In cerca di un rifugio nella notte

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 2, 1-14)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Audio della riflessione

Gesù non viene a noi  per metterci al sicuro in una roccaforte, ma per aprirci un cammino di conversione incessante, un cammino di lotta decisa per la conquista della vera pace, che consiste nel ristabilire un rapporto di realtà e di amore con Dio, con noi stessi, con gli uomini e le donne, con le cose.

Quel tenero bambino Gesù ci mette in mano la chiave per aprirci le braccia misericordiose di Dio. Infatti dirà presto a tutti “Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia”, che significa proprio che il nostro perdono agli altri è la chiave che apre a noi e al mondo le braccia della misericordia di Dio.

Maria è con Giuseppe in cerca di un rifugio per la notte … non c’è posto in nessun albergo … lo trovano in un campo di pastori e lì nasce Gesù: la campagna, gli spuntoni di  roccia, gli anfratti per ripararsi dal vento, la gente più insignificante, in un giorno qualunque, entro un evento caotico e destabilizzante come poteva essere l’insieme di spostamenti di persone, animali, merci e cose che caratterizzavano i censimenti … sono il paesaggio che ci descrive il Vangelo. Per le cronache del mondo è un giorno qualunque e la nascita alla vita di un bambino qualunque: fa sempre tenerezza una mamma che partorisce, tutti hanno sentimenti di gioia da esprimere, auguri da fare, piccoli regali da portare … una scena di vita quotidiana che vorremmo il Signore ci garantisse di poter avere sempre.

Quanto sono desolati e desolanti i nostri paesi quando non nasce più nessuno, quando ci si riduce ad essere noi adulti o anziani a percorrere le vie dei nostri antichi borghi! Le migrazioni di tanti popoli verso le nostre terre non sono forse un portare la vita dove non c’è più voglia di farla crescere? Le mamme e la gente semplice che abita sulle rotte dei Balcani, gli stessi poliziotti che non riescono ad obbedire nel respingere bambini affamati e infreddoliti e i giovani volontari sulle rotte del nostro egoismo sono consapevoli che la nascita di Gesù non ci permette nessuna alternativa: ci aiuta a sconfiggere i nostri panorami, stretti e chiusi.

Quella notte, che stiamo rivivendo è l’esplosione della vita, della continuità del nostro genere umano, ed è già un dono grande di Dio saper apprezzare la vita con tutto il carico di sofferenze, di dolori, di travagli che comporta.

Vogliamo tutti in questa notte ringraziare Dio di averci dato la vita e promettere che la rispetteremo al massimo, con tutte le forze, che la ameremo sempre quale che essa sia perché ha dentro la sua forza, la sua grazia, la sua promessa, perché la vita non si può mai spegnere!

Se la spegniamo noi, la tiene viva Dio: farà migrare tutti i popoli là dove ci sono possibilità di vita, e vengono spente nell’egoismo …

Si è fatto piccolo per liberarci da quell’umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo … e qui davanti a questo presepio, passa tutta la nostra umanità.

Un santo poeta del IV secolo ebbe a scrivere:

Benedetto il bimbo, che oggi ha fatto esultare Betlemme.
Benedetto l’infante, che oggi ha ringiovanito l’umanità.
Benedetto il frutto, che ha chinato se stesso verso la nostra fame.
Benedetto il Buono, che in un istante ha arricchito tutta la nostra povertà e ha colmato la nostra indigenza.
Benedetto colui che è stato piegato dalla sua misericordia a prendersi cura della nostra infermità.

Ecco … anche noi ti benediciamo Signore: tu sei pronto a darci il tuo perdono, a farci giocare la partita della nostra vita, di nuovo, cancellando il nostro passato.

Torneremo a questo presepio, possibilmente senza farci vedere da nessuno, di notte, se necessario … torneremo in un giorno qualunque in un giorno dimesso, perché la porta della nostra coscienza è nelle mani della nostra libertà; torneremo a dirti grazie, a imparare di nuovo ad amare la vita.

24 Dicembre 2022 nella Veglia del Santo Natale
+Domenico

Un canto di certezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 67-79)

In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».

Audio della riflessione

C’è speranza ancora nel nostro mondo? La nostra tendenza al catastrofismo, pure motivata, la linea su cui ci stiamo incamminando, è la linea di Dio? Dio che vede l’uomo dall’alto, è disposto ancora a tenerci per mano per trovare nuove strade di vita? Il cantico di Zaccaria, di un vecchio prete, che dalla depressione era passato alla speranza e dalla speranza alla certezza di una promessa di Dio avverata, è il riconoscimento della presenza di Dio nella storia.

Il segno è un bambino appena nato, è il figlio suo, di questo prete, Giovanni: è lui il nuovo profeta dell’Altissimo.

Possiamo sperimentare tenebre, ma la luce di Dio le rischiara e le vince; possiamo essere immersi in ombre di morte, perché ci è venuta meno la fiducia nella vita, un minimo di discernimento del bene, una lucidità nell’affrontare i nostri smarrimenti, ma la vita di Dio trionfa.

Possiamo essere avvolti dal male, avvinghiati nella catena del peccato, incapaci di liberarci dai nostri vizi, dalle abitudini sbagliate che rovinano i nostri affetti, le nostre famiglie, la nostra società, ma Lui, Dio, il bene sommo ci aspetta, ci libera e decide di stare con noi.

Lo possiamo servire senza paura. Lui ha deciso di rinnovare unilateralmente promesse e patti, impegni e dedizione. Dio permette che nella confusione dei nostri giorni troviamo la strada della verità; di fronte a tanti abbagli ci indica la via; dentro l’incursione dei nemici della felicità, ci permette la conoscenza della salvezza.

La storia può essere storia di male, di tradimenti, di peccato, ma Lui è sempre il Dio misericordioso che allontana da noi le nostre colpe come dista l’oriente dall’occidente: Lui è il pastore che si cura della pecorella che tenta avventure e finisce fuori strada, incappa in briganti che la uccidono e la fanno scomparire.

Per Lui nessun male è senza ritorno: Lui è il Signore della vita e nessuna morte lo può fermare.

Se il mondo è ancora tormentato da guerre Lui sa dirigere i nostri passi su vie di pace. Occorre che ogni cristiano si faccia portatore di questo messaggio con la sua vita, che non tema per la sua debolezza, che non si preoccupi di avere a disposizione strumenti potenti.

Dio nasce in una grotta, nessuno lo accoglie se non l’amore puro di una famiglia, che spera soltanto in Dio.

Il Natale che aspettiamo è sempre e solo una grazia, un regalo, una presenza immeritata. 

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

24 Dicembre 2022
+Domenico

Ma che vuole Dio da noi?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 57-66)

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Audio della riflessione

Quando vivi degli avvenimenti intensi sembra che il tempo … sembra che il tempo si fermi: l’attesa si fa spasmodica, conti i giorni, le ore, i minuti, poi ti guardi un attimo indietro e vedi che il tempo è passato, che gli avvenimenti procedono con una certa inesorabilità … la vita che è iniziata si radica,  continua, ha i suoi ritmi che paiono lenti, ma che procedono inesorabili.

E così avvenne anche per Elisabetta: la sorpresa, la vergogna di vedersi incinta alla sua età, la consolazione di avere Maria a farle compagnia, il grande evento che in Lei si sta compiendo…

Tutto continua e nessuno più ferma la nuova storia e viene il giorno in cui questo Giovanni nasce: le meraviglie, le incredulità, la sorpresa che pure ciascuno viveva nella sua interiorità prendono fuoco, perché ora Giovanni è lì, il suo pianto è vero, il suo corpo se lo coccola sua madre, se lo mangiano con gli occhi tutti … ma Zaccaria è muto: è un padre ancora senza parole! Gli ripassa nella mente tutta la sequenza del Tempio, della promessa, tutte le attenzioni di questi nove mesi; Elisabetta si fa aiutare.

Maria dopo tre mesi ritorna a casa sua: ora la storia di Dio continua in Lei, anch’essa ha bisogno di rientrare nella sua intimità a custodire il futuro dell’umanità.

Il bambino di Elisabetta è nato e arriva anche il giorno della Legge, il giorno della circoncisione: Questo figlio fa parte di un popolo, non nasce in un deserto di relazioni e di storia: è dentro un nobile casato sia per parte di Zaccaria che di Elisabetta; di nomi da ereditare ce n’è tanti e tutti nobili, tutti capaci di rievocare gesta, ruoli elevati, funzioni eminenti … a cominciare dai capostipiti Abia, per Zaccaria e Aronne per Elisabetta.

Ma il bambino è destinato a far scoppiare il futuro, non a clonare il passato.

“Chiedevano con cenni a suo padre” – dice il Vangelo – muti ora sono tutti, come si fa di solito con chi non parla, con chi deve esprimersi a cenni. Pensano forse che Zaccaria sia sordo e lo seppelliscono nell’isolamento, lo privano di qualsiasi normalità.

Zaccaria esprime ancora per l’ultima volta la sua tensione di non essere capace di dire e scrive: Giovanni sarà il suo nome! Lui deve annunciare la novità assoluta, definitiva per l’umanità, non sarà cultore del tempio, non si metterà in fila come tutti a ripetere un passato anche glorioso, non farà come suo padre i turni settimanali dell’offerta dell’incenso, intuirà invece e indicherà con forza la venuta del Salvatore, brucerà di ardore per l’attesa del compimento.

E allora Zaccaria torna a parlare e la gente, noi, a riflettere a domandarci: “ma Dio che vuole da noi? Che vuole da noi Lui che non ci abbandona mai?”.

Vieni Signore, ti aspettiamo

23 Dicembre 2022
+Domenico

Un canto di speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 46-55)

In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Audio della riflessione

Ogni nazione ha il suo inno nazionale: in genere è un inno di tratto marziale, composto in tempi bellicosi in cui occorreva mostrare i muscoli contro il nemico per dare identità a un popolo: così è – per esempio – la marsigliese che parla di un sangue impuro che deve impregnare le zolle della patria, così è il nostro “fratelli d’Italia” che dice che tutti siamo pronti alla morte per difendere la patria. Quando lo si canta si sente un fremito, una appartenenza al di là delle parole che si cantano, una nostalgia, un desiderio di diritti e di identità, di calore dell’accoglienza e di senso di appartenenza: lo cantano gli sportivi sul podio, lo cantano i tifosi allo stadio, i ragazzi a scuola.

Anche nella Bibbia ci sono canti che ricordano e esaltano la vita del popolo d’Israele: la sorella di Mosè, al passaggio del mar rosso, esplode in un canto di liberazione, i deportati a Babilonia intonavano salmi struggenti … e anche nel nuovo testamento c’è un canto, un inno che dice l’inizio della nuova era, del tempo definitivo di Dio: il Magnificat! Non è un canto di guerra, non è un inno marziale che mostra i muscoli, ma la visione della storia che si è fatta Maria: è Maria, la madre di Gesù che lo canta e che lo canterà sempre a Gesù nella sua infanzia; è lei che ci apre alla nuova visione di mondo che si avvera con la venuta del Messia, del Cristo, di Gesù Salvatore.

“Ho il cuore che scoppia di gioia: Dio è grande, se ama, ama per sempre, non ci ha lasciato a noi stessi! I suoi occhi sono per i poveri, per i senza futuro, per chi si mette a servire. Non lasciamoci incantare dai successi, dai potenti, dagli apparati di guerra, dalla imponenza degli strumenti, da chi gozzoviglia sulla vita del povero. E’ vero il mondo è stato suddiviso male dall’uomo ingordo. Molti si sono preso quello che spetta a tutti, ma Dio rimanda i ricchi a mani vuote, disperde la gente piena di sé, ascolta chi si affida a Lui. Io nella mia nullità mi sono sentita accolta, amata a dismisura, tirata dentro nel suo progetto di mondo nuovo. Il nostro Israele tiepido e spesso recalcitrante ritorna ad essere il suo popolo. Il sentimento del mio spirito è gioia, esultanza, lode. Il Signore è grande nell’amore”.

La visione che Maria canta è la speranza di ogni uomo, di ogni società, di ogni donna, soprattutto oggi che molti poveri sono continuamente calpestati, oggi che il mondo è diviso malamente in chi, i pochi, si prendono il necessario dei molti.

Dio dirige le immigrazioni, Dio fa sconfinare i poveri dalle loro case misere, dai territori di guerra perché Lui è la pace, è la vita per tutti.

Se gli uomini non capiscono questo, Lui che conduce la storia, fa il passo dell’affamato. Il Natale è un invito a fare in modo che sia il passo di tutti i cristiani.

Vieni Gesù, ti aspettiamo

22 Dicembre 2022
+Domenico

Un incontro tra madri

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in f retta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Audio della riflessione

Non c’è come la sala d’attesa di un reparto maternità che ti dà … un senso dell’attesa, della confidenza, del racconto, dello scambio di nuove vite … apprensioni e  certezze, timori e serenità, speranze e sogni si confondono in dialoghi serrati, in cenni di soddisfazione e racconti di dolore. ,

Loro i bambini che ancora stanno nel seno della madre, che ancora non si vedono, ma che ci sono e hanno già trasformato la vita delle loro mamme, loro sono il centro ormai delle loro famiglie: ci sono, hanno diritti, hanno già caratteri, hanno espressività, esigenze, ascoltano, percepiscono se sono protetti o rifiutati, amati o sopportati.

Sono loro i due bambini annunciati a Maria e a Elisabetta che calcano la bellissima scena raccontata da Luca di queste due, madri che si incontrano sui monti della Palestina.

Lei, la giovane Maria ancora confusa del grande dono che Dio le ha fatto, non ci sta nella pelle sapendo che la sua vecchia cugina aspetta un bambino: va nella casa di Zaccaria per incontrare Elisabetta, sono sei mesi che è chiusa in casa forse perché ha vergogna di far sapere che alla sua età aspetta un bambino.

Maria pure si porta dentro un segreto che ancora nessuno sa! Chi lo svelerà sarà Gesù stesso che farà sobbalzare di gioia nel seno di Elisabetta il figlio della promessa fatta a Zaccaria nel tempio. E le madri, che si portano in seno la storia del mondo, si scambiano quel saluto che fa parte della preghiera più semplice che fiorisce sulle labbra anche del miscredente più incallito.

L’angelo aveva detto “Ave piena di grazia, il Signore è con te” ed Elisabetta continua: “Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del tuo seno”: è la prima contemplazione verso il Dio incarnato, la prima adorazione che continuerà nel sacramento dell’Eucaristia per tutti i secoli a venire.

E Ancora la donna è centrale nella vita di fede, ancora la maternità è decisiva per la vita non solo del mondo, ma della fede cristiana: è quella maternità che oggi è tanto bersagliata, che si distrugge nella soppressione della vita nel seno della madre, di una vita già definita, delineata nei suoi tratti, già soggetto di diritti, ma fragile e debole, povera e indifesa.

Quei due bambini, quelle due storie di popolo condensate nei loro lineamenti non conclusi, ma già impostati e progettati sono l’incontro della sete e della sorgente, del passato e del futuro, della attesa e della speranza, della promessa e del compimento, come lo è ogni bambino concepito nel seno di una donna.

Nel presepio che andremo a visitare troveremo anche la gioia di una maternità offerta e portata a compimento, sempre dono inaspettato di Dio.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

21 Dicembre 2022
+Domenico

Una giovane donna, decisiva

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione

Una mamma, una donna, una ragazza sono decisive nella nostra storia di questi giorni, nella nostra attesa, nel nostro Avvento.

Ogni giorno nelle preghiere della Chiesa si fa riferimento a lei o al mattino o durante il giorno o alla  sera: è la persona chiave di tutta la nostra vicenda umana, come lo è ogni donna per la vita del mondo! E’ lei che dà alla luce la nuova creatura, è lei che col suo amore rende possibile non solo la nascita, ma il primo impatto con il mondo, il superamento della solitudine dell’esistenza, l’equilibrio fisico e mentale di una vita, il rapporto felice con la realtà.

Questa ragazza, questa donna è Maria: abita in un paesetto sconosciuto, non fa parte del gotha dei paesi grandi ma nemmeno lei dei potenti; è sola, figlia del suo popolo anche lei col sangue mescolato di tutte le espressioni umane del popolo d’Israele. Ha progetti anche lei, anche lei come tutti ha i suoi sogni: si immagina una vita bella, donata, partecipe delle attese del suo popolo. Anche lei sa guardare al mondo con speranza: non si adatta al male che imperversa, è sicura che Dio non abbandona il suo popolo e in questa attesa, nei suoi sogni si mette a disposizione del Signore … e Dio non tarda: Dio vuol ancora rischiare come ha fatto con Eva di chiedere a una donna se accetta di far parte di un sogno ricreatore – stavolta – dell’uomo.

“Ci stai” – le chiede l’angelo – “a offrire a questo mondo che continuamente si allontana da Dio la tua vita? non solo qualcosa di te, ma te stessa?”

La domanda è impegnativa: “Dove vuole arrivare questo angelo? Ne sarò capace? Non ho dubbi sul desiderio di donarmi completamente a Dio, ma io l’ho già fatto nel mio cuore: gli offro la mia integrità spirituale e corporale”.

“No! Ho bisogno di una mamma, di un cuore che dona, di un corpo scavato nel tuo seno” … e Maria che non domanda dubbiosa di sé, ma desiderosa di offrire tutto quello che è, dice “sì, ci sto: tutta quella che sono è a disposizione del mio Dio, del mio popolo, dell’uomo braccato e dilaniato dal male. Sì sono solo serva di questo progetto, fa di me quello che vuoi.  Il tuo piano è il mio, so che mi affido a un papà”.

Conoscerà poi questo Padre rispecchiato nella vita e nella preghiera intensa del Figlio, ascoltando Gesù, vedendolo sempre assorto in Lui.

Ora è tutta un sì, è tutta disponibilità … e con lei, la semplice ragazza di Nazareth, la storia ricomincia dalla parte giusta.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

20 Dicembre 2022
+Domenico

Un prete sfiduciato, ma tirato dentro

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Audio della riflessione

La quotidianità spesso è insopportabile: tutti i giorni le stesse cose … ci sembra di diventare automi: sveglia, un caffè veloce, in automobile, al treno, in stazione, la scuola o al lavoro, i clienti, il principale, la pausa, il ritorno, la famiglia, i dialoghi insopportabili, le domande insulse, le frasi senza senso, il “come stai” che non interessa a nessuno… la chiamiamo routine normale che permette di non dovere tutti i momenti decidere che fare. I giovani la chiamano noia e qualcosa per “ingannarla” ci vuole, magari di chimico.

E’ un’altra però la quotidianità di chi ha in cuore un sogno: se  ti canta in cuore l’amore quella noia imbattibile che rimonta continuamente, scompare! Se hai una meta, si nasconde.

Era forse così la “routine” di quel vecchio prete del tempio di nome Zaccaria che non s’aspettava più niente dalla vita, che ogni settimana andava al tempio a svolgere i suoi riti che gli sembravano sempre più vuoti. Era una vita che infondeva incenso e a turno entrava nel Santo dei Santi a lodare Dio a nome di tutto il popolo; era una vita che tornava a casa da sua moglie, s’aspettava un figlio e non ne aveva; era una vita che sospirava un discendente e si ritrovava vecchio, stanco e rinsecchito a fare le stesse cose senza slancio.

Ma i tempi di Dio maturano quando decide Lui.

Nelle volute di incenso un giorno compare un angelo del Signore: gli si presenta davanti una visione, soprattutto si sente muovere il sangue nelle vene come ai bei tempi della sua giovinezza, perché da quella voce riemerge un sogno da tempo spento e dimenticato, tornano parole come bambino, vita, nascita: “Ti nascerà un figlio. Tu credi di essere rinsecchito come un ramo secco, invece Dio ti dà un figlio. E’ finita non solo la tua attesa, ma quella dell’umanità! Tu che pratichi sempre il tempio, tu che leggi la Legge e i profeti, tu che sei stato tante volte a sospirare come Isaia un Messia, tu che hai intonato spesso quel “piovete cieli dall’alto e le nubi mandino il giusto” … Ecco, il tempo è questo e tu ne fai parte integrante: Tuo figlio sarà il dito puntato sulla salvezza che viene!”

E il vecchio prete rinasce: è tirato dentro una storia più grande di lui come è sempre per ogni uomo che ascolta Dio.

Ogni nostra storia è grande, perché ha un compito da svolgere che Dio ci ha dato: la famiglia, la società, l’amicizia, il bisognoso, il malato, l’infermo, il futuro del mondo.

Tutti siamo dentro da protagonisti nella storia di Dio.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

19 Dicembre 2022
+Domenico

Un dito, ma soprattutto una vita, puntata sul messia, su Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 24-30)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro».

Audio della riflessione

Esistono nella storia dell’umanità tante persone che con la loro intelligenza, umanità, generosità, decisione hanno aperto nuove possibilità di vita a tanti uomini e donne: in primis i genitori che, dandoci la vita, ci hanno immesso nella storia umana,  nella condivisione di doni personali che messi assieme hanno fatto la storia dell’umanità. Questa storia si è mescolata con quella di Dio, per sua esplicita volontà …

… ma non è stato facile per Gesù riuscire ad accendere la voglia di conoscerlo per colui che veramente era, per quel che era, e che si sarebbe manifestato.

Sta di fatto che con la vita che ci fu regalata da papà e mamma, siamo riusciti ad esistere non solamente per noi, consapevoli che siamo una umanità di fratelli: dietro ogni giovane atleta o artista o lavoratore o studente c’è sempre un papà d una mamma nell’ombra che col loro lavoro, il loro amore hanno dato tutto ciò che era indispensabile per la riuscita del figlio! Non appariranno mai sui giornali o se vi appariranno, sarà sempre incalcolabile la dedizione e il sacrificio di cui sono stati capaci.

È così la figura di Giovanni Battista, chiamato appunto il precursore, colui che prepara e che scompare, colui che sa stare al suo posto, colui che vede in Gesù il punto più alto della vita e della storia e vi si mette al servizio.

“Giovanni è stato un grande” – dice Gesù alla gente: in lui si è condensata ed è arrivata al vertice l’attesa dei secoli. Ha intuito il nuovo che stava per sorgere, gli ha dedicato la vita. È stato per tutti una freccia puntata. Non ha permesso a nessuno di attardarsi a guardare a se, ma ha continuamente fatto alzare lo sguardo alla salvezza piena, che si stava manifestando, a Gesù.

Una vita da mediano – oggi si dice da assist – nella grande partita del regno di Dio: non si è mai permesso di andare sotto gli spalti dello stadio della vita a strapparsi la maglia, a far vedere la sua bravura per i risultati ottenuti … ma ha sempre passato la palla goal a Gesù., che ha sempre fatto centro ed è sempre stato centrale nella sua vita, per la vita di noi tutti.

Abbiamo bisogno di sentirci anche noi frecce puntate a qualcosa di più grande di noi: i cristiani non portano a se stessi nel mondo, non portano i propri interessi, ma tentano e desiderano fare da strada per Gesù Cristo.

Il cristiano fa una vita da mediano perché spera che Gesù arrivi a tutti: gli fa da assist, lo serve al massimo, perché è sempre Gesù che deve crescere nelle vite di tutti, nel mondo e nella storia e noi stare nelle quinte.

15 Dicembre 2022
+Domenico

Sei tu Gesù colui che deve venire, che aspettiamo?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 19-23)

In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”».
In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Audio della riflessione

Non mi nascondo che qualche volta nella mia fragile fede, mi sono fatto questa domanda di fronte a tutta la storia di vita cristiana che è seguita alla morte e risurrezione di Gesù.

Questo mondo è cambiato almeno un poco con due millenni di cristianesimo, di Chiesa o di chiese? Quel Gesù di cui mi sono innamorato e che ho tentato e tento di seguire ha provocato in me quella redenzione che ha promesso ad ogni creatura e al mondo intero? O meglio ancora … ho lasciato che la mia vita si immergesse senza alcuna riserva nel suo piano di amore? Sono stato capace e lo sono tutt’oggi di leggere negli avvenimenti umani, personali, di chiesa o di società, di mondo intero la  salvezza dell’umanità per cui è morto di amore in croce Gesù?

Queste domande … e questa domanda che ha fatto giungere a Gesù Giovanni il Battista è il senso della storia di Israele: continua ad aleggiare sulla storia! Quanta gente ha atteso e attende o vuol affrettare l’irruzione della giustizia nel nostro mondo o lo sognano più umano! Quanta gente ancora sta soffrendo sotto il peso dell’immensa malvagità della terra!

Gesù ebbe l’immensa audacia di affermare che la dimensione del mondo nuovo è ormai una realtà sulla terra: i poveri ricevono la buona novella, gli storpi camminano, i ciechi vedono, i morti risorgono. Questa pretesa scandalizza, anche se è vero che con Lui questi miracoli sono avvenuti creando magari anche qualche illusione… ma in fondo tutto resta come prima: oppressione, miseria, malattie, corruzione dei corpi nelle tombe pure….

Su di lui il mondo è diviso: i giudei di tutti i tempi, i rivoluzionari,  anche i semplici increduli lo ritengono un fallito. Può aver avuto buone idee, buonissime intenzioni, ma tutto è rimasto come prima, se non peggio ancora nell’anno 70 alla distruzione di Gerusalemme.

La risposta alla domanda dei molti è un chiaro no! Gesù non è colui che doveva venire.

Noi cristiani ammettiamo, invece, la testimonianza di Gesù e continuiamo a sperare e pensiamo che con Gesù, col suo amore e i suoi miracoli abbia cominciato a irrompere nel mondo la verità definitiva: la vittoria della vita sulla morte.

Dio si sta rivelando a tutti attraverso la storia di Gesù, che è il centro della vita di ogni cristiano e della Chiesa e delle chiese. Per noi i miracoli di Gesù hanno senso come l’inizio di una via che passando attraverso la morte alla risurrezione universale ci permetterà di vedere chiaramente che egli era colui che doveva venire … e noi crediamo in Gesù nella misura  in cui aiutiamo i bisognosi, portiamo la buona notizia della libertà ai poveri, ci spendiamo per la pace, curiamo la natura e il creato e ci amiamo come fratelli.

Rientra, la domanda famosa, e la risposta ci impegna tutta la vita: sei tu Gesù colui che deve venire, o dobbiamo aspettarne un’altro?

14 Dicembre 2022
+Domenico

Purissima, senza colpa alcuna, sogno dell’umanità: l’Immacolata

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Audio della riflessione

Tutte le volte che apriamo un quotidiano non possiamo non vedere come il male sia di casa nella vita degli uomini: abbiamo studiato da bambini al catechismo l’episodio di Adamo ed Eva che nel paradiso terrestre vengono insidiati dal serpente e tirati dentro ingenuamente nella disobbedienza a Dio … poi siamo diventati grandi e quell’episodio ci ha fatto sorridere, ne abbiamo colto tutto lo stile narrativo; sicuramente è una descrizione simbolica della vita, di quello che la natura umana sperimenta … e ci siamo detti: “favole per bambini!”. Linguaggio simbolico sì, ma proprio per dirci che storia di scelte sbagliate che abbiamo alle spalle e per darci la chiave che ci permette di interpretare la nostra vita: nel nostro essere è annidato un male più grande di noi. Lo abbiamo chiamato peccato originale, lo possiamo chiamare con altri nomi, ma nessuno può negare la presenza nelle pieghe della nostra coscienza, nei tessuti dei nostri rapporti interpersonali, nelle convivenze dei popoli di una tendenza all’egoismo, al fare e farci del male, al delitto, al sopruso, all’ingiustizia, alla stessa guerra, che è più forte di noi.

Quando decidiamo le guerre, quando una amministrazione comunale si fa malavita e mafia capitale, quando la ‘ndrangheta reagisce a uno sgarro e decide un assassinio, quando una vicenda di amore si interrompe e si imbraccia una pistola o un coltello, quando si programma una ritorsione, un bombardamento per definire spazi di sicurezza… quando – insomma – tradiamo l’amore, quando vendiamo la nostra coscienza agli affari… non pensiamo quanto si rinnova la storia di Adamo ed Eva, quanto sono pervasive le malie di un serpente?

Siamo troppo faciloni a trattare la Bibbia come una favola: essa invece vuol scavare dentro di noi per aiutarci a capire, per metterci in contatto con la nostra natura profonda.  

E oggi, ancora la Parola di Dio, ci fa alzare il capo: abbiamo sentito un dialogo semplice, quasi diafano, senza peso forse per noi che ci siamo abituati. E’ Dio che si rivolge a una ragazza ebrea e la chiama “piena di grazia”, parole che sembrano solo complimenti, ma sono una forza e una descrizione del destino del mondo impareggiabile: “Tu non sei legata a questa catena del male in cui tutti siamo imprigionati. Tu sei la pienezza del bene. Tu non hai spazio per altro nella tua esistenza, nei tuoi pensieri, nella tua voglia di vivere, nelle tue azioni. Se sei la pienezza vuol dire che nella tua vita non ci sta nient’altro che non sia il dono di amore di Dio”.

Non c’è presenza nella tua vita di nessuna ombra di male: Qui c’è Dio che dice e ripropone all’uomo la sua vera vocazione.

Aveva fatto lo stesso con Eva, anche essa era stata creata senza peccato, ma poi lo ha compiuto, segno preciso che Maria – preservata dal peccato – non è stata privata della sua libertà di seguire Dio. Per questo Dio continua il bellissimo dialogo e le chiede: “vuoi essere la madre di Gesù, mio figlio, il salvatore, l’atteso dalle genti, la pace definitiva, l’amore insuperabile, l’alfa e l’omega della storia? Vuoi mettere la tua esistenza a disposizione del progetto  pensato da sempre di riportare l’umanità alla sua bellezza iniziale, anzi a colmarla ancora di più della pienezza divina?”.

E Maria si esprima da creatura: vuole vedere, usa l’intelligenza, non la superbia; si fa domande, non avanza pretese; vuol entrare in sintonia con Dio, non vuol dettare condizioni. Guarda alla sua vita ai suoi sogni con Giuseppe, alla sua affettività donata a un uomo, alla sua giovinezza. Sa che quando Dio chiama impegna, esige, prende, spreme dall’umanità tutta la ricchezza che si porta dentro, non permette pause, offre una vita in salita, controcorrente e dice il suo si: “Sia fatto di me come tu richiedi. Mi metto nelle tue mani, So di osare troppo con la mia debolezza di creatura, ma se tu mi chiami, se mi fai questa proposta mi darai anche la forza di viverla senza riserve”.

E’ la storia di ogni nostra vocazione: quando Dio ci chiama ci mette sempre davanti una vita impegnativa, bella e fragile, bella e felice, ma oltre le descrizioni da melassa delle felicità umane e mondane.

Tutti noi chiamati al matrimonio o alla verginità ci siamo sentiti dentro un giorno questa chiamata: abbiamo detto di sì. Oggi forse non abbiamo più quell’incandescenza … Maria l’ha sempre tenuta per tutta la vita e ha offerto tutta la sua umanità e libertà.

La contempliamo con il desiderio di seguirla per arrivare a Dio, per capire l’amore di Dio e per annunciarlo a tutti coloro che ritengono la vita un caso, una condanna, una speranza spenta.

Maria è nostra speranza viva.

8 Dicembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica