La casa di preghiera di Roma: la cattedrale del Papa

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 13-22)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Audio della riflessione

Noi abbiamo la triste possibilità di cambiare anche le cose più belle in una bottega. Abbiamo un istinto indomabile di mercificare ogni cosa, ogni sentimento più bello, ogni realtà anche profonda: il primo ad essere messo in vendita dicono è stato l’amore, o meglio il corpo distribuito a brandelli per denaro. Siamo stati fatti per essere un dono l’uno per l’altra, invece diventiamo una merce. Poi abbiamo mercificato la paternità e la maternità, la nascita: possiamo prendere in affitto un utero per far fare un figlio, andiamo alla banca del seme a comperare un padre; poi abbiamo fatto bottega della vita affettiva: oggi si può comperare una zia o una nonna per riempire il vuoto di affetti di una casa o dei figli; e di conseguenza abbiamo mercificato anche il rapporto con Dio.

Che cosa mi dai se ti prego Dio per farti avere una grazia? Signori avete avuto fortuna quest’anno con i vostri greggi, con i vostri affari? Guardate che dovete pagare, altrimenti l’anno prossimo la grandine è assicurata, le locuste vi mangeranno tutto, dall’aviaria non avrete scampo. Guardate che bel capretto vi potete acquistare per placare Dio di tutte le malefatte che avete combinato. Era la scena che apparve davanti a Gesù quel giorno vicino alla pasqua in cui era salito al tempio. La casa di Dio scambiata per un mercato. E’ l’immagine di ogni dimora di Dio, che è la nostra vita, scambiata in oggetto di mercificazione.

E Gesù butta all’aria tutto, attirandosi le ire non solo dei commercianti, ma soprattutto di coloro che ricavavano guadagno dai loro affari. Ogni posto vendita del tempio è come ogni posto vendita delle nostre fiere; il suolo pubblico lo chiedi e lo paghi se vuoi vendere. La mia casa è la casa della preghiera, è il luogo in cui puoi ascoltare la Parola di Dio e non comperare benedizioni; è lo spazio della lode e della gratitudine, non del contrattare le tue pigrizie Il tuo corpo è tempio dello Spirito Santo, non lo puoi vendere, la vita è dono gratuito di Dio, non la puoi barattare né vendere, né comperare; la terra è di tutti, l’aria e l’acqua sono beni indispensabili per la vita, sono di Dio e da Dio regalati alla vita degli uomini. No! voi li vendete.

Mio padre non è quello che voi dite, non sta dietro l’altare a vedere se gli animali che gli offrite sono zoppi, ma vi guarda il cuore. E gli scoppiò dentro questa certezza. Il Regno è qui, è dietro l’angolo. E’ proprio qui, un investimento unico di tutte le forze del creato che mio Padre ha pensato da sempre. Il Padre è disposto a tutto pur di inaugurarlo e io mi ci metto dentro, costi quel che costi. Se volete stare con me dovete lasciare i vostri loculi, e buttarvi nella vita. Vi sembrerà di fare poco, di essere solo una goccia nell’oceano. Mio Padre fa il Regno con le gocce.

Ogni goccia di preghiera viene accolta nella cattedrale del papa, San Giovanni in Laterano, di cui oggi celebriamo la festa;  è la sua chiesa e per questo è anche papa e da qui governa, serve, accoglie ogni credente per mandato del Signore. Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa.

9 Novembre 2022
+Domenico

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Gesù chiama in causa gli angeli

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 47-51)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Oggi festeggiamo gli arcangeli, tra i più nominati nella Bibbia, e che fanno parte attiva nella storia della salvezza: l’Arcangelo san Gabriele che annunciò a Maria l’Incarnazione di Gesù, l’arcangelo Michele lottatore invincibile contro il demonio e l’Arcangelo Raffaele, medico e salvezza per Tobi e Tobia.

Nel  Vangelo della  Messa ci viene presentata la bella figura di un apostolo, Natanaele, e alla fine una frase che spesso non si commenta e che invece oggi nella festa degli Arcangeli, ci presenta Gesù ancora più centrale e determinato nella vita del mondo.

Eccola: “Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».”

Nel testo biblico in genere alcune parole di questa frase sono scritte in corsivo: significa che si tratta di una citazione dell’Antico Testamento! E’ un modo per aiutarci a capire che quelle espressioni sono un riferimento a un altro testo. Si tratta del riferimento al sogno di Giacobbe che in quella notte a Betel “fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa” (Gen 28,2.

Nel testo del Vangelo di oggi non si parla però di una scala, ma la parola scala è sostituita con “Figlio dell’uomo”.

Gli angeli di Dio salgono e scendono sopra il Figlio dell’uomo. Questa è una immagine di Gesù, che Gesù dice di sé, importantissima: cristo è presentato come la scala di Giacobbe. Quello che simboleggiava il tempio con una grande scala che collega cielo e terra, è realizzato pienamente nella persona di Gesù, Figlio dell’uomo, personaggio glorioso e trascendente, ma concretamente umano! E’ Gesù che collega cielo e terra e gli angeli sono al suo servizio.

Natanaele, che conosceva la bibbia, dopo questa affermazione di Gesù non si sarà più permesso di dire che cosa di buono può venire da Nazaret

Proprio perché è Gesù, che rivela Dio: il cielo aperto esprime appunto la comunicazione, la rivelazione: Dio apre il proprio ambiente e si comunica.

Gli angeli allora non sono eliminati, hanno una grande importanza nella storia della salvezza e sono messi in rapporto a Cristo.

Il collegamento fra cielo e terra è fatto da Gesù Cristo, Dio fatto uomo, e gli angeli di Dio continuano a salire e scendere su di lui.

Quindi, come circondano il Signore delle schiere, così gli angeli circondano il Cristo e lo circondano come collaboratori dell’opera di salvezza, suoi ministri che ascoltano la sua parola e fanno il suo volere.

Un posto così chiaro agli angeli, detto da Gesù, dovrebbe confondere tutti quelli che parlano degli angeli come delle fantasie, pie invenzioni per i bambini.

Qui restiamo confusi come Natanaele forse, ma ci affidiamo agli arcangeli come collaboratori di Gesù e portatori della sua salvezza, segno della protezione e salvezza portata da Gesù.

Molti oggi, con questo Vangelo, celebrano soprattutto la figura dell’arcangelo san Michele che è colui che ha ingaggiato una guerra contro gli angeli disobbedienti che furono sconfitti e diventarono demoni e lui è sempre rappresentato con ai piedi il capo dei demoni  e con una spada in mano per distruggerlo, tenerlo a bada.

Molte parrocchie hanno voluto dedicare a lui la chiesa, la parrocchia, prendersi il nome, proprio per volersi difendere sempre dal demonio, dallo spirito del male, che ancora oggi nel mondo porta un mare di guai.

Non diciamo questo per non prenderci le nostre responsabilità: siamo sempre noi che cediamo alle tentazioni, ma abbiamo bisogno di essere sostenuti e difesi.

Ci sono dei mali inimmaginabili umanamente, eppure persone umane li escogitano e mettono in atto con cattiveria efferata: la colpa è nostra, ma la tentazione ci viene anche da questo spirito del male da cui proprio con molta preghiera possiamo difenderci.  

Fino a pochi anni fa dicevamo sempre alla fine di ogni Messa:

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta;
sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui,
supplichevoli ti preghiamo:
tu, che sei il Principe della milizia celeste,
con la forza divina rinchiudi nell’inferno Satana
e gli altri spiriti maligni
che girano il mondo
per portare le anime alla dannazione.
Amen.

Sicuramente avete fatto una volta nella vita un pellegrinaggio al bellissimo e antico santuario di san Michele Arcangelo in Puglia, in quella grotta sotto la roccia dove si venera il prototipo delle statue di san Michele Arcangelo, meta di tanti pellegrinaggi fin dall’antichità.

La leggenda dice che c’è una misteriosa e suggestiva Linea Sacra di San Michele che  taglia l’Europa per oltre 2.000 km, collegando sette monasteri dedicati all’Arcangelo.

I tre monasteri più importanti sono quelli di Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in Val di Susa e il Santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano, che peraltro sarebbero tutti posti alla stessa distanza.

29 Settembre 2022
+Domenico

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La croce non è un ornamento, ma un progetto d’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Video della riflessione

Avere un ideale ti aiuta molto a vivere, avere un sogno che lancia la tua immaginazione oltre le ingessature della realtà ti può far rischiare la fuga, ma spesso ti permette di nutrire progetti, visioni di mondo belle, catalizzare le forze su prospettive nuove. Non abbiamo bisogno solo di mangiare, di riempire la pancia, ma anche di bellezza, di ideali, di simboli che ci richiamano la grandezza della vita oltre ogni miseria in cui la nostra insensatezza l’ha costretta.

Così è stato per gli ebrei nel deserto. Mosè aveva levato un serpente su un palo, chi lo guardava guariva dai morsi dei serpenti che avevano invaso il loro accampamento. E’ una immagine ardita, ma usata dal vangelo, di Gesù sulla croce. La croce è quel simbolo, quel sogno, quell’ideale, quella prospettiva cui ogni uomo può guardare per avere salvezza, per poter avere forza di riscatto,  per stringere i denti nel dolore, per contemplare non tanto la sofferenza che esprime, ma l’amore che vi è depositato nella persona del crocifisso. Lì l’uomo, noi nelle nostre pene quotidiane, troviamo avverata la promessa di Dio, guardando a quella croce vediamo realizzata la volontà di amore di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito figlio. Lì Dio si è compromesso fino all’estremo per noi. Lì c’è l’immagine della morte, ma c’è anche la certezza della vita.

Il crocifisso può recare sicuramente fastidio per tanti motivi, per chi ha smesso di credere e si vede collocare davanti un segno che richiama tempi che vuol rinnegare, per chi ha altra religione che vorrebbe un segno più suo, per l’agnostico che non si adatta a questa debolezza razionale di tanti uomini pure saggi e stimati. Ma faceva fastidio soprattutto questo simbolo nei primi secoli del cristianesimo. Per molti anni  si è fatto fatica a disegnare questa croce, questo supplizio, questo inaudito segno di riconoscimento per collocarlo alla venerazione dei cristiani.

Eppure proprio quella croce è il simbolo che ha cambiato la storia dell’umanità. Chi guarda a quella croce, si sente rinascere le forze, gli sparisce la febbre mortale del peccato, riprende speranza nel suo futuro, si sente la carezza amorevole di Dio che gli cancella ogni rimorso, ogni disperazione.

Guardando a quella croce, ci vede inchiodato un atto di amore che sembra folle, ma che è il gesto di Dio che ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, l’unico, amatissimo, agapetòs, Agapito. Cristiano, uomo, non ti vergognare di questo orrore, lì è condensata la cattiveria di ogni uomo e di ogni tempo, lì però si è schiantata la forza del male, che si è  caricato Gesù sulle spalle. Queste due braccia incrociate hanno cambiato la storia. Oltre, il male non può andare. E la croce non è un giudizio, ma una salvezza. Non ha mandato il figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Quando sono diventato prete sono salito su quella croce, me la sono scritta nel cuore, me la sono tatuata sulla pelle. Su questa croce sono salito tutte le volte che ho celebrato l’Eucarestia; sono stato accanto a Gesù fino alla resurrezione e porterò sempre questo mistero nel mondo, anche se mi sento sempre inadeguato.

14 Settembre 2022
+Domenico

La chiamata c’è sempre … la risposta ridefinisce la persona!

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 45- 51)

In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Nessuno è al mondo a caso: tutti abbiamo una chiamata alla vita!

Qualcuno ci ha desiderato, ci ha voluto, ci ha atteso, ha trepidato per noi … magari all’inizio non ci ha voluto per paura, per egoismo, per indifferenza; poi un po’ alla volta la chiamata alla vita ha vinto!

Per chi crede è ancora più vero che noi siamo stati amati, desiderati, voluti a uno a uno da Dio, che Gesù ha sempre chiamato Papà, Padre, e così vuole che lo chiamiamo tutti noi.

Di essere chiamati a uno a uno è capitato anche agli apostoli, la squadra di Gesù, che si è scelto dopo notti di preghiera al Padre: uno di essi è Bartolomeo o Natanaele che oggi festeggiamo; è un uomo concreto, ragiona secondo i canoni della tradizione, conosce benissimo Nazareth: per lui quell’insignificante agglomerato di casupole che si trova a pochi chilometri da casa sua .. e gli pare incredibile che un posto simile, mai menzionato nell’Antico Testamento, possa aver dato i natali al Messia, il liberatore di Israele che tutti attendono.

Natanaele ha uno sguardo, concreto, intuitivo, forse un poco pessimista e troppo sicuro di sé, legato al suo mondo piuttosto chiuso e piccolo … sarà disposto poi a ripensare bene a come ha fotografato la persona di Gesù … mentre Gesù lo ha scrutato, a fondo, e ne è uscito subito con «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità»: è una straordinaria attestazione di fiducia che non ha uguali in tutti i Vangeli! Lui, infatti, ne resta spiazzato: «Donde mi conosci?», domanda … e Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse ti vidi mentre eri sotto il fico».

Questa frase tocca nel profondo il cuore di Bartolomeo: coglie forse una domanda inespressa, un pensiero nascosto, testimoniando come Gesù sappia leggere nelle pieghe più segrete dell’interiorità … fatto sta che l’ex-scettico si trasforma nel volgere di un istante in un fervente seguace di Cristo: «Rabbi, tu sei il Figlio di Dio. Tu sei il re d’Israele!» afferma convinto.

Ma ora è il maestro a smorzare i toni: «Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico, tu credi? Vedrai cose ben più grandi di queste».

Lo ritroviamo – infatti – a Gerusalemme, dopo la Pentecoste, tra coloro che – come riferiscono gli Atti degli Apostoli – sono «assidui e concordi nella preghiera». 

Alcune fonti parlano di una sua predicazione in India e poi in Armenia, dove avrebbe convertito anche il re, attirandosi però le ire dei sacerdoti pagani attivi nella zona: per questo, sempre secondo la tradizione, avrebbe subito un atroce martirio, condannato a essere scuoiato vivo e poi decapitato: ecco perché molta dell’iconografia relativa a san Bartolomeo ce lo mostra con in mano la sua stessa pelle, della quale è stato “svestito” dagli aguzzini.

Se ricordate una delle raffigurazioni più celebri si trova a Roma, nella cappella Sistina: nella maschera di volto, sfigurata dalla sofferenza, che appare su questa pelle pare che Michelangelo abbia voluto tracciare – addirittura – il suo autoritratto.    

24 Agosto 2022
+Domenico

San Lorenzo, il chicco di grano che muore nelle braccia di Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12, 24-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Audio della riflessione

Sono tante le cose necessarie nella vita: avere una buona famiglia, un papà e una mamma che ti vogliono veramente bene, un marito o una moglie che è felice di vivere con te, avere un lavoro che ti permette di vivere, condurre una vita onesta, star bene di salute … l’elenco potrebbe anche continuare, ma soprattutto deve orientarsi anche a qualcosa di più profondo che è il sapere di stare a cuore a Dio.

L’esperienza religiosa non è secondaria nella vita di una persona: le permette di salire su un albero per capire quale è il proprio posto nella vita, le permette di avere un punto di riferimento per dare senso a quello che capita ogni giorno.

Ebbene, un giorno si avvicinano al gruppo dei discepoli che stanno accanto a Gesù, alcuni stranieri … sicuramente sono stati colpiti da quanto si dice in giro di Gesù: un tam tam popolare lo aveva reso celebre, tutti ne riconoscevano la grande … personalità, si sentivano consolati e affrancati dalla sua parola … ecco allora naturale la richiesta di questi stranieri: “Vogliamo vedere Gesù. Vogliamo parlargli, incontrarlo, conoscerlo; vogliamo anche noi poter stare con Lui!”.

E Gesù a quei greci che lo volevano conoscere dice subito quello che lo caratterizza: “sono un chicco di grano che ha il coraggio di morire nella terra per poter risorgere a vita nuova”; presenta a loro subito il centro della sua vita: il dono di sé fino alla consumazione, ma nella consapevolezza di una risurrezione.

Nella vita non si può vivere per se stessi: ci si diverte pure, ma si rimane soli, con un cuore rinsecchito di egoismi … invece chi ha il coraggio di dare la sua vita, di perderla, la ritroverà piena, sovrabbondante, incontenibile! Questa è la nostra speranza, a questa speranza ci orienta sempre la vita di Gesù.

Il chicco che muore non si consuma in una terra cruda e spietata, ma nelle braccia di un padre che dà vita! Avessimo tutti un padre così!

Ma la preghiera che tutti ricordiamo, che abbiamo imparato da bambini, dice proprio: “Padre nostro” … ci possiamo contare allora!

San Lorenzo, il diacono fatto martire con Papa Sisto II e i suoi compagni diaconi, qualche giorno dopo però, perché pensavano che custodisse le ricchezze della chiesa: era verissimo, ma le ricchezze che presentò San Lorenzo erano tutti i poveri di Roma che lui serviva portando – da buon diacono – a tutti, con il pane, il Vangelo di Gesù.

10 Agosto 2022
+Domenico

Gesù è trasgressivo contro la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,19-27)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Audio della riflessione

Li legava una dolce amicizia, non c’era stato nessun tradimento come avviene spesso nelle amicizie che abbiamo vissuto da adolescenti … vi ricordate quando sembravamo amici, fino in fondo, mentre invece eravamo come i cercatori d’oro che … condividono sofferenze, ansie, ricerche, fatiche, delusioni, ma quando uno dei due trova la pepita d’oro, grande bella… ha già pronta la mazza per sbarazzarsi dell’amico e tenere tutto per sé il tesoro.

Ricordo di aver letto sulla curva di una strada di montagna una scritta lunga a caratteri cubitali, in un maiuscolo ben tornito: “amici, amici, amici…” un corno! – riporto “corno” per non essere volgare – tanta era la delusione provata da chi aveva messo speranza contro la solitudine in una compagnia serena.

Era così anche l’amicizia durante la naia: “Saremo amici per sempre!” … sono bastate due settimane per vedere che era più l’intensità del bisogno che teneva assieme che l’amore. 

Ma Gesù sa di poter contare su un amico alle porte di Gerusalemme, al confine con la confusione, la lotta politica e religiosa senza quartiere, le furbate degli scribi e dei farisei, le dispute senza cuore e le implorazioni insistenti delle masse sempre indecise nel trasformarsi in popolo: Lazzaro è lì, con la sua casa, le sue sorelle, la sua saggezza …ù

Stasera andiamo da Lazzaro!

Aveva i dodici, ma che teste! Doveva sempre ricominciare da capo! Erano i suoi futuri vescovi … e doveva sempre riportarli alla grandezza del loro compito; doveva sempre aiutarli a volare alto e facevano fatica, Pietro in testa.

Un giorno però gli arriva una notizia bruciante: “Lazzaro sta male!”, la solita pietà che dice sempre mezze verità perché non ha fiducia degli interlocutori.

Gesù, non è nato ieri: sa che Lazzaro è morto e ritorna di nuovo in Giudea, sfidando i soldati che gli stanno dando la caccia.

Con una ironia crudele, incapace di cogliere la struggente amicizia di Gesù, i discepoli dicono: “andiamo anche noi a morire con lui!”.

Quando si immerge anche fisicamente nelle incombenze di un funerale ormai già alle ultime battute, nel clima dell’ “ormai” di fronte all’ineluttabilità, cui ci si deve per forza abituare, incontra Marta e Maria, stavolta né indaffarate, né contemplative; vede la gente tra il dolore e l’attesa e piange.

Gli voleva proprio bene – dice la gente – sottolineando quello che veramente abitava nel cuore di Gesù.

Il resto l’abbiamo tutti nel ricordo e negli occhi: chiede a Marta di aver fede, che è Lui che dà la vita, e urla quel “Lazzaro vieni fuori”: un cadavere, dall’odore intollerabile, si affaccia all’ingresso della tomba e si scioglie in un canto di vita.

Avere un amico così è proprio la fine del mondo! E Gesù ti sa dire sempre, dovunque, anche nella morte più definitiva per te: “Vieni fuori, non ti lascio lì, la mia amicizia non terminerà mai! Ci puoi contare!”.

Per te comincia anche la trasgressione estrema: vince la morte … e questo è solo un pallido inizio della regina delle trasgressioni: la risurrezione!

29 Luglio 2022
+Domenico

Santa Brigida, patrona d’ Europa, essere sempre  tralci uniti a Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Audio della riflessione

Ma che cosa mi manca nella vita? Ho un comportamento corretto, una vita regolare, mi par di essere onesto nel lavoro, pago pure le tasse, che non è cosa da poco, non mi lascio impelagare in avventure strane. Eppure hai l’impressione che manchi un perno, ti pare di girare a vuoto di sentirti sterile, scontato, di non produrre bontà.

La spia che c’è qualcosa che non funziona, e che è diventata la malattia del secolo, è che perdi spesso la pazienza, che troppe volte t’arrabbi, magari urli, perdi le staffe, vola qualche parola di troppo. Credi di avere in mano tu la vita e quando ti sfugge t’arrabbi per cambiarle il corso; invece resta come prima, con qualche coccio da ricomporre.

Ma noi siamo tralci, non siamo la vite; noi siamo rami, non siamo la pianta; “senza di me, dice Gesù, non potete far nulla”.

Non abbiamo in noi il principio del  nostro essere. Siamo un mistero a noi stessi, non riusciamo a trovare ragioni sufficienti di vita se non in una relazione, nella percezione di una linfa che scorre dentro di noi e che ha la sorgente fuori di noi. Io sono la vita, voi i tralci se rimanete in me, farete frutti, la vita non sarà vuota.

Rimanere è un verbo che la nostra vita, moderna non conosce più. Oggi si esige il fare, l’organizzare, telefonare, far sapere, gestire, costruire, riunire, coordinare tabelle, confronti. Avere sempre campo per il cellulare. Gesù dice: rimanete; datevi una calmata  ritrovate la bussola, il centro, tendete l’orecchio  alla Parola, a una buona notizia, al vangelo. Non occorre perdere la pazienza. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.

Questa fu la scelta decisiva di santa Brigida. Tutte le premure sue furono rivolte ad allevare i figliuoli nel timore di Dio; dopo la nascita degli otto figli, indusse il marito a rinunciare all’onorevole carica di consigliere del re, per attendere più intensamente alla propria santificazione, e si obbligarono, per voto, a passare il restante della loro vita nella continenza. Fondarono un ospedale ove andavano spesso a servire i malati con le proprie mani.

S. Brigida soprattutto si dava alla cura dei poveri e degli infermi come se fossero propri figliuoli. Dopo la morte del marito, rimase più libera di darsi interamente alla penitenza e alle opere di Dio. Fondò le Suore « Brigidine » a Wastein e per due anni le indirizzò nella via della santità. Poi venne a Roma, dove la tomba del Principe degli Apostoli e le Catacombe somministrarono un pascolo più abbondante alla sua pietà.

Spinta da un ardente amore per Gesù Crocifisso, fece un pellegrinaggio in Terra Santa. Ritornata a Roma, fu assalita da un complesso di malattie che sopportò con ammirabile pazienza. Sentendosi vicina a morire, si fece distendere sopra un cilicio per ricevere ‘gli ultimi Sacramenti. Morì il 23 di luglio del 1373, all’età di 71 anni.

23 Luglio 2022
+Domenico

La Maddalena, innamorata persa di Gesù Cristo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-2.11-18)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Abbiamo spesso incontrato la Maddalena nella nostra esperienza cristiana, soprattutto durante la Pasqua. Oggi la sua festa ce la presenta perché ci ridica  la bellezza del suo amore per Cristo e dell’amore di Cristo non solo per Lei, ma per ciascuno di noi , ciascun uomo o donna  che non smette mai di cercare Gesù Cristo, perché è sempre Lui che trova noi.

Maria Maddalena aveva fatto una scelta precisa: era stata in contatto personalmente con Gesù Crocifisso. Da qui traeva la forza di cercarlo a tutti i costi. Per lei pregare è  stato offrire il suo tempo e la sua persona a disposizione dell’amore crocifisso per essere trasformata dalla sua presenza.

Fede è quindi prima di tutto stare nell’intimità di quell’incomprensibile amore povero crocifisso, anche se non lo si capisce, lasciandosene contagiare e purificare.

Non misuro la qualità della mia fede prima di tutto dalla forza delle mie convinzioni, dalla generosità dei miei gesti, dalla soddisfazione del mio progresso umano e spirituale, dal grado della mia serenità o dalla capacità di resistere alla mia inquietudine, ma dal rinnovare la mia disponibilità a colui che sulla croce dà la sua vita per me.

Fede è fissare lo sguardo come Maria la madre di Gesù, come la Maddalena, come Giovanni a quella croce con tutta l’attenzione di cui siamo capaci. E’ guardare a colui che innalzato con le braccia aperte e le mani inchiodate, riunifica e riconcilia a sé tutti i peccatori con Dio suo Padre.

Solo da questo prolungato e sofferto guardare nasce la forza di cercare, di agire di decidermi di stare dalla parte di Gesù. Certo la fede è scelta libera e volontaria, ma la forza di deciderci per la fede, di ricambiare a Gesù l’amore per noi “fino alla fine” scatta solo quando mi avvicino anch’io alla croce e la fisso al centro della mia vita, perché anche sul mio cuore superficiale e gretto, egli eserciti la potenza liberante della sua attrazione. Solo l’amore convince e fa credere, solo sostenendo lo sguardo di questo amore nasce dentro di noi il desiderio ardente di aderirvi per sempre.

Quell’amore gratuito, prodigo fino a sciuparsi tutto per uno come me, lentamente comincia a sciogliere ogni mia resistenza e mi attrae irresistibilmente come l’unico mio desiderio che voglio contraccambiare.

Stare sotto la croce fa paura perché non ci si ritrova in grande compagnia, ci isola terribilmente, ci fa sentire minoranza nel mondo. Ma la Chiesa è proprio nata da quello sparuto gruppo che ha saputo stare sotto la croce e attendere la risurrezione.

E Gesù risorto, amato, cercato si dà a vedere e diventa l’unica speranza della nostra vita. Nel pieno della nostra faticosa e sofferta ricerca lui stesso ci viene incontro improvvisamente e ci trova prima che noi troviamo Lui. 

22 Luglio 2022
+Domenico

Siete amici e non schiavi nella famiglia della Trinità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

La nostra vita talvolta ha la caratteristica della monotonia; sempre le stesse cose, sempre le stesse persone, sempre le stesse idiozie. Possibile che non ci sia qualche momento in cui possiamo vedere un poco più in là della punta del nostro naso? Gesù sta faticando  a tirar su i suoi dodici fino a farli coraggiosi e intrepidi suoi seguaci, annunziatori della buona notizia, del vangelo. Li vede ancora troppo tranquilli da una parte e ingenui dall’altra. Credono che la rivoluzione di Gesù sia dietro l’angolo. Se a Lui il Padre non ha risparmiato la fatica delle decisioni vere, belle, definitive nel deserto, anche gli apostoli provato il loro deserto quando hanno visto Gesù morire da delinquente e da sacrilego sulla croce. Come hanno fatto a resistere, a non scoraggiarsi, a fare il vero salto nella fede e nelle braccia della grande bontà di Dio mio Padre?

Occorre che si immergano in una visione d’amore assoluta: saper dare la vita per gli amici come ha fatto lo stesso Dio in Gesù. Occorre che vadano oltre la loro mentalità molto ancorata, e giustamente, all’esperienza religiosa dei profeti della Legge, diremmo noi del Primo testamento, che noi chiamiamo antico, ma che sicuramente non lo era certo per loro, perché era la base ineguagliabile della loro fede nel Dio di Abramo, di Mosè.Da Abramo e Mosè occorre fare un salto ardito nella Trinità, nel Padre, Figlio e Spirito Santo

Di fronte a questo amore trinitario e sicuramente con la partecipazione accorata di Maria, regina della pace siamo oggi, festa dell’amore unico e irraggiungibile di Dio, a supplicarla che metta in atto tutta la sua fantasia, tenerezza perché la SSma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo direttamente concedano il dono della pace tra Ucraina e Russia, tra occidente e oriente, tra Europa e Asia, tra ogni belligerante di questo mondo incattivito, aiutino quelle popolazioni a portare il dolore, a spegnere gli odi, a ricuperare desiderio di comunicare, di sedersi attorno a un tavolo, di regalare pace e non vendetta.

 Preghiamo Dio con l’intercessione di Maria perché questi capi di stato si sentano responsabili del destino di popoli, delle vite di tanti bambini e facciano di tutto per spegnere da persone adulte e sagge risentimento, lotta, bombardamenti e far fiorire l’arcobaleno della pace. Dalle notizie che ci siamo ascoltate con apprensione, sappiamo che alcuni di essi sono disposti anche all’autodistruzione, l’odio che covano è demoniaco. Maria, tu hai schiacciato il capo dell’antico serpente, e sai che è ancora Lui che devi fermare. Regina della pace non abbandonarci. Vogliamo tornare a contemplare l’amore Trinitario scritto nelle nostre vite terrestri.

12 Giugno 2022
+Domenico

Non farci mancare mai tua madre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 25-34)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Audio della riflessione

E’ ancora molto diffuso nei nostri costumi sociali ricordare le persone che ci hanno dato la vita o che ce l’hanno segnata con la loro amicizia non solo quando addolorati siamo chiamati a partecipare ai riti di sepoltura, ma anche negli anniversari della morte. Oggi nella giornata dopo Pentecoste, che papa Francesco ha voluto dedicare a Maria, la madre di Gesù i cristiani ricordano gli ultimi istanti della vita di Gesù, in cui ci ha donato sua Madre e riflette ancora sulla sua morte in croce.

Il nostro sguardo al Calvario è sempre pieno di domande: Dove è che Dio ha spiegato potenza, disperso superbi, rovesciato potenti, innalzato umili, rimandato ricchi? Qui sta avvenendo tutto il contrario. E la Madonna del magnificat è lì. C’era la madre di Gesù come a Cana, come sempre nei momenti cruciali della storia della salvezza. Ne era passato di tempo, ne avevano macinato di kilometri Gesù e il suo gruppo. Ora sembra tutto sia finito.

Ma Gesù possiede ancora un tesoro prezioso, non si sente solo, ha ancora qualcosa, qualcuno da donare. Sente la dolcezza e la tragica dedizione di sua madre. E’ più solo invece Giovanni, nella sua giovinezza, nel suo slancio, nella sua ingenuità di sognatore: ha bisogno di una madre per non smettere di sognare vita e salvezza. Figlio ecco tua madre. Tua madre sta qui.

Quanto è confortante sentirti dire nelle tue tentazioni, nelle disillusioni, nelle solitudini, nelle scelte difficili che devi fare, quando non riesci a deciderti di fare della tua vita un dono a una persona come te, per sempre, senza tentennamenti, contro tutte le tentazioni di ritornare a casa tua… qui c’è tua madre. E’ ancor più bello sentirci sempre presentati a Lei, al suo amore materno quando siamo smarriti per malattie che ci travolgono con la sofferenza che producono, quando non abbiamo il coraggio di vendere tutto, darlo ai poveri e seguire radicalmente il Signore, quando nella nostra vita di giovani sposi non abbiamo più vino abbiamo perso la gioia della vita, crediamo di adattarci a vivere a pane e acqua e sentire Gesù dire a sua madre…, madre sono tuoi figli.

E’ questo il testamento di Gesù, noi siamo presi in affido da Maria, e la vogliamo custodire perché Gesù ce l’ha donata proprio nel momento della morte, nell’offerta di sé fino all’ultima goccia di sangue. E siccome in ogni messa si rinnova quel dono supremo, noi sappiamo che ai piedi di ogni altare, ogni volta che si celebra la messa c’è Maria che si sente dire da Gesù: saranno ingrati, non coerenti, ribelli…ma sono sempre tuoi figli e noi siamo confortati perché Gesù ci ripete: qui c’è tua madre.

Signore abbiamo sempre bisogno di contemplarti morire, ma non toglierci tua madre perchè possiamo avere sempre una spalla su cui piangere, sappiamo che è forte come te, tu l’hai potuta godere tutta la tua giovinezza, dille di sostenerci in questa nostra disperazione con la forza del tuo Santo Spirito.

6 Giugno 2022
+Domenico