispose loro: “Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.

Audio della riflessione

Che ognuno di noi sia definito nei tratti essenziali sia fisici che comportamentali dalla propria famiglia è un dato di fatto; che quando assumi incarichi particolari di carattere pubblico si curino anche queste informazioni è altrettanto vero, anche se le famiglie di oggi, sono molto più articolate e componibili e scomponibili. Ai tempi di Gesù il parentado aveva il sapore sia di controllo, che di sostegno e soprattutto di un patto con Dio.

Gesù si sente dire che la madre e i fratelli vogliono vederlo; infatti La gente che lo circondava era sempre molta, tanto che un giorno per metterlo a contatto con un paralitico glielo calarono dal tetto. Marco che racconta con altre parole il fatto, dice che i familiari lo vogliono portare a casa perché è pazzo. Luca per riguardo a Maria sfuma; ma resta il fatto che la predicazione di Gesù è destabilizzante per gli ebrei, va contro le loro tradizioni ataviche, lui annuncia cose che si oppongono alla loro mentalità molto legata alla Legge.

 Gesù coglie dalla gente questa sorta di volontà di farlo stare dentro la tradizione di famiglia e di fronte alla parentela del sangue getta le basi della nuova famiglia del Regno che è venuto a inaugurare, di cui fanno parte coloro che accolgono e vivono la sua Parola. Importanti i due elementi: l’ascolto, essere cioè aperti alla grazia,  ricevendo il dono d’amore che Dio ci fa con il suo Figlio e la sua parola e la necessità di metterla in pratica, perché solo chi la vive l’ha ascoltata pienamente.

Gesù è centrato su questi due elementi: essere cristiano vuol dire vivere nel mistero dell’amore che Dio ci comunica come nuova possibilità di esistenza (questo è il senso profondo della Parola) e nello stesso tempo suppone che il dono della Parola si espanda così da divenire per ciascun cristiano un principio di vita. Dall’amore di Dio dobbiamo arrivare ad essere ponte di amore per gli altri.

Coloro che ascoltano e mettono in pratica la Parola di Gesù diventano la sua famiglia, non sono servi che ricevono qualche gratificazione compassionevole, sono la madre e i fratelli che formano con Gesù un focolare di comunione e di fiducia. La varie barriere che noi di questo mondo ci siamo inventati, tipo: divisioni sociali, politiche e religiose perdono il loro senso.

In Gesù e per mezzo di Gesù tutti gli uomini costituiscono una sola famiglia, diventiamo membra gli uni degli altri. Ecco perché le condizioni dell’ascolto e del mettere in pratica la sua Parola, che è il suo amore, sono necessari.

20 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Televisiva
Trasmissione Radiofonica

La luce, lo splendore, la pienezza della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 16-18)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Audio della riflessione

Ci sono tre belle esperienze che caratterizzano la nostra esistenza quotidiana: poter contare sempre su una luce che ci permette di vedere, contemplare, godere delle bellezze illuminate; quando qualcosa è ben illuminato è difficile nasconderlo, anzi godi che tutti lo possano vedere; e terzo ci sono delle esperienze che o sono belle piene e complete, in cui ti senti realizzato e sei pure generoso verso gli altri, altrimenti non solo non ti vanno bene, ma ti distruggono anche quello che hai messo assieme con fatica..

Ecco la luce per noi è la verità di Gesù, la sua vita, la sua parola, il suo stile, lo stesso entusiasmo che mette in chi lo ascolta, il vangelo sono una luce impareggiabile che deve assolutamente essere accolta, fatta brillare a tutti, servita dalla nostra testimonianza convinta e fatta risplendere in ogni nostra attività o comunità cristiana.

Se la luce riempie le nostre vite  allora le rende ben visibili; ogni persona può scandagliare in noi la felicità che abbiamo, la gioia dell’incontro con Gesù. Avremo sempre la nostra interiorità, ma sicuramente questa irradia la bellezza della fede in Gesù, è una luce in se stessa e quindi non la possiamo tenere nascosta, anzi va portata a tutti come possibile esperienza.

Il terzo è forse il messaggio più scandaloso.  A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Il messaggio, la luce che porta Gesù  si condensa in un dono gratuito verso i poveri; a colui che non ha è aperta la pienezza del regno di Dio. A colui che confida nella ricchezza invece non resterà che il vuoto, perché confida in qualcosa che non rende felice e capace di far incontrare Dio ed è come se non avesse niente di ciò che conta per la vita eterna. Perché non ha permesso che la Grazia di Dio penetrasse in lui. Il suo avere non è il necessario per vivere che si è costruito con il suo lavoro, ma un idolo a cui ha sacrificati tutto, è il suo dio e resterà niente.

Ci troviamo di fronte al mistero della perdizione definitiva di colui che non è vissuto sul piano della grazia, del rapporto con Dio rifiutato consapevolmente, anche se la sua esistenza è stata ricca sul piano economico, intellettuale, sociale… Sappiamo però che durante la vita Dio non abbandona mai nessuno e continua a chiamare, a farsi sentire, ad abitare nella coscienza di ciascuno, rispettando sempre la libertà della persona.

19 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Televisiva
Trasmissione Radiofonica

Decisi o sempre con il piede in due scarpe?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-8)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: “Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.

Audio della riflessione

Stiamo vedendo che in parrocchia vengono sempre meno persone: in oratorio quelli solo che non sanno dove andare … alla Messa sembra che i giovani abbiano deciso una opposizione programmata … la società tira fuori il cristianesimo solo allle elezioni. per sfruttarlo o per condannarlo ..

Quali sono le decisioni che dobbiamo prendere noi, piccolo resto che rimane?

Per la vita spirituale nemmeno un po’ di furbizia: tutta routine, tutto scontato, tutto scialbo, tutto slavato, tutto dovuto … i ritagli di ogni cosa, del tempo, dell’interesse, della preoccupazione, della progettualità, delle risorse, delle amicizie, della stessa professionalità …

In oratorio è la stessa cosa: gli ambienti più sciatti, le stanze più buie, il disordine più organizzato, l’umidità più penetrante, lo sport più svogliato …

Il gruppo  in cui ci si può vedere e incontrare non c’è più: preferiamo Facebook o Whatsapp o tutti i social più allettanti e sbrigativi alla TikTok.

Per la vita di fede, qualche bella emozione ogni tanto: una frase di vangelo da mandare in sms, una preghierina prima dell’esame, la solita domanda del perché occorre confessarsi a un prete che è un uomo come me e i soliti dubbi, ormai ampiamente messi a tacere, sui rapporti prematrimoniali.

Tutta la tua attenzione la metti per prepararti ad andare in discoteca o alla movida, magari con qualche coltello nascosto, in piazza solo per far vedere che “ci siamo” … in parrocchia passiamo per vedere se c’è qualcuno …

“I figli di questo mondo nel trattare le cose fra di loro, sono più scaltri dei figli della luce”: il Signore non ha mezzi termini nel fotografare questo nostro esserci abituati alla vita cristiana, come al colore delle pareti! Ci si è spento dentro l’entusiasmo e vogliamo fare i missionari, pensiamo di poter aiutare chi sta in ricerca a trovare la strada vera della vita … presentiamo un cristianesimo senza anima e speriamo che il mondo possa darsi una svolta … offriamo una domenica “da precetto” e ci lamentiamo che si preferisca il supermercato o un qualsiasi week end.

La gente sfida le code interminabili in automobile perché noi non siamo più capaci di presentare una comunità viva in cui  esploda la gioia del Risorto!

Certo noi non siamo una catena di commercio, non dobbiamo andare a porta a porta a vendere un prodotto, non siamo una massa,  ma potremmo presentare il dono grande della comunione se non fossimo tanto addormentati e  svuotati dal di dentro!

Il Vangelo non si merita tanta nostra svogliatezza, tanto “pressappochismo”, tanta impreparazione: per prendere una laurea ti metti di lena a studiare, tagli le amicizie, ti chiudi come in gabbia … per conoscere il Vangelo ti fermi ai ricordi del catechismo della Cresima di tanti anni fa?

Forse c’è un altro padrone che ci tarpa le ali: il denaro, la ricchezza, lo star bene … ma non si può stare con due padroni!

Tutti siamo chiamati a un soprassalto di scelta definitiva, di furbizia, di scaltrezza, di entusiasmo, di autentica professionalità, che è la santità, nel vivere la vita cristiana e nell’annunciare il Vangelo.

Il nostro unico assoluto è Dio!

18 Settembre 2022
+Domenico

Video della riflessione

Dio non lo abbiamo inventato noi: lui si è presentato e ci ha parlato

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 4-15)

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

Lettura del Vangelo e Video della riflessione

In un mondo come il nostro in cui si tenta in tutti i modi di mettere fuori Dio dalla nostra vita, di relegare il cristianesimo nella insignificanza, di perseguitare e uccidere in tanti luoghi della terra molti cristiani, in cui molti genitori si scoraggiano nel testimoniare ai figli la loro fede, seppure con tutte le incoerenze che si vivono, vogliamo rifarci, come il vangelo ci suggerisce, alla bellezza di un annuncio

Il fatto più sconvolgente che la comunità dei credenti in Cristo professa è che Dio ha parlato agli uomini, che Dio non  si è adattato ai nostri pensieri, alle nostre congetture, alle nostre pur intelligenti e appassionate ricerche intellettuali, filosofiche, scientifiche e si è messo in dialogo con gli uomini. L’uomo l’ha cercato, ma Dio lo ha preceduto,  ha voluto stabilire una relazione personale, non solo, ma  nella pienezza dei tempi dopo aver inventato tutte le forme più belle di dialogo, dopo aver cercato tutte le parole possibili per dirsi agli uomini, alla fine ha detto la parola definitiva, che sta al centro di tutto e che è Gesù Cristo. Questa è la Parola che forma la chiesa, che la configura nella sua essenza, che la fa essere, che è convocazione santa, che è dono di Dio e sposa di Cristo.

Lui prima di tutto è quel seme caduto in terra per la generosità senza misura del seminatore e che per rispettare la nostra libertà si sente soffocare tra le spine o tra le pietre delle nostre vite, nella nostra indifferenza o nella nostra sete vera di ascolto e di accoglienza. E’ Lui che prova i nostri cuori e li vaglia, che stana dalle nostre pigrizie le percentuali del frutto, dandoci un cuore buono e perfetto e la perseveranza.

Per questo la chiesa sempre ritorna alla Parola se vuol rinnovarsi, se vuol ricomprendere a che cosa Dio la chiama e che cosa vuole da Lei per la storia degli uomini. Gesù il Cristo è sempre  al centro della vita della chiesa, Lui come figlio di Dio e come Parola definitiva; per questo le scritture devono essere sempre alla portata di ogni gesto della chiesa, dei suoi riti e sacramenti, delle sue assemblee e liturgie, della vita quotidiana dei fedeli, del loro cammino di crescita spirituale.

Ogni giorno della nostra vita ha bisogno della sua Parola, ogni nostra situazione ha sete dei suoi pensieri, ogni tenebra che ci avvolge, perché spesso non riusciamo a capire che cosa ci capita, invoca la sua luce. Ogni nostro dolore ha desiderio di essere consolato dalla sua parola e ogni nostra speranza attende sempre un seme nuovo di vita, un cielo che possa aprirsi sempre su di noi e sulle nostre fatiche.

La sua parola è abbondante, non ci è misurata, ma è sparsa a piene mani, pur sapendo che molta forza di essa per la nostra indifferenza, cattiveria, opposizione viene sciupata, fatta morire, combattuta pure; ma Dio non demorde, continua a seminare, a aprire il dialogo con i nostri dubbi, le nostre ostilità e le nostre fragili aperture. La sua parola non tornerà a me, dice la bibbia, senza aver provocato ciò per cui l’ho mandata.

17 Settembre 2022
+Domenico