Preghiera è essere aperti all’amore di Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 5-13)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Audio della riflessione

Tanti sempre si domandano: che senso ha pregare? Abbiamo ancora bisogno che qualcuno risolva i nostri problemi? E’ serio pregare o si diventa petulanti e lagnosi verso Dio?

Con esempi presi dal fatto di un amico che bussa a una porta di notte disturbando una famigliola già nella pace della sera e di un figlio che chiede cose concrete a suo papà, il vangelo ci insegna come dobbiamo far diventare la nostra preghiera una confidenza semplice, ma profonda in Dio.

La nostra esistenza non è ancora finita, completa, siamo poveri e dobbiamo chiedere a Dio la capacità di entrare nel profondo della nostra esistenza che si completa solo nel suo regno di amore e di giustizia. Le parole con cui termina questo insegnamento sono paradossalmente decisive:” Il Padre vostro darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono

Cioè possiamo chiedere a Dio quello che vogliamo, ma se la nostra preghiera sarà vera riceveremo sempre lo stesso grande dono: lo Spirito Santo. Preghiera allora significa essere aperti all’amore del Padre, al suo regno; essere aperti con Gesù che ha confidato nella parola del Padre suo e vive immerso nella esigenza che il suo regno venga, si compia, si realizzi nell’umanità. Da qui scopriamo che tutta la preghiera cristiana consiste nel renderci disponibili al dono grande di Dio che arriva e che ci viene regalato. Perciò tutte le volte che chiediamo veramente qualcosa, è come se chiedessimo con intensità e desiderio la sua venuta verso di noi. Non avviene certo così quando un delinquente gli chiede che vada a buon fine il suo furto o il suo delitto, quando chiediamo egoismo anziché amore, quando chiediamo vendetta invece che disponibilità a perdonare…

Se la preghiera è stata vera riceviamo lo Spirito che è la forza del Regno tra noi. Quante volte ci siamo lamentati perché abbiamo chiesto a Dio qualcosa e non l’abbiamo ottenuto e ci lamentiamo, perdiamo pure la fede, ed è come se bestemmiassimo Dio perché lo definiamo insensibile ai nostri bisogni.

 Ci siamo mai domandati se Dio non abbia la vista più lunga di noi? Siamo almeno sicuri che non ci dà scorpioni o serpi. Dio sicuramente non ci farà mai mancare il suo grande amore che realizza anche il noi il suo progetto. 

6 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

Pregare è un’arte: Gesù ne è maestro insuperabile

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-4)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Audio della riflessione

Sono molto rare le persone che non pregano: viene spontaneo … a quasi tutti immaginare che ci sia qualcuno che ci aiuta, che sta oltre noi, che non è invischiato nei nostri commerci e che gratuitamente si mette dalla nostra parte e ci solleva dalle miserie in cui cadiamo … una preghiera semplice ti affiora alle labbra nei momenti più intensi, nei bisogni e nelle situazioni più disperate: è un nome, una invocazione, un sospiro … “Dio, se ci sei batti un colpo!”.

Gli apostoli, che vivevano in un mondo religioso pregavano: erano cresciuti nelle sinagoghe e avevano imparato a recitare salmi, a innalzare lodi a Dio; frequentavano il tempio e partecipavano a tutti i sacrifici di animali, presieduti dai sacerdoti … ma quando vedevano Gesù stare notti intere a dialogare con Dio Padre, a pregare, hanno avuto nostalgia di questa nuova forma di preghiera di Gesù: lontana dal tempio, dal chiasso, eppure così intensa e determinante per la sua missione …

… e gli domandano: “insegnaci a pregare!”.

Pregare è un’arte, non è un mestiere: ha bisogno di tensione interiore, di radicamento nella vita e di grande abbandono in Dio.

Gesù allora li aiuta a fare della preghiera non una continua lagna, o un moltiplicare la parole, ma un atto di abbandono nel Padre: insegna loro a chiamare Dio con il tenero nome di Padre … in questo quindi ci fa tutti fratelli!

Gesù sempre così si è rivolto a Dio, proprio perché questa paternità è venuto ad annunziare agli uomini, è questa la buona notizia che pervade tutta l’esistenza di Gesù! Questa parola è il cuore della vita cristiana, contiene tutto l’affetto di noi figli verso il papà e di noi fratelli verso Gesù.

