Spirito, risana queste nostre nazioni in guerra  invase da tristezza mortale

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 5-11)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore … »

Audio della riflessione

Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza;  quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo, ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa tradisce col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.

Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione. Erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele. La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile, adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva. “Perché ho detto queste cose, la tristezza ha riempito in vostro cuore”.

Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio. La vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza.

Ma Gesù non si sottrae mai, anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile. Verrà a voi il Consolatore. Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza. E’ il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito. E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.

Vogliamo che questa gioia dello Spirito si sprigioni e vinca le trincee della guerra che sta  facendo soffrire e morire tanti innocenti, che ci sporca il cuore e la mente a tutti, che intorbida e ci divide come cristiani. Spirito invadi le nostre terre e i nostri cuori e portaci la tua pace.

Oggi festa di Maria Ausiliatrice che ha protetto e ascoltato tutte le preghiere di don Bosco ci ottenga dal Signore la pace, anche con l’intercessione di san Giovanni Bosco e tutte le preghiere di oggi dei salesiani nel mondo, in Ucraina e in Russia.

24 Maggio 2022
+Domenico

Svuotati dall’interno in attesa di una forza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 26-16,4)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Audio della riflessione

Ci sono giornate in cui si ha il morale ai tacchi, in cui senti di non avere energia per affrontare le cose di tutti i giorni: “depressione”, la chiamano i medici e sono sempre di più coloro che ne soffrono, che vedono svanire ogni energia dalla loro vita, che non trovano motivi per alzarsi la mattina … quello che ieri era grinta, oggi diventa  rabbia contro se stessi e impazienza verso tutti; si pensa che sia solo malattia, da curare con psicofarmaci, o ricostituenti, ma spesso è anche mancanza di vita interiore, di rapporto con Dio, di preghiera, di consapevolezza di sentirci nelle mani del Signore e di avere una missione da compiere! Non è sempre e solo depressione insomma, ma vuoto interiore, mancanza di ragioni per vivere e forza interiore.

Non dovevano essere molto diversi gli apostoli dopo la grande sofferenza e la grande sconfitta della croce: il popolo aveva intentato un processo a Gesù, aveva preferito a Lui Barabba, l’aveva mandato a morte.

I primi sconfitti erano loro: Gesù era risorto, ma la forza nuova di affrontare la vita da soli ancora non si manifestava … e Gesù la promette e la manda loro: “verrà il Paraclito, la forza, il conforto, l’energia vera, la grazia, la nuova presenza intima di Dio in ogni vita, colui che aiuterà a cambiare testa, a misurarsi con verità su ogni parola di Gesù, a sentirlo dentro come fuoco d’amore! Il peggio non è ancora passato, perché ora quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi: anche voi sarete messi a morte nella convinzione di fare piacere a Dio, mio Padre! Vi isoleranno, vi cacceranno, vi scardineranno dalla vostra stessa identità … non vi lascio soli soltanto tra di voi, perché ci sarà sempre lo Spirito nelle vostre vite: ve lo mando, ve lo assicuro, dovunque ci sarà una comunità che lo invoca e un apostolo con loro, Io manderò lo Spirito”

E la storia dei cristiani non è storia di kamikaze, ma di martiri, di testimoni che rispondono a ogni sorta di tormenti con cui i carnefici si divertono, con il sorriso, con il perdono, con la preghiera, senza rabbia: hanno avuto una grinta interiore che non si sarebbero mai immaginati di poter avere!

Dio ama i suoi figli e non li lascia soli: con lo Spirito nasce la speranza che non è la prima cura contro la depressione spirituale e lo scoraggiamento, ma è la nuova nascita alla vita di Dio in noi per sempre, provocata da Lui.

Non vi sembra che anche noi siamo spesso in queste condizioni, soprattutto oggi con questa guerra assurda che ci fa male e ci disorienta pure nella nostra convinzione di far tacere le armi e osare la pace? Lo Spirito ci dia forza invincibile di pace, ragioni e  convinzioni da portare a tutti e preghiere senza stancarsi.

Non ci facciamo incantare da chi vuole solo vittoria, sulla pelle di tanti innocenti, e sfruttamenti economici da avvoltoio, perché il mercato delle armi è già ai massimi livelli e vuole osare ancora di più.

23 Maggio 2022
+Domenico

La pace è più grande di noi: è un dono di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Audio della riflessione

Anche oggi in un’altra domenica di Pasqua, che continua nella nostra vita di cristiani la gioia della risurrezione, ci sentiamo di interrogarci sul suo dono primo da risorto:  la pace. Fra i tanti perché della vita, uno in particolare torna insistente alla mente umana, soprattutto se, complici le tante notizie che ci martellano quotidianamente, ci lasciamo provocare dai fatti.

Perché nel mondo ci devono essere sempre le guerre? Perché gli uomini cambiano la convivenza pacifica in contrapposizione spietata? Perché tanti giovani debbono convivere da quando sono nati con armi, bombardamenti, distruzioni, fughe, ammassamenti in campi di sopravvivenza? Perché dei popoli che vivono in pace a un certo punto sono galvanizzati da chi li lancia alla guerra?

Perché i conflitti tra modi diversi di pensare la vita, gli stessi conflitti di interessi devono per forza cercare soluzione con la guerra? Il male, la vendetta, l’ingiustizia, la ritorsione, la forza, la prevaricazione formano un anello che non si spezza e si cambia in morte, distruzione, dolore. E purtroppo ancora oggi ne siamo colpiti nella nostra umanità, nei nostri affetti e nella nostra stessa fede.  Qualcuno muove i fili e si arricchisce aumentando il suo prodotto interno lordo. Se ha una azienda di armi cerca il massimo profitto e spera che per il suo mestiere qualcuno si lasci ammaliare dalla sua pubblicità. Siamo nel massimo della irrazionalità o di una razionalità malata: una miscela senza speranza. L’uomo tenta di reagire, riesce qualche volta a contenere, ad attutire, ma dove sta la pace?

 Dice Gesù come primo saluto dopo la tragedia della Croce, dopo aver toccato il fondo cui può portare la cattiveria e l’odio umano: vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace è un dono, è qualcosa di più grande di noi. Sembra il bene più evidente l’aspirazione più normale, ma è il primo frutto di una vita nuova. E’ scardinare il male alla radice. Noi siamo capaci di farci del male, ma solo Dio può rimarginare le ferite, può riportare l’uomo alla saggezza cui da sempre l’ha destinato.

 Solo lui possiede il segreto di una vita piena, solo lui ci sa aprire prospettive nuove. I nostri sforzi, gli sforzi degli stati passano da lui, dal cuore nuovo di cui abbiamo bisogno e che con lui possiamo ricostruire e sperare e chiedere per tutti gli uomini, allora se il Signore ci fa dono della pace, troverà chi la accoglie e non la cambia in un’altra guerra. Abbiamo a disposizione anche un’altra grande persona che di pace se ne intendeva e l’ha ottenuta anche al prezzo dei suoi sentimenti di mamma: santa Rita da Cascia. Infatti ha visto morire i suoi due figli che sarebbero stati sicuramente vendicatori della morte del papà, creando un’altra guerra fratricida.

22 Maggio 2022
+Domenico

Seguire Cristo significa anche soffrire con una speranza invincibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 18-21)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Audio della riflessione

Essere cristiani, seguaci di Gesù vuol dire avere da Lui un amore incondizionato, essere sempre nei suoi pensieri, avere la coscienza che ci vuole tanto bene e che è disposto a tutto per noi. Esiste però un altro lato di questa bella medaglia e cioè che il mondo odia chi segue Gesù Cristo. I discepoli sono amici di Gesù, sono amati da Gesù, ma sono odiati dal mondo. Infatti la prima esperienza della chiesa fu la persecuzione. Ancora oggi nel nostro mondo civilizzato stanno crescendo i martiri, le persone uccise solo perché sono cristiane, perché con il loro stile di vita condannano la condotta del mondo. Il servo non è di più del suo padrone. Non può avere sorte migliore. La persecuzione era già nei primi tempi considerata come inevitabile. Era una eredità giunta dal giudaismo. Gesù visse fra le animosità e le persecuzioni e morì crocifisso. Che cosa può attendersi  il suo discepolo se è l’erede della sua parola, del suo messaggio e portatore di quelle stesse verità che condussero Gesù a morire in croce? Anche lui che è l’antitesi del diavolo, lui che è il simbolo, Lui ha fatto dei due un popolo solo, Lui ha legato fede e vita, ha abbattuto tutte le barriere, perché sapeva che esse erano responsabili del male tra gli uomini.

