Ciechi siamo e vogliamo restare, ma Gesù ci dona la luce vera

Una riflessione sul vangelo secondo Giovanni (Gv 9,1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va’ a Sìloe e làvati!. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane»

Audio della riflessione

È esperienza comune quella di sentirci a posto, di essere sicuri di una cosa, di continuare a sostenerla di fronte a tutti e contro tutti e non accorgersi e non voler capire che abbiamo sbagliato, che non siamo nella verità, che abbiamo torto marcio. Poi magari ci accorgiamo e non vogliamo ammetterlo per salvare la faccia e la falsità, in cui siamo immersi, diventa addirittura una bandiera. Non c’è assolutamente buona fede, ma consapevole errore.  

Nel vangelo questo atteggiamento nei confronti della verità che è Gesù, viene proposto magistralmente in occasione di un miracolo che Gesù fa ridando la vista a un cieco. È Lui che lo vede, è lui che gli fa compiere gesti inusuali, come spalmare del fango sugli occhi, mandarlo a lavarsi. Ci sono tanti episodi nel vangelo di guarigioni di ciechi, ma questo è emblematico per la ricerca della luce della vita, della mente, della stessa verità.  

Da una parte un cieco dalla nascita che sa di essere cieco e che riacquista la vista, ma soprattutto che acquista la vera vista della vita: la fede in Gesù. Alla fine, infatti concludendo tutta la sua ricerca per capire chi fosse colui che lo aveva guarito, restando folgorato di averlo davanti a sé come il Figlio dell’uomo dirà: Credo, Signore!  

Dall’altra parte invece ci stanno i farisei, i giudei, gli oppositori che accampano ogni ragionamento anche di fronte all’evidenza per rifiutarsi di capire, di accedere alla luce di Cristo. Certo per loro era difficile venir meno alla loro impostazione teoretica, studiata, consolidata per aprirsi al nuovo che è Gesù, ma non c’è da parte loro nessuna voglia di mettersi in discussione. In loro possiamo leggere i nostri continui atteggiamenti di rifiuto della verità: chiusura per presunzione, rifiuto ostinato e responsabile, sopraffazione e minaccia.  

È la fotografia della nostra vita, di tanti nostri dibattiti, contrapposizioni, di tante situazioni personali e familiari, private e pubbliche, di tanti modelli comunicativi anche moderni, ma soprattutto di un atteggiamento interiore di attaccamento alla falsità che dobbiamo cambiare. La verità ci fa sempre liberi, è più grande di ogni calcolo. Anche se costa, paga più di tutto, perché ci apre il cielo e fa luce sulle nostre strade spaesate. 

Avessimo questa luce per riuscire a fare pace invece che guerra, ad accogliere invece che far annegare, a fare penitenza dei nostri peccati, anziché vantarci del male, a scegliere il bene di tutti, anziché difendere solo i nostri interessi. La quaresima è una cura anche di questa nuova vista 

19 Marzo
+Domenico

In fila con la Samaritana, ci possiamo mettere anche noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: Io non ho marito. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Parola del Signore. Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42 Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Audio della riflessione

Ci sono delle ragazze che quando passano, attirano gli sguardi di tutti; tutti si girano, fanno sorrisi; saranno pure belle, ma ci sanno anche fare; giustamente vogliono dare un messaggio di bellezza, di grazia, di spontaneità in questo nostro mondo di programmi, di bilanci, di Dow Jones. Non necessariamente occorre pensare male, la bellezza e la grazia sono sempre un dono di Dio.  
Nel vangelo c’è una donna che quando passa, tutti si girano. Questa però è troppo superficiale, ha una vita chiacchierata, non è certo una buona madre di famiglia, anche se deve lavorare e tenere la casa. Ha passato in rassegna troppi mariti per essere solo sfortunata.  
Un giorno va a prendere acqua al pozzo della città e ci trova Gesù. È un pozzo famoso, risale al patriarca Giacobbe. È una ricchezza per la città di Samaria. Gesù è lì accaldato e stanco, da solo, mente i discepoli sono in giro per raccattare qualcosa da mangiare. Gesù perentorio le si rivolge solenne, come sa fare spesso nei suoi dialoghi: donna, dammi da bere. La donna non si sente né soggiogata, né remissiva. Come ti permetti di chiedermi da bere, tu che sei un giudeo e che, come tutti i tuoi, hai chiuso ogni rapporto con i samaritani?  
Gesù è stato perentorio perché voleva andare oltre. Ha letto nel cuore di quella povera donna tutta la sua sete di felicità, tutte le strade che ha percorso per trovarla, tutti gli inganni di cui è stata vittima e tutti i fallimenti che ha subito. Gesù le legge la sua telenovela, i suoi passaggi di uomo in uomo, di marito in marito, la sua superficialità e l’incapacità di guardarsi dentro, di fermare la corsa verso il nulla. Le legge la banalizzazione dell’amore, che solo in Dio è vero e che trova in Lui solo la sorgente. È una donna che ha smarrito la sorgente dell’amore, come tanti di noi che viviamo di tentativi, di prove, di aggiustamenti, di “stiamo assieme finché tiene”. Di questa sorgente ha bisogno.  
Se tu conoscessi il dono di Dio e se sapessi chi ti chiede da bere, chiederesti tu l’acqua che zampilla per una vita piena, non per rattoppi di sopravvivenza. La donna è colpita dalla chiarezza e dalla forza di verità che promana da Gesù. Vorremmo tutti essere guardati dentro da lui, riuscire a farci leggere nel nostro intimo la voglia di felicità, fare chiarezza nelle bufale in cui incorriamo e che spesso rifiliamo agli altri, sconfiggere la nostra incoscienza il nostro sorriso superficiale ed ebete che scambiamo per serenità, ma che nasconde l’imbarazzo di una vita a brandelli! Questa donna ha capito almeno dove sta la felicità.  
Non sappiamo se ha cambiato, sappiamo però che ha messo in piazza i suoi errori e ha convinto le persone che incontrava ad andare da Gesù. Io sarò quel che voi ben sapete e sempre mi rinfacciate, ma di una cosa dovete assolutamente convincervi: quel Gesù di cui tutti parlano è davvero la fine del mondo, non ve lo lasciate scappare, non state bloccati nei vostri pregiudizi. Non stiamo tutti aspettando il messia, non siamo tutti in attesa di un cambiamento, di una salvezza, di una svolta nella nostra storia e nelle nostre vite? Potrebbe essere proprio Lui, quello che aspettiamo. E andarono da Lui. In questa fila ci potremmo essere anche noi.

12 Marzo
+Domenico

Io l’ho incontrato e te lo indico

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Audio della riflessione

La nostra esistenza è sempre una continua ridefinizione delle nostre persone, una ricerca di nuovi contatti e nuovi accordi, di contratti, di relazioni affettive, sociali, di lavoro … la famiglia ne è un tessuto continuo, perché ogni persona ha i suoi progetti che deve far convivere e condividere con quelli degli altri …

Le soluzioni delle difficoltà non sono sempre a portata di mano: ti vengono dalla pazienza e dall’esperienza. Qualche volta, se trovi la persona esperta, capace, saggia, che ti dà un consiglio, che ti aiuta a collocare il problema sotto un’altra luce … ti par di rivivere, di riprendere carica … e quando hai trovato una persona che ti ha aiutato a ritrovare coraggio, che ti ha dato forza per uscire dalle tue paranoie, allora lo suggerisci anche ad altri che stanno cercando come te … qualche volta è un amico o un’amica, altre volte è un prete o un religioso.  

Giovanni il Battista aveva trovato in Gesù questa persona straordinaria che offriva gambe ai sogni, che sapeva dare forza interiore alla vita, che era capace di andare oltre le piccole speranze di ogni giorno.

Lui, Giovanni, predicava nel deserto: era riuscito a richiamare la gente in un luogo che ti costringe a staccare la spina, ma la vita non poteva sempre continuare nel deserto … occorreva tornare alla vita di tutti i giorni, come si sta facendo in questo momento alla fine del periodo natalizio.

Non è sufficiente staccare la spina: occorre aver dentro un fuoco, un ideale, una scossa di vita diversa, una forza di cambiamento che soltanto Dio può dare.

Giovanni questa forza l’aveva intuita in Gesù: per Lui stava vivendo, a Lui allora ha orientato senza riserve tutta la gente. Aveva provocato una sete ed era giusto che al momento opportuno ne indicasse la sorgente.  

Ecco – disse – l’agnello di Dio: è lui quella persona che stavamo aspettando, colui che senti già di amare senza aver visto è Lui; è Lui che ti scava nel cuore voglia di bontà, desiderio di vita pulita! Quando ti nasce dentro una nostalgia di bene, è Lui che stai cercando. Quando senti di essere stato una carogna con tua moglie o con tuo marito o con i figli o con i genitori, è il suo perdono che stai cercando, non è solo buona educazione o cortesia.

Va’ più in profondità e troverai Lui: non trattenerti dall’incontrarlo perché non ti va di andare a Messa … Lui ti viene incontro anche prima a darti speranza nuova di vita!

È lui il regalo di Dio all’umanità intera, a te e a me, a tutti gli uomini e le donne che Lui da sempre ama. Non sei più lasciato a te stesso: con Lui, con Gesù, entri nella nuova creazione dei risorti.

È Lui che sconfigge tutte le guerre, anche quelle nucleari, perché le distrugge prima nel cuore degli uomini e delle donne di ogni luogo e di ogni tempo. 

15 Gennaio
+Domenico

Gesù cerca sempre colui che annuncerà la buona notizia con Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 43-51)

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Se hai deciso di intraprendere una strada, non puoi restare solo.

Se ti si è fatta chiara una missione hai bisogno di condividerla; se hai trovato quello che da una vita cercavi per lo meno lo dici agli amici: non vuoi far perdere loro l’occasione di fare una esperienza che tu hai vissuto e che ti ha dato felicità.

Così è stato delle prime persone che Gesù ha scelto: Lui, da un po’ di tempo gira avanti e indietro per il lago, vede la vita tenace e impegnata della gente, tutti i giorni a faticare per vivere, a lavorare sodo per darsi una minima possibilità di esistenza; ha ascoltato le parole le conversazioni della gente, ha visto la forza che ci mettevano nel perseguire i loro interessi … e tante volte proprio li ha squadrati … “Chi mi potrà dare  una mano ad annunciare il vangelo, chi di questi saprà scaldarsi per il mio Regno, chi avrà forza e disponibilità a seguire una vita ardua e difficile?”.

Occorrerà prima o poi scegliere … ma sono loro, gli abitanti delle rive del lago che si incuriosiscono di lui, che voglio sapere che fa, che pensa, di che cosa vive, quali segreti ha in cuore … infatti erano incantati da lui! Alcuni erano stati con Giovanni il battezzatore, ma nel sentire Gesù si apriva ancora di più il loro cuore vedevano che proprio di Lui avevano bisogno. 

Poi finalmente comincia  scegliere: Tu, Filippo seguimi, vienimi dietro … e Filippo non può tenere per sé la gioia che prova a stare con Lui, a condividere la sua passione per la vita di tutti a partire dalla intimità con Dio Padre. Si fa in quattro per coinvolgere altri; lo dice a Natanaele, che lo gela con una battuta quasi insolente, se non fosse preziosa per la sincerità e la voglia di cose grandi che si porta dentro …. ricordate: “Ma che vuoi che venga fuori di buono da un paesetto sperduto, fatto di montanari, che non ha mai prodotto niente di buono, se non amici con cui ogni tanto sbaraccare?”.

Ma anche Natanaele di fronte a Gesù crolla: è schietto, non ha maschere e Gesù non ha paura di chi dice come la pensa, non gli piacciono quelli che continuano a tergiversare, a mettere davanti scuse a una decisone urgente. Più tardi alcuni gli diranno di volerlo seguire, ma accamperanno tutte le scuse possibili, compresi i contratti di compravendita, compresi i tranelli affettivi. Alla loro età, alcuni hanno risposto: lo vado a chiedere a mio papà.

Ma prenditi in mano a vita finalmente: non nasconderti dietro scuse che non portano a niente; la vita non ti salta addosso, tante volte ti schiva e ti lascia a far niente e a consumare la vita nell’inedia…

… e hanno il coraggio di guardare in cielo: non lo trovano vuoto, ma pieno dell’amore di Dio.

5 Gennaio 2023
+Domenico

Se lo cerchiamo il Signore ci sceglie

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 35-42)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì  – che tradotto, significa maestro – dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Audio della riflessione

Ciascuno di noi ha bisogno di un tessuto di relazioni per vivere, per orientarsi nelle scelte, per crescere, per dare alla sua esistenza una direzione, per sentirsi pienamente persona.

Abbiamo una forte identità, ma la costruiamo nel confronto, nel dialogo, nello scambio di sentimenti, nel coinvolgimento con altri … soprattutto poi se si tratta di portare avanti progetti, lanciare messaggi, convincere, abbiamo bisogno di fare squadra.

Gesù si trova lanciato sulla scena della vita del popolo di Israele con un perentorio “Ecco l’agnello di Dio” che a noi ricorda un gesto liturgico quotidiano, ma che alla gente radunata sulle rive del Giordano da Giovanni è apparso come la fine di una attesa forse un po’ confusa.

“Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”

“Eccolo colui che stiamo aspettando. Io ho finito la mia parte, il futuro è dalla sua!” … e i discepoli di Giovanni si fanno discepoli di Gesù: lo seguono, cambiano guida, prima da curiosi, poi da veri appassionati: “Dove abiti? Che fai? Che vita vivi? Possiamo condividere con te il nostro tempo, la nostra ansia, le nostre aspettative? Hai per noi una risposta alle molte domande che ci facciamo? Abbiamo deciso con Giovanni che non si può più stare inerti ad aspettare, ora che la nostra attesa sembra approdare a te, vogliamo stare con te!”.

E Gesù con un “venite e vedete” comincia a formare la sua squadra, comincia a chiamare esplicitamente a far parte del suo regno, inizia a formare i nuovi ministri, i preti: “Quelli del tempio sono stati molto utili e necessari fino ad oggi, ma ora vi chiamo io, vi scelgo io, vi voglio stare cuore a cuore per prepararvi a donare il mistero della salvezza, per farvi entrare in comunione con il Padre, che è Dio l’altissimo”.

E’ un bellissimo incontro tra la volontà dell’uomo e la chiamata di Dio! Gli uomini, in questo caso gli apostoli, con un tam tam inarrestabile si passano la parola: si comunicano la gioia di una amicizia cercata a lungo e trovata … e Gesù trasforma la curiosità, la generosità, la voglia di avventura in una chiamata esplicita, in una missione che diventa concreta anche a partire dal cambiamento di nome: tu ti chiamerai Pietro, non più Simone.

E’ il mistero di ogni vita: cercatori e chiamati, liberi e convocati, spontanei e orientati, affascinati e impegnati esplicitamente.

Spesso ci domandiamo chi essere nella vita, come posso capire a che cosa sono stato chiamato, quale è la mia vocazione? È una ricerca delicata perché la chiamata di Dio si sposa sempre con la ricerca dell’uomo, con la sua intelligenza nel capire i segni che Dio ci lascia e che ci testimoniano che non ci abbandona nemmeno nella scelta del nostro futuro.

4 Gennaio 2023
+Domenico

Ecco: l’agnello di Dio è Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Audio della riflessione

Quante volte vorremmo che il male da noi fatto ad una persona amata non fosse mai stato fatto! Abbiamo sbagliato, ci rendiamo conto che tutto è capitato in piena coscienza, ma entro una visione sbagliata della vita, in un soprassalto … magari di ira, di cattiveria … e le conseguenze rimangono, spesso irrecuperabili! Pensa a chi ha ammazzato per odio o per rubare, per idee politiche o per affari, ma pensiamo anche a noi che grazie a Dio non uccidiamo, ma ci sentiamo spesso egoisti e cattivi, stracciamo affetti e sentimenti, vite e dedizioni.

Potremo ancora ritornare innocenti?

Molti credono che l’unica possibilità sia il castigo, l’occhio per occhio, la vendetta … se anche la giustizia deve fare il suo corso, resta sempre un cuore ferito, una vita spenta, un’angoscia mortale.

“Peccato” chiamiamo noi cristiani questa colpa, che oltre a distruggere sentimenti, legami e vita distrugge lo spirito, l’anima; spegne speranza e cancella l’innocenza.

Si alza un grido tra la folla al di là del Giordano: è Giovanni il Battista, il battezzatore, che vede Gesù e lo indica dicendo “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. È lui che ha la possibilità di sradicare dal cuore il peccato, di ridare l’innocenza perduta. I tuoi peccati se anche fossero come scarlatto diventeranno bianchi come la neve”.

Non è una medicina psicologica per far passare il senso di colpa, o una terapia contro il rimorso: è Dio l’unico che sa ricucire le ferite che il male provoca in noi. È lui che va oltre ogni riparazione, ogni castigo. È Lui che cambia il male della nostra vita nella prima tappa della rinascita.

Gli ebrei dell’Antico Testamento credevano di potersi liberare dal male stendendo le mani su un capro da spedire nel deserto lontano da tutti caricato dei loro peccati.

Gesù prende su di sé il nostro male, il cumulo dei nostri odi, delle nostre cattiverie infinite e ci ridona salvezza, serenità e innocenza, eternità beata nelle braccia di suo Padre: prende su di sé gli orrori della guerra tra Russia e Ucraina, i dolori delle carrette del mare, le brutali ingiustizie dei trafficanti di esseri umani, gli arricchimenti dei ricchi sui poveri e ci invita ad aprirci a questa … a queste immani sofferenze e con lui portare speranza e accogliere il suo perdono.

Lo facciamo nel suo nome santo, il santo nome di Gesù, che ancora oggi è bestemmiato da molti e ne vogliamo invece gustare la dolcezza e fare in modo che a tutti si applichi il suo vero significato che è “Dio salva”.

3 Gennaio 2023
+Domenico

La missione del Figlio di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 19-28)

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Audio della riflessione

Quando inizia una avventura che ci ha tenuti in tensione nell’attesa che cominciasse con tutti i preparativi, le immaginazioni, i pronostici, c’è bisogno di correre, non stare a ripensare, prendere posizione, mettere in atto tutte le risorse che abbiamo immagazzinato.

Gesù è venuto, è nato a Betlemme, ma si è rivelato agli uomini nella sua età matura e il Natale che ancora ci vede attardati a contemplare un presepio, è già proiettato verso il futuro, la missione del Figlio di Dio.

Giovanni riprende i suoi discepoli quasi a dire: “Che state ad aspettare? Io non sono quello che il popolo desidera incontrare da secoli, io ho solo fatto l’apripista. Ora seguite Lui. Io vi battezzo qui nel deserto, io cerco di addolcire i vostri cuori induriti, vi invito qui per trovare uno spazio adatto a purificarvi, disinfettarvi di tutte le scorie di male che avete accumulato nella vita. Ma la vostra vita non è qui nel deserto, è nelle città, nelle vostre case. Ora se siete seri, andate da lui”.

Questo discorso da precursore è il discorso che deve poter fare ogni cristiano nel mondo, nel nostro mondo piuttosto secolarizzato, e nelle nostre comunità che rischiano sempre di essere autoreferenziali.

La Chiesa stessa non esiste per se stessa, esiste per indicare il futuro di Dio: è segno e strumento! Se è segno vuol dire che non può essere ripiegata su di sé, tradirebbe la sua missione, se è strumento vuol dire che al suo interno c’è tutto quello che serve perché chi l’accosta possa fare quei salti di qualità che gli permettono di incontrare Gesù.

E’ Gesù da seguire, non chi lo annuncia: siamo tutti dita puntate verso di Lui!

Le parrocchie ci sono non per se stesse, soprattutto adesso che le parrocchie sono tutte “conglobate”: c’è un prete solo per quattro, cinque o sei parrocchie! Gli uomini di chiesa ci sono non per se stessi, ma per aiutare tutti a tenere la direzione verso Gesù!

I farisei, molto autocentranti, vedendo che il popolo non li seguiva più, ma andava dietro a Giovanni si sono molto meravigliati di questo sfaldamento del popolo … però invece che domandarsi come cambiare per rispondere alla sete della gente, si sono trincerati dietro la loro autosufficienza.

Capita così sempre anche nell’amore, quando si percepisce che c’è qualcosa che non va vi si difende, non si entra dentro a domandarsi che cosa devo cambiare, dove sta la verità, chi devo essere per meritare l’amore e donare la vita.

Ecco quanti cristiani, tra di noi dovremmo domandarci questa realtà: Perché la gente non va più a Messa? Perché non dice più niente la nostra vita cristiana? Perché c’è questa sede di Dio e noi non siamo capaci di aiutare a trovare la sorgente?

Solo alzando gli occhi a questo cielo che non è vuoto riusciamo a decifrare le regole della vita nuova che il Natale ci ha portato.

2 Gennaio 2023
+Domenico

Oggi  guardiamo la fine, ma sempre consapevoli del nostro vero inizio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni  (Gv 1, 1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Audio della riflessione

Ogni giorno abbiamo bisogno di riti per capire chi siamo, che esistiamo, che il tempo passa, che la vita ha un senso: è un rito il bacetto prima di uscire di casa, è un rito la preghiera, lo è la telefonata o l’sms, il mazzo di fiori, il “buongiorno” anche se detto qualche volta tra i denti … è un rito il regalo di Natale anche se rischia di essere un ricatto o un legaccio …

Oggi che è l’ultimo giorno dell’anno è un rito lo scatenarsi dei botti, dei brindisi, del lancio degli oggetti vecchi, della cena con gli amici, del cambio del calendario: è il tempo che passa inesorabile e forse si fa baldoria perché noi adulti che lo vediamo fuggire vorremmo fermarlo e i giovani vorrebbero scavalcarlo perché non vedono l’ora di essere autosufficienti e padroni della propria vita.

Il Vangelo – invece – per farci capire dove siamo e che cosa significa il passare del tempo ci rimanda al principio anziché alla fine: ci ricorda che all’inizio di tutto c’era la Parola. Non esisteva nulla, c’era il caos forse, esisteva solo Dio nella sua vocazione fondamentale: comunicatore.

Dio era ed è Parola: uno che fa consistere il suo essere nel comunicarsi, nel farsi dono, nel proiettarsi verso, nel far essere.

Il tempo è cominciato proprio lì: dalla sua volontà di far essere l’uomo per dialogare con una libertà. Proprio per portare questo dialogo alla sua massima possibilità, questo Dio-Parola, questo Dio comunicativo, s’è fatto uomo: s’è dato una vita tra noi per aumentare al massimo il dialogo.

La comunicazione tra due persone è al massimo quando più grande è quello che si ha in comune: Dio ha voluto aver in comune la vita intera!

E noi ci avviamo a chiudere il 2022, un anno che è stato pieno di crisi e di fatiche, di speranze e delusioni, di sorprese e di stanchezze da routine.

Ciascuno avrà un momento per pensare a dove sta andando la sua vita, per fare un bilancio, per rendersi conto di tanti doni, di tutte le persone che la condividono con lui, per ricucire torti, per ritornare saggiamente indietro da vie sbagliate che ha preso.

Insomma: la notte di S. Silvestro non è baldoria per dimenticare, ma festa per ringraziare e forza per cambiare. E’ diventare più vecchi di un anno, è celebrare con un rito il tempo che passa, ma seminare ancora e sempre nuova speranza e soprattutto continuare a sperare nella pace e nella fine di questa guerra europea.

Che Dio ci doni la pace.

31 Dicembre 2022
+Domenico

Entrò, vide e credette

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 2-8)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario –  che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Audio della riflessione

I giovani corrono, i giovani sono scattanti, i giovani si entusiasmano subito … bruciano le tappe, i giovani vogliono spremere il massimo dalla vita, i giovani sono impazienti di sapere e di vedere, di provare e di scoprire …

… noi adulti invece siamo calmi, siamo riflessivi, le abbiamo già provate tutte e procediamo con cautela: non abbocchiamo al primo che parla … noi adulti quindi siamo lenti, spesso smorziamo tutto, soppesiamo tutto, ma … forse sappiamo dare ancora consigli saggi.

Erano un giovane e un adulto quei due che la mattina di quel famoso primo giorno dopo il sabato si sono incamminati correndo verso un posto già visto per Giovanni, un luogo nuovo per Pietro; il posto era il Golgota nei pressi del quale c’era il sepolcro nuovo in cui era stato ricomposto in fretta il cadavere di Gesù.

Hanno udito notizie sorprendenti: vociare di donne, correre di informazioni, meraviglie, domande, esclamazioni, dubbi … “Nella tomba non c’è più. Siamo andate di buon mattino perché volevamo imbalsamarlo, ma là il corpo non c’è più!”.

Questi due erano Giovanni il giovane, quello che aveva assistito fino all’ultimo momento, all’ultimo spasimo, Gesù che moriva, per sostenere sua madre e l’altro Pietro, quello che aveva dato il colpo di grazia del tradimento a Gesù, quello che, mentre Gesù veniva sbeffeggiato e insultato da tutti, non aveva avuto il coraggio di stare dalla sua parte.

Due vite incantate da Gesù, due apostoli, due storie si rimettono in corsa col cuore in gola per poter sperare ancora, per potersi dire che non è vero che tutto è finito, per farsi sorprendere dalla potenza di Dio! Giovanni è giovane, è innamorato perso e corre di più; Pietro è adulto, si porta dentro anche il peso del tradimento e arranca.

Giovanni lo precede: arriva prima, ma si ferma davanti al sepolcro, aspetta Pietro. Il giovane è entusiasta, è veloce, ma sa di avere bisogno della saggezza di Pietro.

È sempre così anche nella vita: giovani e adulti stanno bene insieme, hanno bisogno gli uni degli altri.

La scoperta che assieme fanno è di grande importanza, e sarà determinante per i secoli futuri. Anche loro constatano che Gesù non c’è più: il suo corpo che Giovanni aveva visto esalare l’ultimo respiro non c’è più … e descrivono il lenzuolo, la sindone, le bende che avevano avuto … che avevano avvolto Gesù afflosciate su di sé, come se da sotto ne fosse sparito il corpo.

E’ Giovanni di cui si dice esplicitamente: “entrò, vide e credette!”; constatò che il sepolcro era vuoto, ma continuò il suo percorso verso Gesù che dall’amore lo porta definitivamente alla fede.

Non basta vedere un sepolcro vuoto: occorre che il Signore si presenti.

Il Natale che abbiamo appena festeggiato già si rimanda alla Pasqua: quel bambino che abbiamo contemplato nella sua nascita è quel Gesù che sarebbe stato ucciso, ma che avrebbe vinto la morte con la risurrezione, dando al mondo una speranza definitiva.

27 Dicembre 2022
+Domenico

L’attesa distratta dell’umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5, 33-36)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».

Audio della riflessione

Il mondo nel quale viviamo è carico come non mai di problemi: ci stanno crollando anche le certezze nascoste di qualche piccolo gruzzolo che eravamo riusciti a mettere da parte, vengono stanate e distrutte vecchie sicurezze e speranze … dobbiamo tirare la cinghia e ci dicono che dobbiamo spendere per far circolare risorse e danaro, lavoro e futuro .. siamo in un circolo vizioso che ha per centro sempre e solo noi, le nostre abitudini, i nostri sfizi, i nostri privilegi…

Si avvicina Natale e noi siamo tremendamente distratti, un po’ troppo gonfi di noi, talora preoccupati, ma sempre con lo sguardo autocentrato.

Resistono le nostre tradizioni: si avvicina natale e i nostri ragazzi moltiplicano concerti e feste, visite ai presepi e piccole solidarietà. Le luci stanno da tempo indicandoci le strade dei regali e dei consumi … ma noi vogliamo che queste luci indichino anche la strada di un Dio che si fa uomo, che dentro queste nostre belle abitudini si inscriva sempre un’attesa fatta di silenzio e di ascolto, di contemplazione e di sobrietà: le cose non meritano tutto il nostro affanno!

Spesso crediamo che la soluzione dei nostri problemi sia avere i soldi necessari per vivere … prima invece occorre avere un cuore e una mente pulita, una coscienza retta, un amore alla verità assoluto.

Se leggiamo le sacre scritture, se ascoltiamo il Vangelo ci appaiono all’orizzonte personaggi che ci danno indicazioni buone: Giovanni il Battezzatore ci dice che occorre convertirsi, fare una inversione a U nella nostra esistenza; Isaia ci rimprovera di rifugiarci in isole consolatorie anche religiose e di lasciare sole le persone ammalate e sofferenti, ci dice che non basta vivere di tradizioni, ma occorre vivere di azioni altruiste.

All’inizio di questa novena che ci accompagnerà ogni giorno fino alla notte di Natale, si può osare di più: si può scrivere nelle preoccupazioni del comperare la calma dell’essere, la calma del pregare, dell’aspettare, dell’ascoltare quelli che abbiamo vicini e quelli che  vogliamo vicini … dicono i profeti che la nostra salvezza è più vicina ora di quando cominciammo a credere.

E’ vero, soprattutto se la aspettiamo come un dono che viene dal Signore.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

16 Dicembre 2022
+Domenico