Questo Padre, ancor prima di essermi utile deve essere lodato, benedetto, amato, tenuto in conto da tutti i figli: questo si intende quando preghiamo che il suo nome sia santificato.

Se siamo figli dobbiamo essere orgogliosi che Dio sia amato e lodato da tutti.

Un desiderio deve sgorgare dal cuore di tutti gli uomini che si rivolgono a Dio, che si realizzi nel mondo per tutti il suo regno, cioè un mondo fatto di giustizia, di pace, di fraternità, di amore. Un regno di samaritani che si dedicano a dare dignità a chi si trova piegato in due dal dolore, dall’ingiustizia e dal sopruso.

Padre, tu sai che abbiamo bisogno ogni giorno di poter vivere: dacci il pane quotidiano, è un pane nostro, non mio, da condividere in fraternità! Tu sai quanto siamo insolventi nei tuoi confronti, quanto ti offendiamo nelle tue creature: perdonaci e dacci la forza di essere capaci come te di perdonare.

Non ci abbandonare alla prova, perché siamo deboli: ci fidiamo di te, siamo tuoi figli.

5 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione radiofonica

La grande figura di Gesù nella persona di san Francesco

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Audio della riflessione

Non sono rare le giornate in cui ci capita di non farcela più, in cui sembra che tutti si accaniscano contro di te, l’oroscopo compreso: hai proprio giù la catena – dicono i giovani -, vai in depressione, si accumulano proprio tutte le contrarietà … allora ricorri ai rimedi: mandi al diavolo tutti, ma sposti solo il problema; ti ubriachi, ma poi ti trovi peggio di prima con il mal di testa per giunta; ti impasticchi o ti dai ai tranquillanti con il risultato alla fine di sentirti uno zombie.

Gesù dice: “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro”.

Traduciamo: “quando non ce la fai più, io ci sono; quando ti sembra che tutto crolli io non cedo; quando sei disperato, io sono il tuo futuro; quando ti sembra che non ci sia un cane a capirti, prova a passare da me e vedrai che io non ho altro da fare che accoglierti, rinfrancarti, coccolarti”.

Gesù era la consolazione dei poveri che incontrava: era il segno della bontà di Dio per chi provava solo rimorso, era l’oasi per ogni deserto di emozioni.

Come si può trovare in Gesù questo ristoro?

“Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero. Prendi questo peso, rifatti alla mia parola” … altro che tranquillanti!

Spesso nella vita ci scrolliamo di dosso la proposta cristiana perché la riteniamo oppressiva, antiliberatoria, pesante e saltiamo in braccio alla infelicità … paghiamo pure gli avvocati per mantenerci infelici! Ci scrolliamo di dosso quella che ci sembra una croce, che Cristo sempre porta con noi e andiamo a costruircene di incomprensibili!

La soluzione di tanti nostri affanni è proprio la sua parola, la sua visione della vita: sono le sue beatitudini, ma noi vogliamo scartare Lui per avere la vita …

San Francesco, che oggi celebriamo, nella sua vita ha imitato alla lettera il Signore Gesù, fino a immedesimarsi con Lui con il dono delle stimmate, delle ferite dei chiodi infissi in mani  e piedi e dello squarcio nel costato di Gesù! Veniva da una giovinezza dissipata, ma una volta chiamato ha cambiato vita, ha seguito nella povertà le orme di Gesù, ha osato una fede cristallina che lo ha fatto conoscere come pazzo, come illuso, come sognatore senza piedi per terra.

Invece proprio perché aveva i piedi per terra, dormiva in terra e morì in terra; fu una immagine di Cristo provocatoria e dialogante con tutti: coraggioso con lo stesso papa, deciso con suo padre, da lasciargli tutto, vestiti compresi; innamorato perso di Gesù ha dato vita a nuovi modi di incarnarlo nella nostra esistenza e ha aperto la vita di tante persone e della stessa Chiesa alla fede autentica.

4 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
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Un prossimo così mi interessa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Audio della riflessione

Si dice spesso che la vita cristiana è “complicata”, che oggi occorre semplificare: bastano due principi, quattro idee chiare senza tanti formalismi, burocrazie distinzioni, sottigliezze … insomma, si sente il bisogno, comunque, non disprezzabile, di dare un tono diverso a questa nostra vita …

… è la domanda insistente che fanno anche a Gesù: “che devo fare? Dimmi come posso spegnere questa sete di bontà che mi trovo dentro! Non c’è una risposta semplice, che posso magari esaudire firmando un assegno o spostando un conto attraverso Internet?”

E’ una domanda per cambiare vita o per giustificarsi?

E’ veramente la voglia di mettere se stessi in un dialogo con Dio o di lasciargli alcune delle innumerevoli cose che ci fasciano la vita.

“Sai che alle tue domande c’è una sola risposta: Dio e il prossimo”.

Ma chi è il prossimo?

“Mi domandi un elenco di quelli che devi guardare con occhio di amore? Mi chiedi la lista di coloro cui devi mandare i regali di Natale? Ti interessa sapere, proprio perché sei una persona di parola, quando finalmente puoi stare in pace, rientrare in te soddisfatto perché a tutti hai dato qualcosa? Sei tu che devi cambiare dentro: non tocca a me farti vedere tutti i casi nei quali non puoi stare assolutamente a farti i fatti tuoi, sei tu dentro di te che devi andare fino in fondo nella strada che ti indica la legge, sei tu che devi rimuovere da te quello che ti impedisce di amare veramente, senza condizioni. Ti ricordi quella strada che va da Gerusalemme a Gerico? Hai mai sentito quanti briganti se ne approfittano dei poveri passanti? Se tu passi di lì e trovi una persona qualsiasi, un barbone, un extracomunitario, un irregolare riverso sulla strada che fai? Mandi un assegno alla Caritas? Io per te, dovunque ti sei trovato o ti trovi, ho lasciato e lascio tutto perché ti senta tra le braccia di un padre.”

Fa anche tu lo stesso.

3 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

A Dio non si va mai con le pretese

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 10) dal Vangelo del giorno (Lc 17, 5-10)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Audio della riflessione

Si sentono spesso dire molti spropositi sul rapporto tra uomo e Dio: lo mettiamo alla sbarra come se avesse commesso “sopraffazioni” nei nostri confronti, lo bestemmiamo senza ritegno … e talvolta con cattiveria perché pensiamo di aver subito da lui dei torti.

Ci permettiamo di insegnare a Lui – al Signore – come deve governare il mondo! Lo trattiamo da datore di lavoro e il nostro rapporto con lui è di tipo commerciale: “Io faccio tanto e tu mi devi tanto”, come se stessimo barattando con lui la nostra esistenza.

Crediamo poi di aver acquisito “diritti” nei suoi confronti perché siamo finalmente riusciti a comportarci bene … qualcuno crede di aver assicurato anche il paradiso perché ha “bazzicato” tanto tempo negli ambienti clericali …

Dio invece si serve soltanto! Siamo servi e basta!

Siamo soltanto servi nei suoi confronti: acquisire una mentalità umile e serena nei confronti di Dio e un assoluto distacco dal rivendicare qualcosa perché ci sentiamo di accampare dei meriti … è segno di grande fede!

Il cristianesimo non è una meritocrazia: non c’è una scalata nella fede data dai meriti acquisiti, dalle opere buone fatte … non ci sono lapidi in paradiso: ci sono solo i gesti di amore gratuiti di Dio, il suo abbraccio, la sua intimissima compagnia.

Verrebbe da dire “giù le mani da Dio”: non crediamo di potercelo tirare dalla nostra, di poterlo fasciare per alcuni servizi che facciamo in parrocchia!

La vita cristiana non è da far pesare a Dio per la restituzione di meriti, ma solo ed esclusivamente per aiutarci tutti ad essere buoni! Del resto, se abbiamo il coraggio di guardarci dentro, troveremmo tante nostre incongruenze e tante approssimazioni.

Il Vangelo ci dice che quando fai del bene al tuo prossimo, quando eserciti un servizio anche importante … sei tu che deve ringraziare le persone beneficiate, perché ti hanno dato la possibilità di realizzare la tua vocazione, ciò per cui ti senti chiamato! Non sei stato in giro a partecipare a una ennesima festa, ma lavorando per gli altri hai realizzato lo statuto della tua umanità, quello che veramente ti rende felice.

A Dio non si va mai con le pretese, ma sempre con la certezza che Lui ci riempie di tutto quello che veramente ci serve e che noi nemmeno sappiamo chiamare per nome.

Per questo siamo servi soltanto, servi di un Dio che non ci abbandona mai.

2 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione Televisiva

Tendere la vita come un arco

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,23-24) dal Vangelo del giorno (Lc 10,17-24)

Lettura del Vangelo secondo Luca

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Audio della riflessione

Non è raro, trovare gente che non riesce ad apprezzare l’esistenza che conduce, l’ambiente, la città, la cultura, il paesaggio, le possibilità di vita di cui possiamo godere. È una tendenza antropologica più forte di noi. Da bambini ci sembrava sempre più buona la minestra della zia. Da grandi al gusto uniamo il lamento, al lamento l’abitudine, all’abitudine l’ingratitudine e in questa sequenza non sappiamo più godere delle cose semplici della vita.

Non scorgiamo più il miracolo di un giorno nuovo che comincia, la gioia di godere della salute, la bellezza di avere forza per fare tante cose. Quando non le avremo più, saremo una lagna per tutti quelli che incontriamo. È un difetto anche della nostra società opulenta; non siamo mai contenti di niente, non apprezziamo quello che abbiamo.

Gesù probabilmente nella sua predicazione si è scontrato con gente che non riusciva a capire la grandezza di quello che stava accadendo con la sua presenza nel mondo. Avevano aspettato per secoli un segno, un futuro diverso, un messia e si erano stufati di attenderlo. Quando è arrivato, non lo hanno riconosciuto.

Ma tra la folla che lo seguiva c’era gente semplice senza tante strutture di pensiero o gabbie di abitudini. Solo questi lo hanno capito, hanno saputo scorgere in lui la novità di un Dio amabilissimo e vicino, di una Parola che va dritta al cuore.

Mi scriveva un ateo convinto: per me Dio non esiste, posso vivere senza inginocchiarmi, né di fronte a Dio, né di fronte ad altre divinità; la ragione è il contrario di una divinità che impone la genuflessione, lascia libero l’uomo di pensare ciò che vuole. Per me vivere senza Dio non è un tormento. Io trovo in me stesso, solo in me stesso la forza di emergere più forte da ogni prova.

Certo se la ragione diventa un assoluto non c’è spazio per la sorpresa, l’accoglienza di un gesto d’amore. Invece si può essere razionali fino in fondo e accogliere qualcuno che va oltre non contro. Molti avrebbero desiderato udire quel che voi udite e non l’udirono, conoscere la bellezza del Vangelo e invece hanno dovuto accontentarsi del buonsenso, dei talk show, delle fiction.

Quando siamo troppo pieni di noi, perdiamo la saggezza della vita.

C’è una possibilità nel nostro mondo di poter tornare ad apprezzare la bellezza della nostra fede? O ci chiediamo di farci sbattezzare? Sicuramente sì, se tendiamo la vita come un arco! È una speranza da nutrire …

Sabato 1 Ottobre 2022
Memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, vergine e dottore della Chiesa
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
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L’ amore e la fede non sono mai una abitudine

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 13-16)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

L’abitudine è una grande facilitazione nella vita, ma è anche un grosso rischio e pericolo. E’ chiaro che ogni giorno dobbiamo fare press’appoco le stesse cose; ci vediamo, ci salutiamo, ci diciamo i nostri bisogni e sentimenti, parliamo dei nostri interessi comuni. Mettiamo spesso il pilota automatico per fare le stesse cose ogni mattina: levata, colazione, bacetto, automobile, giornale, caffè, coda, entrata in cantiere o in ufficio, saluto, tuta, cartelle o attrezzi, lavoro…

Sarebbe impossibile tutti i giorni fare queste cose se ad ognuna di esse dovessimo pensare, ragionare, decidere scegliere. Se ogni mattina il papà o la mamma dovesse sedersi ai bordi del letto, farsi portare una margherita e stare a strappare petalo dopo petalo per decidersi se andare o no a lavorare. Ci sono delle leggi che abbiamo scelto di seguire ragionevolmente e che poi diventano una sana abitudine della nostra vita.

 Non è così invece dei sentimenti, dell’amore, della fede. Sono realtà che hanno bisogno di essere sempre di più portate a coscienza altrimenti non esprimono più la verità dei loro significati. Non ci si può abituare ad amare una persona, occorre vederla sempre con occhi nuovi, non si può mettere il pilota automatico alla fede altrimenti diventa solo ritualismo.

Ai compaesani di Gesù era capitato così del rapporto con Dio: si sentivano di avere Dio in tasca, pur sempre con il grande rispetto tipico della loro sensibilità religiosa. Non avevano più le orecchie attente alla Parola, non era disponibili più a lasciarsi sorprendere dalla bontà e dalla creatività di Dio. Il rapporto con Lui era in certo modo ingessato, come lo è per tanti di noi la vita di coppia, la vita di famiglia, le relazioni con i colleghi, la stessa pratica religiosa.

La fede, l’amore hanno sempre invece bisogno dell’intelligenza, della dedizione, della capacità di dare il meglio di sé. Se certe famiglie potessero godere di condizioni di vita affettiva come ce n’è in tante sarebbero felici, invece in molte le stesse condizioni portano alla noia. Se a Tiro e Sidone, due città del Libano, fossero capitate le cose che avvenivano a Nazaret, si sarebbero mobilitate per dare spazio alla novità che era Gesù. Invece la nebbia della autosufficienza o della routine lo hanno emarginato. Noi abbiamo speranza di essere sempre nuovi, perché la fede in Gesù ha questa carica quotidiana di novità e quindi di rinnovamento della vita.

30 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione televisiva

Gesù chiama in causa gli angeli

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 47-51)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Oggi festeggiamo gli arcangeli, tra i più nominati nella Bibbia, e che fanno parte attiva nella storia della salvezza: l’Arcangelo san Gabriele che annunciò a Maria l’Incarnazione di Gesù, l’arcangelo Michele lottatore invincibile contro il demonio e l’Arcangelo Raffaele, medico e salvezza per Tobi e Tobia.

Nel  Vangelo della  Messa ci viene presentata la bella figura di un apostolo, Natanaele, e alla fine una frase che spesso non si commenta e che invece oggi nella festa degli Arcangeli, ci presenta Gesù ancora più centrale e determinato nella vita del mondo.

Eccola: “Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».”

Nel testo biblico in genere alcune parole di questa frase sono scritte in corsivo: significa che si tratta di una citazione dell’Antico Testamento! E’ un modo per aiutarci a capire che quelle espressioni sono un riferimento a un altro testo. Si tratta del riferimento al sogno di Giacobbe che in quella notte a Betel “fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa” (Gen 28,2.

Nel testo del Vangelo di oggi non si parla però di una scala, ma la parola scala è sostituita con “Figlio dell’uomo”.

Gli angeli di Dio salgono e scendono sopra il Figlio dell’uomo. Questa è una immagine di Gesù, che Gesù dice di sé, importantissima: cristo è presentato come la scala di Giacobbe. Quello che simboleggiava il tempio con una grande scala che collega cielo e terra, è realizzato pienamente nella persona di Gesù, Figlio dell’uomo, personaggio glorioso e trascendente, ma concretamente umano! E’ Gesù che collega cielo e terra e gli angeli sono al suo servizio.

Natanaele, che conosceva la bibbia, dopo questa affermazione di Gesù non si sarà più permesso di dire che cosa di buono può venire da Nazaret

Proprio perché è Gesù, che rivela Dio: il cielo aperto esprime appunto la comunicazione, la rivelazione: Dio apre il proprio ambiente e si comunica.

Gli angeli allora non sono eliminati, hanno una grande importanza nella storia della salvezza e sono messi in rapporto a Cristo.

Il collegamento fra cielo e terra è fatto da Gesù Cristo, Dio fatto uomo, e gli angeli di Dio continuano a salire e scendere su di lui.

Quindi, come circondano il Signore delle schiere, così gli angeli circondano il Cristo e lo circondano come collaboratori dell’opera di salvezza, suoi ministri che ascoltano la sua parola e fanno il suo volere.

Un posto così chiaro agli angeli, detto da Gesù, dovrebbe confondere tutti quelli che parlano degli angeli come delle fantasie, pie invenzioni per i bambini.

Qui restiamo confusi come Natanaele forse, ma ci affidiamo agli arcangeli come collaboratori di Gesù e portatori della sua salvezza, segno della protezione e salvezza portata da Gesù.

Molti oggi, con questo Vangelo, celebrano soprattutto la figura dell’arcangelo san Michele che è colui che ha ingaggiato una guerra contro gli angeli disobbedienti che furono sconfitti e diventarono demoni e lui è sempre rappresentato con ai piedi il capo dei demoni  e con una spada in mano per distruggerlo, tenerlo a bada.

Molte parrocchie hanno voluto dedicare a lui la chiesa, la parrocchia, prendersi il nome, proprio per volersi difendere sempre dal demonio, dallo spirito del male, che ancora oggi nel mondo porta un mare di guai.

Non diciamo questo per non prenderci le nostre responsabilità: siamo sempre noi che cediamo alle tentazioni, ma abbiamo bisogno di essere sostenuti e difesi.

Ci sono dei mali inimmaginabili umanamente, eppure persone umane li escogitano e mettono in atto con cattiveria efferata: la colpa è nostra, ma la tentazione ci viene anche da questo spirito del male da cui proprio con molta preghiera possiamo difenderci.  

Fino a pochi anni fa dicevamo sempre alla fine di ogni Messa:

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta;
sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui,
supplichevoli ti preghiamo:
tu, che sei il Principe della milizia celeste,
con la forza divina rinchiudi nell’inferno Satana
e gli altri spiriti maligni
che girano il mondo
per portare le anime alla dannazione.
Amen.

Sicuramente avete fatto una volta nella vita un pellegrinaggio al bellissimo e antico santuario di san Michele Arcangelo in Puglia, in quella grotta sotto la roccia dove si venera il prototipo delle statue di san Michele Arcangelo, meta di tanti pellegrinaggi fin dall’antichità.

La leggenda dice che c’è una misteriosa e suggestiva Linea Sacra di San Michele che  taglia l’Europa per oltre 2.000 km, collegando sette monasteri dedicati all’Arcangelo.

I tre monasteri più importanti sono quelli di Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in Val di Susa e il Santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano, che peraltro sarebbero tutti posti alla stessa distanza.

29 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Video della riflessione

Che significa allora seguire definitivamente Gesù?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 57-62)

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Audio della riflessione

Mettersi sulla strada della imitazione di una persona che ci ha entusiasmato, che abbiamo capito essere il nostro tipo, colui che ci dà vera soddisfazione esige certo degli impegni e se vogliamo essere come lui ci tocca fare talvolta i salti mortali. E’ così per diventare uno sportivo di valore, un atleta, uno scalatore, uno scopritore di invenzioni utili all’umanità, un pittore, un poeta…

Luca ci aiuta a seguire fino in fondo Gesù. A chi crede che seguire Gesù sia come andare a una festa, lui stesso ci dice “Il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Ogni persona ha un suo posto nel mondo, la tana la volpe, il nido l’uccello, un maestro garantisce il successo a chi frequenta le sue lezioni… solo Gesù ha l’audacia di chiamare tutti e non offre a nessuno una ricompensa in questo mondo, perché la sua vita è diretta al Calvario. Non è possibile conciliare la sua sequela con i vecchi obblighi di questo mondo: aver cura del padre e comportarsi bene in famiglia. La risposta è tagliente: seguire Gesù comporta un sì assoluto, incondizionato, totale.

La verità delle nostre realtà mondane e la verità del Regno non si possono conciliare come due elementi di un’unica verità più ampia. La vocazione cristiana è l’invito per tutti ad avere in dono il regno di Dio e ad assumersi il suo destino di fedeltà e sofferenza. A chi ha il coraggio di accompagnarlo Lui offre quello che ha: la via della croce, la solitudine la sofferenza.

Il regno è superiore alla famiglia; l’amore di Dio sorpassa tutti gli strati dell’amore per i fratelli, per i genitori. Di fronte a Gesù occorre superare tutti gli strati dell’amore  per i fratelli, per i genitori, tutti i piani della vita dell’uomo nel mondo.

Solo quando si sarà scoperto questo mistero. Quando l’amore e la sofferenza del regno proposto da Gesù, il famoso regno di Dio, appariranno nella loro profondità trasformante e salvatrice, si comprenderà il valore del padre e della madre; allora non si offrirà loro il semplice affetto biologico e chiuso di una famiglia in questo mondo, ma tutto il mistero dell’amore profondo e distaccato che Gesù ci volle trasmettere.

Lo stesso vale per il mettere mano all’aratro che significa in gergo decidersi in modo totale e definitivo. Il regno di Gesù non è un miscuglio fra il si e il no, ma un accettare il rischio, il rischio del vangelo. Se si accetta questo rischio allora si può riconquistare la vera famiglia, per amare con tutto l’amore e il sacrificio che la via di Gesù ci ha offerto.

Il regno di Dio è una prospettiva di vita che non cancella i nostri sentimenti, gli affetti semplici e naturali, ma li fa più forti e più veri; questo solo vuol dire “più cristiani”. Sappiamo tutti che una vera vita di famiglia trova prima o poi il suo Calvario e lì c’è sicuramente Gesù che non ci lascia soli e senza grinta.

28 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica

Viene anche per Gesù la stagione delle scelte definitive

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 51-56)

Lettura dle Vangelo secondo Luca

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Audio della riflessione

In ciascuno di noi, in ogni uomo o donna esiste un tempo della nostra vita cui ci si prepara con tanto impegno di energie, di tempo, di lavoro o studio, di passione. E’ un momento decisivo che ti fa percepire che c’è di mezzo il senso di tutta la tua esistenza. Spesso ce ne accorgiamo molto dopo che era una esperienza definitiva e rimpiangiamo o di non esserci ben preparati o di non averle dato tutta l’importanza che meritava.

 Per Gesù fu molto chiaro il momento di accelerare i tempi e di arrivare a concentrarsi  tutto alla vera meta della sua vita: andare a Gerusalemme e lì subire i processi del mondo religioso e politico, dare la propria vita fino all’ultima goccia di sangue e ricevere in dono la Risurrezione. Tutto per il bene, la salvezza, di ogni creatura, uomo o donna, orientale o occidentale, ricco o povero, intelligente o con scarsissime qualità intellettuali.

Luca nel suo vangelo lo fa percepire con queste semplici parole: mentre stavano per compiersi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme. Nella esigenza di dedicarsi totalmente alla sua missione nella povertà di trovarsi solo e indifeso di fronte alla morte si è realizzata la vera missione di Gesù; la sua squadra di apostoli che si era scelto rischieranno anche loro di soffrire per gli altri e di dedicare la loro vita al lavoro cominciato da Gesù.

Il vangelo di Luca, da questa frase in poi, è dedicato a dare una struttura sempre meglio definita al lavoro degli apostoli sullo sfondo concreto del cammino di Gesù, verso la morte. Solo su questo sfondo acquistano il loro vero senso la sequela, la speranza, la povertà e l’amore che si volge agli altri, la contemplazione della grande misericordia del Padre, la consapevolezza di stare a cuore a Dio Padre, la decisione di mettersi nel suo progetto… E questo deve essere il tipo di formazione di ogni cristiano che decide di imitare Gesù nella sua missione.

Comincia il cammino di Gesù e devono imparare a sopportare la sofferenza con pazienza accettando il rigetto dei samaritani, che non li vogliono accogliere, mentre loro i discepoli li vorrebbero bruciare. Giacomo e Giovanni strumentalizzerebbero anche il fuoco del giudizio di Dio per far prevalere la loro forma di condanna sul mondo. Ciò non ci scandalizza se vediamo ancora tanti cristiani che di fronte alle grandi ingiustizie sociali, il male e l’iniquità dilagante chiedono la punizione divina.

 Dimentichiamo troppo presto che la via di Gesù è diversa: non si tratta di far soffrire gli altri, ma di accettare il nostro dolore come contributo alla loro salvezza, non si tratta di sradicare il male, ma di trasformarlo in bene per mezzo della  Croce. L’unico fuoco che è stato offerto a noi per il giudizio sul mondo è quello dell’amore verso gli altri fino alla fine, proprio come ha fatto Gesù.

27 Settembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica