Chiamati a vivere nello Spirito Santo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-16. 23-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Audio della riflessione

 Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza;  quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo, ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa sembra che tradisca col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.

Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione. Erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele. La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile, adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva. “Perché ho detto queste cose, la tristezza ha riempito in vostro cuore”.

Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio. La vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza.

Ma Gesù non si sottrae mai, anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile. Verrà a voi il Consolatore. Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza. E’ il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito. E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.

          Molti si fanno domande su Dio, lo cercano come il Creatore, il Signore della vita, il padre dell’umanità; spesso anche noi ci siamo trovati a guardare con curiosità il mondo, la natura, l’universo e ci siamo imbattuti nel pensiero prima e nella concretezza poi di una risposta in un Dio creatore. Non facciamo fatica a immaginarlo come un papà, abbiamo bisogno di padri, abbiamo bisogno di risposte, di rocce su cui fondare la vita. Desideriamo libertà, ma vogliamo essere di qualcuno. Non possiamo vivere senza sapere che qualcuno ci ama, che c’è un papà che ci pensa, che siamo stati in braccio a lui da bambini, che siamo stati i suoi sogni, siamo stati pensati, voluti. Dio è anche questo per noi. Siamo un sogno di Dio, siamo un palpito del suo cuore e questo ci dà voglia di vivere, ci dà identità, ci permette di definirci nel mare delle nostre continue perdite di senso a quel che facciamo, a quel che siamo. Non siamo soli a questo mondo, siamo amati, desiderati, voluti, cercati.

Le domande che però ci nascono non sono finite. E’ come quando nella nostra giovinezza avevamo calcolato tutto e siamo stati ribaltati da una sorpresa. Facevamo fatica a studiare e poi ci siamo fatti un metodo, avevamo difficoltà a trovare amici, ma poi siamo riusciti a crearci una compagnia bella, pulita che ci accoglieva quando non ce la facevamo più a stare in casa. Eravamo timidi, ma poi ci siamo fatti coraggiosi. Insomma avevamo costruito una bella personalità, ma mancava qualcosa e non ce ne avvedevamo. Un giorno è scoppiato l’amore: uno sguardo, un sentimento, un cuore che batte all’impazzata: l’avevo sempre vista, l’avevo sempre notato, ma quel giorno non era solo un amico, non era solo un viso era qualcuno di più che mi sconvolse l’equilibrio, la pace, la comodità.

Ecco: lo Spirito di Dio è qui, è nel segreto profondo della vita, è tra le cose che non riesci a fotografare e immaginare, ma che esiste ed è il segreto del tutto. E’ l’amore, è la gioia del Padre e del Figlio, è la grandezza della vita divina resa viva nelle fibre intime del nostro cuore e nelle vicende della nostra vita. E’ quel  Gesù oggi vivo per me, la sua salvezza, la sua vicinanza “non vi lascio orfani”, la sua consolazione. La sua dolce presenza cesella in noi i tratti dell’umanità di Gesù. E’ Lui l’artista che ci modella secondo Cristo, ci trasforma e tiene pulita l’immagine di Dio in noi.  

5 Giugno 2022
+Domenico

L’unità della Chiesa è nello Spirito del Signore

 Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 20-23) dal Vangelo del giorno (Gv 21, 20-25)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

Audio della riflessione

C’è sempre nella vita un qualche commiato che dobbiamo prenderci o dagli amici, o dalla famiglia, comunque sempre da una consuetudine cui ci eravamo abituati e da cui spesso ci siamo sentiti fasciati: è una partenza per scelte definitive di vita come il matrimonio o una vocazione di consacrazione, oppure è una scelta che credi momentanea come quella degli studi e che poi si cambierà in definitiva, è una decisione che ci porta a  cambiare luoghi e spazi di condivisione. Tutti abbiamo alle spalle un passato, un arrivederci che si cambia in addio senza ritorno.

Gesù conclude la sua vita terrena e chiama a sé Pietro per caricarlo della responsabilità della chiesa. Gli affida agnelli e pecore, gli domanda di pascerle e governarle, come ha fatto lui, il buon pastore. E dopo domande scottanti gli dice un perentorio seguimi, stai dietro a me, vienimi appresso, non ti staccare da me, non perderti ancora nelle tue debolezze.

A distanza c’è Giovanni, il discepolo più giovane. Ormai tra lui e Pietro si è stabilita una forte condivisione di tutto. Dalla morte di Gesù in poi sono sempre assieme. Assieme corrono al sepolcro, assieme vedono la tomba vuota e credono, assieme sono sulla barca e scorgono Gesù, assieme ora si accomiatano da Gesù.  Giovanni a distanza è presente all’investitura del futuro papa e Pietro si preoccupa di lui. Signore, e lui? Gesù gli direbbe: che ti importa?

Il Signore della Chiesa è sempre e soltanto Gesù. L’istituzione non ha potere ultimo sui carismi, cioè sui liberi doni dello Spirito; in essi, nella loro incontrollabilità si esprime la piena e perenne signoria del Cristo sulla Chiesa. L’unità della chiesa non è né nel carisma, né nella istituzione, è nello spirito del Signore, che a ciascuno distribuisce quello che vuole e come vuole. Chi volesse garantire o fondare l’unità con l’uniformità della legge offenderebbe lo Spirito del Cristo: è Lui che fa crescere la sua Chiesa, sia affidando la missione ministeriale, sia raccogliendo nella sua impenetrabile decisione il destino dei singoli uomini.

Insomma la Chiesa non è né di Pietro, né del discepolo prediletto: essa è della Parola, che è Dio stesso e che ha messo la sua tenda fra di noi!

Pietro arriverà a Roma e qui morirà martire, Giovanni vivrà più a lungo, avrà una sua missione, racconterà a tutti del suo amatissimo Gesù col suo quarto vangelo e ci permetterà di scandagliare nel suo cuore, di avere la certezza che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma pieno della sua presenza. 

E noi ci prepariamo a vivere la venuta dello Spirito su tutti noi, sul mondo e sulla Chiesa

4 Giugno 2022
+Domenico

Mi vuoi bene? Mi metti al centro della tua vita?

 Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,15-19)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Audio della riflessione

Collochiamo questo nostro tempo di imminente celebrazione della Pentecoste dentro questa scena toccante raccontata da Giovanni: gli apostoli erano tornati alle loro mansioni quotidiane … si doveva pur continuare a mangiare, ancora non si era fatta in loro chiara la decisione di percorrere tutte le strade del mondo per andare a dire a tutti che la morte è vinta, che Gesù, l’uomo di Nazaret è Dio, che la nostra vita è chiamata a un salto di qualità … e torna Gesù su questa “quotidianità” …

Lo scopre Giovanni: sono solo gli occhi dell’amore che ci fanno vedere Gesù!

Certo ci servono i ragionamenti, ha un suo spazio importante l’intelligenza, la consuetudine con l’ascolto della sua Parola, l’essere partecipi di una comunità che lo segue, ma Gesù lo vede solo un cuore che ama!

E’ Giovanni che esclama “E’ il Signore”, e Pietro stavolta si butta in mare per raggiungerlo, concentra le sue forze, i suoi muscoli, la sua tensione … punta il suo corpo come quando si scocca una freccia dall’arco e raggiunge Gesù.

Non c’è spazio per recriminazioni, per scuse, per discorsi di circostanza: Gesù va subito al centro della vita e gli fa la domanda che oggi fa anche a me, a voi tutti, a noi che stiamo vivendo in un mondo di guerre che ci opprime: “Mi vuoi bene? Mi metti al centro della tua vita? Sono per te uno  qualunque o sono il punto di arrivo della tua umanità? Mi dedichi la vita? Hai per me uno sguardo esclusivo? Hai pensieri d’amore per me?”

Sentirsi ripetere tre volte questa domanda, sentirtela risuonare nel cuore ogni giorno è la gioia e il timore della mia vita e quello che tutti vorremmo sentirci dire.

Pietro sa di avere sulla coscienza il tradimento, ma non può non farsi accogliere dall’amore di Gesù che è più grande di ogni nostro errore: mette via ogni falso pudore e si affida, come mi affido io oggi, come vorrei che tutti ci affidassimo … e Lui, Gesù, si porta dietro tutte le persone che ha salvato e gliele affida, le affida al Padre: Pasci, nutri, dà la vita, séguili, confortali, accoglili, amali come li amo io!

Papa Francesco questo lo fa.

Nel nome di questo comando anche noi oggi siamo qui a dirci l’un l’altro l’amore infinito di Gesù per tutti, la sua parola, la sua forza, la sua tenerezza, la speranza di avere un Padre, l’unica àncora quando ci stiamo avvitando su noi stessi tra armi, missili, fake news, invasioni … avvolti da una potenza invincibile, quella del maligno.

Se non ci affidiamo ogni giorno a Dio le nostre debolezze si sommano e le nostre piccole superficialità diventano macigni di irresponsabilità.

3 Giugno 2022
+Domenico

Siate una cosa sola con me e tra di voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 20-21) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 20-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Audio della riflessione

Ogni uomo ama la compagnia, non è fatto per stare solo, ma per vivere con gli altri e vivere con tutti non a qualche maniera, ma nell’amore reciproco, nella comunione. Non c’è immagine più bella di famiglia, se non quella di chi vive nell’amore reciproco, nella reciproca sopportazione, come capacità di andare oltre le piccole e grandi diversità per fare un cuor solo. Abbiamo scritto nel nostro dna questo istinto del vivere assieme, perché ce lo ha determinato lo stesso nostro Creatore. Ci ha fatti a  sua immagine; lui è una famiglia, è una relazione continua, Dio non è un single, ma si relazione in se stesso, tra Padre e Figlio, tra Padre, Figlio e Spirito.

Voglio che tutti siano una cosa sola come tu sei in me e io in te. La profonda unità tra Dio Padre e Gesù aveva incantato non poche volte gli apostoli, che stavano con Gesù. Li aveva voluti con sé (Venite e vedete, aveva loro detto alle loro richieste di maggior intimità) e loro scrutavano ogni suo momento. Lo vedevano tante notti in preghiera, in questa unione e estasi d’amore con il Padre. Spesso gli avevano chiesto: facci vedere il Padre, insegnaci a pregare, facci stare con te nel tuo regno. Gesù aveva creato nostalgia di questa comunione. E questa nostalgia volle che diventasse la realtà determinante la vita del cristiano. Dovete essere una cosa sola. Nel mondo vi capiterà di stare meglio a fare ciascuno quel che vuole, vi sembrerà di salvare il mondo con  le vostre geniali attività, ma se non vi metterete assieme sperimentando comunione tra voi e con me, come io la vivo con il Padre, il vostro lavoro non servirà a niente, non riuscirete a far incontrare gli uomini con Dio, non riusciranno a capire che siete dalla mia parte. Il mondo crederà in me, se voi saprete essere una cosa sola con me e tra di voi.

Il primo compito del cristiano allora è dimorare in Dio, stare con Lui. Tanta nostra testimonianza di cristiani nel mondo, tante battaglie per far vincere il bene non hanno risultati perché mettiamo al centro noi e per di più ciascuno per conto suo. Il male più grande per l’uomo è la divisione e noi stiamo diventando specialisti di essa. Non per niente il principe del male si chiama diavolo, cioè divisore. Invece è in unione con Dio, che non ci abbandona, mai che dobbiamo sempre vivere e lavorare.

2 Giugno 2022
+Domenico

Siamo ad uno ad uno dentro l’accorata preghiera di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 11b-19)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti negli occhi il volto sorridente di un bambino, la contentezza di un giovane, la soddisfazione più compiuta, ma non meno profonda di un adulto che stanno vivendo un momento bello della loro vita: la gioia di stare con veri amici, il sogno di un amore che sconvolge e si irrobustisce, la intima serenità e felicità di un papà e di una mamma che vedono la famiglia crescere nella concordia e presagiscono un futuro pulito e sicuro per i figli. La gioia è una esperienza profonda del cuore umano, è sovrabbondanza di bontà, è sentirsi amati, è amare la vita e goderne l’intima bellezza. Gesù è abitato dalla gioia, è la gioia in persona.

La sua presenza tra gli uomini, la sua intimità col Padre, la consapevolezza del compimento della sua missione, il desiderio di salvezza e di perdono che legge nel cuore degli uomini, il loro bisogno di un Padre, di una casa, di una liberazione dal male sono tutti motivi che  risuonano nel cuore di Gesù come pienezza di vita, come amore dilatato, come gioia piena. E questa gioia la vuole per tutti coloro che lo seguiranno. La chiede insistentemente al Padre. Sa che i suoi discepoli, che sono la nostra immagine, non reggeranno da soli allo scandalo della sua morte, ma vuole che nel loro cuore come nel cuore di ogni cristiano ci sia non solo una riserva, ma la pienezza della sua gioia.

Voglio che abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Chi mi segue deve sapere che la strada è difficile, che la croce sta già piantata lungo ogni sentiero, ma deve sentirsi inscritto in maniera indelebile nel cuore il tuo dolce amore di Padre, che sei la pienezza della mia gioia.

Essere cristiani è sentirsi pensati e collocati dentro questa accorata preghiera di Gesù, tenere per certo che Gesù non ci lascia mai soli, continua a farci crescere, a riempirci di doni, di consolazione, di sicura speranza, di dolcezza intima. Ogni uomo e donna deve sentirsi pensato da Gesù, deve provare la gioia intima di essere sempre nella sua preghiera al Padre. Ci ama a uno a uno, pensa a tutte le traversie della nostra vita, registra le nostre debolezze, conosce le nostre infedeltà, intuisce anche solo un minimo desiderio di autenticità e verità, ed è desideroso che siamo pieni della sua gioia, una gioia interiore profonda che si chiama Spirito Santo, il Consolatore, colui che nella quotidianità della vita ci tiene aperto il cielo e ci guida per le nostre buie strade della vita.

1 Giugno 2022
+Domenico

Non siamo speranze abortite

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 29-33)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Audio della riflessione

Mai come in questi tempi si è parlato di visioni apocalittiche della storia, complice la guerra l’imbarbarimento dei rapporti internazionali, la stessa pandemia. Papa Francesco però ci ha aiutato a non cadere nel conformismo o nella disperazione. Gesù è stato messo a confronto con il grande male, ma lo ha vinto e ora attraverso lo Spirito Santo ci dona forza di essere sentinelle del mattino e non becchini di un cimitero.

“Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita”.  “Nel chiedere ed esigere da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato, il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia”. Dice ancora papa Francesco:“Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua; sanno riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore”. Gesù ripete qui per tutti gli apostoli e per tutti noi la lezione che aveva dato a Pietro dopo la trasfigurazione. E’ facile avere fede nel Cristo splendente e glorioso del Tabor, ma è difficile accettare senza scandalizzarsi il Cristo del deserto del Getsemani, dell’interrogatorio di Pilato, della cruda flagellazione, del Calvario, del silenzio pur breve, ma sempre provocatorio per la loro fede, del Sepolcro.

Una serena certezza che Gesù ha vinto il mondo si costruirà lentamente in loro e ci aiuta a conservare una grande fiducia anche in mezzo a tutte le nostre tribolazioni perché Gesù non lo abbiamo ad abbandonare e non ci disperdiamo nel momento della prova. Ora conosciamo e crediamo dopo la sua passione e risurrezione che Gesù è uscito da Dio e dopo  la sofferenza immancabile, prevista, affrontata con la forza dello Spirito Santo possiamo avere pace in Lui  e partecipare alla Sua vittoria sul mondo. Alla fine di un mese di maggio in cui abbiamo pregato Maria per la pace sappiamo che: “Se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani”.  “Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto”. Questo è l’invito del papa: portatori della forza rivoluzionaria della tenerezza dell’amore e dell’affetto. Le indicazioni di papa Francesco ci permettono di interpretare per l’oggi come Gesù vince il mondo: con Maria e con la tenerezza e l’affetto.

30 Maggio 2022
+Domenico

Il Padre ama noi come ama suo Figlio Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 23b-28)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Audio della riflessione

La assoluta novità che come uomini e donne, come creature … non ci potevamo immaginare è proprio quella di aver dato un volto, una parola, una cuore a quel “motore immobile” che non ha moto, a quel creatore di ogni cosa, a quell’essere infinito che abbiamo continuamente cercato di stanare dalla nebbia della nostra intelligenza, della nostra ragione, a colui che no chiamiamo Dio: Il volto, la parola, il cuore di Dio è quello di un papà …. non lo possiamo allora confinare questo Dio nelle nostre paure, nelle nostre strane fantasie, nella nostra insaziabile sete di ribellione, di processo, di mettere alla sbarra, di colpevolizzare di tutto il male che c’è nel mondo … Dio è Padre!

La prima volta che Gesù ce ne ha parlato lo ha chiamato così; morendo sulla croce gli si è affidato così; quando si è compiuta la sua missione sulla terra, mentre si preparava al congedo da questa vita terrena ci ha garantito che “il Padre stesso vi ama”.

Gesù quasi si ritira come un buon giocatore che sa di dover fare da mediano: io non vi dico che pregherò il Padre per voi quando chiederete nel mio nome, perché è proprio Lui, il nostro padre comune che vi ama, come ama me.

Non ci basta una visione “filosofica” del mondo, una visione filosofica di Dio, della storia, dell’umanità intera … Gesù ci ha dato una visione di famiglia, di relazioni affettive, di sentimenti profondi di vera umanità, di fratellanza, di tavola comune, di vita da figli … sempre con le nostre libertà che scivolano spesso nell’ingratitudine, nella fuga, nella pretesa, nel disfacimento del dono dell’amore, ma sempre con la certezza di avere un padre, di essere fratelli, di avere in Gesù la strada sicura con il suo vangelo per arrivare alla immensità, grandezza di un Dio che ci è Padre.

La Sua partenza dalla terra non è un commiato triste: non ci lascia nella nostalgia di un bel tempo passato, ma ormai finito, da registrare nei ricordi, negli album di fotografie, in tutti i selfie possibili … ci affida direttamente al Padre e questo affidamento non è simbolico – una sorta di “si fa per dire” – sono le sue braccia, le braccia del Padre, da cui Gesù non è mai caduto e nessuno di noi  cadrà.

“Il Padre stesso vi ama”: Questa è la verità assoluta che deve riempire ogni vita, essere annunciata con gioia e speranza, diventare il nostro canto che chiude il tempo pasquale!

Il Vangelo e la liturgia ci cominciano  a far capire che tutto questo nuovo stato di vita, questa manifestazione dell’amore di Dio Padre e di Gesù, si fa persona nello Spirito Santo.

28 Maggio 2022
+Domenico

La vita è attesa, dolore e gioia di un parto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 20-23)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Audio della riflessione

Doveva essere stata una sofferenza insopportabile quella degli apostoli che avevano cominciato a sperare in quello che diceva Gesù e vederlo ammazzato come un bestemmiatore di Dio, come qualcuno che li aveva traditi e ingannati. I discepoli erano nella tristezza, perché avevano visto il maestro entrare senza potenza alcuna nell’ora delle tenebre e agonizzare sulla croce. Questo durò poco. Lui nella sua risurrezione entrerà in una vita del tutto nuova, sempre di Lui, il Crocifisso e vita nuova donerà ad ogni persona. Non si tratta quindi di una ripresa solo da scoraggiamento, ma di una vita nuova cui tendere, da immaginare, da cercare come un grande novità; non sarebbe stato nessun tornare ai bei tempi, ma un inizio nuovo: una grande novità un dono assoluto; ecco perché lo stesso vangelo chiama in causa l’esperienza umana del venire al mondo attraverso il dolore del parto. Per le mamme giovani alla loro prima esperienza è preceduto da una attesa sempre molto apprensiva. I dolori del parto sono intensi, ma è intesissima la gioia di aver tra le braccia un bimbo. Dice Gesù nel vangelo: “La donna quando partorisce ha tristezza, perché è venuta la sua ora. Ma quando ha partorito il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è nato un uomo al mondo.” E’ dolore intenso quello del parto, molte donne dicono a noi maschi: voi non potete capire. E’ nel mistero della nostra esistenza. Per questo siamo diversi, per questo ciascuno ha una sua vocazione precisa, una sua originalità.

Per questa nuova nascita d’ora in avanti si spenderà Gesù. In ogni esistenza umana si creano le condizioni di un parto, si prova tristezza per una attesa che sembra infinita, per una speranza che sembra svanire, per un male che sembra sopraffarci, ma, Gesù dice, la gioia che proverete a stare con me, a incontrare di nuovo me, alla mia venuta definitiva non ha paragoni. Siamo chiamati alla gioia. Papa Benedetto continuava a ripeterlo a tutti: siamo fatti per la gioia e Gesù è la nostra gioia. Papa Francesco ha impostato la vita della chiesa sulla Gioia del Vangelo.

Per questo diventerà sempre più importante per un cristiano saper attendere, vivere di speranza, avere dentro la certezza che contro ogni apparenza, o evidenza, la croce si cambierà in gloria. Così è stato di Gesù e così sarà di ogni discepolo. Deve essere così anche il rapporto che dobbiamo avere con la vita cristiana nella sua quotidianità, nel suo svolgersi lungo la storia. Nel mondo, nella battaglia per la vita sicuramente dovremo affrontare tristezza.

La mamma non rinfaccerà mai a suo figlio i dolori del parto, ma ne trarrà sempre motivo nuovo di attaccamento e di amore anche contro ogni evidenza e ingratitudine. Siamo mamme dicono quando c’è da lenire un dolore, davanti alle bare dei figli. Non è un dolore disperato, ma la forza di una speranza.

Siamo certi che Dio ci darà la gioia come quella della mamma dopo il parto, la nostra tristezza affrontata per la giustizia e per l’amore, per un mondo nuovo si trasformerà in gioia. Il dolore è di un momento, la gioia è eterna. A noi il compito di non godercela da soli, ma di coinvolgere tutto il nostro mondo in un cuore che espande gioia vera ovunque.

27 Maggio 2022 – Primo giorno della Novena di Pentecoste
+Domenico

Per un poco solo non mi vedrete:  il vostro soffrire non è definitivo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,20) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 16-20)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Audio della riflessione

Il vangelo ripete alcune volte un poco… un altro poco… un poco ancora: leggiamolo come l’immagine di una nostra attesa che Gesù ci garantisce che si avvererà.

Non occorre perdere troppe parole per dire che la nostra vita, la vita del mondo, la conflittualità delle nazioni, la guerra, la pandemia ci collocano in un mare di sofferenza: spesso il dolore è quello che ti infliggono gli altri che ti vogliono male o che infliggi tu per la tua cattiveria, provocata talvolta da torti subiti, da risultati impediti e non raggiunti, di frustrazioni per l’incapacità sperimentata.

Gioia e tristezza si mescolano spesso nella nostra esistenza: si gioisce della nascita, si piange per una morte, si è sofferenti per la malattia che non ti aspettavi, si è contenti per la salute ritrovata … se poi sei cristiano, per i suoi seguaci Gesù predice che la loro vita sarà segnata da contrarietà: c’è un mondo che troverà gusto a farli soffrire, si scatenerà contro di loro la cattiveria di tanti.

Popoli interi sono stati spazzati via dalla faccia della terra perché si voleva estirpare il cristianesimo per sempre: le rivoluzioni contro la fede, le campagne contro Dio, le guerre contro la Chiesa hanno bagnato tante terre di sangue e dolore.

Ancora oggi si avvera quel che dice il Vangelo: “voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà!:”: E’ la prova, il male che si è abbattuto sullo stesso Gesù … è una legge misteriosa che è inscritta nella vita di chi ama Dio.

Ma la vostra afflizione si cambierà in gioia, dice il Signore. Al dolore c’è sempre una fine. Si può assolutamente dire che da quando Gesù è morto ed è risorto, il dolore, il male, la morte hanno scritto nel loro DNA la parola fine.

La crudeltà, il livore, la cattiveria, l’intolleranza, la persecuzione, la malattia, la solitudine, tutti i dolori e le cattiverie che nascono nell’umanità sono state vinte dal Dio Crocifisso! Su quella croce sono stati inchiodati tutti i mali e ne è nata la vita senza fine! La tristezza del male si cambierà in gioia del bene!

Sono solo gli occhi della fede che permettono questa visione: occorre ragionare con altri criteri, mettere la nostra speranza in Lui, per non lasciarci vincere dalla tristezza o dalla cattiveria. 

Noi sappiamo che Dio ci è sempre Padre!

Celebriamo oggi un santo, san Filippo Neri, che della gioia ha fatto la sua bandiera, il suo modo di vivere la vita, di superare le contrarietà, di educare ragazzi e tirar fuori dalla miseria poveri, di svelenire i potenti e convincerli di guardare al Signore in umiltà e servirlo nella concordia e nella pace dello Spirito: la sua parola era ricca di facezie e comunicava agli astanti l’allegria santa che traboccava dal suo cuore! I suoi detti ai giovani sono passati alla posterità come proverbi di grande sapienza! Nella celebrazione della santa Messa era spesso rapito in dolci estasi, sollevato in aria e circonfuso da ogni parte di luce celestiale: un angelo in carne! Al confessionale passava le intere giornate ed era tanta la sua abilità che non andava a lui peccatore, pur ostinato che fosse, che non andava via da lui senza rimettersi sulla retta via; taluni appunto lo evitavano per non avere a convertirsi!

26 Maggio 2022
+Domenico

Lo Spirto d’amore completa la bellezza del nostro Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Il Dio dei cristiani non è un single, sono tre persone cementate dall’amore. Se Dio fosse frutto delle nostre astrazioni intellettuali, se fosse il prodotto della nostra speculazione filosofica, se fosse il punto di arrivo delle nostre dimostrazioni sarebbe un bel motore immobile, una causa incausata, il fondamento dei fondamenti, il creatore increato e potremmo continuare.

A nessuno sarebbe mai venuto in mente di condurre le nostre intelligenze al volto di un Padre, alla gioia di vivere di un figlio, alla consolazione di uno Spirito. Potremmo frugare in Dio con tanti ragionamenti, ma la Bibbia è solo la storia di questo Dio Trinità. Così ce lo ha fatto conoscere Gesù, così lo stana dalle nostre nebbie la luce dello Spirito. Dal racconto di vita di Gesù noi riusciamo a scandagliare questo mistero e abbiamo così la garanzia che Dio non è un nostro prodotto, non è un frutto delle nostre esigenze intellettuali, è il mistero cui si possono aprire le nostre vite, la nostra storia.

All’inizio dei tempi sta proprio un consiglio di famiglia; di fronte a un mondo di uomini in fuga disperata e cosciente da Dio nella Trinità ci si domanda: chi andrà per noi? Chi si metterà a rincorrere quest’uomo inesistente? Chi ricostruirà il nostro volto nelle loro maschere, chi si immergerà nella loro sofferenza e la trapanerà per aprire un varco alla vera vita? Chi si farà compagno nella ricerca della immagine primordiale? Chi si farà uomo, chi si farà maledetto per ricostruire la dignità perduta? Eccomi, dice il Figlio, manda me. Questo retroscena trinitario è l’amore di Dio, la tenerezza di uno scambio esemplare. Stiamo vivendo l’attesa dello Spirito Santo. E’ la grande promessa con cui ha dato forza e vigore alle nostre debolezze. Ci manda lo Spirito che è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere. Colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa. Ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale, ci offre il perché di ogni nostra sete e passione.

E’ la pienezza dell’amore che dà vita, è il fuoco che brucia le nostre malvagità, che mette a prova i nostri surrogati di vita. Lo Spirito completa in noi la vita divina, facendo di noi un’opera d’arte, l’immagine di Cristo.

E con Lui è cominciata la nostra nuova vita, sono diventate caratteristiche parole come comunione, relazione, persone, rapporti, famiglia di Dio, unione, comunità e non più solitudine, autocentratura, individualità, singolarità. Deve essere così ogni persona, lo deve essere ogni comunità, lo diventa la chiesa. Il nostro Dio non è un single e la vita cristiana è una relazione d’amore, una compagnia; il cristiano non è uno che si guarda allo specchio, ma uno che si specchia negli altri.

25 Giugno 2022
+Domenico