Noi infatti costruiamo muri, anziché ponti e chi fa ponti viene tolto di mezzo; noi diamo spazio a ciò che ci divide a partire dalla cultura, dagli interessi, dalle cattive intenzioni. Dio ci ha dato la terra e noi l’abbiamo tagliata a pezzettini, l’abbiamo circondata di reti e di confini, di dogane e di posti di blocco. Vogliamo vivere in pace, ma la pace non nasce mai dai muri, dai fossati, dai reticolati, dalle serrature, ma da un cuore che pur difendendosi dal male sa sperare di più nel bene.

La guerra in atto è una realtà che non ci aspettavamo più, anche se il grande riarmo di questi ultimi anni ce ne poteva già dare una avvisaglia di guerra imminente. La commistione di capitali versati per l’approvvigionamento delle armi sempre più sofisticate e l’uso di esse è troppo evidente, incalcolabile e difficile da districare.

Esistono però anche persone che seguono Cristo, popoli forti nella fede, poveri che sperano e pregano e invocano la presenza di Cristo. E’ necessario che continui questa testimonianza anche fragile, ma forte dell’aiuto di Dio. Abbiamo bisogno ancora della presenza di uno più grande di noi, di una continuazione dell’azione di Dio tra gli uomini. Cristo ce lo ha promesso e ce lo manderà: lo Spirito Santo, un Paraclito, il Consolatore che ci farà testimoni forti e costanti, senza paura e tentennamenti, capci di offrire il dono della pace.

21 Maggio 2022
+Domenico

Tu sei mio amico, Io ti ho scelto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,12-17)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Audio della riflessione

La vita è la cosa più bella che abbiamo: la vita è la nostra possibilità di esserci, di esistere, di gioire, di vedere, di godere dell’amicizia, di cantare, saltare, correre, sperare, sorridere e anhe lottare.

“Al di sopra di tutto” – dice Gesù – “per te sono disposto a dare la mia vita, a perderla, a rischiare di rimanerne senza, perché la voglio vedere piena in te, la voglio passare a te, voglio che sia tu a goderla: non ti offro solo qualche pezzo per un trapianto, non ti lascio i miei ricordi, le cose più belle che hanno fatto felice me, ma ti metto a disposizione la mia vita perché la tua sia piena! Servo per me non lo sei mai stato; schiavo di qualcosa, ma non di me, servo delle tue passioni o dei tuoi desideri insani forse lo sei stato, ma con me c’è solo libertà, c’è voglia e possibilità di realizzare i tuoi sogni, di volare con le tue musiche. Purtroppo ti lasci ingannare e finisci per servire, per farti tanti padroni cui devi e da cui non ricevi. Spesso perdi la stima anche di te, perché qualcuno te l’ha tolta. Molte volte sei schiavo dello sballo o della immagine: non sei più te stesso. Hai dentro un mistero e lo scambi per una oscurità. Io ti do la libertà di spaziare nella vita.

Tu sei mio amico, io ti ho scelto!

Tu ancora non riuscivi a farti di te una idea e io già ti amavo, così come sei. Ti ho sognato quando ho creato l’uomo e la donna, ti ho seguito con ansia quando i tuoi progenitori hanno rovinato l’armonia che avevo creato anche per te. Ti ho visto appostato come Caino, ti ho valutato quando coi tuoi fratelli aspettavi il sognatore Giuseppe per venderlo, ti ho visto prendere in giro tuo padre Noè, mi sono sostituito a te quando tuo padre ti portava a sacrificare sul monte. La tua vita è scritta sul palmo delle mie mani.

Ti ho seguito nei tuoi percorsi, ti ho visto con i tuoi amici, ti ho pedinato nelle tue ricerche di distrazione, di placebo, di amore, di posti per stare lontano da tutti. Ti ho scrutato i pensieri, ho visto che cosa hai dentro, proprio per quello che sei io ti ho scelto. Io mi sono sbilanciato per te. Voglio rischiare di fallire, non m’importa quanto mi costi. Ti voglio capace dell’impossibile.

E io ti scelgo

Ti ho letto nel cuore le fatiche a fidarti di me, le paure a mostrarti mio amico; ho visto il guizzo dei tuoi occhi quando hai incontrato possibilità di amare, ho visto anche come hai sciupato l’intensità del dono sincero. Mi sono rispecchiato nella tua voglia di amare anche se poi ho registrato la tua pigrizia.

Ma io ti scelgo

Ho abitato le tue paranoie con i tuoi amici, a sera in attesa di qualcosa o qualcuno che non arrivava mai, la tua sete che tentavi di far passare con la birra, la tua noia e le tue fughe

Eppure ti scelgo

Ho visto le tue preoccupazioni con il tuo corpo, non ti senti mai in forma, non ti piaci oppure ti piaci troppo e credi di essere il padrone della tua vita, tanto che la butti, ti ho fermato il piede che pigiavi senza senno sull’acceleratore.

Ancora e sempre  ti scelgo

20 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

Vi ho detto questo perché la mia gioia sia anche la vostra

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni dal Vangelo del giorno

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Audio della riflessione

Nella vita è importante sentirsi di qualcuno, credere che ci sia qualcuno che  ti vuol bene. E’ importante per un bambino che ancora non ragiona e non sa usare l’intelligenza. Sentirsi di qualcuno non è una percezione dell’intelligenza, ma della vita, è un sentimento, è una sensazione, è un clima, una esperienza che senti dentro, che nessuno ti può dire a parole per ingannarti. E tanti bambini tornano a parlare, a smettere di essere balbuzienti, a camminare, a dormire, a sorridere, a crescere, solo perché si sentono di qualcuno.

Questo qualcuno a cui ci sentiamo di stare a cuore è Gesù. Gesù è così per noi. Noi dobbiamo avere questa consapevolezza, questa sicurezza, questa verità che ci qualifica come uomini e donne e come cristiani. Quando ti svegli al mattino, quando riesci a rientrare in te stesso per quelle fessure che ti vengono lasciate nella vita, quando ti senti solo, sappi che questa verità ti deve possedere completamente.

Gesù ha convogliato sulla nostra vita tutto l’amore che Dio ha per Lui. Utilizzando il linguaggio religioso del suo popolo, Gesù dice “comandamento”. La parola comandamento per Lui non è legge, non è precetto, non è qualcosa di scritto che ti lega, non è raccomandazione petulante, diritto esigito, tanto meno legame o conto da pagare, ricatto o condizione, è solo amore.

A Gesù tornano in mente i sogni che la Trinità si era coltivata da sempre per gli uomini, rivive la passione profonda di Dio che con ansia sta a vedere se gli uomini sono capaci di usare la loro libertà per amare, vive nella sua vita la tensione del ricupero della bontà dell’uomo, non calcola che cosa gli costa, vuole solo mettersi a disposizione, vuole solo manifestarsi e mettere in atto amore. E l’amore allora assume tutti i connotati del dono a prezzo della vita. Non c’è amore più grande di chi sa dare la vita. Lo ha detto spesso ai suoi apostoli e soprattutto lo ha realizzato proprio nel morire in croce. E’ la grande luce, il grande mistero di come Gesù ci ama e si colloca in ciascuno di quelli che noi chiamiamo prossimo, anche i più poveri, perché pure noi li amiamo.

19 Maggio 2022
+Domenico

Siamo sempre e solo rami che debbono stare legati alla pianta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 5-8) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Audio della riflessione

Pianta e rami, vite e tralci, sorgente e ruscello, sono abbinamenti che non possono stare slegati. Non scorre acqua se il ruscello non è legato a una fonte viva, non scorre vita se un ramo non è attaccato alla pianta, non c’è possibilità di dare un grappolo se un tralcio vien staccato dalla vite. Non c’è bontà nell’uomo se non sta attaccato al sommo bene; non c’è amore nell’uomo se non sta attaccato alla sorgente dell’amore che è Dio. Il mondo è tutto una serie di interazioni, di collegamenti, di fili che non legano, ma fanno circolare vita. La nostra autosufficienza vorrebbe che tutto partisse da noi. Noi ci crediamo la bontà, e non ci accorgiamo che da soli sappiamo soltanto essere cattivi; noi ci illudiamo di essere la gioia e non ci accorgiamo che ci caratterizza di più la noia; noi passiamo per generosi, invece ci caratterizza di più l’egoismo. Abbiamo perso la strada della sorgente, dobbiamo risalire il fiume della vita e avere il coraggio di ritrovarne la fonte.

Ecco perché tanti santi non smettevano di pregare: stavano sempre in contemplazione e in contatto diretto con la sorgente; avevano la coscienza che solo guardando a Dio intensamente ne potevano accogliere il dono. Abbiamo tanti mezzi per risalire alla fonte: la preghiera, l’ascolto della Parola, la liturgia, la contemplazione delle opere di Dio, la stessa accoglienza del povero. Quante persone si sono ritrovate piene di vita perché hanno avuto il coraggio di stare con i poveri, di amarli e li hanno visti come sorgenti da cui scaturiva l’amore di Dio.

Quando sperimentiamo aridità, vuol dire che il tralcio si è staccato dalla vite, significa che non comunichiamo più con Dio, ci siamo riempiti troppo di noi, abbiamo sostituito la sorgente con pozzanghere, per comodità, per abbassamento del gusto del vero e del bene. Vivere la vita di grazia non è un automatismo, ma una apertura costante alla luce di Dio, una decisione radicale di stare dalla sua parte, di lasciarci invadere dal suo stile di vita, dalla sua grazia.

Non solo, ma non riusciamo nemmeno a immaginare quanto bene Dio può far nascere dalla nostra debolezza, dalla nostra incapacità, dalla nostra stessa malattia, dalla povertà. Dio, il suo regno lo costruisce con le nostre fragilità; con queste sa ridare vita ad ogni morte del cuore e dello spirito, del mondo e delle sue strutture. Con lo Spirito sa costruire anche pace nelle nostre guerre assurde, serenità dove c’è odio, libertà dove c’è schiavitù, basta che ne invochiamo la presenza, che apriamo una fessura nel nostro egoismo, una invocazione nella nostra superba autosufficienza.

18 Maggio 2022
+Domenico

La tenacia della Pace

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 27-31)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Audio della riflessione

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di benessere, di tranquillità, di serenità … calma, tranquillità, distensione, soprattutto assenza di guerre, visti i tempi in cui viviamo.

Ancora molti pensano che la guerra sia una realtà “necessaria” che ci deve per forza essere, che serve a risolvere i problemi, il contenzioso, a punire i reprobi, a fermare i terroristi o gli invasori … purtroppo, e ce ne stiamo facendo una esperienza personale, tutte le volte che si inizia una guerra per ristabilire l’ordine, si crea un altro disordine più grave e non se ne vede mai la fine!

Giovanni Paolo II, e tutti i papi, hanno sempre consigliato, supplicato i capi dei popoli di non ricorrere alla guerra per risolvere i problemi, ma non li ha mai ascoltati nessuno!

Nessuno avrebbe pensato che questi pensieri “normali” nella nostra vita quotidiana fino a ieri, oggi potessero essere addirittura cancellati: Siamo caduti nella trappola dell’aumento delle armi come unica soluzione alla guerra … e sappiamo tutti che oggi le guerre sono diventate molto più distruttive e coinvolgono non solo quelli che fanno il “mestiere della guerra”, ma bambini e persone innocenti. 

In questa stessa ultima guerra le persone meno colpite sono proprio i soldati e la potenza di fuoco, i massacri indiscriminati, le torture e uccisioni più efferate si scaricano su civili inermi; le deportazioni sono programmate anche per bambini, sotto la scusa di non farli soffrire maggiormente, e le morti sono date a gente ammanettata e già dilaniata da atrocità … Tutto per ottenere la pace! Infatti gli eserciti non sono più chiamati i professionisti della guerra, ma i difensori della pace, i portatori di pace.

Gesù giustamente dice: vi lascio il dono della pace, ma non come la dà il mondo. La sua è la pace che va alla radice, è quella del cuore, è la dimensione del dono, della giustizia, della remissione del torto, la pace con Dio, la cancellazione della cattiveria dal nostro cuore, la pienezza di vita che non desidera altro che esprimere l’amore!

La pace nel mondo ci sarà quando saremo tutti disposti in coscienza a perdonare, quando la nostra bontà sarà tale da far cadere le armi dalle mani di chi le impugna.

Tutto lo sforzo della nostra vita umana è affidato a Dio perché ci cambi il cuore: “Metti in noi un cuore di carne e toglici il cuore di pietra. Facci capire che la pace del mondo comincia dalla pace interiore, dal rispetto della vita sempre e comunque, da un animo che cancella da sé ogni odio, da gente che sa accettare  il sacrificio della sua vita per mantenere il mondo nella pace!”.

Purtroppo oggi pensiamo che tutto venga risolto dagli avvocati, dalla rivendicazione ad ogni costo dei diritti, da una giustizia che diventa il massimo della sopraffazione … il primo saluto di Gesù alla risurrezione è stato “shalom”, la pace, la pienezza della serenità interiore e  dell’impegno perché diventi stile di vita in ogni esistenza.

Annunciare il Risorto significa credere in una vittoria definitiva sulla morte, sull’odio e noi ne vogliamo essere i primi portatori!

Le mamme in genere sono molto più sensibili alla pace di noi uomini: se comandassero loro gli stati non entrerebbero mai in guerra, loro che sarebbero pure disposte  a morire per difendere i propri figli e invece sono obbligate a raccoglierne i cadaveri!

Maria è la madre e la Regina della Pace anche perché ha patito la morte di suo figlio su di sé e lo ha riaccolto tra le braccia come segno di pace vera per il mondo … invece purtroppo tante mamme vengono uccise tra di noi per femminicidio, che riteniamo un assurdo, ma che è lo sbocco di tanto odio coltivato a lungo nel cuore, nel pensiero.

Se vogliamo che la nostra difesa della pace nel mondo sia vera e autentica, realizzabile, dobbiamo stanare dal nostro cuore ogni traccia di odio anche se sommersi da ingiustizie.

Papa Francesco ci invita a pregare, ogni giorno di questo maggio, la Madonna per la pace.

17 Maggio 2022
+Domenico

Veniamo ad abitare in te

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 21-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Audio della riflessione

Ascoltare una parola è godere di una compagnia. Spesso quando ti senti solo, ti vengono in mente le parole degli amici, del papà o della mamma, di persone di cui hai fiducia. Ti trovi magari in difficoltà o sei sopra pensiero, o senti l’urgenza di dover decidere e trovi bello sentirti risuonare una parola dentro di te che ti dà certezza, compagnia, forza per procedere.

Con la Parola di Dio è ancora più vero. Dice il vangelo: chi ascolta la mia parola può contare sulla mia presenza. Se mi ami e ascolti quel che dico, veniamo ad abitare in te. La mia parola non è una informazione fredda, una risposta  che chiude un desiderio, ma è una presenza viva che scava dentro di te, allarga la tua domanda, la approfondisce, non la chiude come si fa con un tombino su cui  si colloca una botola, ma la ritiene una sete che  ha bisogno di una sorgente.

Gesù sta quasi congedandosi dai discepoli e sa che dopo la sua partenza si sentiranno soli. Se hanno trattato così lui, chissà come tratteranno i suoi seguaci. Se hanno ammazzato lui, se gli sono stati sempre addosso, sicuramente non tratteranno diversamente i suoi apostoli. Si preoccupa allora di non far mancare compagnia e forza: verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Siamo abitati da Dio, siamo sua dimora. La nostra vita di uomini e donne che ascoltano Gesù è abitata da Dio, il nostro corpo è tempio della sua presenza. Non ne siamo coscienti, altrimenti non ci sarebbe spazio per lo smarrimento  che spesso ci prende

La promessa non è di quelle romantiche che si fondano tutte sul ricordo, magari sulle fotografie o sui filmati, sui DVD o sui nastri magnetici o le pendrive, ma diventa una persona. Appare nella sua funzione determinante a questo punto della vita di Gesù la promessa dello Spirito Santo.

La forza che vi condurrà nella vita, la consistenza della vostra fede, il nerbo della vostra speranza, la luce per le vostre difficoltà non sarà un pio ricordo di me, un riandare con un pensiero nostalgico ai bei tempi in cui stavo con voi, ma sarà ed è già fin dal momento della mia partenza da voi una persona, lo Spirito Santo. 

La speranza non è un vago ottimismo, ma la certezza di avere nella vita la forza dello Spirito che consola, che indica, che guarisce, che illumina. E’ una presenza non una congettura o un desiderio. Non è un “sarebbe bello se”…, ma io sono con voi  e non  vi  lascio soli.

16 Maggio 2022 – Tempo di Pasqua
+Domenico

L’amore è sempre fuori di ogni schema, perché l’amore è Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 31-35)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Quand’egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Video della riflessione

Da che mondo è mondo si è sempre cercato di interpretare quello che ci capita attorno, di dare un senso al come viviamo, di trovare delle ragioni: abbiamo apposta l’intelligenza! Allora ci diamo da fare per trovare ipotesi, punti di partenza, studiare sequenze logiche, mettere in campo tutti i punti di vista e arrivare a delle conclusioni in una lunga serie di cause e effetti … ma in questo procedimento razionale c’è sempre qualcosa che non quadra, che non sta nello schema: avevi fatto tutte le tue previsioni invece interviene qualcosa che sconvolge tutto!

Uno di questi – chiamiamoli – “imprevisti” è l’amore: sei un giovane, hai già imparato a calcolare per filo e per segno il tuo tempo, i tuoi obiettivi, hai stabilito tappe, scansione di passi precisi … vedi quella persona, ti senti addosso qualcosa che ti destabilizza, e diciamo per convenzione “cuore” … cambi ritmo, tempi, vuoi a tutti i costi incontrare quella persona e ti cambia la vita. … non puoi più non pensare a lei: per lei fai pazzie, non stai più nella pelle!

Ma perché due sposi che hanno trovato un buon equilibrio tra loro a fatica, un giorno perdono tutto e lasciano spazio a uno, due, tre figli? Ma chi glielo fa fare oggi di spendere la vita – e la parola “spendere” è proprio vera – mentre si desidera il bene dei figli, si aspetta con ansia che crescano, la propria vita di sposi si consuma?

E’ ancora l’amore!

Chi glielo ha fatto fare a Dio di curare l’uomo, se poi per tenerlo in vita ha dovuto mettere in conto per sé, in suo Figlio, la croce? Ancora e soprattutto l’amore!

Questa esperienza fuori da ogni logica, questa destabilizzazione degli schemi, questo “non prevedibile” è il motore stesso dell’esistenza! Ma qualcuno può dire che l’amore è una trappola camuffata …”Tutto sommato è ancora una sottile forma di commercio, do ut des, ti amo per avere qualcosa in cambio” …

In Dio sicuramente non è così: Come io vi ho amato, così amatevi anche voi, gli uni gli altri.

Il primo desiderio di Dio è che l’amore di cui ci ha riempiti e ci riempie singolarmente ogni giorno si riversi pienamente su tutti gli altri che ci circondano … è come un padre e una madre: l’amore che ogni giorno riversano sui figli non è perché ritorni a loro! Sarà un vero amore, e un amore riuscito, non soprattutto se i figli avranno gratitudine per loro, ma se sapranno, in forza di questo amore, formare un’altra famiglia, avere il coraggio di lasciare padre e madre e rinnovare l’avventura dell’amore in nuove famiglie!

La risposta nostra all’amore di Gesù non prende una direzione “verticale”, ma si diffonde orizzontalmente, o meglio, le due direzioni si sovrappongono diventano una sola, perché l’una non può stare senza l’altra.

La risurrezione di Gesù è l’esplodere del suo amore che, attraverso chi si sente amato, raggiunge ogni persona.

Roma 15 Maggio 2022 – Quinta Domenica di Pasqua
+Domenico