Signore curvati sempre sulla nostra umanità ferita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,40-42) dal Vangelo del giorno (Lc 4,38-44)

Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro.

Audio della riflessione

Possiamo spesso parlare e farci raccontare da chi vive nelle corsie degli ospedali, da chi abita i pronto soccorso, da chi in questi giorni ha intercettato troppo tardi gli spasimi di chi è stato divorato dai fuochi appiccati per cattiveria e cattiva coscienza da persone assurde e che fanno parte della nostra umanità malata … insomma avrà potuto rendersi conto di che cumulo di sofferenze abita la nostra vita quotidiana: abbiamo fatto esperienza tutti, e non è ancora finita, delle sofferenze, solitudini, dolori, affanni dovuti alla pandemia. Tutti prima o poi passiamo dalla sofferenza fisica, da una malattia, da una cura, da un intervento ospedaliero e i pensieri che ci assalgono quando siamo malati sono sempre di grande pessimismo, di paura, di tensione.

La malattia è una prova della vita, è un passaggio che ci riporta alla nostra debolezza, al nostro limite e spesso non lo sappiamo portare.

Gesù, nel suo continuo pellegrinare per le strade della Palestina, si curva su questa nostra umanità ferita e le offre un segno del Regno di Dio che sta per instaurare: non fa il “guaritore” per meravigliare, ma compie segni per indicare nuove prospettive cui è chiamato l’uomo.

Da quando il peccato è entrato nella vita umana, anche il corpo ne è stato colpito: la sofferenza ha iniziato a segnare le persone, le storie degli uomini … dentro questa storia di sofferenza si inscrive anche Gesù, ma per dire che non è definitiva, che c’è una vita futura bella, nuova, felice, come quella del suo Regno!

Lui guarisce, fa camminare, dona la vita, ridà una carne fresca al lebbroso, ricostruisce una possibilità di vita nuova: i suoi miracoli sono segni, sono donati per la fede, sono la  certezza che Dio ci vuole bene e che non ci sarà più niente che potrà impedire all’uomo di essere rinnovato dal suo amore.

Gesù non gioca e non ha mai giocato con la sofferenza, ma se la carica tutta sulle sue spalle: quei malati, noi malati nel cuore siamo, e saremo  sempre, presi in carico da Lui inchiodato sulla croce.

Per vincere il male dell’uomo non basta la sola bontà cristallina: occorre una esagerazione d’amore, quella della croce! Lì le corsie dei nostri ospedali, i rantoli, le disperazioni, gli incerti segni della speranza nelle terapie intensive, i pianti di disperazione per le ingiustizie subite, le nostre cattiverie sono accolte nel suo cuore e noi abbiamo la certezza di avere Gesù sempre come compagno di ogni nostro dolore, come lo era per i malati che incontrava

Gesù accoglie tutti, guarisce tutti poi si ritira sul monte a pregare: dice a noi tutti che la forza che lo sostiene, il messaggio che vuol dare è la bontà infinita del suo e nostro Padre; vuole farci capire che abbiamo tutti un Papà che ci ama, che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma abitato da un Dio che ci perdona e ha pronto per ciascuno un posto nel suo regno. 

1 Settembre 2021
+Domenico

Gesù parla con autorità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,31-37)

Audio della riflessione

Per capire la vita ci vuole molta intelligenza, molta ricerca, molta pazienza, ma soprattutto occorre avere fede: non è possibile capire l’esistenza se non abbiamo un punto di vista non nostro, ma regalato, che ci aiuta a guardare all’esistenza oltre le nostre forze.

L’esistenza umana viene da Dio e se viene da Lui è solo Lui che ce ne può dare la chiave! Abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato … se poi in questa ricerca, che è fatta di piccole domande, di crisi inaspettate, di momenti di applicazione dell’intelligenza, di momenti di buio … riusciamo a incontrare qualcuno che ha autorevolezza nell’indicarci la via della vita, allora possiamo sperare di trovare la serenità e la fiducia che ci sono necessarie per continuare a svolgere il nostro lavoro, ad accettare quello che la vita ci offre.

Gesù è colui che parla con autorità! La religione di quel tempo era arrivata a un punto di non ritorno: occorreva tornare a sperare e la speranza non poteva nascere dalla routine, dalla ripetitività, dal sentito dire … ormai quando parlavano gli scribi davano l’impressione di chi inizia un discorso con “mi dicono di dire”: avevano una regia che dovevano seguire, era la regia del riportare fedelmente i versetti della torah, di chiosarli con i pareri autorevoli della scuola rabbinica da cui provenivano, e ne riportavano le flessioni, i punti e le virgole, e portavano a conoscenza la sapienza concentrata nei commentari.

Veniva spesso il dubbio che ci credessero, che si battessero per qualcosa di nuovo, di importante, di inedito … l’elogio migliore che si poteva fare di uno di loro sapete qual’era? “non profferì mai una parola che non avesse imparato dal suo maestro”. Mai una volta “io vi dico che… è stato detto sempre che, ma io…” sicuramente molto fedeli, ma senza autorità!

Gesù invece è diverso: parla in prima persona, non ha una autorità di professione anche molto curata, ma sempre imparata: Lui è l’autorità, la sorgente del suo dire e del suo potere. Ha davanti a sé un indemoniato, ma non prende il libro degli esorcismi, non moltiplica preghiere formule e scongiuri, non si dilunga in formule interminabili misteriose, spesso di sapore magico, con cui si tentava ai suoi tempi di liberare gli ossessi. Al demonio non dice “per favore lascialo in pace” ma esprime un comando perentorio “taci, esci da quest’uomo!” Non ammette discussioni e Satana sopraffatto non osa resistere. Anzi i demoni hanno paura!

Gesù parlava con autorità, non vendeva speranze a buon mercato, era lui la speranza! Non cercava mediazioni, ma offriva soluzioni!

Per chi cerca ragioni di vita questa è l’unica strada possibile e noi con Gesù la possiamo percorrere.

Parlare con autorità è il parlare della Chiesa, perché parla a nome di Dio: è il parlare del presbitero, è il parlare di chi ha fede e crede al Vangelo.

Parlare con autorità significa parlare in modo che chi ti ascolta risponda ponendosi su un piano inedito di relazioni personali e che desideri non tanto argomentare, ma incontrare la persona del maestro, di cui noi parliamo, e affidarsi a Lui.

31 Agosto 2021
+Domenico

Non ci si deve mai abituare alla Messa: è sempre la novità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 16-30)

Audio della riflessione

La vita è fatta di tante liturgie “stanche”, di tanti gesti automatizzati che ogni giorno devi fare: può essere la levata del mattino – ahimè sempre troppo presto – il congedo da quelli di casa, l’arrivo sul posto di lavoro, il caffè e il giornale con gli amici, le pratiche dell’ufficio … oppure anche liturgie più solenni come quelle ufficiali della deposizione di una corona di fiori, di una dichiarazione alla televisione, o di una messa in chiesa … spesso le portiamo avanti “stancamente” come la vita, senza slancio, anche se ne vediamo la necessità: diventano penitenza quotidiana invece di essere caricate di significato vitale!

Così capita a Gesù, quando di sabato entra nelle sinagoghe dei paesi della Palestina: gente stanca che prende la Torah, il libro della bibbia, ne legge un pezzo lo fa commentare, poi tutti ritornano alla propria vita.

Non sono così anche le nostre liturgie domenicali? Spesso sono più un dovere che un atto di amore!

Ebbene un giorno Gesù entra in una di queste liturgie scontate e ribalta la vita di chi lo ascolta! Legge il libro di Isaia che prevede per il popolo un futuro diverso e dice perentoriamente “Questo futuro oggi è qui con voi, e sono Io. Io sono stato mandato a dare speranza ai poveri, a dirvi che sta scoppiando la potenza di Dio nel mondo, che Dio è un Padre, che è finito il tempo delle lagne, una nuova presenza di Dio comincia oggi, la speranza comincerà a colorare le vostre vite, i poveri trovano fiducia, i deboli si rinfrancano, i diseredati trovano casa e accoglienza. Io sono qui a garantirvi questo amore invincibile di Dio: mi credete?”

Lo stupore di chi lo ascolta è grande, erano andati a compiere il solito rito e si sono trovati davanti alla verità concreta che quel rito evocava e non ci hanno creduto! Se tu, tutti i giorni,  ti adatti alla vita senza entusiasmo, non t’accorgerai mai del senso che vi è nascosto, dell’amore che vi è inscritto e promesso … hanno dato per scontato questo loro concittadino: erano loro i primi a non stimarsi e a non stimare. Avevano chiuso Gesù nei loro schemi “paesani” e non poteva sicuramente essere la promessa di Dio.

“Non vorrai che Dio abiti proprio tra noi, in questo comunissimo giovane?”

Invece Dio abita tra noi, ha il volto del nostro vicino, ha i pensieri di bontà di chi ci dedica la vita, ha la forza di chi ci contrasta nel male … e questa diventa la speranza della nostra vita: poterlo scorgere, vedere, incontrare nella storia di ogni giorno.

30 Agosto 2021
+Domenico

Se guardassimo sempre di nuovo a Gesù con stupore!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 28-30) dal Vangelo del giorno (Lc 4, 24-30) nel Lunedì della terza settimana di quaresima (ispirata ad una riflessione del 20 marzo 2006)

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Si dice spesso per indicare la perdita dello stupore, della meraviglia, della gioia della sorpresa, che ci si è abituati tra di noi come al colore delle pareti: forse se ci pensi a freddo non ti ricordi neanche che colore hanno … ti sei talmente abituato che non ti ricordi di quando le hai non solo viste ma guardate, di quando ci hai fatto sopra un ragionamento, una valutazione … sono sempre lì!

Così purtroppo diventano le persone: sono sempre lì … lo è il papà, la mamma, spesso lo diventa il marito o la moglie, qualche volta anche i figli: s’è fatta grande e alta come un armadio, ma è sempre la mia bambina; sono cresciuti e hanno responsabilità, ma in casa sono sempre “bastardi perditempo”.

Tutto è sempre dovuto, niente è più desiderato: è la tomba dell’amore, ma anche della vita … quando due fidanzatini si preparano al matrimonio sono una esplosione di stupore continua: appena sposati, comincia la routine, si comincia a sedersi, a pretendere e alla fine a non aspettarsi più niente.

Gesù un giorno ha un grosso diverbio con i suoi concittadini, tanto che alla fine lo vogliono perfino ammazzare: andava in giro per la Palestina e compiva le grandi opere di Dio, faceva miracoli, soprattutto moltiplicava segni … erano le indicazioni di rotta per una vita piena, beata e felice per tutti.

A Nazareth ne hanno colto solo l’aspetto esteriore: per loro Gesù era poco più che un giovane simpatico, pure brillante, ma del tutto “misurato” una volta per sempre … non sono riusciti mai a stupirsi di Lui! Essere di Nazareth significava avere lo spettacolo assicurato … ma Gesù porta la notizia sconvolgente del Regno di Dio e non può non sconvolgere! Non è una notizia da sotterrare subito nel sentito dire, ma è notizia che ribalta la vita!

La salvezza esige la bella e preziosa capacità di stupirsi, di avere il cuore limpido di chi si meraviglia, si apre alla lode e si orienta all’affidamento: non è uno spettacolo da godere, niente di questo può produrre la sicumera dei compaesani di Gesù.

Per stupirci occorre cambiarsi dentro: o cambiano o la salvezza passa altrove.

Anche noi siamo spesso così: Gesù talmente scontato da fare pure da soprammobile, un elemento decorativo … come può essere la nostra speranza se non sappiamo di nuovo tornare a stupirci di Gesù, della sua bellezza, della sua bontà, della sua grazia, del suo dono di sé fino all’ultima goccia di sangue?

 E’ un altro passo del cammino quaresimale per giungere alla speranza.

8 Marzo 2021
+Domenico

La giornata di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 38-44)

Audio della riflessione

Siamo spesso tentati di vivere le nostre giornate in maniera stanca, abitudinaria: tutti i giorni le stesse cose, gli stessi gesti, gli stessi incontri, gli stessi dolori se siamo ammalati, le stesse frasi ripetute fino alla noia …

Proviamo oggi a guardare alle giornate di Gesù per ridare luce anche alle nostre giornate: c’è nel Vangelo di Luca un bel sommario della giornata tipica di Gesù che ci è molto utile contemplare per far crescere la nostra fede e la nostra speranza.

Nel suo programma giornaliero è sempre in azione: inizia guarendo la suocera di Pietro, la libera dalla febbre e la abilita al servizio; al calar della sera, che è tempo sufficientemente prolungato, la sua azione arriva alla completezza, di notte si mette a contatto con la sorgente della sua vita, il Padre, al mattino dilaga altrove in una nuova giornata per continuare la sua missione.

Dentro questo orario della sua giornata ci sta il significato profondo della sua esistenza: la sera della croce non è il fallimento, ma la pienezza gloriosa della sua opera di salvezza fatta di azioni e di  miracoli; la notte della morte non è l’annullamento, ma comunione straripante con Dio Padre, sorgente della vita che scoppia vittoriosa nel giorno dopo.

Gli apostoli saranno un po’ alla volta aiutati a capire che cosa sta loro proponendo Gesù e li aiuterà a comprendere e a farsi apostoli; quindi cornice del racconto è “il buio della notte”, tra il termine di un giorno e l’inizio dell’altro, dal calar del sole al sorgere della luce.

Questo tempo non è disponibile per l’uomo: di notte cessa ogni attività umana, è simbolo della morte, che anche Gesù conoscerà, dal Venerdì di Pasqua all’oscurarsi del sole fino al suo sorgere il mattino dopo il sabato.

Sembra strano, ma la sua azione si svolge nel buio: di sera opera una molteplicità di prodigi in favore di tutti gli uomini che accorrono a lui e si prende cura di ciascuno.

Ci salva nella notte mediante la sua notte, ci visita nel nostro male mediante la sua morte in croce. La notte è il luogo della verità, della verità di Dio, che proprio dal nulla fa tutte le cose.

Noi uomini e donne di oggi, cristiani e uomini di buona volontà, tutti amati da Dio viviamo ormai in maniera definitiva nel giorno dopo il sabato, l’oggi della risurrezione e della vittoria di Gesù.

Era venuta la sua ora e la morte è stata sconfitta.

E’ bello allora tutte le sere al calar del sole che la nostra mente e la nostra preghiera che si prepara al riposo, ci aiutino a vedere nel sole che cala il nostro amato Gesù  che si china sulle nostre notti, ci fa compagnia, ci dà consolazione e coraggio, pazienza e serenità e con il suo perdono le prepara ad essere illuminate tutte con il suo giorno intramontabile e al mattino ci apre ogni giorno con la luce che illumina il giorno alla vita nuova, quale che sia stata la tenebra del nostro buio e del nostro male.

Rinati sempre nuovi, sempre disponibili a seminare speranza e bontà.

2 Settembre 2020
+Domenico

Esorcismo: il più alto annuncio che il male dell’uomo è vinto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 31-37)

Audio della riflessione

Forse perché in passato se ne è parlato troppo e a sproposito, in termini spettacolari, diseducativi, irresponsabili, oggi dobbiamo per fedeltà al vangelo tornare a parlarne e soprattutto a riflettere sulla presenza del maligno nelle nostre vite, come lo è stato nella vita di Gesù Cristo.

Ricordiamo tutti il Vangelo che sentiamo tutte le prime domeniche di quaresima: le tentazioni di Gesù nel deserto.

I più benevoli dicono che sono state un episodio solo illustrativo dell’inizio della vita pubblica di Gesù, piuttosto simbolico che reale … invece per Gesù la presenza del demonio nella vita dell’uomo e del mondo è proprio un fatto reale e la lotta e la vittoria contro di lui è il più alto annuncio che il male della persona, uomo e donna, è vinto.

Il Vangelo presenta la verità, molto sperimentabile da tutti che l’uomo non è naturalmente libero: è abitato, talora posseduto e devastato dal male; se ne lascia irretire, lo ascolta, lo esegue, vi si imprigiona dentro come un baco da seta nel suo bozzolo.

Quindi ciascuno di noi ha bisogno di esserne liberato e volare nella luce di Dio: gli esorcismi rappresentano l’attività principale di Gesù e danno il senso di tutta la sua azione: è venuto nel mondo per liberare l’uomo schiavizzato dal male.

Guardiamo a Gesù sulla croce: lì si scatenano contro Gesù tutte le forze avverse e saranno vinte nella sua morte da sconfitto per amore. E’ stata per Lui, come lo è per noi una lotta continua di tutta la vita, sempre più dura; il male messo alle corde, reagisce con tutta la sua violenza prima di perdere.

Noi però sappiamo che l’esorcismo fondamentale della vita cristiana è il battesimo, che ci lega per tutta la vita al combattimento della croce e alla sua sicura vittoria.

Vogliamo un poco descrivere chi è questo spirito del male, perché la nostra conoscenza non si fermi alla fantasia di un animale con gli zoccoli, con gli occhi fuori dalla testa, con la bocca che spira fuoco…

E’ un ladro della Parola di Dio, che usa anche per ingannare Gesù,  il volto visibile dell’idolo della ricchezza che seduce, possiede e tortura l’uomo, è chiamato satana, diavolo, cioè artista nel dividere e contrapporre, il maligno, il tentatore, il leone, l’omicida fin dal principio, perché padre della menzogna… Ha fin dal principio suggerito all’uomo e alla donna una falsa immagine di Dio e li fa disobbedire.

Potremmo continuare … ad ogni affermazione fatta c’è un versetto della parola di Dio che vi corrisponde: Questo male si solidifica e si organizza in istituzioni, vere macchine moltiplicatrici di male, di cui l’uomo dopo averle costruite diventa solo un semplice ingranaggio.

Siamo tutti consapevoli come la famiglia, la fabbrica, la scuola, gli ospedali, il capitale, il benessere, la casa, la città, i mass-media, la stessa chiesa e lo stato ne sono sempre insidiati. Oltre ai danni subiamo anche le beffe: chi più inquina sono i detersivi, fatti per pulire; ciò che minaccia la sicurezza sono i sistemi di difesa, fino alla bomba atomica, chi più froda il fisco sono spesso i capi della finanza, negli affari più loschi come gli attentati troviamo spesso i servizi segreti …

Gesù è venuto a liberare l’uomo da tutte le forme di male, personale e sociale, semplice o strutturale. La salvezza non è l’ornamento di un’anima bella, ma è rendere l’umanità a se stessa e quindi a Dio di cui è immagine.

Questo è il senso profondo di ogni esorcismo, che Cristo ha sempre fatto nella sua vita pubblica.

1 Settembre 2020
+Domenico

La vita non è una liturgia stanca

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 16-30)

La vita è fatta di tante liturgie “stanche”, di tanti gesti automatizzati che ogni giorno devi fare: può essere la levata del mattino – ahimè sempre troppo presto – il congedo da quelli di casa, l’arrivo sul posto di lavoro, il caffè e il giornale con gli amici, le pratiche dell’ufficio .. oppure anche liturgie più solenni ,come quelle ufficiali della deposizione di una corona di fiori, di una dichiarazione alla televisione, o di una Messa in Chiesa … spesso le portiamo avanti stancamente come la vita, senza slancio, anche se ne vediamo la necessità: diventano penitenza quotidiana invece di essere caricate di significato vitale.

Così capita a Gesù, quando di sabato entra nelle sinagoghe dei paesi della Palestina: gente stanca che prende la Torah, il libro della bibbia, ne legge un pezzo lo fa commentare poi tutti ritornano alla propria vita.

Sono così anche le nostre liturgie domenicali: spesso sono più un dovere che un atto di amore!

Ebbene un giorno Gesù entra in una di queste liturgie “scontate” e ribalta la vita di chi lo ascolta: legge il libro di Isaia che prevede per il popolo un futuro diverso e dice perentoriamente “questo futuro oggi è qui con voi, sono io. Io sono stato mandato a dare speranza ai poveri, a dirvi che sta scoppiando la potenza di Dio nel mondo. E’ finito il tempo delle lagne, una nuova presenza di Dio comincia oggi, la speranza comincerà a colorare le vostre vite, i poveri trovano fiducia, i deboli si rinfrancano, i diseredati trovano casa e accoglienza. Io sono qui a garantirvi questo amore invincibile di Dio. Mi credete?”

Lo stupore di chi lo ascolta è grande: erano andati a compiere il solito rito e si sono trovati davanti alla verità concreta che quel rito evocava e non ci hanno creduto.

Se tu tutti i giorni  ti adatti alla vita senza entusiasmo, non t’accorgerai mai del senso che vi è nascosto, dell’amore che vi è inscritto e promesso: hanno dato per scontato questo loro concittadino, erano loro i primi a non stimarsi e a non stimare, avevano chiuso Gesù nei loro schemi paesani e non poteva sicuramente essere la promessa di Dio … non vorrai che Dio abiti proprio tra noi?

Invece Dio abita tra noi, ha il volto del nostro vicino, ha i pensieri di bontà di chi ci dedica la vita, ha la forza di chi ci contrasta nel male.

Anche questa è la speranza della nostra vita: poterlo scorgere nella storia di ogni giorno.

31 Agosto 2020
+Domenico

Non sentirti autosufficiente, non lo sei proprio!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,21-30)

Audio della riflessione

“Ha senso ancora oggi avere fede? Non è troppo difficile credere?” … chiedeva il Papa ai giovani di Tor Vergata nell’anno 2000.

E’ ancora pensabile oggi, con la capacità di introspezione e di analisi della realtà che abbiamo, rimettere la risposta ai più profondi interrogativi della vita nelle mani di una credenza millenaria, ma proprio per questo troppo arretrata per fare da guida all’uomo d’oggi? Non è ora che ci arrangiamo a trovar risposte per la nostra vita, sulla nostra pelle, senza comodamente abdicare?

La religione cristiana, si dice, ha ormai fatto il suo tempo: è servita per tenere a balia una porzione consistente di uomini che però ora sono maggiorenni e possono bastare a se stessi.

Se poi apriamo il nostro orizzonte e lo allarghiamo a 360° su tutto il mondo, vediamo bene che il cristianesimo deve fare i conti con altre concezioni e religioni che hanno la stessa pretesa di essere definitive.

Ma questo Gesù, non è il figlio di Giuseppe? Non è il solito occidentale che crede di essere il centro del mondo? Che cosa può uscire di buono da questa città di Nazareth dove tutti sanno tutto di tutti e dove Gesù, messo alla prova, non riesce ad essere prodigioso, o anche solo un imbonitore come altrove si è dimostrato di essere?

E’ la saggezza di qualche uomo come Lui, come Gesù, che deve arrestarci nella via delle ricerche, che deve bloccare le scoperte scientifiche, che deve costringere l’umanità in alcuni tabù che bloccano l’intelligenza dell’uomo? Potremmo anche continuare …

La risposta è nell’aria: l’uomo autosufficiente ha abbandonato l’uomo di Nazareth e ha scelto i maghi, è ritornato a mettere al centro Gea, la dea terra, si nutre di x-files, e di extraterrestri, riscopre alcuni rubriche di linguaggio delle stelle e le crede risposte più vere, anziché delle fiction … inventa l’esoterico e alla fine si costruisce un nuovo vitello d’oro che viene controllato col Dow Jones, col Nasdaq in tempo reale.

E Gesù si ripropone nella sua disarmante semplicità e pretesa: “Oggi si è adempiuta – dice a Nazaret – questa parola che avete udita. Oggi attraverso di me i vostri interrogativi ricevono risposta, oggi ancora nonostante le grandi scoperte, che potevate fare anche prima se non vi foste applicati a costruire armi, se non aveste investito le vostre energie migliori nel farvi del male, oggi avete bisogno di affidarvi a Dio, di guardare a quel Padre che io sono venuto a farvi conoscere. Oggi mi potete scoprire nella vostra coscienza.”

31 Agosto 2020
+Domenico

Gesù ci trascina nei suoi sogni, ma noi non ci fidiamo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,24-30)

Siamo fortunati – dicono i suoi compaesani – siamo diventati famosi.

La città di Nazareth è nota dovunque … non solo, ma abbiamo lo spettacolo garantito: Tutti sapevano che cosa aveva fatto Gesù sulle rive del lago, glielo invidiarono tutti.

Era come aver padre Pio in casa: Chissà quanta gente sarebbe venuta, quanti affari si sarebbero potuti fare … ma il loro cuore era indurito: credevano di aver a disposizione uno spettacolo, non una provocazione alla conversione. 

Gesù aveva cercato di trascinarli nei suoi sogni: chiudendo quei rotoli della torah, della Legge e consegnandoli all’inserviente aveva detto “oggi queste cose si avverano, questo sogno di un mondo diverso di un povero che si apre alla speranza, di un sofferente che salta di gioia io sono qui a renderlo esperienza vera. Ci state?”

Chiede loro una conversione, una condivisione, una passione per i suoi ideali, ma non è questo che loro si aspettano: È un privilegio da godere che si immaginano di poter ottenere. 

E Gesù viene a contatto con il primo rifiuto esplicito e provocatorio, e comincia a provare ciò che in piccolo forse anche noi talvolta abbiamo sperimentato: Ho parlato, ho dimostrato il massimo di gratuità e di delicatezza, ho cercato con dolcezza di capire… non solo non mi seguono, ma mi fanno pure del male.

Allora Gesù, come al solito di fronte alla difficoltà non blandisce, non cerca “audience”, non mitiga: va fino in fondo. 

Ricordate Naaman, il lebbroso “autosufficiente” di Damasco, invitato a bagnarsi nel fiume Giordano per guarire? Potente, offensivo e sprezzante, si permette di dire: devo bagnarmi in questa fogna? Con tutte le acque termali, le piscine e le acque cristalline di cui posso disporre? Proprio come tutti i senza Dio!

Invece  un ragazzetto lo invita a ascoltare il profeta e ha avuto in dono la guarigione dalla lebbra, ed è diventato nuovo: Non soltanto gli ha rifatto i moncherini, ma l’ha ricostruito. 

Ricordate la vedova presso cui veniva ospitato Elia? Non era nessuno, non era l’unica che moriva di stenti, in quella carestia … il popolo di Israele viveva ancor più disperato, ma Dio ha salvato lei

Dio non è legato a nessuna pretesa umana; il suo dono è senza ritorno, ma non può andare contro la nostra libertà

È così pur ciascuno di noi.

È così per le nostre comunità: il dono di Dio, la fede non è una proprietà, ma sempre un dono; non si può mettere in banca, non è una assicurazione, una polizza: è una continua ricerca, una domanda, una accoglienza, una disponibilità, ma non mai autosufficienza

Quando tocchi una proprietà ti devi sempre aspettare reazioni dure. 
Quando proponi conversione sei davanti ad accettazione o violenza. 

E Gesù ha la prova di quel che capiterà più tardi: La strada è in salita! 

È la salita della quaresima che stiamo vivendo con Lui e che vogliamo condividere.

In questo, passando in mezzo a loro se n’è accorto: c’è già la preparazione della resurrezione. 

16 Marzo 2020
+Domenico